VirusLibertario.it

Nunzio Miccoli


Home Sezione libri Sezione Articoli

Economia Storia Religione Politica Cultura

 

FORUM

INDICE ARTICOLI

 

 

 

Torna su

I MERCATI CONTRO L’ITALIA

Con le rivoluzioni e le instabilità politiche, anche promosse dall’estero, i capitali nazionali fuggono, in cerca di rifugio nei paradisi fiscali, i quali, essendo di transito, perché questi capitali sono in cerca d’impiego, li fanno poi arrivare in Usa e Inghilterra, bisognosi di rimesse e dotati di ampie possibilità d’impiego, per finanziare i deficit di bilancio, l’economia, le famiglie e il deficit delle bilance commerciale. Dalla fine della seconda guerra mondiale, sull’Italia, primo laboratorio in materia, è stato sperimentato l’effetto dell’instabilità politica, alimentata anche dall’estero, e poi la tecnica è stata estesa in Asia, America Latina e paesi islamici.

Vista la sua crisi sistemica del debito pubblico e privato, l’America fa di tutto anche per incoraggiare le rimesse dall’estero dei capitali di provenienza mafiosa e da riciclare. Gran parte dei partiti italiani, privi di un progetto politico ed economico, in ossequio all’alta finanza, hanno avuto come solo programma l’intervento sulle pensioni e la lotta all’evasione; con il fine di trasformare l’Inps e lo stato in un’azienda redditizia per l’élite. Bisogna ricordare che il debito  pubblico italiano non è stato provocato dalle pensioni, ma da sanità e altre spese che, per non far torto agli amici, non si possono toccare; com’è noto, la gestione Inps, nonostante i privilegi, è largamente attiva.

Si smantella lo stato sociale ma non riducono le spese militari e le missioni all’estero, non si riducono le basi americane in Italia, delle quali l’Italia, come i paesi sconfitti in guerra e occupati, deve sopportarne il costo; la pubblica amministrazione non assume ma assumono le forze dell’ordine, la cui spesa, come quella per la nostra giustizia inefficiente, non è inferiore a quella sostenuta dalla Francia.

La prima fase del governo Monti è stata dettata dai mercati e dalla Banca Centrale Europea, la seconda fase dovrebbe toccare i privilegi e fare delle privatizzazioni; eliminare il monopolio di farmacisti e notai non sarà sufficiente, però sarà difficile toccare i veri privilegi, come le esenzioni fiscali della chiesa. L’idea della lega nord di trattare le regioni allo stesso modo e l’idea dei costi standard nella sanità e negli altri settori dell’amministrazione, era utile per imporre  un principio di eguaglianza, garantito teoricamente dalla costituzione, ma anche per controllare le spese ed eliminare gli sprechi.

Se esistesse l’equità, sarebbe rispettato l’articolo tre della costituzione, regolarmente disatteso dalle leggi ordinarie, dai presidenti della repubblica che promulgano le leggi e dalla prassi della politica. Purtroppo gli amici della mafia che siedono in parlamento, nell’informazione e nelle facoltà di economia, a un certo prezzo, hanno remato contro, spingendosi anche a definire la lega razzista e antimeridionalista, però senza entrare veramente in merito della questione. L’informazione, soprattutto televisiva, fa tifo al nuovo governo Monti, ma non serve a informare, ma solo a imporre un’opinione pubblica e a fare accettare altri sacrifici ai lavoratori.

Francesco Saverio Nitti scrisse che l’Italia, per prendersi la Libia, dovette comprarsi i giornali francesi, Charles De Gaulle ha detto che, per convincere la Francia a stare fuori dalla seconda guerra mondiale, Italia e Germania fecero arrivare ai giornali francesi fiumi di denaro; alla vigilia della prima guerra mondiale, arrivarono ai giornali italiani fiumi di denaro, per convincerla a stare con la Francia o la Germania. Per gli antifascisti, i soldi li prese solo il giornale di Mussolini che, da neutralista, divenne interventista e filo francese; la Francia investì di più sulla nostra stampa e vinse la gara con la Germania.

Perciò non è strano che oggi tanta televisione tifi per i mercati, Monti, l’Europa, la Banca Centrale Europea e l’euro; per l’ennesima riforma delle pensioni, ci ha martellati con interventi di economisti di corte e oggi, per farci fare maggiori sacrifici, ci martella con gli spread tra BTP italiani e bund tedeschi e con le valutazioni taroccate delle società di rating, che non sono imparziali, ma commissionate dai grandi centri finanziari e finalizzate alla speculazione sui debiti sovrani, cioè sui debiti pubblici.

Dopo i subprime sugli immobili, a proposito di finanza creativa, si è sviluppato il mercato speculativo dei CDS, che sono contratti assicurativi sull’insolvenza dei titoli di stato, il loro valore è tanto più alto quanto più una nazione debitrice è a rischio d’insolvenza; oggi le plusvalenze più elevate si realizzano con lo scambio di derivati CDS, in particolare su quelli concernenti il default privato e pubblico; perciò si spiega il can can della televisione sulla crisi italiana, come le valutazioni delle società di rating private; l’Europa, per favorire queste speculazioni, ha rinunciato a creare una sua società di rating indipendente dai mercati.

Oggi il 40% del capitale delle multinazionali del mondo è posseduto solo da 147 di esse, tra le quali sono 35 grandi istituti finanziari, soprattutto americani e britannici; due terzi del CDS sono detenuti da 9 istituzioni finanziarie; quando si parla di Nuovo Ordine del Mondo, bisogna sapere che la rete finanziaria è interconnessa, sopravvive speculando su debiti sovrani, materie prime, petrolio e grano; i governi dipendono da essa.

Mario Draghi ha Finanziato con 489 miliardi di euro le banche, in sofferenza soprattutto con derivati e crediti insoluti verso i privati, al tasso dell’1%, creando in contropartita denaro che costa poco alla Banca Centrale emittente e che favorisce l’aumento dei prezzi; cosa che si potrebbe accettare se ci fosse un rilancio della produzione, cioè solo credito alle imprese, abbinato a crediti per investimenti pubblici. In realtà, le banche useranno quel denaro soprattutto per speculare sull’alto rendimento dei titoli pubblici italiani; le banche sono restie a prestare denaro a famiglie e imprese in difficoltà. Alla fine della 2011 la BCE aveva crediti per 2.730 miliardi di euro e un capitale di 5,5 miliardi di euro, però sono cose che succedono con le banche, abituate a lavorare con il denaro degli altri o creandolo dal nulla.

I poteri forti, sostenuti da Napolitano, hanno fatto nascere la Terza repubblica, il custode della costituzione si è messo sotto i piedi la costituzione, con alto tradimento e attentato alla costituzione; i soli due reati di cui dovrebbe rispondere, secondo la costituzione, perché è irresponsabile per gli altri reati, cioè non è uguale agli altri cittadini davanti alla legge, esattamente come Luigi XVI prima della rivoluzione francese. Napolitano può stare tranquillo, informazione politica e magistratura, non glie lo rinfacceranno; il presidente, nominando Mario Monti senatore a vita, poiché ineletto, gli ha garantito l’immunità di cui godono i parlamentari, che è un altro privilegio, giustificato però dal fatto che in Italia la lotta politica si è sempre fatta anche tra le aule giudiziarie.

Da sempre il debito degli stati serve ad alimentare la speculazione, gli stati in bancarotta, quando non possono stampare denaro, cioè non sono sovrani e ricorrono al credito estero, sono costretti a ricontrattare con i banchieri i debiti, a condizioni sempre più sfavorevoli, rendendosi alla fine schiavi da debito dei mercati; i mercati hanno lunga esperienza di speculazioni, perciò oggi in Italia, con la scusa di uno stato di crisi e di necessità, i poteri invisibili o occulti, aiutati dai loro agenti nell’informazione e in parlamento, hanno creato le condizioni per favorire un golpe tecnico.

Oggi la finanza, tra borsa e derivati, ha un valore quasi dieci volte superiore al Pil mondiale, che arriva a 80.000 miliardi di dollari, dei quali però la produzione di beni reali, cioè esclusi i servizi, è circa la metà. 11 banche e Sim internazionali controllano il 90% dei derivati, che sono in gran parte carta straccia frutto di speculazione, questa massa di titoli ha portato alla crisi attuale, mentre il debito italiano era sostenibile; con il processo di concentrazione, oggi le dieci maggiori multinazionali del mondo, per capitalizzazione di borsa, detengono quasi la metà del capitale delle società quotate.

Gli investitori istituzionali, cioè banche, Sim e assicurazioni, trattano titoli per conto terzi per due terzi del valore totale; sono collegate banche, società petrolifere e società chimico farmaceutiche; gli investitori istituzionali, oltre i fondi speculativi, gestiscono anche i fondi pensioni che sono a rischio a causa dei loro investimenti speculativi; hanno deciso di parare la perdita ritardando l’età della pensione.

Nel febbraio del 2010 i fondi speculativi decisero a New York l’attacco all’euro, creando una crisi artificiale che andava oltre quelle cicliche e sistemiche dell’economia; gli stati non sono uguali, risulta che Irlanda, Olanda, Danimarca e Gran Bretagna hanno più in debito privato, mentre Italia, Grecia e Belgio più debito pubblico; i secondi sono meno a rischio d’insolvenza di Usa e Gran Bretagna, che dirigono la speculazione in atto contro l’euro e i debiti pubblici degli stati europei.

Dal 1994 a oggi la speculazione si è accanita contro Messico, Asia orientale, Argentina, Irlanda, Ecuador, Grecia, Italia; purtroppo le banche centrali sono indipendenti dagli stati, ma controllano gli stati e dipendono dall’alta finanza, in definitiva, da banche ordinarie; la politica monetaria degli stati non è autonoma ma dipende dall’alta finanza, che crea a discrezione liquidità. La BCE crea liquidità per finanziare le banche, a spese degli stati membri.

In questa situazione, pare che L’Unione Europea abbia rinunciato a regolamentare veramente mercato, banche, a contrastare le concentrazioni e le speculazioni, a rilanciare consumi e investimenti pubblici e privati, per favorire produzione e occupazione, preferendo aumentare le tasse e ridurre i salari, senza toccare i privilegi e portando alla recessione. Però anche questa potrebbe essere una strategia, con la miseria e con le guerre, si fanno privatizzazioni pubbliche e si svende patrimonio privato, perciò si può fare shopping a buon mercato.

Le banche hanno sempre influenzato i corsi di borsa, infatti, le quotazioni di borsa non sono prezzi di mercato, perciò stanno speculando sui BTP italiani, vendendoli, facendoli deprezzare e facendo aumentare il loro spread con i bund tedeschi; oggi, grazie a questa Europa, eurobond e Tobin Tax non decollano e il dollaro, contro ogni logica di un vero mercato, visto i debiti complessivi americani, si rafforza nei confronti dell’euro.

Fortunatamente per loro, in Germania e in Cina è ancora l’industria a comandare e perciò questi due stati stanno meglio ed esportano beni industriali alla grande; la Cina non partecipa nemmeno alla finanza globale, non garantisce libertà di movimento ai capitali, che è un’altra bandiera del liberismo, ha rapporti commerciali e politici con gli altri paesi, ma preferisce avere il controllo dei movimenti finanziari. L’India, pure in ascesa, non riconosce i brevetti internazionali, perciò può produrre a costi ancora più bassi per i suoi cittadini.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

  Torna su

NEWS SUL GOVERNO MONTI

 I recenti vertici europei dovevano discutere del ruolo della Banca Centrale Europea, per la creazione di liquidità e per un’eventuale emissione di eurobond, ma ha discusso di unione fiscale o controllo rafforzato sui bilanci degli stati, che è una cosa diversa dall’armonizzazione fiscale che eliminerebbe le distorsioni ai costi produttivi e all’occorrenza,  ma l’Europa non la vuole.

Quindi, l’Europa non serve veramente nemmeno al liberismo, però è un efficace presidio di grandi interessi e strumento del Nuovo Ordine Mondiale, contro la sovranità dei popoli e degli stati; l’Europa doveva contrastare la speculazione finanziaria che faceva alzare gli spread, invece si è preoccupata soprattutto di aiutare le banche, non ha nemmeno proibito la circolazione dei titoli tossici della speculazione, cioè dei derivati che continuano a circolare.

Come accade nelle società di disuguali senza mandato, Francia e Germania hanno costituito d’accordo un direttorio e continuano a parlare a nome dell’Europa; perciò disinvoltamente hanno imposto all’Italia un capo di governo di loro gradimento e misure di risanamento dure alla Grecia, che ora probabilmente è destinata a uscire dall’euro. La manovra di Mario Monti non è equa, serve a garantire i creditori esteri dell’Italia, ad accelerare le privatizzazioni italiane e a smantellare definitivamente lo stato sociale.

Gli agenti della finanza internazionale, presenti nel parlamento e nei governi italiani, hanno decurtato i risparmi italiani, ridotto il reddito nazionale, l’occupazione, i consumi e hanno allontanato l’età della pensione, ma, fino ad oggi, non hanno toccato i privilegi fiscali, pensionistici e le corporazioni; non hanno varato un piano di riforma della pubblica amministrazione e della giustizia. I governi italiani, incapaci di fare vere riforme, seguono sempre la politica dei due tempi, cioè prima tasse e pensioni, mentre le vere riforme non arrivano mai, perché toccano i privilegi che non si possono toccare.

Poiché certe riforme chiedono studi approfonditi, sarebbe stato sufficiente che Monti avesse annunciato la nomina di comitati per varare quelle riforme;  Casini è agente del Vaticano, che partecipa ai cosiddetti, Mercati, e lavora di concerto con Napolitano, Monti è uomo dei Mercati, cioè delle banche, che in Italia sono controllate per lo più dalla Chiesa e non dagli ebrei; anche Bersani è saldamente  legato alla Banca Centrale Europea che ha commissariato l’Italia; Mario Draghi, alla guida della Banca Centrale Europea, non rappresenta certo gli interessi dell’Italia. Fini, Veltroni e Rutelli seguono le indicazioni dei Mercati cioè della Banca Centrale Europea e della chiesa; la mafia e il Vaticano erano interessati a far cadere Berlusconi, perché bisognava accantonare i progetti di riforma della Lega Nord, come i costi standard alla sanità; anche Bocca ha riconosciuto che la Lega era il partito più riformista.

A causa della crisi dell’Europa, si parla di possibile ritorno alla valuta nazionale, magari istituendo un fondo di solidarietà europeo, se l’Unione Europeo esisterà ancora; si parla anche di due Europe, una diretta dalla Francia e una dalla Germania, come dopo la caduta dell’impero di Carlo Magno; sembra che l’opinione pubblica europea, drogata dall’informazione, non abbia niente da dire al riguardo. Intanto la Francia fa shopping di titoli pubblici italiani e d’imprese italiane che poi trasferisce in Francia.

Però il governo Monti ha approvato un ordine del giorno dei radicali contro i privilegi fiscali nelle attività commerciali, che fa seguito a una loro denuncia alla Corte di Giustizia Europea che, in conformità ad una direttiva sulla concorrenza, ha chiesto alla commissione europea di fare un’indagine e riferire entro un anno e mezzo, cioè per la fine della legislatura; il riferimento è soprattutto al Vaticano, su questa materia, solo l’Italia dei Valori ha sostenuto la posizione dei radicali. Per l’8%° Irpef un’altra confessione religiosa potrebbe, se lo volesse, potrebbe ricorrere alla corte costituzionale italiana, ledendo ancora gli interessi della chiesa.

Il Vaticano è intervenuto nella questione, ma non ci facciamo illusioni, il tempo che si è dato l’Europa per rispondere sulla questione è dovuto al fatto che Unione Europea e Mercati sentono più il Vaticano che il governo italiano o i diritti degli italiani, lo abbiamo visto anche nella faccenda del crocefisso; il Vaticano, con i suoi enti, è gran possessore di mezzi finanziari, è rappresentato anche nella Banca centrale Europea, con la quale, per difendere i suoi interessi, ha deciso il commissariamento dell’Italia; con i sui agenti, il Vaticano è rappresentato anche nella Commissione Trilaterale e nel Nuovo Ordine Mondiale.

Nel medioevo, il Vaticano era stato contro l’unità d’Italia, voluta dai longobardi, e perciò, per impedirla, chiamò i Franchi; per difendere i suoi interessi, chiamò varie volte lo straniero in Italia, finanziando anche le sue armate; per ragioni di potere sostenne delle rivolte di principi tedeschi contro il sacro romano impero, appoggiò economicamente la lega lombarda, fatta di repubbliche cittadine, contro l’Impero tedesco, ma contrastò in varie epoche le aspirazioni romane a una loro repubblica indipendente dal papa (Deschner “Storia criminale”).

Oggi il Vaticano, caduta la monarchia, eliminati gli ultimi laici dal parlamento, ha ereditato l’Italia intera e quasi tutti i politici italiani sono ai suoi piedi o al suo servizio, costituisce il governo segreto o occulto dell’Italia e, con i suoi agenti politici, impedisce all’Italia di riformarsi; non ci facciamo ingannare dalle condanne e dai discorsi moralistici del papa, perché fanno parte della ritualità della chiesa.

Se il papa volesse, si potrebbe fare re d’Italia, cioè di una monarchia confessionale, e non avrebbe opposizione da parte della politica; forse è anche per questo che gli italiani sono distanti dalla classe politica, in Italia oggi i laici sono più dei bigotti e dei cattolici confessionali o fondamentalisti; secondo sondaggi secretati, gli italiani sono per il 70% a favore dell’eutanasia, cioè non sono molto diversi dagli altri europei. Invece i politici sono al servizio di chi li paga, a parte le loro indennità, il loro motto è: ”Comprami, io sono in vendita, aggiungi un posto a tavola e sarò come tu vuoi!”; il parlamento è un grande supermercato e l’informazione non è da meno, perché si fa condizionare con i soldi.

L’8 dicembre 2011 i leaders europei si sono riuniti per salvare l’euro e mettere i bilanci degli stati sotto controllo, però Francia, Germania e Inghilterra paiono in disaccordo, mentre l’Italia è schiava e supina; l’Inghilterra è contraria a tassare le operazioni finanziarie, sta fuori dell’euro, però partecipa ai benefici del signoraggio della moneta unica; si profila anche una rottura dell’alleanza tra Francia e Germania, in Italia l’informazione prezzolata fa tifo per la Francia e le ragioni della Germania sono spiegate poco.

Per mettere in comune i debiti, gli stati europei dovrebbero fare un’unione politica, ma ormai gli europei si stanno stancando dell’Europa e dei loro governi. Dopo il trattamento riservato all’Italia, le famigerate agenzie di rating, vendute agli speculatori, hanno minacciato di abbassare il rating di 15 paesi dell’eurozona. L’unione fiscale proposta da Merkel, preceduta da un’altra modifica dei trattati, che ormai sono diventati una edizione periodica, serve a mettere i bilanci degli stati sotto il controllo di un commissario europeo, in maniera più efficace di come si faceva con il vecchio patto di stabilità, che fissava un limite del 3% per il deficit di bilancio; prevede una forte sanzione per chi sfora, ma così tanti paesi non potrebbero restare in Europa.

Alla fine l’accordo ha previsto un aggiustamento del vecchio patto di stabilità, con coordinamento dei bilanci pubblici e inserimento del pareggio di bilancio nelle costituzioni, è prevista anche l’elevazione del Fondo salva stati a 1.500 miliardi di euro, con decorrenza luglio 2012 e lo stanziamento a favore del Fondo Monetario 200 miliardi di euro per i prestiti agli stati europei; il Fondo si è offerto di fare un credito all’Italia di 600 miliardi di euro che, se accettati, implicheranno dure condizioni, come il Fondo fa con il Terzo Mondo.

Intanto la BCE, seguendo le indicazioni della Germania, invece di emettere eurobond per calmierare i tassi sui titoli italiani, preferisce finanziare le banche, ufficialmente bisognose, all’1%; così queste possono fare shopping nella borsa italiana, dove tanti titoli sono sottovalutati e possono acquistare il debito italiano al 7% e specularci sopra, almeno fino a che l’Italia rimborserà i creditori esteri. La finanza è così, è come il gioco, le banche e non la domanda fissano i prezzi, in forte ribasso, dei titoli pubblici al mercato secondario; il che fa scaturire un tasso reale elevato che influenza i tassi delle nuove emissioni e l’alto spread verso i bund.

In economia il prezzo di una merce dovrebbe pareggiare la domanda con l’offerta, poiché nei nuovi BTP la domanda supera sempre l’offerta, i tassi di queste nuove emissioni non sono tassi di mercato; sono tenuti artificialmente alti per aiutare le banche tedesche e francesi che li acquistano perché hanno perso tanto con i derivati americani; la borsa è una grande bisca.  La Merkel vuole austerità e stabilità, Inghilterra, Francia e corte costituzionale tedesca sono restii a cedere poteri ad autorità sovranazionali, quindi il disegno imperiale europeo non è ancora chiaro.

La seconda parte della manovra Monti, dopo la mortificazione dei lavoratori prossimi alla pensione e dei giovani che pensavano di occupare il loro posto, non ancora enucleata, forse prevede un altro attacco al mondo del lavoro, imposta patrimoniale, abolizione delle corporazioni, vendita delle frequenze TV, taglio ai costi della politica e ad alcuni privilegi del Vaticano, riduzione di spese e la solita lotta all’evasione, che per piccoli evasori è lotta di sussistenza; per non strangolare l’economia produttiva, si dovrebbero contenere imposte e spesa pubblica, invece, con pensioni, tasse e salari, pagano solo i lavoratori e i cittadini comuni.

Se la crisi non rientra, a causa dell’aumento del tasso dei titoli pubblici e del reddito nazionale che non aumenta, l’Italia potrebbe essere costretta a tagliare il suo debito pubblico, soprattutto estero si spera, o a fare una conversione forzosa dei tassi dei titoli pubblici in circolazione, fissando un tasso massimo lordo del 5%; però i nostri governi non possono danneggiare speculatori amici e preferiscono far pagare il conto agli italiani; invece Argentina, Islanda e Perù hanno denunciato in parte il loro debito estero, ma l’Italia non è un paese sovrano che possa fare scelte indipendenti, i nostri soci del nord Europa, con i loro agenti nel parlamento italiano, ci invitano sempre a rispettare i patti, perché solo gli italiani e i loro governi sarebbero inaffidabili.

L’Europa, con la delocalizzazione nel terzo mondo d’industrie, con il maggiore costo del lavoro, la globalizzazione, definita un’opportunità da accademici ed economisti di corte, è oggi poco competitiva e generalmente, fatta eccezione per la Germania, con le bilance di pagamento in deficit; vi crescono disoccupazione e diseguaglianze, tuttavia l’Europa preferisce aiutare solo le banche, mentre l’economia reale, cioè agricoltura e industria arretrano; infatti, anche l’agricoltura soffre della concorrenza internazionale.

Argentina, Islanda ed Ecuador si sono rifiutate di pagare tutto il loro debito estero, si sono ribellati alla schiavitù da debito e lo hanno ricontrattato energicamente (non hanno mantenuto i patti?); in precedenza il Fondo Monetario Internazionale e le altre banche ristrutturavano questi debiti facendone contrarre degli altri, con condizioni più pesanti e privatizzazioni, mentre solo una piccola parte dei nuovi finanziamenti era destinato allo sviluppo.

Denunciata la spirale del debito, Argentina ed Ecuador hanno iniziato di nuovo a svilupparsi vigorosamente; il debito estero serve a depredare le nazioni, solo in piccola parte è posseduto da piccoli risparmiatori, mentre la larga maggioranza è posseduto da gruppi finanziari privati. Nel 1998 nacque la Banca Centrale Europea che, come le altre banche centrali, è privata e autonoma dai governi, che però non sono autonomi da essa; la sinistra parlamentare italiana si è sempre battuta per l’autonomia banche e della banca centrale dal governo.

Il debito interno, quando si contiene l’ordinaria usura bancaria, favorisce lo sviluppo, mentre quello estero genera le catene della schiavitù e rende tributari dello straniero. La seconda repubblica italiana ha coinciso con privatizzazione e perdita della sovranità monetaria che era fonte di entrate, agenti di questa politica sono stati Ciampi. Amato, Dini, Prodi, Padoa Schioppa, Draghi, Napolitano, Casini, Bersani, Fini, Veltroni, Rutelli e Monti, che, come spesso succede tra capitani di ventura, hanno ricevuto ampi privilegi, altrimenti, come i cani, non avrebbe mosso la coda. Da trent’anni i governi italiani sono dediti solo a manovre finanziarie, decretoni e stangate dettate dall’élite, Mario Draghi non serve gli interessi dell’Italia e nemmeno Mario Monti.

Il 5 agosto 2011 il presidente della BCE Jean Claude Trichet scrisse una lettera al governo italiano chiedendo il pareggio di bilancio nel 2013 (mentre la Francia l’ha previsto per il 2015), ha chiesto di portare il deficit di bilancio all’1% per il 2012 (mentre l’Inghilterra ha oggi un deficit di bilancio del 9% e la Francia del 5,6%, quello dell’Italia è del 3%), però non si possono imporre i compiti agli stati sovrani.

Trichet ha chiesto anche di liberalizzare il mercato del lavoro, di stabilire il salario a livello d’impresa, di liberalizzare licenziamenti, privatizzare servizi pubblici e imprese pubbliche, abolire corporazioni professionali e province; in cambio la BCE non si è impegnata ad acquistare nuovi BTP, ma li compra a discrezione nel mercato finanziario secondario, per le ragioni dette sopra; fra l’altro la borsa italiana, che quota anche titoli pubblici, pare che sia controllata o federata con quella di Londra, quindi non può fare l’interesse degli italiani; la classe dirigente italiana è capace solo di svendere beni nazionali, pur di riempirsi le tasche.

Sotto le pressioni della Banca Centrale Europea, il 14 agosto il governo Berlusconi varò la manovra di pareggio del bilancio, le società di rating declassavano l’Italia e gli spread tra BTP e Bund aumentavano; poiché Berlusconi erra antipatico a centro sinistra, Francia e Germania, in seconda battuta Merkel e Sarkozy, che avevano investito tanto nel parlamento italiano e nella stampa italiana per far cadere Berlusconi, decidevano di sollecitare Napolitano a far cadere il governo Berlusconi e a sostituirlo con un governo tecnico a guida di Mario Monti, che godeva della fiducia della Banca Centrale Europea; il governo tecnico è il golpe dei tecnici non eletti.

Napoletano seguendo l’agenda della Banca Centrale Europea, prima di designare Monti primo ministro, lo fece senatore a vita; Napolitano è stato uomo di Mosca, di Roma e di Bruxelles e segue le sollecitazioni dei Mercati e del Vaticano; il governo Monti inasprì immediatamente le manovre di Berlusconi sul bilancio, del resto l’opposizione aveva insistito che erano insufficienti a sanare il bilancio e occorreva intervenire ancora sulle pensioni, sulle quali si era intervenuti già varie volte.

Il PD non ha protestato contro la manovra di Monti, che è più dura, gli ha fornito sostegno ed ha annunciato che avrebbe appoggiato un suo governo dopo le elezioni. Il governo tecnico è un golpe della finanza che porta un altro attacco a ciò che è rimasto della sovranità dell’Italia; intanto Marcegaglia, dopo aver insistito sulla riforma delle pensioni, chiede al governo agevolazioni, finanziamenti pubblici, lavori pubblici e libertà di licenziamento, però non si spende troppo per i piccoli imprenditori, imbrigliati in mezzo ai colossi di confindustria.

Intanto continuano gli scenari di guerra nel mondo, che sono occasioni per guadagni da parte delle industrie di armi e delle multinazionali dell’energia e della finanza che speculano sui debiti esteri. Il fascismo, invece che sulla globalizzazione, puntò sull’autarchia e sul protezionismo; per i paesi che desideravano svilupparsi era indispensabile questa strada, perciò la seguirono prima l’Inghilterra, che faceva attraccare nei suoi porti solo navi inglesi, poi la seguirono gli Usa e l’Italia, dopo l’unità.

Oggi si è imposta la globalizzazione e il liberismo sfrenato perché la finanza e le multinazionali preferiscono produrre all’estero a prezzi più bassi e vendere ai prezzi di mercato in occidente guadagnando di più; d’altra parte l’Italia penalizza le imprese con maggiori tasse, maggiori costi energetici, di trasporti, interessi, paga in ritardo i creditori dello stato, e rimborsa in ritardo imposte e crediti di Iva all’esportazione, tutte misure adatta ad allontanare gli investimenti dall’Italia, a parte i ritardi della giustizia civile e la lentezza della pubblica amministrazione.

In Italia si può delinquere ma non si può riciclare, invece in Europa la criminalità italiana può riciclare ma non può delinquere, tutte misure tese ad allontanare denaro dall’Italia, le banconote da 500 euro non le usa nessuno e servono solo per esportare denaro che pesa; gli Usa fanno di tutto per favorire l’accesso di denaro provento di mafia da tutto il mondo, perché hanno bisogno di rimesse dall’estero.

Quanto è insulsa e corrotta la nostra classe politica, non bada mai all’interesse del paese; l’entrata in circolazione della moneta unica europea è stata preceduta dalla solita crisi economica e dalla solita manovra di bilancio a cui non italiani siano abituati; i piani di salvataggio hanno comportato la svendita dei beni pubblici, però i politici ne hanno guadagnato in mazzette. I trattati di Maastricht (1992), Amsterdam (1997), Nizza (2001) e Lisbona (2007) sono tutte tappe di un processo d’integrazione europea e puntano a un governo unico, di cui l’Unione Europea è solo una tappa; la moneta unica sancisce che la sovranità è emigrata fuori dei confini italiani.

Intanto continuano ad esistere paradisi fiscali, commercio di droga, armi, organi e persone, la finanza è da sempre corrispondente della criminalità, che fa larghi profitti e ha bisogno di riciclare tramite banca. La commissione trilaterale, di cui fa parte Monti, rappresenta i potenti d’occidente che, in incognito, vi sono rappresentati da loro fiduciari come Monti o Draghi, questi personaggi non possono essere solo ebrei.

Fin dall’ottocento gli ebrei sono stati usati come prestanomi per rappresentare gli interessi dell’aristocrazia, che manovrava l’economia e le banche e non voleva comparire; Monti è un procuratore e un capitano di ventura fidato e compensato lautamente, perciò è anche membro del gruppo Bilderberg, come Draghi ha ricoperto incarichi alla Goldman Sachs, alla Banca Centrale Europea e al Fondo  Monetario internazionale, però in Europa, come Draghi, riceve ordini da Merkel e Sarkozy.

Il Fondo Monetario ha offerto un prestito di 600 miliardi all’Italia, che dovrebbero servire per asservirla definitivamente, com’è successo a tanti paesi del terzo mondo, il prestito non è stato ancora confermato, nel suo consiglio di amministrazione siedono Usa, Francia, Inghilterra, Germania e Giappone, l’Italia non poteva esserci perché lavora per lo straniero e non per se stessa.

Oggi siamo un paese commissariato e si sta affossando l’Italia per salvare Usa, Inghilterra e le banche francesi e tedesche, le nostre banche sono oggetto di speculazione ma sono più solide, l’ha accertato l’Europa; gli agenti dei mercati che siedono in parlamento, assieme all’informazione, che non deve informare ma solo creare un’opinione pubblica, per giustificare manovre risanatrici, hanno creato dell’allarmismo, parlando continuamente di spread e default, hanno spianato la strada a misure drastiche; ora il governo tecnico di Monti è più utile del governo Berlusconi a far digerire una medicina amara.

L’Italia possiede larghe risorse artistiche mobili, che si possono vendere o dare in garanzia per dei prestiti, ha la terza riserva aurea del mondo e grandi imprese pubbliche; sotto i colpi della speculazione valutaria, anche in passato, con la lira, l’Italia ha pagato alti tassi sul debito pubblico e nessuno parlava di default o fallimento dello stato. Nel governo Monti figurano uomini di banche, confindustria, generali, accademici, e fiduciari della chiesa, tutti emanazioni della BCE; in Grecia Papadopulos voleva indire un referendum sulle misure anticrisi da prendere, è stato convocato da Merkel e Sarkozy e ha dovuto rinunciare; Sarkozy ci ha messi da parte in Libia e poi ci chiamati, come cani al guinzaglio, per partecipare ai bombardamenti del paese.

La delocalizzazione industriale nei paesi emergenti ha comportato riduzione d’investimenti e di sviluppo in Italia e, generale, in occidente; con la crisi e la disoccupazione, a causa di una spesa pubblica fuori controllo, il debito pubblico cresce e la bilancia commerciale peggiora, non è una questione di disciplina di bilancio. Il Giappone ha un debito pubblico pari al 200% del pil, l’Italia del 120%, il Giappone ha un deficit di bilancio dell’8,3%, ma ha un forte attivo delle partite correnti, il suo debito pubblico è posseduto dai giapponesi e remunerato all’1%; l’Italia ha un deficit delle partite correnti del 3,7%, remunera i nuovi titoli di stato al 7% e il debito pubblico è posseduto per 50% dai paesi esteri.

Se il debito pubblico italiano era posseduto per la metà dallo straniero, a causa delle delocalizzazioni, nel 2009 gli investimenti italiani all’estero erano pari a 578 miliardi di euro; erano risparmi italiani fuggiti all’estero per sfuggire ai maggiori costi aziendali, in termini di salario, imposte ed energia; questi risparmi usciti dall’Italia non sono stati compensati da capitali esteri arrivati in Italia.

In Italia gli industriali restringono base produttiva e investono solo nei servizi, come autostrade e sanità e sollecitano la privatizzazione di altri servizi, come acqua, elettricità e trasporto; però la delocalizzazione d’industrie, con costi di produzione più bassi, ha elevato i profitti; le multinazionali italiane esportano dall’estero il 40% della loro produzione in Italia, queste imprese si arricchiscono mentre il paese s’impoverisce.

Il 21 dicembre 2011 Mario Draghi, direttore della Banca Centrale Europea, si è detto disposto a finanziare le banche europee, che a causa delle insolvenze negli impieghi, soffrono di liquidità, al tasso dell’1%, con un credito illimitato e a partire da 500 miliardi di euro, per un periodo di tre anni; con questo credito le banche potranno acquistare titoli pubblici italiani al 7% e le imprese; in pratica, le banche acquisteranno bond italiani, con soldi stampati dalla BCE, che teoricamente dovrebbe controllare l’inflazione, ma quest’operazione l’alimenterebbe; al posto delle banche, la Fed americana aveva fatto un’operazione analoga, acquistando titoli subprime sui mutui.

Secondo l’articolo 123 del Trattato, la BCE non può finanziare gli stati, però con quest’operazione Draghi li finanzia indirettamente, attraverso le banche che ne guadagnano con l’intermediazione; dopo l’insolvenza della Grecia, si teme che parte del debito pubblico degli stati più indebitati non sarà mai pagato; le banche europee, più di quelle italiane, sono fortemente esposte anche con il credito privato, per consumi e credito alle imprese, che non può essere tutto onorato, poi i nostri soci europei invitano gli italiani a onorare i patti.

Poiché non tutti questi debiti, pubblici e privati, potranno essere rimborsati, occorre ripulire i bilanci delle banche dagli insoluti privati e pubblici, per il momento il costo di quest’operazione è sopportata soprattutto da Italia e Spagna, che pagano alti interessi sui titoli pubblici, almeno fino a che rimborsano i titoli. Le banche tedesche e francesi hanno rilevanti titoli greci, derivati americani e crediti insoluti verso imprese, privati cittadini ed enti pubblici nazionali.

Le banche, per avere il prestito di Draghi, daranno in garanzia titoli pubblici, così la Banca Centrale Europea, aumentando la liquidità in valore corrispondente, produrrà effetti inflazionistici mentre ha sempre fatto credere di muoversi per contrastarli; finanzierà indirettamente gli stati, mentre, secondo il trattato non lo potrebbe fare, farà regali economici alle banche, per le quali era stata invece chiesta una forma speciale di tassazione. Anche questa è ambiguità, se la manovra avrà successo, a spese dell’Italia, i nordeuropei ringrazieranno Draghi.

L’accordo a 26, con esclusa la Gran Bretagna, sulla stabilità fiscale o controllo sul bilancio, ha imposto vincoli più ristrettivi del vecchio patto di stabilità che prevedeva un deficit di bilancio massimo del 3%, perché prevede l’inserimento in costituzione del pareggio di bilancio, un deficit provvisorio dello 0,5% e pesanti sanzioni per chi splafona. Attualmente poiché manca un’armonizzazione fiscale europea, la politica fiscale in senso stretto è di competenza degli stati, mentre quella monetaria, che servirebbe a contrastare l’inflazione fornendo nel contempo liquidità, è di competenza della Banca Centrale Europea.

La prima, in teoria, potrebbe avere come obiettivo la crescita, stimolando domanda e produzione,  ma i governi sono vincolati dal patto di stabilità e perciò sono costretti a fare scelte di bilancio depressive; comunque, in Usa la Banca Centrale ha tra gli obiettivi, controllo dell’inflazione, crescita e occupazione. Queste differenze esistono più nella legge che nella prassi, sono inflattive sia la BCE che la Fed, mentre a breve anche la BCE si dovrà occupare della crescita.

Con le modifiche dei trattati, le materie di competenza della UE, sono in espansione continua e la Corte di Giustizia Europea tende a estenderle ancora di più, le norme dei trattati prevalgono sulla legge ordinaria degli stati e sulle loro costituzioni; questi trattati sono fonte primaria del diritto interno e non richiedono ratifica dei parlamenti, come è previsto per gli altri trattati internazionali. Perciò il parlamento italiano non può derogare dalle norme dei trattati UE, il diritto italiano difforme da quelle norme deve essere derogato dal giudice italiano e per lo stato italiano sono previste delle sanzioni; il diritto comunitario esorbita anche la costituzione italiana, sempre conclamata da chi crede ai dogmi e ai feticci.

Tuttavia la corte costituzionale italiana ha sancito che la prevalenza del diritto europeo trova un limite nei principi fondamentali della nostra costituzione, contenuti nella prima parte (sentenza 183/1973), però il tempo è trascorso e, in passato, anche la corte costituzionale si è smentita; la corte costituzionale tedesca, per dare soddisfazione alla vecchia sovranità degli stati, ha ribadito che gli stati sono i padroni dei trattati; qualcuno ci spiegherà  cosa ciò significa in pratica.

In materia di rapporti economici, l’Unione ha creato un mercato interno per la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali, costituendo un’unione doganale, con una tariffa doganale comune verso l’estero; per la UE il valore fondamentale è la concorrenza, mentre per la costituzione italiana lo è un certo dirigismo economico; con i trattati europei, l’Italia non può autonomamente regolare il credito, non può aiutare le imprese (però la BCE sta aiutando le banche che sono imprese), non può tassare le rendite perché ostacolerebbe la libera circolazione dei capitali che fuggirebbero per sottrarsi al fisco; l’Europa è anche indifferente verso i paradisi fiscali.

Questa politica europea favorisce teoricamente la concorrenza, ma crea discriminazione fiscale tra gli stati, con distorsioni nella concorrenza e dei prezzi, vista la rinuncia dell’Europa all’armonizzazione fiscale. A causa dell’unione monetaria e dell’impossibilità a svalutare la propria moneta per acquistare maggiore competitività, alcuni stati in squilibrio, come gli Usa e l’Inghilterra e altri stati dell’Unione Europea, sono diventati debitori cronici verso l’estero, finanziati dal Fondo Monetario e dai paesi eccedentari come Cina, Giappone e Germania e da ora dalla BCE, anche se indirettamente, cioè tramite banche.

La nostra costituzione, che è un vessillo dei dogmatici, è stata prima disattesa dal legislatore ordinario e ora lo è dall’Unione Europea. L’Unione Europea, come lo stato italiano, è diventata un insieme di vincoli e divieti, poi bypassati furbescamente; con la moneta unica è aumentato debito privato e debito pubblico e l’Italia, come le repubbliche sovietiche e con il consenso di Napolitano, è stata commissariata.

Con la maggiore concorrenza, i cittadini non hanno visto decrescere i prezzi, che era la prima promessa del liberismo, la concorrenza non ha avvantaggiato le piccole imprese, ma ha avvantaggiato le grandi imprese che subappaltano e gli speculatori finanziari; la crisi bancaria deriva dalla crisi del debito, però una ristretta cricca ne ha guadagnato e, non confidando nel denaro e nei titoli pubblici, per mettere al riparo il maltolto, oggi fa incetta di oro, preziosi, opere d’arte, terra e d’imprese di servizi essenziali.

Di norma debiti e crediti sono le due facce della stessa medaglia e nella speculazione al guadagno di uno dovrebbe corrispondere la perdita di un altro, però in questa crisi ancora non si capisce chi abbia guadagnato veramente, in fondo, anche nelle guerre c’è chi ne guadagna; in America pare che abbiano guadagnato i consumatori con il credito al consumo che non rimborsano, cioè non onorare i propri debiti potrebbe avere effetto redistributivo; è il caso anche delle insolvenze di Argentina, Islanda, Ecuador e Grecia. Se gli stati non pagano i debiti, perché li dovrebbero pagare i privati?

Sono convinto che nemmeno gli economisti di corte e della televisione e i dirigenti di banca conoscono veramente i misteri della finanza che ci stanno portando inesorabilmente verso il medioevo prossimo venturo; l’élite è stanca di sentire gente che protesta, sciopera e vanta diritti scritti solo sulla carta, è agevolata dal fatto che il popolo e i lavoratori non hanno più difensori disinteressati, ma solo politici e giornalisti disposti a vendersi, per calpestare gli ultimi diritti che ci sono rimasti.

Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 Torna su

PER UNA NUOVA SOLIDARIETA’ EUROPEA, SENZA LE ISTITUZIONI EUROPEE

 La finanza internazionale, cioè il governo occulto del mondo, è interconnessa, infatti, nel 2008, dopo il fallimento di Lehman Brothers, le banche centrali di Svizzera, Inghilterra, Europa, Giappone, Canada, e Usa, si coordinarono per aiutare la Fed e rifinanziare le banche coinvolte nel crack; ora pare stia accadendo il contrario e la Fed, con linee di credito, aiuta la Banca Centrale europea, lo scopo ufficiale è assicurare liquidità al sistema finanziario.

La Fed, con poca pubblicità, ha finanziato, le banche americane dissestate con migliaia di miliardi di dollari, la crisi è nata in Usa e poi ha coinvolto Gran Bretagna ed Europa; Grecia e Italia sono state i capri espiatori, perché era difficile spigare agli europei del nord Europa le enormi perdite delle loro banche sui derivati, però anche la stampa italiana e gran parte della sua classe politica crede molto all’Europa.

Quest’anno l’Italia avrà un deficit di bilancio del 3% e l’Europa le chiede di avere un bilancio in pareggio nel 2013, la Francia ha un deficit del 5,6% e raggiungerà il pareggio nel 2015; la Gran Bretagna ha un deficit di bilancio dell’11%, con un rapporto debito complessivo/Pil superiore a quello italiano, però Francia e Germania hanno un debito pubblico inferiore all’Italia; a causa della finanza creativa, la condizione del debito complessivo Usa è irreparabile ed è da primato mondiale.

In Usa il debito privato è pari al 240% del Pil, quello greco è del 120% e quello italiano del 43%, gli Usa hanno anche un debito pubblico pari a oltre il 200% del reddito nazionale, cioè superiore a quello italiano che è il 120%; gli Usa hanno determinato la crisi a catena e stanno peggio dell’Europa, però economisti di corte e informazione, per lo più, non pare che se ne siano accorti. Se guardiamo ai precedenti, Argentina, Islanda ed Ecuador si sono rifiutati di pagare tutti i loro debiti esteri, questi debiti sono anche nati da tassi usurai, da trattati ineguali e da tradimenti delle classi dirigenti vendute allo straniero, è accaduto anche all’Italia.

Ci si chiede pertanto da cosa dipende tanta attenzione verso l’Italia, sempre oggetto di speculazione internazionale da oltre trenta anni; non sarebbe sbagliato esaminare la possibilità di uscire dall’Europa neocoloniale e dall’Euro, anche se, secondo il trattato di adesione, non è prevista la secessione unilaterale di uno stato, come nei matrimoni indissolubili e senza rispetto per l’autodeterminazione dei popoli.

Secondo l’artico 50 del trattato di adesione, per uscire dall’Europa e dall’euro, occorre l’approvazione di una maggioranza qualificata degli stati, cioè l’adesione al trattato sembra irreversibile, una bella forma di democrazia. L’uscita dall’euro garantirebbe l’uso di una propria moneta, che è un’entrata per lo stato; per acquistare competitività, si avrebbe la possibilità di svalutarla e si potrebbero creare barriere protezionistiche; però, poiché bisogna dire tutto, si avrebbe anche una momentanea fuga di capitali e la restrizione momentanea del credito internazionale.

Fuori dell’Europa, l’Italia potrebbe reintrodurre la lira con il vecchio cambio di lire 1936,27, però i debiti esteri denominati in euro rimarrebbero in euro, l’Italia ritornerebbe alle svalutazioni competitive; lo stato si finanzierebbe anche con le emissioni monetarie, ma i vecchi mutui e i titoli pubblici denominati in euro e ad alto tasso fisso verrebbero a costare parecchio. Le nostre banche hanno 160 miliardi di euro di titoli di stato italiani, 3 miliardi di titoli dei Pigs, cioè dei paesi europei in crisi e titoli subprime pari 6,8% del patrimonio, contro una media europea del 65,3%.

Complessivamente, la situazione dell’Italia è molto migliore di Francia, Germania e Inghilterra, massicciamente coinvolte con i derivati e con i finanziamenti anche ai paesi dei Balcani e dell’Europa orientale. I migliori finanziamenti delle banche francesi sono quelli fatti allo stato italiano, che malgrado l’isterismo dell’informazione, è il più solvente; la Francia ha anche amato fare shopping di aziende italiane che ha poi spostato in Francia, però nella borsa francese ci sono più investimenti esteri che nella borsa italiana, dove il risparmio degli italiani in titoli di stato, tra banche nazionali e privati, è calato sotto il 50%.

I Credit Default Swaps sono titoli derivati cedibili che hanno generato un florido mercato speculativo, sono assicurazioni con scommessa sul fallimento d’imprese o stati, operano in questo mercato Goldman Sachs, JP Morgan e Deutsche Bank; il valore di questi titoli cresce all’avvicinarsi del rischio default e perciò si spiega l’allarmismo pagato d’informazione, politici ed economisti di corte. Il meccanismo era stato collaudato in America con il crollo di Lehman Brothers e AIG; oggi il valore di questi titoli speculativi è, secondo alcune valutazioni, pari all’economia mondiale, vi si specula come nei prezzi a termine del petrolio.

Si dice che il denaro si nato per superare il baratto, in realtà la sua nascita fu giustificata dal credito e dal corrispondente rilascio di titoli di credito a scadenza, prima senza interesse e poi a interesse, che divennero le prime banconote. Con lo scopo di rendere irresponsabili i loro ideatori, l’invenzione fece nascere banche, società di capitale, finanziarie e paradisi fiscali; alla moneta aurea, successe quella cartacea, quella di conto e la carta di credito; al signoraggio monetario delle banche centrale si aggiunse il signoraggio bancario delle banche ordinarie che emettevano assegni.

Un castello enorme che si alimentava con i debiti e fatalmente ha portato ai derivati finanziari; in generale, il denaro vale solo perché è accettato, ma è un grosso business per chi lo stampa, gli stati sovrani si riconoscono dal fatto che beneficiano del signoraggio monetario e riscuotono le tasse, perciò il popolo non può essere mai sovrano, è il governo dell’inganno che sostiene la tesi opposta; prima di criticare l’Europa Unita, che rappresenta un governo più lontano dai cittadini, bisogna criticare i governi statali che si erano già macchiati di questi misfatti. Lo stato è un’impresa privata occulta, nata per riscuotere le tasse, in cambio di una generica protezione accordata ai sudditi; i servizi gli sono stati estorti in un secondo tempo, a causa delle proteste dei sudditi.

Ieri e oggi, in gran parte del mondo, con i debiti si facevano schiave le persone e le nazioni e la libertà era solo libertà dai debiti e dalle tasse, la seconda concessa dallo stato a persone da privilegiare, l’habeas corpus venne dopo; le tasse si pagavano in natura, in pecore, in schiavi, mentre il salario dei soldati, che dovevano presidiare il territorio, era pagato in sale, argento o terre tolte al nemico e da colonizzare.

Contemporaneamente, grazie ai persuasori occulti, come l’informazione, la cultura di massa faceva passare i morosi o inadempienti verso lo stato e i creditori come persone che si dovevano vergognare; stato e religione istillavano questa morale e chi non pagava debiti e imposte era soggetto anche a violenza. Però gli stati insolventi si possono salvare solo denunciando i loro debiti esteri, le insolvenze internazionali sono state tante, nel rinascimento anche l’Inghilterra denunciò i debiti verso i banchieri fiorentini e l’America non ha avuto indietro tutti i crediti concessi agli alleati europei della prima e della seconda guerra mondiale, mentre la Francia riceve ancora riparazioni dalla Germania, una vecchia forma di tributo internazionale pagato dagli stati sconfitti in guerra.

Oggi a emettere la moneta sono solo gli stati o le banche centrali, che è più o meno la stessa cosa, perché le banche sono autonome dallo stato ma controllano lo stato; è finito il gold standard e la moneta non ha più un valore intrinseco, oggi non esistono strumenti di pagamento senza debiti; quindi la crisi finanziaria è ciclica, infatti, questa crisi del debito è nata in America, con l’indebitamento delle famiglie americane, delle imprese americane e dello stato americano, sia dovuto al deficit del bilancio dello stato che al deficit della bilancia commerciale.

Poiché con la globalizzazione gli Usa avevano delocalizzato industrie all’estero, per sostenere domanda e occupazione, grazie alla forza del dollaro, hanno attirato capitali da tutto il mondo e si sono indebitati; ora sono insolventi e difficilmente rimborseranno i loro enormi debiti, per salvarsi, possono solamente denunciarli, svalutare il dollaro, aumentare l’emissione di denaro, favorire investimenti in infrastrutture e aumentare i dazi all’importazione.

Quindi, la dissennatezza delle banche ha avuto la copertura e la connivenza dello stato, gli amministratori delle banche americane super pagati, quando vendevano derivati, erano coperchi a quali non si possono addossare tutte le responsabilità; però i dirigenti delle banche francesi, inglesi e tedesche, per acquistare per le loro banche o per piazzare ai privati i derivati, hanno ricevuto larghe provvigioni, non sono stati strumenti oscuri.

Il Fondo Monetario è nato per proteggere il credito internazionale, per concedere finanziamenti agli stati indebitati e per impedire a essi di fallire, cioè per impedire il loro default; però i debiti degli stati poveri non possono essere pagati interamente, perciò qualche anima buona ha proposto la remissione di questi debiti, ma ora, nei circuiti dei grandi debitori sono entrati, con effetto domino, anche i paesi ricchi occidentali. A causa dei danni della finanza creativa e della massa di derivati, dal 2008 abbiamo avuto consapevolezza che i debiti Usa non possono essere tutti onorati, nemmeno con i buoni uffici di FMI, Banca Mondiale e Banca Centrale Europea.

Per quanto riguarda l’Europa, se si vuole il rilancio economico, la Banca Centrale Europea dovrebbe acquistare i titoli di stato dei paesi in difficoltà, sia al mercato secondario che al mercato di nuova emissione; la BCE deve mantenere liquido il mercato dei titoli, deve stampare più moneta, ed emettere eurobond a tasso contenuto come fa il Giappone, con lo scopo di contenere l’onere in interessi di paesi come l’Italia.

Con ciò farebbe ciò che fanno la Federal Reserve e la banca centrale giapponese; il pareggio di bilancio non serve a superare la crisi, sarebbe solo un aiuto agli Usa che sarebbero gli unici a creare liquidità internazionale con il debito, cioè eliminerebbero la concorrenza dell’euro. Invece la Banca Centrale Europea è più intenta a combattere l’inflazione che a superare la recessione; l’inflazione abbassa l’onere del debito, mentre la stretta sul bilancio dello stato e sui salari favorisce la recessione.

Più che ricorrere al bilancio dello stato in pareggio o aumentare la pressione tributaria, come sta facendo il governo Monti, bisognerebbe controllare, calmierare e riqualificare la spesa pubblica e, gradualmente, il bilancio in pareggio verrebbe da se; penso soprattutto ai privilegi fiscali o evasione legale di Vaticano e privati, penso alla spesa sanitaria incontrollabile, soprattutto nelle regioni del sud; è ingiusto colpire sempre le pensioni, ma è giusto colpire le pensioni privilegiate.

La gestione dell’Inps è largamente attiva e i contributi dei lavoratori sono a destinazione specifica, se lo stato se ne appropria, commette un illecito, però è notorio che ciò che è lecito allo stato non è lecito ai privati; lo stato, senza conseguenze, può uccidere, fare violenza, rubare, espropriare, violare contratti privati e trattati internazionali, non è soggetto né alla costituzione, né alla legge ordinaria, anche se i professori di corte sentenziano il contrario.

I tecnici aggregati al governo sono sempre di una parte, cioè dalla parte di lor signori, ma non dalla parte dei lavoratori, è così anche per gli alti dirigenti dello stato; oggi l’informazione predica i sacrifici, narcotizza i cittadini, alleata con gli agenti dei mercati che siedono in parlamento e con gli economisti di corte che hanno visibilità in televisione. Questi fanno assieme un’opera di manipolazione che in Italia si sé vista in passato solo alla vigilia della prima guerra mondiale, per spingere l’Italia in guerra; è proprio vero che i cani per niente non muovono la coda, infatti, l’informazione ha finanziamenti e aiuti e i politici hanno finanziamenti e privilegi.

A marzo del 2011 la modifica del patto di stabilità europeo è servita inchiodare l’Italia, perché ha posto l’accento sul debito pubblico, che in Italia era alto anche prima, invece che sul deficit di bilancio, che l’Italia era riuscita a contenere più di tanti altri paesi europei. In Italia anche il debito complessivo, tra pubblico e privato, rispetto al pil, è inferiore a Usa, Giappone, Francia e Gran Bretagna; al netto e al lordo degli interessi, il deficit di bilancio è percentualmente  inferiore a Francia e Inghilterra.

E’ stata la speculazione, collusa con la Banca Centrale Europea, asservita a Francia e Germania, che ha favorito la crescita degli interessi sui titoli di stato italiani, quando i tassi ribasseranno, le banche creditrici dell’Europa settentrionale su questi titoli italiani guadagneranno plusvalenze per coprire parte dei loro buchi di bilancio. La Deutsche Bank è una delle cinque banche che hanno il controllo del mercato dei CDS, con Goldman Sachs ha venduto BTP italiani al mercato secondario, ne ha favorito il deprezzamento e, conseguentemente, ha favorito il rialzo degli interessi dei titoli di nuova emissione.

La Grecia, più fiduciosa verso l’Europa che verso i suoi governi, a causa del risanamento finanziario, nel 2011 vedrà, ridursi il suo reddito nazionale del 5,3%, il tutto sotto un governo di unità nazionale diretto da tecnici commissari della Banca Centrale europea; la stessa ricetta sollecitata da UDC, FL e PD, agenti dei mercati, per l’Italia. Fortunatamente, alla Grecia sono stati tagliati dall’Europa 100 miliardi di euro di crediti inesigibili.

L’aiuto europeo alla Grecia è un aiuto alle banche francesi e tedesche, creditrici della Grecia; con la crisi per Cipro, la Germania, invece di fare da paciere con la Turchia, ha venduto molte armi alla Grecia; sembra che l’Europa abbia un intento neocoloniale verso Grecia e Italia, però si è mossa con più rispetto verso le banche del nord. Tra il 2008 e il 2010, a causa delle loro esposizioni con i derivati, le ha finanziate a tasso agevolato per 4.825 miliardi di euro, a beneficio soprattutto d’inglesi, francesi e tedeschi, l’emissione suddetta è naturalmente a carico di tutti gli europei.

Pensavamo che certe furbizie fossero solo italiane, perché anche l’Italia si è comportata così con le insolvenze passate di Banca di Roma, Banca di Napoli e Banca di Sicilia; ma in realtà così dovevamo andare le cose perché l’Italia è stata sempre assente o passiva presso le istituzioni europee, sempre richiamata e sanzionata da esse, che ci facevano al morale per le nostre inadempienze e i nostri ritardi. Come nel nostro parlamento gli onorevoli non sono tutti uguali, l’Europa non è fatta di stati uguali, perché è retta da una diarchia autonominatasi, fatta da Francia e Germania, con l’Inghilterra che, dietro le quinte, tira le fila, il resto dei paesi partecipanti sono sudditi.

Oggi l’Europa punta alla ricapitalizzazione bancaria; per aiutare le banche, ancora in difficoltà con la crisi del debito, entro il 2012 vuole portare il coefficiente patrimoniale delle banche al 9%, grazie a contributi di stati, privati e del fondo europeo salva stati FESF, che ha una disponibilità di mille miliardi di euro, i lavoratori e i disoccupati possono aspettare. L’Autorità Bancaria Europea esige anche la ricapitalizzazione delle banche dei Pigs, cioè dei paesi sfigati o bistrattati, secondo i punti di vista, soprattutto dell’Europa meridionale.

Diversamente dalle grandi banche italiane, che sono più in equilibrio, Deutsche Bank e Banca Paribas sono piene di derivati e perciò sono aiutate dalla Banca Centrale Europea; Germania e Francia proteggono i loro grandi istituti e chiedono sacrifici ai paesi mediterranei. La Banca Centrale Europea, non emettendo eurobond, non può calmierare i tassi dei titoli di stato; per favorire il credito e la domanda come fanno gli Usa,  dovrebbe acquistare i titoli degli stati in difficoltà e stampare più moneta, ma non lo fa.

Mentre nei vari paesi il settore pubblico cercava di contenere i suoi debiti, la crisi è nata con l’esplosione del debito privato dei derivati, sentito soprattutto al nord; in Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna l’afflusso di capitale estero, intorno al 10% del Pil, era diretto al settore privato, alle banche e agli stati, lo scopo era soprattutto finanziare le esportazioni del nord, soprattutto tedesche, ma è servito anche a finanziare lo sviluppo di questi paesi; il paese che ha ricevuto meno dall’Europa è l’Italia, presentata da Monti come possibile affossatrice dell’euro.

L’indipendenza delle banche centrali dai governi è stata solo a vantaggio delle banche centrali, che sono controllate dalle banche ordinarie, le grandi banche controllano gli stati e in Italia sono controllate dalla Chiesa; noi italiani abbiamo fatto sacrifici per entrare in Europa, per entrare nell’Euro e ne stiamo facendo per restarci, abbiamo creduto al mito e al dogma dell’Europa che doveva colmare i ritardi italiani rispetto all’Europa settentrionale.

Oggi il mercato dei derivati, secondo alcune stime, è pari a sette volte il reddito mondiale, ma potrebbe essere anche superiore; l’Europa, invece di contrastare le concentrazioni tra grandi banche e imprese e difendere la concorrenza, che avrebbe dovuto ridurre i prezzi e garantire la qualità dei prodotti, ha permesso queste fusioni; contemporaneamente, le società di rating, senza controllo ma garantite dalla platea dell’informazione, hanno favoriscono le speculazioni; le banche prima speculano e poi si fanno salvare dagli stati. A causa di questo procedere, dopo la crisi dei subprime de 2008, oggi è arrivata quella del debito pubblico degli stati.

Fino agli anni ’90 il debito pubblico italiano era detenuto da famiglie e banche, oggi è detenuto per il 55% all’estero, soprattutto da banche e da fondi pensione esteri; la componente italiana è detenuta da banche nazionali, famiglie, fondi pensione e fondi d’investimento nazionali. Gli italiani, una volta popolo di risparmiatori, investono poco nelle borse italiana ed estere, il che significa che il risparmio degli italiani, dopo il 1990, anche a causa delle insolvenze e dalle perdite sugli investimenti, si è in gran parte volatilizzato.

Comunque, gran parte del risparmio investito nel mondo è anche frutto di speculazione, evasione fiscale e furto e non di lavoro; vista la disparità di trattamento, oggi pare che l’Europa voglia aiutare l’Italia, che ha un alto debito pubblico, con 600 miliardi di euro del Fondo salva stati, mentre la Banca Europea dovrebbe finanziare il Fondo Monetario perché questo finanzia i vari stati sfigati o fratellastri o Pigs.

Nel 1971 fu abolita la convertibilità del dollaro in oro, per l’impossibilità della Federal Reserve a effettuare la conversione; nel 1999 Clinton abolì la legge Glass–Stegall, che aveva separato le banche commerciali da quelle d’investimento, nel 2000 eliminò il controllo statale sui derivati, liberalizzando il mercato dei capitali, poi alla fine del 2007 caddero le banche d’investimento Merrill Lynch, Morgan Stanley e Lehman Brothers.

Per sanare la situazione, dal 2008 al 2010 gli Usa hanno erogato migliaia di miliardi di dollari, a tasso zero, alle banche d’investimento Citigroup, Goldman Sachs, Deutsche Bank, Paribas, UBS e Credit Suisse; secondo gli americani, dal punto di vista finanziario, la Svizzera è Italia, soprattutto Vaticano. Una parte dei derivati è stata acquistata dalla Federal Reserve, ma la maggior parte è carta straccia, cioè crediti irrecuperabili; grazie alla speculazione sui derivati, pare che oggi il debito complessivo è un multiplo elevato del reddito mondiale.

Oggi la finanza internazionale controlla governi, politici, economisti, accademici, commissioni governative e informazione; dopo il 2008 gli americani, scaricati i subprime, si volsero verso l’Europa; da allora il debito di stati ed enti locali è cresciuto è stato inserito nei derivati e poi, per dirigere le azioni degli stati sfigati, sono nati governi di tecnici, fatti di uomini di fiducia dei mercati, come Lucas Papademos, Mario Draghi e Mario Monti, commissariando Grecia e Italia.

Intanto, a causa  dell’aumento d’imposte, bassi salari e stretta sui bilanci statali, l’Europa va in recessione; dopo la svalutazione del 50% del debito greco, per far ripartire l’economia, pare che seguirà quella del debito irlandese, spagnolo, portoghese e italiano. Dovrebbe essere una fortuna per l’Italia, però la misura sarà presa più per andare incontro alle banche creditrici del nord che dei popoli, il costo dell’operazione sarà accollato agli europei; però stampar denaro, se l’Europa deciderà di farlo, apparentemente, costa poco.

 nunzio miccoli    www.viruislibertario.it; numicco@tin.it

 Torna su

 COSA CI SI ASPETTA DA MARIO MONTI?

 La proposta, invisa alla Germania, di trasformare la BCE in prestatore di ultima istanza, la farebbe diventare una banca centrale europea come la Fed e la Banca d’Inghilterra; acquistando i debiti esteri dei singoli paesi, ne livellerebbe i tassi a vantaggio dell’Italia e della Grecia. Per rilanciare domanda e opere pubbliche, potrebbe stampare più moneta; invece attualmente la BCE, per statuto, per contenere l’inflazione, contiene l’emissione del denaro al 2% annuo.

La Germania ha paura dell’inflazione che la colpì duramente il primo e nel secondo conflitto mondiale, esporta alla grande perché i paesi dell’area euro meno competitivi non possono svalutare una loro moneta per recuperare competitività e così perdono quote di mercato a favore della Germania; oggi più della metà dell’esportazione tedesca è diretta in Europa, perciò, anche se la Germania pare essersi disinnamorata dell’Europa, non può facilmente staccarsi dall’Europa e dall’euro.

Le prime mosse del governo di Mario Monti sono aumenti delle tasse e ancora ritocchi alle pensioni, si spera anche che vada a toccare anche le pensioni alte e le doppie e triple pensioni corrisposte dallo stato agli amici; infatti, non esistono solo i privilegi dei politici, ma anche quelli dei dirigenti di stati, delle grandi corporazioni e degli alti magistrati. C’è anche la necessità di eliminare le corporazioni professionali, non bastano i semplici ritocchi alle loro tariffe minime, altrimenti il liberismo funziona solo a senso unico, cioè contro i lavoratori.

A causa dell’emergenza greca, a marzo di quest’anno il patto dio stabilità è stato modificato, mettendo l’attenzione sul debito pubblico, oltre che sul deficit di bilancio dello stato, perciò l’Italia, che anche prima aveva un alt debito pubblico, è finita sotto il mirino; stranamente l’Europa sembra dare meno importanza ai debiti privati e a quelle delle imprese, che vedono l’Italia posizionata meglio del nord Europa, quasi che i debiti delle famiglie siano meno letali, però nel terzo mondo, con i debiti privati e l’usura, ci si vende anche schiavi.

Insomma, a causa del debito pubblico si aumentano le tasse e si riduce il reddito netto spendibile dei lavoratori, a causa del debito privato, le tasse possono essere minori e il reddito netto maggiore, però poi bisogna pagare le rate dei prestiti e il risultato pratico può essere lo stesso; è strano che l’Europa non tenga conto di ciò, teme solo l’insolvenza degli stati, vuole l’austerità e il bilancio dello stato in pareggio. Ma con una politica deflazionistica così fatta, non fa altro che far cadere la domanda e accelerare la crisi economica, rendendo anche più difficile gli investimenti pubblici, il pareggio di bilancio e la nuova occupazione.

La lotta all’evasione è un vecchio slogan e dovrebbe colpire anche l’evasione legale degli amici dello stato come il Vaticano; con le maggiori entrate fiscali, bisognerebbe ridurre il carico fiscale di lavoratori e piccole imprese perché la pressione fiscale non può aumentare, così se ne avvantaggerebbe domanda e occupazione. Sarebbe anche utile colpire con le tasse il patrimonio immobiliare del Vaticano e degli enti ecclesiastici, che è molto esteso. Invece è essenziale ridurre la spesa, quella per interessi pubblici la stanno facendo salire i mercati, osannati a sinistra; un’altra spesa incontrollata è quella sanitaria, che non si può controllare per non offendere gli amici, tra i quali sono la mafia, Big Pharma e il Vaticano, che controlla tante cliniche private.

Dall’estate scorsa l’Italia, già soggetta alle rampogne dell’Europa, come stato semi-sovrano, è soggetta agli attacchi speculativi, che hanno portato a svendere i titoli pubblici italiani del mercato secondario e a far aumentare i tassi di quelli di nuova emissione. L’aumento del differenziale tra tassi del debito pubblico italiano e tassi del debito pubblico tedesco, come avviene per i prezzi del petrolio, è stato determinato dalla speculazione e non dalla domanda e dall’offerta.

La dimostrazione sta nel fatto che a tassi relativamente più bassi di Francia e Spagna, questi paesi non riescono a collocare tutti i titoli pubblici offerti alle aste, mentre l’Italia, con tassi più alti, ci riesce;  le leggi di mercato, per pareggiare la domanda all’offerta, suggerirebbero che quelli franco-spagnoli dovrebbero essere più alti e quelli italiani più bassi; la speculazione influenza tassi e corsi di borsa. Infine. Il Giappone, ha un debito pubblico più alto dell’Italia, remunerato all’1% e sottoscritto solo da giapponesi, perciò non può essere oggetto di speculazione da parte della finanza internazionale. Ci si chiede pertanto, perché il governo semisovrano italiano e le banche, che hanno referenti privilegiati e finanziati da esse in parlamento, hanno collocato il nostro prestito pubblico all’estero, se gli italiani hanno risparmio, come si dice spesso; forse lo hanno fatto per favorire la speculazione internazionale.

L’Europa ci chiede misure drastiche in materia di lavoro, liberalizzazioni, imposte e riduzione della spesa pubblica, come se l’Italia fosse il bersaglio unico della situazione di crisi, però la crisi del debito è nata in Usa e ha poi colpito Inghilterra e Alta Europa; Francia, Germania e Austria hanno crediti verso paesi dell’est europeo che ora sono insolventi, non esiste solo il problema della Grecia. La colpa di Italia è Grecia è di aver preso troppo sul serio l’Europa ed ora debbono pagare.

L’informazione italiana, il centro sinistra e gli economisti di corte con libero accesso alla televisione, facendo propagando e abusando della credulità popolare, affermano che l’Italia deve recuperare credibilità politica; però questa credibilità l’Italia non l’aveva nemmeno prima, con governi che duravano un anno, con le svalutazioni periodiche della lira, con i rappresentanti italiani che disertavano il parlamento europeo, con ministri degli esteri italiani che non parlavano l’inglese e Prodi che, pur parlandolo, non si faceva capire.

Oggi Inghilterra e Usa, per contrastare la crisi, emettono liberamente moneta e l’Europa no, ne dovrebbe derivare una svalutazione del dollaro ma accade il contrario; forse la ragione risiede nel fatto che gran parte del nuovo denaro emesso non è stampato materialmente, ma entra solo nei circuiti elettronici come moneta di conto o conto corrente. Pare che sia stata Goldman Sachs di Soros, la più grande banca d’affari del mondo, a innescare la vendita dei BTP, questa banca è leader della speculazione ed ha guidato le privatizzazioni italiane del 1992 e sta pilotando quelle attuali della Grecia e dell’Italia; centrosinistra, Napolitano, Fondo Monetario e Goldman Sachs, in pratica i mercati, hanno spinto per un governo tecnico in Grecia e in Italia.

Monti è stato vicepresidente di Goldman Sachs, è consulente o advisor di Goldman Sachs, è presidente della Commissione Trilaterale per l’Europa, anche Mario Draghi è uomo di Goldman Sachs. I mercati hanno favorito la caduta di Berlusconi, aiutati dai suoi agenti nel parlamento italiano di UDC, FL e DC, da Napolitano e dal Vaticano; come accade nelle banche italiane, nel governo Monti ci sono diversi ministri di area cattolica; quando detto, non per rimpiangere Berlusconi.

Attualmente in occidente c’è una crisi di sovrapproduzione e di bassa domanda, perché la gente non ha denaro da spendere e la disoccupazione aumenta, la politica deflattiva dei bilanci pubblici in pareggio non può che peggiorare questa situazione; bilancio in pareggio e spostamento dell’età della pensione sono buone politiche quando c’è la piena occupazione, in questa situazione sarebbe  meglio aumentare l’emissione di banconote come fa l’America, perché si aumenta la domanda e si riduce il peso del debito, senza aumentare le tasse.

Però la Germania vuole la difesa del potere d’acquisto dell’euro e, per esportare, insiste sulla restrizione salariale; oggi, agli attuali valori di borsa, privatizzare le grandi aziende di stato, significa fare un regalo agli speculatori internazionali, che con la possibile riduzione dei tassi sul debito pubblico italiano, già pensano di guadagnare plusvalenze da impiegare in borsa, anche aiutati dal cambio favorevole con il dollaro, guadagnando enormemente in poco tempo.

Se salta l’Europa e l’euro, torna il protezionismo, che non è tutto negativo, perché, storicamente, con il protezionismo è cresciuta la produzione industriale di tanti paesi; però il protezionismo è malvisto dai mercati e dai globalizzatori, ma anche dalla Germania e dalla Cina che esportano molto. L’Europa avrebbe anche dovuto coordinare politica fiscale, politica salariale e politica scolastica, a causa dei suoi ritardi e dei ritardi dei governi nazionali, la speculazione, agendo tempestivamente, sta traendo profitto dall’attuale situazione.

Con la politica del governo Monti, l’Italia sta anche salvando le banche francesi e tedesche pesantemente esposte, non solo in Grecia, ma anche in altri paesi europei; oggi BCE; fondo Monetario e governi esteri stanno dettando le tappe al governo semisovrano di Monti. Da decenni l’Italia è oggetto di attacco speculativo alla lira e perciò i nostri soci europei non volevano che entrassimo nell’euro e ci imposero una manovra finanziaria tremenda.

La politica di austerità porta alla recessione, oggi l’euro è una moneta senza stato e Monti è presentato come l’uomo della salvezza, Napoletano si era detto favorevole al federalismo ma chissà cosa ne farà Monti, che peraltro, in base alle sue dichiarazioni, non dovrebbe durare più di questa legislatura; forse la lega nord, che fa opposizione, alle prossime elezioni aumenterà i suffragi. Il governo Monti sembra un governo di tecnici e banchieri e il braccio armato dei mercati finanziari.

Negli ultimi anni in Italia gli investimenti in opere pubbliche sono venuti solo dagli enti locali, perciò, in assenza di uno stato, questi non si possono strangolare, però anche gli enti locali sprecano denaro. Mario Monti si è formato in Usa, è stato discepolo di Brzezinski e rettore all’Università Bocconi, advisor di Goldman Sachs, presidente della Commissione Trilaterale per l’Europa, voluta nel 1973 da David Rockefeller.

Mario Monti è il campione di un governo ultraliberale, amato dai post-comunisti, che preme per le privatizzazioni e le deregolamentazioni, segue le teorie di Milton Friedman e la sua scuola di Chicago e non Keynes; per imporre certi interventi economici alla politica, Goldman Sachs approfitta di periodici shock da catastrofi naturali e da catastrofi umane, come le guerre e le crisi economiche, questa strategia è stata già applicata in Asia e America Latina e ora è applicata all’Europa.

 Nunzio Miccoli www.viruslibertario.it; numicco@tin.it.

 Torna su

LA CRISI FINANZIARIA DELL’EUROZONA

Il 18 ottobre 2011 il FMI ha detto che occorrono 300 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche europee e metterle al riparo dalle insolvenze, come quella della banca franco-belga Dexia, nata dal fatto che in Francia e Belgio i comuni insolventi hanno attinto ampiamente alle casse della Dexia. In Europa ci sono sempre stati forti legami tra banche e governi, mentre l’Italia ha privatizzato le banche, in Grecia sono proprietà dello stato che, con queste ha finanziato il governo.

Le banche regionali spagnole hanno finanziato i governi locali e in Italia le banche possiedono la metà del debito pubblico italiano, un terzo è posseduto da banche dell’Europa del nord e la parte rimanente minoritaria è in mano agli italiani. Metà del debito pubblico dei paesi più indebitati è nelle mani dei paesi del nord Europa e le banche più esposte su questi crediti difficili sono quelle francesi e quelle belghe, perciò ne è nato l’isterismo francese sul debito pubblico italiano..

Con la nascita dell’eurozona, a causa dei bassi tassi d’interesse, si è espanso il credito al consumo, il che ha favorito i deficit commerciali dei vari paesi; al di fuori dell’eurozona, sono stati contratti debiti in euro e franchi svizzeri poi, a causa della svalutazione delle monete locali, sono aumentate le rate e i debitori non riescono a pagarle. Le banche europee hanno esteso la loro rete di filiali all’estero, la Svezia nei paesi baltici, l’Austria all’est, la Spagna si è estesa finanziariamente in America Latina e la Grecia nei Balcani (Fonte: Fondazione CDF 26.10.2011).

La Spagna ha alimentato la sua crescita finanziando il mercato immobiliare per 400 miliardi di euro, ora il valore degli immobili ipotecati o vuoti è crollato e i debitori sono insolventi, stessa cosa è accaduta in Irlanda; l’insolvenza americana nel settore immobiliare e dei consumi si è ripetuta in Europa. L’Europa strabica faceva sempre lezioni solo all’Italia e non si accorgeva del resto; come la Banca d’Italia, la BCE non ha controllato le banche; ora la situazione dell’Italia, checché ne dicano le società di rating e la Francia, a parte il debito pubblico e la cancrena della sua politica e della sua amnministrazione, considerati debiti pubblici e privati, pare migliore di quella della maggior parte dei paesi d’Europa.

Per assicurare alle banche un muro di protezione, la BCE ha proposto di aumentare la riserva obbligatoria delle banche dal 5 al 9%, le banche, con poca liquidità, si sono opposte a questa misura e alla valutazione degli attivi di bilancio ai prezzi di mercato, che rileverebbero una forte perdita da ammortizzare, in grado di fare apparire tutti i bilanci delle banche in perdita; in data 27.10.2011 un vertice dell’eurozona ha portato la riserva al 9%.

Ha svalutato i crediti verso la Grecia e ha elevato il fondi do garanzia europeo a 2.000 miliardi di euro, le banche, dopo le trombature subite dai risparmiatori in borsa, non riescono a ricapitalizzarsi con emissioni di azioni; dovrebbero intervenire gli stati che però sono in difficoltà.  L’Europa potrebbe utilizzare il fondo europeo di stabilità finanziaria o IFSF per ricapitalizzare le banche, questo fondo, prima dell’aumento di cui sopra, era pari a 440 miliardi di euro, dei quali, 268 sono stati impegnati per il salvataggio di Grecia, Irlanda e Portogallo; ma i tedeschi chiedono prima riforme strutturali, per mettere le banche al riparo da future crisi.

La Germania, dopo le svalutazioni rovinose della sua moneta, dopo la prima e la seconda guerra, con la ricostruzione, ha difeso il valore del marco e valorizzato produzione industriale ed esportazioni, la Francia è gelosa della sua capacità di esportazione; comunque, come la Cina, la Germania è costretta a intervenire per risanare il sistema finanziario europeo perché la sua industria dipende soprattutto dai mercati esteri; i tedeschi sono memori che la crisi del 1929 scoppiò in Usa, ma poi si è sentì più in Germania che in Italia.

Con la crisi del dollaro, iniziata nel 1971, quando ne fu sospesa la convertibilità in oro, e il declino successivo di altre valute cartacee, con il momentaneo successo dell’euro, in tutto il mondo si è iniziato a parlare di valute regionali alternative, che dovrebbero fungere da monete di riserva e per gli scambi internazionali. A fianco degli strumenti monetari tradizionali, è stata proposta una nuova moneta globale di conto, cioè la Carbon Currency (moneta carbone) che dovrebbe essere basata sull’energia prodotta e consumata e non sui prezzi.

Un’autorità provvederebbe ad assegnare l’energia a ogni paese, che assegnerà delle quote ai cittadini, se queste non saranno utilizzate entro una certa scadenza, scadranno e ci sarà una nuova assegnazione di quota; le moneti locali dovrebbero rimanere per un periodo transitorio. L’idea della nuova moneta nacque negli anni 1930, dopo la grande depressione, in un circolo di tecnocrati, fatto di scienziati e ingegneri, si pensava di creare un sistema monetario e di contabilità nazionale basato sull’energia (Rivista Nexus – Edizione Italiana – n.94).

Nel 1933 animatori di questa proposta furono King Hubbart, dell’università di Chicago e Howard Scott, questi negli anni 1950 furono i primi a parlare di tecnocrazia e di governo dei tecnici. Hubbart non era socialista o comunista, però voleva superare l’economia basata sui prezzi e considerava incompetenti politici e burocrati; riteneva che le riserve energetiche fossili fossero in via di esaurimento e voleva ridurre le emissioni di CO2, perciò propose di sostituire la moneta tradizionale con crediti energetici. Per questi tecnocrati, per aumentare l’efficienza dell’economia, occorreva un’attenta distribuzione dell’energia disponibile.

Il nuovo sistema prevedeva la consegna ai cittadini di certificati energetici per le operazioni economiche, i quali dovevano servire ad acquistare beni e servizi, mentre, come in Unione Sovietica, una sola organizzazione centralizzata doveva provvedere a produrre e a distribuire beni e servizi. Bisogna dire che, come il Carbon Currency, tutte le banconote sono nate come certificati, prima nominativi e a scadenza, e poi al portatore e trasferibili senza scadenza, prima con interesse poi senza interessi, prima garantiti con copertura, poi senza copertura e a corso forzoso.

Comunque, la nuova moneta prevedrebbe anche un controllo autoritario e centralizzato del pianeta.

Con il nuovo strumento di pagamento, le vecchie banconote dovrebbero essere gradualmente ritirate dal mercato e chi se ne trova molte in mano o in conto corrente, non vorrebbe perderci, pare che la metà dei dollari circolanti sia detenuta all’estero; finché si tratta di calpestare i poveri, il potere ci riesce, ma non riesce mai ad andare contro l’interesse dei potenti, che sono gli stessi che sostengono il potere.

I nuovi certificati dovrebbero essere nominativi, senza interessi e con una scadenza, perciò dovrebbero impedire l’accumulo di ricchezza. Il movimento tecnocratico è nato in America e poi si è diffuso anche in Europa, ha due siti: www.technocracy.org e www.technocracyvan.ca, in Europa è rappresentato dal NET, nato del 2005, (Network of European Technocrats); questo movimento ha anche un’impronta ecologista e lotta contro il riscaldamento globale, è legato al movimento ambientalista.

L’intento è fissare una quota annuale di consumo di combustibili fossili e di dividerlo equamente tra paesi e famiglie, creando un mercato in cui si scambiano emissioni carbonio; le carte di pagamento dovrebbero avere un credito sia in valuta che in punti carbonio, con i quali si acquisterebbe energia. Con questo sistema ogni persona sarebbe attentamente monitorata, per sapere come produce e quanta energia consuma.

Le persone sarebbero dotate di codice per gli acquisti e riceverebbero un estratto conto contenente la contabilità dei consumi; il meccanismo non è sempre chiaro, comunque nel 1937 Howard Scott scriveva che il certificato individuale non era negoziabile o cedibile, ma scambiabile con energia, merci e servizi. Successivamente, i tecnocrati hanno aggiunto che la carta di debito avrebbe contenuto un microchip, sarebbe stata anche una carta d’identità e, praticamente, sarebbe servita per monitorare e controllare le persone.

Questa filosofia ha avuto impulso con il protocollo di Kyoto del 2002, sotto egida ONU, emanato per combattere il riscaldamento globale e ridurre l’effetto serra, l’accordo impegnava i paesi industriali a ridurre le emissioni, sotto la pena di sanzioni economiche a vantaggio dei paesi virtuosi; le banche si dissero pronte a creare derivati e prodotti finanziari correlati al carbonio, tra loro spiccano Morgan Chase, Goldman Sachs e Morgan Stanley, coinvolte nei recenti crac della finanza creativa.

Con il sistema monetario denominato Carbona Currency, il mercato del carbonio dovrebbe superare il mercato delle altre merci; è un fatto, che chi controlla la valuta controlla l’economia, lo stato e la legislazione, lo ha detto anche Rotschild; senza produrre, con il controlle della valuta ci si può arricchire, è per questo che l’Europa e chi sta a essa dietro ha preferito prima l’unione monetaria che l’unione fiscale e l’unione dei sistemi scolastici; il sistema proposto dovrebbe registrare i consumi di ciascun individuo e controllare i kw di energia forniti a consumatori e aziende, aiutato da una rete digitale di contatori intelligenti per elettricità e poi per gas e acqua.

Con questo sistema cambieranno mondo economico e sistemi politici, i contatori saranno senza fili, costituiranno una rete intelligente o Smart Grid e dovrebbero comunicare tra loro; nei momenti di maggiore consumo, per mantenere stabile la rete e prevenire i blackout, si spegnerebbero; sarà un risparmio energetico accompagnato da disagio per le famiglie e le imprese. L’Italia ha già una rete di Smart Grid elettriche e il sistema si sta estendendo ad altri paesi, l’Europa punta anche all’interconnessione delle reti elettriche, in mode da creare una rete elettrica globale come internet.

Per alcuni sapienti, grazie alle altre fonti energetiche, oltre i combustibili fossili, non esiste un problema di scorte energetiche nel mondo, ma solo di distribuzione energetica; teoricamente, con il nuovo sistema dovrebbe ribassare il costo dell’energia, ma è difficile che lor signori facciano dei regali al popolo. I costi di produzione industriale saranno espressi in kilowattori, le reti intelligenti dovrebbero divenire fattori chiave per l’economia, favorendo gli scambi, e si dovrebbero avere minori emissioni di carbonio.

La rete energetica globale o Smart Grid dovrebbe sostituire il sistema economico basato sui prezzi con uno basato sull’energia e sul kilowattore; il movimento dei tecnocrati che sostiene la riforma è collegato con l’agenda 21 dell’ONU (1992), nata in una conferenza per lo sviluppo sostenibile, la conservazione delle risorse e la tutela dell’ambiente (Rivista Nexus – Edizione Italiana n.94).

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it; numicco@tin.it

Torna su

LA FORMULA PER FAVORIRE LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE

La strada per favorire la disoccupazione giovanile consiste nel ridurre la domanda generale, nell’aumentare la produttività nei posti di lavoro, nell’aumentare le ore di lavoro straordinario e nel blocco del turnover.

La domanda o i consumi calano come conseguenza della contrazione dei redditi, dei risparmi, a causa delle invenzioni delle bische chiamate finanza e borsa, non controllate da Banca d’Italia, Consob e autorità europee; i consumi calano anche perché i salari, con l’eliminazione della scala mobile, non aumentano con l’inflazione. Queste contrazioni di consumi, in generale, non sono compensate dall’aumento delle esportazioni, perché anche gli altri paesi devono proteggere la loro occupazione dalle merci straniere.

L’aumento di produttività riduce i costi aziendali e della pubblica amministrazione, però, in  presenza di domanda stabile e o decrescente, crea altra disoccupazione; il concetto è talmente ovvio che non richiede precisazioni.

L’aumento del lavoro straordinario può essere occasione di altri guadagni per chi già lavora, ma riduce la possibilità di occupare altri lavoratori esterni; nelle aziende con più dipendenti, in  presenza di una domanda fiacca, lavorare meno ore per far lavorare più persone, non è uno slogan senza senso.

C’è da dire che le aziende preferiscono far lavorare di più i loro dipendenti, piuttosto che assumerne di nuovi, perché non vogliono fare formazione e perché ritengono che la formazione, per un certo periodo, sia un costo senza ricavo; inoltre temono, in caso di crisi, di dover essere costrette a licenziare i lavoratori, e perciò assumono il meno possedibile. Lo stato, con adeguati incentivi, dovrebbe porre ostacoli a questa mentalità; anche perché i dipendenti pubblici non hanno questi inconvenienti.

Il blocco del turnover, cioè del ricambio generazionale nei posti di lavoro, in Italia riguarda circa 600.000 persone l’anno; quando si sposta in avanti di un anno l’età della pensione, si salvaguardano i conti dello stato, ma si produce altra disoccupazione. Fra l’altro, Inps e Inail hanno i conti in attivo e quindi non si capisce la bagarre a favore dell’innalzamento continua dell’età della pensione, che si potrebbe fare all’occorrenza e in ogni momento.

Degli attivi si appropria illegittimamente lo stato, perché questi contributi dei lavoratori sono a destinazione specifica; ciò che è consentito allo stato, non è consentito ai comuni cittadini, ai quali è raccomandato di non violare i contratti; però nessuno stigmatizza questo fatto, anche i dirigenti Inps, di estrazione sindacale, sono strati cooptati dal sistema e perciò tacciono.

Con questa politica, si vuole trasformare l’Inps nell’azienda più redditizia, trascurando la disoccupazione giovanile, senza mettere mano alle pensioni privilegiate di quelli che prendono più di 3.000 euro netti al mese di pensione, che si potrebbero ridurre a favore delle pensioni più basse e di un’assistenza sociale, diffusa in alta Europa, ma che in Italia manca e visto che l’Inps fa assieme previdenza e assistenza.

Purtroppo partiti, informazione, accademici ed economisti di corte, al soldo dei soliti ignoti, sembrano più intenti a corrispondere alle aspettative dei mercati, dell’Europa alleata degli speculatori, e della finanza, che dell’interesse del paese; come i cani non muovono la coda per niente, questi signori ricevono posizione, prebende e regalie da lor signori, per fare propaganda e preparare l’opinione pubblica ai sacrifici.

Per fare solo un esempio, è un fatto che le banche, ma non sono esse, costituiscono una potente lobby e finanziano i partiti; perciò i loro beneficiari, ricevono generosi appannaggi, pensioni e liquidazioni d’oro; ricevono dalle lobby regalie generose, perché la posta in gioco è alta per lor signori che dirigono, in incognito, i loro pupazzi e controllano lo stato. Lo stato è un’impresa economica occulta privata che deve rendere a lor signori, per favorire questo disegno, i loro  capitani di ventura sono coperti d’oro.

Grazie a questa informazione e a questa politica colluse con i poteri forti, oggi i professori, mercenari di lor signori, non parlano più di fiscal drag da restituire ai lavoratori, d’indicizzazione dei salari o di scala mobile, di elusione o evasione legale a favore di gradi imprese, categorie o persone amiche dei padroni occulti dello stato; d’altra parte, lo stato, sollecitato dalle banche, ha anche impedito alla magistratura di condannare l’usura, normalmente intesa, fissando per legge limiti soglia di usura molto alti, cioè pari a dieci volte il tasso medio sulla raccolta. Lo stato in passato ha anche amnistiato gli usurai, spesso corrispondenti delle banche e da esse finanziati; non può contrastare l’usura perché è controllato dalle banche, è  immorale e fa anche il biscazziere.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

    Torna su

LA MANOVRA FINANZIARIA ITALIANA DEL 2011

 La manovra finanziaria del 2011 getta le premesse per privatizzare grandi imprese, aziende municipalizzate, riserve auree, beni del demanio e dando in concessione le spiagge; in particolare, prevede che i crediti non commerciali verso lo stato, cioè quelli relativi al debito pubblico, possano essere estinti, a richiesta del creditore privato, con la cessione di beni del demanio.

Questo provvedimento, nel silenzio dei media, sembra sia un progetto di privatizzazione del patrimonio artistico italiano; fra l’altro in Italia esiste un immenso patrimonio artistico mobiliare, non esposto nei musei ma immagazzinato, perché non vi trova posto; anche questo patrimonio, che non ha corrispondenza all’estero, potrebbe essere utilizzato per ridurre il debito pubblico, cioè potrebbe essere venduto adeguatamente alle aste di Londra.

Invece non si sa a quale prezzo sarebbe effettivamente venduto questo patrimonio, la speculazione nazionale e internazionale è sempre in agguato e la politica nazionale, non disinteressatamente, la favorisce. I privati vogliono mettere le mani anche su alcuni gioielli imprenditoriali rimasti allo stato come Ferrovie, Telecom, Eni, Enel, Finmeccanica e, purtroppo, nel nostro paese la legge permette di acquisire il controllo di grandi imprese, anche con poco capitale.

Oggi, a causa della speculazione, i valori di borsa di queste imprese sono di molto inferiori a quelli effettivi, quindi il controllo di queste imprese si può acquisire con poco denaro; un grosso affare sarebbe anche la privatizzazione dell’acqua, in barba ai referendum; però si sa che in Italia l’esito del referendum a favore del popolo non è rispettato. Non è sicuro che queste misure di bilancio straordinario, fatte su sollecitazione dell’Unione Europea, rimetteranno sui binari l’Italia; aiuterebbero a raggiungere il pareggio di bilancio, ma continuerebbero le esplosioni sociali, con la caduta del benessere e della sicurezza; il blocco del turnover, con l’allungamento dell’età per la penmsione,  non farà altro che aumentare la disoccupazione giovanile.

Sempre con la scusa del debito pubblico e del deficit di bilancio, già nel 1992 si fecero grandi privatizzazioni, l’Italia è stato sempre un laboratorio per la finanza che scorazza e che si ingrossò con le periodiche svalutazioni della lira; secondo un sistema collaudato, le stesse cose si sono ripetute in Russia, estremo oriente e in Argentina e ora si ripetono in Grecia; nel 1992 l’Iri era la settima multinazionale del mondo, fu smembrata e privatizzata, cioè svenduta, si diceva che la misura era necessaria per ridurre il debito pubblico e perché l’impresa era poco efficiente; però i privati, amici della politica, non comprano carrozzoni improduttivi, per acquistare queste aziende con lo sconto, devono presentarle in anticipo in crisi, con l’aiuto dei loro amministratori delegati e dell’informazione.

Poi questi dirigenti e amministratori delegati sono mandati in pensione con liquidazioni e pensioni da favola, perché si portino nella tomba i loro segreti; l’Italia ha una storia di deficit di bilanci e di debiti pubblici, il pareggio di bilancio lo raggiunsero Quintino Sella e Mussolini, i deficit servono allo stato per chiedere sempre maggiori sacrifici ai cittadini e alle imprese private per pagare meno imposte e per contenere le richieste salariali.

Soprattutto a causa delle guerre, anche altri paesi hanno conosciuto un forte debito pubblico,  prima della rivoluzione francese, la Francia aveva un debito pubblico elevatissimo e l’Inghilterra, poiché aveva voluto difendere il cambio della sterlina, dopo la seconda guerra mondiale, aveva un debito pubblico, in proporzione al reddito, molto più elevato di quello attuale italiano; invece Francia, Italia e Germania, per far ripartire la produzione, avevano fatto cadere e avevano svalutato le loro monete.

L’Inghilterra, con una politica deflazionistica di bilancio in pareggio, rientrò dal debito in più anni, al costo di una recessione e di una disoccupazione, anche se questa politica mette a posto i conti pubblici e salva il potere di acquisto della moneta, almeno relativamente; oggi l’Unione Europea, che ha tolto sovranità agli stati, prevede la stessa cura per gli stati aderenti con alti debiti, però per la Grecia sarebbe stato meglio uscire dall’Europa e dall’euro, svalutando la moneta e rinegoziando il debito estero, come fece l’Argentina.

Avrebbe potuto minacciare unilateralmente la denuncia dei debiti, come hanno fatto varie volte gli stati nella storia, come fece l’Inghilterra con i banchieri fiorentini, e come oggi sembra voler fare anche l’Islanda; poi la Grecia avrebbe potuto accordarsi per un rimborso in 30 anni del suo debito senza interessi, le banche creditrici lo avrebbero ammortizzato senza aiuti dall’Unione Europea e non sarebbero state costrette e iscrivere in bilancio la perdita. Anche la Germania ha pagato in più anni le sue riparazioni di guerra, che costituiscono un tributo pagato dai paesi sconfitti.

Perciò i debiti e le insolvenze nascono anche dalle guerre, dai movimenti valutari e dalla speculazione, invece la stampa dilettantistica, gli economisti di corte e l’Unione Europea affermano che dipendono dal fatto che la gente consuma troppo e vive al disopra delle sue possibilità; purtroppo l’Europa, in omaggio all’alta finanza, ha deciso di affrontare diversamente la questione, perciò la cancrena non si fermerà, ma si estenderà a Grecia e altri paesi, poi l’Europa si disintegrerà, non prima però che tanti si riempiano le tasche.

Tanti hanno creduto all’Europa, ma chi dirige dietro le quinte l’Europa, ride dell’Europa, sa che non è una cosa seria e non può durare; la bagarre sul debito italiano, alimentata da media, economisti di corte e agenzie di rating, legate agli speculatori, è stata montata ad arte per favorire certe scelte del governo italiano, per favorire le privatizzazioni e far cadere il governo Berlusconi, intenzionato a controllare la spesa sanitaria con i costi standard e le spese pazze delle regioni con il federalismo.

Sono tanti quelli che hanno da perdere con questi provvedimenti, cioè con il controllo della spesa pubblica, cioè chiesa, che controlla banche e sanità, criminalità organizzata, finanza internazionale e speculatori internazionali; oggi in Italia, se tralasciamo altri aspetti della politica, il partito più riformatore è la Lega Nord. Dopo le privatizzazioni del 1992, poiché la spesa pubblica è rimasta fuori controllo, la politica italiana ha continuato a fare debiti e ad avere bilanci in deficit, però oggi sono in difficoltà anche gli stati del nord e del sud Europa; al nord i debiti privati sono più alti che in Italia e gli interessi pubblici si pagano con le imposte e i debiti privati si pagano con i salari e i profitti d’impresa; il risultato pratico, cioè la riduzione del reddito spendibile, anche se gli economisti di corte non lo dicono, potrebbe essere lo stesso.

L’Unione Europea non è stato un buon affare, gli Usa hanno un enorme debito pubblico, molto superiore a quello italiano, anche in rapporto al reddito, non se la passa bene nemmeno l’Inghilterra; ma oggi anche L’Europa, con emissioni straordinarie di denaro per salvare ufficialmente le banche, già ingrassate sulla pelle di tutti, con salvataggi anche d’imprese ed enti pubblici locali, ha incrementato il debito pubblico europeo e pensa di emettere euro bond garantiti dalla stessa Europa.

Questa misura è contrastata perché, con  questa riforma, il tasso d’ interesse dovrebbe essere uniforme in Europa, mentre oggi la Germania può emettere titoli pubblici ad un interesse ridotto e investire il ricavato a tasso maggiorato in altri paesi europei indebitati, è una delle tante speculazioni sulle quali si regge l’economia moderna; l’unica preoccupazione, recepita dagli isterismi della finanza europea, è la certezza del rimborso, problematica nel caso della Grecia.

In Italia il debito pubblico è pari al 120% del reddito nazionale, in Usa arriva al 200% e gli americani pagano molte meno tasse degli italiani, cioè il 25% del reddito nazionale contro il 45% degli italiani; in alta Europa la pressione tributaria è pure alta, ma con migliori servizi pubblici che in Italia. A causa delle insolvenze bancarie, vere o presunte (in Italia si ricordano i casi di Banco di Roma, Banco di Napoli e Banco di Sicilia), anche in quei paesi il debito pubblico aumenta velocemente.

Nei paesi europei il deficit del bilancio dello stato va, a parte la Grecia, dal 3% e il 5%, l’Europa voleva contenerlo per tutti al 3% e non ci riuscì, oggi, imponendo un pareggio di bilancio vuole portarlo allo 0%; gli Usa hanno un deficit di bilancio del 20%, potrebbero aumentare le tasse, ma con l’attuale crisi è difficile, nel paese non si risparmia più da anni e si vive grazie agli investimenti dall’estero; invece la disoccupazione giovanile è male comune europeo e americano, colpa del blocco del turnover e della caduta della domanda.

Ora la zona euro, a parte gli esorcismi di Napolitano, rischia la disgregazione, dopo il crollo di tante civiltà, ora è il tracollo dell’occidente, però anche gli Usa potrebbero cessare di esistere come stato unitario; dall’altra parte del mondo, il capitalismo cresce in Asia e nel terzo mondo, paesi per i quali abbiamo sempre pianto per la loro povertà. Anche in questo processo ha influito la speculazione che ha preferito disinvestire in occidente e investire nel terzo mondo, giornalisti ed economisti di corte avevano detto che era una grande opportunità dell’era della globalizzazione; l’Italia ha fatto di meglio, non rimborsa nemmeno l’Iva all’esportazione, una ragione in più per chiudere impianti industriali in Italia e aprirli all’estero.

L’Europa invece di correggere queste storture, le ha mantenute e ha protetto i produttori del nord, ad esempio quelli di carne e latte, che sono soprattutto al nord e godono di parecchie sovvenzioni europee; è da ricordare che per l’Italia, l’Unione Europea è stata una passività finanziaria fin dalla sua creazione, come se l’Italia fosse una colonia, la solidarietà non c’entra perché l’Italia non è il paese più ricco d’Europa.

Dalla sua creazione abbiamo pagato sempre più di quello che abbiamo ricevuto, anche a causa delle multe, spesso giuste, comminateci dall’Europa; a causa dell’inadeguatezza della classe politica e degli amministratori pubblici italiani, che sono il nostro vero problema, oggi gli italiani si consolano con alcuni dogmi di fede, come il risorgimento, la resistenza, la costituzione, l’Unione Europea e l’Onu, che è un’altra assise inutile da sciogliere, come la Società delle Nazioni.

 Nunzio Miccoli – www.viruslibertario,.it; numicco@tin.it.

 Torna su

L'ORDINARIA USURA BANCARIA

L’usura era originariamente il prestito a interesse, a qualunque livello fissato, ieri e oggi nel mondo, a causa dei debiti e relativi interessi, le persone si vendevano schiave, mentre oggi si vendono schiavi anche gli stati; perciò gli ebrei inventavarono l’anno del giubileo, che cadeva ogni 50 anni, con il quale si cancellavano i debiti e gli schiavi ritornavano liberi. L’usura è stata condannata dai libri sacri indiani, ebrei, cristiani e arabi, però poi gli ebrei impararono a praticarla volentieri, soprattutto verso gli stranieri.

I fiorentini, per aggirare il divieto della chiesa che in antico prevedeva la scomunica per l’usura, inventarono le istituzioni bancarie, le quali non avevano un’anima che poteva essere dannata, perciò potevano prestare tranquillamente denaro a interesse; ben presto anche la chiesa di Roma e i vescovi furono coinvolti nell’attività bancaria e nell’usura, tanto che papa Innocenzo III (1198-1216) ebbe a dichiarare che, se si fossero scomunicati gli usurai, si sarebbero svuotate le chiese di gregge e di pastori.

Fin dai primi secoli del cristianesimo, anche alcuni vescovi avevano fatto gli usurai, anche se tramite prestanomi, recentemente si ricorda il caso del cardinale Giordano di Napoli, che esercitava tramite il nipote, poi il cardinale fu assolto dalla magistratura indipendente; la tradizione bancaria è stata ereditata ampiamente dalla chiesa, in Italia l’attività bancaria non è dominata dagli ebrei, oggi  i vescovi vi controllano la maggior parte delle banche popolari locali e il Vaticano controlla le maggiori banche nazionali.

Tuttavia, poiché lo stato, molto legato alla chiesa, è schizofrenico e contraddittorio, secondo l’art.644 del c.p. l’usura è ancora reato, intendendo però questa volta per tale solo l’interesse elevato sui prestiti; a rigore, tale tasso usuraio dovrebbe essere quello che supera quello medio di mercato, tenuto conto di tutti gli oneri accessori e delle commissioni, la realtà ha preso una piega diversa, perché sono le banche che commissionano le leggi al governo.

Il tasso soglia, oltre il quale scatta l’usura, per dare coronamento all’art.644 del codice penale, è stato fissato con la legge n.108 del 1996; la rilevazione trimestrale dei tassi medi di mercato, per ogni tipo di operazione di prestito è fatta dalla Banca d’Italia, che è una società privata controllata dalle banche; poi la Banca d’Italia determina il tasso effettivo globale medio TEGM relativo a ciascuna categoria di prestito.

Poi il pallino passa dalla Banca d’Italia al governo che, sensibile alle aspirazioni delle banche, nel maggio del 2011 ha stabilito che il tasso soglia era pari al TEGM, aumentato del 25%, più altre maggiorazioni di 4 o 8 punti; a sinistra non ci sono state opposizioni. Fino al 2009, la commissione di massimo scoperto, calcolata sull’esposizione massima raggiunta trimestralmente dal conto corrente, era applicata solo agli sconfinamenti senza fido, di durata superiore ai 30 giorni, poi la legge n.2 del 2009 stabilì che andava applicata solo alle operazioni con fido l’onere andava inserito nel calcolo dell’usura.

Non era finita, perché varie banche, a cominciare dal Monte dei Paschi, rintroducevano la commissione suddetta per tutti, anche se con altre denominazioni, cioè come commissione d’istruttoria, commissione di scoperto, ecc.; naturalmente, la Banca d’Italia e il governo restavano passivi e la magistratura, di fronte tante denunce contro le banche, procedeva raramente contro di esse.

Privatizzazione e concentrazione delle banche non si sono risolte in risparmi di spesa per i cittadini, al capitale della Banca d’Italia partecipano banche, assicurazione e Inps, la presenza nel capitale dell’Inps era importante per avere il consenso dei partiti dei lavoratori alla politica della Banca d’Italia e delle banche. Formalmente però, il governatore della Banca d’Italia è nominato dal Presidente della Repubblica, su proposta del presidente del consiglio; però in queste e nelle altre materie è la politica che dà l’indirizzo e per politica s’intende maggioranza e opposizione, altrimenti l’opposizione farebbe la fronda.

Oggi l’euribor trimestrale arriva all’1,56%, il costo della raccolta bancaria non supera il 2% e i tassi soglia, che servono a rilevare il tasso usuraio, arrivano al 20%; perciò le banche dovrebbero fare affari d’oro, ma si dicono in difficoltà, vogliono aiuti e privilegi fiscali dallo stato; per far salire i tassi, restringono il credito alle piccole e medie imprese, mentre, come fa lo stato con le facilitazioni fiscali e gli incentivi alle grandi imprese, fanno credito alle grandi imprese, anche insolventi, a tassi di favore;  aiutano le industrie di armamenti e prestano soldi allo stato, che non li paga più del 5% netto.

Chi controlla le banche, controlla lo stato e controlla le grandi imprese, infatti, sono le stesse persone, sempre in conflitto d’interesse; economisti e giornalisti comprati sono capaci solo di ripetere che bisogna rassegnarsi ad andare in pensione a 70 anni, invece di proporre la riduzione delle pensioni privilegiate; lor signori vogliono trasformare l’Inps nell’impresa economica più redditizia, infatti, già adesso lo stato attinge agli attivi di Inps e Inail, mentre quei soldi dovrebbero essere dei lavoratori e dovrebbero avere la loro destinazione specifica.

Nel 2009 in Italia hanno chiuso i battenti 9.000 imprese, però succede tutti gli anni, dietro la chiusura si nasconde spesso una storia di usura, sono tanti gli operai e gli impiegati che sognano di fare gli imprenditori, si mettono in proprio, vogliono arricchirsi ma, senza le protezioni della grande impresa, spesso falliscono; quando la banca chiude loro il fido, spesso arbitrariamente, li consegna agli usurai privati, spesso indirizzandoli a essi esplicitamente, gli usurai sono corrispondenti delle banche e hanno affidamenti in banca, poi diventano loro concorrenti; è un altro caso di conflitto d’interesse da parte delle banche.

Par quanto riguarda l’anatocismo o capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori su prestiti e mutui, che producono altri interessi debitori, nel 1999 la Corte di Cassazione ha stabilito che hanno natura negoziale, però nel 2000 il governo ha stabilito che la periodicità degli interessi deve essere la stessa per gli interessi a debito e a credito. Le banche applicano anche l’interesse di mora sul ritardato pagamento delle rate d'ammortamento e una penale sugli sconfinamenti sul fido, oltre il normale tasso d’interesse.

L’usura non è un fenomeno solo della piccola e grande criminalità ma, con l’approvazione dello stato, visti i tassi globali correnti autorizzati, è applicata anche dalle banche, basterebbe solo considerare la differenza tra tassi attivi e passivi; il fatto che le banche sono intermediari legalmente riconosciuti e perciò dovrebbe essere un aggravante per loro tale comportamento, ma raramente la magistratura procede contro le banche; i palazzi di giustizia ricevono dotazioni dalle banche e i magistrati ricevono dalle banche prestiti agevolati.

Le banche eludono la legge anche giocando sulle valute, oltre che con le spese, la banca d’Italia non vigila e la funzione bancaria è protetta dalla politica, la magistratura si è mossa solo contro l’anatocismo. Si afferma che le banche hanno scarsa redditività, ma non bisogna credere ai bilanci, sono falsi quelli delle imprese, quello dello stato, quelli dei partiti, dei sindacati e quello degli enti della chiesa.

Le banche hanno anche provocato il depauperamento del capitale in esse investito dai piccoli risparmiatori, chiamato parco buoi dalle banche; in Italia il costo del denaro è superiore che all’estero e questo fatto aiuta il bilancio delle banche ma non aiuta la crescita italiana; la sinistra incolpa il governo della mancata crescita, ma non accenna alla responsabilità delle banche.

Sul denaro e sulla finanza si sono consumate le maggiori speculazioni e le maggiori truffe, la banconota da 500 euro, voluta dall’Europa, non la usa nessuno e serve solo a esportare capitali da  riciclare, perché il denaro pesa; il prestito su pegno, utilizzato da ceti umili, anche se garantito da oro, con uno scarto sul valore, ha il tasso più alto. La cambiale è un titolo di credito astratto, cioè senza causale, è nata così per favorire i prestiti usurai ammortizzabili, se avesse una causale come la cambiale agraria, non potrebbe servire allo scopo.

 Nunzio Miccoli –  www.viruslibertario.it; numicco@tin.it;

Torna su

IL SINDACATO ALLA DERIVA

Oggi i conservatori, contrari alle riforme, non sono solo a destra, ma anche dentro il sindacato e dentro la magistratura; per gli italiani, l’immagine dei sindacati è ai minimi storici, un recente sondaggio del telegiornale di Sky, ha posto sindacati e informazione all’ultimo posto nella stima degli italiani. In Italia esistono 22 milioni di lavoratori e 10 milioni di pensionati, alcuni con più di una pensione, i sindacati hanno 11 milioni d’iscritti, di cui la metà pensionati, un quarto dipendenti pubblici ed un quarto privati.

Tra i lavoratori iscritti, i giovani sono il 23%, la propensione a prendere la tessera sindacale si assottiglia con il crescere dell’istruzione. Quella del sindacalista è una professione, infatti, esistono sindacalisti a tempo pieno, i delegati sindacali considerano loro referente il sindacato e non gli iscritti; la tessera sindacali è servita anche a tutelare i meno meritevoli nel posto di lavoro e per fare carriera, i sindacati tendono a difendere soprattutto i loro associati.

Nel luglio del 1953 i sindacati sottoscrissero con il governo l’accordo sulla politica dei redditi, poi accettarono l’eliminazione della scala mobile, dimenticando la difesa del potere d’acquisito dei lavoratori e la restituzione del fiscal dreg; poi hanno trascurato anche la sicurezza nei posti di lavoro. Perciò i lavoratori si sono allontanati dal sindacato e, da allora, i sindacati italiani sono diventati i sindacati dei pensionati e degli statali.

I sindacati non hanno chiesto contributi più elevati per i precari e per i contratti a termine, all’estero queste categorie costano di più al datore di lavoro. L’artico 39 della costituzione, per il riconoscimento statale dei sindacati e la loro rappresentanza, prevede una loro organizzazione democratica e la loro pubblica registrazione, mentre l’articolo 40 afferma che il diritto di sciopero deve essere regolamentato per legge, come accade all’estero.

Questi due articoli rimangono inattuati, per desiderio degli stessi sindacati, le relative norme d’attuazione non sono state mai emanate da parlamento, dove il sindacato è una lobby; in Italia è regolamentato per legge solo lo sciopero nei servizi pubblici essenziali, però anche questa legge è stata vanificata dalla prassi sindacale. In Italia chiunque può creare un sindacato e indire uno sciopero, nella scuola esistono 43 sigle sindacali; negli altri paesi, gli scioperi sono approvati dalla maggioranza dei lavoratori, da noi non è così.

I sindacati sono in grado di ricattare governo e imprenditori e di bloccare il traffico aereo ed il trasporto in genere; in Gran Bretagna una legge del 1984 afferma che lo sciopero deve essere approvato da un referendum dei lavoratori, in caso contrario, l’astensione dal lavoro è considerata inadempimento contrattuale. Nel 2006 in Usa, in un caso del genere, un tribunale ha multato il sindacato dei trasporti con 2,5 milioni di dollari e con il divieto di raccogliere contributi, mentre il capo di questo sindacato è finito in carcere per dieci giorni.

Il contratto integrativo salariale aziendale non è ben visto dai sindacati, attaccati al contratto nazionale, perciò i lavoratori ci hanno rimesso economicamente, a vantaggio delle aziende che potevano pagare di più; invece in Europa, il salario è contrattato al 50% al livello centrale e al 50% a livello di periferia. Salario uguale per tutti significa salario basso per tutti, perciò dal 2002 al 2007 in Italia il salario è crollato ed ora è la metà che in Germania; in Italia ci sono mille morti l’anno in incidenti sul lavoro, in percentuale, il doppio che negli altri paesi, il sindacato e gli organi preposti dello stato non vigilano sulla sicurezza nei posti di lavoro.

Il fatto è che il sindacato è più presente nei palazzi che in fabbrica, privilegiando la politica, tanti sindacalisti sono parlamentari. In Italia il tasso d’occupazione è più basso che nel resto dell’Europa, i lavoratori part- time sono il 10%, cioè la metà che negli altri paesi, inoltre, i lavoratori in nero e a tempo determinato sono più numerosi; in Italia non esistono sussidi di disoccupazione, ma la cassa integrazione.

Il sindacati hanno 20.000 dipendenti, ricevono contributi statali, sono esenti da imposte e non rendono pubblici i loro bilanci; poiché ricevono contributi pubblici, dovrebbero essere soggetti al controllo della corte dei conti, ma non è così. Il sindacato può ricevere donazioni in esenzione d’imposta, contributi europei, statali e regionali, è diventato un macchina per far soldi; alcuni lavoratori s’iscrivono al sindacato, non tanto per la difesa del loro salario, ma per i servizi offerti dai centri d’assistenza fiscali del sindacato e dai patronati sindacali, per le pratiche previdenziali e per le pensioni, ruoli che dovrebbero essere dello stato e dell’Inps.

Per le dichiarazioni fiscali dei pensionati, i Caf ricevono un contributo dagli enti di previdenza, di 15,7 euro per dichiarazione, più 10 euro dai pensionati iscritti e 25 dai non iscritti; questi introiti milionari non sono tassati. A causa di questo monopolio, ci fu un ricorso alla Commissione Europea, per violazione delle leggi di mercato, perciò dal 2005 Berlusconi concesse questa attività anche agli studi dei commercialisti

I patronati sindacali assistono i lavoratori nelle pratiche previdenziali, cassa integrazione, sussidi alla disoccupazione, indennità di malattia, maternità, mobilità e trattamento fine rapporto; curano il 57% delle domande di pensione. Anche con i patronati si fanno iscritti al sindacato, nel 2000 il radicali cercarono di eliminarli con un referendum, che però, stranamente, non fu ammesso dalla Consulta.

Un decreto del 2001 ha aumentato le competenze del sindacato nei settori della previdenza complementare e nel settore del servizio sanitario e dell’assistenza giudiziale; per il momento, l’attività dei patronati è preclusa ai liberi professionisti ed alle associazioni dei consumatori. Insomma, pare che lo stato si sia ritirato dal sociale, a vantaggio del sindacato e della chiesa, ad esso vanno le antipatie perché tassa, mentre questi, con i soldi di uno stato incapace, si prendono i meriti e godono delle esenzioni fiscali.

Con legge 902/1977, i sindacati ricevettero in dono dallo stato uno sterminato patrimonio immobiliare, fatto di migliaia di metri quadrati d’immobili, situati in zone centrali, già appartenuti ai sindacati fascisti; questi immobili, come quelli della chiesa, sono stati esentati dall’Ici e sono intestati a società di comodo, inoltre, i sindacati hanno anche preso in affitto degli immobili dai comuni, a canone simbolico.

Come le organizzazioni collaterali alla chiesa, dal 2006, i sindacati beneficiano anche del 5%° dell’Irpef a favore del volontariato, che va a favore d’associazioni collaterali al sindacato. I sindacati hanno anche promosso la costituzione di società interinali per il collocamento a termine dei lavoratori, un’altra fonte di reddito per loro, anche se sono ufficialmente contro i contratti a termine. Il sindacato sul lavoro interinale ha due facce, da un lato resiste e dall’altro dice: “Piatto ricco mi ci ficco”.

I sindacati iscrivono gli immigrati e ricevono contributi da loro, con i loro patronati assegnano loro permessi di soggiorno, hanno creato associazioni di consumatori che vivono di contributi statali, come la Federconsumatori e Adiconsum; incassano una parte delle multe comminate dall’antitrust, nei processi si costituiscono parte civile e incassano risarcimenti; la class action o azione collettiva a tutela dei consumatori, passa dai loro uffici.

L’Adiconsum ha avuto in gestione dal ministero dell’economia del nostrro stato incapace il fondo per la prevenzione dell’usura, assieme ai finanziamenti ai progetti di sviluppo e all’editoria; il sindacato riceve contributi per la formazione professionale, con fondi europei e regionali. Una leggina del ’93 di Gino Giugni concesse il pensionamento anticipato a 500 dipendenti in nero dei partiti.

Grazie alle leggi Mosca 252/1974 e Treu 564/1996, sindacalisti e dipendenti dei sindacati e dei partiti, hanno ricevuto, a carico dello stato, il versamento di contributi figurativi per i periodi in cui non avevano versato contributi, in violazione dell’articolo tre della costituzione; la legge Mosca richiese allo stato l’esborso di 30.000 miliardi di lire. Decine di migliaia di dipendenti delle poste e delle ferrovie sono stati prepensionati da giovani, a spese di tutti gli altri lavoratori, perché lo stato non ha stanziato denaro per questi maggiori costi dell’Inps.

Oggi la gestione contributiva dell’Inps sarebbe largamente attiva, se non dovesse fare anche assistenza; l’allungamento dell’età della pensione non avrebbe rivestito carattere d’urgenza se si fosse deciso di dividere previdenza da assistenza; in tutti i paesi evoluti, all’assistenza si provvede con la fiscalità generale. I delegati sindacali che godono di permessi retribuiti sono 700.000, mentre 2.500 lavoratori sono distaccati al sindacato, soprattutto nella scuola e negli enti locali, ai quali si aggiungono i 20.000 dipendenti del sindacato; questi lavoratori distaccati non possono essere licenziati o trasferiti.

Ex sindacalisti sono presenti in parlamento, al governo, negli enti locali, nelle società partecipate, nelle camere di commercio, negli istituti di previdenza come l’Inps, al Cnel, all’IACP, alla Banca d’Italia, negli albi professionali e nelle aziende per i trattamenti rifiuti, dove hanno gettoni di presenza. Lo stato e i partiti hanno concesso loro questi favori per averne in campo maggiore comprensione.

Nel pubblico impiego, il tasso di sindacalizzazione è del 50%, contro il 33% del settore privato, perciò nella pubblica amministrazione non si licenzia per scarso rendimento; i dipendenti pubblici sono circa tre milioni e mezzo, un numero di dipendenti pari a quelli di Confindustria, da noi i dipendenti pubblici sono più numerosi che all’estero, dove la pubblica amministrazione è più efficiente.

Nella pubblica amministrazione, le assunzioni e le promozioni, anche se fatte su base di concorso,  si fanno su base clientelare, con la complicità del sindacato; in Italia, i dipendenti pubblici che si occupano di questioni agricole, sono quasi pari al numero degli agricoltori. L’Italia è agli ultimi posti in occidente per efficienza della sua burocrazia, ad un imprenditore, per aprire una nuova attività, occorrono 284 giorno, contro una media Ocse di 14 giorni. 

La piccola impresa è penalizzata dalla pubblica amministrazione, dalla corruzione, dalle mancanza d’infrastrutture, dal caro-denaro e dal caro-energia; l’Aran è l’agenzia statale che tratta con il sindacato per i contratti del pubblico impiego, al suo vertice però siedono persone del sindacato, naturalmente in conflitto d’interesse. Nei ministeri e nelle ferrovie si riceve un premio se ci si presenta in ufficio, come indennità di presenza.

Nella pubblica amministrazione pare che lo stipendio sia un appannaggio che prescinde dal lavoro, poi esistono tante indennità, come le indennità per disagiato posto di lavoro e altre fantasie; gli scatti di stipendio spettano a tutti, se un dipendente è trasferito d’ufficio, da un amministrazione all’altra, riceve lo stipendio più alto. I dirigenti conservano l’indennità di posizione anche quando cambiano di ruolo; nei concorsi pubblici, metà dei posti sono riservati agli interni, che generalmente hanno un titolo di studio inferiore agli esterni.

In Italia i redditi da lavoro del settore pubblico arrivano all’11% del Pil, contro il 7,2% delle Germania, le retribuzioni pubbliche crescono più di quelle private e più dell’inflazione, i lavoratori pubblici guadagno il 37% più dei privati, tra i dirigenti, la differenza è del 49%. Sono pagati meglio magistrati, diplomatici, dirigenti e segretari generali, oggi il costo medio dei dipendenti pubblici italiani, eccettuati gli insegnanti, è pari a quello degli altri paesi, mentre gli operai privati italiani guadagnano meno e i magistrati italiani guadagno più di quelli francesi.

Nella pubblica amministrazione un memorandum vieta ai dirigenti qualunque azione non concertata con i sindacati, nella pubblica amministrazione la dinamica salariale è indipendente dall’aumento di produttività, gli aumenti sono concessi a pioggia; il comitato valutativo dei dirigenti è dominato dai sindacati, che favoriscono le carriere. Nella pubblica amministrazione, con le promozioni indiscriminate, si hanno aumenti economici, non esiste un organismo per valutare efficienza degli uffici e dei singoli, però basterebbe chiedere agli utenti.

Non si mira a premiare il risultato, la celerità e la soddisfazione dell’utente; i premi sono mensilizzati e dati a tutti, inoltre, crescono le retribuzioni accessorie slegate dal merito. Il 55% dei ministeriali e il 88% dei militari fa carriera, manca la mobilità tra i ministeri, che può avvenire solo con le promozioni o con passaggi legati ad aumenti di stipendio; gli enti locali sono molto generosi al riguardo, con il benestare del sindacato, le promozioni di massa hanno sostituito gli scatto d’anzianità.

I dirigenti della pubblica amministrazione e i magistrati sanno quanto pesa il sindacato e perciò non vogliono essere accusati d’attività antisindacale; a causa di capi incompetenti, crescono gli appalti esterni,  nella pubblica amministra il tasso d’assenteismo è il triplo che nel settore privato. L’amministrazione pubblica non licenza i dipendenti per concorso esterno in associazione mafiosa e per abuso sessuale.

Alcuni si ammalano per andare in vacanza, muniti di certificato medico, inoltre, i dipendenti si timbrano il cartellino l’un l’altro; il Tar ha annullato licenziamenti di dipendenti malati, non trovati alle visite ispettive, in questi casi, licenziare è difficile e bisogna aspettare la sentenza definitiva, che può arrivare dopo molti anni. L’amministrazione è spesso soccombente in queste cause, dove gli interessi del lavoratore pare che vengano prima di quelli dell’amministrazione e dell’utenza.

Anche nella scuole, per i casi d’abusi sessuali, si sono prese le parti di bidelli e insegnanti, che non sono stati licenziati; pochi sono i dipendenti pubblici sottoposti a provvedimenti disciplinari, la corte costituzionale stabilì che i licenziamenti erano illegittimi, ma leciti i trasferimenti punitivi motivati. L’arte del governo è quella di cavare denaro dalle tasche della gente, la gestione pubblica non è interessata al controllo della spesa.

Dei servizi pubblici non si conosce il costo effettivo e se ne fissa il prezzo amministrativamente, non si insegue il bilancio in pareggio poi, con il deficit, si aumentano le tariffe e le tasse. Agli italiani sono occultati i costi effettivi dei servizi, lo stato, con gli sprechi, è capace di quadruplicare i costi dei servizi; alla politica piace spendere i soldi dei sudditi, gli enti locali non si preoccupano come sono spesi questi soldi.

I governi, con una mano spendono e con l’altra chiedono tasse, le differenza tra entrate e uscite è coperta con l’indebitamento e stampando moneta; in questo politica il sindacato, con la scusa di difendere i posti di lavoro, è pianamente colluso. Con la mediazione sindacale, nella aziende pubbliche e negli enti pubblici, i padri lasciano il posto ai figli; quando l’amministrazione pubblica perde in efficienza, i consiglieri d’amministrazione e i dirigenti ricevono un premio incentivante; in generale, i sindacati se ne infischiano dei conti e pensano solo a far assumere personale.

A nessun dirigente dell’amministrazione pubblica, visti i risultati negativi, è stato mai ridotto lo stipendio, ma anzi sono stati attribuiti loro premi di rendimento. Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita vigorosa dell’appannaggio dei grandi capi, che oggi hanno stipendi annui anche milionari in euro; tra questi capi molti sono sindacalisti. Poiché i privati sono più attenti al bilancio e alle spese, per far quadrare i conti aziendali, nel settore privato sono pagati meno operai e impiegati, rispetto alla pubblica amministrazione.

In Italia migliaia di ex ferrovieri percepiscono la pensione da 40 anni, il garantismo sindacale protegge gli insegnanti assenteisti, tra gli insegnanti, sono pochi i provvedimenti disciplinari e pochi gli espulsi. Chi si è appropriato di soldi è stato sospeso solo per sei mesi, chi ha commesso degli abusi sessuali su alunni e stato sospeso dalla retribuzione per due mesi e poi è stato trasferito ad altra scuola. Le cattedre universitarie sono vinte dai figli dei baroni universitari, agli ospedali accade la stessa cosa, è questo il delirio dinastico di potere, con il benestare del sindacato, che premia i suoi uomini ed è presente nelle commissioni di concorso.

I concorsi truccati calpestano i diritti altrui, i concorsi riconosciuti taroccati non sono annullati; ai concorsi, sostenuti enfaticamente dai sindacati, per combattere la discrezionalità dell’amministrazione nella politica del personale, si scartano i migliori. Enrico Fermi fu bocciato ad un concorso, Ettore Maiorana partecipò ad un concorso in cui la terna dei vincitori era già decisa in partenza.

In Italia esistono persone che sono docenti a tempo pieno all’università e direttori a tempo pieno al CNR. I concorsi ospedalieri sono truccati ed il direttore generale ha carta bianca nelle promozioni, dietro di lui sono i partiti e i sindacati. Nel 2003 a Francavilla Fontana, provincia di Brindisi, tra i 27 vincitori di un concorso, 22 erano parenti di politici. In barba alla riforma Dini ed all’articolo tre della costituzione, i dipendenti del senato hanno ancora la scala mobile, pari al tasso d’inflazione più lo 0,75%, i loro vitalizi sono agganciati allo stipendio e possono andare in pensione a 53 anni.

La spesa pubblica è cresciuta anche perché ogni partito di governo doveva fare assunzioni, i sindacati premevano per le assunzioni e per i miglioramenti ai dipendenti pubblici, già meglio pagati di quelli privati e con possibilità di andare in pensione prima. In Italia, l’alta burocrazia è alleata con il sindacato e con i partiti statalisti. I gangli del potere accademico, giornalistico, scientifico e dei magistrati sono stati appaltati agli amici del regime, ciò ha degradato il nostro mondo culturale, finito nelle mani di pseudo-intellettuali, disposti a prostituirsi alla convenienza politica.

Quando si tratta d’assunzioni e promozioni, ministri, politici e sindacalisti hanno la loro compartecipazione, il concorso è solo una formalità. Alla torta della cooperazione hanno avuto accesso anche i sindacati confederali; la UIL èra stata finanziata per l’addestramento di quadri sindacali in Somalia, quando Siad Barre non tollerava scioperi e prevedeva la pena di morte per chi li promoveva. La CGIL ha addestrato a questi compiti nove uomini di Beirut, che per metà sono rimasti in Italia e metà sono andati in America.

Risultati negativi hanno avuto parimenti le Ong d’ispirazione sindacale, che hanno sperperato le risorse, nel 1994 l’ex presidente albanese Fatos Nano ha dichiarato in tribunale che su venti miliardi destinati da Gianni De Michelis all’Albania, solo la metà arrivò in Albania; De Michelis rispose che era normale, perché l’altra metà serviva a pagare le spese. Le pensioni medie dei dipendenti della regione Sicilia sono del 50% superiori a quelle degli statali; i corsi di formazione professionale, sostenuti dalla regione e dai sindacati, servono a mantenere seimila formatori.

Secondo il garantismo del mondo del lavoro, un invalido di Modica non può svolgere un normale lavoro, però può partecipare a tornei di tennis. La precarietà di metà dei lavoratori italiani è conseguenza dell’eccesso di regolamentazione, della tassazione e dell’iperprotezione dell’altra metà; negli stabilimenti della Nissan della Gran Bretagna il salario è il doppio che in Italia, è diverso però il contratto di lavoro, inoltre lì non si sciopera.

In Italia, Alitalia e trasporti sono stati paralizzati dagli scioperi, inesistenti negli altri paesi, in Gran Bretagna ed in Germania i controllori di volo, diversamente che in Italia, non scioperano mai. In Italia non si riesce a spostare l’interesse dal contratto collettivo a quello aziendale, come hanno fatto all’estero, i contratti in deroga non necessariamente sono peggio di quelli nazionali. Quando le imprese sono in crisi, per evitare licenziamenti, il sindacato italiano richiede l’intervento della pubblica amministrazione e chiede aiuti pubblici; per esso la cassa integrazione è meglio che cambiar posto, anche nelle regioni dove si trova sicuramente.

I patronati sindacali incassano dallo stato tanto denaro per assistere i lavoratori alla vigilia della pensione. Per la formazione professionale, i sindacati gestiscono gran parte dei miliardi stanziati dalla Unione Europea e dalle regioni; il sindacato dei pensionati della CGIL è il più grande d’Europa, con tre milioni d’iscritti. Il 3.12.1906 in Italia nacque il primo contratto collettivo di lavoro, stipulato dalla Fiom, erano assunti in fabbrica solo i lavoratori iscritti al sindacato, che quindi aveva il monopolio del collocamento, come sotto i sindacati fascisti.

Oggi accade che i lavoratori, dopo aver ritirato la delega, continuano a pagare la quota sindacale per circa un anno, il contributo mensile è pari all’1% della paga base; pensionati, disoccupati e cassaintegrati pagano un contributo ridotto, la trattenuta è effettuata dai datori di lavoro. Un referendum radicale l’aveva abolita, ma fu ripristinata dai contratti collettivi, la delega è a tempo indeterminato, cioè non prevede il rinnovo ma è revocabile. La legge 262/ 2006, commissionata al parlamento dal sindacato, come fanno le lobby, prevede che, se un’impresa non versa i contributi al sindacato, li versa al suo posto l’Istituto previdenziale, che si rivale poi sull’impresa debitrice.

Nel 1919 nacque l’assicurazione obbligatoria di vecchiaia, con il metodo della capitalizzazione, nel 1947 l’inflazione e due guerre mondiali, avendo svalutato il capitale accantonato, portò al sistema a ripartizione, poi nacque la pensione di reversibilità a favore della moglie superstite, poi estesa, con sentenza, a favore del marito. Nel 1957 nacque la pensione per coltivatori diretti; con un contributo modesto, si concedeva la pensione a chi raggiungeva i limiti d’età, anche con un solo anno di contribuzione.

Nel 1965 Aldo Moro introdusse la pensione d’anzianità anche per il settore privato, con 35 anni di lavoro. Nel 1967 la pensione era calcolata sulla media degli ultimi tre anni di lavoro, nel 1982 sulla media degli ultimi cinque, poi sugli ultimi dieci. Nel 1973, per la pensione degli statali, erano richiesti 20 anni per i maschi e 14 anni e mezzo per le donne sposate; successivamente, sentenze della Corte Costituzionale, dei Tar e del Consiglio di Stato, favorevoli ad intere categorie di lavoratori, hanno aperto voragini nei conti dello stato.

A parte la reversibilità, alcuni italiani ricevono più di una pensione, nel 1997 la spesa pensionistica era pari al 15% del Pil, dal 2008 è andata a regime la riforma Dini, che richiedeva  per la pensione d’anzianità 57 anni d’età e 35 di contributi o 40 anni di contributi senza vincoli d’età; però alcune categoria privilegiate hanno ancora trattamenti migliori, in violazione dell’articolo tre della costituzione. Oggi l’età media di chi va in pensione è di oltre 60 anni.

A volte in Italia gli scioperi, con la scusa di evitare i licenziamenti, sono stati organizzati dalla confindustria, d’accordo con il sindacato, per ottenere la mobilità lunga e i soldi dallo stato, poi però, ottenuti i soldi, la riduzione di personale è avvenuta ugualmente, magari bloccando il turnover; anche la Fiat aveva fatto un accordo del genere con il sindacato. L’Alfa apparteneva all’Iri, era afflitta da bassa produttività, alta conflittualità ed assenteismo; nel 1986, su pressione del sindacato, l’azienda in crisi fu ceduta alla Fiat, che fu preferita alla Ford che aveva fatto un’offerta migliore, ma la Ford ventilava una riduzione di personale.

L’Alfa fu quasi regalata al gruppo Fiat, dal 1989 la Fiat iniziò a ridurne il personale, con pensionamenti, dimissioni incentivate e cassa integrazione; nel 1997 i dipendenti rimasti erano 4.000, rispetto ai 20.000 al tempo delle trattative con la Ford. Nel 2002 la produzione automobilistica restante dell’Alfa fu trasferita a Torino ed i lavoratori rimasti furono messi in cassa integrazione straordinaria.

I lavoratori dell’Alfa non sarebbero stati mai colpiti da disoccupazione, perché la zona aveva fame d’operai qualificati, però i sindacati volevano soluzioni collettive, volevano la cassa integrazione, volevano conservare la produzione automobilistica e volevano che l’azienda appartenesse ad italiani. Nel luglio del 2003 gli operai d’Arese erano ancora 800, volevano restare insieme e continuare a produrre automobili; fu firmato dai sindacati un accordo che previde la produzione di mezzi di trasporto ecologici, come quelli ad idrogeno, che però non ebbe seguito. Il 27.7.2003 il tribunale di Milano ordinò la riassunzione di lavoratori messi in cassa integrazione irregolarmente, però i posti non c’erano più.

Nel 2004 dai cassaintegrati fu respinta un’offerta di 200 licenze per taxi, da parte del comune di Milano; i sindacati erano anche contro il progetto d trasformare l’area in polo per interscambio merci, dicevano che avrebbe fatto aumentare l’inquinamento atmosferico. Un’impresa di rottamazione s’impegnò ad assumere 70 operai di Arese, per il recupero dei metalli dello stabilimento, poco dopo, due terzi di loro si dichiarò inidoneo al lavoro, per disturbi fisici comprovati da certificati medici, gli altri concordarono dimissioni incentivate; gli inidonei ricorsero al giudice, per conservare il posto ed essere pagati senza lavorare, alla fine anche loro accettarono l’esodo incentivato.

La cassa integrazione fu prorogata per tutto il 2004, la regione varò per i cassaintegrati un programma di formazione professionale, assieme ad un’indennità regionale, la Fiat mise a disposizione, per chi dava le dimissioni, 20.000 euro.  Il sindacato chiedeva all’amministrazione pubblica di obbligare le imprese ad investire in progetti da esso approvati, comunque, i lavoratori schivavano le nuove proposte di lavoro. I sindacati non volevano lasciare ai padroni la scelta se la fabbrica doveva rimanere aperta o doveva chiudere e non volevano chiudere industrie che avevano una tradizione, ripetevano: “No ai licenziamenti”, anche per le aziende in dissesto; per essi il rilancio della Fiat passava per lo stato, perciò lo stato concedeva aiuti alla Fiat.

La Gran Bretagna, a metà degli anni 80, chiuse i suoi stabilimenti automobilistici, in grandi difficoltà, e si aprì al capitale straniero, poi tutti i maggiori gruppi automobilistici del mondo aprirono stabilimenti nel paese, che oggi produce un milione e mezzo di vetture l’anno. La Nissan voleva produrre ad Arese, per le sue infrastrutture e perché l’Italia era in zona euro, a causa delle pregiudiziali sindacali, alla fine decise di andare in Gran Bretagna, dove ha preteso la fine degli scioperi, maggiore flessibilità, maggiore produttività, ha voluto anche un arbitrato interno   per le controversie di lavoro. L’Iri, cessata nel 2002, aveva rifiutato di cedere l’Alfa Romeo alla Ford, anche per non creare concorrenti interni alla Fiat.

Nel 1999 Nissan e Renault si accordarono, formando il quarto gruppo automobilistico del mondo, le paghe degli operai inglesi della Nissan erano mediamente il doppio di quelle italiane; gli operai avevano una previdenza integrativa e un’assicurazione sanitaria aziendale, il lavoro straordinario era pagato con una maggiorazione del 50%. Sarà per questi meccanismi perversi che oggi i metalmeccanici italiani si lamentano che le loro paghe sono le più basse d’Europa, inoltre, in Italia, un quarto della forza di lavoro, a causa di rigidità e distorsioni di mercato, è fatta di disoccupati permanenti e di lavoratori in nero.

Negli anni novanta la Fiat aprì a Melfi, in Basilicata, uno stabilimento automobilistico di 10.000 dipendenti, altamente automatizzato; ben resto ci furono conflitti contro il lavoro notturno e per la parità salariale con il nord, dove la vita era più cara. Nel 1983 a Detroit la General Motors si accordò con la Toyota per produrre un’utilitaria che fu un successo commerciale, in precedenza anche questa azienda aveva sofferto di crisi, con rigidità produttiva ed assenteismo.

Alla General Motors ci si accordò per la flessibilità e la riduzione del salario fisso, collegando la retribuzione alla produttività, prevedendo la partecipazione degli operai agli utili, si accettò anche il giusto motivo nei licenziamenti; furono previsti premi collettivi e individuali, gli ambienti di lavoro furono climatizzati, un rappresentante sindacale era presente ad ogni livello decisionale. I giapponesi della Nissan erano orientati per Arese, però volevano un contratto aziendale indipendente da quello nazionale, mano libera nella selezione del personale, la rinuncia allo sciopero, volevano che le controverse di lavoro si decidessero in sede aziendale, con un collegio arbitrale.

A causa dell’atteggiamento del sindacato, l’accordo sfumò ed i giapponesi abbandonarono l’Italia per la Gran Bretagna; i giapponesi furono previdenti, i dipendenti dell’Alfa avrebbero avrebbero potuto fare loro causa, rivendicando la differenza tra minimi retributivi del contratto nazionale e la retribuzione aziendale ed il tribunale avrebbe accolto la loro richiesta. In Italia, i contratti collettivi sono efficaci anche per i non iscritti ai sindacati ed il contratto collettivo non è derogabile dall’azienda, mentre quello aziendale, sul piano salariale, ha meno peso che all’estero.

Con un fisco più leggero e senza queste rigidità, tante imprese emergerebbero dal lavoro nero, tante imprese lo farebbero volentieri, perché le imprese che lavarono in nero crescono poco; però  sindacato e partiti sono sordi a questi argomenti. Nelle compagnie aeree straniere lo sciopero è raro, invece all’Alitalia si è scioperato spesso e la società è stata in bancarotta, il sindacato non voleva che fosse liquidata, vi si scioperava anche mettendosi in malattia, con regolare certificato medico. Per la vendita dell’Alitalia, i sindacati, come hanno fatto con l’Alfa, hanno posto condizioni che hanno fatto scappare gli acquirenti.

Questi dipendenti ricattano stato, azienda e utenti, che soffrono per i disservizi, con danno per il turismo; anche se bisogna affermare che, in Italia i datori di lavoro, in tutti i settori, seguendo una consuetudine ed una ritualità, ritardano il rinnovo dei  contratti di lavoro, favorendo così gli scioperi. All’Alitalia, azienda che ha sede alla Magliana, a Roma, piloti e hostess guadagnano più della concorrenza ma lavorano meno, l’azienda è stata travolta da scioperi, eppure nel 1995 era la terza compagnia d’Europa;  accumula perdite e debiti, però trasporta gratis parlamentari e papa.

L’Alitalia ha un alto livello di sindacalizzazione, ha cancellato voli, non ha rinnovato il parco aerei, i suoi dirigenti sono soggetti al sindacato; parte del personale opera a Roma, pur risiedendo a Milano, il che fa aumentare le spese, l’assenteismo è più elevato che nelle altre compagnie. All’Alitalia i passeggeri trasportati per dipendenti sono molti meno che all’estero, nei salari spiccano indennità, premi di puntualità e spese per trasferte; dipendenti, familiari e pensionati acquistano i biglietti con lo sconto. I sindacati hanno fatto fallire gli accordi per una fusione di Alitalia con Air One, KLM, Lufthansa, Aeroflot e Air France.

Alla Banca d’Italia, Mario Draghi voleva ridurre le filiali, riciclando gli impiegati in eccesso negli uffici regionali, il sindacato reagì con uno sciopero; il tasso di sindacalizzazione è dello 75% e un dipendente vi costa 2,8 volte più che nell’industria, invece in  Inghilterra il rapporto è 1,4. La Banca d’Italia ha 138 dirigenti per milione di abitanti, contro i 63 della Spagna. Nelle assunzioni della Banca d’Italia sono favoriti i figli dei dipendenti, i dipendenti sospesi dalla retribuzione, a causa di comportamenti illeciti, hanno diritto ad un assegno di mantenimento, a carico del fondo pensioni; il cassiere trasferito ad altra mansione conserva l’indennità di cassa.

Tutti hanno diritto ad un’indennità di residenza, maggiorata per i coniugati; tra le voci della retribuzione, spiccano un’indennità di presenza, un’indennità di rappresentanza, l’assegno di reggenza,  l’indennità forfettaria, quella per la sede disagiata, le maggiorazioni per le prestazioni notturne e il rimborso  per le spese di trasferimento, con il contributo al canone di locazione. Le pensioni sono privilegiate ed in deroga alla riforma Dini.

La Banca d’Italia ha 106 filiali per 110 province, mentre la Banca d’Inghilterra 11; svolge il servizio di tesoreria provinciale per lo stato e per altri enti locali, non è più istituto di emissione ed ha rinunciato volontariamente a controllare le banche ordinarie anche perché, altro caso di conflitto di interesse, è controllata dalle banche. Il governatore Mario Draghi voleva tagliare 30 filiali e creare una sola filiale per regione, perciò  esplose la protesta di dipendenti, sindacati, dirigenti, assessori, sindaci, presidenti provinciali, parlamentari e prefetti; per Cuffaro queste filiali erano presidi occupazionali e perciò andavano tutelati, anche Padoa-Schioppa voleva portare le filiali della Banca d’Italia a 80, ma i sindacati giudicarono la proposta irricevibile.

L’Enav, ente di controllo al volo, per volontà dei sindacati, pratica all’interno dell’azienda una selvaggia lottizzazione; ha 134 sindacati e 3000 dipendenti. Cinque iscritti ad un sindacato in sciopero hanno fatto cancellare 320 voli in un giorno; prima di andare in pensione, i suoi dipendenti sono tutti promossi, con lo scopo di incassare una pensione più alta dall’Inpdap, in contrasto con la legge Dini e con l’articolo tre della costituzione.

Questi controllori del volo, quasi tutti aderenti ad un sindacato, fanno 37 ore di lavoro la settimana e, se lavorano la notte,  hanno diritto al riposo compensativo, costano in media 100.000 euro l’anno. Mentre all’estero non scioperano, dal 2003 al 2006 in Italia hanno scioperato 153 volte, facendo cancellare tanti voli. All’inizio degli anni ’80, in Usa scioperarono 12.000 controllori di volo e Ronald Reagan li licenziò tutti; i dipendenti Enav hanno ricevuto biglietti Alitalia, a metà prezzo, in cambio della promessa di garantire la regolarità della partenza dei voli Alitalia, ciò era lesivo verso le altre compagnie.

L’Enav è diventato il monumento del sindacato in carriera, i suoi dirigenti sono tutti di origine sindacale e rappresentano le varie sigle sindacali. Negli aeroporti, gli uomini radar hanno grande potere, l’Ente Nazionale Assistenza al Volo ha come presidente un sindacalista della CGIL. Gli stipendi degli uomini radar sono aumentati del 14% l’anno, anche in tempo di bassa inflazione, la stessa generosità è prevista per i dirigenti e i consiglieri di amministrazione.

Nel 1999 il presidente Mancini trasformò 16 contratti di lavoro part-time all’Enav in assunzioni a tempo indeterminato; un informato giornalista del Corriere della Sera denunciò che i beneficiari del provvedimento erano tutti figli di dirigenti dell’ente; l’Enav è diventato un mostro do cooptazione. In compenso, è finita la pacchia dei biglietti aerei in omaggio per i dipendenti e i loro familiari, anche perché gli uomini radar non garantiscono la puntualità degli aerei.

Le ferrovie sono scosse da scioperi senza sosta, invece  nelle ferrovie svizzere lo sciopero è raro, i ferrovieri svizzeri sono pagati il doppio dei loro colleghi italiani; in Svizzera, su ogni treno, c’è un solo macchinista, in Italia due. Nelle ferrovie svizzere esiste la tregua sindacale, invece in Italia, la guerra perpetua; con tante sigle sindacali, le agitazioni sono frequenti. L’azienda  delle ferrovie ha tagliato l’organico del personale del 37,5%, però ha 90.000 dipendenti, tutti sindacalizzati; i biglietti costano meno del resto d’Europa, ma i treni sono più lenti, più sporchi e non sono puntuali.

Da Milano a Torino si impiegano 45 minuti più che nel 1939, da Milano a Roma 51 minuti più che nel 1987; l’azienda è perennemente in deficit, con tante assenze per permessi sindacali retribuiti. Vi si sciopera 166 giorni l’anno, anche se su tratti regionali; per condurre il treno si usano due macchinisti, in Europa uno. Nelle ferrovie si lavora 36 ore la settimana, invece l’orario francese è flessibile e annuale, i ferrovieri tedeschi sono soggetti al lavoro notturno quando è loro richiesto; invece gli italiani hanno diritto a riposi compensativi ed a  premi di percorrenza. I sindacati sono contro la liberalizzazione dei binari, perché i privati vi applicherebbero il contratto di lavoro degli autoferrotranviari che  costa meno.

L’Inps ho l’80% di iscritti al sindacato, tra i dirigenti la percentuale è del 100%, l’assenteismo arriva all’30%, il sindacato difende tutti i suoi iscritti, senza distinzione. In Italia, un quarto dei processi civili è a carico dell’Inps che, senza effettuare controlli, ha pagato pensioni anche ai defunti; l’Inps distribuisce buoni pasto e incentivi anche ai dipendenti impiegati a tempo pieno nel sindacato.

I magistrati arrivano ai vertici degli uffici appoggiati dai segretari di partito o dal sindacato di appartenenza; i posti di sostituto procuratore sono lottizzati in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna componente sindacale. Il 60% dei magistrati, per la nomina ai vertici degli uffici direttivi, considera decisiva l’appartenenza al sindacato; ai vertici della Cassazione, della Corte d’Appello e del Consiglio superiore della magistratura si arriva attraverso i sindacati; chi non s’iscrive stenta a fare una rapida carriera.

Vi è la fuga dei magistrati dalle regioni meridionali, dove sono inviati gli uditori in prima nomina, poco esperti, che possono chiedere il trasferimento dopo due anni; così lo stato ha abbandonato queste regioni alla criminalità. Nel 1999 D’Alema, per la riforma delle pensioni, chiese ai giudici un contributo di solidarietà e perciò scoppiò il putiferio, le loro pensioni non si potevano toccare, farlo significava attentare all’indipendenza della magistratura; i sindacati dei magistrati fino ad oggi hanno impedito il ritocco delle loro pensioni d’oro.

Nel 1999, all’Opera di Roma, il maestro Giuseppe Sinopoli gettò la spugna perché sul suo progetto non c’era il consenso sindacale, in quattro anni avevano fatto la valigia sei soprintendenti; sette sindacati si spartiscono i 501 dipendenti del teatro. Sinopoli voleva moltiplicare le rappresentazioni perché le soste di 21 giorni, tra una rappresentazione e l’altra, erano troppo lunghe, voleva raddoppiare l’orchestra, facendo anche assunzioni all’estero, voleva sostituire degli orchestrali inadeguati, perciò fu accusato di prevaricazione e autoritarismo.

Alla Scala ci volle l’autorevolezza di Paolo Grasso per convincere i sindacati a non opporsi alla cessioni dei diritti televisivi per l’Otello. Le poste, divenuta una spa, hanno 154.000 dipendenti, l’80% di essi sono iscritti al sindacato, soprattutto Cisl, le lettere disguidate o smarrirete sono tante; vi si lavora 36 ore alla settimana, con in media 21 giorni di assenteismo l’anno a testa,  l’azienda ha cercato di combattere il costume con un’indennità di presenza.

E’ probabile che le recenti prese di posizione dei ministri Gelmini e Brunetta e certi contenuti dell’attuale finanziaria del settembre 2011 siano dovuti anche a questi fatti, oltre che alla volontà di compiacere l’Europa, che è il moderno dogma; per l’Europa facemmo altre precedenti dolorose manovre di bilancio, anche per avere l’onore di far parte del discutibile club dell’euro. Ormai il sindacato è una lobby potente, una federazione di corporazioni, e un potere non costituzionale che condiziona gli altri poteri e punta ai privilegi e al potere.

Gli operai sono per il sindacato solo di peso e sono un residuo delle sue antiche lotte, il sindacato preferisce l’accordo sottobanco con gli altri poteri, è accaduto anche negli altri paesi; aveva promesso la tutela, la salvezza, la difesa e la sovranità dei lavoratori, che invece non sono garantiti da infortuni sul posto di lavoro e hanno lavori precari e poco garantiti. Anche la chiesa ha avuto questa evoluzione, aveva promesso il ritorno di Cristo, la salvezza e il regno di Dio, invece si fece il suo reame e puntò al potere e ai privilegi.

 Nunzio Miccoli – www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 Fonti:

“A cosa serve il sindacato”  di Pietro Ichino – Mondadori Editore,

“L’altra casta”  di Stefano Livadiotti – Bompiani Editore,

“Lo spreco” di Gian Antonio Stella – Mondadori Editore,

“Guai a chi li tocca” di Antonio Galdo – Mondadori Editore,

“La casta” di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella – Rizzoli Editore,

“Sprecopoli”di Maio Cervi e Nicola Porro – Mondadori Editore,

“La deriva” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo – Rizzoli Editore.

 Torna su

LE DUE ITALIE

 Con altri miei articoli, ho evidenziato che il Mezzogiorno d’Italia fu conquistato dal Piemonte http://www.viruslibertario.it/Storia.htm#conquista-mezzogiorno

 e fu sottoposto a uno sfruttamento coloniale, privato di risorse, di oro, impianti industriali, soggetto a maggiori tasse e a meno investimenti; questa politica è stata attuata da tutte le potenze coloniali, Venezia lo fece con l’oriente, Napoleone I con Venezia, perché gli stati, dopo aver sfruttato i loro sudditi, mirano a sfruttare quelli di altri paesi.

Il Piemonte estese al sud le se leggi e il suo statuto e Vittorio Emanuele II preferì non chiamarsi Vittorio Emanuele I, per ricordare la continuità del regno piemontese, ampliato nei suoi confini, perché l’Italia unita non era stata voluta dagli italiani, ma era nata da guerre di conquista, esattamente come Francia, Spagna, Germania e Inghilterra; la sovranità del popolo e l’autodeterminazione dei popoli sono solo delle chimere.

Dopo l’unità, avvenuta nel 1861, iniziò l’impoverimento progressivo del sud, prima di allora Napoli non aveva più poveri di Londra o Parigi e il sud non era più povero del nord, la Sardegna, territorio del Piemonte, era poverissima; la conquista del regno di Napoli da parte del Piemonte si fece in accordo con mafia e camorra, alcuni loro esponenti ebbero posti in parlamento, riconoscimenti e furono loro intestate piazze e strade.

Dopo l’unità, come ha ricordato Salvemini, Giolitti (1889-1921), per ampliare la sua maggioranza di governo, consegnò il controllo del territorio del Mezzogiorno alla mafia, dove crebbe povertà ed emarginazione e poi emigrazione; il fascismo, con il prefetto Mori, distrusse la bassa mafia e si alleò con l’alta mafia che divenne fascista. Dopo la seconda guerra mondiale, si è cercato con alcune leggi di aiutare il sud, anche se con poco successo, il caso più rappresentativo è stato la Cassa del Mezzogiorno, sicché il distacco tra nord non si colmò e crebbe.

Comunque crebbe l’assistenzialismo a favore del sud, oggi sembra che lo stato, per clientelismo, solidarietà o senso di colpa verso il sud, voglia aiutare il sud, sembra voler percorrere la strada contraria, però commettendo, come vedremo, altri errori, cioè soffocando la parte produttiva del paese, con il conseguente declino dell’Italia e il rischio che il paese si spacchi di nuovo o si disintegri.

I militanti di partito o di religione, come fanno gli avvocati, riescono a vedere solo le ragioni di una parte, non riescono a ccogliere contemporaneamente le ingiustizie passate fatte al sud e quelle di oggi fatte al nord; ogni anno, 50 miliardi di euro sono trasferiti dal nord produttivo al Sud, più Abruzzo, Umbria, Lazio, Val d’Aosta e Trentino Alto Adige; queste due ultime regioni non abbisognano di aiuto, ma sono state tenute nello stato concedendo loro privilegi economici.

A causa della solidarietà e degli squilibri territoriali, nei diversi territori, è diverso il reddito prodotto da quello ricevuto, è diversa l’evasione fiscale e sono diversi gli sprechi dell’amministrazione pubblica, è diverso il tasso di parassitismo e diverso il principio di responsabilità personale; i furbi e le distorsioni esistono anche al nord. Già Adamo Smith, Ricardo e Marx distinguevano i settori economici produttivi da quelli improduttivi, per Marx i produttori erano solo i lavoratori manuali e i tecnici, a quali era sottratto il plus valore o profitto dal capitale.

Secondo questa tesi, sarebbero improduttivi i lavoratori pubblici e gli addetti ai servizi, che non producono veramente valore aggiunto. Sarebbe però opportuno includere tra i lavoratori produttivi, operati, tecnici, agricoltori, artigiani e piccoli imprenditori che lavorano nell’’impresa; comunque, archiviato Marx, che fece sentire la sua voce nel 1848, dal 1870 si cominciò a ritenere che il fondamento del valore non era la produzione, ma l’utilità, ben presto la finanza si sarebbe posta al vertice del sistema.

Prima degli anni 1930, Keynes divise il reddito tra consumo e risparmio, che si traduceva, con l’intermediazione dei mercati finanziari in investimento; negli anni 1940 fu elaborata la contabilità del reddito nazionale, la quale, con una finzione, attribuì alla pubblica amministrazione la capacità di produrre valore aggiunto, valutato soprattutto in base al costo dei suoi dipendenti e non in base al valore dei servizi resi, il che avrebbe richiesto di tener conto degli sprechi.

Sommare settore produttivo e settore improduttivo, redditi originali e redditi derivati, non consente di cogliere il parassitismo di sistema; purtroppo in Italia, grazie al clientelismo, manca una vera eguaglianza delle opportunità, inoltre, in nome dell’eguaglianza, divenuta falso idolo, si deroga al principio d responsabilità. Tuttavia, la solidarietà non può essere incondizionata o illimitata, non si deve alimentare una cultura illimitata dei diritti, ignorando i doveri, l’eguaglianza senza merito conduce all’irresponsabilità e all’annichilimento della produzione.

In Italia la diminuzione del consumo delle famiglie è in atto dal 2002, anno d’introduzione dell’euro, per avere questo discutibile beneficio dovemmo pagare con una pesante manovra economica; grazie all’immigrazione, la popolazione aumenta più velocemente del consumo, il reddito nazionale ristagna e quello pro capite diminuisce; le famiglie hanno compensato il minor reddito, riducendo risparmio e numero dei figli.

In passato, l’aumento dei salari e delle pensioni maggiore dell’inflazione o del reddito nazionale poteva provocare disoccupazione, oggi però, i prezzi reali aumentano più dei salari medi e delle pensioni, ma l’occupazione non aumenta perché la domanda è fiacca; è da considerare però che anche l’allungamento dell’orario di lavoro e l’aumento di produttività, in presenza di domanda debole, favoriscono la disoccupazione. La produttività abbassa i costi ma non crea posti di lavoro.

Anche la pubblica amministrazione produce qualche cosa e fa investimenti, anche se a costi esorbitanti, inoltre il prodotto pubblico è valutato al costo dei servizi, invece per Marx il valore-lavoro era insito in una merce, un concetto più accettato dai veri produttori. Un sistema economico soffoca quando il tasso di parassitismo sale troppo e l’evasione fiscale, che include anche l’elusione o evasione legale, patrocinata dallo stato a favore degli amici, fa salire la pressione fiscale sull’economia regolare.

Le stime sull’economia sommersa risalgono al 2006 e, diversamente che in Usa, non tengono conto dell’economia illegale e criminale; in generale, a parte i grandi evasori e gli evasori totali d’imposte sul reddito, l’oppressione fiscale e l’esosità fiscale vessatoria, riducono la fedeltà al fisco. Servizi pubblici scadenti erogati al sud sono valutati al costo e il livello dei prezzi è diverso nelle varie zone, però i consumi si possono valutare solo conoscendo il livello locale dei prezzi, pertanto, andrebbero svalutati e rivalutati in Italia e nel mondo, assieme al reddito pro capite.

Secondo Banca d’Italia e Istat, in Italia del nord il costo della vita è di circa il 20% superiore; il prodotto nazionale è pari a consumi più investimenti, che sono pari al risparmio, più spesa pubblica totale, più esportazioni, meno importazioni. I consumi collettivi sono dati da difesa, giustizia, ordine pubblico e amministrazione, quelli individuali da sanità e istruzione, i primi sono afferenti allo stato minimo e i secondi allo stato sociale.

Le prestazioni della pubblica amministrazione sono gratuite, quasi gratuite o a pagamento, la spese sono divise in spese correnti e spese per investimenti; a parte gli interessi sul debito pubblico, il bilancio dello stato può avere un disavanzo anche nelle parti correnti; i servizi gratuiti sono valutati al costo, senza tener conto di sprechi e di dissipazione di risorse. Lo spreco è mediamente pari al 25% della spesa, cioè 70 miliardi di euro, nei lavori pubblici, che non rientrano nelle partite correnti, lo spreco è maggiore e può arrivare al 300%.

Sono soggetti a tassazione i redditi primari market e i redditi derivati degli stipendi della pubblica amministrazione, sui quali non si può evadere; tra le spese c’è il servizio del debito pubblico. Il tasso di parassitismo e lo spreco sono notevoli, però lo stato produce servizi che sono reddito vero, ma lo spreco di risorse ne riduce notevolmente il valore. Nei primi anni settanta, il debito pubblico è esploso, nel 2006 il pil per abitante in Lombardia era pari a 30.000 euro, in Calabria, Campania e Sicilia, le regioni mafiose, era pari a 13.000 euro, la media nazionale era di 22.000 euro.

Nella formazione del reddito, il peso della pubblica amministrazione è maggiore al sud che al nord, ad esempio è il 27,2% in Sicilia e il 9,9% in Lombardia, però il prodotto della pubblica amministrazione andrebbe rettificato in base al tasso di spreco. Nel 1861 il divario tra nord e sud o era inesistente o era molto minore dell’attuale, forse era del 10%, mentre ora è del 40%, il divario si ridusse solo dal 1952  al 1975.

Le differenze di reddito tra nord e sud non sono dovute alla struttura demografica, la popolazione più vecchia è in Liguria e non al sud, ma sono dovute a basse produttività e occupazione, la produttività del Mezzogiorno è l’82% di quella del centro-nord e il suo tasso d’occupazione è del 64%. Già negli anni 1880 Giustino Fortunato parlava di due Italie, però nemmeno gli altri grandi paesi sono omogenei; in Italia i redditi da lavoro dipendente rappresentano l’85% del prodotto della pubblica amministrazione.

La pubblica amministrazione produce beni il cui valere va rettificato con il tasso di spreco, che va dal 2,8% in Lombardia al 50% di Sicilia e Calabria, in media in Italia il 26,12%, cioè 69 miliardi; la spesa dei servizi al sud è del 13% superiore che al nord, ma la qualità è inferiore del 30%; i settori parassitari si fanno forti dei rapporti con la politica e la mafia. Dal 1975 al 2000 in Italia il reddito pro-capite, grazie al meccanismo della svalutazione competitiva della lira o per ovviare al deficit della bilancia valutaria, aumentò, anche se in misura minore che al tempo del miracolo.

Nel 1992 il paese subì la finanziaria di 90.000 miliardi di lire di Amato, nel 1997, sotto Prodi e Ciampi, si chiesero altri sacrifici, altri se ne chiesero nel 2002; il miraggio era sempre l’Europa che doveva sanare i nostri mali, mentre l’Italia era incapace di riformarsi da sola. Da allora la produttività non cresce, i consumi sono fermi, il risparmio diminuisce e aumenta solo l’occupazione straniera.

Dal 1998 al 20906 il risparmio è crollato dal 34,9% al 18,1%, mentre la spesa pubblica e le tasse sono un freno sempre maggiore allo sviluppo; all’inizio degli anni settanta il debito pubblico aumentò e nel 1992 arrivò al 120% del Pil, in quell’anno ci fu mani pulite, il crollo della lira e la manovra Amato. Nel 2008 le uscite della pubblica amministrazione, tenuto conto degli interessi, arrivaro no al 51,1%.

Con una sana politica di bilancio e un bilancio dello stato in pareggio, si potrebbe rientrare gradualmente nel debito; l’Inghilterra ci riuscì dopo la seconda guerra mondiale, con un debito maggiore del nostro, causato dalla guerra, lo fece con una politica deflazionistica e difendendo anche il valore della sterlina, mentre Francia, Italia e Germania non si sforzarono di difendere il cambio delle loro valute.

Della spesa per la difesa beneficiano solo alcune regioni, come il Friuli, la spesa per pensioni da lavoro, con il sistema a ripartizione, è pagata dai lavoratori, con pochi saldi finanziari regionali; le pensioni d’invalidità e le indennità di accompagnamento del sud rivelano un’assistenza nascosta e sono attivi finanziari per il sud, gli interessi sul debito sono riscossi soprattutto al nord. Praticamente, il sud è avvantaggiato dalle pensioni sociali, il nord dagli interessi sul debito, pari a 70 miliardi di euro annui.

Il saldo di questi movimenti finanziari è a vantaggio del nord, che beneficia anche degli investimenti della mafia, mentre, con la tassazione di solidarietà, trasferisce ogni anno 50 miliardi di euro al resto d’Italia; lo spreco annuo di risorse da parte della pubblica amministrazione, a vantaggio soprattutto del sud, arriva a 70 miliardi di euro. L’Italia non sembra proprio un’impresa bene amministratata.

Se si dividesse l’Italia in due, accollando al nord interessi sul debito pubblico e separando la gestione previdenziale, il sud, purgato della mafia, potrebbe decollare; il sud, avendo pochi pensionati da lavoro, mettendo in regola i suoi lavoratori, avrebbe contributi più bassi e perciò costi di lavoro più bassi. Il sud e il nord ne guadagnerebbero anche a uscire da Unione Europea e dall’euro, ma non si sa se si possa fare o se, per farlo, bisogna fare una guerra.

La Lombardia ha un tasso di parassitismo del 15% e la Sicilia del 45%, parassitismo significa trasferimento di risorse da alcune regioni ad altre, ne beneficiano le regioni del sud ma anche le regioni a statuto speciale del nord, oltre Lazio, Umbria, e Abruzzo e Liguria; i trasferimenti sono a carico di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Marche, in tutto 50 miliardi di euro l’anno.

A nord però la spesa pubblica procapite è superiore, a causa soprattutto dei redditi derivanti dal possesso di titoli; se però consideriamo solo stipendi e spesa pubblica corrente, al sud è più alta del 10% che al nord, il nord riceve di più in difesa e interessi, il sud in stipendi e sussidi. L’Italia spende tanto in pensioni e poco in ammortizzatori sociali, leggendo le cifre ufficiali, nello stato sociale la Germania spende come l’Italia, mentre la Francia spende di più.

Però in Italia sono spesa sociale anche i dipendenti assunti in soprannumero, ma il fenomeno deve esistere anche all’estero, in Italia la spesa sociale nominale aumenta dal 27,8% del Pil al 30,2% del Pil; a causa di questa correzione, l’Italia si colloca ai primi posti come spesa sociale, anche se ha pochi ammortizzatori sociali. I redditi, cioè il potere d’acquisto, si possono sostenere con l’evasione e l’economia sommersa, che include le attività illegali ancora non censite; l’economia sommersa nel 2006 era pari al 20% circa ed è conosciuta anche all’estero.

Il sommerso del settore mercato è del 21,9%, il tasso di evasione Irap è del 22,9%, dell’Iva del 29,3%, nell’Irpef del 13,5%, il mancato gettito è pari a 125 miliardi di euro, aggiungendo l’evasione contributiva, si raggiunge il 10% del Pil; la resistenza fiscale è del 16% al nord e del 36% al sud e del 46% in Calabria. A causa di questa situazione, il nord sopporta un carico fiscale addizionale, mentre il centro Italia è in equilibrio.

Bisogna distinguere la pressione fiscale ufficiale, che include imposte e contributi, dalla pressione fiscale del settore mercato e tenere conto dell’economia sommersa, inoltre, fino al 2007 l’Istat non includeva il sommerso nella stima del PIL. Si dice che nel 2006 l’Italia aveva una pressione fiscale del 43%, dato destinato ad aumentare di due punti con la recente finanziaria del 2011 impostaci dall’Europa; poiché l’economia sommersa non paga tasse, quella emersa, secondo l’Agenzia delle Entrate, paga una maggiore imposizione di 10 punti.

Il sommerso è pari al 20% del Pil e perciò, riducendo proporzionalmente il reddito nazionale, rivalutato dall’Istat con i dati del sommerso, la pressione reale arriva al 54% contro il 48% dei paesi scandinavi; il paese che ha ufficialmente la pressione fiscale più alta è la Danimarca, con il 48,9%. Però la correzione va fatta anche agli altri paesi, non bisogna accusare sempre gli italiani, perché anche la Svezia ha un sommerso del 18,3%, perciò passa al 59% e la Danimarca al 59,1, l’Italia si attesta al 58,3, cioè al terzo posto.

Senza questa correzione, l’Italia sarebbe al sesto posto, superata anche dalla Francia, hanno bassa pressione fiscale Regno Unito, Stati Uniti e Giappone, il loro differenziale di punti sul Pil con l’Italia, è notevole, in media circa 20 punti, però, è curioso, l’America finanzia i suoi deficit con le rimesse dall’estero e il Giappone fa rimesse in Usa. L’evasione può essere di costume o una reazione alla pressione fiscale.

Quando si evidenzia la maggiore evasione fiscale nel sud, bisogna ricordare che ci sono anche  redditi più bassi, perché ci sono grandi evasori e persone che vivono con 1.000 euro il mese, evadendo le tasse, il governo è tiollerante; però al sud si paga anche il pizzo alla mafia, in Calabria le imprese di una certa importanza o appartengono alla mafia o pagano il pizzo o tassa destinata alla mafia, al sud si pagano anche interessi bancari maggiorati ed è più diffusa l’usura.

Però la mafia ha imparato a investire i suoi profitti al centro-nord e all’estero, queste risorse finanziarie arricchiscono quei territori; lo stato, invece di perseguire i suoi reati, preferisce perseguire il riciclaggio di denaro sporco, che perciò prende la via dell’estero, dove se ne conosce l’origine, ma questo denaro è bene accetto se la mafia non svolge attività criminali; cioè, la mafia, tendenzialmente, delinque in Italia e investe all’estero.

Il prodotto procapite del sud è il 56,9% di quello del nord che scende al 54.4% se si considera solo il settore mercato; nel sud il consumo è aiutato dai trasferimenti statali, dalle spese e dagli investimenti delle famiglie di mafia, dal maggiore indebitamento, utilizzando servizi gratuiti, come le autostrade senza pedaggio, usufruendo d’imposte più basse per il gas; comunque, esiste un ritardo nel Mezzogiorno, oltre che nella produzione, anche nei consumi che però vanno rettificati con il livello dei prezzi, perciò la differenza con il nord è minore.

In generale, le regioni del centro-nord hanno consumi pari al 72% del Pil prodotto, le regioni del sud pari all’80% del Pil prodotto, però le regioni di mafia superano il 100%; comunque, i consumi del sud, in valore assoluto, sono minori del nord, ma il divario nord-sud, espresso in consumi, è minore, cioè è solo del 11,9%; però il divario produttivo resta enorme, mentre i servizi del sud sono più scadenti. Il sud è penalizzato da scarsa produzione, cattiva distribuzione del reddito e cattivi servizi pubblici, ma non è penalizzato nei consumi privati, che sono poco al disotto della media nazionale.

La povertà è distinta in assoluta, quando le famiglie sono impossibilitate ad acquistare un paniere alimentare di sopravvivenza, queste persone in Igtalia sono quasi un milione; un concetto più ampio individua i poveri in quelli che hanno un reddito che è meno della metà di quello medio, queste persone sono pari a 2,5 milioni; una terza categoria di poveri include quelli costretti cronicamente al debito, che sono oltre 10 milioni; in genere, i media italiani parlano di una povertà al 18-20%.

Apparentemente, secondo le varie rilevazioni, la povertà al sud è, in proporzione, da 1,5 a 5 volte quella del centro-nord e perciò nel 2008 il sud ha potuto beneficiare in modo maggiore della social card; però la povertà del sud dipende soprattutto dalla disuguaglianza sociale, massima nelle regioni di mafia, un’altra ragione del basso livello di vita è data dall’insufficienza dei servizi pubblici e dai servizi sociali che dovrebbero aiutare i soggetti più deboli; questo quadro è stato favorito dall attività criminali.

Il Pil non è il solo strumento di misurazione del benessere, bisogna tener conto di servizi, infrastrutture, criminalità e tempo libero, un indicatore del livello di vita potrebbe essere il consumo di energia elettrica in kW delle famiglie. In tutta Italia, ma soprattutto al sud, il valore dei servizi pubblici, tenuto conto del tasso di spreco, deve essere valutato al 30% del costo e non al 100%, il sud ha consumi privati inferiori dell’11,9% rispetto al nord, consumi pubblici inferiori del 29,6%, ma ha tempo libero 5 volte superiore, il che rappresenta un valore che ne eleva il livello di vita.

Parassitismo ed evasione fiscale non sono uniformemente distribuiti in Italia, lo stato centrale ha anche alimentato i privilegi legali, ha una diversa tolleranza verso l’evasione fiscale delle varie regioni; la spesa procapite per i servizi dovrebbe essere uguale, i costi standard dei servizi devono indirizzare le risorse destinate alle regioni dallo stato, che oggi trascura anche investimenti pubblici e ricerca. Ci sono regioni che ricevono un’ipersolidarietà, regioni assistite oltre il merito e regioni spogliate; oltre il sud, regioni aiutate sono Umbria, Lazio, Abruzzo e quelle a statuto speciale del nord che non lo meriterebbero.

Il centro Italia è complessivamente in equilibrio tra dare e avere, il nord cede 50,6 miliardi di euro l’anno, a vantaggio delle altre regioni, spendono troppo le regioni a statuto speciale del nord, il Lazio e la Sicilia. Dopo gli anni 1880, in era giollittiana, Pantaleoni, Nitti e Fortunato avevano evidenziato che il sud era vessato dalle tasse e beneficiava di minore spesa pubblica, come fosse una colona; oggi il quadro si è ribaltato, rischiando però di disincentivare la produttività del sistema.

L’Italia è sulla via del declino, la produttività ristagna, occupazione, pressione ed evasione fiscale sono alte, i servizi sono inefficienti, non si fa ricerca, non si premia il merito, i consumi diminuiscono, la criminalità governa e la classe politica è dominata dall’immobilismo, è incapace o non vuole riformare. Il federalismo potrebbe essere un’occasione, però un federalismo malfatto potrebbe far aumentare le tasse locali, perché la classe politica non è interessata a razionalizzare la spesa.

Un federalismo malfatto farebbe aumentare la spesa pubblica, che ostacola i produttori, il parassitismo soffoca la crescita e ostacola la corretta distribuzione del reddito; nel 1902 Vilfredo Pareto diceva che la spoliazione distrugge la ricchezza e porta alla rovina un paese. I territori che vivono di trasferimenti possono soffocare quelli che producono, non hanno interesse a cambiare perché il divario tra nord e sud e dovuto solo alla produzione e non al livello dei consumi o al livello di vita.

Perciò il sud e la sua classe dirigente non hanno interesse a cambiare le cose, il sud è diventato il beneficiario di un enorme apparato burocratico-clientelare che sta spegnendo le energie produttive del paese. Nel 1992 ci furono mani pulite, il crollo della lira e la maximanovra Amato, nel 2002 ci fu un’altra manovra per entrare nell’euro, nel 2007, sotto Prodi, ci fu un’altra crisi e una nuova manovra; dopo la guerra fu la ricostruzione e l’Italia ha conosciuto il miracolo economico solo dal 1958 al 1963.

Le regioni in debito dovrebbero sperimentare i vantaggi di un cambiamento, il federalismo fiscale potrebbe salvare anche il Mezzogiorno, che potrebbe trattare con lo stato una riduzione temporanea delle tasse, favorendo l’emersione di attività sommerse e puntando a ridurre le imposte sulle società Irap e Ires; bisogna aiutare di più i più capaci e meritevoli negli studi, combattere la piaga dei falsi invalidi, creare asili nido e potenziare gli ammortizzatori sociali.

Purtroppo il federalismo dovrà tenere conto più dell’autoconservazione del ceto politico che delle aspirazioni dei cittadini e così il sacco del nord continuerà, con il declino del paese. Le riforme ulteriori delle pensioni e del mercato del lavoro non sono urgenti, perché la gestione è in equilibrio, non devono servire a mortificare quelli che hanno lavorato una vita e che non sono beneficiari di pensioni d’oro.

Baipassando le statistiche ufficiali che, utilizzate male, sono la moderna forma della propaganda di stato, secondo me, si può dire, per sommi capi, che in materia di trasferimenti finanziari, il nord beneficia maggiormente degli interessi sul debito pubblico e degli investimenti della mafia, mentre il sud beneficia di pensioni sociali e, in generale, dei trasferimenti di risorse tolte al nord dallo stato, anche se in parte dissipate; approssimativamente, il saldo non dovrebbe essere negativo per il nord. Perciò, più che d’impoverimento del nord, causato dal centralismo romano, si dovrebbe parlare di oppressione fiscale del nord produttivo, con scarsi risultati per il paese.

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it

 Bibliografia:

”Il sacco del Nord” di Luca Ricolfi – Guerrini e Associati Editore

 Torna su

LO SCANDALO DELLA BANCA ROMANA

Bernardo Tanlongo aveva abbandonato la scuola a 13 anni, si accostò ai preti e divenne un fattore  di campagna, poi governatore della banca pontificia Banca Romana; prima dell’annessione di Roma all’Italia, Cavour aveva incaricato Tanlongo di corrompere alcuni cardinali. Dopo la prese di Roma,  avvenuta nel 1870, con i suoi favori Tanlongo aveva conquistato Vittorio Emanuele II, politici, nobili e liberali; gestiva la banca giovandosi di amicizie influenti e di corruzione.

La Banca Romana, nata nel 1840, era stato l’istituto di emissione pontificio e aveva commesso molte irregolarità, Gregorio XVI le impedì di emettere denaro oltre la copertura in oro, ma Pio IX  consentì un’emissione illimitata; le irregolarità continuarono dopo il 1870 e  nel 1889 uno scandalo enorme colpì la Banca Romana che fece cadere il governo Giolitti. Comunque, Tanlongo fu anche un capro espiatorio, perché tante eminenti personalità si servivano di lui; poiché la giustizia non è mai uguale per tutti, nel 1894 al processo gli imputati furono tutti assolti e Tanlongo, liberato dal carcere, si ritirò in campagna; evviva l’indipendenza della magistratura.

Dopo l’unità, Tanlongo impedì per diversi anni che alla banca fosse tolto il diritto di emissione, poi conferito in esclusiva alla Banca d’Italia. Tanlongo faceva prestiti sulla base d'amicizia e non di garanzie e pagava consulenze inutili ed elevate ad amici, questo costume è continuato in Italia anche oggi. Di fronte allo scandalo e alle indagini del governo, avrebbe dovuto desistere dallo stampare altre banconote, invece le fece stampare in segreto a Londra in serie doppia; probabilmente aveva avuto il nulla osta dai suoi protettori.

La Banca Romana era legata a parlamentari e capitalisti, i biglietti falsi servivano a fare regali ad amici, a fare prestiti di favore, per l’arricchimento personale e per coprire i deficit della banca; della commissione parlamentare che indagava su questi fatti facevano parte gli economisti Maffeo Pantaleoni e Vilfredo Pareto. Per premiarlo per i suoi servigi, Giolitti convinse il re Umberto a fare Tanlongo senatore.

Tanlongo, grazie ai milioni elargiti, godeva di amicizie e protezioni, la nomina a senatore implicava che i carabinieri non potevano più arrestarlo senza speciale mandato; la relazione sullo scandalo fu presentata al parlamento da Napoleone Colajanni, che fu minacciato dagli amici di Tanlongo di denuncia per calunnia contro le banche. Alla lettura della relazione, Giolitti era muto, Colajanni chiese che la sua relazione fosse pubblicata, ma la proposta non fu accolta dalla camera, fu attaccato da tutti i giornali, che invece avrebbero dovuto informare sui fatti.

Alla fine anche Giolitti fu costretto a nominare una commissione d’inchiesta amministrativa di sette membri, ma l’opposizione abbandonò l’aula, affermando che ne aveva corrotto i membri; per salvare la situazione, Tanlongo propose che la Banca Romana si fondesse con la Banca Nazionale; comunque, la commissione dimostrò che la stampa di banconote in serie doppia, fatta per milioni di lire di allora, durava da venti anni, il che aveva favorito il deprezzamento della lira.

Gli agenti, muniti di ordine di perquisizione, arrivarono nei locali amministrativi della Banca Romana, presero i documenti di Tanlongo e li portarono via, poi distrussero le carte compromettenti e li riportarono a Tanlongo, a disposizione della commissione; per premio, l’ispettore di polizia fu promosso consigliere di prefettura di prima classe. Comunque, Tanlongo fu messo agli arresti domiciliari, vigilato da gendarmi, i potenti gli facevano visita e i gendarmi giravano la testa dall’altra parte.

Tanlongo era difeso dai giornali che vivevano di finanziamenti da parte di privati, fu poi portato in carcere e gli fu data una cella confortevole a pagamento; alla fine, dopo tante bugie, confessò che Giolitti era al corrente di tutto e perciò contribuì alla caduta del suo governo. Giolitti aveva tenuto nascosta la precedente inchiesta Alvisi-Biagini sulla questione, aveva voluto Tanlongo senatore e aveva ricevuto prestiti notevoli dallo stesso; anche il parlamentare garibaldino Rocco de Zerbi aveva ricevuto prestiti da Tanlongo e aveva chiesto a Colajanni di non disfare l’Italia con la sua relazione. Il governo Giolitti cadde alla conclusione dell’inchiesta e al processo gli imputati  furono tutti assolti.

 Nunzio Miccoli -   www.viruslibertario.it; numicco@tin.it

 Fonte:

Storia Illustrata - Volume V - pag. 608-613 – Mondadori Editore.

Torna su

PENSIONI E PRIVILEGI

 In Italia si chiede di allungare la vita lavorativa, anche esibendo false statistiche sull’allungamento della vita, perché l’Inps è ancora attiva, ma da parte di economisti, professori e politici non si chiede di eliminare le pensioni privilegiate; il pensionato più ricco d’Italia prende 90.000 euro nette di pensione il mese, un ex deputato prende la pensione dopo essere stato in parlamento solo un giorno, un ex presidente del consiglio, dopo aver tagliato le pensioni altrui, prende 31.000 euro al mese di pensione, un ex presidente della repubblica prende una pensione netta di 4.766 come ex magistrato, pur avendo svolto quest’attività solo per tre anni; ci sono le baby pensioni, le doppie pensioni, le triple pensioni e le pensioni ai mafiosi che gli americani non corrispondono.

Un dirigente delle Banca d’Italia è andato in  pensione a 44 anni con 18.000 euro netti il mese, un dirigente dello Stato è andato in pensione nel 2009, a 47 anni, e prende 6.000 euro il mese e ora, poiché ha ancora voglia di lavorare, fa l’assessore; un pensionato commesso del senato prende 8000 euro nette di pensione il mese. C’è la bidella pensionata a 29 anni, l’automobilista che prende la pensione per ciechi, ci sono le pensioni per i falsi braccianti agricoli, le false pensioni d’invalidità e le pensioni riscosse dai figli per genitori defunti.

Lo stato ha lasciato intatti i vitalizi, le liquidazioni e le pensioni dei parlamentari e, dopo le ultime riforme delle pensioni, tanti sono riusciti a mantenere i privilegi; i sindacati e gli interessati privilegiati hanno sempre affermato, confortati da alcune sentenze, che i diritti acquisiti non si toccano, ma questi privilegi, che intaccano il principio di eguaglianza, di cui all’art. tre della costituzione, andrebbero invece toccati.

Si approvano leggine che autorizzano superburocrati a intascare pensioni di euro 1.369 il giorno, in Sicilia si va ancora in pensione a 45 anni, però i pensionati al minimo sono stati costretti a restituire all’Inps i soldi ricevuti per sbaglio; le leggi sbagliate vanno cambiate, l’Italia non è uno stato di diritto, c’è chi non riesce ad avere una risposta dalla previdenza, perché non ha santi in paradiso, e chi incassa celermente la pensione a 29 anni.

Oggi in Italia sono erogate 23,8 milioni di pensioni, l’importo medio è di 1.129 euro il mese, però, quando gli esperti invitano a tagliare le pensioni, si dimenticano sempre delle pensioni privilegiate. Mauro Sentinelli, ex direttore generale Tim, incassa una pensione mensile di 90.000 euro, Felice Crosta, ex dirigente della regione Sicilia, 41.600 euro il mese, diritto riconosciuto dalla Corte dei Conti.

Nel 1956 Antonio Segni aveva concesso la pensione di anzianità agli uomini con 25 anni di anzianità e alle donne con 20; nel 1965 Aldo Moro estese la pensione di anzianità anche al settore privato, ma chiese 35 anni di contributi, in compenso, concesse il passaggio dal sistema misto contributivo a quello retributivo. Nel 1973 il governo di Mariano Rumor concesse alle donne la pensione di anzianità con soli 14,5 anni di servizio (le donne si dicono sempre discriminate), perciò, grazie alla ricongiunzione dei contributi, una bidella andò in pensione a 29 anni.

Nel 1992 ci fu la stretta, Giuliano Amato, con la sua riforma delle pensioni, tagliò le pensioni di anzianità, però lui personalmente dall’1.1.1998 incassa una pensione Inpdap di 12.518 euro il mese, come professore universitario, la pensione di parlamentare di 9.363 euro e ha altri incarichi privati, in tutto 30.000 euro il mese. Prima di andare in pensione, aveva anche fatto votare la cumulabilità dell’indennità di ministro con altri trattamenti pensionistici.

Nel 1995 anche Lamberto Dini fece la sua riforma delle pensioni, introdusse il sistema contributivo al posto di quello retributivo e impose il divieto di cumulo per quelli che andavano in pensione dopo di lui; oggi riceve due pensioni private, una come statale e una come senatore, in tutto 40.000 euro netti il mese. Nel 2009 l’età pensionabile è stata agganciata alla speranza di vita, stimata in circa 64 anni nel 2015 e 69 nel 2050, solo gli indovini possono fare queste stime.

Bisogna dire però che oggi, per ovviare agli abusi del passato, si fanno anche statistiche e previsioni false, poiché i contributi lavorativi non sono abbassati, si vuole rendere l’Inps, oggi ancora attiva, malgrado gli allarmismi, impresa economica produttrice di reddito. A causa d’inquinamenti, cattiva alimentazione e farmaci, non si sa quando si vivrà in futuro, 50 anni fa la durata della vita media era statisticamente inferiore perché c’era la mortalità infantile e c’erano i morti in guerra, due categorie che non influivano sui conti dell’Inps, il dato falsato è servito a professori ed economisti per pretendere l’allungamento dell’età per la pensione, ignorando che quando si allunga l’età lavorativa, si blocca il turnover e, poiché l’occupazione non aumenta, i giovani hanno ancora più difficoltà a trovare lavoro.

Luca Boneschi è stato parlamentare per un giorno e dall’età di 44 anni prende la pensione di 7.773 euro netti, la stessa cosa vale per i radicali Piero Craveri e Angela Pezzana, che erano stati parlamentari per una settimana; Pannella aveva inventato il deputato a tempo, uno lasciava e subentrava un altro. Nel 1997 Oscar Luigi Scalfaro si diceva contro le pensioni d’oro, però cumula la pensione da magistrato, pari 4.766 netti al mese, avendo fatto il magistrato solo tre anni, con l’indennità di senatore, pari a 15.000 euro netti il mese; ha ottenuto la pensione da ex magistrato con i contributi figurativi versati dallo stato.

Carlo Azeglio Ciampi, assieme a Romano Prodi, ci traghettò a Maastricht con una manovra economica dolorosissima, riceve l’appannaggio di senatore a vita, una pensione della Banca d’Italia e una dell’Inps, nel 2009 ha dichiarato 687.626 euro come redditi da lavoro dipendente. Andreotti incassa due pensioni, però non risulta che abbia svolto un altro lavoro, Armando Cossutta incassa la pensione Inps, i contributi sono stati versati dallo stato con la legge Mosca, di cui hanno beneficiato sindacalisti e comunisti.

Luciano Violante riceve due pensioni, come ex parlamentare e come ex magistrato, in tutto 16.680 euro il mese, Romano Prodi prende tre pensioni, come ex presidente della commissione europea, come ex parlamentare e come ex professore universitario. L’economista Mario Baldassarre riceve tre pensioni, una parlamentare, una universitaria e la terza di reversibilità della moglie; dal 1994 Duilio Poggiolini, ex direttore generale della sanità, prende la pensione da dirigente ministeriale, più la pensione da professore universitario.

Il comunista Giovanni Russo Spena prende due pensioni, una parlamentare e una universitaria, pari a quasi 8000 euro netti il mese; Publio Fiore, parlamentare DC, ferito nel 1977 dalle brigate rosse e perciò esentato dalle tasse come vittima del terrorismo, prende la pensione Inpdap e la pensione da parlamentare, in tutto oltre 22.000 euro netti il mese. Silvestre Liotta, della DC, prende la pensione da parlamentare e quella da ex segretario dell’Assemblea regionale siciliana, in tutto, oltre 14.500 euro il mese, più due stipendi per altri incarichi, perché si sente ancora giovane.

L’ex sindacalista Sergio D’Antoni, del PD, favorevole al rigore sulle pensioni, ha approvato la riforma che sostiene il principio contributivo, prende la pensione da ex professore universitario, pari a 5.233 euro netti il mese, ma non si sa quando abbia fatto il professore universitario; Carlo Vizzini è entrato in parlamento a 29 anni e prende l’assegno Inpdap come ex professore universitario. Vincenzo Scotti ha una pensione di dirigente industriale e una per aver fatto il sottosegretario senza essere parlamentare, però non si sa quando abbia fatto il dirigente industriale, i suoi contributi figurativi li ha versati lo stato; Clemente Mastella unisce l’indennità di Bruxelles con la pensione di giornalista.

I politici non sono uguali agli altri cittadini, oggi solo loro hanno diritto a cumulare le pensioni, in fondo, le leggi le fanno loro, perciò Franco Marini ha beneficiato della legge Mosca ed ha l’indennità parlamentare e la pensione Inps di 2.500 euro netti il mese. Toni Negri, di Autonomia Operaia, essendo stato 64 giorni deputato, incassa una pensione mensile di 3.108 euro; entrò in parlamento nel 1983, candidato dai radicali per farlo uscire dal carcere, dove era rinchiuso dal 1.979; dopo i 64 giorni da parlamentare, fuggì a Parigi.

Cicciolina, ex pornostar ed ex deputato radicale, prenderà la pensione il 12.11.2011, Irene Pivetti, della Lega Nord, ex presidente della Camera, andrà, in pensione nel 2013 con 6.203 euro netti, più auto con autista; Alberto Asol Rosa, fu parlamentare per 519 giorni, dal 1979 al 1980, e prende 3.108 euro il mese di pensione, così come Rossana Rossanda, deputato per cinque anni, Gino Paoli, Fulco Pratesi, Enzo Bettiza e Claudio Magris. Prendono quasi 9.500 euro di pensione il mese Ciriaco de Mita, Paolo Pomicino, Sergio Mattarella, Vincenzo Visco, Gerardo Bianco, Alfredo Biondi, Valerio Zanone, Antonio Del Pennino, Gavino Angius e Francesco D’Onofrio.

La figlia di Armando Cossutta, Maura, prende 4.725 euro il mese di pensione, per aver fatto per 5 anni il deputato; i parlamentari, quando cessano il mandato, prendono anche la liquidazione, in media 300.000 euro, il vitalizio dei parlamentari non è proporzionato ai contributi versati. Prendono la pensione di palazzo Madama, Luciano Benetton (3.108 euro), Francesco Merloni (9.947 euro) e Susanna Agnelli (8.455 euro). Paolo Prodi, fratello di Romano, prende la pensione dopo 4 mesi da deputato.

Sono pensionati parlamentari il giornalista Eugenio Scalfari (3.108 euro), Vittorio Cecchi Gori (3.108 euro), Franco De Benedetti (6.590 euro), Giuseppe Zamberletti (9.947 euro), Nerio Nesi (4.725 euro), Franco Bassanini (9.947 euro); anche i parlamentari condannati penalmente prendono la pensione, Giancarlo Cito riceve la pensione, nonostante la condanna per associazione esterna alla mafia.

Giuseppe Gambale ottenne la pensione nel 2006, quando aveva 42 anni (8.455 euro il mese), è  pensionato ex parlamentare Vittorio Sgarbi (8.455 euro netti). Dal 1997 però la pensione dei parlamentari scatta a 65 anni, ridotti di un anno per ogni mandato, la riforma decorre dagli eletti nel 2001. Con 20 anni di contributi si può andare in pensione a qualsiasi età; però dal 2007 non si matura la pensione se non si sono fatti almeno 5 anni di mandato, agli altri italiani sono richiesti 40 anni.

Camera e Senato spendono per le pensioni 219 milioni l’anno e ne incassano 15 di contributi, i parlamentari viaggiano gratis anche a fine mandato, i presidenti delle camere hanno macchina con autista, le vedove dei parlamentari hanno diritto alla pensione di reversibilità. Nel settore telefonico, Mauro Sentinelli prende 90.000 euro di pensione il mese, Vito Gamberale 44.000, i pensionati del comparto telefonico hanno notevoli privilegi.

Giovanni Consorte, presidente di Unipol, prende dall’Inps 28.593 euro il mese, Ivano Sacchetti, pure Unipol, 28.560 euro il mese; Lino Benassi, della Banca Commerciale, prende 15.537 euro al mese dall’inps e ha incarichi in 12 società. Cesare Geronzi, presidente di Banca Roma-Mediobanca-Generali, dal 1996 ha una pensione Inps di 22.237 euro, l’ultimo anno di lavoro prese uno stipendio di 3.650.000 di euro e un premio di carriera di 20 milioni; appena andato in pensione a 61 anni, la prima dichiarazione che fece fu: “Bisogna alzare l’età della pensione!”.

In Banca d’Italia c’è chi è andato in pensione a 44 anni, con 18.000 euro mensili, come il professore Stefano Masera che poi passò a Imi, San Paolo, Ferrovie, Fideuram; da ricordare che la Banca d’Italia censura sempre gli sprechi previdenziali a favore dei comuni lavoratori; fino al 1997 in Banca d’Italia si poteva andare in pensione con 20 anni di servizio e a qualsiasi età; con la clausola d’oro, la pensione era agganciata allo stipendio del pari grado in servizio.

Alcuni pensionati della Banca d’Italia non hanno lavorato così tanto come da quando sono in pensione, Mauro Sarcinelli riscuote la pensione mensile da quando aveva 48 anni, oggi è pari a 15.000 euro mensili, quella di Lamberto Dini è di 18.000 euro, quella di Azeglio Ciampi di 30.000 euro. Mario Draghi riceve una pensione Inpdap, assieme ad una retribuzione nettamente superiore a quella dei suoi colleghi europei. Oggi in Banca d’Italia i 20 anni e i 44 sono aboliti, però, per la pensione anticipata, si regalano sei anni e la pensione inps è integrata dalla Banca d’Italia.

Il poliziotto Achille Serra, tra pensione e indennità parlamentare, prende 25.000 euro netti il mese; nel 1997 Andrea Monorchio, ragioniere generale dello Stato, tuonava contro le pensioni di anzianità, a 63 anni è andato in pensione con 10.853 euro netti, però, poiché si sentiva giovane, ha ricevuto altri incarichi presso Eni, Telespazio, ecc. Marco Staderini, da presidente dell’Inpdap affermava che nessuno doveva andare in  pensione prima di 60 anni e se ne andò a 57; Antonio Maccanico, ex segretario del Quirinale e della Camera, ha una pensione mensile di 40.000 euro.

Nelle forze armate il sistema contributivo è stato applicato con 12 anni di ritardo, perché anche i militari sono disuguali, cioè dal 2.007, però l’ex direttore del Sismi, Sergio Siracusa, prende quasi 16.000 euro netti il mese. Da notare che il lavoro svolto da tanti  pensionati privilegiati o meno toglie anche altre occasioni di lavoro ai disoccupati, questo fatto e il blocco del turnover aumenta la disoccupazione che in Italia, grazie alla statistiche false, risulta mimore perché, in mancanza di provvidenze pubbliche, non ci si iscrive nelle liste di disoccupazione .

Elio Catania. direttore generale e presidente dell’ATM di Milano, aveva uno stipendio di oltre 20.000 euro il mese, più la pensione Inps di 12.276 euro il mese; nel 2007 il dirigente di Alitalia, azienda in dissesto, Raffaele Lotito è andato in pensione all’età di 57 anni, con euro 15.158 netti, mentre Fulvio De Masi è andato in pensione con euro 11.157. Luciano Moggi, campione del calciomercato, prende dall’Inps una pensione di 11.814 euro il mese, Maurizio Romiti, figlio di Cesare, incassa una pensione di 16.513 euro il mese e ha incarichi in 17 società diverse.

L’ex presidente delle Assicurazioni Generali, il francese Antoine Bernheim, nel 2010 è andato in pensione, con 125.000 euro il mese. I giudici costituzionali prendono una pensione mensile di 20.000 euro lordi, tutti hanno diritto a un’auto con autista a vita; lo stipendio è di 15.600 euro netti il mese, la loro liquidazione è da record, il presidente Zegreblsky ha preso 635.000 euro netti.

Il giudice Mario Sossi riceve dallo stato una pensione di euro 13.216 netti il mese e gode dell’esenzione fiscale che spetta alle vittime del terrorismo; incassa la stessa pensione il procuratore di Milano, Francesco Saverio Borrelli, invece Luciano Infelisi prende 5.536 euro netti; nel 2002 l’assegno mensile medio dei giudici era di 6000 euro. In giudici italiani arrivano al vertice della carriera più facilmente e celermente dei colleghi europei, hanno lo scatto economico automatico e, per la carriera, il CSM promuove tutti, perciò arrivano tutti a giudice di cassazione; i giudici di cassazione hanno gli stipendi più alti dei colleghi europei, 122.279 euro l’anno nel 2006.

I giudici amministrativi e contabili hanno carriera ancora più veloce e stipendi maggiori. Oscar Luigi Scalfaro incassa una pensione di 4.766 euro al mese come ex giudice, mestiere da lui svolto per soli tre anni, Antonio di Pietro ha una pensione da magistrato, ha lasciato l’incarico nel 1995, quando aveva 44 anni, cumulando la pensione con il ricco stipendio di parlamentare.

Un commesso del parlamento è andato in pensione a 52 anni con 8000 euro mensili, i dipendenti del Parlamento incassano stipendi d’oro, vanno in  pensione giovani con il sistema retributivo, come prima della riforma Dini, purché assunti prima del 2007; una norma capziosa, chi va in pensione adesso è facile che sia stato assunto prima del 2007. Gli ex dipendenti del Senato prendono una pensione media di 133.000 euro l’anno; nel 2010 Palazzo Madama ha speso in pensioni ai dipendenti 92,6 milioni di euro e la Camera 191 milioni.

L’Europa non è più morigerata, però anche essa pretende sacrifici pensionistici dai comuni lavoratori, nel 2009 ha speso 1.130 milioni di euro per le pensioni agli euroburocrati, anch’essa concede 1500 euro mensili per i portaborse dei deputati e spende 3 milioni di euro l’anno per i rinfreschi del parlamento; concede agli ex commissari 11.000 euro al mese per tre anni, poi questi vanno a lavorare per le industrie che dovevano controllare.

L’Europa ha 44.000 dipendenti, con stipendi netti da 6.000 a 16.000 euro, con tasse ridotte al minimo e indennità esentasse, perciò spesso lo stipendio netto supera quello lordo, l’Europa paga l’indennità di espatrio a chi lavora a Bruxelles da dieci anni; l’Europa chiede rigore a tutti, ma concede di andare in pensione a 63 anni, dopo dieci anni di lavoro e con il 70% dell’ultima retribuzione; le pensioni vanno da 3.500 euro a 12.000, la pensione media è di euro 5.844 netti.

Nel 1983 in Italia una bidella andò in pensione a 32 anni, aveva chiesto il ricongiungimento dei contributi versati nel settore artigianale, oggi riceve 835 euro il mese. La moglie di Umberto Bossi è una maestra, riceve la pensione Inpdap dall’età di 39 anni, 766 euro il mese; Cesare Romiti è andato in pensione nel 1977 a 54 anni, con 2.500 euro netti al mese più 101 milioni di euro di liquidazione dalla FIAT (probabilmente aveva dei segreti da portarsi nella gtomba). Carlo De Benedetti prende una pensione di 5.000 euro netti il mese; il banchiere Domenico Gallo prende la pensione da quando aveva 45 anni, oggi ha incarichi in 9 società, ha la pensione di 4.500 euro mensili più un altro vitalizio mensile di 13.500 euro.

Adriano Celentano prende la pensione da quando aveva 50 anni, Raffaella Carrà e Sophia Loren sono pensionate dall’età di 53 anni. Ora però in Italia le baby pensioni sono state abolite, ma non in Sicilia, dove nel 2010 un dipendente della Regione è andato in pensione a 45 anni; nella Regione gli uomini possono andare in pensione con 25 anni e le donne con 20, purché abbiano un anziano da accudire.

Perciò dal 2003 al 2010 sono andati in pensione 1.000 baby pensionati, età media 53 anni, l’assegno della pensione è uguale o superiore all’ultimo stipendio, anche perché non si pagano i contributi. Questi personaggi sono trattati così bene perché il sistema, cioè il governo occulto, deve molto a loro, potrebbero ricattare perchè hanno messo tante firme che non andavano messe e hanno avallato procedure scorrette e illegali.

Un dirigente bancario, messo a riposo per incapacità, ha dichiarato sconsolato: “Perché mi hanno fatto questo, io ho fatto sepre quello che mi hanno ordinato!”, aveva ragione, si assumeva responsabilità di decisioni di chi voleva restare anonimo, ed era diventato il capro espiatorio per chi chiede giustizia. Però la giustizia è stata tante volte cieca, sorda e assente o si è mossa su sollecitazione di partiti.

Il segretario generale della Regione, Carmelo Russo, è andato in pensione a 47 anni con 6.462 euro netti il mese, per fare l’assessore con un’indennità di oltre 10.000 euro netti il mese, senza decurtazioni con il cumulo, la quale è prevista solo per chi prende la pensione minima (evviva l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge – art. 3 della costituzione). Carmelo Russo era andato in pensione per assistere il padre, anche in Calabria esistono questi baby pensionati della Regione e generalmente vanno ad assumere altri incarichi per la stessa amministrazione regionale.

Si corrispondono baby pensioni anche in Campania, Sardegna, Lombardia, Lazio, sono migliaia i beneficiari e hanno circa 50 anni, ma sono andati in pensione dipendenti anche con meno di 50 anni, ne hanno beneficiato anche dipendenti delle provincie di Trento e di Bolzano. Il commercialista romano Leonardo Quagliata ha incarichi in 22 società, però nel 2006 si è fatta riconoscere la pensione retroattiva di euro 1.196 al mese dal 1977, da quando aveva 24 anni, per essersi infortunato da militare. I grandi personaggi trovano sempre comprensione da Inps, Inpdap, Corte dei Conti, Consiglio di Stato e commissioni militari, 

L’inquisito Sandro Frisullo, vicepresidente della regione Puglia, prende dall’età di 55 anni una pensione di 7.000 euro netti il mese. In Puglia i consiglieri regionali godono di pensioni più alte degli altri cittadini, come i parlamentari, anche loro si fanno le leggi a loro favore, con 5 anni di mandato oprendono il 40% dello stipendio, che è di 11.000 lorde, se gli anni sono di più, la pensione aumenta; Frisullo, sottoposto a misure cautelari, ha continuato a percepire lo stipendio di consigliere regionale. A parlamento, consiglio regionale, provinciale e comunale dovrebbe essere impedito di fissare le indennità dei loro membri, che spesso non sono morigerati.

La Sicilia ha riconosciuto il diritto alla pensione anche a 13 ex consiglieri regionali eletti in Parlamento, la cosa non è prevista in nessun altro paese del mondo, però, fino a poco fa, si poteva essere contemporaneamente parlamentari italiani ed europei, l’esempio viene sempre dall’alto; Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento alla mafia, ha preso il vitalizio come ex senatore ed ex presidente della Regione. Tra 13 c’è anche Leoluca Orlando e il finiano Fabio Granata, che prende 5.000 euro di pensione regionale, lo stipendio di parlamentare ed è vicepresidente di un Ente regionale, in tutto oltre 20.000 euro netti il mese.

I consiglieri regionali siciliani che hanno cominciato la carriera politica prima del 2000 e hanno una sola legislatura vanno in pensione a 60 anni, con due legislature vanno a 55, con tre a 50, l’assegno è cumulabile con quello parlamentare. Dal 2011 le doppie indennità sono state sospese, ma ci sono i ricorsi; gli ex onorevoli siciliani hanno diritto anche a un contributo di 5.000 euro per i funerali.

In base ad una legge del 1962, la regione Sicilia assume dipendenti a carrettate e concede ai dirigenti di andare in pensione con le stesse prebende; dal 1986 vale però solo per quelli assunti dopo quella data; oggi in Italia i divieti di cumuli, i tetti e l’elevazione dell’età per la pensione sono applicati solo ai poveri cristi o agli assegni di reversibilità. Oggi i consiglieri regionali hanno la possibilità di andare ancora in pensione a 55 anni, con assegni che vanno da 4.500 a 7.000 euro mensili.

Pietro Marrazzo è in pensione dall’età di 52 anni, con 2.000 euro mensili, e ha anche lo stipendio della RAI, se fosse arrivato a 60 anni ne avrebbe presi di più; il 20.12.2010 l’Emilia Romagna ha tagliato le pensioni dei consiglieri, ma a partire dal 2015-2020. Sono i soliti diritti acquisiti, però ai comuni lavoratori assunti dalla scuola con un contratto e una legge, sono stati modificati tutti i diritti acquisiti in merito a calcolo della pensione ed età della pensione, la legge non è uguale per tutti.

Uno spezzino, ex dipendente dell’Inps, dal 1977 ha pensione d’invalidità e assegno di accompagnamento (1.200 euro) come cieco assoluto, però guida l’automobile, i falsi ciechi sono tanti, alcuni di loro sono cacciatori e altri istruttori di nuoto; a Palermo una sorda fa la centralinista, a Roma un paraplegico fa il maratoneta, ad Avellino un paralizzato ara i campi, a Bari un uomo senza mani guida il camion; sono stati trovati sordi nelle bande musicali, mentre malati di mente conducono aziende sane.

In un paese di poche migliaia di abitanti, vicino a Napoli, con l’aiuto di medici compiacenti, 400 malati di mente prendono l’assegno d’invalidità; per intascare la pensione d’invalidità, si fingono malattie incurabili; nel paese di Militello, di 1.200 persone, vicino a Palermo, ci sono 500 pensioni d’invalidità. Fino al 1983 per le pensioni d’invalidità erogate non era previsto nemmeno un controllo, spesso quelle false aiutavano precarie condizioni sociali perché in Italia manca una vera assistenza sociale.

Il ministro socialista De Michelis corse ai ripari e le pensioni d’invalidità scesero dai 4,5 milioni del 1989 agli 1,7 nel 2002, nel 2010 sono tornate a salire a 2,8 milioni, sarà l’effetto della crisi; comunque, a Napoli c’è una pensione d’invalidità ogni 41 cittadini, a Varese una ogni 117, i due terzi di questi sussidi sono erogati al sud, nel 2009 nel Trentino è stata erogata una sola pensione d’invalidità. Gioacchino Pennino, ex medico, prende dall’Enpam 18.000 euro al mese per invalidità nell’esercizio della professione sanitaria, chissà se an che lui aveva santi in paradiso.

Da un’indagine è risultato che un medico dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi rilasciava certificati in cambio di voti; è falsa una pensione d’invalidità su due, ora purtroppo la competenza per l’accertamento dell’invalidità è passata alle Regioni, mentre è l’Inps che paga le relative pensioni, fortuna che ci sono i lavoratori che pagano i contributi. Le pensioni false d’invalidità sono state pagate anche 6.000 euro, per pagare mediatori, medici e funzionari dell’Inps, della prefettura e dell’Asl; tra il 2003 e il 2006 un mediatore, con questo sistema, è riuscito a fare avere la pensione a 620 persone che non ne avevano diritto.

Nel 2010 risulta che il 75% dei militari in pensione ha il trattamento privilegiato per infermità o lesioni, manco ci fosse una guerra permanente; una legge del 1954 prevede che gli infermi possono andare in pensione con 15 anni di servizio e i tribunali militari assolvono regolarmente i truffatori e li mandano in pensione anticipata. Falsi braccianti hanno maturato la pensione agricola, recentemente ne sono stati beccati circa 250 il giorno, soprattutto in Puglia, Calabria, Campania, Sicilia; in un caso l’azienda era intestata a un barbone, anche la moglie di un notaio risultava bracciante agricolo.

Per avere un’indennità di disoccupazione pari al 40% dello stipendio, basta denunciare all’Inps 51 giornate lavorative l’anno per due anni, in caso di maternità c'è un bonus di 11 mesi; perciò in Calabria esistono 34.000 aziende agricole, contro le 9.000 della Lombardia. Nella provincia siciliana di Crotone l’Inps paga un numero d’indennità di disoccupazione agricola pari a quello di tutta la Toscana; l’operazione si fa con fittizie società agricole e qualche compiacenza negli uffici, in Sicilia esistono più braccianti nei paesi a forte radicamento mafioso, a Careri, su 2.443 abitanti, esistono 1.701 braccianti.

Sono almeno 30.000 i cari estinti che ogni mese ricevono la pensione, perciò gli ultracentenari alle statistiche risultano più di quelli che sono in realtà, alterando la media della durata della vita; nell’estate del 2010 venti studi legali di Roma, con 300 persone indagate, sono finiti sotto inchiesta per aver falsificato documenti utili a incamerare i vitalizi destinati agli italiani emigrati all’estero.

A Napoli il boss camorrista Luigi Cimmino incassava la pensione d’invalidità Inps, nel 2007 al carcere dell’Aquila ottenne il certificato d’infermo di mente e incapace di badare e se stesso e con quello ottenne la pensione; riscuotono la pensione sociale o d’invalidità Salvatore Di Gangi, Vito Vitale, Michele Greco, Francesco Madonia e Giuseppe Calò. Comunque, Totò Riina aveva fatto domanda per la pensione sociale, ma non ha fatto in tempo a prenderla, anche Renato Curcio, fondatore delle brigate rosse, aveva chiesto la pensione sociale, ma l’Inps, finalmente, l’ha rifiutata.

Si è scoperto che il vitalizio previsto per le vittime della camorra, pari a 1.033 euro il mese, è stato incassato anche dalla moglie di un boss; in America criminali e dipendenti infedeli dello stato non ricevono la pensione pubblica, invece in Italia ancora non esiste una legge che abroghi le pensioni per i mafiosi. L’Italia paga il vitalizio ai criminali iugoslavi responsabili del massacro delle foibe e della polizia etnica a danno d’italiani, fu Palmiro Togliatti che favorì l’erogazione di queste pensioni, tra loro sono Nerigo Gobbo, Ciro Raner, Franc Boro, Mario Toffanin e Guido Pasolini, ricevono quasi 300 euro mensili.

Donato Bilancio nel 1972 ebbe un infortunio sul lavoro e ricevette una pensione d’invalidità di 528 euro, poi si diede al crimine, non è stato possibile revocare la pensione perché erogata per causa di lavoro, in America è diverso. Senza santi in paradiso, conoscenze e favori, in Italia non si ottiene niente, le vittime del terrorismo o i loro familiari e infortunati non sempre hanno ricevuto una pensione, mafiosi, titini e terroristi spesso si, è sempre questione di agganci e di furbizia. La nostra  classe politica, sempre polemica per le poltrone, non è ancora riuscita a correggere il sistema.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 Fonte:

“Sanguisughe” di Mario Giordano – Mondadori Editore

  Torna su

LA POLITICA DELL'UNIONE EUROPEA

L’agenda della BCE dovrebbe essere la crescita e non l’inflazione, ma le banche centrali di  Usa e Europa pare che stiano puntando su questa seconda strada, perché l’inflazione riduce il peso dei debiti e dei salari occidentali che oggi devono affrontare la concorrenza dei salari del terzo mondo. La BCE dovrebbe stimolare la domanda interna, perciò c’è chi suggerisce di farle comprare titoli di stato con nuova moneta, operazione non nuova, che costa poco, ma è inflattiva.

Come sappiamo, la moneta è la prima risorsa della finanza drogata, essa nasce dal debito in primis dello stato, senza il debito non si crea moneta, sono certificati di debito la banconota o cartamoneta, gli assegni, le cambiali, i titoli di stato, le obbligazioni private e i titoli moderni da crediti cartolarizzati. La finanza creativa, dalla creazione della banconota, ha creato un castello di speculazioni, consegnandoci nelle mani della precarietà economica.

Prima delle cartolarizzazioni americane, che hanno fatto dei crediti sui mutui dei titoli emessi, in Italia esistevano le cartelle fondiarie, emesse da istituti di credito fondiario a medio e lungo termine, in corrispondenza dei mutuio concessi in un periodo e perciò avevano un numero di serie; ovviamente, per garantire una remunerazione alle banche, i mutui avevano un tasso superiore al rendimento del titolo. Oggi, per dare maggiore spazio alla speculazione, il rapporto tra titoli, debiti o patrimoni pare si sia anche rotto, era già accaduto con l’emissione di banconote divenute inconvertibili o a corso forzoso, cioè non garantite più da oro.

Dopo la crisi del 1929 e il fallimento delle banche, che in Italia furono nazionalizzate, nel 1936 il fascismo varò una legge bancaria che, per rafforzarne il patrimonio deklle banche e garantire creditori, soci e risparmiatori delle banche, impose ad esse una riserva obbligatoria e una riserva di liquidità. Questa legge, per mettere le banche al riparo dei fallimenti, stabiliva che il credito delle banche fosse coperto da un certo patrimonio  e che non poteva superare il risparmio raccolgto; se oggi le banche sono insolventi è proprio perché questo rapporto si è frotto, in omaggio alla speculazione e alla finanza creativa. 

Bisognerebbe ricostruire il mondo su strumenti di pagamento non nati dai debiti, che favoriscono le speculazioni, puntanto su oro, metalli preziosi, carte di credito; la banconota è una moneta virtuale e non reale, lo è ancora di più la moneta di conto del conto corrente, che non verrebbe abolita e sappiamo che per quella via anche la banca crea moneta bancaria. Si potrebbe ricostruire il sistema accreditando in conto il controvalore delle ore di lavoro effettuate, però si sa che storia della moneta è la storia dell’inflazione e la storia delle banche è la storia dei crack finanziari e delle insolvenze, nei vari cicli economici, non si sa come uscire da questo circuito.

L’Unione Europea sta espropriando gli stati membri di ogni autonomia, mentre la politica degli stati è una farsa, nel 1992, alla firma del trattato di Maastricht, l’Europa fu presentata agli italiani come la terra promessa, furono svendute imprese statali e il governo Prodi approvò una manovra finanziaria risanatrice di 62.500 miliardi di lire; oggi destra e sinistra hanno abbracciato il libero mercato e la sinistra accarezza le banche.

In Italia le decisioni politiche sono lente, la burocrazia non funziona e le riforme non si fanno, però il debito non si può aumentare ma le tasse si, da sempre i paesi e le persone indebitate sono soggetti  alle speculazioni e diventano schiavi, non è possibile uscire da questo cortro circuito perché l’Europa ha esautorato gli stati membri dalle decisioni economiche. Per il controllo dei conti pubblici e dell’inflazione, l’Europa ha imposto un patto di stabilià, intanto i banchieri speculano e poi si fanno salvare dallo stato; con i finanziamenti alla politica, tengono in pugno gli stati e, con credito di favore creano gruppi monopolistici sempre più forti, favorendo la concentrazione della ricchezza, invece le piccole imprese hanno meno accesso al credito.

Tuttavia, il fallimento di grandi imprese che hanno ricevuto credito facile dalle banche, rischia di trascinare anche le banche creditrici, oggi il sistema economico è basato su pochi attori principali, che lavorano in incognito e sono collegati alla politica; la Commissione Trilaterale, nata nel 1973 su iniziativa di David Rockefeller, è diretta da un organo non elettivo fatto di banchieri, politici, industriali, accademici, giornalisti e editori; però, poiché l’anonimato è il segreto del vero governo,  questi personaggi sono anche prestanomi di altri ignoti e i membri giornalisti non ci raccontanto niente sulle loro riunioni.

La commissione si riunisce una volta l’anno per promuovere la globalizzazione, per ridurre l’intervento e l’autonomia degli stati e per calpestare parlamenti, referendum e sovranità dei popoli. Oggi governano i banchieri e la credibilità delle società di rating è dubbia; nel 2002 l’Argentina sganciò la moneta dal dollaro, che in undici anni, poiché era sopravvalutata, aveva bloccato esportazioni, creato disoccupazione e lievitato il debito pubblicio, facendo fare utili al sistema bancario internazionale e al Fondo Monetario che finanziavano i debiti dello stato sudamericano e gli imponevano riforme neoliberiste.

Sganciato il dollaro, per un po’il peso si svalutò, aumentò l’inflazione, i risparmi furono esportati all’estero e aumentò la disoccupazione; però nel 2003, a causa della svalutazione, le importazioni diminuirono e le esportazioni crebbero, l’economia si stabilizzò e  la disoccupazione diminutì; nel 2005 il paese propose una ristrutturazione del suo debito estero, nel 2009 il debito pubblico si ridusse al 49% del PIL.

L’attuale politica di sostegno finanziario alla Grecia serve soprattutto a tutelare le banche creditrici che detengono i titoli ellenici, infatti, nel fallimento dell’Argentina e dell’Islanda ci rimisero i creditori; è da ricordare che la Grecia, per avere il privilegio di entrare in Europa,  aveva falsificato i conti pubblici con l’aiuto di Goldman Sachs. Bisogna ricordare che una valuta debole favorisce le esportazioni ma non è un  bene rifugio come una valuta forte, ciò vale per il dollaro e la lira; la Germania vive di esportazioni e vorrebbe contare su un euro forte, mentre la Cina, per favorire le sue esportazioni, non vuole rivalutare lo yuan che è sottovalutato.

Sembra che nel 2010 i gestori di sei fondi speculativi hedge funds si siano riunitui a New York per puntare, a fini speculativi, sulla svalutazione dell’euro, queste operazione si sono fatte anche con la lira e la sterlina e l’Italia, per tanti versi, è stato un laboratorio per le speculazioni sui cambi. I titoli di stato sono assicurati dal rischio di default del paese emittente con un premio assicurativo variabile secondo il rischio paese, cioè il credit default swap.

Sembra che oggi non occorra più produrre niente per fare ricchezza, basta la finanza creativa, operai, artigiani, agricoltori e piccoli imprenditori contano poco, come in passato, sono sfruttati e sono disprezzati, le assicurazioni lavorano sul denaro e sono legate alle banche. I legami tra politica e finanza sono stretti e i governi nazionali, se volessero, potrebbero bloccare le manovre speculative; nel 1992 dalla speculazione fu presa di mira l’Italia, nel 1998 furono presi di mira i paesi asiatici, Hong Kong e la Malesia, la quale alla fine dette il benservito al Fondo Monetario; però perdettero monete e borse, poi la banca di Hong Kong, per arrestrare la caduta della borsa, comperò azioni con titoli di stato, riuscendo a procurare delle perdite agli speculatori  al ribasso.

In una situazione analoga la BCE, in omaggio al mercato,  si è rifiutata di fare la stessa cosa, invece la Fed ha acquistato titoli pubblici e derivati legati ai subprime, facendo aumentare i dollari in circolazione e quindi il rischio di inflazione. L’economia è come la medicina, la quale  sperimenta le nuove medicine su tutta la popolazione; i governi europei hanno evitato di aumentare imposte alla banche e alle rendite finanziarie dei plutocrati, garantendo con i crediti la liquidità alle banche, hanno operato per evitarne il fallimento, che dovrebbe essere nella logica di un vero liberismo.

Però i prestiti garantiti alle banche hanno aumentato il debito pubblico, ora si aspettano nuove privatizzazioni; in Grecia aumentano le tasse, però non per le banche e le grandi imprese e nessuna tassa sulle rendite. Il programma dell’élite consiste nell’esautorare i governi nazionali dalle decisioni relative alla spesa pubblica, affidando le decision di spesa ad organismi non elettivi, con rigidi vincoli e rigide regole fiscali; infatti, il patto di stabilità sottrae ai governi ogni decisione sulla spesa pubblica, demandando il compio al consiglio europeo, che è un organismo non elettivo.

Nessun paese dell’Unione Europea possiede più sovranità nazionale e sovranità monetaria, Trichet afferma che il controllo dei conti pubblici non  può essere affidato ai politici, forse si fa forte del fatto che la politica è screditata. In  Italia il debito pubblico è cresciuto con le speculazioni e con le opere pubbliche che costano quattro volte più che all’estero, con la collusione tra affari, politica e criminalità, perciò oggi gli interessi sul debito pubblico ammontano a 70 miliardi di euro l’anno.

Gli altri paesi occidentali hanno meno debito pubblico e più debito privato, complessivamente la loro situazione non  è migliore, ma le società di rating, per favorire la speculazione, facevano lezioni solo all’Italia. Oggi i partiti si sono trasformati in comitati di affari, in Italia decrescono i salari, crescono i profitti delle medie e grandi imprese e aumenta la povertà, invece manager, politici e magistrati sono superpagati.

Bisogna ricordare che Treu ha reso legge la flessibilità lavorativa e che la privatizzazione del lavoro pubblico è stata attuata dalla legge Bassanini; oggi i sindacati sono crollati, anche per colpa loro, e gli operai sono senza rappresentanza. La sinistra preferisce rappresentare le banche, Veltroni parla di convergenza di interessi tra lavoratori e imprenditori; ritorna cioè l’interclassismo democristiano e il corporativismo fascista e Montezemolo è fatto passare per  uomo di sinistra. In Italia esiste uno stretto rapporto tra politica e informazione, destinato a influenzare e non ad informare il pubblico, il discorso vale per stampa e televisione, reticenti, superficiali e faziosi,  non vogliono informare veramente l’opinione opubblica, è però cambiato il palcoscenico, alla stampa è succeduta la televisione che è più seguita.

Già sotto la prima repubblica non era permesso fare informazione al di fuori delle due chiese DC e PCI, oggi la chiesa è una sola e le lotte a Berlusconi servono solo a dimostrare che l’informazione e l’opposizione fanno il loro mestiere, è un teatrino; quando Berlusconi finirà, rimarrano al corto di argomenti, come se in Italia mancassero i problemi in grado dui alimentare l’informazione. L’antiberlusconismo  serve a coprire il salto della barricata fatto dal PD, che ha abbracciato il liberismo e ha buttato a mare i lavoratori.

L’opposizione a Berlusconi serve a differenziare la sinistra dalla destra, però l’informazione politicamente corretta serve a narcotizzare i lavoratori, che sono sempre più sfruttati, mentre lo stato sociale è svuoltato; i ricchi si arricchiscono sempre di più e il giornalismo è diventayo il cane da guardia del capitale, l’informazione è unipolare anche perchè è psseduta dal grande capitale.

Lavoro e capitale non possono andare nella stessa direzione, il loro rapporto deve essere dialettico, anche se collaborativo, senza confusione di ruoli, senza arrivare alla lotta di classe o alla guerra civile; il tema della politica non può essere pro o contro Berluscono, lo ha dettlo anche Renzi, sindaco di Firenze; con le crisi aumenta la centrazione della ricchezza e aumenta il precariato, i lavoratori sono sempre pù sfruttati.

In televisione i soliti giornalisti interpretano la recita; l’ordine dei giornalisti nacque sotto il fascismo per controllare la stampa e i giornalisti hanno deciso di mantenerlo, oggi il giornalista ha diritto, secondo il suo punto cdi vista, ad informare e la gente non ha diritto ad essere informata, non è così nella tradizione  anglosassone; i gesuiti e Mussolini dicevano che la stampa serviva non a informare, ma a creare l’opinione pubblica.

 Nunzio Miccoli www.viruslibertario.it   numicco@tin.it

  Torna su

 LA CRISI DEL DEBITO

 Abbiamo appreso che l’Islanda, dopo una grave crisi di debito, ma questa notizia ha avuto poco eco da parte di stampa e televisione, si è ribellata al sistema finanziario internazionale; sotto la spinta di una vera rivoluzione, ha nazionalizzato le banche, introdotto la democrazia diretta, cambiato la costituzione e denunciato il suo debito estero. Così facendo ha fatto perdere il sonno ai poteri economici e alle banche creditrici, che temono che l’operazione possa essere imitata da altri  paesi europei indebitati.

Nel 2003 le banche del paese erano state privatizzate, attirarono depositi inglesi e olandesi con conti online, perciò nel 2007, a causa di quei depositi esteri, il debito estero delle banche islandesi era arrivato al 900 % dell PIL; l’Europa non se ne accorgeva e non si accorgeva nemmeno dei debiti di altri paesi facenti parte dell’Unione Europea e rimprottava solo l’Italia per il suo debito pubblico. Nel 2008 le banche islandesi fallirono e furono nazionalizzate, a causa di questa situazione, l’Islanda ricevette un prestito di 5 miliardi di euro da FMI e da alcuni paesi del nord Europa.

Fondo Monetario e Unione Europea proposero al governo islandese di accollare il debito estero delle sue banche fallite alle famiglie islandesi, che lo avrebbero rimborsato in 15 anni al tasso annuo del 5,5%. Ancora una volta, gli utili delle banche erano privati e le loro perdite andavano  socializzate; ne sorse una protesta popolare generalizzata, il capo dello stato rifiuiò di promulgare  la legge e indisse un referendum. Intanto Olanda e Inghilterra minacciavano ritorsioni, minacciavano di bloccare il prestito del FMI  e di congelare i conti esteri  degli islandesi.

Nel 2010 il FMI congelò effettivamente il prestito, il governo islandese rispose con ordini di arresto contro gli ex presidenti di banca islandesi che avevano portato a quella situazione; poi il governo penso a introdurre una nuova costituzione che sottraesse il potere a banchieri internazionali e al denaro virtuale. Perciò fu eletta un’assemblea costituente di 25 cittadini, per candidarsi bisognava essere sostenuti da 30 persone e non bisognava far parte di un partito.

Per affermare la volontà del popolo sovrano, la costituzione fu abbozzata via internet, chiunque poteva fare le sue proposte da casa, era un vero processo partecipativo di democrazia diretta; la costituzione popolare sarebbe poi stata sottoposta al vaglio parlamentare, dopo le elezioni. In Islanda è stato affermato il principio rivoluzionario che è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione e non i creditori internazionali.

Intanto l’Unione Europea, per uscire dalla crisi del debito estero, ha concesso alla Grecia, gravemente insolvente, un forte finanziamento in euro e la ha imposto la svendita del settore pubblico, assieme ad aumenti di tasse, riduzioni di salari, aumento delle tariffe e dell’età pensionabile; la Grecia si è accodata perché, come l’Italia e Napolitano, crede all’Europa.  Le privatizzazioni fanno sempre gola all’élite internazionale, lo abbiamo visto anche in Italia nel 1992.

Però alla Grecia rimarranno i debiti esteri da pagare, anche se rinegoziati nel tasso e nelle scadenze; avrebbe fatto meglio a denunciarli, a uscire dall’euro, ad adottare per la dracma un tasso di cambio favorevole e a recuperare la sua sovranità; però secondo alcuni, chi è in Europa non può più uscirne, il che dovrebbe essere il segno di una perdita definitiva della sovranità, fortuna che esistono le rivoluzioni.

Il debito estero di Usa, dovuto a deficit commerciale, deficit del bilancio di stato, debiti di imprese e famiglie verso le banche, è divenuto una montagna e nessuno lo potrà pagare, malgrado ciò, le agenzie di rating,  sono state sempre benevoli con le loro valutazioni verso gli Usa, mentre, per favorire le speculazioni sulla valuta e in borsa, hanno sempro colpito senza riguardo l’Italia, profittando anche delle sue crisi politiche, foriere di speculazioni e vantaggiose privatizzazioni di beni pubblici. Gli Usa risolverebbero i loro problemi svalutando il dollaro, denunciando i debiti, mettendo barriere protezionistiche all’importazone, richiamando le loro truppe dall’estero e chiudendo la maggior parte delle loro  basi militari estere.

Oggi il credito mondiale serve soprattutto a finanziare i debiti dei paesi occidentali, soprattutto degli USA, e secondariamente i debiti dei piccoli paesi del terzo mondo, perciò nessuno parla più di rimettere i debiti esteri, abbiamo visto come è stata trattata l’Islanda; occorre riformare il sistema o  l’economia mondiale andrà a picco, la Cina è il principale creditore e chiede una riforma del  sistema monetario internazionale, non più basato sul solo dollaro,  chiede anche una riforma della valutazione dei rischi di credito, oggi falsati dalle società di rating a vantaggio della speculazione, che vive di notizie false e allarmistiche e di statistiche false.

L’Italia da 30 anni è in crisi economica e politica, con  privatizzazioni, manovre economiche e stangate fiscali ogni anno, con sempre nuovi sacrifici ai cittadini, invece le riforme vere non si fanno; nel 1992, dopo la solita crisi, c’erano state le privatizzazioni e Giovanni Falcone indagava anche sui collegamenti tra mafia e circuiti finanziari internazionali, Gerge Sorsos speculava sulla lira, però prima di lui tanti lo avevanmo fatto dalla fine della seconda guerra mondiale.

Gli emigrati italiani facevano rimesse in Italia, i capitalisti riesportavano questo denaro all’estero e operatori economici esteri e italiani, tra cui anche il Vatricano, profittando anche di terrorismo e instabilità politica, speculavano sui cambi della lira. Le privatizzazioni furono fatte a prezzi stracciati a favore di imprenditori prestanome dell’élite, le autorità utilizzarono denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati; ciò era accaduto diverse volte prima, si ricordano a tale riguardo le insolvenze della Banca di Roma, della Banca di Sicilia e della Banca di Napoli.

Inevitabilmente aumentarono le tasse, intanto  Standard & Poor’s declassò Parmalat solo quando la truffa era ormai nota a tutti, prima aveva dovuto proteggere gli speculatori; è successa la stessa cosa  anche con le società di revisione dei bilanci delle società, sempre compiacenti, come forma di ricatto, con chi le pagava bene; nessuno ci salvava, banca centrale, consob, società di rating, società di revisione, non si poteva fare un torto all’alta finanza, è un miracolo che l’Italia sia ancora un piedi, sicuramente ha delle risorse.

Oggi i nostri governi operano sotto il controllo del Fondo Monetario e della Banca Europea, in fondo l’Italia ha perso la seconda guerra mondiale e non è uno stato sovrano, è costretto anche a fare le guerre degli altri. Dopo le privatizzazione del 1992 ripartì l’attacco speculativo alla lira e poi Mani Pulite abbatté il sistema politico; stranamente, la magistratura si svegliò all’improvvuisio, ne approfittò l’élite per proporre un governo di tecnici suoi amici, Craxi fu messo da parte.

I tecnici di cui si parla erano Prodi, Ciampi, Draghi, Dini, Amato, Cuccia e Letta, tutti al servizio dei circoli fianziari, quasi sempre targati a sinistra, si fa per dire, il PD era sempre più amico delle banche; come premio ad una politica di sacrifici, potemmo entrare in  Europa e oggi, la Banca d’Italia, società privata, è controllata dalla Banca d’Inghilterra.

I contratti derivati sottoscritti dagli enti pubblici territoriali locali con le grandi banche sono stati utilizzati per difendersi dagli aumenti dei tassi sui soldi presi a prestito a tasso variabile; il valore dei derivati dipende da un indicatore finanziario sottostante, come tasso di interesse,valute, indici di borsa, di merci come grano, orio o petrolio. Dal sottostante prendono il nome di futures, se costruiti su indici di borsa, options se costruiti su singole azioni,  swaps se costruiti sui tassi di interesse o valute, questi ultimi sono quelli sottoscritti dagli enti.

Lo swap dovrebbe coprire i rischi nella dinamica dei tassi, per l’operazione si paga alla banca una commissione però niente è trasparente e gli enti locali non sono in grado di prevedere e poi di controllare il costo finale o conto finale delle banche; non sono in grado di seguire gli sbalzi tra tasso fisso e tasso variabile e l’operazione ha l’alea della scommessa. Alla fine del 2009 quasi 500 enti usavano questi strumenti, le amministrazioni più esposte sono in Camania,  Piemonte, Lazio e Lombardia, perciò  sono falliti, anche se il termine può essere improprio, il comune il Taranto e il comune di Napoli.

Le perdite sui derivati non sono segnalate nel bilancio degli enti, a volte, quanto l’ente non può pagare, i contratti con le banche sono sostituiti con altri contratti più onerosi; nei detivati strutturati la somma da rimborsare cresce in modo imprevedibile e senza controllo, come avvene nel gioco d’azzardo, ma il banco, cioè la banca, vince sempre. Fino alla scadenza del contratto, le perdite non sono messe a bilancio.

Le banche finanziatrici sono straniere e italiane, con questi strumenti una regione, senza saperlo, finanzia le spese di altre regioni, secondo un federalismo allo rovescia; i derivati divengono anche una discarica di titoli non piazzati dalle banche, così regioni, province e comuni sono legati da una ragnatela invisibile, i sinking fund. Firenze ha contestato in via giudiziaria gli swap sinking fund, costituiti con titoli emessi da altri enti.

Per stipulare questi contratti le banche, a titolo di incentivo, concedono anche anticipi in contanti e sostengono falsamente che l’operazione è a costo zero. I comportamenti degli istituti di credito ipotizzano diverse ipotesi di reato, per condurre in porto l’operazione, pagano una tangente per avere il parere positivo di un advisor, un consulente indipendente che certifica la correttezza dell’operazione.

Perciò ci sono stati  esposti e denunce a varie procure e sono coivolte varie banche italiane e straniere, cioè MPS, Intesa, Ubs, Unicredit, Deutsche Bank, Merrill Lynch, Bnl, JP Morgan; tra i banchieri UBS indagati figura Gaetano Bassolino, figlio dell’ex governatore della Campania, forse assunto per facilitare queste operazioni da parte della regione. Gli enti locali non sono preparati per valutare le operazioni sui derivati e spicca l’ipotesi di truffa, i grandi comuni, prima di firmare, avrebbero potuto farsi assistere da consulenti. Non bisogna firmare i contratti che non si capiscono, perché i comuni rischiano il default; comunque, in queste operazioni di finanziamento non sono escluse tangenti pagate dalle banche.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it numicco@tin.it

 Torna su

IL CONTROLLO DEL BILANCIO DELLO STATO

 Premesso che il bilancio e dello stato e le relative spese, per come sono formulati, sono difficilmente interpretabili e quindi controllabili, anche dal parlamento che li vota, il che non è un caso, in questi giorni si torna a parlare di una riforma fiscale, promessa da tanto tempo dai governi Berlusconi, che aveva promesso, a titolo di esemplificazione fiscale, solo cinque imposte e la riduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per i redditi fino a 33000 euro.

I sudditi contribuenti si devono rassegnare, le promesse elettorali sono come le promesse commerciali e la promessa del regno di Dio; sostenere che la riduzione e la ridistribuzione fiscale, come il controllo e la riduzione delle spese, non sono possibili a causa del debito pubblico e di altre rigidità di bilancio è una scusa, perché la giustizia fiscale e un oculato bilancio finirebbero per costare veramente a qualcuno e perciò i poteri forti, ma non solo essi, non la vogliono; gli agenti di quelli che esorcizzano questa riforma si trovano a destra e a sinistra.

Alcuni paesi occidentali hanno il debito pubblico italiano, ma un maggiore controllo sul bilancio, un migliore controllo delle spese, un migliore sistema fiscale e una migliore assistenza sociale; una riforma fiscale e il controllo sulla spesa peserebbero troppo nelle tasche di qualcuno, perciò sono tanti i difensori dello status quo, questi personaggi, generalmente chiamati conservatori, il che però è termine troppo benevolo, sono quelli che, per reazione, fanno scoppiare le rivoluzioni.

Da parte dei professori si afferma che tutte le imposte si pagano con un reddito da lavoro, produzione o rendita, salvo i diversi criteri di ridistribuzione demandati alle singole imposte, ma ciò non è vero, ci son imposte che si pagano anche senza reddito fiscale, ad esempio, l’imposta di registro quando si costituisce un’impresa; per non parlare di soldi spesi in beni di consumo colpiti da Iva, con denaro ricevuto in regalo, è il caso anche dei mendicanti. Da questi fatti si evince che lo stato è la sanguisuga più implacabile, esoso usuraio, biscazziere e fomentatore d’inflazione.

Secondo i professori, l’aumento dell’Iva farebbe lievitare i prezzi, ciò è vero per le parcelle dei professionisti, mentre per i beni di consumo si possono avere dei dubbi al riguardo, infatti, secondo alcuni, il prezzo lo fa il mercato, per cui con l’aumento dell’Iva, per tenere i prodotti nel prezzo, il nuovo carico fiscale è distribuito tra produttori, distributori e lavoratori che, a causa dell’attuale flessibilità dei salari, si vedono ridotta, nella migliore delle ipotesi, la possibilità di chiedere aumenti.

Per quanto riguarda i nei assunti sono soggetti a una sorte più triste, per le ragioni suddette e per la forza lavoro degli immigrati, sono costretti ad accettare contratti cococo, contratti a tempo determinato, precariato e lavori in nero; per l’impresa, a causa della rigidità e dell’aumento dei costi d'energia, trasporto, tariffe pubbliche e imposte, per stare nel mercato, è indispensabile avere un salario flessibile e al ribasso.

A causa di leggi di favore, le grandi imprese amiche,  pagano poche imposte, hanno ricevuto aiuti dallo stato e appalti dallo stato, grazie alla revisione prezzi,  a prezzi maggiorati; poiché sono rette da amici, soci anche del Vaticano, dei partiti e della mafia, chi potrà mai intaccare i loro privilegi? Invece il piccolo imprenditore che lavora con il suo capitale, dal suo lavoro guadagna meno dello stato, il quale incamera Iva, imposta sul reddito e altre imposte.

Per un piccolo industriale, solo con l’Iva al 20% sui prodotti lo stato guadagna più di lui, per la semplice ragione che, con la rotazione di magazzino, la produzione o fatturato annuo è un multiplo del capitale proprio sul quale l’imprenditore si aspetta un profitto in percentuale; questi imprenditori, per stare nel mercato, ricorrono al lavoro nero e all’evasione fiscale; si sa che un sistema fiscale iniquo può incoraggiare l’evasione e gli italiani non sono evasori e disonesti per natura, sono in tutto il mondo e, generalmente, si adeguano alle leggi dei paesi che li ospitano.

Non è possibile aumentare la pressione tributaria, lo stato non può ingoiare la metà del reddito nazionale, ma si possono eliminare alcune imposte, ridurre gli sprechi e togliere privilegi; lo stato ha già incassato miliardi di euro con la lotta all’evasione fiscale, acquisendo beni mafiosi, con le multe e il gioco d’azzardo e non ha restituito niente agli italiani in termini di servizi e di riduzione d’imposte. Non possiamo svenarci per la sanità, che è un grande carrozzone che alimenta sprechi e cura poco.

Per favorire la tassazione, da parte di certi esperti, si postula che in Italia certe rendite finanziare sono meno elevate che all’estero, però, se l’Italia è un paese eterogeneo, l’estero non è un paese omogeneo; tassare maggiormente le rendite finanziarie dovrebbe servire a ridurre le imposte che gli italiani pagano più che all’estero, come quelle sull’energia e a rimborsare celermente i crediti d’imposta alle imprese; purtroppo, in spregio ai contribuenti, la politica dei due tempi non ha mai sortito questi risultati in Italia, quanto si dice che in Italia l’acqua costa meno che all’estero e perciò il suo prezzo va adeguato, ci si dimentica di dire che gas e luce costano di più, soprattutto a causa delle imposte.

Anche in  materia di assistenza sociale l’Italia dovrebbe accostarsi agli standard dell’Europa del nord, se si chiedono solo sacrifici al popolo, alla fine ne soffrono la domanda, la produzione e le stesse entrate  dello stato. Da decenni l’Europa, il Fondo Monetario, le società di rating non hanno fatto altro che fare lezioni all’Italia, intanto l’Italia diveniva un laboratorio sperimentale per le speculazioni internazionali; a causa anche delle continue crisi di governo e del terrorismo, la lira era soggetta a continui attacchi speculativi; adesso le ricette imposte all’Italia le applicano anche ad altri paesi.

L’Italia, poiché era incapace di riformarsi, ha creduto all’Europa e ha sbagliato, gli italiani non sono sovrani nei confronti del loro stato e l’Italia non è sovrana rispetto all’Europa, al Vaticano e agli Usa; ciò è dipeso dal fatto che abbiamo perso una guerra e dalla nostra troppa fiducia verso gli alleati. La colpa di questa situazione non è solo dell’America, perché dell’élite mondiale fanno parte anche italiani e il Vaticano, le società segrete servono a questo, anche se i loro membri spesso rappresentano entità più elevate, perché il vero potere è anonimo e irresponsabile; solo la sede di questi consessi di élite possono essere a Londra o a Washington.

Abbiamo avuto torto anche a credere alle istituzioni internazionali, con un complesso d’inferiorità verso paesi nordici e con le istituzioni comunitarie, le quali, per favorire la concorrenza, avrebbero potuto imporci l’abolizione delle corporazioni professionali, uniformare a livello europeo pubblica istruzione, sistema fiscale e costi dell’energia; invece hanno fatto altre direttive inutili e ci hanno tenuti in condizione di minorità. Pare che in religione e politica l’uomo sia sempre costretto a credere a qualche cosa, al partito della salvezza e al diavolo cui addossare tutti i peccati.  

Da sempre il potere occulto e i poteri forti, in Italia e all’estero, comprano uffici pubblici e privati, come ad esempio le banche centrali, e vi collocano al vertice uomini super pagati ma ricattabili, per speculare sulla pelle dei cittadini, favorire gli amici e far finta di controllare; la truffa finanziaria iniziò con la creazione delle società o compagnie capitalistiche anonime, poi vennero le finanziarie, i prestanomi, i paradisi fiscali e le scatole cinesi.

Su questa strada, diminuì la giustizia tributaria e la lotta alle speculazioni, i padroni del mondo hanno voluto questo sistema e lo difendono, reggono imprese e potere politico e, dopo le imprese, anche la politica, che ne è associata, vuole essere irresponsabile e avere le mani libere. La mafia italiana ricicla i soldi all’estero, dove ha ampi investimenti, ma, per legge,  non li può riciclare in Italia; in tal modo sono favoriti gli investimenti italiani all’estero e non il contrario, sembra un andazzo suggerito dai nostri buoni alleati; anche la politica fiscale, energetica e tariffaria, come i mancati rimborsi all’esportazione, favoriscono le delocalizzazioni di nostre imprese all’estero.

Questa politica doveva rafforzare i nostri alleati, ma, purtroppo per loro, sta rafforzando la Cina, comunque, è difficile che sia nata nelle menti di dirigenti italiani indipendenti; da sempre, gli stati che perdono la guerra, diventano tributari e pagano una protezione, forniscono basi gratuite e truppe, subiscono il controllo di servizi segreti, polizia ed esercito; questi obblighi scaturiscono genericamente da protocolli segreti allegati al trattato di pace, gli stati custodiscono i segreti perché non sono trasparenti. A causa di questi obblighi l’Italia, stato semisovrano, è stato costretto ad intervenire recentemente in Libia

Al contrario dell’Italia, la Germania ha preferito pagare rateizzata la sua riparazione, conservando maggiore autonomia in politica estera, economica e di bilancio, noi, pensando di essere più furbi, non abbiamo pagato riparazioni, ma abbiamo messo la nostra indipendenza e la nostra sovranità in mano agli alleati. Italia e Germania hanno rosicchiato un po’ di autonomia, rispetto a Francia, Inghilterra e Usa,  grazie alla guerra fredda, che ha consentito loro di riarmarsi, altrimenti, in forza del trattato di pace, non avrebbero potuto farlo.

Questi alleati, dopo aver fatto man bassa dei brevetti italiani depositati, hanno preso il controllo dei nostri maggiori uffici pubblici centrali, collocandoci loro uomini; con accordi con imprese, Vaticano e partiti hanno reso schiava l’Italia. Curiosamente, con il crac della finanza internazionale è accaduto che politici corrotti e dirigenti venduti all’élite, investendo i loro lauti appannaggi nella bisca della finanza internazionale, ci hanno rimesso dei soldi e non possono lamentarsene, perché dovrebbero spiegare agli altri dove hanno preso quei soldi; il riciclaggio estero dei boiardi di stato ha tolto loro quanto avevano rubato ai cittadini.

Nel 1934 il ministero del tesoro americano obbligò la Federal Reserve a consegnargli l’oro in cambio di certificati di deposito, nel 1944 quindi il dollaro era moneta di riserva senza deposito aureo, nel 1971 la convertibilità in oro fu abolita definitivamente e il dollaro era solo moneta fiduciaria, però, anche se senza garanzia, essendo accettata da tutto il mondo, serviva a finanziare i deficit americani da parte del mondo intero, questi debiti difficilmente saranno rimborsati, la svalutazione del dollaro sistemerà le cose; d’altra parte, dopo la prima e la seconda guerra mondiale, nemmeno l’Europa rimborsò integralmente i debiti fatti in America. La Grecia deve stare tranquilla, il debito estero si può rinegoziare, si può rimettere, si può denunciare e si può non pagare, è già successo in passato, l’Inghilterra non ha mai rimborsato debiti di guerra fatti con banchieri italiani del rinascimento.

Probabilmente anche la Banca d’Inghilterra ha venduto l’oro della sua banca centrale, fra l’altro, in anni recenti si era scritto che i depositi delle banche centrali superavano in valore l’oro posseduto dai privati (viste le vendite suddette non era vero), e si era chiesto che anche l’Italia vendesse quest’oro; si è anche dibattuto se quest’oro era di proprietà della Banca d’Italia o dello stato, la Banca d’Italia è una società privata controllata dalle banche che finanziano i partiti, perciò già si sa come andrà a finire.

Nelle politiche di risanamento internazionale dei singoli paesi, il FMI ha concesso prestiti in cambio di riduzione della spesa sociale, dell’aumento dell’età pensionabile, di privatizzazioni, di riduzione degli stipendi, di aumento delle tariffe pubbliche e di aumento delle imposte; però con queste condizioni i paesi debitori diventano schiavi da debito, la ripresa è impossibile ed è impossibile uscire dalla crisi, perché si ha caduta della domanda, chiusura delle imprese, disoccupazione e minori imposte per lo stato; in questa situazione ora si trovano, dopo paesi asiatici e latinoamericani, Grecia, Portogallo e Spagna.

I diritti speciali di prelievo, nati nel 1969, sono una moneta di conto, cioè virtuale, internazionale creata da FMI, si basano su un paniere di quattro monete: dollaro, yen, sterlina ed euro; a causa della crisi del dollaro, il presidente del FMI, Dominique Strauss-Khan, aveva proposto l’abbandono del dollaro, come moneta di riserva e, per punirlo di tanta intemperanza, è stato accusato violenza sessuale da una cameriera di un albergo di New York.

Probabilmente la cameriera era agente di un complotto per cacciarlo, infatti, dopo lo scandalo, sono state chieste le sue dimissioni; Strauss, notoriamente, aveva le sue debolezze sessuali e con quelle credenziali era stato ingaggiato per essere più facilmente ricattato e manovrato; gli si chiedeva solo di mettere la firma su scelte di altri, di obbedire ai poteri occulti e di essere discreto, in cambio avrebbe ricevuto lauti consensi, ma lui, come un servitore infedele, non ha rispettato il patto.

Nunzio Miccoli     www.viruslibertario.it, numicco@tin.it

 

 Torna su

DEBITI E INFLAZIONE

Secondo un postulato economico, per combattere l’inflazione bisogna contenere i salari, ma non costi energetici, e bisogna alzare i tassi della banca centrale e i tassi in generale, i quali però, fanno aumentare in costi, alimentando l’inflazione. Seguendo il vecchio teorema, Claude Trichet, governatore della banca centrale europea, ha alzato i tassi di finanziamento alle banche, precisamente quello overnight all’1,25% e quello marginale al 2%; l’euribor sui risconti, che influenza i tassi sulle operazioni private e i mutui a tasso variabile, segue a ruota con un aumento.

La banca centrale europea teme una spirale inflazionistica dovuta alla crescita dei salari, i quali però generalmente aumentano, soprattutto in questo periodo di concorrenza dei paesi emergenti, con l’aumento dei prezzi; in questo momento in Europa i prezzi al consumo paiono superare la soglia del 2% stabilita dalla banca Centrale, l’inflazione è dovuta non ai salari, ma alle emissioni monetarie della banca centrale in soccorso a banche e stati, all’aumento del prezzo del petrolio, delle materie prime e delle tariffe pubbliche; l’aumento dei tassi implica aumento delle rate dei mutui a tasso varabile e dei costi industriali, in definitiva aumento dei prezzi.

La banca centrale ha immesso fiumi di denaro nell’economia che è, con l’aumento dei costi, la causa di aumento dei prezzi, che si vorrebbe contrastare con l’aumento dei tassi che fanno pure aumentare in prezzi. Oggi in occidente il costo denaro è molto più basso che nel terzo mondo, dove domina l’usura, e la stretta monetaria delle banche centrali, nella ricerca di un equilibrio valutario e di bilancio, non ha aiutato ad avvicinare questi tassi.

Il rialzo dei tassi, con l’afflusso di capitali dall’estero, può favorire l’apprezzamento di una moneta rispetto alle monete estere, però favorisce anche l’inflazione, che si cerca di contrastare con una politica dei tassi e una politica fiscale, che generalmente sortiscono l’effetto opposto; questa politica si attua anche imponendo alle banche riserve di accantonamento e restringendo il credito, cercando di non danneggiare l’export.

L’Italia, sotto la direzione dei soliti ignoti, come stato semisovrano è stata laboratorio internazionale per queste alchimie, poi esportate al terzo mondo; in realtà l’inflazione si combatte con il pareggio di bilancio, l’equilibrio valutario si raggiunge svalutando o apprezzando la moneta nazionale, la domanda si garantisce tutelando il potere d’acquisto dei salari; l’occupazione si tutela con l’incremento della produzione, l’inflazione si contrasta combattendo la speculazione, riducendo il costo del denaro e il costo delle fonti energetiche, riducendo gli sprechi della pubblica amministrazione, riducendo le tasse, tagliando le remunerazioni e le pensioni troppo elevate.

C’è un’ultima considerazione da fare, con i debiti e i deficit dello stato, delle imprese e delle famiglie, superato il gold standard, cioè la moneta metallica pregiata, come strumenti di pagamento si sono imposti gli assegni e le banconote, diventando uno strumento utile per la vendita dei beni e dei servizi, anche se con valore fittizio, effimero e speculativo, a favore di chi li emette. Il corollario è che senza debiti oggi saremmo privi di strumenti di pagamento, il che sa tanto di beffa, di raggiro e di truffa.

In Italia le imposte sono molto più alte che negli Usa, ora pare però che anche il governo americano sia intenzionato ad aumentare le imposte nei prossimi anni; la spesa pubblica, secondo il bilancio di previsione decennale, passerà dai 3729 miliardi di dollari del 2011 ai 5.697 miliardi nel 2021. Però i bilanci pluriennali non sono mai vincolanti ed hanno anche uno scopo propagandistico. Bisognerà tener conto anche della perdita di valore del dollaro, determinata dal deficit della bilancia valutaria, dal deficit del bilancio dello stato, dalla caduta delle rimesse internazionali e dalla caduta del ruolo del dollaro come moneta di riserva internazionale; infatti, il valore del dollaro dipende anche dalla sua domanda.

Si dice che i tagli alle spese non dovrebbero riguardare le spese militari e gli aiuti alle grandi imprese in crisi, però le spese militari potrebbero essere ridimensionate chiudendo due terzi delle numerose basi Usa all’estero; l’uscita dalla crisi si può raggiungere solo svalutando il dollaro, favorendo produzione e lavori pubblici, mettendo forti dazi d’importazione sui prodotti analoghi a quelli fabbricati in Usa, cancellando i debiti cartolarizzati e derivati, prodotti dalla finanza creativa nati per sanare i vari deficit americani, con la collusione benevola del governo americano.

Come facevano gli ebrei con l’anno del giubileo e Solone con la sua riforma costituzionale, il risanamento si può fare solo cancellando i debiti, esclusi quelli commerciali, titoli di stato e depositi bancari, cercando di diffondere l’azionariato popolare, controllando le borse e le banche. Attualmente gli Usa hanno un debito pubblico di 14.300 miliardi di dollari, ma secondo alcuni, quello ufficiale è sottostimato e potrebbe essere il doppio.

Nel 2016 è previsto che gli americani paghino imposte per 1765 miliardi di dollari, contro gli 899 miliardi di dollari del 2010, un aumento di quasi il 100%, in questo periodo il PIL aumenterà solo del 36% in termini monetari; nel 2021 le imposte saranno di 2400 miliardi, il triplo del 2010, invece il Pil aumenterà solo del 70%; gli Usa quindi dovranno ridurre il potere d’acquisto dei cittadini, però queste cifre potranno anche variare e non bisogna dimenticare che oggi gli stati fanno propaganda soprattutto con le statistiche false.

Dal 2011 al 2012 cresceranno del 65% le imposte pagate dalle imprese, cioè dal 198 a 327 miliardi di dollari, che sono sempre poca cosa rispetto al gettito complessivo, in Italia accade la stessa cosa; inoltre, anche queste cifre possono essere propagandistiche. Nel 2010 le imposte pagate dalle imprese erano di 191 miliardi contro gli 899 miliardi delle persone fisiche, nel 2021, 502 miliardi su 2404, in percentuale sempre intorno al 21%.

Obama ha fatto crescere il debito pubblico di 3694 miliardi, intanto il resto del mondo si è stancato di finanziare con le rimesse i consumi americani, la borsa americana e il bilancio dello stato Usa. A causa della riduzione dei consumi, causata anche dalla riduzione di credito, e a causa della caduta della produzione Usa, il reddito nazionale reale non dovrebbe aumentare; invece il governo americano, grazie alle falsificazioni delle cifre, afferma che nel prossimo decennio esso dovrebbe aumentare del 4,5% annuo, forse per infondere ottimismo ad alleati e persone che dal terzo mondo esportano denaro in Usa.

Dal 2012 le imposte alle imprese ufficialmente aumenteranno del 5,9% l’anno, mentre quelle delle persone fisiche dovrebbero aumentare del 12,2% l’anno, nel 2011 il deficit del bilancio statale sarà pari al 40% delle spese, nel 2012% pari al 30%, negli anni successivi si stabilizzerà al 14,5%; l’America lo può fare perché stampa dollari che sono tesaurizzati dal mondo intero, però la pacchia sta per finire, diminuiranno le rimesse e aumenteranno le tasse, perciò le cifre suddette sembrano i numeri al lotto.

Nel 2011 le spese sono superiori del 75% rispetto alle entrate che sono pari a 2174 miliardi; occorre confrontate queste cifre con i parametri dell’Europa che ha sempre bacchettato l’Italia per il suo debito pubblico e il suo deficit di bilancio, ignorando quello che stava succedendo in Islanda, Inghilterra, Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna e, fuori dell’Europa, in Usa. L’America, dopo aver delocalizzato industria all’estero, ha agito con lassismo nei confronti del bilancio dello stato, perché aveva bisogno di essere finanziata dal resto del mondo.

In Usa stato e famiglie sono abituati a spendere più del proprio reddito, la seconda guerra mondiale aiutò l’economia di Usa e America Latina, finita la guerra, l’America Latina precipitò di nuovo e l’America si mantenne florida grazie alla posizione del dollaro e alle rimesse dall’estero da parte delle oligarchie del mondo intero, le quali ora rischiano di perdere questi soldi senza potersene lamentare perché altrimenti potrebbero alimentare il sospetto di averli rubati.

Poiché Cina, Giappone, Arabia Saudita e Regno Unito non vogliono più finanziare il deficit Usa, gli Usa possono coprire la spese solo aumentando la stampa dei dollari, favorendo così inflazione e svalutazione della valuta americana. L’America è avviata al tramonto, questo non è antiamericanismo, sono contro chi (parlo dei rottami della guerra fredda) odia l’America addebitandole tutti i mali del mondo; come dicevano i persiani, la ruota della storia gira a rotazione a favore di paesi diversi, lo fece a favore di babilonesi, persiani, romani, spagnoli, inglesi e americani, oggi pare che la ruota giri a favore della Cina che, invece di vivere solo sulla finanza, preferisce aumentare la produzione e acquistare tecnologia dall’estero.

La vera ricchezza sta nella produzione e non nei servizi che si esportano meno, il PIL di un paese dovrebbe includere solo la produzione di beni agricoli, artigianali e industriali, ignorando servizi, pubblica amministrazione e finanza, che sopravvivono solo perché qualcuno produce beni reali; chi la pensa diversamente appartiene alla categoria nobiliare abituata a scansare il lavoro fisico, per dedicarsi a quello della predicazione o della comunicazione.

In Usa, a causa dell’inflazione e della caduta della domanda, a causa disoccupazione e della riduzione del credito al consumo, aumenterà la disoccupazione e cadrà il reddito nazionale reale. Quello che è accaduto in America non è accaduto per caso, il governo americano, d’accordo con le banche, aveva aiutato la finanza creativa per finanziare i vari deficit e sostenere la domanda interna, ha approfittato del credito e della fiducia che gli Usa riscuotevano nel mondo, ore, per salvarsi, potrebbe ricorrere a un colpo di coda militare, ma non riuscirà a risolvere i suoi problemi economici, riuscirà solo a trasferire risorse a favore dell’industria degli armamenti.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it

 Tra le fonti:

Attilio Folliero – Caracas 20/4/2011.

 Torna su

FINANZA - NEWS

 Il default non permette a enti pubblici e privati di rimborsare i loro debiti, in una situazione del genere, i paesi creditori non ebbero comprensione con l’Argentina, ma oggi l’Unione Europea, per difendere l’euro, per volontà soprattutto della Germania, è impegnata a intervenire con i suoi fondi di salvataggio a favore di Grecia, Islanda, Irlanda, Portogallo, Spagna, ecc. La finanza allegra ha portato a questi risultati, il debito è foriero di schiavitù di privati e di stati, però un’Europa distratta aveva bacchettato soprattutto l’Italia per il suo deficit di bilancio e per il suo debito pubblico.

Non c’è abbastanza coordinamento nelle politiche economiche europee, controllo dei bilanci pubblici e patti di stabilità non sono sufficienti, occorreva anche armonizzazione fiscale, armonizzazione salariale, armonizzazione pensionistica, un sistema scolastico omogeneo, uguali costi dell’energia e uguali tariffe; perché in questi settori le differenze producono distorsioni economiche e fanno male alla concorrenza, sempre che questa sia veramente un valore da salvaguardare.

La Gran Bretagna è fuori dall’euro, ha un forte deficit pubblico, un forte debito pubblico e un forte deficit della bilancia valutaria, eppure Londra continua a essere la testa della finanza mondiale, dimostrando che con i soldi, senza produrre beni, si può vivere a spese del resto del mondo che produce; se questo paese non è entrato nell’euro deve avere avuto le sue buone ragioni speculative.

La Germania, timorosa verso l’inflazione che la colpì con le due guerre mondiali, per difendere il potere d’acquisto dell’euro, ha voluto imporre regole deflazionistiche al resto dell’Europa, eppure la Grecia, svalutando una sua moneta, avrebbe risolto meglio i suoi problemi, gli aiuti in crediti dell’Europa hanno solo rinviato i suoi problemi. Ad ogni modo, i paesi che hanno politiche di bilancio e salariali allegre, come hanno fatto Irlanda e Grecia, sono destinati a perdere competitività e ad avere un disavanzo commerciale; in Europa gli alti salari se li può permettere solo la Germania che esporta molto.

In Gran Bretagna il giornale l’Economist è notoriamente antitaliano, con le crisi di governo italiane, con l’informazione e politici italiani venduti a poteri forti e a potenze straniere, con le svalutazioni della lira e con le privatizzazioni italiane, sono tanti quelli che si sono riempite le tasche, soprattutto all’estero. Il Regno Unito, avendo delocalizzato industrie all’estero, oltre ad un grande deficit valutario, ha un enorme debito pubblico rispetto al PIL, superiore a quello italiano, per ridurlo oggi taglia la spesa pubblica, innalza l’età pensionistica, congela gli stipendi e privatizza.

Alla fine di questo decennio, questo debito pubblico dovrebbe raggiungere il 200% del PIL, oggi questo livello è raggiunto solo dal Giappone e dagli Usa, quindi questi tre paesi, per quanto riguarda il debito pubblico, stanno peggio dell’Italia. In Gran Bretagna e Usa sono elevati anche i debiti privati d’imprese e famiglie e questi paesi hanno anche un elevato deficit commerciale, mentre il Giappone fino a oggi ha avuto un’eccedenza valutaria che gli ha consentito di fare investimenti in Usa.

L’Europa non ha fatto altro che dare lezioni di buona amministrazione all’Italia, per il suo debito pubblico non volevano nemmeno farci entrare in Europa, ignorando che in Italia i debiti privati sono contenuti e la bilancia valutaria è quasi in pareggio; queste lezioni fatte dall’Europa all’Italia hanno aiutata l’Europa ad ignorare quello che stava avvenendo in Grecia, Portogallo, Islanda, Irlanda, Spagna e Gran Bretagna.

La cosa singolare è che, malgrado la generale posizione debitoria della Gran Bretagna, questa continua a finanziare il debito pubblico americano, ed oggi è il terzo paese creditore degli Usa, dopo Cina e Giappone; è un’anomalia visto che la Gran Bretagna ha un forte deficit valutario e, a prima vista, solo con le eccedenze valutarie si possono acquistare titoli del Tesoro Usa. Una volta l’Arabia Saudita era uno dei principali finanziatori Usa, poiché questo paese è sparito dai primi posti in graduatoria, i finanziamenti inglesi potrebbero essere fondi sauditi, oppure sono il frutto di una finanza creativa che sarebbe meglio definire speculativa. Fra l’altro, sembra che il governo inglese abbia proibito alla televisione di parlare male del governo saudita perché questo acquista armi dall’Inghilterra; questo fatto ci aiuta a capire come funzionano le “democrazie” e la “libertà di stampa”.

Come si sa, gli stati come gli Usa e l’Italia, fanno propaganda anche grazie alle statistiche false, ad esempio in tema d’inflazione sottostimata, di disoccupazione sottostimata e di allungamento tendenziale della vita sovrastimato, con lo scopo di allungare l’età pensionabile; in Italia alla disoccupazione ufficiale occorrerebbe aggiungere la differenza tra popolazione attiva tedesca e popolazione attiva italiana, inclusi i lavoratori in nero, allora si avrebbe una disoccupazione del 15%. E’ un fatto che in Italia non ci s’iscrive agli uffici di collocamento, soprattutto al sud, perché, diversamente dai paesi dell’Europa settentrionale, non si ricevono provvidenze.

Continuando con la manipolazione dei numeri, perché le statistiche si fanno con i numeri, per salvare le imprese in crisi, gli Usa hanno stanziato ufficialmente 700 miliardi di dollari, però da altre fonti (Bloomberg) si è saputo che, per salvare queste imprese, sono stati versati 14.700 miliardi di dollari, una cifra superiore al PIL usa del 2010; questa somma non è entrata nel calcolo del debito pubblico però è ugualmente uscita dalla Federal Reserve e sommata al vecchio debito pubblico di 14.100 miliardi di dollari e ai 700 di cui si detto dovrebbe far arrivare l’effettivo debito Usa, mal celato dalle statistiche ufficiali, a quasi 30.000 miliardi di dollari, oltre due volte il reddito nazionale.

Nel mese di febbraio del 2011 il debito Usa è aumentato ancora di 170 miliardi di dollari, intanto nel terzo mondo aumentano prezzi agricoli, materie prime e petrolio, perciò scoppiano le rivolte popolari, queste cose presto avverranno anche negli Usa, in questo paese quelli che hanno assistenza alimentare dal governo sono 44 milioni, cioè il 15% della popolazione; questa politica in Italia non esiste, ha un alto costo e fa aumentare deficit e debito pubblico, accade anche in Gran Bretagna.

In Usa il debito pubblico è stato acquistato per il 70% dalla Federal Reserve e per il 30% dalle banche centrali di altri paesi, la prima acquista buoni del Tesoro con denaro da essa stampato e ne ricava interessi; una modernissima forma di speculazione a vantaggio dei soliti ignoti della finanza. Giappone e Cina sono paesi eccedentari nel commercio e con le loro eccedenze valutarie hanno finanziato gli Usa, ma non si capisce come lo possa fare la Gran Bretagna che è deficitaria, questo paese, senza partecipare all’euro, beneficia del signoraggio dell’euro, grazie alle alchimie finanziarie possiede una buona fetta del debito estero americano.

Il totale del debito estero americano, scaturito dal deficit valutario e commerciale, aggiornato al 31.1.2011, arriva a 4.453 miliardi di dollari, di cui 1.155 sono posseduti dalla Cina, 886 dal Giappone e 278 dalla Gran Bretagna; invece il totale del debito pubblico è pari a 14.131 dollari, superiore al reddito nazionale Usa. A queste cifre andrebbe aggiunto il debito delle famiglie, delle imprese, degli enti pubblici, più l’enorme mercato dei derivati, pari a un multiplo del reddito mondiale, alimentato dalle banche Usa, con il consenso tacito del governo, per colmare i deficit e finanziare i consumi.

Il governo non ha il coraggio di chiarire quale sarà la sorte di questa montagna di derivati, lo stato non è in grado di garantire i suoi debiti, figuriamo quelli privati alimentati dalle banche; c’è chi crede che lo stato sia un debitore solvibile di ultima istanza, ma è un’illusione, in Italia lo stato non rimborsa nemmeno i crediti fiscali all’esportazione, che ne avrebbero maggior diritto, danneggiando anche la nostra esportazione e favorendo i concorrenti esteri. Sembra una politica favorita da paesi  esteri che hanno in pugno la sovranità sull’Italia e non ne favoriscono lo sviluppo, per la stessa ragione, in Italia si pagano maggiori costi energetici, l’Eni statale poteva calmierare i prezzi e non l’ha fatto.

Non bisogna dimenticare che i cittadini non sono stati mai realmente sovrani, che gli stati non sono uguali, che quelli che hanno perso la guerra sono stati vassalli, che allo stato è normalmente lecito ciò che non è lecito ai cittadini, anche per questo esiste diplomazia parallela e servizi segreti. In Europa esiste un direttorio, quello apparente sembrava fatto da Francia e Germania, in realtà, quello reale è fatto da Gran Bretagna e Francia; i paesi che hanno perso la guerra, come Italia, Germania e Giappone, sono stati semisovrani, pagano riparazioni, forniscono basi militari gratuite e prestano militari per operazioni all’estero.

L’Italia è stata già costretta a una politica di austerità dall’Europa che ora si vede costretta ad adottare misure austere con tutti i paesi membri, l’importanza dell’Italia è riconosciuta più nel terzo mondo che in Europa del nord; come possiamo essere fratelli in Europa se siamo vassalli di altri europei o in sottordine, l’Europa doveva essere una comunità di paesi uguali, con uguali diritti, senza direttori, invece in Europa si sono ripetuti gli errori dell’ONU. L’Italia, aveva creduto nell’Europa perché incapace, con la nostra classe politica, di rinnovarsi, ma è stato un errore, Francia e Inghilterra hanno approfittato della nostra buona fede. 

Dopo l’invito a rimettere i debiti dei paesi poveri che riducono in schiavitù, bisogna rimarcare che non si può essere fratelli in una comunità in cui alcuni membri pagano debiti o riparazioni ad altri membri, tra moglie e marito i debiti si compensano, invece il vassallo non è un fratello ma uno da sfruttare; dopo la rivolta a Gheddafi di alcuni notabili libici, aiutati dai servizi segreti inglesi,  mentre l’Italia si è supinamente accodata alla Francia intervenendo militarmente in Libia e subendo l’immigrazione clandestina nordafricana, la Germania si è messa da parte accostandosi alla Russia che ha protestato contro l’ingerenza della Nato in Libia.

Questa immigrazione nordafricana incontrollata potrebbe determinare il collasso dell’Italia, forse i padroni dell’Italia hanno previsto anche questo e lo hanno cercato; gli stati semisovrani sono controllati da paesi sovrani, tramite loro agenti inseriti in posti chiave e nell’informazione, i quali favoriscono una politica di rapina a favore dello straniero e una politica economica contraria agli interessi nazionali. La Germania, membro con la Francia del direttorio europeo autoelettosi, perché gli stati europei non sono uguali e nessuno protesta,  è trattata dalla Francia con rispetto perché esporta molto, tuttavia ha cominciato a capire e si allontana dalla Francia, in realtà, la Francia è legata alla Gran Bretagna, che ha preferito lavorare nell’ombra.

Negli ultimi sei mesi la Gran Bretagna ha coperto il 40% del debito estero degli Usa, probabilmente usando la finanza creativa e agendo come prestanome dell’Arabia Saudita e di qualche altro paese come il Vaticano; tra le statistiche dei paesi che investono negli Usa manca il Vaticano, che si sa essere un forte investitore. Oggi il Vaticano si è ravvicinato all’Inghilterra e Blair si è convertito al cattolicesimo, anche i nostri principali banchieri, in ossequio ai loro padroni vaticani, si dicono cattolici.

Quando si fanno le graduatorie mondiali delle ricchezze, si dimentica sempre di indicare le fortune di Vaticano, regina d’Inghilterra, di Olanda, del re d’Arabia, del sultano del Brunei e di altri potentati, perciò oggi si scopre che Gheddafi ha esportato all’estero 30 miliardi di dollari; è così che nascono le nuove aristocrazie ereditarie del mondo; in Inghilterra, Spagna e Francia hanno sempre incoraggiato investimenti provvidenziali di dittatori e mafiosi, mentre i nostri politici, per favorire i nostri padroni esteri, li colpivano con le norme antiriciclaggio.

Il Giappone, a causa del recente terremoto, sarà costretto a ridurre i suoi acquisti di buoni del tesoro Usa, la Cina vuol stimolare la domanda interna e aumenta le importazioni, soprattutto in macchinari e tecnologia, perciò acquisterà meno buoni del tesoro Usa; il rapporto di cambio tra dollaro yuan potrebbe cambiare con la svalutazione del dollaro, che il tesoro americano sta favorendo, e la rivalutazione dello yuan. Le esportazioni cinesi sono state favorite dal basso valore dello yuan.

A causa della crisi americana, gli Usa saranno costretti a stampare sempre più dollari, favorendo l’inflazione, ridurranno la spesa pubblica e le spese sociali, ma non vorranno ridurre le spese militari e forse nemmeno le numerose basi militari all’estero; d’accordo con Gran Bretagna e Francia, i tre vincitori della prima e della seconda guerra mondiale, hanno pensato di buttarsi nella nuova guerra di Libia, dove pare esistano molti giacimenti petroliferi da sfruttare.

In Usa la disoccupazione ufficiale è del 10% e quella reale del 20%, il paese era uscito rafforzato dopo la seconda guerra mondiale, poi, per risparmiare su costo della manodopera, cominciò a spostare impianti industriali all’estero, come ha fatto la Gran Bretagna; è da lì che iniziò il procedimento d’impoverimento generale, perché, senza produzione, non ci sono salari, non c’è domanda, c’è disoccupazione e minori tasse per lo stato. Un grande paese non può vivere solo con i servizi.

A causa della crisi, l’Unione Europea si potrebbe disintegrare e gli Usa si potrebbero spaccare, negli uffici alti di Bruxelles e Strasburgo non si crede all’Europa e il Belgio, che ospita le istituzioni europee, si sta spaccando, l’Italia non si accorge di ciò e celebra i 150 anni dell’unità d’Italia. Siamo alla fine dell’era del dollaro e del dominio americano, nel mondo vi sono progetti di valute alternative come l’euro; però la moneta di riserva crea una rendita di posizione per il paese che la emette, probabilmente occorrerà un accordo internazionale per l’adozione di un paniere di monete di riserva.

Il 15 marzo 2011 il debito Usa ha raggiunto i 14.238 miliardi di dollari, 72 più del giorno precedente, il debito pubblico ha raggiunto il massimo consentito dal parlamento, che però lo può sempre aumentare con altra legge; intanto alle elezioni parziali dell’autunno scorso il democratico Obama è stato superato dai repubblicani, in tutti i paesi, i partiti al governo perdono le elezioni. E’ successo in Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Usa e Italia prima dell’attuale governo di Berlusconi.

Grazie alla faziosità d’informazione, magistratura e opposizione, l’attuale governo di Berlusconi si è rafforzato, gli italiani non sono stupidi, non possono andare dietro a tutti i contestatori; se non si condivide quest’opinione, allora bisogna affermare che il probabile futuro successo elettorale di Berlusconi dipende dal fatto che ha governato bene, una tesi più difficile da sostenere per l’opposizione, su questo tema concordo con il sindaco Renzi di Firenze.

La Cina possiede 1.155 miliardi di dollari del debito Usa, il Giappone 886 e il Regno Unito 278, però Cina e Giappone hanno sospeso nuovi acquisti di buoni del tesoro Usa, mentre la Gran Bretagna continua, con quali soldi, forse con quelli guadagnati teleguidando, dietro le quinte, il calderone europeo e sfruttando il signoraggio sull’euro. Il Giappone, come la Gran Bretagna e gli Usa, ha un elevato debito pubblico che arriva al 200% del pil.

Ciò malgrado, la banca centrale del Regno Unito è quella che ha maggiormente incrementato gli aiuti agli Usa nell’ultimo anno, anche la Francia, alleato ma finto vincitore in due guerre mondiali, continua a finanziare fortemente gli Usa, è forte creditrice anche del debito estero italiano, per 500 miliardi di euro, e recentemente di quello greco; tuttavia, diversamente da Germania e Cina, non ha eccedenze valutarie e perciò non si sa come faccia, sotto questa faccenda c’è un mistero.

Io penso che qualcuno si stia arricchendo con l’euro, che tuttavia ha dato maggiore stabilità dei prezzi rispetto alla lira, ma non rispetto al marco; osservando l’Inghilterra, pare che un paese indebitato possa fare prestiti ad un altro paese anche aumentando i suoi debiti. L’Italia, rinunciando alla lira, si è privata di uno strumento di entrata finanziaria autonoma e di un regolatore, con le svalutazioni, dell’equilibrio della bilancia valutaria, è quello che è successo anche alla Grecia. 

A causa del terremoto in Giappone, molti paesi stanno rivedendo i piani di sviluppo nucleare, il che farà aumentare ulteriormente il prezzo del petrolio e, conseguentemente, di energia e prodotti alimentari, alimentando l’inflazione; se il dollaro esce come moneta di riserva, la stampa dei dollari non favorirà l’aumento del prezzo del petrolio, come accadeva nel passato, perché il petrolio sarà quotato in altre valute, però la svalutazione del dollaro rincarerà il prezzo del petrolio per gli americani.

A causa di questa situazione, mentre si aprirà il secolo della Cina, Usa ed alleati potrebbero essere spinti ad azioni disperate tipiche degli stati o imperi decadenti; azioni militari potrebbero essere dirette contro Libia, Iran e Venezuela, dove recentemente sono state scoperte riserve consistenti di petrolio; al 14/2/2011 non è più l’Arabia Saudita la maggiore riserva di petrolio, ma il Venezuela che ha la più grande riserva petrolifera del mondo e perciò anche Chavez comincia ad avere paura.

In Libia esistono ancora gruppi tribali ostili, alcuni contrari a Gheddafi, la salvaguardia dei diritti umani e la coalizione dei volenterosi in aiuto dei libici della piazza sono propaganda per giustificare all’opinione pubblica l’intervento in Libia; forse anche il fondamentalismo islamico è stato strumentalizzato per favorire interventi militari in zone ricche di petrolio e di gas; inoltre, a parte il petrolio, la guerra è stato sempre un buon affare, serve a rilanciare produzione e occupazione, fa vendere armi, permette di acquistare beni e preziosi a basso prezzo, svaluta i debiti degli stati belligeranti perché le loro monete perdono valore.

Però il mondo non finisce, si ricostituiscono nuovi equilibri mondiali che fanno perno su nuovi paesi come la Cina, è successo tante volte nella storia, a un impero ne succede un altro, pero gli sciocchi antiamericani non devono idealizzare la Cina. Si parla di pericolo nucleare in guerra, però dalla seconda guerra mondiale i paesi con la bomba atomica non sono stati toccati, si è parlato di equilibrio del terrore, grazie ad essa, alcuni paesi sono divenuti intoccabili.

La Germania, il Giappone e l’Italia non hanno avuto questo privilegio perché hanno perso la guerra, si sono salvati solo perché inclusi nell’impero anglo-americano, come stati semisovrani devono combattere, magari sotto la minaccia della carenza di petrolio, le battaglie decise da altri stati sovrani.  All’inizio della crisi libica, dopo le prime dichiarazioni di Berlusconi, distanti dalle minacce francesi a Gheddafi, la Russia si era detta disponibile a fornirci il petrolio mancante, poi Berlusconi, pressato dagli alleati, ma non amici, tornò sui suoi passi.  

Pare che anglo-francesi si siano accordati con il governo provvisorio di Bengasi per mettere mano alle riserve petrolifere della Libia, a scapito dell’Eni, questa situazione farà perdere la faccia all’Europa e all’Italia, di fronte ai paesi arabi, alla Russia e al resto del mondo; invece di mandare aerei e  navi in Libia, anche per reazione ad una Francia che ci snobba, dovevamo restare neutrali.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario,.it numicco@tin.it.

 

ANCORA SULLE BANCHE (12/12/2010)

 Torna su

 Le banche condizionano l’azione dei governi, i loro uomini sono consulenti o uomini del governo, le banche centrali e le agenzie di rating sono colluse con le banche, i mezzi d’informazione non informano su questi fatti perché sono controllati dalle banche; è per tutte queste ragioni che le banche ci hanno potuto rifilare titoli spazzatura.

In Grecia il deficit di bilancio dello stato nel 2009 è stato pari al 13% del Pil, mentre il debito pubblico è stato pari al 120%, Atene, per rispettare i parametri di Maastricht, aiutata dai consulenti di Goldman Sachs, aveva inviato a Bruxelles statistiche false sul suo bilancio pubblico; a causa della sua situazione, è stata aiutata da prestiti del Fondo Monetario e dalla Banca centrale europea, per 110 miliardi di euro. E’ da ricordare però che il trattato di Maastricht impedisce questi salvataggi, perciò la Grecia avrebbe dovuto uscire dall’euro e forse ne avrebbe aqvuto anche dei vantaggi.

Le principali aziende di rating del mondo sono americane, cioè la Standard & Poors, Moody’s e Fitch; ufficialmente, la banca dei regolamenti internazionali stabilisce i criteri di valutazione per stati e imprese; la Grecia, aiutata dalla Goldman Sachs di Soros, truccando i suoi conti, aveva aggirato il patto di stabilità nascondendo i debiti.

Anche l’Ungheria e l’Islanda, che non partecipano all’euro, soffrono dello stato dei conti pubblici, i creditori dell’Ungheria sono Francia e Germania, altri paesi a rischio, aderenti all’euro, sono Irlanda, Portogallo e Spagna; della Gran Bretagna non si parla perché Londra è il sancta sanctorum della finanza e perché è fuori dell’euro, però anch’essa è sommersa di debiti pubblici e privati ed è complessivamente più insolvente dell’Italia.

Anche l’Italia ha fatto ricorso alla consulenza di banche americane, come Goldman Sachs e JP Morgan Chase, il bilancio dello stato italiano è un mistero impenetrabile, però lo stato vuole sanzionare i bilanci falsi delle piccole imprese; l’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, ha affermato che è il bilancio dello stato è un bilancio virtuale. I derivati sono strumenti finanziari inventati dalle banche e sono serviti ad occultare i debiti degli stati, a cominciare dagli Usa, questi derivati, rifilati ad enti locali e privati, non appaiono nei bilanci degli stati e degli enti locali.

Le banche centrali, con la crisi, oggi hanno fornito montagne di liquidità agli speculatori, già foraggiati durante la crisi dei subprime del 2007; tutte queste cose, cioè speculazioni e aiuti alle banche, si sono verificate perché i cittadini hanno consegnato deleghe in  bianco a banche d’affari, banchieri centrali e società di rating, dei quali sono ormai in ostaggio; la stampa informa poco al riguardo.

La cartolarizzazione dei debiti pubblici è stata un’altra trovata, questi titoli sono stati usati dalla Grecia come garanzia in deposito alla BCE, sono strumenti che ipotecano i bilanci futuri dello stato; in Italia Goldman Sachs si è aggiudicate alcune privatizzazioni ed ha tra i suoi uomini Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, che la sinistra vorrebbe a capo di un governo tecnico.

Le agenzie di rating non sono affidabili, favoriscono le speculazioni e sono in combutta con le banche d’affari; il rating o rischio paese misura rischio commerciale e rischio paese, favorisce i movimenti nei cambi e nelle valute ed è stato usato fraudolentemente per speculare sulla lira. I rapporti di queste società di rating sono spesso errati o manipolati alla fonte, sono diffusi da un’informazione venduta per spingere a vendere o comprare.

La finanza, fatta la frittata, chiede come cura di risanamento tagli alla spesa, riforma delle pensioni e privatizzazioni; le valutazioni negative delle società di rating sugli stati, provocano un aumento dei tassi, del deficit di bilancio e del debito pubblico,  provocando anche la svalutazione delle monete.

A causa di questi meccanismi perversi, per tutelarsi con una valutazione favorevole ed avere credito a condizioni più vantaggiose, i debitori devono preventivamente pagare il pizzo alla società di rating; è accaduto anche con le società di revisione dei bilanci di società, pagando le imprese ottenevano certificazioni favorevoli, ma poi anche alcune di loro fallivano. Le società di rating, come le banche centrali, sono società per azioni e perciò inseguono il massimo profitto.

Queste agenzie hanno anche partecipazioni nelle corporations, perciò sono spesso in conflitto d’interesse, sono in combutta con il sistema affaristico e bancario, sono pagate dagli indebitati e non dai risparmiatori, con le loro valutazioni favoriscono le manovre speculative di stati e imprese indebitati. Queste agenzie favoriscono manipolazioni fraudolente di borsa, mentre Banca d’Italia e Consob, che dovrebbero controllarle, sono distratte o fanno finta di non vedere.

Quando le agenzie segnalaqno banche a rischio, ne favoriscono la caduta dei loro titoli in borsa, a vantaggio di speculatori; perciò, malgrado le notizie perverse di Moody’s, la Banca Centrale Europea ha lasciato invariato all’1% il tasso di riferimento che, in caso di crisi vera avrebbe dovuto aumentare, contrastando con ciò il processo inflazionistico.

Queste società di rating avevano emesso rapporti lusinghieri, con tripla A, cioè di massima affidabilità, sui mutui subprime, con lo scopo di indurre il mercato ad acquistare questi titoli avariati, però, generalmente, diffondono notizie pessimistiche ed errate, per la gioia degli speculatori. Quando a causa di questi fatti il sistema bancario va in crisi di liquidità, vende i titoli di stato del suo portafoglio, che si svalutano ed il governo non riesce a collocare nel mercato altri titoli.

Le società di rating sono in rapporto con banche d’affari, sono controllate da fondi d’investimento e da investitori privati americani; ora l’associazione Adusbef sta raccogliendo firme per l’esercizio di una class action contro di esse. Queste società hanno dato la tripla A di valutazione alle obbligazioni emesse nel 2006, garantite da mutui subprime, poi rivelatisi spazzatura, poi nel 2009 c’è stata la crisi dei subprime.

Di fronte a queste manovre speculative, le autorità monetaria sono rimaste generalmente assenti, anche relativamente ai titoli assicurativi, le valutazioni positive sono state date a titoli spazzatura, come a Lehman Brothers, che poi è fallita. Le agenzie di rating hanno favorito il collocamento di prodotti bidone come le obbligazioni strutturate e i titoli patacca venduti ai fondi pensione; in precedenza, avevano dato valutazioni negative sull’Italia, favorendo le speculazioni sul cambio dela lira.

A ciò si aggiunge la manipolazione del tasso Euribor manovrato dal cartello bancario europeo, che ha influenzato i tassi dei mutui a tassi variabili, in precedenza la Banca d’Italia faceva gli stessi giochetti con il tasso di sconto. Nel 2008 la speculazione si è accanita anche sulle materie prime, provocando il rialzo di cereali e petrolio, mentre in Usa scoppiava la bolla immobiliare, con crollo delle borse; Lehman Brothers era collegata al credito immobiliare, come Freddie Mac e Fannie Mae.

Nel 2009 anche gli istituti bancari europei furono colpiti dalla crisi, le banche d’affari americane ed i fondi d’investimento ad alto rischio, hedge funds, sferrarono un massiccio attacco anche all’euro; le assicurazioni sulle insolvenze o credit default swaps divennero un altro strumento della speculazione. Si facevano contratti futures-derivati che puntavano sul ribasso dell’euro.

Perciò, anche se in ritardo, la Federal Reserve, sotto Bernanke, aprì un’inchiesta su banche, hedge funds, mentre la Sec o Consob americana tentava di smascherare Goldman Sachs; le banche e gli hedge funds finanziavano imprese decotte e compravano titoli assicurativi scommettendo sulla loro bancarotta. Henry Paulson era stato dirigente della Goldman Sachs e nel 2008 divenne segretario al tesoro di George Bush, con il compito di affrontare il crac che aveva contribuito a creare.

Nel 2001 Alan Greespan, governatore della Federal Reserve, con denaro concesso al tasso dell’1%, aveva favorito  l’indebitamento delle famiglie, perciò queste prima comprarono casa e poi finanziarono i consumi ipotecandola, quindi divennero insolventi, le loro case furono pignorate dalle banche ed andarono in deperimento.

Oggi i derivati sono pari a 12 volte il pil mondiale che arriva a 55000 miliardi, la montagna di derivati favorì i profitti di banche ed hedge funds, mentre i dirigenti guadagnavano premi e stock option. I rapporti incestuosi tra società di rating, banche centrali e banche d’affari attenta alla sovranità degli stati.

Dopo la crisi del mercato immobiliare, dei subprime e dei derivati, scoppiò anche la bolla delle carte di credito al consumo, concesse con troppa facilità e con poche garanzie, trasformando tutti i lavoratori americani in debitori cronici, una situazione simile si è verificata anche in Gran Bretagna; gli indebitati cronici sono come i tossicodipendenti.

In America, diversamente che in Italia, i banchieri qualche volta finiscono in carcere, infatti, Robert Allen Stanford è finito in carcere per un crac bancario fraudolento di 9 miliardi di dollari, dopo Lehman Brothers è fallita anche Citigroup, con la fine del modello economico americano. Oggi dovrebbero andare alla sbarra anche le società di vigilanza e le agenzie di rating, bisognerebbe far ripartire l’economia reale con una Nuova Bretton Woods, nel 1944 a Bretton Woods si posero le basi per la ricostruzione e per la regolamentazione economica e monetaria, a causa della distruzione dell’Europa, il dollaro era la moneta del commercio internazionale.

Bisognerebbe riformare sistema monetario ed adottare cambi fissi, anche se aggiustabili periodicamente, ritornare alle riserve auree, adottare nel commercio un paniere di monete, contrastare la speculazione sui cambi sotto la supervisione di Fondo Monetario e Banca Mondiale; bisognerebbe proibire prodotti derivati, attività speculative degli hedge funds e cartolarizzazioni, bisognerebbe favorire investimenti con incentivi fiscali e fare un nuovo trattato di commercio mondiale.

Nel 1929 ci fu il crac di Wall Street, nato con un crollo di borsa conme conseguenza  di speculazioni su titoli forsennate, per uscire dalla crisi e risanare l’economia, Franklin Delano Roosevelt lanciò un modello di regolazione del mercato che esportò nel mondo, adottò un intervento economico keynesiano, assieme a welfare state e ad investimenti pubblici; dal 1971 questo sistema fu seppellito dalla nuova moda del liberismo senza regole e senza controlli, con le Autorità di controllo divenute subalterne delle lobby.

Ora Obama ha iniziato a curare un sistema malato, aiutando le banche ed estendendo l’assistenza sanitaria ad altri 30 milioni di americani; nel 2008 Henry Paulson aveva lanciato una manovra di 700 miliardi di dollari, però, senza proporre riforme strutturali, intanto governo americano, come accadde in Italia dopo la grande crisi del 1929 e sotto il fascismo, è diventato il principale banchiere del paese.

Oggi il governo americano controlla il 26% dell’economia e finanzia 9 mutui su 10, a causa della crisi debitoria, pare che nel paese si stia archiviando il liberismo a favore dello statalismo; un piano di spesa pubblica di 787 miliardi di dollari dovrebbe servire a stimolare l’economia, perché ora i disoccupati sono numerosi come nel 1929.

Sotto Clinton, le banche d’affari erano guidate da uomini della sua amministrazione, però Obama ha cercato di impedire alle banche di scorazzare ancora, ha lanciato il credito a favore della piccola e media impresa, puntando all’ammodernamento delle infrastrutture ed alla riduzione del deficit di bilancio dello stato; tuttavia ha aumentato molto le emissioni monetarie, favorendo con ciò un processo inflattivo.

Intanto in Italia le banche hanno continuato a strozzare risparmiatori e piccole imprese, elargendo credito facile ad amici, arrivando ai crac Cirio, Parmalat e bond argentini, con miliardi di euro di derivati appioppati agli enti locali, con costi dei servizi bancari e assicurativi che sono i più alti del mondo; il processo breve, non è servito solo a Berlusconi, ma anche ad estinguere processi a carico di banchieri, la sinistra non lo ricorda perché è a favore delle banche e dell’autonomia della Banca d’Italia che dovrebbe controllarle, da più parte si cerca di coprire la banca centrale dall’omessa vigilanza.

La Banca d’Italia, partecipata dalle banche, non ha fatto niente per prevenire il saccheggio sistematico dei risparmi, ora gli impressionanti debiti privati e statali possono favorire il rialzo dei tassi; in Italia una legge impedisce alle banche di fallire e ne hanno approfittato anche le banche che hanno speculato, però lo stato non può accollarsi i debiti illimitatamente, spesso, in corso d’opera, modifica le sue leggi, i debuiti si possono denunciare, consolidare e convertire oppure i titoli pubblici si possono tassare di più.

Lo stato è naturalmente esattore, biscazziere, usuraio e inflattore, favorisce l’aumento dei prezzi con il deficit di bilancio, con l’aumento di imposte indirette e con l’aumento delle tariffe pubbliche; oggi, a casa della crisi e della scarsa domanda, gli altri prezzi dei beni al consumo non aumentano, in passato, il capro espiatorio dell’inflazione, grazie alla voce degli economisti di corte, è stata la scala mobile che ora non esiste più.

Da parte dei media, sul caso Goldman Sachs c’è stata continua disinformazione, inevitabilmente, anche durante la crisi, i cittadini, mal suggeriti dalle banche, hanno continuato ad acquistare prodotti finanziari avariati; in Usa ed in Europa i mezzi d’informazione sono influenzati dalle banche, in Usa Lehman Brothers e Merrill Lynch fanno capo a Rockefeller, lo stesso suo ruolo è svolto da Rothschild in Europa, insieme controllano banche, società petrolifere e farmaceutiche e grande informazione.

Goldman Sachs è consulente di governi, ha partecipazioni nelle multinazionali e controlla il mercato delle materie prime, suoi consulenti sono stati Romano Prodi e Gianni Letta; nell’aprile del  2001 la Sec la accusò di frode realizzata attraverso il titolo Abacus 2007, che aveva truffato le banche di tutto il mondo. Insomma le banche estorcono denaro a risparmiatori e piccole imprese e poi se lo giocano nella bisca della finanza internazionale, sicuramente, anche i dirigenti di banca superpagati, si sono giocati così i loro risparmi.

Ad Italia e Grecia Goldman Sachs, per nascondere la vera entità dei deficit pubblici, ha suggerito operazioni di chirurgia estetica dei bilanci, Goldam Sachs gode di connivenze istituzionali ed è finita sotto inchiesta da parte della procura di Pescara che indaga anche su Mario Draghi, mentre la stampa rimane muta; però, dopo la Sec, anche le autorità di borsa inglesi e tedesche, l’hanno inchiodata alle sue responsabilità.

La Sec ha accusato Goldman Sachs di truffa per aver venduto titoli rischiosi garantiti da mutui, scommettendo contemporaneamente sul loro fallimento, ha consentito a selezionati clienti di scommettere nel mercato immobiliare; il governo americano riconosce la responsabilità delle banche del crac del mercato immobiliare. Goldman Sachs aveva creato i prodotti di finanza strutturata e, per conto suo, agiva in direzione opposta a quella consigliata al pubblico.

Oggi, a parte l’Italia, esiste un fronte americano ed europeo contro Goldman Sachs, che aveva fato Mario Draghi suo vicepresidente per l’Europa; secondo la procura di Pescara, era responsabile di frode truffa a carico dello stato italiano, operando assieme a Citigroup, Lehman Brothers, JP Morgan, sfruttando la convenzione sulla doppia imposizione e realizzando plusvalenze.

Né la Banca d’Italia né l’informazione diedero notizia di questa frode, mentre Mario Draghi dovrebbe controllare sulla correttezza delle banche; la finanza creativa e speculativa sta dissestando l’economia sana mondiale, in Italia Goldman, invece di godere di privilegi politici, dovrebbe essere sospesa dall’albo delle banche, però il governo, di qualsiasi colore, rimane silente.

In Italia le banche che frodano il fisico non corrono rischi, nel 2007 la procura di Pescara mise a segno l’operazione easy credit contro di loro e la stampa, per non ferire Mario Draghi ed il ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa, non ne parlò. Goldman Sachs è stata banca capofila nel lancio di bond per tre miliardi di euro da parte del governo italiano, considerata banca privilegiata insieme Citigroup e JP Morgan.

Schioppa, Draghi e Prodi sono legati a Goldman Sachs e Gruppo Bilderberg, che controlla mezzi d’informazione e nazioni. Nel 1951, per iniziativa del principe Bernardo d’Olanda, nacque il Gruppo massonico Bilderberg, lo scopo era dare vita ad un Nuovo Ordine Mondiale, tra i fondatori ed i principali attori c’erano Kissinger, Carlo d’Inghilterra e Beatrice d’Olanda.

La grande aristocrazia non si è ritirata dalla guida economica e politica del mondo, continua a farlo nell’ombra per mezzo dei suoi capitani di ventura, nel governo e nella finanza, ricoprendoli di pivilegi a spese del popolo. Nel 1973 il gruppo Bilderberg fu affiancato dall’altra associazione massonica chiamata Commissione trilaterale, un’altra società segreta, diretta da Rockefeller per gli Usa e Rothschild per l’Europa.

Il vertice annuale del Bilderberg è protetto dalla polizia ed è supersegreto, su di esso la stampa non informa, vi partecipano circa 130 persone, tra cui Jan Claude Trichet, Rockefeller, Kissinger, Josè Barroso, Giulio Tremonti, Romano Prodi, Mario Monti, Padoa Schioppa, Mario Scaroni e Ferruccio De Bortoli. Goldman Sachs è la maggiore responsabile della crisi globale, senza coperture, non avrebbe potuto operare nei derivati, ha arruolato uomini di governo soprattutto in Italia, ha speculato sui titoli del mercato immobiliare con lo strumento Abacus; mentre questi titoli perdevano, scommetteva contro di essi e ci guadagnava.

Mario Draghi, vice presidente per l’Europa della Goldman Sachs e direttore generale del tesoro, appaltò alla banca d’affari importanti privatizzazioni italiane e poi divenne governatore della Banca cd’Italia; per proteggere i suoi affari e influenzare informazione e politica, Goldman Sachs ha speso 2,8 miliardi di dollari, ha aiutato la Grecia ad occultare i suoi debiti, per consentirle di rispettare il patto di stabilità con l’Europa.

Goldman Sachs specula su derivati, petrolio, materie prime, grano e valute, a danno di privati e di stati, perciò in Italia è stata denunciata dall’associazione Adusbef. Nel 2000 gli Usa, per sostenere la domanda, concedevano finanziamenti anche a cittadini insolventi, perciò nacquero i prestiti subprime sui mutui immobiliari, lo scopo era anche rilanciare l’economia.

Questi prestiti a tasso elevato non si potevano rinegoziare e le rate erano a tasso variabile, per cui ne nacque la bolla immobiliare e, con l’insolvenza dei debitori, le banche misero all’asta gli immobili e poi cartolarizzarono i mutui impiagati, cioè crearono obbligazioni garantite dai mutui subprime poi rivendute ai risparmiatori. Queste operazioni hanno creato uno tsunami nei patrimoni degli istituti di credito, in Italia i mutui a tasso variabile fecero fallire le famiglie, abbandonate dal governo, Invece all’estero furono colpite le banche d’affari Ubs, Citibank, Fannie Mac e Lehman Brothers.

Hanno portato a questo punto l’autoregolamentazione del mercato, la deregulation economica e l’assenza di governance economica e di controllo; nel 1971 il dollaro fu sganciato dall’oro, anche perché le riserve auree americane erano insufficienti per garantire i dollari circolanti, da allora le monete divennero fluttuanti e crebbe la speculazione, si operava in derivati e futures e la speculazione s’impadronì di energia, petrolio, materie prime e prodotti alimentari.

Gli stati furono esautorati dal processo di regolamentazione e poi furono chiamati a ripianare le perdite delle banche; Soros, Rockefeller e Rothschild, Draghi, Trichet, Greenspan e Bernanke sono tra i maggiori responsabili dell’attuale crisi, il fatto è che esiste una cupola più potente della politica e dei governi, forse la cupola è aristocratica e la democrazia si sta estinguendo. Ora i padroni della finanza addossano a lavoratori e pensionati i costi della crisi, utilizzando a tal fine tassi, imposte, aiuti agli amici e tariffe; i sindacati continuano a protestare davanti alle fabbriche, anche esse colpite dalla crisi, e non davanti alla sede della Banca d’Italia.

Prima di fallire nel 2008, In Italia la banca d’affari Lehman Brothers aveva partecipato ad operazioni di finanza straordinaria a favore di stato, regioni ed enti locali, offrendo i contratti derivati, poi nel 2007 ci fu il crollo dei mutui subprime e l’America stanziò 700 miliardi di dollari per alleggerire le banche dai titoli spazzatura legati ai mutui insolventi.

La Sec era responsabile nel lassismo perché nel 2004 aveva consentito alle banche d’affari o merchant bank di elevare il loro livello d’indebitamento, perciò Lehman Brothers arrivò ad un livello d’indebitamento di trenta a uno rispetto al suo capitale; poi in Italia Unicredit e Banca Intesa piazzarono a stato, enti locali e risparmiatori oltre quattro miliardi di euro in derivati.

Secondo agenzie di rating, Abi e Banca d’Italia, i titoli Lehman Brothers erano considerati affidabili fino al giorno prima della bancarotta, ne furono coinvolti anche fondi pensione e istituti previdenziali; questi titoli erano stati presentati dalle banche ai risparmiatori come titoli a basso rischio ed alto rendimento, anche le polizze index-linked avevano investito nei titoli Lehman Brothers. A causa di questo crac dei subprime, nel 2008 la BCE iniettò nel mercato 790 miliardi di euro a cui seguirono altre decine di miliardi di euro; intanto crescevano i tassi sui mutui ed i governi tedesco, francese, inglese e spagnolo intervennero in aiuto delle banche, in Italia invece si decise solo per la stretta creditizia.

Nel 2000 in Italia il gruppo bancario Morgan Stanley acquistò la banca privata Fonspa, con lo scopo di varare la più grande opera di cartolarizzazione di mutui in Europa, nel 2008, con la crisi dei subprime, iniziò i licenziamenti e la chiusura del suo sportello. Nel 1929 Roosevelt voleva curare con il New Deal la depressione, seguita alla prima guerra mondiale, con un modello interventista in economia, a cui, negli anni recenti, si è contrapposto un modello liberista e deregolamentato che ha favorito la crisi.

La bancarotta dell’Argentina è stata favorita da cambi fissi, inflazione, privatizzazioni e smantellamento delle barriere protezionistiche, perciò nel 2002 l’Argentina si dichiarò insolvente e svalutò il peso. Milioni di risparmiatori avevano acquistato i bond argentini, le banche avevano rifilato ai risparmiatori anche quelli che avevano in portafoglio, venduti nell’imminenza del default, senza fornire agli stessi adeguata informazione; perciò il tribunale di Roma ha dato ragione ai risparmiatori ricorrenti.

Il governo argentino propose un rimborso dei crediti al 30%, le banche da parte loro, chiamate in  giudizio dall’Adusbef, fecero scadere i termini di prescrizione contro di esse. L’avvocato Riccardo Bruno dell’Adusbef ha fatto condannare il Monte dei Paschi di Siena perché, nel vendere i bond argentini, non aveva ottemperato all’obbligo di informare i clienti.

Nel 2009 ci fu il default del paradiso finanziario immobiliare di Dubai, sempre a  danno dei risparmiatori, sembra che sia stata la compagnia immobiliare Nakheel ha creare questa ennesima crisi debitoria, il totale dei debiti potrebbero avvicinarsi a 100 miliardi di dollari e l’Italia è esposta anche perché la borsa di Londra controlla la borsa italiana.

Nella city di Londra è la testa del serpente mondiale (lord Rothschild) che influenza la politica finanziaria mondiale, eppure Londra non aderito all’euro, pur avendone i vantaggi, perché partecipa al business della moneta unita (signoraggio monetario), come gli altri governi europei che l’hanno accettata; inoltre Londra controlla la borsa italiana, un altro segno della semisovranità dell’Italia.

In America il banchiere Bernard Madoff, che ha prodotto un crac di 50 miliardi di dollari, è stato sbattuto in  galera, però i banchieri italiani non corrono questi rischi, diversamente da Wanna Marchi che rifilava patacche con le televendite, poi c’è qualcuno che invoca l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, magari a danno di Berlusconi.

Oggi le banche confidano sui lunghi tempi della giustizia, che non sono stati stabiliti a caso, sono tante le cause contro le banche in Italia, alcune di esse, come quelle promosse dall’Adusbef, sono state vittoriose; è per questo che il governo, tutore dei grandi interessi economici, ha cercato di ostacolare l’introduzione della class action. La class action è un’azione collettiva entrata in vigore l’1/1/2010 (art.140 bis del codice del consumo), è stata osteggiata dalle assicurazioni e dalle banche; ora si spera in una maggiore attenzione da parte dei giudici nel mondo della finanza creativa.

Questi disastri sono stati scaricati sulla collettività, occorrerebbe anche una vera riforma della vigilanza, ma non è possibile aspettarsi che sia Mario Draghi a proporla; è da ricordare che Goldman Sachs ha pagato ai suoi dipendenti e dirigenti favolosi emolumenti, poi nel 2009 è stata salvata dal crac con i soldi del governo americano, mentre tanti risparmiatori sono stati sacrificati.

Nel 2006 nacque una banca off-shore operante in Somalia, Dubai, Spagna e Italia, che offriva altissimi rendimenti sui depositi, garantendo anonimato, riservatezza, assenza di controlli e di ritenute fiscali; aveva sede legale in Somalia e sede operativa a Dubai. Non era iscritto sull’elenco delle banche autorizzate ad operare, tenuto dalla Banca d’Italia, ma era collegata con il gruppo finanziario di Barcellona, Re Mida, rappresentato in Italia da Roberto Caltagirone, ora indagato per esercizio abusivo dell’attività creditizia.

Con gli accordi di Basilea 2 (2007), città dove ha sede la Banca dei Regolamenti Internazionale, è rimasto il rating per le imprese, però sono stati fissati i requisiti minimi patrimoniali delle banche, imponendo alle stesse, per fronteggiare i rischi sui crediti, delle adeguate riserve obbligatorie. Intanto le piccole medie imprese soffrono di una stretta creditizia e vari comuni, tra cui quello di Milano, sono vittime della speculazione dei derivati.

In questi ultimi anni in Italia i disoccupati sono aumentati di un milione e la disoccupazione giovanile arriva al 25%, intanto, mentre le tariffe aumentano, risparmio e redditi delle famiglie diminuiscono, la metà del debito pubblico italiano è in mano a stranieri; il paese perde competitività, anche a causa di maggiori tasse e maggior prezzo dell’energia.

Come i precedenti governi, Berlusconi non ha abolito le corporazioni professionali, non ha ridotto la spesa corrente, non ha eliminato gli sprechi della pubblica amministrazione, non ha ridotto i costi della politica e le auto blu e non ha portato   costo del credito, tariffe e imposte italiane a livelli degli altri grandi paesi europei; intanto le famiglie s’indebitano e la ricchezza si concentra. Per salvare le banche, il governo Usa ha destinato alle banche la metà del Pil nazionale per cinque anni, oggi la finanza, invece di aiutare l’economia, pare avere solo un ruolo parassitario.

Goldman Sachs non avrebbe potuto operare senza coperture istituzionali da parte di Gianni Letta, Mario Monti, Romano Prodi e Mario Draghi; in Italia, le banche, per coprire le loro perdite, hanno aumentato il costo dei loro servizio; l’inflazione in Italia è aumentata perché sono aumentati soprattutto costi bancari e assicurativi e servizi pubblici, con aumenti maggiori che in Europa.

Basilea 2 prevedeva un trattamento bancario di favore per piccole e medie imprese, ma queste non riescono ad ottenere credito e il denaro costa più caro; le banche, per massimizzare i guadagni, avevano trascurato le riserve, poi sono stata colpite dalle perdite su crediti e investimenti e perciò hanno stretto il credito alle imprese. Per legge, le banche ripartiscono le perdite in più anni e queste paiono in aumento; perciò il nuovo accordo di Basilea 3 (12/9/2010) ha puntato ancora di più sul rafforzamento patrimoniale delle banche e sull’aumento delle loro riserve.

Le imprese italiane andrebbero aiutate a ricapitalizzarsi, favorendo forme societarie ed azionariato diffuso; come è tradizione dell’Italia, le aziende di maggiori dimensioni e di servizi, come le banche, hanno scaricato il costo della crisi sulle spalle dei lavoratori. Alcune società fallite non hanno pagato ai lavoratori nemmeno il trattamento di fine rapporto; a vantaggio delle grandi imprese, da anni in Italia si sono socializzate le perdite e si sono privatizzati i guadagni, il salario medio è di 1200 euro al mese e cala la domanda, però aumentano bonus e stock option per i dirigenti; dal potere occulto sono premiati meglio quelli che sanno spremere di più lavoratori, risparmiatiori e consumatori.

La procura di Alessandria ha sequestrato derivati, piazzati da Unicredit, per truffa aggravata a  carico del comune di Aqui Terme, questa banca ha anche applicato costi occulti alla clientela; Milano ed altri comuni, sottoscrivendo prodotti finanziari derivati, hanno subito gravi perdite. Nel 2009 la procura di Milano ha esercitato la sua azione contro Ubs, Deutsche Bank, JP Morgan e UniCredit, che avevano profittato dell’incompetenza dei funzionari del comune di Milano.

Dal 2006 i derivati sono stati adottati in Italia per la gestione del debito dei comuni, i quali, senza rispettare la normativa vigente, hanno sottoscritto anche swap; le banche hanno appioppato ai comuni indebitati i loro derivati, proponendo loro contratti capestro di difficile lettura. Nel 2009 la Corte dei Conti ha affermato che i derivati sottoscritti dai comuni arrivano a 40 miliardi di euro, Cassazione e Corte Costituzionale hanno dichiarate illegittime queste esposizioni degli enti.

I lavoratori italiani percepiscono gli stipendi più bassi d’Europa, pagano più tasse e hanno meno assistenza sociale; però, a causa della crisi, altri paesi europei riducono stipendi e assistenza, attuando una manovra economica più pesante da quella messa in  atto da Tremonti. Il nostro governo è succube delle banche e Bernanke, Draghi e Trichet, dopo aver favorito la crisi, riscrivono le regole per le banche, conservando il loro posto; ora i leader delle banche centrali, per gestire i fallimenti delle banche, hanno proposto un’agenzia internazionale, però la Banca d’Italia non ha ancora vietato la scommessa su derivati.

Le riserve auree italiane valgono 65 miliardi di euro e sono le terze del mondo, dopo Usa e Germania, altri paesi hanno cominciato a venderle e l’Italia no, a quest’oro si aggiungono 37 miliardi di valuta estera in riserva; queste risorse non sono di proprietà della Banca d’Italia e costituiscono la somma dei saldi annuali della bilancia valutaria italiana, perciò possono essere utilizzate dal governo per interventi urgenti; purtroppo però lo stesso dipende dalla Banca d’Italia, che eufemisticamente si dice autonoma dal governo.

Prima che le banche centrali cominciassero le vendite dell’oro custodito, per sostenere il prezzo dell’oro, detenuto in maggioranza dalle banche centrali e non dai privati, un accordo internazionale ne vietò la vendita, ma nel 2000, a prezzi lievitati, la Gran Bretagna cominciò a vendere. Oggi anche la Banca d’Italia, a questi prezzi, potrebbe cominciare a vendere, la Banca d’Italia è solo depositaria di questi valori.

Le banche, abolita per legge la commissione trimestrale di massimo scoperto, ne hanno inventata un’altra più gravosa della precedente, applicata sul fido e non sull’utilizzo. Il 26.3.2010 la Cassazione ha stabilito che la commissione di massimo scoperto deve rientrare nei calcoli per la determinazione del tasso usuraio o tasso soglia, dal 2005 al 2009 le banche hanno guadagnato circa 35 miliardi di euro l’anno con questa commissione.

Le banche hanno fatto variazioni nelle condizioni di conto corrente senza concordarle con i clienti; le banche, per coprirsi dal rischio di fallimento degli emittenti di titoli, hanno acquistato credit-default swap, però anche questo è un altro strumento della speculazione e dell’azzardo finanziario; l’assicurazione ha creato delle rendite, ma   nessuno è in grado di garantire ilom pagamento di tutti i debiti, nemmeno gli stati.

Unicredit, erede del Banco di Roma, ha un rapporto privilegiato con lo IOR, la banca off-shore del Vaticano, la massoneria fa da collante nei rapporti finanziari illeciti con San Marino; una decina di banche, in rapporto con lo Ior, sono state indagate dalla procura di Roma per riciclaggio; lo Ior, tramite intestazioni fittizie dei conti, gestisce denaro anche della mafia.

Secondo il trattato del Laterano del 1929, lo Ior è un ente centrale della chiesa cattolica, però, come fanno i paradisi fiscali, viola il decreto legislativo 231 del 2007 che chiede trasparenza nella titolarità dei conti correnti. Ora si indaga su beneficiari ed emittenti di assegni e bonifici emessi da Ior e Unicredit, che hanno operato assieme come banche off-shore.

Conflitti d’interesse esistono tra banche e banca centrale e all’interno delle banche, il vice presidente di UniCredit, Palenzona, è stato coinvolto nel crac della società immobiliare Norman 95, finanziata dalla Banca con poche garanzie. Enel si appresta a cedere a Unicredit i suoi crediti insoluti con uno sconto, però alcuni di questi crediti sono contestati.

Le famiglie si sono indebitate con i mutui a tasso variabile, però non cessano i finanziamenti a condizione di favore per gli amici e le leggine o le leggi ad personam dello stato a favore di altri amici. Mediobanca ha fornito sostegno a Carlo Pesenti nel controllo di Italmobiliare spa, Carlo Pesenti è amministratore delegato di Italcementi, che controlla Calcestruzzi spa; in Italia, senza avere soldi propri, con l’aiuto delle banche, si possono controllare, magari come prestanomi, imprese strategiche; le banche applicano restrizioni creditizie alle piccole imprese e favoriscono i grandi gruppi, però, per ritardato pagamento, non esitano a pignorare i beni dei cittadini.

La banca Amer di Milano è una filiale di una banca svizzera ed è finita sotto inchiesta per riciclaggio, la Banca Intesa di Sassari nel 2005 ha inserito, per errore, una signora nella Centrale Rischi e perciò l’Unipol le rifiutò un finanziamento sulla casa; la signora chiese la cancellazione dell’abusiva segnalazione ma la banca tardò a rispondere e la signora non potette acquistare la casa, perdendo anche la caparra.

Il gruppo finanziario Delta è partecipato dalla Repubblica di San Marino, ha fatto riciclaggio, false fatturazioni e truffa a danno dello stato, con trasferimento di denaro liquido dall’Italia, su questi fatti, anche la Banca  d’Italia è indagata; nel 2007 la Consob, a tale proposito, inviò una memoria a Bankitalia, che rimase inerte. L’economia di San Marino vive dell’evasione fiscale in Italia, 4000 italiani risiedono nella repubblica, che ha anche un suo consolato a Rimini, sono tanti quelli che vivono sulle speculazioni finanziarie, menhtre diminuiscono artigiani e agricoltori e la piccola impresa boccheggia.

Si utilizza la repubblica di San Marino per occultare i capitali ed evadere il fisco, nell’indagine sono rimasti coinvolti funzionari della Banca d’Italia, per omessa sorveglianza e conflitto d’interesse, per confusione tra controllori e controllati. Per accordi intercorsi, la Banca d’Italia è presente con suoi uomini nella Banca Centrale di San Marino, partecipata a sua volta dalla Cassa di Risparmio di San Marino.

Un processo presso la corte d’Appello di Reggio Calabria evidenzia i rapporti tra banche e usura, sul banco degli imputati sono finite BNL, Capitalia e Antonveneta, per aver praticato tassi di usura agli prenditori calabresi; a fine marzo 2010 la Cassazione ha sentenziato che la commissione massimo scoperto deve rientrare nel calcolo per la determinazione del tasso usuraio, come precisa l’art.644 del codice penale che include tutti gli oneri connessi all’uso del credito.

Però nel 1996 la Banca d’Italia, che doveva vigilare sulle banche, malgrado l’articolo, aveva escluso la commissione di massimo scoperto dal calcolo del tasso soglia per l’usura e le banche si sono attenute all’autorità di vigilanza e non alla legge. La crisi è l’indebitamento hanno favorito il ricorso all’usura, che oggi colpisce un milione d’italiani, tra imprese e famiglie; la banca è l’anticamera dell’usura perché quando rifiuta il credito, ci si rivolge agli usurai, finanziati dalle banche.  Le banche schedano cittadini inadempienti, pignorati e protestati, ai quali negano il credito, mentre gli altri affidati sono inseriti nella centrale rischi della Banca d’Italia.

Numerose sentenze dei tribunali hanno imposto alle banche di rettificare le segnalazioni, fissando anche dei risarcimenti; è anche accaduto che debitori insolventi, dopo aver pagato i debiti, continuavano a vedersi rifiutato il credito, perché la segnalazione non era stata cancellata. Il consorzio Patti Chiari, patrocinato dall’Abi, riunisce 185 banche e doveva servire a fornire consigli ai risparmiatori sugli investimenti nei titoli, doveva garantire trasparenza e semplificazione nei rapporti con i clienti, tuttavia tre giorni prima del crac Lehman Brothers, garantiva l’investimento nei suoi titoli.

Le banche popolari e mutualistiche hanno perso lo scopo mutualistico e cooperativo, operando come le banche ordinarie, anche se conservano voto capitario e clausola di gradimento per i nuovi soci; hanno un milione di soci ma pare che tra esse solo la Banca Popolare Etica privilegi il cliente; intanto aumentano tassi attivi e diminuiscono quelli passivi sui conti correnti che ora hanno rendimenti irrisori, aumentano i costi bancari. Ora nelle operazioni bancarie, nell’interesse delle banche, l’aggancio non è al tasso di riferimento della Bce, che è dell’1%, ma all’Euribor a un mese che è del 0,43%, più gli spread variabili.

Le fondazioni bancarie finanziano atenei privati e partecipano al capitale delle banche, secondo gli statuti, dovrebbero utilizzare gli utili per fini sociali e per promuovere lo sviluppo economico, possono fare impresa solo nei settori sociali e non possono concedere finanziamenti; però esercitano il voto nelle banche partecipate e fanno sponsorizzazioni anche a favore dei tribunali, in tal modo i tribunali ricevono indirettamente denaro da banche contro cui i cittadini hanno ricorsi giudiziari, è un altro caso di conflitto di interesse.

Le fondazioni bancarie hanno una presenza rilevante anche nella cassa depositi e prestiti, controllata al 70% dal ministro dell’economia ed al 30% dalle fondazioni bancarie; la cassa amministra 180 miliardi di euro del risparmio postale raccolto con i buoni fruttiferi, che finanzia comuni per realizzare opere pubbliche. Ora si pensa di utilizzare questo denaro anche per altri investimenti pubblici e per far ripartire l’economia, nelle sue scelte di finanziamento, anche la Cassa Depositi e Prestiti è condizionata dalla politica.

Le Autorità Banca d’Italia e Consob non hanno svolto la loro opera di controllo sulle banche e la borsa, la Banca d’Italia si è mossa solo su sollecitazione della magistratura; in Italia hanno concesso una delega in bianco ai banchieri che sono azionisti della banca centrale. Negli anni novanta, alcune denunce alla procura di Roma, porto delle nebbie, ricordavano che la Banca dei Regolamenti Internazionali attaccava i derivati che attentavano alla sovranità degli stati; pertanto il 13.4.2008 è stata presentata dall’Italia dei Valori una proposta di legge contro i derivati, mentre la procura di Milano procedeva contro le banche per truffa a danno del comune di Milano.

Consob e Bankitalia hanno omesso i controlli preventivi e l’Europa è sotto l’attacco della speculazione; le banche italiane sono al terzo posto per esposizione verso l’Ungheria, dopo quelle austriache e tedesche, nel paese sono presenti Banca Intesa e Unicredit. Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, proposto come capo di un governo tecnico, per risanare conti dissestati di stato, enti pubblici e banche, propone sacrifici per lavoratori e pensionati.

Vuole ignorare che la Banca d’Italia ha 7629 dipendenti che non producono niente, la Banca d’Italia, con la nascita della BCE, non ha più funzione monetaria e si rifiuta di controllare le banche; la nostra banca centrale propone sacrifici solo per gli altri, i suoi dipendenti guadagnano in media oltre 100.000 euro l’anno, dopo la chiusura di filiali, ha tanti dirigenti inutili, i suoi funzionari in missione sono strapagati.

La Banca d’Italia ha scoperto il riciclaggio di denaro sporco da parte di banche solo dopo le denunce nelle procure, non ha fatto controlli nemmeno sulle carte di credito revolving, che la procura di Trani ha contrassegnato come delle truffe. Il capitale della Banca d’Italia è in mano a banche, assicurazioni, Inps, ma anche di una banca francese e della tedesca Allianz, che sanciscono, ancora una volta, la semisovranità dell’Italia; attraverso Unicredit, anche la Libia partecipa al capitale della Banca d’Italia.

Secondo una legge del 28.12.2005, dal 2008 le banche privatizzate avrebbero dovuto cedere allo stato le loro partecipazioni nella Banca Centrale, ma ciò non è avvenuto e pertanto rimane il conflitto d’interesse della’istituto centrale, dei suoi funzionari, dirigenti e consiglieri che hanno incarichi in conflitto d’interesse; ciò era inevitabile visto che anche la Banca d’Italia finanzia i partiti.

Dopo gli scandali finanziari delle banche ed i titoli spazzatura, dopo gli affari dei bond argentini, Cirio e Parmalat, l’Italia dei valori ha proposto una commissione parlamentare sull’operato della Banca df’Italia e della Consob. Questa commissione dovrebbe avere gli stessi poteri d’indagine dell’autorità giudiziaria, dovrebbe acquisire copie delle ispezioni della Banca d’Italia e ad essa non dovrebbe essere opponibile il segreto d’ufficio o il segreto bancario.

Le iniziative dell’Adusbef hanno provocato delle reazioni, infatti, dalla Consob è stata multata per manipolazione dei mercati, fortunatamente l’11.6.2010 la corte d’appello di Perugia ha annullato questa multa. Il suo presidente, il senatore Elio Lannutti, aveva denunciato la truffa dei derivati appioppati ad enti locali, privati e piccole imprese, per 35 miliardi di euro; ora l’Adusbef chiede il commissariamento della Consob, però i partiti non asseconderanno la richiesta.

Esiste una contiguità tra Isvap, l’istituto di vigilanza delle assicurazioni, Consob, l’istituto di vigilanza della borsa, e Banca d’Italia, l’istituito di vigilanza delle babnche; per quanto riguarda i conflitti d’interesse, la Consob di Lamberto Cardia riceve consulenze per la sua fanmiglia dalle banche quotate in borsa; nel 2005 Giampiero Fiorani, presidente della Banca Popolare di Lodi, aveva elargito a suo figlio Marco Cardia 250.000 euro per consulenze. Lamberto Cardia è stato anche segretario del consiglio dei ministri del governo Dini.

L’avvocato Marco Cardia ha anche rapporti d’affari con società quotate in borsa ed è specializzato in diritto societario, è consulente della holding Primafin di Salvatore Ligresti e consulente dell’Immobiliare Lombarda; Marco Cardia ha avuto anche una casa in generoso affitto dal Gruppo Ligresti. Le principali aziende vigilate dalla Consob hanno affidato consulenze all’avvocato Marco Cardia, che ha avuto consulenze anche da kr Energy, quotata in borsa e vigilata dalla Consob perché in difficoltà.

Nel 2009 il tribunale civile di Roma ha condannato la Consob per omessa vigilanza sulla società di pubblico risparmio Girardi, ammessa dalla Consob nell’albo delle società d’intermediazione, benché sottocapitalizzata e benché avesse stipulato contratti anonimi; i dirigenti Consob implicati non sono stati allontanati. Nell’ottobre del 2008 il tribunale civile di Milano ha condannato la Consob per falsità del prospetto Freedomland di una società di Internet, quotata e poi crollata; per permettere la quotazione della società erano stati sovrastimati clienti e utili, cioè fu falsificato il suo bilancio.

La Ht Holding dell’alta moda, quotata in borsa, imputata nel 2009 per aggiotaggio e false notizie di mercato, aventi lo scopo di alterare il prezzo delle sue azioni ed obbligazioni, è stata condannata dal Tribunale di Milano perché aveva privato i risparmiatori di notizie utili per un investimento consapevole. A causa di questi fatti, il presidente del consiglio, in teoria, potrebbe proporre, con decreto motivato, lo scioglimento della Consob, ma non lo fa.

La Parmalat ha falsificato i bilanci, senza che la Consob se ne accorgesse; sotto Cardia, i dipendenti della Consob sono arrivati a 506, senza esercitare la vigilanza, questa Autorità, invece di controllare le società da quotare in borsa, preferisce chiudere un occhio, cioè non tutela i risparmiatori ma banche e azionisti di maggioranza. Telecom Italia, dopo gli affari sporchi con le affiliate Telecom Serbia, Telecom Grecia e Telecom Argentina, che hanno tolto risorse a risparmiatori italiani,  ha continuato questo genere di affari svendendo la tedesca Hansanet e Telefonica, tra le proteste dei soci di minoranza, senza che la Consob avesse rilevato alcuna anomalia.

Le carte revolving, distribuite ai consumatori nei centri commerciali, nel 2010 sono state sospese in ritardo dalla Banca d’Italia, in seguito ad una inchiesta della magistratura; l’American Express, con le penali ed il tasso di mora, applicava tassi usurai, perciò nel novembre 2009 la procura di Trani ha ipotizzato i reati di truffa e usura. Su questi fatti la stampa asservita ha fornito poche notizie, queste carte erano distribuite anche da Diners e Fiditalia, erano inviate non richieste anche per posta a famiglie indebitate ed erano promosse anche dai call center e con SMS.

L’istituto di vigilanza non aveva messo preventivamente sull’avviso i consumatori, contro le carte revolving dell’American Express; anche in questo caso, Adusbef, Codacons e Federconsumatori hanno proposto una class actions. La procura di Trani aveva dimostrato la presenza d’interessi anatocistici (interessi che producono altri interessi) che sono vietati dalla legge; ora la Banca d’Italia sarà chiamata a rispondere, perv omessa vigilanza, in solido con l’American Express; i titolari di carte revolving, per pagamenti rateali di beni di consumo acquistati, sono in Italia 7 milioni.

Alla fine di ottobre 2009 la Banca d’Italia ha sospeso i prodotti Fiditalia, carte revolving con Taeg del 18%, proposte presso il punto vendita Coin, l’Autorità Antitrus ha anche multato la società emittente; però per non turbare il mercato, il provvedimento di Bankitalia non è stato divulgato, la stampa si è accodata con kil suo silenzio. L’utente delle carte revolving non riesce a quantificare il costo della rateizzazione ed è penalizzato nel caso di estinzione anticipata.

L’autorità per la garanzia delle comunicazioni o AGCOM non tutela il pluralismo dell’informazione e la libertà di stampa, come previsgto dall’art. 21 della costituzione, non tutela dalle truffe televisive e da quelle telefoniche; Fastweb ha truffato milioni di famiglie addebitando telefonate satellitari mai effettuate, perciò la procura di Trani ha chiesto l’interdizione dai pubblici uffici del dirigente Agcom, Innocenzi.

A febbraio del 2010 la procura di Roma fece un’inchiesta per frode contro il fondatore di Fastweb, Silvio Scaglia e contro il suo socio Francesco Micheli, assieme si erano lanciati nel business della banda larga ed entrarono in società con l’Aem, azienda municipalizzata di Milano, costituendo due società, una per la rete e una per i servizi. Fastweb fu quotata in borsa, arrivarono i debiti, Aem acquistò l’altra società e poi ci fu il crollo di borsa di Fastweb.

A Milano il gip Clementina Forleo si era occupata di banche, relativamente ai casi Unipol, BNl, Antonveneta e Popolare di Lodi, coinvolgendo la Banca d’Italia, pertanto ricevette pressioni, minacce e le fu tolta la scorta, poi nel 2008 il CSM la trasferì a Cremona per incompatibilità ambientale; l’indipendenza della magistratura dai poteri è solo un mito, nell’applicare la legge senza guardare in faccia nessuno, si distinguono solo pochi magistrati, gli altri o sono collusi o sono distratti o fanno poltica.

Per quanto riguarda il termometro della corruzione, Gennaro Mokbel ha affermato di avere nel libro paga 80 poliziotti e di riuscire ad avere notizie, pagando, sulle indagini in corso. Sullo scandalo del G8, grazie alle intercettazioni telefoniche, è emersa la responsabilità del vice procuratore della procura di Roma, Achille Toro, del giudice della corte dei conti, Mario Sancetta, del presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, gentiluomo di Sua santità, dell’imprenditore Diego Anemone e del direttore del TG1, Manzolini.

Delle talpe, al palazzo di giustizia di Roma e alla guardia di finanzia, fornivano notizie sull’andamento delle indagini presso la procura di Firenze, Diego Anemone era considerato capo di Guido Bertolaso, a capo della protezione civile; in queste vicende, in giudici erano sospettati di aver aggiustato le sentenze, poi l’inchiesta sul G 8 è stata ibernata dalla procura di Roma, porto delle nebbie. Angelo Balducci era il braccio destro di Bertolaso e assieme partecipavano a commissioni di collaudo e arbitrato nelle opere pubbliche.

Il generale Erasmo Lorenzetti conosceva in anticipo i nomi di quelli che avrebbero vinto l’appalto al G8 del 2009; il gruppo Triumph organizza i grandi eventi ed i lavori sono subappaltati a Stefano Ottaviani, genero di Gianni Letta. Il giudice Achille Toro fu anche accusato di violazione del segreto d’ufficio sull’Opa BNL e Antonveneta. Con l’emergenza, è nata la protezione civile, utilizzata poi anche per la finta emergenza, e così si sono accantonate le lunghe procedure di legge sugli appalti; i lavori sono assegnati con ordinanza e senza trasparenza, con trattative dirette, favori e sprechi, alla faccia dei volontari che prestano servizio gratuito nella protezione civile.

L’Antitrust ha dimostrato che le assicurazioni hanno fatto cartello e perciò le ha sanzionate; in precedenza l’Istat aveva falsificato le statistiche sull’inflazione, sottopesando l’onere degli aumenti della assicurazione auto. Cesare Geronzi è presidente delle Assicurazioni Generali, i rincari della compagnia sono alle stelle e l’Isvap non vigila, in Italia le tariffe RCA Auto sono le più altre d’Europa, anche se gli incidenti stradali sono diminuiti. Per i depositi dormienti delle polizze vita a favore di eredi, il termine di prescrizione è di due anni, invece dei dieci previsti per le banche, anche queste leggi sono fatte su commissione dellòa assicurazioni; per evitare l’incameramento, andrebbe mandata una raccomandata 180 prima della scadenza.

Relativamente alle polizze vita index-linked, ci sono stati casi di riscatto anticipato, con rimborso solo del 50% dei premi versati, senza interessi; inoltre, in caso di auto sinistrate molto vecchie, violando il contratto, sono stati rimborsati solo il 60% dei danni. Oggi tra Ania e Abi esiste un patto federativo, le tariffe assicurative aumentano malgrado i salari siano fermi e malgrado diminuisca il tasso d’incidentalità; comunque, seguendo il segno dei tempi, aumenta l’esercito dei promotori finanziari e farmaceutici.

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.uit; nunmicco@tin.it.

Per chi vuole approfondire:  "Bankaster" di Elio Lannutti – Editori Riuniti

  Torna su

LA DECOMPOSIZIONE DI UN SISTEMA ECONOMICO

 Per uscire dall’attuale crisi finanziaria, gli Usa puntano su molta emissione monetaria, con effetti  inflazionistici, dal 1987 il paese, con Alan Greespan alla guida della Federal Reserve, si sono   alimentate le tensioni inflazionistiche, ora rafforzate con il salvataggio delle banche; però c’è chi dice che il denaro provoca inflazione da domanda solo se finisce nelle mani dei lavoratori che lo spendano, se invece finisce tesaurizzato o è usato per coprire i buchi delle banche, non crea inflazione.

Ci vorrebbe una nuova New Deal (1930), come quella applicata da Roosevelt per uscire dalla crisi del 1929, però anche allora Franklin Delano Roosevelt fu contrastato da Wall Street, dalla City di Londra e della Banca d’Inghilterra. Nel 1933 Roosevelt, con la riforma Glass-Steagall, separò banche commerciali da banche d’affari, mettendo fine al crac del 1929, in tal modo garantì la sopravvivenza solo delle banche commerciali e fece fallire le altre, poi lanciò un piano d’investimenti nelle infrastrutture pubbliche, che favorì la domanda e l’occupazione.

Con l’archiviazione degli accordi di Bretton Woods (1972), per opera di Nixon, da Londra Lord Jacob Rothshild lanciò il gruppo finanziario Inter-Alpha, che oggi controlla City di Londra e Wall Street; da allora, con banche commerciali dedite anche alla speculazione, si è alimentata la bolla speculativa in derivati, subprime e edge fund  e  la finanza è divenuta un casinò.

Per uscire dalla crisi, la finanza chiede una governance  mondiale che baipassi i governi degli stati, intanto il sistema economico e politico si disgrega;  il piano d’emissione monetaria della Federal Reserve, sotto Obama, favorisce l’iperinflazione, contemporaneamente, Usa e stati europei impongono l’austerità,  mentre l’economia produttiva è distrutta; però nemmeno Nicolas Sarkozy si batte contro la speculazione e, diversamente dalla Germania, non ha fatto niente per sottoporre a regole i fondi speculativi.

In Usa ed Europa occidentale il debito privato è stato trasformato in debito pubblico, mentre le banche, aiutate dalla mano pubblica, continuano a lavorare nell’ombra. Oggi le transazioni finanziarie internazionali arrivano a 4000 miliardi di dollari al giorno, pari a sessanta volte il commercio di beni e servizi; è il mercato della speculazione, fatto in derivati, fondi speculativi e speculazioni su valute, materie prime e prodotti alimenti; in Usa, con le nuove emissioni monetarie, in cinque anni è triplicata la massa di dollari.

Per non far sparire le forze produttive, bisognerebbe separare le banche commerciali da quelle speculative o d’affari, come fece Roosevelt, escludendo da salvataggio queste ultime, sviluppare le opere pubbliche come fece Roosevelt  e rilanciare produzione e occupazione. Per fare ciò, bisogna lottare anche contro gli ambientalisti, spesso al soldo della City di Londra; oggi si riaprono centrali nucleari, in Germania si proroga la data di chiusura di quelle esistenti, mentre quelle eoliche e solari producono un’energia più cara che lo stato, per favorire l’ambiente, dovrebbe defiscalizzare.

In Germanica si protesta contro la decisione del governo di protrarre la vita di 17 centrali nucleari tedesche, i protestatari sono stati finanziati dal Gruppo Inter-Alpha e dalla Fondazione Europea per il Clima (ECF) di Bruxelles, legata al WWF e George Soros, che ha finanziato anche manifestazioni contro le centrali a carbone; anche l’associazione  Arcadia, con sede a Londra, che fa capo al padre del Gruppo Inter-Alpha, cioè Lord Jacob Rothshild, segue queste trame.

La precarizzazione della vita americana è stata alleviata con i finanziamenti con ipoteca sulla casa di proprietà, sui quali si è costruito il castello dei titoli subprime, questa operazione, a causa delle insolvenze, ha provocato il pignoramento di milioni di case che ora vanno in deperimento; le banche avrebbero anche potuto rinegoziare i mutui ed accettare rate minime, mantenendo i crediti in bilancio invece di farli divenire crediti insoluti da ammortizzare.

Ritornare ai cambi fissi sarebbe utile per dare stabilità al commercio internazionale, perché si sa a quanto si vende la merce, però storicamente, i cambi fissi, a causa dei deficit commerciali, erano  periodicamente aggiustati ed era in quel momento che la speculazione sui cambi faceva i suoi affari.

La crisi greca ha provocato la crisi dell’euro, oggi le banche greche, spagnole, irlandesi e portoghesi ottengono liquidità soprattutto dalla BCE, la quale in tal modo, come la Federal Reserve, alimenta l’inflazione; contemporaneamente la Germania finanzia, ad alti tassi e guadagnandoci, il debito di questi paesi.

Il patto di stabilità europeo scadrà nel 2013  e la Germania, grande esportatore, a causa della crisi dell’euro sembra non voglia rinnovarlo, non vuole sostenere altri salvataggi che ha finanziato e teme l’insolvenza dei paesi debitori; bisogna anche considerare che i meccanismi di salvataggio europei hanno trasferito nuove competenze all’esecutivo UE, esautorando ancora di più i governi europei.

Il primo pacchetto di salvataggi bancari di Obama era stato di 700 miliardi di dollari, utilizzato per acquistare i titoli tossici della speculazione, divenuti carta straccia, detenuti dalle banche, ma doveva servire anche per dare credito alle piccole imprese, attraverso le banche beneficiate, che però poi non si è verificato. Conformemente ai desideri di Londra, la proposta di separare le banche commerciali dalle banche speculative non è piaciuta a Padoa-Schioppa, ex ministro del Tesoro italiano, però la Germania è contro i salvataggi a catena e la Lega Nord è contro il taglio dei servizi imposto dalla City di Londra.

La City si batte per salvare il sistema finanziario a tutti i costi, il nuovo capo della Fed, Bernanke, invece di puntare sull’emissione di altri titoli del debito pubblico, ha puntato su un’inflazione da emissione di banconote, che nelle sue intenzioni dovrebbe essere programmata, ma non sarà così. Gli accordi di Basilea 3 non risolvono i problemi e l’accordo in Europa potrebbe avere effetti deflazionistici e potrà fare aumentare la disoccupazione perché le banche commerciali saranno costrette a ridurre il credito; questo accordo, con lo scopo di aiutare i bilanci statali appesantiti dagli aiuti alle banche, spinge le banche centrali a favorire le riserve di liquidità in titoli di stato.

In altre parole, si cura la crisi del debito con maggiori debiti, invece bisognerebbe favorire una politica per tornare a crescere; nel 1930 il New Deal volle la separazione del  credito commerciale dal credito finanziario e così si tornò a crescere. Oggi il debito complessivo americano, tra pubblico e privato, è di 52.000 miliardi di dollari, una condizione molto peggiore dell’Italia, sorvegliata speciale e spesso redarguita dalla commissione europea per il suo debito, tenendo anche conti delle rispettive popolazioni.

Bisognerebbe bloccare le vendite allo scoperto di prodotti speculativi, però bisogna ricordare che, nel nostro sistema economico, le vendite allo scoperto e il debito aumentano la liquidità utilizzata dal sistema bancario per i pagamenti, è questa la realtà del capitalismo o del mondo degli affari. Nel 1979 il Gruppo finanziario Inter-Alpha ha ordinato uno studio segreto sullo smembramento del Belgio; dopo il trattato di Maastricht del 1992, per superare le resistenze dei grandi stati, pubblicò una mappa per la creazione di 75 macroregioni europee, partendo dal presupposto che l’integrazione economica favorisce la disintegrazione politica degli stati, perciò nel 2005 il gruppo si espresse a favore delle Fiandre indipendenti.

Se il Belgio si dividerà, bisognerà vedere come sarà diviso il suo grande debito pubblico tra Fiandre e Vallonia, le Fiandre sono più ricche, la Vallonia potrebbe passare alla Francia e le Fiandre all’Olanda; la Francia pare acquistare sempre territorio, anche quando non vince effettivamente le guerre; però questa integrazione non si concilierebbe con la prevista disgregazione dei grandi stati. La ripartizione del debito belga dovrebbe servire a prevenire insolvenze, a vantaggio dei creditori, spesso banche e paesi esteri; a causa di questo precedente, dopo il Belgio, si avranno spinte separatiste anche in Spagna, Regno Unito, Francia e Italia.

In Usa nei settori produttivi diminuisce l’occupazione e la più colpita è la popolazione giovanile, sono aumentati i lavori ad orario  ridotto, dal 2000 al 2010 i senza lavoro sono aumentati di 23 milioni; per attrarre capitali dall’estero, lo stato distribuisce statistiche false sullo stato dell’economia, come fanno gli altri stati dell’Europa occidentale. La ricetta della Banca Centrale Europea  e della Federal Reserve è la stessa: stampare denaro per salvare le banche ed un sistema economico fallito, intanto l’economia reale continua a crollare e le piccole imprese rischiano di chiudere per mancanza di credito; intanto avanza la produzione di Cina e India, avvantaggiata dal costo del lavoro più basso.

Diversamente dalla Germania, la finanza vuole mantenere in piedi la bolla speculativa dei derivati, che è pari a dieci volte il PIL mondiale, imponendo una riduzione massiccia del tenore di vita della popolazione, la sua politica  ha provocato la crisi ed ora  accelererà il crollo definitivo. La politica deflazionistica imposta dall’Unione Europea alla Grecia, porterà a ridurre produzione e livelli di vita, a vantaggio della Goldman Sachs di Soros, la banca d’affari che, con i suoi consigli, ne aveva favorito la crisi, è successo anche in altri paesi.

Se non si blocca la speculazione finanziaria, si va verso la prossima crisi, bisogna ristabilire la sovranità nazionale in politica economica, come ha fatto in parte il governo tedesco che, contro la volontà della UE e diversamente dalla Francia, ha deciso di vietare certi tipi di derivati; la Banca Centrale Europea non vuole una riforma Glass-Steagall che lederebbe la libertà d’azione della banche d’affari, perciò per l’Italia è meglio uscire dall’euro che l’attuale governo occulto tecnocratico delle banche, che dirige l’Unione Europea come l’Italia.

Ristrutturare il debito dovrebbe significare sacrificare una parte dei crediti, cioè cancellare una parte dei debiti, a vantaggio di stato, piccole imprese e lavoratori, a danno dei grandi speculatori e delle banche d’affari; la procedura d’insolvenza servirebbe, assieme ai lavori pubblici, a cambiare il sistema ed a rilanciare produzione e occupazione; però la BCE è contraria a questo piano che potrebbe scatenare la svendita di titoli pubblici delle nazioni più indebitate, a danno dei creditori eccedentari come la Germania. Oggi gli spread sui titoli irlandesi, portoghesi, greci e spagnoli hanno raggiunto livelli massimi e la Spagna non riesce più a collocare tutti i suoi titoli pubblici;  singolarmente, su questi temi, l’Europa, con un certo strabismo, aveva dato lezioni soprattutto all’Italia.

Come la Francia, il francese Trichet, governatore della BCE, in questa materia sostiene l’approccio del FMI internazionale, che vuole il pagamenti integrale dei debiti, però anche l’Italia, con il ministro degli esteri Franco Frattini, si è opposta alla ristrutturazione del debito, cioè alla cancellazione di parte del debito pubblico e privato. In realtà solo la cancellazione dei debiti può  rilanciare produzione e occupazione e allontanare persone e nazioni dalla schiavitù, perché in ostaggio dei creditori.

Fino a pochi anni fa c’era stata una bagarre sulla remissione dei debiti dei paesi poveri, fra l’altro il paese più indebitato sono gli Usa e oggi potrebbero essere loro i primi a cancellare i loro debiti, come fecero altri stati in passato; la denuncia unilaterale dei debiti da parte dei paesi debitori colpisce gli interessi delle banche creditrici, invece la remissione dei debiti da parte dei paesi creditori accolla i debiti dei paesi poveri ai contribuenti degli stati ricchi. Pertanto la bagarre sulla remissione di questi debiti era stata organizzata dalle banche, tra cui erano anche istituzioni internazionali, impossibilitate a riscuotere i loro crediti; lor signori sono abituati ad abusare della credulità popolare e di chi manifesta in piazza.

Oggi, a causa dell’insolvenza d’alcuni stati europei, anche il cambio dell’euro ha subito dei cedimenti, per ragioni ovvie e per ragioni di speculazioni; la ristrutturazione dei debiti privati e dei debiti degli stati che si sono accollati i debiti delle banche, dovrebbe mirare a denunciare i debiti esteri, i debiti speculativi e, per rilanciare l’economia, i debiti di piccole imprese industriali ed artigiane, vitali ma in difficoltà finanziaria; però andrebbero tutelati i risparmi dei lavoratori e gli impieghi delle assicurazioni vita per le pensioni; per tale via, in Italia si raggiungerebbe sicuramente il rapporto debito/pil pari al 60%, come ha sempre raccomandato l’Europa, inoltre gli stati, riducendo il debito, potrebbero ridurre le tasse, rilanciando la produzione.

In Usa il presidente Obama vuole ridurre pensioni, spese sociali e spesa sanitaria ed aumentare le tasse, a tale proposito  ha creato una commissione fiscale per l’austerità, alla quale si è opposto il congresso, l’unico abilitato a decidere su tasse e spese secondo la costituzione; se Obama riuscirà, toglierà altro potere al Congresso, titolare della sovranità del popolo americano.

Obama, copiando all’Europa, vuole portare debito pubblico a 60% del Pil e deficit del bilancio al 3% del Pil, che però neppure l’Europa è riuscita a garantire, soprattutto in questi giorni; la commissione di Obama è diretta dal banchiere di Wall Street, Peter Peterson, che dipende da Inter-Alpha di Londra e da Lord Jacob Rothshild. Nel 1972 Peterson collaborò con Nixon allo smantellamento degli accordi di Bretton Woods, poi approdò a capo della Lehman Brothers che è fallita, con Rothshild creò dei fondi private equity, con i quali si acquistano imprese pubbliche che poi sono  smembrate o rivendute, con il licenziamento dei dipendenti.

E’ da ricordare  che i fallimenti bancari sono anche pilotati e, dopo tante speculazioni, servono a mettere in salvo il maltolto da parte delle banche, poi le banche insolventi sono aiutate dallo stato; in Italia è già accaduto con Banco di Roma, Banco di Sicilia e Banco di Napoli. Diversamente da Padoa Schioppa, Paolo Savona, ex ministro, ha invitato l’Italia a liberarsi del cappio europeo che le sta stringendo il collo, valutando anche la possibilità di uscire dall’euro; ha spiegato che  l’Italia è entrata nell’euro, accettando un vincolo estero, con la promessa di un  futuro migliore che poi  non si è realizzato, anche se si è avuta una certa stabilità monetaria; poiché la moneta senza governo non funziona, l’Europa con l’euro fu costretta ad introdurre una governance con i parametri di Maastricht  e con il patto di Stabilità.

Stando fuori dell’euro, come ha fatto la Gran Bretagna, si gestirebbero autonomamente tassi d’interesse, creazione di moneta e rapporti di cambio, si sostituirebbe il vincolo esterno con la responsabilità del governo nazionale, si recupererebbe sovranità nazionale e si finanzierebbero gli  investimenti pubblici; però la lira sarebbe più esposta alle svalutazioni, favorite da crisi economiche e politiche e dalla speculazione. Giorgio La Malfa ha apprezzato il punto di vista di Savona, però ha affermato che teme che il processo potrebbe favorire la spaccatura del paese tra nord e sud; però bisogna ricordare che l’euro ha provocato declino economico ed ha aumentato il divario tra nord e sud; il patto di stabilità europea, con la sua politica deflazionistica, è destinato ad esasperare il divario tra nord e sud, perché i mezzi destinati ad aiutare il sud potranno solo diminuire.

Il 17.11.2010, sotto la presidenza francese, si è tenuto il G20 a Seul  e, per prevenire la disintegrazione del sistema, non n’è scaturita nessuna proposta concreta, in quella assise, con il pretesto di colmare il deficit delle partite correnti della bilancia commerciale ed il deficit del bilancio dello stato, Mario Draghi,  City di Londra (Rothschild), Sarkozy e Obama hanno continuato a sostenere la politica d’allentamento del controllo della base monetaria, che favorisce l’inflazione.

Il presidente delle BCE, Trichet, ha invitato Cina e Germania a ridurre l’eccedenza commerciale, è curioso, una volta la politica, priva di fantasia, invitava i cittadini a consumare di meno, ignorando che i consumi creano produzione e occupazione, oggi invita ad esportare di meno, però non si sa come ciò si concili con il liberismo;  oggi il governo francese sostiene la governance mondiale, cioè la dittatura dei banchieri, è contro gli stati sovrani e contro la stessa costituzione del suo stato che parla un altro linguaggio; il direttorio franco-tedesco dell’Europa è in crisi e, dopo gli stati, anche l’Europa si potrebbe spaccare e vi tornerebbero i venti di guerra.

Come Napolitano, Sarkozy fa discorsi fumosi e campati in aria, predicando, afferma che bisogna riformare il sistema monetario internazionale, senza fornire ricette concrete, però oggi il mondo è in decomposizione e non ha bisogno di discorsi; come Obama, Nicolas Sarkozy non combatte veramente contro gli interessi oscuri, non propone di separare banche d’affari da banche commerciali, non propone di salvare solo queste seconde e di far fallire le altre, sacrificando i loro creditori speculatori.

Il gruppo bancario Inter-Alpha ha favorito la crisi irlandese che colpisce l’Europa ed il sistema finanziario mondiale, poi i britannici, con la scusa di salvare l’Irlanda,  hanno finanziato le banche del gruppo Inter-Alpha insolventi, ma questo salvataggio non sortirà nessun effetto positivo per noi, perché sta esplodendo l’intero sistema finanziario mondiale. Barack Obama  propone di ridurre spesa sociale e tasse per i ricchi,  senza proporre niente contro la speculazione finanziaria, vuole favorire gli interessi finanziari  che vedono nello stato un ostacolo al libero mercato, nella logica del Nuovo Ordine Mondiale.

In Italia è in atto un  processo inteso a sostituire il governo Berlusconi con un governo tecnico, gli attori della crisi sono burattini manovrati da grandi interessi, in Francia il governatore della BCE, Trichet, chiede tagli alle pensioni; i mercati, cioè la finanza, chiedono di ridurre la spesa pubblica ed i deficit dei bilanci dello stato; perciò sono stati annunciati piani d’austerità in numerose nazioni ed anche in Regno Unito e Francia. La finanzia internazionale non si fida del governo Berlusconi e in particolare del ministro dell’economia Giulio Tremonti, l’Italia è stato uno dei pochi paesi a non rifinanziare le banche negli ultimi tre anni.

In Italia la maggiore preoccupazione è quella di restare in Europa e conservare l’euro, a causa della inadeguatezza della nostra classe politica e della nostra pubblica amministrazione, l’Europa è diventata un dogma e, secondo tanti,  doveva sanare tutti i nostri mali. Oggi il governo Italiano, per controllare la spesa ed il deficit di bilancio, ha bloccato gli investimenti necessari all’economia, le sua libertà di manovra è anche ridotta dalla normativa comunitaria che ha recepito gli indirizzi del FMI e dal patto di stabilità europeo.

In Italia, per uscire dalla crisi economica e politica, s’invoca un  governo tecnico diretto da Mario Draghi o Luca Cordero di Montezemolo, i quali proporranno di svendere  Eni, Enel  ed altre  aziende pubbliche, come fece Draghi nel 1992, quando era direttore generale del Tesoro, a bordo della nave della regina d’Inghilterra, Britannia. Con lo scopo di favorire l’erogazione del credito a favore di famiglie e piccole imprese, i Tremonti bond dovevano essere obbligazioni, emesse dagli istituti di credito e sottoscritte dal ministero dell’Economia, però sono stati boicottati dalle banche e da Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia.

Oggi anche la cooperazione internazionale tra Italia e Russia sembra dare fastidio a Londra e  Bruxelles, Londra sostiene un governo tecnico in Italia, perciò sostiene Fini, Casini e compagni; è anche vero però che le forze di opposizione mirano anche a contrastare, a favore degli amici, il federalismo fiscale ed il contenimento della spesa sanitaria. Per un maggiore suo appeal, ufficialmente il governo tecnico dovrebbe gestire l’emergenza, cambiare la legge elettorale e fare delle riforme,  però tra le riforme sono previsti tagli alla previdenza sociale e la privatizzazione delle imprese statali e delle imprese municipalizzate (bloccata dalla lega nord); il governo tecnico proporrebbe la liberalizzazione dei servizi pubblici rimasti allo stato ed agli enti locali.

I nomi dei nuovi presidenti del consiglio del governo tecnico sarebbero Mario Draghi o Luca Cordero di Montezemolo, che per i nuovi treni dell’alta velocità pensa di accollare allo stato le spese in investimenti in materiale rotabile e le perdite d’esercizio. Al Senato Francesco Rutelli ha affermato che le liberalizzazioni sono urgenti nei servizi pubblici postali, ferroviari, autostradali e aeroportuali, nel settore energetico, bancario e assicurativo; ha detto che vanno recepite in costituzione le norme dei trattati UE sulla concorrenza e che vanno privatizzate le aziende municipalizzate dei servizi locali.

L’incessante richiesta di liberalizzazioni e di tagli alla spesa pubblica è il marchio di fabbrica di coloro che hanno creato l’attuale crisi economica, i quali non vogliono la separazione delle banche e gli investimenti pubblici, non vogliono misure punitive contro la speculazione finanziaria e non vogliono protezioni dalle importazioni; però in Italia le piccole imprese hanno il fiato corto, pagano l’energia più cara e non sono rimborsate delle imposte e dei crediti verso la pubblica amministrazione.

Questa politica favorisce la delocalizzazione e l’impoverimento generale del paese; se ci fosse un’informazione preparata, intelligente e obiettiva, se ci fossero partiti rispettosi del bene pubblico, la popolazione riuscirebbe a cogliere la ragione degli scontri politici in atto, in modo che le persone che hanno a cuore le sorti del paese possano unirsi  per bloccare un progetto disastroso che ci toglie libertà, sovranità e diritti.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 Fonte:

Schiller Institute - Lyndon LaRouche:  www.movisol.org.

Torna su

BREVE ANALISI DEI DEBITI

 In questi giorni siamo martellati dall’informazione sulla situazione debitoria di Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna; in generale, il debito interno dello stato è finanziato con i titoli di stato, quello estero, scaturito dal deficit della bilancia valutaria, in Europa è ripianato dell’eccedenza valutaria della Germania, mentre il deficit valutario Usa è stato ripianato da Cina, Arabia Saudita e Giappone. Il soccorso dell’Unione Europea alla Grecia in difficoltà è anche un soccorso ai paesi creditori come la Germania ed alle sue banche commerciali che hanno fatto credito a quelle greche, questo soccorso a favore di un paese insolvente è avvenuto a spese di tutti gli altri paesi europei.

In  Italia il deficit di bilancio dello stato ed il deficit della bilancia valutaria sono minori, come sono minori anche i debiti delle famiglie, sotto quest’aspetto stiamo meglio anche di Francia e Inghilterra; oggi l’Europa, nel tenere conto della solvibilità dei singoli paesi, guarda non solo al debito pubblico complessivo ma anche ai debiti complessivi delle famiglie; perciò  la situazione complessiva dell’Italia  appare migliore  rispetto ad altri paesi europei.

Il debito alimenta l’economia di mercato con effetto perverso, con il debito sono nati gli strumenti speculativi di pagamento, precisamente sono nati come strumenti del debito pubblico le banconote, le cartemonete ed i  titoli pubblici, come strumenti del debito privato, le cambiali e gli assegni. Tutti questi strumenti di debito fanno scaturire delle rendite finanziarie o interessi a favore dei creditori.

I titoli pubblici degli stati europei hanno degli spread che si aggiungono ai tassi tedeschi dei bund, in  relazione  al grado di solvibilità e di debito complessivo dei loro paesi, perciò i paesi citati hanno  tassi su questi titoli più alti dell’Italia e l’Italia li ha più alti della Germania. I debiti esteri nascono dagli squilibri della bilancia valutaria, sono finanziati da banche commerciali estere utilizzando risparmi privati, denaro d’istituzioni internazionali come il Fondo Monetario e finanziamenti di stati esteri.

I finanziamenti di stati e Fondo Monetario avvengono ad un  tasso più contenuto, però il Fondo Monetario richiede anche interventi di risanamento che creano altri sacrifici, mentre gli stati creditori chiedono in contropartita concessioni economiche e contratti commerciali, in una logica malcelata di neocolonialismo; infatti, se è vero che gli affari devono essere vantaggiosi per le parti, anche per tale verso si possono ottenere rendite, esattamente come nel colonialismo o nella politica dei brevetti. Apparentemente le banche d’affari, diversamente da quelle commerciali, non entrano nel meccanismo dei debiti, però quando i paesi sono in crisi d’insolvenza, speculano sulle loro valute e mirano alle loro risorse naturali o ad acquisire loro imprese  di servizi a prezzi stracciati.

I debiti possono essere di privati, imprese e stati, posso essere interni ed esteri, servono anche per asservire, perché il servizio del debito, tra ammortamento e interesse, assomiglia anche ad un tributo, simile a quello pagato dagli stati tributari. I debiti interni degli stati, sono fatti da famiglie e imprese,  i primi nascono da mutui e dal credito al consumo, favoriscono l’indebitamento delle famiglie ma anche consumi, produzione,  occupazione e imposte per  lo stato; i debiti interni delle imprese sono accesi da imprese per fare investimenti, per spese d’esercizio e per procurarsi valuta estera per le importazioni.

Il credito in valuta serve per importare merci, denominate in una valuta estera, che le banche interne si approvvigionano  tramite i loro corrispondenti bancari esteri, in cambio di una commissione;  oggi, con l’introduzione dell’euro, questo mercato si è ridotto ed il commercio estero si fa prevalentemente in dollari o euro. Il prezzo della moneta estera  è soggetto alle oscillazioni del  cambio, il quale è influenzato dalla domanda di quella moneta e dalla solvibilità del relativo stato, principalmente dalla situazione della bilancia valutaria, ma anche dalla speculazione, che influenza prezzi di borsa, prezzi delle materie prime e prezzi delle monete estere.

In generale, la moneta è un bene strumentale speculativo con cui gli stati, le banche e chi li controllano si appropriano subdolamente di risorse, come si fa con le imposte, attuano questa politica con il signoraggio monetario ed  il signoraggio bancario, con i quali fanno largo profitto. I paesi eccedentari nel commercio estero, come Cina e Germania, hanno necessità di investire le loro eccedenze valutarie e, quando non investono direttamente nei paesi esteri, vanno a finanziare i paesi deficitari.

Il deficit di Grecia, Portogallo e Irlanda è scaturito dal deficit valutario commerciale e dal deficit del bilancio annuale dello stato, il primo è finanziato soprattutto dalla Germania, che è paese eccedentario nel commercio estero. A causa di questi fatti soffrono molto anche  Spagna, Francia,  Inghilterra e Usa; gli Usa hanno una situazione debitoria molto difficile, perché hanno forti deficit statale, debito pubblico, deficit commerciale, debito familiare e purtroppo, sono stati anche costretti a  “salvare” le banche. Il governo americano, vendendo titoli di stato, finanziano il bilancio dello stato ed il deficit della bilancia commerciale.

Generalmente Cina, Giappone, Arabia Saudita e resto del mondo finanziano i debiti americani ed i consumi degli americani, anche perché le grandi imprese americane, per risparmiare sui salari, hanno pensato di delocalizzare all’estero le produzioni, favorendo disoccupazione ed impoverimento generale. La storia insegna che i debiti riducono in  schiavitù persone e nazioni, perciò gli ebrei, per cancellare i debiti, inventarono l’anno del giubileo.

Però qualche volta i debiti, con i fallimenti e le insolvenze, non sono onorati, quando gli insolventi sono stati gli stati, spesso questi li hanno denunciati ed i banchieri creditori sono falliti; la remissione dei debiti dei paesi poveri che non possono pagare è una forma di soccorso alle banche creditrici, a spese dei contribuenti dei paesi ricchi creditori. Nei rapporti esteri, poiché manca un governo mondiale e procedure esecutive per il recupero dei crediti,  il credito insoluto può essere soddisfatto solo  con la guerra.

E’da ricordare che, nel rinascimento, banchieri italiani finanziavano la guerra di tanti paesi europei, l’Inghilterra denunciò questi debiti e banchieri italiani, non sostenuti dai loro stati, fallirono. Con lo spread suoi bund nei debiti dei paesi europei, la Germania che li finanzia fa un  ottimo investimento o speculazione, a patto che questi paesi non siano insolventi e continuino a rimborsare i prestiti; è per questo che l’Europa, a direzione franco-tedesca, è preoccupata dalla loro insolvenza, perché deve curare gli interessi delle banche creditrici.

Quando l’Italia entrò nell’euro, con emissioni di BTP al 10%, non potendo più svalutare, gli investitori esteri che li avevano acquistati fecero un ottimo affare; da più parti si afferma che l’Italia sia stata un laboratorio economico e politico, le cure che essa fu costretta a subire ora le  somministrano ad altri paesi, in queste cure è incluso anche il terrorismo che favorisce instabilità economica e politica e maggiori affari per i soliti ignoti. Il barone Rothshild ha ricordato agli speculatori che quando scorre sangue è il momento di comprare.

I professori tratterebbero in termini più approfonditi e difficili questi temi, però Albert Einstein ha affermato che quando riusciva a far capire qualche cosa a sua suocera, parlando in termini semplici, significava che l’aveva capita pure lui; in effetti, chi parla difficile non è sicuro che abbia capito le cose di cui parla, usa un linguaggio specialistico ed esoterico per dimostrare la sua scienza e perché  la conoscenza non sia democratica ed alla portata di tutti.

Oggi pare che le multinazionali addestrino eserciti privati per attuare colpi di stato in paesi ricchi di risorse naturali, in Kossovo e altrove si fa traffico di organi da trapiantare, ottenuti in tutti i modi, gli affari sporchi non sono solo di droga e sono protetti da partiti, polizie e magistrature di tanti stati. Comunque, il governi mondiale avanza, mentre la sovranità dei popoli diminuisce, nel 2010,  tra Italia, Francia, Olanda, Portogallo, Spagna e Romania è nata una gendarmeria europea, l’Eurogendfor, con  uno statuto militare e con sede a Vicenza.

Questa struttura servirebbe a mantenere l’ordine, non solo in Europa, ha compiti di controllo delle frontiere e svolgerebbe attività d’intelligence, ne possono disporre anche Unione Europea e ONU; intanto aumenta il potere della chiesa cattolica con le sue società segrete e le sue banche, a causa delle sue risorse non si preoccupa della caduta in Italia del gettito dell’8%° Irpef, per calo delle opzioni a suo favore. Gli italiani hanno creduto a partiti, magistratura, carabinieri e chiesa ed ora non sanno più a quale santo voltarsi, in compenso, è aumentato il gettito dell’8%° Irpef a favore della chiesa valdese, che pare usi questo denaro solo a fini sociali.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 Torna su

ITALIA, PAESE STRANO DA COMPIANGERE

 L’Italia è incapace di riformarsi e perciò aveva guardato con grandi speranze all’Unione Europea, però da un’Italia siffatta c’è sempre chi ci guadagna, cioè, come dicono in Toscana, lor signori, che perciò non la vogliono cambiare. Alcune riflessioni vanno fatte sulle dichiarazioni di Marchionne e sulle vicende legate allo stabilimento FIAT di Pomigliano d’Arco perché, come al solito, l’informazione, inseguendo solo un partito o un sindacato, non ha fatto sufficiente chiarezza su questi fatti  e la FIAT non ha difeso le sue posizioni con dei comunicati stampa efficaci diffusi dalla stampa.

Poiché si dice spesso che in Italia manca una politica industriale, bisogna ricordare che nei settori nevralgici, come banche, assicurazioni ed energia, le leggi sono dettate dalle relative lobby a governo e parlamento; poiché la politica è in grado di ricattare i centri interessi, magari facendo leggi a vantaggio del popolo, queste lobby, per scongiurare questo rischio e proteggere i propri interessi, sono costrette a fare del lobbismo.

Quando le leggi si fanno su commissione, le lobby inviano a Roma due cesti di denaro, una per il governo ed una per i partiti del parlamento; perciò, quando si parla di corruzione, bisogna ricordare che è così che operano le lobby, che hanno uomini ed uffici a Roma e presso l’Unione Europea. Poiché anche confindustria e FIAT sono delle lobby, operano  allo stesso modo, tuttavia, pare che la FIAT sia stata più brava a prendere soldi dallo stato e con Confindustria non sia stata capace di favorire la nascita di leggi che eliminino le diseconomie industriali che esistono in Italia, in materia fiscale, energetica, trasporti e burocratica.

Com’è noto, il trasferimento di produzioni all’estero, definite opportunità da industriali e politici ebeti,  ha favorito la deindustrializzazione dell’Italia, le precarizzazione del lavoro, la riduzione dei diritti dei lavoratori italiani e l’abbassamento del salario; i flussi immigratori in Italia hanno ulteriormente precarizzato il lavoro e ridotto il salario. Una politica dissennata della prima repubblica aveva favorito la chiusura di fabbriche elettroniche, chimiche, farmaceutiche, aeronautiche, ecc., poi, caduto il comunismo sovietico, assieme a DC e PSI, il governo aveva anche favorito la privatizzazione d’industrie importanti a favore di stranieri; sembrava che dietro ci fosse un disegno occulto per far uscire l’Italia dal circuito industriale.

Tutti rammentano gli aiuti ricevuti dalla FIAT dallo stato, probabilmente utilizzati male, ai giapponesi fu rifiutata la vendita dell’Alfa Romeo, essi avrebbero potuto favorire il rilancio della produzione automobilistica in Italia, come hanno fatto in Inghilterra; adesso però pare che gli altri paesi europei, al contrario dell’Italia,  aiutino le loro fabbriche di auto in difficoltà, malgrado la direttiva europea che vieta questi aiuti di stato;  perciò non si capisce più come si muova questa Unione Europea.

Il debito pubblico italiano è spesso invocato, da politici e informazione, per bloccare le riforme che favorirebbero maggiore concorrenzialità  dell’Italia; in realtà oggi il debito italiano non ha più una sua tipicità, perché gli altri maggiori paesi occidentali hanno i maggiori debiti delle famiglie, hanno aiutato massicciamente le loro banche insolventi dopo la recente crisi finanziaria ed hanno deficit di bilancio e della bilancia valutaria maggiori dell’Italia.

L’unico paese che sembra salvarsi è la Germania, aiutata dalla sua forte esportazione industriale, il che va vantaggio di tutti gli altri paesi dell’Unione Europea; pertanto, checché ne dicano stampa e politici, per quanto riguarda la generale situazione debitoria, non stanno meglio dell’Italia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Francia, Usa e Inghilterra, la quale è stata colpita dalla esplosione del  debito anche se è rimasta fuori dell’Unione monetaria.

Per servire i nostri padroni stranieri ed il Vaticano, si continua a sbandierare il nostro debito pubblico, lo scopo è bloccare le riforme, soprattutto quella fiscale; invece si dovrebbe ridurre le imposte alle piccole e medie imprese ed ai lavoratori, perché le imprese grandi hanno già ricevuto dallo stato un trattamento fiscale favorevole; con queste imposte non si fronteggia la concorrenza estera, in altri paesi il carico fiscale è più basso ed in quei paesi l’assistenza a famiglie e lavoratori è maggiore che è in Italia.

L’Italia sembra un paese semicoloniale o semisovrano, per tenere gli italiani in ginocchio, anche l’informazione prezzolata congiura, sembra una congiura, perciò; malgrado la naturale vocazione degli italiani e fare impresa, in Italia l’attività imprenditoriale è resa difficile dal governo, qualcuno ha potuto farlo solo grazie ad evasione fiscale e lavoro nero. Marchionne ha ricordato che non è solo colpa delle rigidità sindacali, dell’assenteismo o della scarsa produttività del lavoro, ma anche dei nostri maggiori costi, rispetto ai nostri concorrenti, in energia, trasporti,  imposte e per maggiori costi amministrativi dovuti alle numerosissime leggi; i governi parlano di deregulation e continuano a fare leggi

Pesa anche un  credito più caro, soprattutto al sud d’Italia e pesa la criminalità che rappresenta un altro esattore a fianco dello stato; inoltre, le nostre piccole imprese  sono pagate in ritardo dalle grandi imprese e dalla pubblica amministrazione e ricevono in ritardo i rimborsi fiscali, soprattutto  quelli sull’Iva all’esportazione, per la gioia dei nostri concorrenti esteri; ora pare che l’Unione Europea si sia mossa per porre dei limiti al ritardo nei pagamenti.

Non è così che lo stato aiuta produzione, occupazione e concorrenzialità, con un a paese che non riesce e a riformarsi, pare che esista un complotto estero che opera per mezzo di suoi agenti inseriti nei gangli dello stato e dell’informazione; pare che si sia voluto  mettere in ginocchio l’economia italiana che, dopo la seconda guerra mondiale, aveva grandi possibilità; il governo, tenuto in costante fibrillazione, non può fare riforme e qualcuno se ne avvantaggia. In Unione Europea  sanno che il Vaticano conta più del governo italiano, perciò gli accordi li fanno sottobanco con il Vaticano che poi li impone al governo, destra e sinistra sono ai piedi della chiesa.

A tutto ciò si aggiungono scandali e corruzione, ma l’Italia, malgrado le notizie dell’informazione, non è al vertice mondiale per corruzione, nel terzo mondo si paga a privati anche per avere un certificato, queste false notizie e la spazzatura di Napoli fanno perdere immagine all’estero; abbiamo una classe politica senza il senso del bene comune, tutta intesa ad accaparrare privilegi e fette di potere;  tuttavia, queste persone sono state selezionale e cooptate per svolgere un certo ruolo. L’Europa ha sbagliato a mettere in ginocchio l’Italia, dopo che questa perse la seconda guerra mondiale; oggi, con la crescita della Cina, l’indebolimento dell’Italia  favorisce l’indebolimento dell’Europa intera.

Anche l’industria tessile italiana sta emigrando, dopo aver venduto i macchinari ai nostri concorrenti, c’è rimasta quella alimentare, forse perché fatta di tante piccole aziende che hanno una grande tradizione; l’Europa ha sancito che il vino con  la denominazione Tocai non si può produrre in Italia perché già si produce nell’est europeo, però il parmigiano italiano si può produrre anche negli altri paesi e la mozzarella si produce in Germania.

La politica dissennata europea sulle quote latte e sulle quote agricole di produzione non ha niente a che fare con il liberismo conclamato dall’Europa, la quale, invece di dirigere l’agricoltura, doveva uniformare politica scolastica, tariffaria, fiscale, dei trasporti; solo così si mettevano i competitori sullo stesso piano, combattendo rendite di posizioni di alcuni paesi meglio tutelati dallo loro classe dirigente.

Invece l’Europa ha preferito saltare direttamente dall’agricoltura  alla moneta unica, che ci ha consegnato una  stabilità monetaria e ovviato alle vecchie salutazioni e speculazioni silla lira, però la moneta non è un bene economico, ma un bene strumentale speculativo; è invece importante l’economia reale, cioè agricoltura, artigianato e industria, i settori dove, grazia ad una logica schiavistica, si è remunerati meno che nei servizi che  vivono parassitariamente sulla produzione. La forza della Cina scaturisce dall’aver capito questo assioma, infatti produce ed esporta, anche se può usufruire dei minori costi di lavoro.

Chi mira al profitto ed è privo di scrupoli, sa che si può guadagnare in qualunque modo, con la legge o contro la legge, purtroppo si guadagna anche esercitando il controllo sullo stato, che non è stato mai veramente al servizio del cittadino, perciò Europa e Italia, seguendo le direttive delle lobby, devono proteggere soprattutto i grandi interessi. L’Europa non è stato un grande affare, però lo è stato per alcune persone, è accaduto anche con l’unità d’Italia.

Non credo che i dirigenti europei credano all’Europa, mentre quelli italiani, autonomisti o nazionalisti, alla fin fine, sono solo al servizio  dell’alta finanza, del Vaticano  e di chi tira le fila, anche se qualche volta non se ne rendono conto. Se la destra è ossequiosa verso la chiesa, che controlla il sistema bancario italiano, alla finanza sono stati legati anche i repubblicani ed oggi il partito democratico, favorevole all’autonomia del sistema bancario e della Banca d’Italia, contemporaneamente è ligio anche a ciò che desiderano i vescovi, ormai i lavoratori, che vivono del proprio sudore, non li rappresenta più nessuno.

Quando la Lega nord critica Roma ladrona, pare ignorare che, secondo i romani, a Roma ha sempre comandato il papa, la lega, contraddittoriamente, si è fatta del cattolicesimo e del crocifisso un bandiera a difesa della nostra civiltà. Dall’unità in poi, certe scelte dell’Italia sono servite anche a favorire la mafia, sempre in rapporti di corrispondenza con stato, partiti, massoneria, chiesa e affari.

In questo quadro gli italiani sono stati privati di sovranità e di maggiori opportunità.

Oggi il costo del lavoro per unità di prodotto, malgrado le rigidità, in Italia non è maggiore che in Germania, che è ancora concorrenziale, vuol dire che sull’Italia pesano le altre storture; la produttività del lavoro dipende anche da investimenti in capitali e dall’innovazione; comunque, in Italia e in Europa, la manodopera diretta delle catene di montaggio ha prodotto costantemente sempre più automobili per ogni addetto,  da quando iniziò questa produzione.

Però in Italia la mano d’opera impiegatizia è più costosa, a causa degli adempimenti burocratici che gravano sulle imprese; in generale, la produttività del lavoro, in termini economici,  è generalmente più alta nei paesi e nei settori che corrispondono salari più alti, per il maggiore valore aggiunto dei  prodotti, anche se aumentano i costi del lavoro. Il patto di stabilità tra governo ed enti locali, blocca la spesa anche quando il denaro è disponibile e potrebbe essere usato per far lavorare le imprese.

E’ inutile chiedere ai piccoli imprenditori di innovarsi, di fare ricerca e di convertire la produzione, qualcuno ci riesce, ma generalmente queste cole le fanno le grandi imprese, che sono fuggite all’estero; per fare queste cose occorrono capacità e capitali, alcuni piccoli imprenditori sono stati operai. Quelli che parlano loro d’innovazione, dopo aver favorito o salutato positivamente le delocalizzazioni, sono politici che hanno fatto sempre un solo mestiere, quello di politico e non saprebbero fare altro, sono predicatori laici al servizio di altri, che non conoscono il vero significato della parola lavoro.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;     numicco@tin.it.

 Torna su

IL FALSO IN BILANCIO  E L’EVASIONE FISCALE

 Come succede nelle imprese, varie branchie della chiesa sono state abituate a presentare i conti dei bilanci in rosso, ciò vale per Ior, Santa Sede, Apsa,  la chiesa dichiara di far quadrare i conti con Obolo di San Pietro, 8%° Irpef e donazioni di fedeli; in realtà quasi tutte le gestioni sono attive, soprattutto i musei vaticani, forse è passivo solo l’Osservatore Romano; il Vaticano e la chiesa in genere sono forse la più grande multinazionale del mondo, con banche, immobili, terra e grandi imprese, in tutto il mondo; controllano l’informazione, i partiti ed i governi, soprattutto quello italiano.

Il falso in bilancio serve per difendersi da tasse, dai piccoli azionisti e dagli aumenti salariali dei dipendenti, sono bilanci taroccati quelli delle imprese, dei partiti, dei sindacati, dello stato (definito virtuale da Fazio), delle curie. Il problema della depenalizzazione del falso in bilancio va visto in questa luce; dal punto di vista della legge, il falso potrebbe essere anche un semplice fatto illecito punibile, in Italia lo si è voluto reato, cioè comportamento più grave, senza punire nessuno, è la solita schizofrenia dello stato che si evidenzia spesso nelle contraddizioni tra costituzione e leggi ordinarie.

Per ridurre il numero delle norme penali, si può eliminare il reato di  falso in bilancio, ricordando però che esistono anche reati contravvenzionali; comunque,  bisogna ricordare che, negli atti ufficiali, i falsi erano già reati e non occorreva un reato specifico. I bilanci delle imprese sono approvati dai soci ed esaminati per i fidi dalle banche, la loro falsità serve a circuire e perciò una norma generale già ne puniva la falsità, a prescindere dall’esistenza del reato specifico di falso in bilancio; la polemica al riguardo è sorretta solo da animosità politica.

Purtroppo in Italia invece di fare controlli ed applicare le leggi con relative sanzioni certe, si continua a fare leggi, come fossero degli scongiuri, il fatto è che il legislatore conta sul fatto che la maggioranza dei cittadini italiana è fatta di cittadini onesti; in  definitiva, pare che lo stato italiano, piuttosto che fornire dei servizi, preferisce limitarsi a riscuotere le imposte, forse ha poca fiducia della sua amministrazione; c’è chi dice che l’amministrazione serve più a dare lavoro agli amici dei partiti che a fornire dei servizi.

Gli evasori totali d’imposta sul reddito vanno colpiti, soprattutto se milionari, mentre l’evasione di pochi euro del povero va tollerata; però oggi, con la scusa della solita crisi, ma l’Italia è in crisi economica da trenta anni e crisi e debito pubblico sono un ottimo alibi per chiedere sacrifici ai sudditi contribuenti, i partiti rilanciano la lotta all’evasione contro le piccole imprese che, ricordiamolo, in Italia sono molte e riscuotono in grande ritardo i crediti da imprese e stato e rimborsi fiscali dallo stato.

Queste imprese soffrono anche di costi energetici e di trasporti più alti che negli altri paesi europei nostri concorrenti, sembra che i nostri governanti vogliano strozzare la nostra economia, pare che questa politica miope voglia costringere tutte le imprese a trasferirsi all’estero; forse le centrali che dirigono questa politica sono all’estero ed hanno piazzato i loro uomini nei gangli di controllo dell’economia italiana, come la Banca d’Italia. Ad ogni modo, contemporaneamente, lo stato italiano ha approntato norme a favore dei grandi evasori,  parlo dell’elusione fiscale legale di cui stampa e politica non  parlano più, perché non si può più riformare.

Società di capitale, finanziarie, prestanomi, paradisi fiscali e norme elusive fiscali, costituiscono una rete a difesa dei grandi interessi degli amici dei padroni dello stato, infatti, se il Vaticano è esentato da imposte, nemmeno i suoi soci imprenditori, che si danno da fare per riciclare i suoi capitali e quelli della mafia, amano pagare le imposte e pertanto, chiedono privilegi fiscali, in spregio, come al solito, all’articolo 3 della costituzione.

Questi grandi furbi  gabbano anche piccoli azionisti e lavoratori, il fatto è che gli affari servono a fare profitti, nelle imprese, ma anche nello stato o protetti dallo stato; anche con la pubblica amministrazione si fa profitto. Se il liberismo, per non danneggiare gli amici, è imperfetto, la storia insegna che il mercato è sempre esistito in chiesa (simonia), in parlamento (lobby) ed in magistratura (mercato delle sentenze); con ciò però non si vuole dire che tutti i preti, i politici o i magistrati siano uguali, qualcuno si è fatto anche ammazzare per amore della giustizia.

Quando gli affari dominano, qualcuno ritiene che sia ingiusto non farli anche nella pubblica amministrazione o in chiesa. Come si sa, le convenzioni internazionali sono regolarmente disattese, tradite, ridiscusse  o non recepite  ma firmate dagli stati; lo stato però, come fanno i predicatori religiosi o politici,  applica la doppia morale; cioè ciò che è lecito ad esso non è lecito ai comuni cittadini, perciò esige il rispetto dei contratti privati da parte dei cittadini.

In questo quadro, in Italia la convenzione di Strasburgo sulla corruzione non è stata approvata né da destra né da sinistra, però è falso affermare, come si dice all’estero e da parte dell’informazione deviata italiana,  che l’Italia per corruzione sia al vertice mondiale, nel terzo mondo è più diffusa; questa falsa informazione è utile a mettere l’Italia ancora di più in ginocchio, forse a vantaggio della concorrenza straniera, perché l’Italia perde in immagine.

Nel 1887, per volontà di Leone XIII, nacque l’amministrazione delle opere religiose, la banca del papa, diventata poi Ior,  una banca d’affari off shore per conto di enti ecclesiastici e di privati, spesso mafiosi che volevano riciclare, così il Vaticano divenne uno dei primi paradisi fiscali; questa banca era espressione dell’aristocrazia nera romana, di nomina papale. Il concordato del 1929 riconobbe l’esenzione fiscale al Vaticano, nel 1969 Paolo VI, tramite l’Ior, faceva affari con Michele Sindona, collegato  alla mafia, nel 1971 l’Ior era in rapporto con Roberto Calvi, il quale aveva legami con  Licio Gelli e con la P2.

Le stragi italiane degli anni di piombo furono favorite da collusioni tra mafia-servizi segreti e P2, aventi lo scopo di favorire un colpo di stato, bloccare l’avanzata della sinistra e impedire le riforme dello stato. Il sodalizio criminale, grazie a collaudate collusioni, è in grado di condizionare l’attività politica, quella di polizia e quella giudiziaria. In Vaticano, oltre l’Opus Dei, esiste una loggia massonica aperta ai cardinali; oggi Licio Gelli, uomo legato alla chiesa ed alla massoneria,  è presidente del movimento fondamentalista per la difesa del crocifisso che, per opportunismo di potere,  raccoglie anche uomini di altre religioni ed ha reti anche in Francia, Argentina e Romania.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 

Torna su

LAVORO E MERCATI

 Per non creare attriti ed emarginazione, l’immigrazione dovrebbe essere ordinata, regolata e rispondente alle necessità del mercato, poi ai lavoratori stranieri dovrebbe essere garantita una casa, al quinto anno di residenza il ricongiungimento familiare ed al decimo anno di residenza, la cittadinanza. In realtà l’emigrazione è spesso selvaggia e, in casi estremi, si sono avute vere invasioni di popoli con eccidi, pulizia etnica e crollo di civiltà, poi faticosamente e lentamente, con i sopravvissuti, sono nati nuovi popoli, tutto ciò ce lo insegna la storia.

Non serve invocare la solidarietà, all’inizio, tra le varie etnie a contatto, hanno prevalenza timore, diffidenza, gelosia e razzismo, non si possono mettere in una stessa  gabbia cani e gatti che nemmeno si conoscono; i governi dovrebbero prevenire i disordini e quindi impedire gli attriti sociali, senza dover ricorrere all’ordine pubblico. L’immigrazione irregolare favorisce lavoro nero e sfruttamento e abbassa il salario anche dei lavoratori regolari e degli italiani, perciò la cultura dell’accoglienza, senza cautele, portata avanti da chiesa e intellettuali di sinistra, può essere un boomerang per gli italiani.

Le imprese italiane, schiacciate dal fisco e per guadagnare di più, hanno ricercato opportunità estere e importato manodopera irregolare, favorendo la deindustrializzazione dell’Italia; gli italiani non possono acquistare prodotti di provenienza estera con marchi contraffatti, me le imprese italiane  possono produrre all’estero prodotti con il loro marchio. E’ il differenziale dei costi del lavoro che porta a ciò ed era prevedibile, questo differenziale è alto anche perché alcune valute estere sono sottovalutate.

Una politica economica protezionistica potrebbe essere opportuna, come la rivalutazione della moneta yuan cinese o la svalutazione concertate delle monete occidentali, facendo rimanere inalterate i rapporti di cambio tra le stesse; però questa politica non si può fare perché le imprese nostrane, mentre una volta si facevano proteggere dai dazi, oggi preferiscono produrre all’estero e vendere in Italia ai prezzi del mercato interno.

I cambi ufficiali delle monete non ne riflettono il loro vero potere d’acquisto, né lo stato delle relative bilance valutarie; infatti, la Cina ha anche una bilancia attiva e dovrebbe rivalutare, però da stato sovrano e in accordo con imprese occidentali che producono in Cina, per non perdere in competitività, preferisce non farlo. Per quanto riguarda i capitalisti, come si vede, non sono ideologici, seguono solo i loro interessi,  perciò, secondo il momento, possono essere liberisti o protezionisti, solo i sudditi lavoratori sono accecati da un partito; stampa e politica, asservite agli interessi occulti, non sempre fanno chiarezza su questi fatti.

Oggi la maggior  parte dei rom italiani hanno casa e sono cittadini italiani, sono tutti arrivati in Italia dai Balcani nei secoli passati e nei Balcani erano stati fatti immigrare dall’India dai turchi, che affidavano loro il compito  trasportare e tumulare i cadaveri di morti in guerra o in pace, perché i musulmani consideravano immondi o intoccabili i cadaveri, forse per paura di pestilenze.

Probabilmente  questi indiani antenati dei rom erano intoccabili o paria anche per gli indiani; oggi  alcuni rom, provenienti dall’est dell’Europa, vivono d’illegalità ed in accampamenti fatiscenti, con le proteste dei cittadini che non li vedono volentieri e si sentono minacciati, perciò fanno petizioni per la rimozione dei campi; pare che seicento bambini dei rom siano spariti e non si sa dove siano andati, la chiesa difende il loro arrivo e i loro campi illegali, però non usa i suoi immobili per ospitare i rom baraccati, ma li usa per fare alberghi in  esenzioni d’imposta.

Per ridurre la disoccupazione bisognerebbe ridurre le ore lavorative settimanali a 35 ore, come hanno fatto Francia e Germania, però il governo occulto del paese ha disposto diversamente e gli italiani, come avviene nei paesi coloniali, devono lavorare di più, con salari minore e minore assistenza; la misure drastiche del governo non sono servite a contenere l’emorragia di posti di lavoro perché l’occupazione, a causa del calo della domanda, cioè dall’aumento della povertà, ed a causa della delocalizzazione industriale, continua a  diminuire.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

 

Torna su

LA VIVISEZIONE

 

Con la vivisezione, una forma di sadismo nazista, gli  animali sono privati del sonno, lesi, sottoposti a scariche elettriche, mutilati, ustionati, accecati, resi dipendenti da droghe, cosparsi di sostanze caustiche, avvelenati, infettati, indotti ad ammalarsi di tumori (i laboratori conoscono le sostanze che procurano i tumori e potrebbero renderne edotta la popolazione). Questi animali sono trattati senza ricorso alla anestesia, per evitarne le grida, sono privati delle corde vocali; Galeno (129-200 d.c.) è l’autore delle autopsie su animali, dalle quali ha avuto origine la vivisezione, dopo di lui, l’anatomista Andrea Vesalio (1514-1564) prese a dissezionare anche i corpi umani.

Tuttavia a molti scienziati gli animali sono apparsi inadatti per la ricerca scientifica applicata agli umani ed è per questo che i nazisti fecero esperimenti medici direttamente su uomini prigionieri; il fatto è che le varie specie animali reagiscono in modo differente alle malattie e alle terapie, perciò i risultati della sperimentazione animale paiono inapplicabili all’uomo. A metà del XIX secolo però si tornò a sostenere la validità della sperimentazione animale, perciò, per reazione, nel 1875 il dottor George Hoggan fondò la prima società antivivisezionalista inglese.

Questo ribadì che quando una agente patogeno era inoculato, la risposta dipendeva dalla specie, perciò i test sugli animali non davano indicazioni utili per l’uomo; il Dottor Hoggan osservò, ad esempio, che i topi bianchi erano più resistenti dell’uomo al colera e che alcune sostanze tollerate dagli animali erano letali per l’uomo. Malgrado ciò, nel 1938 il congresso americano approvò una legge che impegnava le case farmaceutiche a testare sugli animali la sicurezza dei loro prodotti, rendendo così, di fatto, obbligatoria la vivisezione.

Sono molte le specie animali utilizzate in laboratorio, topi, ratti, cavie, porcellini d’India, cani, gatti, conigli, scimmie; sono utilizzati soprattutto i topi perché più economici, invece i meno utilizzati sono i primati. Per quanto detto, oggi la vivisezione, fuorviando i ricercatori, consente di immettere sul mercato dei farmaci che producono effetti collaterali per l’uomo, con malattie e morte, con 100.000 morti ogni anno in Usa e 200.000 in Europa.

Perciò nel mondo sono stati ritirati  per pericolosità centinaia di prodotti farmaceutici, la cui validità era stata garantita da sperimentazione animale, sono stati ritirati dal commercio per gravi effetti collaterali non riscontrati al momento della sperimentazione animale. E’ il caso della talidomite, che face nascere bambini focomelici, di alcuni antinfiammatori, dell’analgesico Vioxx, che provocava infarto, mentre la terapia ormonale sostitutiva pare provochi cancro al seno, infarto e ictus.

Ogni anno nel mondo si utilizzano per la vivisezione milioni di animali, in Italia sono centinaia i centri autorizzati alla vivisezione, tra cui il policlinico Gemelli di Roma e l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. La pratica della vivisezione in pratica afferma che il fine giustifica i mezzi, però mina ogni principio di civiltà e d’umanità nell’uomo, i vivisettori sono cinici e sadici macellai da laboratorio; uno dei più grandi vivisettori del mondo, il prof.  Harlow, il 27.10.1974  ha dichiarato sulla rivista Pittsburgh Press Roto, che non ama gli animali, disprezza i gatti e odia i cani.

La vivisezione, oltre che inumana, è inutile, perché nessuna specie animale può costituire valido modello di ricerca per un’altra specie, l’unica cavia per questi esperimenti dovrebbe essere l’uomo; la vivisezione non serve per la diagnosi, lo studio e la cura delle malattie umane, sono enormi le differenze organiche tra le varie specie, i risultati delle ricerche ottenute sugli animali non sono  trasferibili sull’uomo.

La penicillina è letale per gli animali mentre il talidomite è dimostrato innocui per loro, sugli animali si curano patologie indotte artificialmente, senza avere la possibilità di conoscerne lo sviluppo autonomo;  i topi sono utilizzati per lo sviluppo del cancro, però essi non si ammalano naturalmente di questa patologia, che è indotta su di loro artificialmente, non producono metastasi paragonabili a quelle umane.

Le cavie animali, per renderle più simili all’uomo, sono anche selezionate geneticamente, però i risultati degli esperimenti sono sempre deludenti; i roditori sono animali notturni che si cibano di  notte, in laboratorio sono costretti a  vivere in gabbia con la luce artificiale ed a cibarsi di giorno,  perciò sono soggetti a  stress che si ripercuotono negativamente sugli esperimenti. Inoltre, la vivisezione non ha eliminato la sperimentazione umana, perché la legge impone, prima di commerciale i nuovi farmaci, di sperimentarli anche sugli uomini,  il che dimostra l’inutilità della sperimentazione sugli animali; sono stati usati come cavie soldati, detenuti e cittadini ignari, spesso ricoverati in  ospedali.

La diossina sembra innocua per il criceto, ma tossica per porcellino d’India e ratto,  perciò è difficile sapere quale è l’animale più simile all’uomo per gli esperimenti.  I veri progressi della medicina si sono avuti grazie alle osservazioni cliniche, agli studi epidemiologici, all’utilizzo di cellule e tessuti umani, alle indagini sul dna; mettendo a contatto una cellula umana con una sostanzia si può capire se questa è tossica per l’uomo, in tal modo, si hanno risultati più attendibili di quelli fatti su animali, più economici e più veloci.

La vivisezione fornisce risultati fuorvianti per la comprensione e la prevenzione delle malattie, la penicillina è dannosa su conigli e letale sui porcellini d’India, il talidomite risultava apparentemente innocuo per tante specie animali, alcune cure sul cancro sono state abbandonate perché non avevano effetto sui topi; l’insulina provoca malformazione a galline, topi e conigli, il vaiolo è sconosciuto agli animali, l’aspirina crea malformazioni fetali in gatti e topi, l’arsenico non è velenoso per la pecora,  fumo, amianto e arsenico paiono innocui per gli animali, il porcospino è resistente a forti dosi di oppio.

I vivisettori godono di finanziamenti pubblici e pertanto si battono per la conservazione delle loro pratiche, le industrie del farmaco possono predeterminare i risultati delle proprie ricerche scegliendo gli animali da utilizzare; testare nuovi farmaci sugli animali costituisce per le multinazionali del farmaco una forma di rifugio legale e di tutela giuridica da eventuali responsabilità; nella peggiore delle ipotesi, i farmaci dannosi, si ritirano dal mercato, comunque in Usa, un’apposita legge tutela Big Pharma, da eventuali risarcimenti giudiziari.

Grandi aziende multinazionali si dedicano all’allevamento di animali da ricerca, in  Italia si dedicava a questa attività la ditta Stefano Morini, di S. Polo D’Enza (Reggio Emilia), che allevava cani beagle, topi, conigli, ratti, criceti e porcellini d’India, forniva i maggiori centri di ricerca italiani, il 27.5.2010 è stata costretta a chiudere dal comune; però è ancora aperta la ditta Green Hill  di Montichiari (Brescia), che alleva cani beagle da laboratorio per il mercato estero, perché in Italia  è vietata la vivisezione di cani e gatti.

Questa ditta è stata acquistata dal colosso americano Marshall Farm Inc. èd è destinata a diventare il più grande allevamento di cani beagle d’Europa, offre ai propri clienti anche un preventivo trattamento degli animali in vendita, cioè il taglio delle corde vocali e l’asportazione di alcune ghiandole. La sperimentazione in vitro è più economica ed efficace della vivisezione, per la sperimentazione animale si sprecano risorse che potrebbero essere usate per una campagna di prevenzione.

L’8.9.2010 il parlamento europeo ha emanato la nuova direttiva sulla vivisezione, che autorizza l’uso anche di cani e gatti randagi, di primati e specie rare, autorizza gli esperimenti senza anestesia ed  autorizza l’uso di questi animali anche per fini didattici; questa direttiva pare sia stata creata sotto dettatura delle industrie farmaceutiche, ignora sofferenze animali, sensibilità della gente e inutilità della vivisezione, però impone la valutazione di cisti/benefici e favorisce anche lo  sviluppo di pratiche di ricerca alternative alla vivisezione.

Il trattato di Lisbona all’art. 11 prevede la possibilità che 1 milione di cittadini avanzano delle  iniziative di leggi popolari, anche abrogative di leggi in vigore, questo strumento di democrazia diretta entrerà in vigore quando l’europarlamento avrà approvato il relativo regolamento d’attuazione; visti gli interessi in giogo, non solo in campo sanitario, il regolamento potrebbe non essere mai emanato.

Bisogna ricordare che ci sono politici  favorevoli alla vivisezione e associazioni che, con donazioni di cittadini, finanziano la vivisezione come: l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, l’Associazione Italiana Sclerosi multipla e Telethon. Le associazioni che non finanziano la vivisezione sono: la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, l’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, la Lega Italiana Sclerosi multipla.

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;    numicco@tin.it

 Fonte: http://gaspareserra.blogspot.com.

 

Torna su

STATISTICHE FALSE E SOLIDARIETA’

 E’ un pezzo che si parla di tassare le banche, con la Tobin Tax o con una tassa anti povertà, come suggerisce il presidente Sarkozy, a vantaggio dei poveri; la finanza ha usufruito di agevolazioni fiscali, per esempio in Italia  gli interessi sui conti correnti interbancari, diversamente da quelli privati e in violazione dell’articolo 3 della costituzione, non pagano tasse.

Le banche, dopo aver drenato risorse da risparmiatori, da destinatari di prestiti e piccoli imprenditori, con accordi di partecipazione reciproca, hanno finanziato largamente quelli grandi, il che ha aumentato i rischi degli impieghi bancari; poi, con la loro insolvenza hanno ricevuto aiuti dallo stato. In Italia è accaduto con Banco di Roma, Banco di Sicilia, Banco di Napoli, mentre ora con derivati, cartolarizzazioni e subprime, le speculazioni della finanza hanno colpito tante banche internazionali

La proposta di Sarkozy si muove all’interno del canale solidarista, come la tassa proposta sull’inquinamento da pagare dai paesi ricchi a quelli paesi poveri, che teoricamente dovrebbe anche servire a combattere l’inquinamento;  a questi aiuti si aggiungono quelli della cooperazione e gli stanziamenti per i paesi poveri di ONU, Unione Europea, Usa, Cina, Giappone e dei singoli paesi europei.

Tra i paesi ricchi sarebbero anche da includere alcuni paesi arabi produttori di petrolio, ma questi usano i loro fondi sovrani non per aiutare i loro poveri o quelli di altri paesi, ma per fare impieghi finanziarti internazionali, come fanno Libia e Arabia Saudita, per l’acquisto di armi, per finanziare  la costruzione di moschee in tutto il mondo, come fa l’Arabia Saudita, per favorire con incentivi le conversioni all’Islam e, in alcuni casi, per aiutare finanziariamente il fondamentalismo islamico.

Val la pena di ricordare che il terzo mondo ha fatto dei passi in avanti e che degli aiuti internazionali della cooperazione solo il 20% raggiunge effettivamente i poveri destinatari, il resto è spartito tra le camarille dei paesi donatari e dei paesi destinatari; quindi questa proposta del presidente francese sarebbe un altro regalo all’oligarchia mondialista che vive di speculazioni, però è probabile che Sarkozy, non se ne renda conto.

La stampa dovrebbe informare su questi fatti, tuttavia condizionata com’è dal potere politico ed economico, preferisce tacere perché non è effettivamente libera; alcune statistiche, per sollecitare le donazioni  ricordano  gli indici di povertà del terzo mondo, tuttavia la povertà esiste nel primo, nel secondo e nel terzo mondo e chi ricorda che nel mondo c’è chi campa con un dollaro e mezzo al giorno, ignora il problema della distribuzione delle ricchezze e della terra; infatti, nel terzo mondo la terra è concentrata e non si fa una riforma fondiaria per la distribuzione della stessa.

Altra considerazione, i cambi tra le monete sono influenzati più dalla situazione della bilancia valutaria che dal potere d’acquisto delle monete, per cui, se in un paese povero un uovo, un chilo di carne o un chilo di banane  costano un decimo che in Europa, vuol dire che il valore effettivo della moneta di quel paese vale dieci volte il cambio ufficiale; cioè, che gli abitanti del paese ipotetico di cui si parlava, vivono con 15 dollari al giorno e non con un dollaro e mezzo; è inutile chiedere a stampa e tifosi manovrati della solidarietà di fare chiarezza su queste cose.

Oggi viviamo in un mondo in cui, dopo aver sfruttato i poveri, pare sia più conveniente sfruttare i ricchi, però sempre a vantaggio di una ristretta cerchia d’oligarchi speculatori; se si chiede ad un brigante se conviene derubare ad un ricco o a diecimila poveri, vi fornirà la risposta ovvia; rubare a tanti poveri rende meno e costa più fatica. Oggi le statistiche false aiutano la solidarietà e la fiscalità a favore dei soliti ignoti che reggono dietro le quinte lo stato.

Lo stato italiano afferma che la pressione fiscale italiana è uguale a quella di  altri paesi, ma in Italia si pagano a parte autostrade e altri servizi, afferma che la disoccupazione italiana è più bassa che in altri paesi europei, ma in Italia non ci s’iscrive agli uffici collocamento perché non si ricevono aiuti come in altri paesi; si afferma che la vita si è allungata, quanto bisognerebbe dire che negli ultimi 50 anni sono diminuite soprattutto le morie belliche e la mortalità infantile, con riflessi positivi sulla durata media della vita, però ininfluente sui conti dell’Inps perché i morti in  guerra ed i neonati morti non avevano pagato contributi. Sarà per questo che i conti dell’Inps, malgrado i profeti di sventura, sono ancora attivi.

L’Italia a volte sembra uno stato tributario, oltre i soliti oneri derivanti dal fatto di essere membro dell’Unione Europea, con l’ingresso nell’euro, paga all’Unione Europea il signoraggio monetario, a causa dei suoi ritardi, paga multe sonore all’Europa; paga lo sforamento delle quote latte, a causa della sua burocrazia, non utilizza i fondi europei; facendo il bilancio tra entrate e uscite, oggi l’Italia, da un  punto di vista finanziario e non di competenza, è forse il primo contribuente netto europeo.

Oltre ciò, l’Italia, stato semisovrano, aiuta in vari modi la cooperazione, finanzia la Libia, e altri paesi, ha donato cinque  miliardi di euro alla Grecia  per aiutare la sua situazione finanziaria; intanto non concede nessun aiuto alle sue famiglie ed ai suoi disoccupati,  bisogna tenere presente che con un sussidio di 2500 annuo euro per ognuno dei due milioni di disoccupati (le statistiche false dello stato dicono però che sono la metà), lo stato avrebbe speso in un anno cinque miliardi di euro.

Mentre certi circoli speculano con la solidarietà, la nostra classe politica non vuole le vere riforme e colleziona privilegi, favorisce gli amici e, in cambio di regalie, favorisce le lobby; quando fa regalie all’estero, queste servono anche a procacciare affari per grandi imprese, oltre al fatto che, con la solidarietà, ci si possono riempire le tasche, oggi sono tanti quelli che si sfamano con la fame nel mondo; sembra che lo stato italiano, grazie ai numeri falsi delle statistiche, a tutto debba pensare meno che ai suoi cittadini.

 

Nunzio Miccoli   www.virusloibertario.it;   numicco@tin.it

Torna su

L’ECONOMIA SCHIAVISTA

 A Parigi, Londra, New York e in altre grandi città, esistono schiave domestiche del terzo mondo ed il numero degli schiavi aumenta nel terzo mondo; producono tappeti, mattoni, carbone, riso e zucchero, lavorano in miniere, cave, agricoltura, sono addetti alla prostituzione ed ai lavori domestici, disboscano la foresta amazzonica. Le polizie locali collaborano con gli schiavisti e riportano loro gli schiavi fuggiti; per esercitare la prostituzione, si paga la protezione alla polizia, questi schiavi vivono poco e sono uso e getta.

Eppure oggi in tutti i paesi, la schiavitù è illegale come la droga, il che comporta, come nel lavoro in nero, che si detengano schiavi senza averne i relativi obblighi legali; inoltre, poiché la schiavitù è illegale, non se ne hanno precise statistiche ma solo delle stime per difetto, comunque, gli schiavi sono milioni in tutto il mondo. In India, Pakistan, Bangladesh e Nepal la schiavitù non è altro che lavoro vincolato da un debito, cioè il lavoro gratuito degli schiavi nasce dai debiti.

Un individuo si consegna in schiavitù in garanzia di un prestito ricevuto o quando eredita un debito da un familiare; presso i popoli antichi, in India e tra gli ebrei questa schiavitù era largamente diffusa, assieme a quella di guerra ed a quella per nascita, la schiavitù di guerra era schiavitù statale, quella da debito era schiavitù privata. Oggi i beni prodotti dagli schiavi arrivano in tutto il mondo, le multinazionali utilizzano questi lavoratori forzati tramite imprese sussidiarie locali; questi lavoratori, per impedire che fuggano, sono incatenati al banco di lavoro o sono controllati da bande armate. 

Generalmente la schiavitù non è contraddistinta dalla razza, dal colore o dalla religione, gli schiavi nascono con la precarietà e la debolezza, come fanno gli usurai, i moderni schiavisti sfruttano lo stato di bisogno; la schiavitù serve a mantenere bassi i costi di produzione e ad aumentare i profitti. In Pakistan molti schiavi sono cristiani o musulmani eretici, in India appartengono a caste inferiori, in Thailandia sono birmani, in Mauritania sono negri, in Giappone le prostitute schiave sono  tailandesi, russe e ucraine, in Arabia Saudita gli schiavi sono stranieri, spesso cristiani filippini.

Dal 1945 la popolazione del terzo mondo è triplicata, il che ha ridotto il valore della vita umana ed ha favorito lo sviluppo della schiavitù, l’esplosione demografica ha favorito l’emarginazione, mentre le élite nazionali si sono arricchite sempre di più. Come avvenne con la rivoluzione industriale inglese e con l’unità d’Italia, la perdita delle terre comuni, distribuite dai governi ai benestanti, ha favorito lo sviluppo della schiavitù.

La perdita della piccola proprietà contadina si è verificata a causa dell’indebitamento e della calmierazione governativa dei prezzi agricoli, a vantaggio degli operai industriali delle città; questi fatti hanno spinto alla bancarotta i contadini, portandoli verso la schiavitù; con l’intervento delle finanziarie agricole straniere, la concentrazione della proprietà agricola ha favorito la produzione di prodotti agricoli per l’esportazione, a danno della produzione agricola locale.

Si spreme tutto il lavoro possibile dagli schiavi e poi, quando non sono più utili, si buttano via, sono schiavi a breve termine o usa e getta, invece una volta gli schiavi erano preziosi come il bestiame d’allevamento, perciò si facevano riprodurre in cattività; oggi gli schiavisti non desiderano bambini improduttivi, perciò le schiave sono costrette ad abortire, analogamente, se gli schiavi sono malati, non si curano e si lasciano morire.

Nel 1850, negli stati confederati del sud degli USA, gli schiavi costavano molto e perciò erano fatti riprodurre, questi schiavi negri, poiché avevano un valore, erano usati anche a garanzia per un prestito. Oggi in India non c’è penuria di lavoro ma di terra, il lavoro schiavo fa concorrenza a quello libero e abbassa i salari agricoli; in generale, quando i poveri sono colpiti da una malattia, da un funerale o da un matrimonio, s’indebitano e diventano facilmente schiavi per debito.

Lo schiavo va a lavorare per il creditore fino a che questo non decide che il debito, più gli interessi usurai, è saldato, lo schiavo non è in grado di seguire i conti sul suo debito in ammortamento e spesso n’è defraudato; il debito viene anche ereditato ed il creditore può anche vendere i figli dei suoi lavoratori schiavi. Diversamente dalla schiavitù antica, oggi lo schiavo da debito deve pensare da se al proprio mantenimento, con l’aiuto del proprio tempo libero o dei propri familiari.

In Thailandia le prostitute sono reclutate in campagna ed al nord del paese, con la falsa promessa di fare le cameriere o le operaie, a volte però sono vendute dai genitori che ne conoscono la vera sorte, i proprietari dei bordelli le considerano lavoratrici vincolate da debito; un finto contratto cita un impiego diverso, le prostitute malate sono messe sulla strada, generalmente durano circa cinque anni.

La schiavitù da debito è comune in India, Pakistan e Thailandia e Brasile, in Birmania il governo dittatoriale, per realizzare opere pubbliche, riduce in schiavitù i civili. Nei Caraibi e in Africa occidentale i figli in eccesso sono venduti per i lavori domestici, a Londra e Parigi ci sono schiave prostitute o addette ai lavori domestici; in Usa e Italia lavorano  braccianti schiavi, nel terzo mondo esistono braccianti agricoli da debito.

In Brasile, con il carbone prodotto da schiavi, si produce acciaio e con questo automobili, la schiavitù riduce i costi industriali, riduce i prezzi e aumenta i profitti, il lavoro di questi schiavi è una minaccia per i posti di lavoro liberi con mansioni uguali. Nel terzo mondo la polizia collabora con gli schiavisti e chiude gli occhi davanti ai falsi contratti, le domestiche schiave sono importate in Europa dai loro padroni occidentali; in Thailandia, Pakistan, India e Brasile la polizia è garante dei contratti che occultano la schiavitù, in Thailandia e in altre parti d’Asia e Africa, la polizia non è altro che crimine organizzato.

Gli individui candidati alla schiavitù sono quelli che vivono nella miseria, la disperazione apre le porte alla schiavitù, il potenziale schiavo deve essere convinto di non avere alternative alla schiavitù, gli stati che non garantiscono i diritti umani, rendono più facile la schiavitù. In Sudan, con la tacita approvazione del governo, le negre meridionali sono sequestrate e costrette alla schiavitù dagli islamici del nord; l’occidente che aveva colpito l’apartheid sudafricano con il boicottaggio economico, oggi pare essersi defilato dal condannare la moderna schiavitù.

In Thailandia le prostitute schiave sieropositive sono buttate fuori del bordello, sono piegate con le botte e la violenza, se scappano, sono riconsegnate dai poliziotti; perdono autostima e si sentano migliori solo quando guadagnano più delle altre; in quel paese, gli abitanti poveri del nord vendono i propri figli come schiavi. Secondo il buddismo tailandese, le donne sono inferiori all’uomo, non possono raggiungere l’illuminazione e solo raramente possono sperare di rinascere uomo; se ci si reincarna come donna, vuol dire che la vita precedente era stata peccaminosa.

Il buddismo ammette la compravendita delle donne e la prostituzione, predica la rassegnazione perché la vita è il prodotto delle azioni di una vita precedente, il destino o Karma è visto da esso come immodificabile. Alle bambine è insegnato che sono in debito con i genitori per essere venute al mondo e per essere state allevate, in Asia tante neonate sono soppresse, perciò, in casi estremi, possono essere vendute come schiave.

Al nord della Thailandia, a causa dei debiti, si vendono le figlie, si vende una figlia anche per un televisione a colori. Dalla schiavitù delle persone e delle famiglie nate con i debiti, anche nei rapporti internazionali gli stati sono resi schiavi o tributari facendoli indebitare con l’estero, è la nuova forma di colonialismo e di sfruttamento internazionale.

Le figlie sono ingaggiate con finto lavoro, però i genitori sanno che si tratta di prostituzione,   ricevono un prestito e la figlia è la garanzia per saldare il debito, poiché l’interesse è esorbitante, il debito non diminuisce mai; al bordello la ragazza, per essere indotta alla prostituzione, è stuprata e percossa, deve pagarsi affitto, vitto e medicine; si rassegna e diviene collaborativa, a volte manda a casa piccole somme, però l’estinzione del debito è ad arbitrio del padrone, generalmente avviene quando la donna è malata o non può più lavorare.

In Thailandia i sensali passano di villaggio in villaggio chiedendo operaie o domestiche, per essere aiutati in questo lavoro, corrompono funzionari e monaci locali, poi le cedono ai bordelli di città; donne birmane e laotiane sono rapite e messe a lavorare nei bordelli tailandesi. I soldi mandati ai genitori delle prostitute sono un sistema per legarsi le prostitute e per incentivare la cessione di altre figlie; le poche prostitute che hanno la fortuna di tornare a casa, esibiscono alle altre ragazze bei vestiti occidentali, reclamizzando il loro mestiere.

In Thailandia si fa sesso anche nei bar, nei saloni per massaggi, in alberghi e templi, alcune prostitute di migliore aspetto sono semi indipendenti e ben nutrite, si chiede la loro collaborazione perché destinate alla fascia alta del mercato. In Thailandia lo status simbolo sociale si riconosceva dalla quantità di terra posseduta, dal numero di mogli e concubine; oggi, con lo sviluppo dell’industria, sono molto aumentati gli operai delle fabbriche, mentre i coltivatori di riso sono stati trasformati in salariati.

Le mogli preferiscono che i mariti frequentino le prostitute, piuttosto che abbiano amanti o mogli minori, anche perché, a volte, gli uomini abbandonano la prima moglie per la seconda, più giovane; per agevolare le trattative commerciali, agli uomini d’affari è offerto sesso, succede anche in Giappone. La schiavitù sessuale implica una serie di crimini, cioè aggressione, rapimento, stupro, falso contratto, maltrattamenti, riduzione in schiavitù, violenze.

Comunque, i protettori sono dipendenti di altri personaggi anonimi e, grazie alla loro violenza, guadagnano bene, il loro lavoro è preparato da sensali, che comprano le donne dai genitori, e da quelli che le rapiscono, con l’acquiescenza di funzionari pubblici e poliziotti. Alcune sensali sono state prostitute di bordelli e si presentano come donne arrivate e di successo, però la maggior parte delle prostitute muore di Aids.

Il vero proprietario degli schiavi sessuali e dei bordelli è un uomo d’affari, in rapporto con il crimine organizzato, del quale fanno parte governo e polizia, questi uomini d’affari dicono di creare posti di lavoro. Proprietario degli schiavi può essere anche un’impresa, il capitale giapponese e delle altre tigri asiatiche ha invaso la Thailandia, il Giappone vi ha sviluppato l’industria elettronica ma ha anche favorito il commercio sessuale, importa anche tailandesi ridotte in schiavitù.

I proprietari effettivi dei bordelli non hanno rapporti con le prostitute, sono proprietari a distanza; in fondo, anche finanziarie e fondi comuni d’investimento investono nelle fabbriche d’armi; l’investimento in bordelli è molto redditizio, i genitori, con la vendita di una figlia, ricavano il reddito di lavoro di un anno. Le prostitute pagano l’affitto, per fare sesso con una vergine in club esclusivi, si pagano somme elevate; la prima volta la ragazza è costretta dal protettore con le percosse e la droga al rapporto, poi è immessa in un bordello.

I bordelli delle città tailandesi utilizzano ragazze vincolate da debito, le ragazze vengono dal nord del paese, dalla Birmania e dal Laos, le prostitute sono nutrite bene perché i clienti le vogliono di bell’aspetto; i bordelli pagano una tangente ai poliziotti, saloni per massaggi e night club pagano una commissione più alta; per questa ragione, i funzionari di polizia si comprano la carica. Al di fuori della schiavitù, come in  occidente, ci sono donne libere che esercitano la prostituzione nei night e nei saloni per massaggi e le accompagnatrici, che scelgono i loro clienti e guadagnano di più.

Le ragazze dei bordelli costano così poco che non conviene curarle, durano cinque anni e sono rimpiazzate, sono asservite con le botte ed il terrore, alla fine non oppongono più resistenza; quelle fuggite, dopo essere state picchiate o violentate dai poliziotti, sono riconsegnate dalla polizia, quelle rassegnate cercano di compiacere il protettore, sperando di estinguere il debito e di ritornare al paese.

In queste donne subentra rassegnazione, disgusto di se, suicidio, confusione, depressione e instabilità emotiva, alcuni tipi di malattie mentali sono strategie della mente per vivere situazioni invivibili, il che porta all’apatia; alcune ragazze pensano che costruire un buon rapporto con il protettore sia una buona strategia per sopravvivere.  Il buddismo tailandese afferma che ciascuno deve pagare il debito karmico delle vite passate, il che porta alla rassegnazione, si diventa arrendevoli e obbedienti.

Le prostitute pregano Budda perché le aiuti ad accettare la loro sorte, a volte i protettori sono alleati con le madri delle prostitute, le quali scoraggiano le figlie dalla fuga, ricordano loro di dover ripagare il debito e di essere debitrici verso i genitori. In barba alla costituzione, come avviene in tanti paesi, lo stato fornisce protezione agli schiavisti,  funzionari e poliziotti si arricchiscono con le tangenti.

Con l’aumento di benessere, in Thailandia l’offerta di queste ragazze è diminuito ed il loro prezzo è aumentato, perciò ci si rivolge alla Birmania ed al Laos; spesso le ragazze sono fatte immigrare con la falsa promessa di fare le domestiche o le operaie, in cambio di una somma di denaro, parenti e amici le accompagnano al confine, così diventano schiave da debito. Nei bordelli sono considerate immigrate illegali, minacciate d’arresto e ricattate dalla polizia.

I tailandesi sono razzisti con i birmani; alcune donne birmane fuggite dai bordelli sono state condannate per prostituzione e ingresso illegale nel paese, costrette al lavoro forzato e poi espulse, sono state rilasciate in campagna, incapaci di orientarsi e di raggiungere la Birmania. Con la promessa di lavori onesti, prostitute schiave tailandesi arrivano in Giappone, America ed Europa,  all’arrivo sono ridotte in schiavitù, sono addebitate loro, a favore degli intermediari,  trasporto, tangenti, passaporto falso e il compenso ad uno straniero per un falso matrimonio che ne facilita l’immigrazione.

Il crimine organizzato giapponese, lo Yakuza, gestisce bar, bordelli e la tratta delle tailandesi, le donne che resistono sono drogate o uccise; gang cinesi e vietnamite controllano i bordelli degli Stati Uniti che ospitano schiave tailandesi; in Usa le ragazze sono recluse e  si pagano vitto e alloggio,  sono importate come operaie e poi  private del passaporto,  sono costrette al lavoro forzato anche in piccole fabbriche.

La Thailandia esporta lavoratori a basso costo anche in Medio Oriente. La polizia tailandese viola regolarmente le leggi del proprio paese, i protettori ed i tenutari dei bordelli non finiscono mai in carcere, invece le prostitute si; eppure nel paese schiavitù, pedofilia e prostituzione sono illegali, il paese ha una costituzione avanzata, però la polizia se ne infischia delle leggi nazionali e di quelle internazionali; in Thailandia si riversano anche i pedofili d’occidente.

Nel 1960 il ministro degli interni, per promuovere il turismo, promosse indirettamente l’espansione dell’industria del sesso, definita surrettiziamente industria dello svago, i bordelli erano affollati dai militari americani; negli anni settanta le basi americane furono chiuse ed il governo incoraggiò il turismo sessuale, perciò nel 1996 arrivarono nel paese sette milioni di turisti, dei quali, due terzi erano uomini, e tra loro erano tanti pedofili. Fatta eccezione dei bambini offerti ai pedofili e delle schiave per sesso vendute agli operai del paese, generalmente le tailandesi riservate a turisti non sono schiave, ma volontarie; comunque, gran parte dell’economia del paese si regge sulla schiavitù, sostenuta dalla religione, tollerata dal governo e protetta dalla polizia.

In Africa nord-occidentale, la Mauritania, sotto una dittatura militare, ha il più alto numero di schiavi in rapporto alla popolazione; la popolazione è costituita da mori arabi e da negri schiavi,  originari del Senegal e del Malì, che sono la maggioranza; gli arabi del nord, com’è avvenuto in Sudan, fecero schiavi i negri del sud. Dal 1980 il governo, sulla base delle pressioni internazionali, ha abolito la schiavitù, ma nessuno si è preoccupato d’informare gli schiavi, perciò non è cambiato niente.

Gli schiavi sono operai, domestici e fanno i lavori più duri, però verso di loro, generalmente, non c’è violenza e fanno parte della famiglia; gli schiavi appartengono ad una famiglia e sono ereditati o venduti, abitano con il padrone, non sono pagati e non hanno libertà di movimento, si considerano membri della famiglia e sono legati affettivamente ai loro padroni; non sono considerati schiavi usa e getta come quelli tailandesi.

Il corano afferma che i prigionieri di guerra cristiani o ebrei devono pagare una tassa speciale, mentre i prigionieri di guerra pagani possono essere fatti schiavi ma, se si convertono, devono essere liberati, ciò però è avvenuto raramente; nel 1980, quando la schiavitù fu abolita per legge anche in Mauritania, un ulema reagì proclamando la legittimità della schiavitù. Sotto pressione dell’Arabia Saudita, il paese ha adottato la sharia o legge islamica, così la sorte delle donne e degli schiavi è peggiorata, alcuni mori hanno ucciso degli schiavi e non sono stati condannati.

I figli degli schiavi appartengono al padrone, chi fugge dalla schiavitù diventa mendicante e le donne prostitute, perciò gli schiavi fuggono solo se il padrone è troppo violento, comunque, le percosse sono tollerate. La cultura islamica nazionale è fondata sull’obbedienza e la sottomissione, il governo ammette che tanti lavorano in famiglia in cambio di cibo e alloggio, ma nega che si tratti di schiavitù.

Comunque, questi lavoratori non sono liberi di andarsene, la televisione non tratta il tema dei diritti umani, la stampa nazionale difende lo status quo, la casta dei mori arabi lotta per difendere i propri privilegi e per tenersi gli schiavi. Nella capitale, la polizia attacca e uccide i senegalesi, dirigenti d’organizzazioni per i diritti umani sono stati arrestati; l’antica Roma importava schiavi negri attraverso la Mauritania, poi, tra il 1650 e il 1850, questo traffico, mediato da arabi, si diresse in America.

Nel XVII secolo i francesi cacciarono i portoghesi dal Senegal e iniziarono la tratta degli schiavi, aiutati dagli arabi, che li catturavano e li scambiavano con armi e altri beni, questi schiavi arrivarono prima ad Haiti poi nel resto dell’America. Nel XIX secolo in occidente fu abolita la schiavitù e nel 1905 la Francia si annesse la Mauritania, nel 1960 il paese raggiunse l’indipendenza sotto un partito unico e l’arabo fu imposto come unica lingua,  fu combattuto il dissenso e fu impedito di sollevare il problema razziale e quello della schiavitù.

Nel 1980 fu abolita per legge la schiavitù, però senza risultati pratici, nel 1984 i militari presero in mano il governo della Mauritania, portando avanti un programma d’arabizzazione, espropriarono gli afromauri delle fertili valli del sud e chiesero agli schiavi di identificarsi con i loro padroni e non con la loro razza. Il paese ha due risorse, il ferro e il pesce, però ha concesso licenze di pesca agli stranieri e navi cinesi, russe e coreane hanno impoverito il mare con la loro pesca.

La dieta degli schiavi è fatta di riso, cuscus, ossa e resti del pasto del padrone, questi schiavi vestono abiti europei, donati dagli straccivendoli francesi, non hanno scarpe, sono malnutriti e vivono al massimo quaranta anni, i loro figli non vanno a scuola e cominciano a lavorare a sei anni, giocano tra la sporcizia, le vecchie schiave sanno contare solo fino a dieci. Il lavoro degli schiavi ha reso possibile il boom edilizio della capitale, perché gli schiavi adibiti all’edilizia ricevono solo cibo e ricovero, nei negozi di città gli schiavi fanno tutto il lavoro.

In Mauritania il bene più prezioso è l’acqua, l’acqua è tirata a mani dai pozzi e poi versata in delle botti e trasportata con dei carretti trainati da asini, arriva  in città dove è venduta da schiavi, di casa in casa, per conto del padrone; nel resto della giornata, lo schiavo adibito all’acqua fa altri lavori ed a mezzanotte va a dormire, durante la stagione delle piogge lavora in campagna. Per la classe dominante araba, i lavori agricoli sono degradanti, considera onorevole solo l’allevamento del cammello e la vita del nomade, però la vendita dell’acqua, fatta da schiavi, genera il 12% del prodotto interno lordo, perché nel paese l’acqua è preziosa.

Alle moschee è insegnato che gli schiavi che obbediscono ai loro padroni andranno in paradiso, gli schiavi sono esortati all’onestà; a causa di contatti con stranieri, oggi alcuni schiavi desiderano stare nella famiglia del padrone ricevendo però un salario, altri desiderano anche una casa propria. Nel 1980 la legge che abolì la schiavitù prevedeva un indennizzo in denaro per il padrone, ma non fu mai applicata, le organizzazioni per i diritti umani sostennero che l’indennizzo spettava agli ex schiavi, questa legge non prevedeva nemmeno una pena per chi deteneva illegalmente schiavi; i reclami fatti da schiavi o ex schiavi non arrivano mai in tribunale, per gli ulema, la schiavitù è lecita.

In casa le schiave passano per domestiche del padrone e possono essere usate da lui per fare sesso, danno alla luce altri schiavi, non sono libere di sposare chi vogliono; gli schiavi prendono moglie solo se il padrone lo consente, a volte scappano, abbandonando padrone, moglie e figli. La costituzione della Mauritania garantisce i diritti umani ed ad ogni colpo di stato si promette la distribuzione della terra, però l’abolizione della schiavitù è vista come un attacco all’economia.

Quando gli schiavi americani furono liberati, si aspettavano della terra ed i padroni, l’indennizzo, nessuno ricevette niente ed anche il governo mauritano non vuole concedere niente, inoltre, nel paese non esiste terra produttiva libera da distribuire agli schiavi liberati ed i mori espropriati, per reazione, potrebbero scatenare anche la guerra civile. Alcuni mori, temendo una riforma agraria a vantaggio dei coltivatori schiavi liberati, hanno cacciato gli schiavi dalla loro terra, i tribunali sostengono i diritti dei padroni e, se ci fosse una riforma agraria, ci sarebbe un colpo di stato.

Il governo della Mauritania è sostenuto da Usa e Francia; anche se nella famiglia dei mori non pare esistere la segregazione, i mori considerano i loro schiavi neri esseri inferiori; l’occidente potrebbe vincolare aiuti e remissione dei debiti esteri alla liberazione degli schiavi, ma non lo fa, per non danneggiare i suoi rapporti politici ed economici con i paesi schiavistici; le organizzazioni umanitarie non si fanno sentire ed i media, controllati dai capitalisti e dallo stato, non fanno luce, presso l’opinione pubblica, sul tema della schiavitù.

In Brasile, per piantare eucalipto da carbone per le cartiere, si è disboscata l’Amazzonia, dove si sono anche sviluppati allevamento e attività minerarie, queste attività competono agli schiavi. I portoghesi sbarcarono in Brasile e vi portarono la schiavitù, vi impiantarono la produzione di canna e  ridussero in schiavitù i nativi, poi importarono schiavi africani; in Brasile arrivarono più schiavi che negli Stati Uniti, però nelle piantagioni di zucchero brasiliane la mortalità era più alta; nel diciottesimo secolo, la scoperta dell’oro portò la schiavitù dentro l’Amazzonia.

Nel XIX secolo gli inglesi si opposero al traffico di schiavi e dal 1832 la marina inglese pattugliava le acque del Brasile intercettando navi negriere e liberando schiavi negri africani, nel 1854 fu abolita la tratta internazionale degli schiavi e nel 1888 il Brasile, dopo gli Usa, abolì ufficialmente la schiavitù. Negli anni sessanta e settanta in Brasile è stato il boom economico ed il governo militare ha corteggiato gli investitori stranieri, promettendo manodopera a basso prezzo; il governo s’è indebitato con l’estero ed oggi 50.000 brasiliani possiedono il paese, soprattutto la terra.

Imprese multinazionali hanno comprato la terra a prezzi bassi e con facilitazioni fiscali e vi hanno creato piantagioni d’eucalipto per le cartiere, poi con gli alberi della foresta tagliati, hanno preso a produrre carbone; tra queste multinazionali ci sono anche la Nestlè e la Volkswagen che appaltano i lavori ad imprese locali. Lo stato di Minas Gerais ha fornito ferro che è trasformato, con il carbone, in acciaio per le industrie del paese e dell’estero.

Perciò s’iniziò a produrre il carbone nel Mato Grosso, poi la terra, privata di foreste, fu pronta per l’allevamento, però bisognava trasportare la manodopera; per il reclutamento ci si diresse verso le favelas di Minas Gerais, i reclutatori erano aiutati da politici e chiese locali, offrivano salario e trasporto gratuito a persone ridotte alla fame. Arrivati al luogo di lavoro, a causa del denaro dato alle loro famiglie ed alle spese d’ingaggio e trasporto, gli uomini erano  resi schiavi da debito; furono loro sottratti carta d’identità e libretto di lavoro, da quel momento non potevano più fuggire e lavorare altrove e  potevano essere arrestati per vagabondaggio.

Gli schiavi brasiliani non sono schiavi a vita, quando non possono più lavorare sono buttati fuori dai campi, sostituiti da braccia fresche; il carbone è prodotto bruciando legno in una fornace coperta di terra, con un minimo d’ossigeno; il fumo d’eucalipto, pieno di oli essenziali, brucia occhi, naso e gola, nelle fornaci il calore è tremendo. Esaurita la foresta intorno, distrutto l’ambiente naturale, le fornaci sono aperte in altri luoghi, mentre nelle zone disboscate nascono allevamenti curati sempre da schiavi.

Gli schiavi dormono in baracche infestate da serpenti, ritengono di dover lavorare per ripagare il loro debito, sono analfabeti e non sono in grado di fare i conti,  perciò sono imbrogliati su debito, interessi e relativo ammortamento. Il gato è il reclutatore del padrone, i campi, per impedire la fuga, sono circondati da gente armata, gli schiavi che si ribellano sono picchiati, chi scappa rischia di essere ammazzato e si dà la caccia con i cani ai fuggiaschi.

Il costo maggiore delle fornaci sta nel trasporto e nel carburante e non nel lavoro, il negozio del campo appartiene al padrone, è lui che fornisce, a caro prezzo, attrezzi e benzina al gato, che perciò guadagna riducendo all’osso il costo della mano d’opera. La polizia non interviene per far rispettare la legge e reprimere la schiavitù; gli uomini d’affari, che reggono le fila del business, hanno tra le spese generali la polizia da pagare; le multinazionali subappaltano ad imprese locali, queste ai gatos.

Gli uomini d’affari non hanno rapporti con gli schiavi e, se scoppia uno scandalo, licenziano i gatos, in Brasile l’industria della gomma e l’allevamento vivono sulla schiavitù, gli indios ed i poveri sono predestinati alla schiavitù; nel paese esistono attivisti che lottano contro la schiavitù, però alcuni di loro sono stati assassinati. Nel 1995 gli investitori americani minacciarono di ritirarsi da questi affari se continuava lo sfruttamento del lavoro minorile, perciò in tante zone del Brasile si cessò di impiegare donne e bambini, perciò qualche cosa si potrebbe fare per questi sventurati, se si volesse.

Purtroppo l’opinione pubblica non è informata dai media occidentali, i diritti umani, quando entrano in conflitto con i profitti, oggi  non sono più difesi; infatti, nessun governo occidentale ha proibito alle multinazionali di utilizzare, anche indirettamente, manodopera schiava. Se gli inglesi si opposero alla tratta degli schiavi, oggi l’occidente, se volesse, potrebbe ostacolare la schiavitù in Brasile, cessata per legge del paese fin da 1888.

In Pakistan i bambini di nove e sei anni impastano acqua e argilla e con il fango i loro genitori fanno i mattoni, il fango è pressato dentro una cornice di legno e dopo un po’ n’è estratto il mattone crudo che è messo a seccare all’aria e poi è accatastato ordinatamente nella fornace, coperta di sabbia o ghiaia; il fuoco è alimentato con carbone e legna attraverso fori sulla sommità e brucia continuamente, i mattoni crudi sostituiscono quelli cotti, l’uomo che sostituisce i mattoni lavora faccia a faccia con il fuoco.

A causa di questi mattoni, nel Punjab pochi bambini frequentano la scuola, in compenso, una volta la settimana, arriva un uomo che legge loro il Corano. Tutte le famiglie addette ai mattoni sono vincolate ad un debito contratto nei confronti del proprietario delle fornaci, se la famiglia tenta la fuga, il proprietario prende in ostaggio uno dei figli; il debito non si estingue con la morte del capofamiglia, ma passa alla moglie ed ai figli, le spese per un funerale aumentano il debito e così nasce la servitù a vita da debito.

In Pakistan esistono settemila fornaci, poiché i proprietari temevano la riforma agraria a favore dei contadini dipendenti, li cacciarono dalla terra e acquistarono trattori, modernizzando così l’agricoltura; tra i contadini senza terra, tanti cristiani e musulmani emarginati furono addetti alle fornaci, molte famiglie di contadini si vendettero ai proprietari delle fornaci. Nei campi dove si producono mattoni, l’acqua dei pozzi non è potabile, perciò questi lavoratori forzati sono colpiti da malattie.

Le famiglie che vi lavorano prendono un salario molto basso e perciò non riescono a liberarsi dal debito, con una malattia, un matrimonio, un funerale, la siccità, l’alluvione o l’arresto di un familiare, bisogna accendere nuovi debiti. Man mano che il debito aumenta, la famiglia deve rinunciare alla sua libertà, i proprietari sanno che i lavoratori, per essere schiavi, non devono avere in tasca nemmeno una rupia, altrimenti possono scappare; i lavoratori sono picchiati ed i matrimoni si fanno con il consenso del padrone.

Se il marito scappa e abbandona la famiglia, la donna è fatta sposare dal padrone ad un altro uomo che se ne accolla il debito, alcune vedove si prostituiscono al padrone o al suo tirapiedi; il padrone può vendere questi schiavi a proprietari di altre fornaci. Chi fugge è riacciuffato con l’aiuto della polizia; le donne pakistane sono esposte alla violenza sessuale, per questo i maschi non le fanno uscire di casa, però gli schiavi da debito sono anche minoranze etniche e religiose e perciò più difficilmente possono essere protetti.

In Pakistan l’uomo d’onore è quello che protegge le sue donne; poiché nel paese la vergogna è peggio della fame e della schiavitù, alcuni lavoratori hanno abbandonato la fornace perché il padrone non rispettava le loro donne. I proprietari lamentano di non poter pagare di più i lavoratori perché il prezzo dei mattoni è basso e si può fabbricare anche a macchina, gli ispettori del lavoro prendono le mazzette e trovano tutto regolare.

Gli afgani immigrati e profughi non chiedevano anticipi, ma erano discontinui nel lavoro, perciò i padroni delle fornaci preferiscono gli schiavi da debito; la servitù da debito dura da migliaia d’anni, il denaro anticipato trasforma il lavoratore in schiavo, spesso il padrone fornisce anche un tetto alla famiglia. Il salario delle fornaci è a cottimo, cioè tanto a mattone, il padrone ha bisogno di vincolare alla fornace i lavoratori perché la fornace deve essere continuamente rifornita, il fuoco brucia sempre.

Il lavoro è sospeso a luglio e agosto con le piogge ed a gennaio e febbraio, quando fa molto freddo ed i mattoni non possono seccare prima di essere messi a cuocere, a volte i manager fanno lievitare abusivamente il debito degli schiavi che sono privi d’istruzione; i mattoni difettosi non sono pagati, i lavoratori acquistano dal manager il cibo a prezzo maggiorato, perciò, anche a causa di eventi imprevisti che aumentano il debito, questo non si estingue mai.

Per impedire le fughe, le famiglie sono chiuse a chiave e sorvegliate da guardie armate, in Pakistan i poliziotti sono in vendita e danno la caccia a chi scappa dalle fornaci, questi schiavi, quando sono ripresi dai poliziotti, sono  picchiati. Questi lavoratori, come quelli brasiliani, ritengono un dovere saldare il loro debito, chi non paga il debito non può avere altro credito o altro lavoro; poiché in Pakistan, a causa della religione, non si pagano interessi sui debiti, è falsificata la contabilità del debito e sono maggiorate le spese a carico dei lavoratori.

Con la fine della stagione, lavoratori e debiti si trasferiscono da una fornace all’altra e così i padroni possono trincerarsi dietro il libero trasferimento della manodopera, che, all’apparenza, è l’opposto della schiavitù; in realtà in Pakistan il feudalesimo è vivo, mentre alla fine del medioevo in Europa il libero movimento dei lavoratori che si trasferivano in città contribuì a far cessare il feudalesimo. In Pakistan stato e polizia non tutelano i cittadini, ma lo fanno le relazioni personali, la polizia è una banda armata che si vende al migliore offerente; solo la famiglia e il clan sono un sistema di autotutela e di difesa; per essere protetti e avere giustizia, bisogna essere clientela o vassalli di un potente, è da questa concezione che discende la mafia di tutti i paesi.

Nel paese qualunque insulto va vendicato, altrimenti il capo clan perde la faccia, le faide tra famiglie durano all’infinito, un mitra Kalashikov costa cento dollari, sono tanti gli stupri fatti per screditare un nemico, cioè fargli perdere la faccia e l’onore; gli stupri spesso sono solo la continuazione di una faida, però quelli fatti a danno delle cristiane sono