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Nunzio Miccoli


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LA NUOVA EUROPA E IL VATICANO (13/2/2013)

 La società di rating Standard & Poor’s, a  causa delle sue valutazioni, idonee alla speculazione, ha contribuito ad accelerare la crisi dell’Italia, perciò è indagata dalla procura di Trani; anche il dipartimento di giustizia americano e alcune procure statali hanno iniziato una causa di responsabilità civile, mettendo sotto accusa la Standard & Poor’s, a causa dei suoi rating sui mutui concessi prima del 2008, ignorando la pericolosità dei derivati relativi, poi collocati tra privati ed enti pubblici.

L’amministrazione Obama vuole agire contro Standard & Poor’s, chiedendo 5 miliardi di dollari di risarcimenti, per aver dato giudizi favorevoli alle obbligazioni legate ai mutui subprime, cioè per aver favorito la vendita di titoli spazzatura e la cartolarizzazione dei mutui subprime; però l’operazione di collocamento è stata gestita da banche d’affari, come la Lehman Brothers, ora fallita. Nell’anno 2007 rating favorevoli a questi titoli erano stati dati anche dalle agenzie di rating Moody’s e Fitch, procurando danni al sistema finanziario per miliardi di dollari.

Pertanto l’Europa progetta la creazione di una società europea privata di rating, che dovrebbe essere indipendente e non pubblica; le società di rating non dovrebbero agire nella discrezionalità, dovrebbero essere soggette a controllo pubblico, non devono cadere nel conflitto d’interesse e nella corruzione (che non esiste solo in Italia); solo così possono essere indicatori obiettivi di rischio e di solvibilità. Ricordiamo che le società di revisione dei bilanci delle imprese private erano pagate dai revisionati, davano giudizi sulle società, però alcune società da loro certificate come ottime, fallirono; le frodi non avvengono solo in Italia.

Sulla crisi del MPS, il 13.10.2008 la polizia tributaria di Milano ha indagato sull’esistenza della banda del 5% di provvigioni pagate sulle operazioni sospette con l’estero fatte della banca; secondo alcuni calcoli, a causa delle perdite per l’acquisto di Antonveneta, per i fidi non onorati e sui derivati in genere, MPS ne avrebbe una perdita di 730 milioni euro; non sembra molto, considerato il regalo fatto di 3 miliardi di euro alla banca Santander e ai dirigenti mediatori. Perciò il governo insiste ad affermare che la terza banca del paese è sana; probabilmente la perdita è superiore e anche il bilancio di MPS è un mistero, con 730 milioni di euro di perdita questa banca non andrebbe in dissesto.

La filiale londinese della banca Morgan, operando in trading con derivati o CDS e Swap, ha procurato una perdita di oltre sei miliardi di sterline alla sede americana; gli Swap sono assicurazioni o scommesse contro il rischio di fallimento di stati, con possibilità di perdite su titoli di stato: I titoli in questione erano anche italiani, però gli swap sul fallimento dell’Italia si sono fatti anche senza possedere titoli italiani, cioè scommettendo allo scoperto.

Cipro è un paradiso fiscale, che accoglie capitali russi  e di altri paesi dell’est da riciclare, il 20% della sua raccolta era investito in titoli di stato greci, perciò le banche cipriote sono state colpite dalla crisi greca e Cipro ha chiesto aiuti esteri per circa 10 miliardi di euro; Mosca ha prestato 2,5 miliardi di euro e altri miliardi dovrebbero arrivare dall’Europa. In cambio, la Germania chiede al governo cipriota misure di austerità e privatizzazioni, i tedeschi non vogliono fare sacrifici per proteggere i capitali della criminalità organizzata russa, però anche in Germania si riciclano capitali della mafia italiana e i tedeschi non se ne lamentano; Draghi chiede sacrifici, ma è disposto ad aiutare l’isola.

Negli ultimi due anni, la BCE da Francoforte ha elargito a banche bisognose, a tasso stralciato, oltre mille miliardi di euro, dei quali 270 destinati all’Italia, questi soldi non si sono riversati nell’economia e le banche hanno anche ridotto il personale e altro lo ridurranno a breve; prima del caso MPS, c’era stato quello dei bond Cirio, Parmalat e Argentina, inoltre, con i fondi d’investimento, erano stati rifilati ai risparmiatori quote di azioni di società in dissesto, già possedute dalle banche.

Il conflitto d’interesse esiste anche in banca, perché le banche finanziano, a tasso di favore, società importanti di cui sono azioniste, lo stato non controlla perché i partiti hanno il dogma dell’indipendenza delle banche e soprattutto delle banche centrali; però le banche controllano lo stato e finanziano i partiti; la vera politica si fa nei salotti e con i patti di sindacato nelle grandi industrie, il parlamento conta poco, non solo perché espropriato dei suoi poteri dal governo, con i suoi decreti.

La BCE è il fulcro dell’eurosistema del quale fanno parte le banche centrali europee, le banche dei paesi aderenti si procurano liquidità nel mercato interbancario dell’area euro, sempre che le banche siano disposte a concederlo, perché quando la liquidità è scarsa, le banche sono restie a farsi credito anche tra loro. Secondo Draghi, la ripresa ci sarà alla fine del 2013, intanto, a causa del dissesto bancario, s’invocano maggiori controlli sulle banche centrali e sulle banche ordinarie da parte delle banche centrali.

La BCE ha lasciato allo 0,75% il tasso pronto contro termine per le banche e il tasso marginale overnight all’1.5%; il tasso overnight è un tasso sui depositi con scadenza un giorno ed è assistito da garanzie in titoli, invece il tasso euribor ha scadenza da una settimana a 12 mesi e corrisponde al libor di Londra. La BCE influenza i tassi interbancari con operazioni di mercato aperto e con tassi di riferimento, le prime prevedono compravendite di titoli, con creazione o distruzione di base monetaria; la BCE fa operazioni di mercato aperto con aste a scadenza bisettimanale.

In Usa esiste un’alleanza tra servizi segreti, Pentagono, governo e Wall Street, i consolati Usa dislocati all’estero si adoperano per favorire l’afflusso di capitali esteri in Usa, anche di provenienza mafiosa; mentre in Italia il riciclaggio della mafia è ostacolato, in Europa settentrionale e Usa è tacitamente appoggiato. I servizi esteri americani vendono informazioni economiche e sui contratti esteri e perciò influenzano indirettamente il corso delle valute e dei titoli.

Questi servizi si occupano anche della difesa dei brevetti nazionali e dei manager e politici nazionali, cooperando anche con servizi segreti privati, nel mondo esistono anche polizie ed eserciti privati; la Kroll americana è il servizio segreto di Wall Street. La Francia, allertata dai suoi servizi, per motivi di sicurezza, ha impedito l’accaparramento estero dell’ente elettrico francese; in passato, l’ha fatto anche per altre importanti società, solo l’Italia è stata contagiata dalle privatizzazioni a tutto campo; un altro paese che svende il suo patrimonio industriale è l’Inghilterra, la borsa italiana è federata con quella di Londra.

Stati Uniti, Turchia, Arabia, e Qatar forniscono assistenza umanitaria e armi ai ribelli siriani,  i gruppi che ricevono più aiuti sono, come avvenne in Afghanistan, quelli di orientamento Jihadista, spesso addestrati in Turchia, che si lamenta delle provocazioni militari del governo siriano; se questa assistenza  non sortirà la caduta di Assad, presto potrebbe intervenire militarmente la Turchia e bisognerà vedere la reazione dell’Iran che sostiene Assad. Le guerre che si espandono sono sempre occasione di buoni affari, per petrolio, armi e droga, inoltre, i capitali fuggono da dove c’è la guerra e vanno dove ce n’è bisogno.

Il neoliberismo voleva far dimagrire lo stato e ha favorito la crisi, aveva promesso l’autoregolamentazione del mercato, ma ha ridotto stato sociale, protezione del lavoro e ha favorito le privatizzazioni; ha favorito la circolazione di merci, capitali e lavoro, senza barriere protezionistiche, poi la speculazione finanziaria ha fatto il resto. Suo antesignano è stato Milton Friedman, con i suoi discepoli Reagan, Thatcher e oggi l’Unione Europea e il Vaticano. Questo processo economico ha favorito disuguaglianza, povertà e disoccupazione, poi i capitalisti arricchitisi hanno potuto cimentarsi, con maggior forza, nel mercato della speculazione.

La maggiore produttività del lavoro non si poteva raggiungere con la servitù, perché nel feudalesimo il posto di lavorio era sicuro e il lavoratore non poteva essere cacciato, ma si può raggiungere con il lavoro salariato, soprattutto flessibile, cioè quando il lavoratore può essere facilmente licenziato e perciò è più soggetto al ricatto; la flessibilità del lavoro ne favorisce lo sfruttamento. Monti vuole deregolamentare il lavoro, ridurre lo stato sociale, aumentare le pensioni private e dare maggiore impulso al volontariato, però oggi anche le cooperative coltivano subdolamente il caporalato e collaborano alla sospensione dei diritti di lavoratori. In Italia, a causa del maggiore costo dell’energia e delle maggiori imposte, l’inflazione cresce più che negli altri paesi europei, mentre i salari netti sono più bassi; rivedere la struttura dei costi e dei prezzi interni non significa solo contenere i salari, ma rivedere anche il sistema delle tariffe e delle imposte.

In questi giorni abbiamo appreso delle tangenti pagate da Finmeccanica, produttrice di armi, e dall’Eni in India e Algeria, queste cose le fanno tutte le grandi multinazionali che operano con l’estero, anche se le leggi degli stati non le permettono; al tempio di Craxi le imprese italiane avevano, a tale scopo, fondi neri all’estero. In generale, nei rapporti con l’estero, la tangente è chiamata, con un po’ d’ipocrisia, compenso di mediazione, i beneficiari sono sempre politici e dirigenti; i corrotti e i corruttori non sono solo italiani, come sostiene chi vuole distruggere l’Italia, una volta si diceva che anche i mafiosi erano solo gli italiani, in realtà anche la mafia, di diverse etnie, esiste in tutto il mondo.

Adesso c’è il rischio che i dirigenti algerini e quelli indiani, messi in piazza, disdicano i contratti di fornitura con l’Italia, queste rivelazione fanno quindi danno all’Italia; l’Eni e Finmeccanica, travolte dallo scandalo, sono crollate in borsa, perciò, in caso di privatizzazione, costeranno meno, anche questo potrebbe essere un complotto; però c’è chi non crede ai complotti, per coerenza, non dovrebbe credere nemmeno alle truffe e ai bluff nel gioco del poker. I complotti nascono all’interno del potere e dove esistono grandi interessi, favoriscono congiure di palazzo, cambi di dinastie, di proprietà e di partiti al potere; tra i partiti ce ne sono sempre di quelli più favorevoli a collaborare con lo straniero, cioè a vendersi a esso, del resto si vendono anche ai compatrioti e il parlamento sembra un grande supermercato.

In questi giorni Monti e Bersani usano spesso, in tono dispregiativo, il vocabolo “populismo”, diretto contro avversari politici; la semantica studia l’evoluzione nel significato delle parole, ai primi del novecento il partito populista era un partito popolare che reclamava le riforme. In Russia i populisti erano il partito dei contadini; questi populisti avevano fede nella religione, ma volevano la riforma agraria, cioè la distribuzione delle terre; cioè desideravano la roba d’altri, a danno di aristocratici e vescovi, che la possedevano. I populisti furono sconfitti da Lenin che voleva statalizzare le terre.

Da diversi anni i cattolici sono presenti a destra, centro e sinistra dello schieramento parlamentare italiano, sono in libera uscita dal centro democristiano e sono corteggiati da vari partiti; a causa degli scandali di Berlusconi e del fatto che è detestato dall’Europa, il Vaticano, che è un centro finanziario mondiale e un paradiso fiscale, ha deciso di scaricare Berlusconi e di appoggiare Monti, continuando però a dare credito al centro politico di Casini.

Però gli scandali sessuali, economici e giudiziari di Berlusconi sono comuni anche al Vaticano e agli altri centri di potere, il bue non dovrebbe mai dare del cornuto all’asino; il Vaticano, soccorso dalla Germania e dalla BCE di Francoforte, vuole recuperare le perdite delle sue banche e delle sue cliniche private, dove sono stati tanti gli episodi di corruzione, facendone pagare il conto agli italiani, in passato è già accaduto con il Banco di Roma e con il Banco Ambrosiano; il Banco di Roma faceva prestiti di favore agli amici e stampava denaro falso.

Vaticano ed episcopato, per ragione d’interesse, non sono sempre in sintonia, tra episcopato e santa sede è sempre esistita una certa rivalità, come tra aristocratici e monarchia; però il cardinale Bagnasco, presidente della conferenza episcopale, con mossa politica, a causa della diaspora dei cattolici, ha detto che la chiesa non si schiera per un partito; del resto, i cattolici hanno diverse teste e non hanno il pensiero unico. Però Bagnasco ha detto che con Monti l’Italia ha recuperato una credibilità internazionale che, si dice, non aveva per colpa di Berlusconi e, in generale, della sua classe politica; secondo me, da tanti anni, a parte i nostri difetti, i mercati hanno operato per affossare l’Italia, Monti è al servizio di questi mercati.

Bagnasco ha ribadito che per la chiesa esistono sempre principi non negoziabili, sui quali, i cattolici, malgrado le divisioni, sono tenuti a pensarla alla stessa maniera; è da tenere in conto che, malgrado le rivalità tra Vaticano ed episcopato, quando il laicato cattolico chiede più autonomia dalla gerarchia vaticana, va a colpire anche l’episcopato più conservatore. Berlusconi ha fatto diversi favori alla chiesa, valorizzando la scuola privata e concedendole privilegi fiscali e sovvenzioni, ma ora il Vaticano si aspetta di più da Monti.

La chiesa afferma di essere sempre portatrice della dottrina sociale della chiesa, però dovrebbe esplicitare come ridurre le differenze sociali, visto che la sua larga proprietà non deve essere toccata; il suo atteggiamento dipende dal fatto che è la più grande proprietaria d’Italia e perciò guarda caso, un comandamento invita a non desiderare la roba degli altri. Comunque, Monti, criticato da Bagnasco, ha delegato i temi etici al parlamento, il quale però su questo tema è paralizzato, perché è sempre timoroso di offendere il Vaticano.

Intanto nomi prestigiosi del mondo cattolico, sensibili al richiamo della chiesa e volendo continuare a fare carriera, sono affluiti verso il centro di Casini e Monti; però i cattolici esistono anche nel PDL e nel PD, che perciò scansa i temi laici; i post comunisti corteggiano accanitamente la chiesa, anche con concessioni vergognose, archiviando il concetto di stato laico. Oggi in Italia la destra è guelfa, il centro è clericale e la sinistra è papista.

I cattolici esistono anche tra grillini e leghisti, la lega, quando attaccava Roma ladrona, voleva ignorare che a Roma comandava il papa e non il governo, di qualunque colore esso fosse; l’Italia è il giardino del Vaticano e ancora oggi la chiesa è in guerra con la modernità, la democrazia, la laicità e la sovranità popolare; è arroccata nella difesa dei suoi interessi e dei suoi privilegi, però le  differenze culturali dei suoi uomini, quando l’ignoranza era diffusa, sono state una ricchezza per le nazioni; penso a quei sacerdoti che, per le loro idee rivoluzionarie e vicine al mondo moderno, furono emarginati  dalla chiesa.

Ci sono sempre cento ragioni per fare la rivoluzione, ma le rivoluzioni, per colpa dei rivoluzionari, non sono mai riuscite; ad ogni buon conto, la chiesa mette le mani avanti e non vuole cambiamenti di paradigmi, difende i suoi interessi, fa la morale e preferisce predicare; con la predica e la propaganda si abusa della credulità popolare, la promessa elettorale, la promessa commerciale e la promessa del regno di Dio obbediscono allo stesso impulso, cioè abusano della credulità popolare. I sacerdoti sono i buoni pastori che devono guidare il loro gregge, il quale va protetto e curato, perché poi deve essere munto e tosato. La religione è sempre stato un grande strumento di governo, ancora oggi Putin in Russia ha fatto un patto d’acciaio con la chiesa ortodossa.

La vecchia classe politica, sempre in baruffa, assieme alla televisione, si prodiga nelle solite lodi del papa e afferma che le dimissioni di Benedetto XVI sono state determinate solo dalla sua stanchezza, in fondo è anche vecchio; in realtà, gli occhi del papa celavano una sensazione di paura. Gli sviluppi del caso Vatileaks, cioè la fuga di documenti riservati vaticani, riguardanti scandali finanziari e riciclaggio di denaro sporco, le ostilità verso il papa di settori della curia, un rapporto segreto consegnato al papa, i preti pedofili, i buchi di bilancio d’istituti cattolici, cliniche private cattoliche e banche cattoliche, le ambizioni di alcune persone, i conflitti interni al Vaticano e gli interessi censurabili, le trame del Nuovo Ordine del Mondo o governo globale, l'insufficienze del papa su materie sensibili interessanti il mondo moderno; tutti questi fatti hanno alimentato una guerra sotterranea il cui risultato sono state le dimissioni del papa.

Queste vicissitudini sono avvenute anche con papi dei secoli precedenti e, a causa della lotta per il potere all’interno del Vaticano, diversi papi furono avvelenati; come accade nei complotti, mandanti erano uomini della curia, collegati a potenze straniere, nelle corti delle monarchie accadevano le stesse cose; come ha fatto Benedetto XVI, nel medioevo, principi e vescovi, per salvarsi dai persecutori e dalle potenze, spesso si chiudevano in convento.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it

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L’INTEGRALISMO GIURIDICO RELIGIOSO (10/1/2013)

 Le religioni monoteiste, cioè ebraismo, cristianesimo e islamismo, nella loro forma integrale o ortodossa, anche se soggetti a periodi di riforme, sono antiche e tutelano la stabilità della norma, della forma, della liturgia e dei costumi delle autorità religiose; non sono interessate a cambiare il contenuto delle leggi, queste norme sono chiamate diritto naturale dalla chiesa cattolica, mentre diritto innaturale sarebbe quello del legislatore moderno. Non è un problema solo della sharia, anche tra ebrei e cristiani esistono ortodossi, fondamentalisti, integralisti e totalitari.

La chiesa cattolica ha sostenuto la superiorità del diritto naturale immutabile, sia in ambito religioso che civile, su quello dei riformatori religiosi e dei legislatori moderni, che prediligono una legislazione illimitata che segue la moda, l’arbitrio o l’indirizzo della maggioranza; il diritto naturale cristallizza il costume delle genti e delle tribù e mira a preservare le vecchie consuetudini, con il cemento della religione, preserva vecchi costumi e norme che regolano la vita sociale.

E’ per questo che la chiesa cattolica si dice contro norme moderne che sembrano ledere una vecchia etica; comunque, nonostante l’integralismo e il totalitarismo della religione, visto che anche gli atei sono antichi come le religioni, esistono cattolici non osservanti ed ebrei e islamici non osservanti, liberi di seguire una loro visione personale delle cose, ma si riconoscono membri di una cultura comune che desiderano tutelare.

Scopo della religione è fissare leggi, comportamenti e principi, perché la religione aiuta la governabilità e gli increduli paiono ingovernabili, l’obbedienza cattolica e la sottomissione islamica sono due facce della stessa medaglia, servono a tutelare lo stato, che è un’impresa privata occulta, dalle critiche del mondo moderno. D’altra parte, quando lo stato è teocratico, è sacralizzato, è più rispettato e perciò è più difficile da contestare, non basta l’adesione a esso dei partiti di sinistra che lo esaltano, mentre Marx lo vedeva come al servizio di forze economiche.

Quando il regime è autoritario e le leggi sono certe e immutabili, i magistrati le applicano senza discrezionalità, cioè senza spazio di manovra per la giurisprudenza; questo formalismo e legame stretto con la norma sono ancora previsti nei regolamenti dell’esercito, nell’organizzazione della chiesa e, in genere, nei rapporti di lavoro subordinato, cioè laddove gli uomini sono meno liberi. Malgrado queste premesse, la politica schizofrenica ha accusato i magistrati di aver applicato le leggi fasciste e i militari di aver obbedito agli ordini, anche se a sacerdoti e militari si ordina sempre di obbedire agli ordini, anche nei paesi democratici.

La giurisprudenza autonoma da un diritto comune aumenta l’arbitrio e la contraddittorietà delle sentenze e, in definitiva, l’incertezza della norma, perché la sentenza è la legge del caso concreto. L’integralismo giuridico - religioso non permetteva la nascita dello stato moderno dei diritti dell’uomo e della libertà; come quello cristiano, anche l’integralismo islamico ha mutuato dalle scuole farisaiche o rabbiniche degli ebrei, ma oggi la maggioranza degli ebrei è non osservante, mentre l’Islam resiste al mondo moderno.

Come oggi, nei tempi più antichi la giustizia era amministrata con discrezionalità, arbitrio e contraddittorietà, i giudici facevano politica, cioè parteggiavano per un partito e si faceva anche mercato delle sentenze; poi legislatori come Licurgo e Solone, per affermare la certezza del diritto e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, introdussero i codici obbligatori delle leggi e le costituzioni.

Purtroppo la situazione non cambiò radicalmente, perché i giudici, affermando di voler seguire l’evoluzione dei tempi e di voler essere creativi, continuarono a sentenziare discrezionalmente, ponderando le aggravanti e le attenuanti degli imputati; comunque, in questo clima contraddittorio, si svilupparono i principi di libertà. Oggi la giurisprudenza libera prevale più in Inghilterra, dove però sono tenuti in considerazione i precedenti giudiziari, che in Italia, ma non è assente in nessun paese, tuttavia è esorcizzata nei paesi a integralismo religioso, dove prevale lo stretto formalismo, cioè la norma letterale.

Però questo norme vanno anche interpretate e i legislatori civili e religiosi sono spesso oscuri e a volte contraddittori, il che dà maggiore spazio alla giurisprudenza che deve interpretare le norme, infatti, la legge, per essere certa, deve essere anche chiara; sono causidici religione e giurisprudenza perché le sette religiose si appellano a diversi passi della bibbia e del corano e lo sono i giudici che si appellano a diversi passi degli stessi codici. Anche se in teoria legislatori e autorità religiose si dicono sempre a favore della certezza del diritto, cioè del formalismo della norma e contro la discrezionalità nell’interpretazione della stessa, nella lotta politica e religiosa, si tende a essere ortodossi verso l’esterno, cioè verso i sudditi e i credenti, e discrezionali tra le fazioni che lottano per il controllo dello stato.

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;  numicco@tin.it.

 

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LAICITA’ & DEMOCRAZIA (12/12/2012)

 Oggi, per crescere, si chiede di cancellare lo stato sociale, da un pezzo anche la sinistra italiana ha voluto dimostrare a lor signori di essere una forza responsabile e moderata di governo; nel 1992, finita con mani pulite la prima repubblica, Berlusconi si mise di traverso, però la sinistra, che aveva ampiamente mercanteggiato con la DC, aveva già largamente infiltrato informazione, banche, magistratura, scuola e controllava alcune regioni.

Con la seconda repubblica, per arrivare al potere, doveva rassicurare Vaticano, banche e mercati, cioè i vecchi capitalisti, perciò mise da parte la laicità e la lotta di classe e si avvicinò a De Benedetti e Montezemolo; purtroppo però la lotta di classe, secondo lo shema dialettico di Marx, fu continuata solo a  vantaggio dalla Confindustria, che voleva mettere alle corde i lavoratori, perciò oggi Marchionne può sbaragliare i sindacati.

Grazie a questa involuzione e con l’alleanza con parte del mondo cattolico, i dirigenti della sinistra divennero liberisti, amanti delle banche e dell’euro, miravano ai seggi in parlamento e a una maggioranza di governo, per raggiungere la quale dovevano allearsi con chiunque e perciò fecero anche un patto con i moderati; come la sinistra, oggi in Italia anche la destra e il centro sono collaterali alla chiesa, che è la prima forza economica d’Italia, oggi esiste una finta contrapposizione tra destra e sinistra, è solo lotta per il potere e gioco delle parti.

Però il Movimento Cinque Stelle di Grillo sta rompendo le uova nel paniere dei partiti, il consenso che riceve dimostra che gli italiani, malgrado la propaganda, non dormono; Grillo è contro la moneta unica e a favore dei referendum, però non se ne conoscono molto gli uomini e i programmi, all’inizio ogni partito è così; del resto nemmeno i vecchi partiti ci illustrano i loro programmi di governo e le loro riforme.

Dal 1979 al 1991 l’Inghilterra aveva provveduto a privatizzare, a limitare il potere del sindacato e a favorire il libero mercato, aveva privatizzato le utility, cioè acqua, luce, gas, inoltre banche, industrie e stava smantellando progressivamente il welfare. Nel 1992 il trattato di Maastricht, su impulso dei mercati, prevedeva meno stato e più mercato, in quell’anno in Italia, guardate le coincidenze, ci fu mani pulite e poi ci furono importati privatizzazioni, con aziende pubbliche svendite allo straniero.

Da parte sua, il Fondo Monetario internazionale premeva in tutti i paesi per la privatizzazione del sistema pensionistico, per aumentare l’età pensionabile, con la scusa dell’aumento della durata della vita, che in realtà in Usa, a causa del cattivo stile di vita, si era accorciata di quattro anni; contemporaneamente l’FMI premeva per condividere con i privati il costo della sanità, politica attuata anche in Italia e che ora riceve impulso ulteriore da Monti, mentre sarebbe urgente  contrastare gli sprechi della sanità.

Malgrado i privilegi garantiti dalla legge ad alcuni pensionati amici della nomenclatura, gli italiani pagavano per la pensione contributi più alti degli inglesi e la gestione era in equilibrio, ulteriori interventi sulle pensioni non erano urgenti. Contemporaneamente all’ennesima riforma delle pensioni, si chiedeva di rendere il lavoro più flessibile e di legare il salario alla produttività e non all’anzianità, però, fino a prova contraria, cioè tenendo conto delle eccezioni, in attività amministrative e nell’artigianato, l’anzianità significa somma di conoscenze, esperienza e capacità di coordinamento e di istruzione degli apprendisti; anche queste cose vanno remunerate.

L’FMI mirava a contrastare la rigidità del lavoro e, indirettamente, a estendere il precariato, l’Inghilterra aveva un sistema di Welfare più caro dell’Italia, ma con il cambio di paradigma o della moda, chiedeva anche all’Italia di allinearsi; in Italia però la spesa per la sanità, dove albergava la speculazione, per diversi anni aumentava più del reddito nazionale e la cosa non era più obiettivamente sostenibile.

Il welfare privato, soprattutto in materia pensionistica, in Italia non decollò perché, senza la previdenza statale, solo chi ha un alto salario sottoscrive contratti privati per la pensione e la sanità; comunque, con il principio della sussidiarietà, dal 1997 certe funzioni furono trasferite dallo stato agli enti locali e ai privati, come la chiesa, che naturalmente, per questi servizi pubblici, come la sanità privata e altro, ricevettero soldi pubblici e fecero profitto.

Grazie al nuovo clima, nel 2003 nacque il gruppo parlamentare per la sussidiarietà, fatto di 300 persone, coordinato da Maurizio Lupi, Angelino Alfano, Pierluigi Bersani ed Enrico Letta, sostenuto dalla lobby di Comunione e Liberazione, che ha curato il meeting di Rimini, al quale hanno partecipato membri del governo neoguelfo italiano, cioè Monti, Passera, Ornaghi, Clini, Fornero e Terzi; è da ricordare che, nonostante il fascismo avesse fatto molte regalie e concessioni alla chiesa, durante il ventennio, Pietro Malvestiti, voleva ricostituire un partito guelfo e finì in galera.

Mentre Mario Draghi ribadiva che il modello sociale europeo era morto, l’informazione taceva sulla questione, il che era naturale perché l’informazione dipende da chi la paga e non dai lettori o dai telespettatori, è in mano a banchieri e industriali ed è strumento di propaganda, utile a fare collateralismo politico e a formare l’opinione pubblica e non a informare; Draghi e Monti sono vicini alla chiesa retriva e sono anche presenti alle riunioni del gruppo massonico Bilderberg, che vede Vaticano e massoneria riconciliati e alleati, dopo le contrapposizioni del 1800.

La sussidiarietà neoliberista rappresenta il ritorno della chiesa cattolica al sociale, con relativo business, prima avocato allo stato dai liberali, ma ora la chiesa si sta riprendendo lo stato; infatti, la Compagnia delle Opere, braccio della chiesa, opera nel sociale, conta 34.000 imprese associate e ha 70 miliardi di euro l’anno di fatturato. Lo scopo di questa strategia è riportare lo stato sociale nelle mani della chiesa, com’era in Italia prima dello stato liberale, naturalmente anche il non profit è sussidiato dallo stato, mentre la chiesa si prende il merito e la riconoscenza dei cittadini per i servizi resi, perciò la Compagnia delle Opere è entrata nel business del welfare privato.

Tra i giornalisti, Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, e Oscar Giannino sono stati presenti al meeting, Giannino propone salomonicamente tagli alla spesa, alle tasse e privatizzazioni, sarebbe stato più opportuno che insistesse sulla lotta agli sprechi e alla riduzione delle tasse per le piccole imprese e i bassi redditi; ad ogni modo, in questo clima, anche Pietro Ichino, senatore del PD, si è detto a favore del lavoro flessibile o precario. 

Secondo l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, non si possono proibire o imporre le pratiche religiose, non si sa a chi si riferisse, lo stato italiano non lo ha mai fatto, invece è la chiesa che nella sua lunga storia le ha imposte e le impone tuttora con gli insegnanti religiosi, non ritiene sufficiente il catechismo; all’art.19 della nostra costituzione si contrastano solo i riti contrari al buoncostume, previsti da alcune religioni, che a volte prevedono anche sacrifici umani.

Scola tiene alla libertà illimitata della chiesa cattolica che chiama libertà religiosa, perché per la chiesa solo questa è la vera libertà, mentre le altre libertà vanno limitate, tiene anche alla libertà della scuola privata; perciò la chiesa ha osteggiato l’insegnamento pubblico, ha preteso la giurisdizione autonoma per i sacerdoti, in modo da sottrarli ai tribunali secolari e di prosciogliere anche preti pedofili. Come la Francia ha fatto molte sceltre laiche, anche Obama ha proposto polizze assicurative sanitarie che prevedono  contraccettivi, aborto e sterilizzazione,  perciò Scola parla di ferite inferte alla libertà religiosa e non se ne capisce il motivo.

Comunque, la corte federale americana ha sentenziato che il provvedimento di Obama non lede la libertà religiosa perché esenta gli ospedali religiosi dal garantire tale copertura contraccettiva. Scola è contro lo stato secolare e neutrale che, secondo lui, tenta di emarginare la cultura religiosa aperta al trascendente e che perciò finisce con il limitare la libertà religiosa; l’arcivescovo non ammette lo stato laico, eppure nel 2011 il 51% dei matrimoni celebrati nella sua Lombardia si sono svolti con rito civile.  Se lo stato italiano fosse veramente laico, invece che fraudolentemente confessionale, si potrebbero tassare i beni della chiesa, toglierle i finanziamenti pubblici, si potrebbe adottare una legislazione sull’eutanasia, sul testamento biologico, sui matrimoni tra coppie gay, sulla ricerca sulle staminali, sulla fecondazione eterologa, sulla ricerca genetica, ecc.

Quando il cittadino è libero di seguire la sua coscienza, invece che i dettami della chiesa, come si fa a dire che è limitata la libertà religiosa; infatti, i cattolici possono professare liberamente la loro fede, possono fare propaganda, possono finanziare le iniziative della chiesa con le offerte del 5%° Irpef e dell’8%° dell’Irpef, possono mandare i loro rappresentanti in parlamento e frequentare le scuole cattoliche; i cattolici non possono imporre ai laici e alle altre confessioni la loro morale, altrimenti sarebbe il totalitarismo che la chiesa ha sempre coltivato nel passato.

In tutto il mondo e da sempre, i poveri hanno tassi di mortalità maggiori dei ricchi e quando migliorano le loro condizioni di vita vivono di più, sulla durata della vita influisce quantità e tipo di alimentazione, igiene, acqua potabile, riscaldamento e riduzione d’inquinanti; però pare importante anche il livello d’istruzione, che, con l’aumento del reddito, innalza la speranza di vita; i farmaci avvelenano il sangue e non allungano la vita, ciò malgrado e fraudolentemente, la medicina ha cercato di prendersi il merito dell’allungamento della vita.

Anche i giovani sono soggetti alle malattie, però, con l’allungamento della vita, tendono ad aumentare gli ammalati, perciò i tagli alla sanità andrebbero fatti con grano salis, cioè solo per eliminare sprechi e cure inutili o dannose; infatti, le società farmaceutiche non hanno interesse alla prevenzione, i vaccini non servono alla profilassi, sono i farmaci per le persone sane e spesso fanno danni.

Le riforme sulle pensioni sono  basate sul falso assioma dell’allungamento della vita, però dal 1990 al 2008 in Usa la durata della vita si è accorciata di quattro anni, accadrà anche in Europa, per merito di medicina, cattiva alimentazione e cattivo stile di vita; naturalmente se ne avvantaggerà la previdenza pensionistica. Val la pena di ricordare che, secondo certe ricerche, il ricovero in ospedale è, a causa degli errori medici, la terza causa di morte, dopo malattie cardiovascolari e tumori.

Le primarie le volle per la prima volta Prodi, che copiò dagli Usa, ma non aveva un partito, il PD usa i partiti di sinistra per copertura a sinistra e i cattolici come Prodi e Casini per copertura con il Vaticano, sono tutti buoni per andare al potere. Prodi rappresentava l’alleanza tra parte del mondo cattolico e parte del mondo postcomunista, d’altra parte, le consorterie italiane non hanno mai voluto uno stato veramente democratico ed equo, ma chiedevano privilegi, potere e volevano essere protette.

Quando i socialisti chiedevano riforme, il cattolico presidente Mario Segni tentò il colpo di stato, poi reiterato dal piduista massone e vicino al Vaticano Licio Gelli; oggi, invece che progettare vere riforme, che non tolgano libertà e benessere ai cittadini, regna l’immobilismo e la restaurazione del capitalismo puro; le primarie servono solo a scegliere candidati e non a presentare un programma riformatore. Con le primarie, Renzi si è fatta grande pubblicità, speriamo che questo personaggio porti aria nuova al PD, alcuni lo invitano a fondare un nuovo partito di sinistra.

Vendola avrebbe fatto meglio a non partecipare alle primarie e a stare distante da Bersani e Monti, come ha fatto di Pietro, in modo da rafforzare l’alternativa ai moderati di Bersani, oggi monopolizzata da Grillo, del quale poco si sa in termini di programma e di nuova classe politica proposta, mentre i megafoni della propaganda dei media ne sottolineano le prime diatribe interne al movimento, con lo scopo di metterlo in difficoltà; comunque, Grillo fa bene a non partecipare ai Talk show, dei quali siamo stanchi, meglio Internet.

I brogli elettorali hanno accompagnato la nascita della repubblica italiana, infatti, i plebisciti per le annessioni delle regioni conquistate dal Piemonte furono truccati, poi questi brogli sono continuati in era monarchica, fascista e repubblicana, d’altra parte la gente vorrebbe cambiare il mondo e crede al rituale del voto della falsa democrazia; in realtà, i cittadini non hanno mai veramente avuto libertà di scelta dei rappresentanti politici. Sotto qualunque sistema elettorale i partiti, che sono sette organizzate per il potere, sono più intenti a salvaguardare la governabilità, cioè il loro potere per conto di altri poteri occulti maggiori, la sovranità popolare non è mai esistita da nessuna parte.

Nel 2006 Prodi, senza un suo partito e suggellando l’alleanza tra mondo cattolico e postcomunisti, ebbe una maggioranza risicata, con elezioni contrassegnate da brogli, la nomenclatura occulta voleva bloccare le riforme invocate dalla Lega nord e per farlo si serviva della sinistra; naturalmente ci furono ricorsi e a Legnano nel milanese si occultarono gli scatoloni con le schede elettorali da ricontrollare; queste cose sono accadute altre volte a Napoli, spesso ultima a scrutinare, in relazione  a scadenze elettorali cruciali.

Dall’unità l’Italia ha sperimentato tutti i sistemi elettorali, con governi che duravano in media un anno, le cose non sono cambiate con il sistema proporzionale o con quello maggioritario, con il mattarellum e il porcellum, la democrazia è sempre una farsa o una democrazia con il trucco; del resto, come la repubblica, il liberalismo, il socialismo e il comunismo, la pratica è sempre distante dalla teoria e gli uomini in buona fede si battono per la teoria politica, ignorando, come dei ciechi, la pratica.

I cittadini non conoscono i propri rappresentanti, investiti di potere altrove; dietro il sipario, è l’oligarchia che domina, è il vero sistema politico di tutti i tempi ed anche della monarchia, lo stato è diretto da un’impresa privata occulta; il porcellum nacque da un accordo tra Udc, An, Forza Italia e Lega Nord e fu ben accetto al PD, perché consentiva al segretario di ogni partito di selezionare i parlamentari da candidare, fino a vendere i posti in parlamento per 200.000 euro.

Perciò oggi è difficile cambiare questo sistema elettorale, è più facile ridurre il numero dei parlamentari e le loro prebende; il potere del parlamento, che, in base alla costituzione, dovrebbe essere sovrano, si è frammentato tra commissioni parlamentari, partiti, UE, autorità, governo e Quirinale, perciò la nostra non è più una repubblica parlamentare e una costituzione materiale non scritta prevale su quella scritta.

Quando in Islanda sono saltate alcune banche, Olanda e Gran Bretagna, a tutela dei propri risparmiatori, chiesero all’Islanda di sanare la situazione; l’Islanda ha aiutato la banca centrale e ha aiutato e nazionalizzato delle banche, ha messo il controllo sui captali, poi, com'era accaduto in Usa, Spagna, Irlanda e Inghilterra, nel paese è andato in crisi anche il mercato immobiliare; perciò l’Islanda, alla ricerca della salvezza, ha chiesto l’ingresso nell’euro, ma non ha riconosciuto tutto il debito estero delle sue banche, perciò è stata condannata dall’Europa.

La paura per la situazione delle banche ha spinto mercati, speculazione, informazione, società di rating e partiti a vedere la situazione delle banche italiane, fatte alcune eccezioni, peggiore di quella che è, comunque, Francia e Germania sono impelagate con il credito da lorio concesso a Grecia e Spagna e l’Inghilterra con il credito concesso a Usa; gli Usa soffrono di una situazione debitoria generalizzata, fortunatamente alleviata dalla posizione del dollaro.

L’Emiro del Qatar è il maggiore fornitore di petrolio dell’Italia, è il maggiore azionista di Al Jazeera, che sostiene Morsi contro i liberali d’Egitto, gestisce con Montezemolo un pacchetto di maggiorana di Unicredit e si è offerto di ripianare i debiti della Rai; il governo italiano, a causa della caduta della domanda interna, favorita dalle sue misure economiche, alla ricerca di mercati esteri, d’investimenti stranieri e di fonti di energia, ha favorito diversi accordi con l’emiro.

L’emiro del Qatar ha partecipato con la Nato al bombardamento della Libia, paese ostile all’occidente ma laico e fornitore di petrolio all’Italia; l’emiro, assistito dalla Banca Morgan, si è incontrato con Monti, Passera e Montezemolo, poi il 18 settembre 2012 ha firmato un accordo con l’agenzia di stampa Ansa; il che significa, come le potenze da sempre sanno, mettere ipoteche sull’informazione italiana, soprattutto mediante omissioni. Sono tanti i misteri che avvolgono i rapporti tra occidente e mondo islamico, oggi Montezemolo è legato all’UDC, in pratica al Vaticano.

Non è solo questione d’interesse economico, da parte dell’informazione si esalta la cultura araba, spesso omettendone i lati negativi, mentre quelli negativi italiani, per favorire la speculazione, che da decenni si accanisce contro l’Italia, sono da essa sottolineati; perciò si fa disinformazione sul conflitto israelo-palestinese. Fra l’altro, è da ricordare che Al Jazeera ha diffuso il film blasfemo sulla vita di Maometto, che ha generato rivolte destabilizzanti nei paesi islamici; Monti ha proposto all’emiro investimenti in Italia e poi, senza consultare il parlamento, ma in accordo con il Vaticano, che ha grandi interessi economici nel mondo islamico, ha riconosciuto la Palestina all’Onu.

Israele desiderava reciproco riconoscimento e confini sicuri e definitivi, come previsto nel 1948 dall’ONU, anche rinunciando a territori rivendicati dai palestinesi, come in parte ha già fatto; poi come stato sovrano la Palestina sarebbe entrata all’ONU, ma gli arabi fondamentalisti, in tutti i loro documenti, affermano di volere la distruzione di Israele e usano la lotta contro Israele per favorire l’unità delmmondo islamico rifondare il califfato islamico, cioè il panislamismo.

Nella storia tanti popoli sono stati costretti a emigrazioni forzate, non solo Isaraele e i palestinesi, poi trovarono ospitalità in altri paesi dove gradualmente di integrarono, però val la pena di ricordare che, ancora nel 1600, le città della Palestina era a maggioranza ebraica e cristiana, inclusa Gaza; nel VII secolo, prima che vi arrivasse l’Islam, erano cristiane la Tunisia, la Siria e l’Egitto e gli ebrei erano numerosi in Egitto; il processo di espulsione perdurò durante più secoli e nel XX secolo è continuata l’espulsione degli ultimi ebrei e cristiani da quei paesi;  il processo continua ancora oggi, la nostra informazione generalmente l’ignora e parla solo di profughi palestinesi.

Gli aiuti internazionali a palestinesi e altri popoli sono spinti dalla propaganda, però il denaro raccolto arriva solo per il 20% ai poveri destinatari, la maggior parte si perde per la strada. Oggi l’informazione, che obbedisce sempre a chi la paga, cioè non ai lettori o ai telespettatori, aiutata dai suoi mercenari, cioè economisti di corte e storici di corte,  presenta il mondo islamico come il bengodi e fonte di cultura, ignorando la sorte di donne e minoranze etniche e religiose, come i principi di libertà ivi soffocati; del resto, nemmeno la nostra è una democrazia perfetta.

La primavera araba, con la collusione occidentale, si sta traducendo in nuove tirannie, cioè in un inverno tirannico, e la chiesa cattolica, che in Terrasanta aveva patrocinato le crociate, a causa dei suoi interessi economici, sostenendo mondo arabo e palestinesi, asseconda il processo. C’è anche il fatto che la chiesa non ama la democrazia e guarda sempre con nostalgia al medioevo, quando la gente era credente, obbediente e sottomessa, quando apostasia, bestemmia, adulterio e blasfemia erano perseguite anche dalla chiesa, perciò guarda con un po’ d’invidia alla cultura fondamentalista islamica, che vorrebbe emulare.

Forse, come al tempo di Costantino, siamo al crocevia di una nuova religione che fonderà cristianesimo e islamismo, il che garantirà obbedienza, subordinazione e maggiore rispetto dell’autorità, eclissando la contestazione della modernità; le riforme religiose e le nuove religioni sono sempre nate a tavolino, patrocinate da potenti (“I metabolismo cristiano” di Nunzio Miccoli - http://www.yeshua.it/approfondimenti_e_news/il_metabolismo_cristiano.htm).

Nel 1968, in clima di contestazione, in Francia nacque La Nuova Destra o movimento Grece, su  iniziativa di Alain Benoist e Charles Champetier, che presero idee da Evola, Guenon, Rosemberg, Gramsci e Nietzsche; il movimento rinnegava la nazione, figlia della rivoluzione francese, ed esaltava comunità locali e autonomie locali, negava la superiorità razziale e l’eguaglianza ed esaltava le differenze culturali.

Affermava che si diventava membri di una cultura non per razza, ma quando si nasceva in mezzo ad essa, esaltava il multiculturalismo ed era contrario all’assimilazione, all’omologazione e all’integrazione di popoli diversi, oggi l’UE segue un indirizzo diverso; perciò, in una visione etnopluralista, oggi è paradossalmente anche a favore di velo islamico e infibulazione; è a favore di un’Europa federale delle regioni, è contro marxismo, americanismo, liberalismo e cosmopolitismo giudaico-cristiano.

La nuova destra rifiuta l’omologazione degli europei agli americani e degli africani agli europei, morto il comunismo, vede nel liberalismo il nemico principale; elogia la democrazia diretta plebiscitaria e referendaria, è contro centralismo e globalizzazione, è vicina agli ambientalisti; denuncia la crisi dello stato e vuole l’autonomia delle regioni, è contro l’immigrazione clandestina e a favore di quella regolamentata o controllata. La nuova destra ammette tante morali e tanti modi di raccordarsi con il sacro, mentre le religioni monoteiste, volendo omologare, generano intolleranza e totalitarismo; di questa nuova destra fa parte la Lega Nord, il partito austriaco di Haider, partiti similari di Belgio e Svizzera e parte del partito di Le Pen in Francia.

Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

Tra le fonti:

www.cronachelaiche.globalist.it,

www.sinistrainrete.it,

www.rivistapaginauno.it - Paginauno numero 30,

www.italialaica.it,

www.ilcambiamento.it,

www.cadoinpiedi.it.

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LA RELIGIONE NON E’ SOLO CONFORTO (21/11/2012)

 La religione, a vantaggio del potere, per suggestionare, avere seguito e soffocare i dubbi, usa la tecnica dell’alterazione mentale, mediante meditazione, canti, glossolalia o linguaggio incomprensibile, giaculatorie o brevi preghiere e autodenuncia o confessione; essa chiede la disponibilità al martirio, alla guerra santa, alla fede cieca, mortifica il corpo, chiede obbedienza e, per favorire la sottomissione, induce al senso di colpa.

A tale fine, si serve di stupefacenti, preghiere, lavori debilitanti e ripetitivi, per omologare, impone abiti fisici e mentali, spinge a credere che il fondatore della sua ideologia e il capo religioso o politico abbiano una missione speciale di salvezza, il che aiuta la governabilità perché giustifica ogni mezzo; la religione accumula ricchezze e allontana dalla famiglia, crede alla possessione demoniaca e alla predestinazione, il che mina il libero arbitrio degli esseri pensanti.

La religione trionfante è capace di metabolizzare credenze religiose precedenti, infatti, gli etruschi facevano vaticini sul colle Vaticano, poi i romani ci adorarono Mitra, importato dalla Cilicia, che aveva fatto parte della trimurti indo-persiana di Indra-Mitra-Varuna; Cristo, grazie al lavoro certosino e risolutorio dei conflitti religiosi da parte dei concili, è stato costruito su Mitra, Krishna e Horus e sul nazionalista giudeo Giovanni di Gamala.

La prima inquisizione dal IV secolo, sotto Costantino e Teodosio I, diede la caccia soprattutto agli eretici, la seconda inquisizione spagnola del XV secolo diede la caccia soprattutto agli ebrei, la terza inquisizione del XVI secolo diede la caccia soprattutto ai protestanti; l’inquisizione servì anche a depredare comunità benestanti cadute in disgrazia, come gli ebrei e gli albigesi di Francia.

Con questa caccia perirono milioni di persone, incluse le streghe, spesso levatrici, erboriste e donne intellettualmente dotate; con la guerra dei trent’anni (1618-1648), una delle tante guerre di religione che si faceva forte del fanatismo, ma in realtà celava anche interessi economici,  perì un quarto della popolazione europea. In America non andò perché vi perirono milioni d’indiani, le missioni americane erano basi militari per la conquista e campi di lavoro forzato dove gli indios, con la scusa della conversione, erano fatti schiavi e obbligati al lavoro con la frusta, perciò la maggior parte di loro, grazie al fervore dei missionari, morì.

I padri pellegrini puritani del Massachusetts, sfuggiti alla repressione della monarchia inglese e rifuguiatisi in America, anche se a loro volta diedero la caccia con ardore agli indiani, odiavano a tal punto i gesuiti che nel 1647 li bandirono dalla loro colonia e coniarono una moneta, in cui in una faccia c’era il papa e nell’altra il demonio; del resto anche per tanti italiani del medioevo e per Lutero il papa era l’Anticristo.

Le scuole residenziali per bambini indiani di Canada e Usa, erano campi di concentramento, retti dalla chiesa cattolica e dai gesuiti, sono durate fino alla metà del XX secolo; avevano un programma genocida, infatti, servivano a procurare la morte dei bambini indiani non assimilabili, cioè che rifiutavano la conversione. Questi bambini erano stuprati e si facevano esperimenti medici su di loro, nell’Oregon i bambini indiani erano abusati nelle scuole dei gesuiti.

Nel 1851 Benito Juarez, divenne presidente del Messico e, conscio di questi misfatti e dei privilegi della chiesa cattolica, la espropriò, vietò gli abiti talari e introdusse matrimonio civile e cimiteri laici; il papa chiese aiuto alla Francia, che inviò Massimiliano d’Asburgo con un corpo di spedizione. I francesi furono cacciati e Benito Juarez si riprese la presidenza; nel 1876 gli successe Porfirio Diaz, la chiesa ottenne maggiore libertà, ma era sempre controllata dallo stato.

Nel 1924 divenne presidente Elias Calles, che era anticlericale e perciò chiuse le scuole religiose; nel 1940 gli successe il cattolico Avila Camacho, che impose la libertà religiosa, fece riaprire le scuole cattoliche private e riammise gli abiti talari.  In tutti i paesi cattolici si sono alternati governi clericali e anticlericali, con cicli di circa 70 anni, a farne le maggiori spese sono stati i gesuiti, le loro scuole furono chiuse e furono cacciati; l’attuale ciclo clericale italiano scadrà nel 2015.  Pio XII aveva paura dell’ateismo di Spagna, Messico e Russia, ma temeva anche le rivolte del popolo romano, che nel medioevo fece fuggire tanti papi da Roma.

La chiesa cattolica alta ha sempre avuto rapporti di collaborazione e corrispondenza con con settori della politica, del mondo degli affari e della mafia, aiutando quest’ultima, con le sue banche, nel riciclaggio di denaro sporco; il mafioso Lucky Luciano, rispedito in Italia dall’America, fu accolto a braccia aperte dagli alti prelati di Napoli. Però Pio XII e altri papi sono stati anche solidali e alleati con dittatori di destra come Mussolini, Franco, Salazar, Hitler, Pavelic e Peron.

L’ideatore dell’olocausto nazista non è stato Eichmann, che ne è stato siolo esecutore, ma lo è stato l’arcivescovo gesuita di Monaco von Faulhaber; i gesuiti, nati in Spagna, su Civiltà Cattolica avevano anticipato la soluzione finale, erano accesi antisemiti, cioè avevano i pregiudizi razziali degli spagnoli del XV secolo, che crearono la seconda inquisizione, soprattutto antiebraica, come i nazisti invocavano la purezza del sangue.

Il celibato dei preti è stato voluto dalla gerarchia cattolica, per ridurre il costo del mantenimento dei preti, per utilizzarli a tempo pieno, senza che fossero distolti dalla famiglia, e per evitare che lasciassero la loro eredità, che doveva essere lasciata alla chiesa, a favore dei loro figli. La chiesa però è potente anche nella società laica, dove ha larghi interessi economici e di potere, nella corte suprema americana sono cattolici 6 membri su 9 e spesso giudicano in materia di etica, anche in Italia la Cassazione è servita a cancellare sentenze scomode per il potere.

Nei swecoli in Vaticano sono stati ospitati corruzione, omicidi, criminalità e prostituzione, le prostitute oneste o cortigiane di lusso della corte pontificia ebbero molto potere; tra loro era Teodora che fece fare papa l’amante Giovanni X (914-928), che fu cacciato dalla figlia di Teodora, Marozia, che, a sua volta, fece fare papa suo figlio Giovanni XI (931-935), che aveva avuto con il papa Sergio III. Giovanni XII (955-964) era pagano, aveva un’amante prostituta e gestiva un bordello in Laterano, era incestuoso con le sorelle, stuprava suore e donne comuni; tanti papi erano increduli e irridevano le scritture.

Abusi sessuali dei preti ci sono stati in tutti i paesi, aiutati dalle istituzioni religiose e dalla chiesa che copriva i loro misfatti, badando solo a salvare l’immagine della chiesa e non le vittime minori; ne sono state vittime bambini degli orfanotrofi, sordomuti, andicappati degli istituti speciali. Nei secoli, la chiesa, con la sua giurisdizione autonoma, proteggeva i preti responsabili, però  condannava e isolava i preti impegnati sul piano sociale, che contestavano il celibato e chiedevano l’ordinazione delle donne.

A causa di questi abusi, oggi in Usa diverse diocesi hanno pagato milioni di dollari di risarcimenti alle vittime e sette di esse hanno dichiarato bancarotta, il default tanto annunciato per l’Italia ha invece colpito banche e diocesi; preti americani hanno commesso abusi anche in India e Ratzinger, a capo della Congregazione per la dottrina della fede, erede dell’Inquisizione, ha protetto vescovi  pedofili, soprattutto quelli che inviavano denaro in Vaticano.

Per tacitare le vittime e soffocare questi scandali, il Vaticano preferisce risarcirle senza arrivare in giudizio. I preti pedofili scoperti sono il 4%, in realtà sono di più, il 35% dei preti é omosessuale, gli adulteri saranno una percentuale del genere; solo una minoranza di preti è casta, crede veramente alla sua missione, desidera le donne, vuole riformare la chiesa e spesso, delusa, se la gerarchia glie lo consente, getta la tonaca; in Italia dal 1945 lo hanno fatto migliaia di preti.

La società si va secolarizzando, oggi solo il 40% dei cattolici va in chiesa e forse solo il 10% crede a tutti i dogmi della chiesa, calano le donazioni alla chiesa, è troppo poco definire queste persone non praticanti, se includono anche increduli; a causa della crisi delle vocazioni e del rifiuto del sacerdozio femminile, ora in Usa i preti cattolici arrivano da Vietnam e Filippine, in Europa arrivano dall’Africa.

Comunque la gerarchia della chiesa è organizzata sempre come un esercito e, infatti, Napoleone I affermava che quelli che s’intendono meglio sono i preti e i militari, che sono i poteri più importanti degli stati, anche se non citati dalle costituzioni. Le società gerarchiche e militari sono caratterizzate da discrezione e segretezza, cioè omertà, obbedienza, non hanno niente da spartire con la democrazia; ancora oggi perciò in Vaticano alligna interesse economico, potere, coperture, trame, complotti e falsificazioni, perché il potere oscuro ha sempre voluto così.

 

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;     numicco@tin.it.

 

Bibliografia:

 “Il libro segreto dei papi” di T. C. Leedom e M. Churchville – Newton Editore,

“Il metabolismo cristiano” di Nunzio Miccoli,

“La storia censurata” di Nunzio Miccoli.

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LA CRISI NON E’ SOLO DELLA POLITICA (26/10/2012)

 Di fronte alle anomalie della nostra politica, come il solito, il papa ha fatto i soliti discorsi di richiamo alla serietà della classe politica, però, in altre occasioni, Benedetto XVI si è pronunciato contro le riforme della chiesa cattolica e contro un’intesa con le chiese evangeliche; perciò nella chiesa sono nati, come nel medioevo, movimenti per il suo rinnovamento dal basso. In Vaticano non c’è trasparenza nella nomina dei vescovi e nella finanza e c’è l’abitudine a occultare i fatti; gli abusi sessuali e le azioni dei preti pedofili sono stati occultati da Roma e dai vescovi, perciò in Germania migliaia di persone, con il movimento “Noi siamo la chiesa”, abbandonano la chiesa cattolica.

Si è accantonato il Concilio Vaticano II di Giovanni XXIII e Benedetto XVI continua sulla strada della restaurazione tracciata da Giovanni Paolo II, prendendo le distanze dal movimento conciliare e dal popolo, ma in Italia tenendo ben stretto il controllo sulla politica e sulla televisione. Oggi i vescovi sono diventati funzionari vaticani, senza autonomia e senza responsabilità e i teologi indipendenti rischiano di essere censurati e marginalizzati e perciò, generalmente, tacciono.

La chiesa cattolica è minata dal sistema di governo romano, cioè dal centralismo monopolistico del potere, dall’autoritarismo, dal clericalismo, dalla sessuofobia e alla misogenia. Fin dall’inizio, la chiesa ha lottato contro eresie e scismi, minacciati anche in Francia e a Venezia, però gli scismi che ebbero successo avvennero nell’XI secolo tra oriente e occidente e nel XVI secolo tra cattolici e protestanti; comunque, nel XIX secolo ci fu anche lo scisma tra cattolicesimo romano e mondo moderno.

L’espressione cattolicesimo romano è una contraddizione in termini, perché il primo termine significa universale il secondo locale. Nell’XI secolo la chiesa si trasformò in un’istituzione monarchico assolutistica e, ancora oggi, il sistema di governo romano-papista è un sistema di governo medievale, rifiuta dialogo e riforme, invocato fin dall’alto medioevo; il Vaticano ha una sua diplomazia segreta e un servizio di spionaggio che operano per non cambiare queste cose.

La maggioranza dei cattolici sono critici verso la chiesa e non ne condividono tutti i dogmi, il che, teoricamente, sarebbe sufficiente per essere messi fuori dalla chiesa e dai sacramenti, cioè la scomunica non dovrebbe colpire solo comunisti, abortisti o divorzisti. Per la riforma della chiesa, si era sempre invocato il concilio, nel medioevo anche autoconvocato dai vescovi; ma ora il concilio è convocato solo dal papa, inoltre vescovi e cardinali sono scelti dal papa, perciò è divenuto più difficile cambiare, come si cercò di fare al tempo del concilio di Costanza (secolo XV); eppure, secondo la tradizione, il concilio ecumenico dovrebbe essere l’autorità suprema della chiesa.

Contro il Concilio Vaticano II, Benedetto XVI ha reintrodotto la messa medievale tridentina, celebra l’eucarestia in latino e con le spalle rivolte ai fedeli; in polemica con le chiese evangeliche, sostiene che solo la chiesa cattolica è la vera chiesa. Però, dopo aver perso Costantinopoli, Bisanzio e Mosca, per favorire l’espansionismo moderno della chiesa cattolica, oggi il Vaticano, con mossa politica, si è aperta ai sacerdoti anglicani conservatori sposati, rinunciando per loro a pretendere il celibato, come accade con la chiesa uniate di Ucraina e con i preti africani, il che crea disparità di trattamento tra sacerdoti cattolici, della cui opinione non si tiene conto.

Il celibato ecclesiastico favorisce da parte dei preti gli abusi sessuali, come pedofilia e adulterio, è nato per risparmiare sulla spesa per i sacerdoti, oggi ampiamente finanziati con le tasse ecclesiastiche dallo stato italiano e tedesco, mentre in Usa e Svizzera esiste la contribuzione volontaria dei fedeli. Benedetto XVI, d’accordo con la curia romana, ha rafforzato le correnti anticonciliari all’interno della chiesa, nominando a capo dei dicasteri della curia prelati contrari al concilio.

Nella chiesa cattolica mancano i preti, i preti non possono sposarsi e gli uomini sposati non possono essere ordinati sacerdoti, perciò tanti preti che desiderano sposarsi abbandonano la chiesa; i vescovi risparmiano sulle spese perché i sacerdoti celibi costano meno di quelli sposati e sono più disponibili; perciò oggi diminuiscono i giovani attratti dai seminari e del clero diocesano, a causa dell’obbligo del celibato, diminuiscono anche le suore e i laici consacrati, aumentano le chiese e i seminari vuoti e perciò le parrocchie sono accorpate.

Però i business del Vaticano non diminuiscono, infatti, il Vaticano, grazie alla fabbrica continua di santi, che porta denaro, ha creato una società profittevole che promuove i pellegrinaggi di persone che spesso sono solo turisti. Gli incontri del papa con i giovani non frenano la fuga dalla chiesa e dal sacerdozio; l’occultamento degli abusi sessuali del clero è stato diretto dalla Congregazione per la dottrina della Fede, erede di Inquisizione e Sant’Uffizio, guidata dal 1981 al 2005 dal cardinale Ratzinger, poi papa Benedetto XVI.

Ratzinger mise il segreto pontificio sugli abusi e per la violazione del segreto previde severe sanzioni; bisogna ricordare che la pedofilia dei preti è stata una tradizione della chiesa medievale, la giurisdizione autonoma della chiesa metteva al sicuro i preti pedofili. L’Inquisizione era un tribunale speciale che non garantiva i diritti minimi giudiziari, con la sua erede, cioè la  Congregazione di Ratzinger, le cose non sono molto cambiate, infatti, si tutelano i preti e non le vittime degli abusi; il papa ha coperto vescovi pedofili che facevano arrivare molto denaro a Roma.

Il papa ha messo spesso a capo delle chiese nazionali soggette a Roma, cioè a capo delle conferenze episcopali, dei conservatori malvisti dalla popolazione del paese, in Belgio l’arcivescovo André Leonard ha coperto gli abusi sui bambini; questi abusi sessuali sono coperti dall’omertà dei vescovi, però oggi, accantonata l’autonoma giurisdizione ecclesiastica, le vittime chiedono risarcimenti e perciò la diocesi di Boston è in difficoltà economiche.

I tribunali considerano la chiesa cattolica una struttura unitaria e perciò, per omissione di controllo, coinvolgono il Vaticano, inoltre, per questi reati, lo stato dell’Oregon non ha riconosciuto al Vaticano l’immunità che spetta a uno stato straniero, in genere, si è salvato dall’imputazione solo il papa, perché ha l’immunità riservata al capo di uno stato straniero. Il Vaticano ha partecipazioni in industrie di armamenti e in società farmaceutiche che fabbricano la pillola anticoncezionale, la banca vaticana IOR appartiene al papa ed è indagata per riciclaggio di denaro sporco e mafioso; però le nuove direttive europee sul riciclaggio oggi valgono anche per il Vaticano, ma non credo che le cose cambieranno molto.

Nonostante la posizione della chiesa, alcuni vescovi e teologi sono contro il divieto dell’uso del preservativo, nella chiesa esiste un’opposizione nascosta, comportamenti dissonanti e contraddizioni, in Africa pare che le suore usino anticoncezionali e i preti hanno le donne. Il papa è prigioniero del dogma dell’infallibilità e degli altri dogmi, si teme che, togliendo una pietra all’edificio della chiesa, crolli l’intera struttura, perciò si è imbalsamata la dottrina; perciò i fedeli sono incoraggiati all’ipocrisia e in privato la pensano diversamente dalla chiesa, perciò s’mpegnano solo nelle parrocchie; l’adulterio dei preti è più diffuso della pedofilia, perché tanti preti non sono casti.

In Germania, a causa degli abusi di potere della chiesa cattolica, del suo discredito e del celibato, nel 2010 gli aspiranti sacerdoti sono stati solo 150, ma tanti di loro rinunceranno prima dell’’ordinazione; sembra l’estinzione del sacerdozio voluto da Roma, forse in Europa sarà rimpiazzato da missionari africani e forse l’Islam, che sta prendendo possesso di chiese cristiane e converte cristiani, diverrà religione dominante in Europa.

I vescovi, all’incontro periodico con il papa, diversamente che nel medioevo, non fanno più accenno a riforme, le diocesi occultano gli abusi, non spendono parole sul celibato e curano i loro interessi economici; come il Vaticano controlla multinazionali e in Italia banche nazionali e IOR, i vescovi hanno interessi economici e finanziari e controllano banche popolari locali.

Nella gerarchia della chiesa nessuno va incontro ai tempi moderni e nessuno chiede un aggiornamento della sua dottrina in materia sessuale; anche la conferenza episcopale tedesca è filoromana, come il papa, anche i vescovi si concedono residenze milionarie, contemporaneamente, non concedono la comunione ai divorziati risposati e non benedicono le coppie omosessuali; però anche l’omosessualità è diffusa tra il clero. Nella chiesa domina ipocrisia e senso di colpa.

La chiesa cattolica sembra un modello fuori serie in liquidazione, mentre l’Islam è in agguato e avanza minaccioso; i vescovi sono spesso autoritari, contro le istanze dei laici e, diversamente dal medioevo, sono antiecumenici e papisti; come in Germania, in questo momento, anche in Usa la conferenza episcopale pende a destra, prima c’era stata la fronda progressista di alcuni vescovi, soprattutto gesuiti; il presidente della conferenza episcopale americana, Francis George di Chicago è contro aborto e matrimonio tra omosessuali.

Negli Stati Uniti tre quarti dei cattolici credono che si possa essere buoni cattolici senza obbedire al papa, sempre osannato e pubblicizzato dalla televisione italiana; in Usa la chiesa cattolica controlla scuole, ospedali e previdenza, i settori che, grazie a Monti il Salvatore, si vogliono privatizzare in Italia; tanti cattolici hanno abbandonato la chiesa e in Germania rifiutano di pagare le tasse religiose. Aumenta l’ostilità verso una chiesa chiusa, reazionaria, autoritaria e distante dal Vangelo, dove il culto di Dio fu sostituito prima da quello di Cristo, poi da quello di Maria e poi da quello del papa, che si è adornato del dogma dell’infallibilità.

I papi hanno fatto santi dei predecessori che non lo erano per niente, come Pio IX, Pio X e Pio XII, perche i santi portano denaro alla chiesa, nei primi secoli i santi erano fatti dal popolo dei credenti; la chiesa persegue un disegno mondano e ha fatto sempre politica, perciò, essendo la chiesa cattolica una struttura autoritaria, non è vero che solo la democrazia si concilia con la politica; i funzionari pontifici, come accade nelle strutture autoritarie non al servizio dei cittadini, sono servili verso l’alto e dispotici verso il basso.

Il sistema dottrinale dogmatico della chiesa è chiuso, è legato alla scolastica e non è conforme alle scritture; la dottrina della chiesa è passata dalla patristica latina, alla scolastica medievale, esorcizzando riforma, illuminismo e pensiero moderno. Il papa è contro secolarizzazione, relativismo e a favore della dottrina e della tradizione, però Pio IX (1846-1878), il papa dell’infallibilità, ha asserito: “La tradizione sono io”; infatti, al papa spetta l’ultima parola, anche Luigi XIV affermava: “Lo stato sono io”. La chiesa non ha un atteggiamento critico verso la sua storia e alimenta la fede nei miracoli.

Le cerimonie d’insediamento e dei funerali dei papi sono maestose e suggestive e i capi di stato e di governo, per aiutare la governabilità e come esempio per il popolo, perché sono personalmente increduli, rendono omaggio al papa, la televisione italiana, controllata dalla chiesa, lo osanna; il papa ha titoli altisonanti ed ex pagani, come quello di pontefice massimo, indossa paramenti meravigliosi. 

La chiesa è cresciuta con le falsificazioni, Pietro non è stato a Roma, non vi è morto e non è stato il primo papa, il Laterano, donato dall’imperatore Costantino (324-337), era la sede originaria della chiesa episcopale romana; allora pontefice massimo era Costantino, che convocava concili e promulgava anche leggi religiose, istituì diocesi con un metropolita; poi nell’VIII secolo si diffuse il falso della donazione di Costantino, che affermava che l’occidente e Roma erano stati regalati al papa da Costantino, trasferitosi a Costantinopoli; in effetti e, dal punto di vista pratico, la sua separazione da Roma favorì la prima divisione della chiesa e il potere del papa.

Nel 410 popoli germanici presero Roma e, contro i diritti dell’imperatore di Bisanzio, favorirono l’ascesa del papa a Roma, perciò nel V secolo Bonifacio V, rivendicando il potere mondano o temporale, emetteva decreti in materia civile, però i vescovi Agostino e Cipriano erano contrari al primato sugli altri vescovi del vescovo di Roma, per Agostino la suprema autorità della chiesa era il concilio, che però non riteneva infallibile.

Così la chiesa divenne centralista, monarchica e assolutista, fondata sul diritto ecclesiastico romano e sui decreti falsificati dalla curia, invece in oriente e in Africa settentrionale, ove operavano Agostino, Cipriano e Tertulliano, la chiesa aveva ancora il significato di comunità e si basava su una federazione collegiale di chiese; poi i vandali distrussero la chiesa nordafricana e Roma perse un pericoloso concorrente, ma per il papa rimaneva da domare l’oriente, sede della seconda Roma, Bisanzio.

Papa Leone I Magno (440-461), rivendicava la plenitudo potestatis, e si definiva pontefice massimo, nel 451, pagando un riscatto, fermò gli unni, ma nel 455 i vandali presero Roma; comunque, contro i suoi desideri, al concilio ecumenico di Calcedonia (451) fu riconosciuta alla sede vescovile di Costantinopoli la stessa autorità di Roma. Papa Gelasio I (492-496), soggetto al re germanico Teodorico, con la teoria delle due spade, rivendicò l’indipendenza dal potere di Bisanzio; considerava l’autorità spirituale del papa superiore a quella di Teodorico e, perciò sottrasse il clero alla giurisdizione di Teodorico.

Nel VI secolo l’imperatore Giustiniano di Bisanzio rinnovò il suo impero e cercò, senza successo, di mettere il vescovo di Roma al disotto del patriarca di Costantinopoli; allora non c’era traccia dell’infallibilità teologica del papa, formulata dogmaticamente nel 1870 al concilio Vaticano I, che sostenne anche il primato del papa; al V concilio ecumenico di Costantinopoli papa Vigilio (537-555) fu contraddittorio e perciò non poteva dirsi infallibile, al VI concilio di Costantinopoli (680-681) papa Onorio I fu bollato come eretico.

Papa Simmaco (498-514) affermava che il papa non poteva essere giudicato da nessuno e nemmeno dall’imperatore, fin ad allora però l’imperatore d’oriente giudicava i papi, li processava e li deponeva. Carlo Magno (742-814) non riconosceva il primato del Papa sull’impero e lo salvò dai longobardi che volevano unificare l’Italia, attentando alle terre del papa; per riconoscenza, papa Leone III concesse a Carlo Magno il titolo d’imperatore, prima riservato all’imperatore di Bisanzio.

Nicolò I (858-867) si fece forte della falsa donazione di Costantino e delle false decretali pseudoisidoriane e così, pian piano, il diritto di convocare e confermare i sinodi passò dall’imperatore al papa, le leggi dello stato in contrasto con quelle della chiesa erano considerate non valide; oltre il primato del papa tra le chiese, ora si affermava un’autonoma giurisdizione della chiesa nei confronti dello stato. Alla fine del I millennio, l’imperatore Ottone III dichiarò che la donazione di Costantino era un falso, cosa poi confermata da Lorenzo Valla, (1407-1457), umanista e funzionario pontificio; oggi anche il codice di diritto canonico del 1983, promulgato da Giovanni Paolo II, attingendo a norme di origine incerta, può essere considerato un falso.

I papi erano corrotti, lussuriosi e simoniaci, nel X secolo coltivavano intrighi e violenze, a causa della lotta per il potere, a Roma nascevano papi e antipapi che si scomunicavano a vicenda. Nella curia romana dominavano donne come Marozia, amante di Sergio III, assassina di Giovanni X e madre di Giovanni XI; poi fu incarcerata dal figlio Alberico, che dal 932 al 954 governò Roma come duce, sovrapponendosi ai papi.

Nel 1046 l’imperatore Enrico III depose i papi antagonisti e nominò papa Clemente II, eletto però, come tradizione, dal popolo e dal clero di Roma. Allora i donatisti asserivano che battesimi e ordinazione di sacerdoti indegni non erano valide, invece Agostino faceva distinzione tra persona e ufficio. Leone IX (1049-1054) creò il collegio o senato dei cardinali, il papa giudicava tutti e non poteva essere giudicato da nessuno.

Il papa invocava la libertà della chiesa dall’impero e dai poteri mondani, era contro il conferimento di uffici da parte di principi laici, definì concubinato il matrimonio dei preti, fino allora tollerato, desiderava trasformare i preti in monaci. Questa tesi fu sostenuta con forza da papa Gregorio VII (1073-1085) o monaco Ildebrando di Soana, che fece la riforma gregoriana e una guerra sulle investiture con l’impero, che procuravano denaro all’imperatore e al papa perché la carica di vescovo si vendeva.

Gregorio VII, basandosi sui falsi, sosteneva il primato assoluto del papa, riteneva che l’obbedienza a Dio implicasse l’obbedienza alla chiesa e che l’obbedienza alla chiesa implicasse l’obbedienza al papa. La riforma gregoriana fece della chiesa un’istituzione autonoma, con una propria legge e una propria costituzione, il che accelerò la lotta con l’impero e la separazione con la chiesa d’oriente, perciò nell’XI secolo lo scisma, già tentato in precedenza, fu definitivo.

Innocenzo III (1198-1216) potenziò il ruolo del papa monarca assoluto, si considerava vicario di Cristo e s’identificava con la chiesa universale di Roma, nel quarto concilio ecumenico lateranense del 1215 emanò una serie di risoluzioni contro gli ebrei, obbligandoli a indossare vesti particolari, con la proibizione di ricoprire uffici, di uscire da casa nella settimana santa, obbligandoli, come fatto dall’Islam, a pagare una tassa particolare.

Innocenzo IV (1243-1254) nei processi per eresia introdusse la tortura, la lotta alle eresie, con i relativi tribunali, aveva accompagnato la nascita della chiesa fin dal IV secolo. Ortodossi e protestanti avrebbero accettato un primato del papa se fondato sulla scrittura, però secondo il diritto canonico il papa era sovrano assoluto, legislatore, giudice, come accadeva ai monarchi dei tempi antichi, non era limitato dalla separazione dei poteri; secondo il papa, l’imperatore doveva essere soggetto al papa.

Nel XII secolo si susseguirono decretali false che rafforzavano i poteri del papa, sul decretum Graziani si basò il codice di diritto canonico del 1917 e quello del 1983; per quanto riguarda la giurisdizione, al papa ci si poteva appellare, però negli appelli c’erano arbitrio e simonia, cioè passaggio di denaro; allora chiesa e clero furono identificati e i laici furono esclusi dalla chiesa governata dal papa.

Però, sotto Innocenzo III, divenne importante l’altro ramo del clero, cioè gli ordini pauperistici e mendicanti, francescani e domenicani, sottratti al potere dei vescovi e messi alle dipendenze del papa, i quali da poveri divennero ricchi anch’essi; è da ricordare però che, secondo il Nuovo Testamento, la chiesa è l’intera comunità dei credenti e che l’annuncio del messaggio cristiano e del battesimo é affidato a tutti i cristiani.

Nella chiesa originale le donne avevano un ruolo, poi furono emarginate dai ruoli direttivi, ancora oggi una norma impedisce alle donne di essere titolari di ministeri nella chiesa; per Paolo e Agostino il peccato originale era di origine sessuale ed ereditario, i bambini ne erano liberati con il battesimo. Nasceva perciò una dottrina sconosciuta in oriente e si voleva che il sesso fosse finalizzato solo alla creazione, al clero si richiedeva la castità e nei giorni festivi, poiché i coniugi si accostavano agli altari, dovevano astenersi dai rapporti sessuali.

Il clero celibe è più economico, più subordinato e più disponibile, Gregorio VII perciò fece la caccia alle mogli dei preti, con il secondo concilio lateranense del 1139 il matrimonio dei preti fu considerato invalido, le loro mogli furono considerate concubine e i loro figli divennero schiavi di proprietà della chiesa, però la norma fu violata spesso.  La chiesa si servì della violenza e della guerra per diffondere la fede, Agostino era il teorico della conversione forzata e della guerra santa, perciò ci furono guerre contro pagani, eretici, arabi, turchi e crociate.

Gregorio VII voleva affermare il primato di Roma su Bisanzio e porre fine allo scisma orientale e con il papa successivo Urbano II (1088-1099) si arrivò alla prima crociata, queste crociate o guerre sante erano indette dal papa e contavano sul fervore religioso dei partecipanti. Però Innocenzo III fece crociate anche contro i cristiani e, con la quarta crociata (1202-1204), conquistò Costantinopoli, nel 1215 fece una crociata contro gli albigesi o catari di Francia, perciò fu chiamato l’anticristo.

Nel 1215, al quarto concilio lateranense, Innocenzo III incontrò Francesco D’Assisi, che diede la copertura a sinistra alla chiesa, mentre la chiesa alta rimaneva dogmatica e piena di sfarzo. Bonifacio VIII (1294-1303) dichiarò che solo il papa poteva tassare il clero e nel 1300 indisse il primo anno santo, con vendita d’indulgenze; nel 1303 minacciò di scomunica Filippo IV di Francia, sciogliendo i suoi sudditi dal vincolo di fedeltà, allora stavano nascendo gli stati nazionali, fu arrestato e il successore si trasferì ad Avignone.

Il nepotismo dei papi fioriva e, grazie alle sue entrate, il papato divenne la prima potenza finanziaria d’Europa, avrebbe dato vita al partito dei guelfi neri, del quale avrebbe fatto parte Pio XII, suo zio era un banchiere; a Roma c’erano papi e antipapi che si scomunicavano a vicenda. Nel XIV secolo crebbe l’opposizione al papato e Dante collocò Bonifacio VIII all’inferno; Marsilio da Padova era contro la pienezza dei poteri del papa e chiese l’indipendenza dello stato dalla chiesa, dei vescovi dal papa e della comunità dalla gerarchia, tanti, per riformare la chiesa, chiedevano un concilio generale.

Finalmente si tenne il concilio di Costanza (1414-1418) che, volendo ristabilire l’unità della chiesa e fare le riforme, affermava che il concilio era al disopra del papa e che il potere del concilio derivava direttamente da Cristo. Ciò malgrado, anche con i successivi concili di Pavia, Siena e Basilea, la curia romana evitò le riforme e Martino V (1417-1431) restaurò la sovranità assoluta del pontefice; al V concilio lateranense (1512-1517) Leone X fece dichiarare che il papa superiore ai concili.

I papi erano dissoluti e vivevano con sfarzo, Sisto IV (1471-1484), francescano e patrocinatore dell’immacolata concezione, fu nepotista e fece cardinali sei parenti; Innocenzo VIII (1484-1492) riconobbe pubblicamente i figli illegittimi, Alessandro VI (1492-1503) comprò la sua elezione, ebbe figli da diverse donne e scomunicò Girolamo Savonarola. Nel 1517 il monaco agostiniano Martin Lutero attaccò la vendita delle indulgenze, dirette a finanziare la costruzione della basilica di San Pietro, e anche l’occidente si spaccò e ci furono guerre di religione.

Lutero era contro il potere del papa, voleva il primato della scrittura, liberamente consultabile, e di Cristo, era contro il culto dei santi e credeva alla giustificazione mediante le opere e la grazia; voleva la liturgia nelle lingue nazionali, poi ottenuta con il concilio Vaticano II, voleva la comunione sotto le due specie, il matrimonio dei preti e il concilio autoconvocato. Però per Roma il potere spirituale era al disopra di quello temporale, solo il papa poteva interpretare le scritture e, secondo il Codice di diritto canonico, solo lui poteva convocare il concilio.

Il papa chiese a Lutero di sottomettersi, lo scomunicò e lo bandì dalla chiesa, in origine, Lutero non intendeva lasciare la chiesa cattolica. Dopo pressanti richieste da parte di cattolici e dopo la riforma protestante, papa Paolo III (1534-1549), che fece cardinali figli e nipoti, negli anni 1545-1563 fece svolgere il concilio di Trento, che aprì l’epoca della controriforma, contestando il concilio di Costanza; Trento scomunicò i protestanti, difese la teologia medievale, ripristinò la messa medievale, rendendo la liturgia  più solenne.

Ci fluirono guerre di religione, in Francia furono colpiti gli ugonotti, i calvinisti olandesi si ribellarono alla Spagna e in Germania scoppiò la guerra dei trent’anni (1618-1648), che si concluse con la pace di Vestfalia che riconobbe le religioni riformate e le loro sfere territoriali d’influenza. Con la nascita della nazione, si affermò la monarchia assoluta e la Francia di Luigi XIV diventò il paese egemone d’Europa; a Roma il papa decideva sull’interpretazione della bibbia, era contrario alla libertà di pensiero, contrario alle innovazioni e attaccava la cultura moderna.

Niccolò Copernico sostenne la visione eliocentrica del cosmo, sulla sua scia, Galileo Galilei fondò la moderna scienza naturale, Cartesio (1596-1650) fondò la sua filosofia sulla ragione; a Roma l’opera di Copernico fu inserita nell’indice dei libri proibiti, però Copernico fu condannato anche da Lutero e Melantone, gli spiriti scientifici e investigativi erano malvisti anche dai riformatori. Nel 1600 il panteista platonico Giordano Bruno fu arso vivo a Roma, però Galileo si salvò perché ritrattò i suoi errori, comunque, Giovanni Paolo II non lo ha voluto riabilitare.

Pio XII ha disapprovò la teoria dell’evoluzione di Darwin e nel 1950 annunciò il dogma dell’assunzione di Maria; nel XVIII secolo iniziò il processo di secolarizzazione o laicizzazione della società civile, che si fondava sulla ragione, sull’idea di progresso e sul dominio dell’uomo sulla natura. La cultura illuministica attaccò la scolastica e sottopose a critica le sacre scritture, così la bibbia diventò il libro più analizzato del mondo, si chiedeva anche tolleranza religiosa.

In Cina il missionario gesuita Matteo Ricci si vestiva e si comportava da cinese, però francescani e domenicani non erano d’accordo, infatti, sostenevano che chi voleva essere cristiano, doveva cessare di essere cinese o indiano. Nel XX secolo la chiesa si oppose alla pillola anticoncezionale, Pio XI aveva condannato ogni tipo di controllo delle nascite; nel 1968 Paolo VI, con l’enciclica humanae vitae, seguendo Agostino, ammetteva la sessualità solo per la procreazione; questa dottrina è stata confermata da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI. Poi la chiesa si oppose ad aborto, divorzio, eutanasia, inseminazione artificiale e alla ricerca sulle staminali.

Però, in materia di bioetica, la maggioranza dei cattolici non si uniformava più alle opinioni del papa; con la rivoluzione francese del 1789 finì teocrazia medievale e assolutismo regio, il popolo si sollevava e gli stati erano aperti alla modernità e alle idee nuove, nel 1767 c’era stata la dichiarazione dei diritti dell’uomo americana e nel 1789 quella francese, erano uno sviluppo moderno della Magna Charta inglese del 1215.

Nel 1791 Pio VI dichiarò nulla la costituzione civile del clero, voluta dalla rivoluzione francese, era contro diritti umani, libertà di religione, di coscienza, di stampa e contro l’eguaglianza tra gli uomini; invece la Francia aveva sostituito la religione con il culto della ragione, aveva imposto la laicità dello stato e la reciproca indipendenza di chiesa e stato, sostituì il diritto canonico, che sosteneva il primato del papa, con la costituzione moderna, introdusse il registro dello stato civile e un’etica illuministica.

Napoleone Bonaparte utilizzò il nazionalismo e l’illuminismo a fini imperialistici, la reazione di Napoleone III, già repubblicano e anticlericale e poi divenuto papista, favorì la restaurazione monarchica e ridiede spazio alla chiesa cattolica, nel XIX secolo la Gran Bretagna divenne la potenza dominante in Europa. Con la restaurazione, seguita alla caduta di Napoleone I, a Roma fu abolito il codice napoleonico, restaurata la legislazione papale e SantìUffizio; dopo l’ondata rivoluzionaria del 1848, con Napoleone III, ci fu un’altra restaurazione, monarchica e cattolica, con la quale il romanticismo prese il posto dell’illuminismo.

Alla natura ci si raccordava in modo diverso, le scienze naturali esaltavano la natura, però l’opera dell’uomo si sovrapponeva alla natura, il diritto  positivo emendava il vecchio diritto naturale, la chiesa diceva di fondarsi sul diritto naturale e sulle verità rivelate. Pio XII (1939-1958) sosteneva dittatura e monarchia, appartenente a famiglia di finanzieri, fu nepotista e fece principi i suoi nipoti; Giovanni XXIII, con il concilio Vaticano II, difese la democrazia, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno attaccato secolarizzazione, consumismo e relativismo.

Crebbe l’industrializzazione e si sviluppò proletariato, lotta di classe e socialismo, nel 1848 nacque il manifesto del partito comunista, intanto la chiesa, con le sue iniziative sociali, guardando con sospetto le lotte operaie, si faceva difensore di poveri e contadini. Per la chiesa il catechismo romano era più importante della sacra scrittura, nel XIX secolo aumentarono pellegrinaggi e apparizioni di Maria, che portavano denaro alla chiesa; comunque tutti i luminari finirono messi nell’indice dei libri proibiti dalla chiesa.

Nel 1965 Paolo VI trasformò il Sant’Uffizio nella Congregazione per la dottrina della fede, i libri non erano più proibiti ma disapprovati, solo gli editori cattolici non potevano pubblicarli, però lo spirito dell’inquisizione rimase. Oggi nella chiesa di Roma la divisione in classi è esaltata, il clero è separato dalla società, il popolo è escluso dall’elezione di parroci, vescovi e papa, come invece si faceva nel primo medioevo.

Nel sistema romano non esiste la divisione dei poteri, non esiste sovranità popolare e le nomine vengono sempre dall’alto, la chiesa è burocratica, centralizzata e distante dal mondo moderno. Nel 1949 in Cina andò al potere il partito comunista e i missionari stranieri furono espulsi, lo stato voleva impedire l’influsso vaticano, perciò nacque una chiesa patriottica, riconosciuta dallo stato, e una clandestina, appoggiata dal Vaticano.

Pio XII scomunicò i comunisti cinesi e italiani, ma non Hitler e i nazisti, e scomunicò i vescovi patriottici cinesi; la chiesa non ha ammesso le sue responsabilità nell’espansione coloniale dell’occidente, aiutata dalle missioni, ha attaccato la teologia della liberazione sudamericana, che ha contenuto sociale, e non concede autonomia alle chiese locali; nonostante la mancanza di sacerdoti, difende il celibato dei preti.

Nei secoli XIX e XX la storia della chiesa è sostanzialmente la storia del papato, Leone XIII (1878-1903) pose fine alla Kulturkampf anticlericale di Bismarck, ma cercò di correggere l’atteggiamento negativo di Roma verso modernità e democrazia, pubblicò l’enciclica Rerum Novarum, che conteneva la nuova dottrina sociale della cattolica, però era contro i liberi esegeti delle scritture.

Pio X (1903-1914) migliorò l’educazione dei seminari, attaccò riformisti e modernisti e impose al clero il giuramento antimodernista, lo fece spiare con un’organizzazione segreta, il Sodalitium Pianum. Benedetto XV (1914-1922) chiuse quest’organizzazione e fu neutralista, in precedenza i papi avevano sempre parteggiato per una parte in guerra, approvò il nuovo codice di diritto canonico (1917) e il centralismo romano ricevette nuovo impulso.

Pio XI (1922-1939) stipulò il concordato con Mussolini e Hitler, sostenne le missioni e promosse l’azione cattolica, emanò un’enciclica contro il controllo delle nascite, però nel 1937 condannò l’antisemitismo tedesco e la violazione del concordato; stava emanando un’enciclica apposita, quando nel 1939 fu ucciso per mandato di Mussolini, che intendeva fare un favore a Hitler; sono stati tanti i papi avvelenati, per mandato della curia o delle potenze, complotti del genere ci sono stati anche contro capi di stato e di governo; anche papa Luciani, che voleva essere un riformatore, fu avvelenato (1978).

A Pio XI successe Pio XII (1939-1958), che era reazionario e filo tedesco, nel 1950 emanò il dogma dell’assunzione di Maria, bandì i preti operai francesi e revocò l’insegnamento a teologi come Pierre Teilhard; non condannò nazismo e antisemitismo tedesco, era anticomunista, antidemocratico e contrario ai diritti umani. Con la curia era contrario alla nascita di Israele, era a favore dei concordati, non si oppose alle leggi razziali, alla persecuzione degli ebrei, alle imprese militari di Italia e Germania, eppure è stato canonizzato da Giovanni Paolo II.

Giovanni XXIII, eletto nel 1958, con il concilio Vaticano II indicò alla chiesa la via del rinnovamento, con apertura all’ebraismo, al mondo moderno e ai diritti umani, rafforzò il ruolo dei vescovi. Quando era nunzio in Turchia, aveva cercato di salvare gli ebrei, nella preghiera del venerdì santo, eliminò il riferimento ai perfidi ebrei; iI concilio Vaticano II (1962-1965) riformò la liturgia e conferì più autorità al collegio dei vescovi.

Giovanni XXIII negò la responsabilità collettiva del popolo ebraico per la morte di Gesù; condannò l’antisemitismo, rilanciò la bibbia nella messa, officiata nelle lingue nazionali, rivalutò laici, chiese locali e conferenza episcopale, difese la libertà di religione e riconobbe la responsabilità della chiesa nell’antisemitismo; ammise la salvezza anche per islamici, atei e agnostici, assunse un atteggiamento positivo verso mondo moderno, scienza e democrazia.

Il concilio era a maggioranza progressista, ma la curia era conservatrice, Giovanni XXIII morì durante il concilio; gli successe il curiale Paolo VI (1963-1978), perciò non si potè discutere di matrimonio dei preti, divorzio, nuovo ordinamento dei vescovi, riforma della curia, del papato e controllo delle nascite. Questo nuovo papa era contro la collegialità, rilanciò la finanza vaticana e fece pace con la massoneria, alla quale tolse la scomunica, perciò il rinnovamento della chiesa si arenò ed essa rimase reazionaria.

Giovanni Paolo II, insidiato nel 1978, piaceva alla curia, s’oppose all’ordinazione delle donne, fece tanti santi e tanti pellegrinaggi, viaggiava all’estero, si serviva dei media ed era contro movimento conciliare, teologia della liberazione e mondo moderno; nominava vescovi conservatori e assegnava cattedre teologiche ai conservatori, rafforzò culto mariano e nuova inquisizione; era contro l’ecumenismo e contro il movimento tedesco: “Noi siamo la chiesa”; era contro la teologia della liberazione sudamericana; per reazione alla sua politica, la Polonia, che era stata aiutata dal papa a liberarsi dal comunismo, attraversò un processo spinto di laicizzazione.

Nonostante la mancanza di sacerdoti, la chiesa è a favore del celibato e contro la partecipazione delle donne ai ministeri della chiesa, il celibato è economico ma favorisce adulterio e pedofilia da parte dei preti; Giovanni Paolo II, per la ragion di stato, cioè per occultare scandali, protesse preti pedofili, come il cardinale Groer, il vescovo Krenn, il cardinale Law e Maciel Degollado, fondatore de legionari di Cristo, che aveva rapporti intimi anche con donne benestanti, ma mandava molti soldi a Roma.

Giovanni Paolo II tacque sugli scandali sessuali, non fece ammissioni di responsabilità della chiesa e non fece seguire condanne, Benedetto XVI ha ammesso  che la chiesa si è mossa in ritardo su questi abusi, che erano una tradizione medievale; Legionari di Cristo e Opus Dei finanziavano ampiamente il papa, perciò Giovanni Paolo II coprì gli abusi di Maciel; Ratzibnger, a capo della congregazione per la dottrina della fede, condivise questa politica.

Intanto nel mondo il movimento conciliare ed ecumenico progrediva, perciò la chiesa bassa si allontanava da quella alta; oggi i vescovi sono soggetti alle pressioni dei fedeli, degli ordini religiosi e a quelli segreti di Roma, sono scelti da Roma e perciò devono essere conformi alla dottrina romana. Prima della nomina, sono sottoposti a esame da parte della nunziatura territoriale, devono condividere l’enciclica humanae vitae, celibato sacerdotale e rifiutare l’ordinazione femminile, devono giurare obbedienza al papa, come facevano i soldati con Hitler; così facendo, sono costretti ad andare contro la morale comune e contro le loro intime convinzioni.

I cardinali sono nominati dal papa ed eleggono il papa, Giovanni Paolo II nominava vescovi obbedienti a Roma, senza seguire i desideri dei fedeli, perciò i vescovi non si sentono responsabili verso il fedeli ma verso il papa; perciò oggi i collegi episcopali e il collegio cardinalizio non hanno voci discordanti, per conseguenza,  diminuisce anche l’influenza dell’episcopato tra i fedeli, il quale però continua a curare i suoi affari economici.

Oltre la pedofilia, nella chiesa allignano omosessualità e adulterio, i preti non sono sempre casti, ma devono restare celibi, tanti alti prelati sono omosessuale, nella chiesa l’omosessualità può essere causa removendi e causa promovendi, dipende dalla fortuna; i preti seducono anche le donne dei fedeli o si fanno sedurre da loro, distribuendo favori, infatti, i preti hanno seguito più tra le donne che tra gli uomini.

In Inghilterra è stato chiuso l’ultimo seminario, dappertutto si chiudono monasteri e conventi, operano solo le parrocchie che hanno un buon parroco, i parroci sono spesso trasferiti dai vescovi, per motivi insondabili, esiste solo una chiesa di facciata e di televisione; i movimenti riformistici hanno perso lo slancio e avanza l’Islam; nella chiesa cattolica è contrastata la teologia scientifica, sono boicottati gli autori scomodi e la fede evapora, le parrocchie sono vuote e sono accorpate.

A causa della perdita di fiducia, in America Latina i fedeli passano alle chiese pentecostali, la chiesa denuncia una costante perdita di fiducia, anche se cura campagne mediatiche, di marketing e d’immagine e in Italia è spalleggiata dalla televisione e da tutti i partiti. Leone X (1513-1521) affermava che il papato era un dono di Dio e che bisognava goderselo, però la chiesa dovrebbe essere il governo dei fedeli e i pastori dovrebbero essere una sua struttura di servizio e di sostegno, invece, grazie alle ambizioni della gerarchia, la chiesa si sta minando dall’interno.

Come il comunismo dell’est è imploso, anche il cattolicesimo di Roma sta per implodere, tuttavia i papi sono fuori dal mondo perché vorrebbero ancora romanizzare le altre chiese e sostengono ancora primato di Roma, celibato, infallibilità e poteri del papa. Oggi, con la secolarizzazione, la fuga in nassa delle nuove generazioni dalla chiesa sta raggiungendo anche Spagna, Polonia e Italia; la colpa è anche dei vescovi conservatori, le nomine pontificie hanno premiato persone vicine a Roma ma lontane dal mondo, hanno premiato vescovi contrari alla collegialità e alla loro autonomia da Roma.

Questi vescovi fanno affari, amministrano la tassa ecclesiastica, promuovono pellegrinaggi e non chiedono riforme, ignorano che Cristo invitava a non mettere sulle spalle degli uomini pesi troppo pesanti; la chiesa non dovrebbe essere un apparato di potere ma il popolo di Dio, il ministero ecclesiastico dovrebbe essere un servizio, il papa non deve essere un semidio, ma deve avere solo un primato all’interno del collegio episcopale, il quale deve essere al servizio dell’ecumene universale.

Come la politica e il diritto, la chiesa deve usare la lingua dell’uomo d’oggi, farsi carico di responsabilità sociale, invece di cumulare prebende e privilegi, non deve fare politica e non deve predicare e moraleggiare, ma deve dare l’esempio. Benedetto XVI si allontana sempre più dal concilio Vaticano II e si avvicina ai vescovi antisemiti e lefebvriani, guarda al passato e vuole restaurare la vecchia pompa, è un monarca medievale assoluto in paramenti preziosi.

Ha voluto il ritorno alla vecchia liturgia, con ostia posta direttamente in bocca, invece che nelle mani del comunicando, privilegia la nomina di persone anticonciliari e conservatrici, mette la sordina a pedofilia e celibato dei preti. Mentre diminuiscono fedeli e vocazioni, il papa sembra un autistico sordo e poco comunicativo, pare ignorare i veri problemi della chiesa, ma a Roma arriva sempre più denaro.

Nell’XI secolo, con la riforma gregoriana, nacque la curia o senato papale o principi e ministri della chiesa o collegio dei grandi elettori del papa; il papa dovrebbe rinunciare a titoli onorifici, poteri, pompa, lusso, dovrebbe rinunciare al governo assolutistico e rilanciare la collegialità dell’episcopato, creando anche un consiglio di laici, dovrebbe permettere l’elezione del papa ai rappresentanti della chiesa, cioè ai vescovi, valorizzandone il ruolo.

Nella chiesa conta la gerarchia, cioè il papa, il cardinale segretario di stato, la curia romana dei cardinali del Vaticano e la restante gerarchia sparsa per il mondo, non vi si valorizzano le competenze ma vi conta solo il favore del monarca e della curia; il favoritismo esiste anche ai gradi più bassi; in questa chiesa caotica tutti dichiarano di concordare con il papa, nessuno lo critica e nessuno gli porta cattive notizie.

I cardinali sono scelti liberamente dal papa che li chiama figli, perché una volta i papi facevano i figli cardinali, mentre i vescovi sono chiamati fratelli; il collegio dei cardinali dovrebbe avere fini consultivi, invece trama in segreto, condiziona il papa e fa favori, ma raramente si riunisce a fini consultivi, il concistoro per la nomina dei cardinali è una formalità. I vescovi di corte sono aumentati trasformando in arcidiocesi i segretariati delle congregazioni, rafforzando con ciò il voto della curia all’interno del concilio; perciò oggi è ancora più difficile cambiare, i cardinali sono anche vecchi.

Nei collegi pontifici mancano persone di alto profilo e calano gli studenti, la crisi tocca anche gli ordini religiosi, però nella chiesa crescono i movimenti fondamentalisti, reazionari e tradizionalisti, come Opus Dei, Legionari di Cristo, Comunione e Liberazione, Neocatecumenali, Focolarini e Comunità di Sant’Egidio, che guardano al cristianesimo medievale. In Vaticano manca personale competente ma abbondano i carrieristi, vi domina nepotismo, simonia, favoritismo, avidità, corruzione, occultamento e omertà, è marcia soprattutto la finanza vaticana.

I papi hanno sempre avuto attaccamento al denaro, si compravano la carica e dovevano farla rendere; la riforma di Cluny mise i monasteri sotto il controllo del papa, procurandogli enormi entrate. A Roma arrivava e arriva anche l’obolo di San Pietro da parte delle chiese, l’obolo di San Pietro ebbe impulso con Pio IX, le diocesi lo raccolgono con la festa di Pietro e Paolo; il Vaticano sa far fruttare giubilei, pellegrinaggi, privilegi, donazioni e lasciti, Leone X, poiché i papi erano impegnati finanziariamente anche nelle guerre, prese a vendere anche le indulgenze.

Dalla fine del XIX secolo papa Leone XIII, tramite il Banco di Roma, dedito alle speculazioni, poteva operare nelle borse di Londra, Parigi e Berlino, speculando anche sulla lira; il Vaticano è un paradiso fiscale, nel 1942 nacque la banca vaticana IOR, che amministrava il denaro degli ordini, ma operava anche in maniera occulta, riciclando denaro e speculando, perciò ne nacquero scandali enormi.

Questa banca lavorava sotto il cardinale Marcinkus e distribuiva gli utili al papa Giovanni Paolo II, Marcinkus era amico di Sindona, banchiere della mafia, e di Calvi, capo della più grossa banca privata italiana, Il Banco Ambrosiano, pure controllata dal Vaticano; Monsignor Renato Dardozzi ha rivelato segreti vaticani al riguardo, pubblicati dal giornalista Gianluigi Nuzzi. Il Vaticano ricicla denaro sporco e proventi di tangenti e di evasione fiscale, ha sempre tenuto segrete le sue operazioni finanziarie, però nel 2009 è stato costretto ad accettare le norme europee sull’antiriciclaggio, ma non bisogna essere ottimisti.

In Vaticano manca la trasparenza, manca un vero bilancio consolidato e manca un efficace controllo sul bilancio, in Vaticano tutto ha un prezzo, dalle nomine, alle canonizzazioni e allo scioglimento dei matrimoni. La nascita dell’Inquisizione organica fu favorita formalmente dall’imperatore Federico II (1194-1250), perché qualche cosa del genere contro gli eretici esisteva anche prima, Federico II stabilì la pena del rogo per gli eretici.

Gregorio IX (1227-141), espropriando i vescovi di una loro prerogativa, nominò inquisitori presi dagli ordini mendicanti, i condannati erano consegnati al potere secolare per l’esecuzione, i laici erano tenuti a denunciare i sospetti di eresia; Innocenzo IV (1243-1254) autorizzò l’uso della tortura per estorcere confessioni. Oggi la residua Inquisizione usa la tortura psicologica e perciò il Vaticano non aderisce alla convenzione europea sui diritti umani del 1950; il procedimento contro il sospettato è ancora segreto, non si conoscono gli informatori o spie, manca l’interrogatorio in contraddittorio e non è autorizzata la visione degli atti, accusatori e giudici sono la stessa persona, l’appello è inutile.

Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha a disposizione l’intero apparato curiale e ha accesso a tutte le nunziature e ai vescovi, opera in segreto e, grazie a questo fatto, sono stati occultati gli abusi sessuali del clero. Nella chiesa dovrebbe esistere la libertà teologica e d’insegnamento, invece discrimina, colpisce e diffama chi la pensa diversamente dal papa e dalla curia, diffama teologi morali di altra tendenza e gli ebrei, invia moniti, avvisi, censure, minacce, convocazioni, fa trasferimenti, destituzioni e impone silenzi, revoca dall’insegnamento, dalla predica e dall’ufficio sacerdotale.

Se la chiesa cattolica vuole sopravvivere, non può rinunciare agli spiriti creativi e attaccare la modernità, come affermava Giovanni XXIII, deve aprire le finestre e fare entrare aria fresca. Il diritto canonico pontificio, elaborato fin dall’XI secolo, assieme alla giurisprudenza ecclesiastica, è uno strumento del potere assoluto del papa, il concilio Vaticano I gli fornì legittimità, però Giovanni XXIII non ne era soddisfatto, fu aggiornato nel 1917 e nel 1983, non rispettando però lo spirito dei tempi.

La commissione per la revisione era sotto il controllo della curia e perciò il codice risultò avere uno spirito anticonciliare, sottolineava il primato del papa, definito vicario di Cristo, non attribuiva un ruolo al concilio e poneva i sinodi episcopali sotto il papa. Le decisioni delle conferenze episcopali devono avere l’approvazione della santa sede e i legati pontifici esercitano il controllo sulle conferenze episcopali.

Le prelature personali come l’Opus Dei sono state messe sotto il papa, sottraendole ai vescovi, il papa sceglie coadiutore del vescovo e il suo successore, gli assistenti pastorali maschi e femmine non sono menzionati, cioè i laici non hanno un ruolo nella chiesa. Mancano disposizioni per la riduzione del clero allo stato laicale, è previsto che la dispensa dal celibato è concessa solo in casi eccezionali.

Gli atti amministrativi della chiesa sono incontrollabili, irrevocabili e non annullabili, perciò la curia procede arbitrariamente; Pietro e gli altri apostoli erano sposati, come i primi vescovi, il celibato dovrebbe essere solo una vocazione monastica, la legge romana del celibato contraddice la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che prevede diritti di libertà e diritto al matrimonio. Perciò tanti sacerdoti hanno relazioni, tengono nascosti i figli, anche in collegi particolari della chiesa, gli altri si tormentano, considerano le donne oggetto di tentazione e sconfinano nella pedofilia.

Le donne chiedono alla chiesa la possibilità di esprimersi e l’accesso al diaconato e al sacerdozio, a partecipare alle funzioni liturgiche, in fondo, nella chiesa primitiva esercitavano funzioni direttive e oggi in alcune chiese separate da Roma, come la chiesa anglicana, esistono pastori e vescovi donne. Nel primo cristianesimo, anche a Roma, il vescovo era eletto da popolo e clero per acclamazione, anche i vescovi Ambrogio e Agostino furono scelti dal popolo; dopo il concilio di Nicea del 325, la conferma per l’elezione del vescovo non spettava al papa ma al metropolita della provincia.

Nel medioevo l’assegnazione dei vescovadi, che garantivano ricchezze, passò nelle mani dei principi che le assegnavano per favore o a pagamento, i vescovi fornivano loro anche truppe; dall’XI secolo la nomina passò gradualmente nelle mani del papa, che dal XIV secolo la pretese per tutte le diocesi; con la caduta delle casi regnanti, la nomina pontificia dei vescovi aumentò, confermata dal codice di diritto canonico del 1917, oggi esistono eccezioni solo in Svizzera.

La chiesa cattolica dovrebbe consentire ai coniugi di religione diversa di ricevere la comunione in ogni chiesa cristiana, perché alcune differenze tra le confessioni sono state superate dal concilio Vaticano II, ad esempio nell’impiego della lingua nazionale, nella liturgia e nel calice per i laici; nella storia della chiesa si sono concessi battesimo ed eucarestia senza conferimento dall’alto, perciò le confessioni potrebbero celebrare insieme eucarestia e cena.

Poiché il papa è fallace, si dovrebbero fare sinodi liberi per discutere di problemi sessuali, di bioetica e di diagnosi genetica preimpianto, oggi i cattolici sono favorevoli alla pillola e alla fecondazione artificiale; Tommaso D’Aquino, seguendo Aristotele, affermava che l’anima razionale dell’uomo adulto era il risultato di un’evoluzione dell’embrione, perciò l’anima umana prima era vegetativa, poi sensitiva e poi intellettiva.

Questo fatto consentiva l’aborto precoce, questa dottrina rimase fino al XIX secolo, infatti, l’uomo non nasce con l’unione di uovo con spermatozoo, è più un prodotto culturale che fisiologico o genetico, i feti abortiti non hanno mai avuto un funerale; la persona umana presuppone lo sviluppo del cervello ed è fatta anche di cultura, la quale è trasmissibile. Tommaso D’Aquino e Agostino sostenevano che Maria era nata macchiata dal peccato originarle, poi nel tardo medioevo Duns Scoto, reinterpretando la dottrina, sostenne che era nata immacolata, cioè libera dal peccato, questa tesi fece nascere il relativo dogma del 1854, ma di ciò la bibbia non dice niente.

Nella chiesa manca rappresentanza popolare e del clero, manca un vero parlamento, per correggerla bisognerebbe affamarla, cominciando ad abolire le tasse ecclesiastiche; bisogna criticarla e mantenere il contatto con preti riformisti, sposati, ridotti al laicato, perché ritornino al servizio della chiesa; quando le norme della chiesa non sono conformi al vangelo, vanno violate, bisogna lottare per tenersi il parroco buono che il vescovo vuole trasferire, far fare prediche anche dai laici.

Nelle comunità parrocchiali si deve discutere liberamente dei vari temi, chiedere una commissione perché convochi un concilio ecumenico; a questo prezzo la chiesa, incalzata dall’Islam, potrà sopravvivere; grazie al coinvolgimento femminile, anche nei ministeri, all’abolizione del celibato e al coinvolgimento dei laici nelle decisioni, la chiesa tornerà ad aprirsi all’ecumene, abolirà la scomunica e accetterà la comunione eucaristica.

La chiesa cattolica deve cessare di essere espressione del centralismo e dell’imperialismo romano, se vuole essere veramente universale, deve essere rispettosa della verità, imparando anche dalle altre confessioni e dalle altre religioni; lasciando autonomia alle chiese locali e ai vescovi, dando l’esempio al potere politico, invece di condizionarlo segretamente nelle scelte che schiavizzano e sfruttano il popolo.

In Portogallo, Spagna, Austria, Francia, Germania e Italia, ci sono stati cicli di circa 70 anni, tra governi anticlericali e governi clericali, l’attuale ciclo clericale italiano, scadrà all’incirca nel 2015, quando forse i partiti, come accaduto in passato in questi paesi, riscopriranno la laicità e cercheranno di togliere alla chiesa cattolica privilegi, potere e ricchezze.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

 Bibliografia:

“Salviamo la chiesa” di Hans Kung – Rizzoli Editore,

“Storia criminale” di Karlheinz Deschner – Ariele Editore.

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IL PATTO TRA ISLAM E FINANZA (23/8/2012)

 Il Pakistan era buddista e l’Indonesia induista, oggi sono islamici, come il cristianesimo, l’Islam si diffuse con la spada, ora in Asia, medio oriente e Africa settentrionale l’annichilimento tocca al cristianesimo. In Pakistan, spesso aiutato dall’occidente, si uccidono infermiere cristiane per aver mangiato, senza rispettare il mese di digiuno del Ramadan; nel paese, patria dei talebani Pasthun, alleati dei servizi segreti del paese, aumenta l’intolleranza e l’omicidio di cristiani, che sono spesso schiavi del debito e costretti a fuggire; i fondamentalisti islamici bruciano case di cristiani e cristiani, sono condannati alla prigione disabili cristiani che dissacrano il corano.

Intanto continua l’avanzata della Jihad o guerra santa e oggi in Siria, inglesi, francesi e americani sostengono, con i loro agenti, i fratelli musulmani, assieme ad Arabia Saudita, Qatar e Turchia, mentre le banche d’affari o speculative occidentali sono alleate dei fondi sovrani islamici, ne curano gli investimenti e le acquisizioni in occidente. Al Qaeda, aiutata dal terrorismo, controlla territori in vari paesi islamici, ieri l’occidente era schierato con regimi autoritari ma laici, oggi è schierato con i fratelli musulmani, nemici della laicità, della democrazia, apostoli della sharia e della guerra santa.

Nei paesi islamici oggi le moschee, con le loro scuole, sono l’unica vera forma di opposizione dell’esercito, l’altro potere occulto non citato dalle costituzioni, che, assieme al clero, dirige tanti stati del terzo mondo; questo esercito prima dirigeva le dittature, la primavera araba, definita tale dall’informazione prezzolata occidentale, in realtà, invece di portare la democrazia, sta favorendo il passaggio da una dittatura laica a una dittatura islamica.

In occidente e a Milano si chiedono sempre più moschee e finanza speculativa e radicalismo islamico alleati stanno cancellando laicità, democrazia, sovranità nazionale, sovranità popolare e sovranità monetaria. La chiesa cattolica, messa alle corde dalla secolarizzazione occidentale, oggi è associata alla massoneria internazionale e alla finanza internazionale, perciò guarda di buon occhio l’Islam, che impone rispetto verso la religione, obbedienza e sottomissione, senza critiche e senza libero pensiero, questi contenuti rappresentano il programma per il ritorno della schiavitù.

Questa chiesa cattolica, che fa larghi affari con l’Islam, interviene solo timidamente a favore di sacerdoti cristiani e singoli cristiani perseguitati nell’Islam. Dopo l’avvento di cristianesimo e Islam si vuole una terza riforma religiosa per rendere più agevole o accettabile la schiavitù e il ritorno del medioevo, sempre guardato con nostalgia dalla chiesa e dai gesuiti; si ottiene ciò riducendo lo spazio per la laicità e la democrazia e rafforzando il potere religioso, che serve a favorire la governabilità meglio dell’esercito, perché non richiede la forza, ma si fonda sulla suggestione e sulla propaganda. 

Oggi a Bruxelles, tra i neonati maschi, il nome più diffuso è Maometto, in Gran Bretagna esistono tribunali islamici che applicano la sharia, cioè esiste una giurisdizione separata per gli islamici, cioè i cittadini non sono più uguali avanti alla legge; nella televisione inglese non si può parlare male dell’Arabia Saudita, nelle scuole elementari inglesi gli studenti sono costretti a seguire l’ora di religione islamica, a imparare nozioni sull’Islam, a recitare preghiere islamiche.

In alcune scuole inglesi gli alunni vanno in moschea e le alunne devono avere il velo, imparano la dichiarazione di fede che afferma che non c’è altro dio se non Allah e che Maometto è il suo profeta messaggero. In queste scuole, per non offendere gli islamici, non si mangia carne di maiale, non si parla di Shoah e di crociate; per contrastare l’islamofobia, si ricorda il contributo positivo fornito dalla società islamica al mondo, nel corso dei secoli.

Nelle scuole elementari della regione tedesca del NordrenoVestfalia è stato introdotto l’insegnamento della religione islamica, con lettura di versi del corano; nelle scuole superiori esiste anche un corso di studi islamici, in cui si insegnano i cinque pilastri dell’Islam, cioè fede, preghiera, elemosina, digiuno del Ramadan e pellegrinaggio alla Mecca; nel 2019 nasceranno i primi laureati in teologia islamica.

I fratelli musulmani avanzano in Egitto, Libia e Siria, la Tunisia, già il paese più laico tra quelli musulmani, dove a scuola s’insegnano quattro lingue estere, mentre in Italia s’insegna religione, all’articolo uno, la  nuova costituzione impone che nessuna legge civile può derogare ai principi dell’Islam contenuti nella sharia; ciò malgrado, l’occidente considera moderati i fratelli musulmani e dà loro sostegno politico, economico e finanziario.

Dei 2.000 miliardi di euro di debito pubblico italiano, il 50% è in mano a banche estere, soprattutto fondi pensione, il 25% in mano a banche italiane e il 25% in mano a privati italiani; una volta mitizzati come grandi risparmiatori, ma purtroppo lo stato italiano ha operato per distruggere e dirottare all’estero il risparmio italiano. Le tasse sono opprimenti, e il patrimonio immobiliare si svaluta, sono ferme compravendite e costruzioni d’immobili, con risvolti negativi sull’occupazione.

La dittatura finanziaria sta distruggendo l’economia reale, la dismissione del patrimonio pubblico potrebbe fare entrare nelle casse dello stato e degli enti locali 650 miliardi, se venduto bene, ma non sarà facile e richiederà del tempo; in Italia sarebbero da utilizzare anche le riserve auree e i beni mobili artistici statali non esposti nei musei; con queste alienazioni, dei buoni amministratori che non vogliono favorire gli speculatori, potrebbero riportare il livello del debito italiano a quello della Germania, naturalmente rispetto al Pil.

Nel 2011 l’Italia ha esportato 100 miliardi di euro all’estero e nel 2012 la Bce ha quasi regalato 100 miliardi alle banche italiane, che li hanno investiti acquistando titoli di stato al 6%; alle aste la domanda di questi titoli supera sempre l’offerta, il che, in un vero mercato, avrebbe dovuto ridurne gli interessi, ma lo stato non lo può fare perché questi titoli sono acquisiti solo dalle banche, mentre i privati si devono contentare di Bot al 3% , ma possono accedere al mercato secondario che non serve a finanziare direttamente il deficit del bilancio dello stato.

La Germania acquista titoli italiani e spagnoli, con i quali finanzia il sistema pensionistico privato, mentre, grazie ai tassi più bassi dei suoi titoli pubblici, può finanziare a tasso scontato le imprese, mettendo fuori mercato le imprese italiane che pagano maggiori imposte, maggiori spese di energia e maggiori tassi d’interesse; le imprese italiane riescono a lavorare solo pagando gli operai metà che in Germania. La Banca Centrale Tedesca sembra contrastare la Banca Centrale Europea, che ha sede pure a Francoforte, secondo l’informazione, è contraria a finanziare il debito degli stati, per non assumerne i rischi, però intanto acquista titoli di stato italiani e spagnoli, accettandone il rischio; allora le motivazioni sono altre e inconfessabili.

Se il credito bancario in Italia è caro e l’usura privata costa di più, bisogna considerare che le banche non vogliono dai privati interessi inferiori al rendimento dei loro titoli do stato, anche perché considerano il credito privato più rischioso e fino a oggi hanno avuto ragione, anche gli affitti hanno in media un rendimento pari a quello dei BTP; comunque, a volte le banche, grazie a regalie, hanno prestato denaro anche a imprenditori che sapevano che stavano per fallire.

L’Italia, finiti gli anni del terrorismo, con  mafia, massoneria e chiesa tra loro corrispondenti,  come una colonia, sta pere essere distrutta da euro, pareggio di bilancio, trattati di Maastricht, Fiscal Compact, Fondo Salvastati e aiuti italiani a paesi europei che stanno peggio di noi; intanto in Europa giacciono 59 di miliardi di euro di fondi europei destinati all’Italia e, a causa della nostra burocrazia, non utilizzatati; inoltre, piovono multe sull’Italia, per i ritardi della sua politica, della sua burocrazia e della sua giustizia. Dalla sua nascita, per l’Italia l’Unione Europea è stata una passività e ha contribuito largamente a far aumentare il suo debito pubblico; ci hanno costretto a crederle partiti screditati, incapaci di riformare l’Italia, perché al soldo delle lobby che controllano la legislazione.

Oggi la propaganda vuole occultare la verità, la globalizzazione sta mettendo da parte democrazia, laicità, critica, ragione, costituzione e libero pensiero; Monti vuole esautorare il parlamento e si è dichiarato contrario alla concertazione con le parti sociali e sindacati, la sinistra, che ama Monti, bela e non reagisce, il potenziamento dell’esecutivo e del capo del governo era nel programma di Berlusconi, ma allora non se ne poteva discutere. Bisogna ricordare che Monti non è stato eletto, è agente e commissario di poteri forti finanziari internazionali e della chiesa, rappresenta la finanza internazionale, la confraternita babilonese o massoneria, nelle sue varie articolazioni, inoltre Goldman Sachs e Moody’s.

L’aristocrazia, che include l’alto clero, vuole riprendersi tutto il potere, perciò l’aspirazione di un ritorno al medioevo è vecchia, fascismo e nazismo, con lo stato autoritario, guardavano al medioevo; nel 1918 in Germania, dal barone von Sebottendorf, fu fondata la società Thule, che ispirò il partito nazista, e creò una società di cospiratori, loro capo era il massone principe Johannes von Thurn und Taxis, erede della nobiltà nera veneziana.

La società Thule era in contatto con la TFP, cioè tradizione, famiglia e proprietà, che voleva il ritorno al medioevo ed era forte in America Latina; la TFP, come la società Thule, voleva la controrivoluzione e la rottura con il rinascimento, per restaurare il medioevo, perché per essa gli uomini non sono uguali, s’ispirava all’ordine medioevale del benedettino Cluny.

La chiesa non ha mai amato la democrazia, anche per il vescovo Marcel Lefebvre, ora riabilitato dal papa, gli uomini non sono uguali; per il TFP la specie umana è divisa, come nell’India braminica, nelle classi di preti, nobili e popolo, esattamente come nel medioevo; per i tradizionalisti, nel medioevo il popolo stava meglio perché era legato alla terra, era protetto e non poteva essere cacciato, cioè aveva più diritti di un operaio moderno e coltivava anche un suo pezzo di terra.

 Nunzio Miccoli             www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

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LE SCRITTURE EBRAICHE E CRISTIANE

Il mito rappresenta il pensiero fantastico ed è una caratteristica dei primitivi e dei bambini, infatti, la psicologia di primitivi e dei bambini sono molto simili, i miti nacquero nella protostoria e alimentarono il fascino dei capi delle nazioni, sono una speculazione sull’origine delle cose; gli antenati mitici erano visti come fondatori di arti, tecnologie e istituzioni, questi eroi, condottieri e legislatori, furono anche divinizzati. Gli antichi eroi sono stati i capi delle nazioni e spesso sono stai divinizzati, tra loro ricordiamo Mosè, Ercole e Romolo.

Gli antichi, nel periodo della protostoria, cioè tra la preistoria e la storia, fantasticavano come bambini e creavano i miti, erano timorosi della natura, vittime di paure e di ansie, i miti nacquero con l’ignoranza, lo stupore e la paura. Gli antichi ebrei avevano i terafin, specie di idoli e divinità domestiche, i romani avevano come divinità domestiche i penati, i lari, che erano immagini degli antenati, e i mani, le anime dei morti domestici.

I primitivi guardavano il mondo con gli occhi di un bambino, con i miti si volevano spiegare i misteri della natura, si voleva anche vincere paure e ansie; i miti nacquero con l’ignoranza, lo stupore, la superstizione e la paura, poi fornirono la base della religione, perché l’insicurezza dell’uomo e il suo bisogno di protezione, spingono alla fede religiosa. Secondo il mito greco, Prometeo aveva creato l’uomo e gli aveva insegnato le arti, mentre Vulcano gli aveva insegnato la lavorazione dei metalli; anche le religioni hanno conservato pratiche magiche, nel cristianesimo lo sono la messa, l’esorcismo, i sacramenti, ecc.

Oggi i maghi sono seguiti più da una clientela che dalla società, sono ottimisti perché credono di poter dominare la natura, la magia bianca è benefica, quella nera è malefica; la magia omeopatica postula che e cose che si somigliano sono le stesse, quella contagiosa che quelle che sono state a contatto hanno le stesse proprietà, quella simpatica che l’offesa all’immagine ferisce anche il rappresentato.

Anche Mosè era un mago, divinatore e astrologo, i magi di Persia erano maghi e astrologi ed erano una casta sacerdotale e una tribù come i leviti ebrei, anche i bramini indiani sono una casta sacerdotale. Ai primitivi il nome era attribuito all’adolescenza, dopo una cerimonia d’iniziazione e dopo aver individuato alcune caratteristiche dell’individuo, lo abbiamo visto anche con i pellirosse americani; questo nome, che corrispondeva al soprannome dei tempi moderni, era capace di condizionare le sorti e i comportamenti di chi lo riceveva.

Il neo-platonismo fu una filosofia della salvazione e fornì una base filosofica al cristianesimo, suo fondatore fu Ammonio Sacca di Alessandria d’Egitto (2° secolo) maestro di Origene e di Plotino, il misticismo cristiano è essenzialmente neo-platonico. Aristarco di Samo e i pitagorici avevano una concezione dell’universo più vicina alla realtà della bibbia, per Aristarco (310-230 a.c.) il sole era al centro del sistema solare e la terra ruotava su un asse inclinato, determinando le quattro stagioni.

Per Ovidio (43 a.c. 18 d.c.) il caos precedette l’universo ordinato, poi Dio separò le acque dalla terra e il cielo dal mare; per i greci Prometeo creò l’uomo, gli insegnò le arti e gli regalò il fuoco, mentre Vulcano gli insegnò la lavorazione dei metalli. Anche Zeus provocò un diluvio universale, dal quale si salvarono solo i coniugi Deucalione e Pirra, che approdarono con una nave sulla cima del Parnaso, era un mito come quello degli assiri-babilonesi e degli ebrei; gli eroi antichi, come Mosè, sono stati i creatori delle nazioni, e sono stati divinizzati come Ercole; Perseo, Sargon, Mosè, Romolo e Remo furono abbandonati alle acque, è un altro caso di sincretismo transnazionale.

Tra i greci, Xenofane era monoteista, Eraclito disprezzava gli idoli, Euripide negava che gli dei fossero simili all’uomo, Platone credeva l’anima immortale e alla retribuzione nell’altra vita, Plutarco era monoteista e affermava che Dio era buono mentre il male era opera di demoni; Pitagora sostenne il monachesimo e affermò che la materia era all’origine del male, gli stoici dicevano che Dio era immanente nell’universo e consideravano i sacrifici un insulto alla divinità, Cicerone (106-43 a.c.) credeva a un Dio unico creatore dell’universo, nella Provvidenza e nell’immortalità dell’anima.

Dalla somma di animismo, magia, mito, astrologia e teologia, nacque la religione, per i cristiani il dolore santifica, per i primitivi aumenta le energie vitali; la stregoneria è già religione, perché si fonda sull’organizzazione sociale, anche se può essere povera di mitologia. Il totem, collocato in una radura o in un centro di raccolta, era il genio protettore, in genere era un animale, era l’emblema della tribù, da esso derivarono dei locali e santi locali.

Con il tempo, il totem fu portato in battaglia, come le aquile romane, fu rappresentato in statue e in stendardi precedenti i combattenti. Gli stemmi delle case nobiliari rappresentavano l’animale totemico di un clan primitivo, cioè di una famiglia allargata; l’astrologia e la divinazione nacquero nell’ambito della magia, i primitivi erano abituati a fissare le stelle, allora il cielo era anche più terso, con l’astrologia si pretese di leggere negli astri il destino delle nazioni e degli uomini.

La coincidenza del potere religioso con quello politico era particolarmente rilevante in Israele, in altre culture, anche antiche, i poteri erano separati; i sacerdoti di Israele erano anche governanti, giudici, legislatori e beneficiari del gettito fiscale, detenevano una somma di poteri assoluti. Il battesimo, praticato in Medio Oriente e India, era una cerimonia magica d’iniziazione e purificazione, che toglieva i peccati e le malattie, che erano visti come una conseguenza; si era capito che l’igiene teneva lontani gli spiriti maligni, cioè i batteri cattivi che facevano ammalare; la circoncisione era una cerimonia d’iniziazione all’adolescenza.

Il mito di Caino e Abele, l’unico ebraico, ricorda la lotta per la terra tra popoli agricoltori e allevatori, il diluvio ricorda una grossa alluvione locale; si credette a un diluvio universale a Babilonia, in Persia, in Israele e in Grecia. Il peccato originale ricorda l’età felice dell’oro, cioè prima della caduta o decadenza dell’uomo, quando questo era immortale e non lavorava.

L’uomo teme la morte, di più la morte per fame, di più la morte violenta e di più teme di essere mangiato, questo timore superstizioso è di origine animale; teme il lavoro, soprattutto quello fisico, che appare come una costrizione, sul quale non si può autodeterminare, esattamente come avviene nella schiavitù; i lavoratori più liberi sono gli artigiani e i contadini, gli unici uomini liberi sono quelli che vivono del lavoro degli altri, sono detti uomini d’onore.

Nella magia, nella stregoneria e in religione sono importanti le formule magiche, ripetute dai celebranti e di significato oscuro per il pubblico, la messa in latino svolgeva questo ruolo e alimentava il mistero sulla cerimonia. Gli sciamani sono stregoni che operano in stato di trance, come i medium, spesso sono malati nervosi, epilettici o isterici; sono visti dagli uomini come esseri sovrumani, in contatto con il mondo degli spiriti, sono considerati mediatori tra gli spiriti e gli uomini. Ci sono stati malati nervosi anche tra profeti, vati, veggenti e tra santi cristiani; Santa Teresa, Socrate e Pascal non furono esenti da allucinazioni. Amuleti e talismano servono a proteggere dal male, sono dei portafortuna, lo stesso ruolo lo svolgono le medaglie di santi e i crocefissi appesi al collo.

I simboli sono usati in religione, scienze e matematica, servono ad abbreviare l’esposizione e i teoremi, sono un superlinguaggio figurato che supera l’inadeguatezza del linguaggio ordinario, servono anche a comunicare dei valori. Sono simboli statali la bandiera e il trono, simboli religiosi la croce, l’altare, il pastorale o bastone di comando, che ricorda che il governante è pastore e il popolo è il gregge; sono simboli gli stessi numeri.

Poiché l’antropomorfismo rischiava di trasferire a Dio forme e comportamenti umani, per non sminuire la divinità, in Israele si cominciò chiamare Dio con pseudonimi, come angelo di Dio, spirito di Dio, verbo o parola di Dio; col tempo, questi attributi, per ipostatizzazione o personificazione, divennero personaggi distinto da Dio. Quindi il politeismo, scacciato da Abramo e Mosè dalla porta, rientrò dalla finestra, accadde con gli angeli per gli ebrei e con Cristo e lo spirito santo dei cristiani.

Il dogma della trinità fu un espediente per riportare le divinità dalla pluralità all’unità, per conciliare un politeismo pratico con un monoteismo teorico, però poi il panteon cristiano si arricchì anche del culto della madonna e dei santi. Alla vigilia dell’era volgare, un egiziano aveva fatto notare che Geova in copto significava asino, perciò gli ebrei limitarono ancora di più l’uso del nome, sostituendolo con il verbo o Signore; dal nome ebraico di Dio, Elohim (plurale di maestà, cioè dei), deriva Allah degli arabi.

Anche intorno a Cristo è stata costruita una mitologia, il mito dà una risposta sull’origine dei costumi e delle tecnologie, molti popoli cedettero che l’uomo fosse stato plasmato d’argilla; da Babilonia, all’Oceania, ai pellirosse d’America è diffuso questo mito della zolla di terra. La bibbia sostiene che, dopo 900 anni dalla creazione, l’uomo suonava l’arpa e lavorava il bronzo e che prima del diluvio fosse erbivoro, malgrado Abele fosse pastore.

La lotta tra Caino e Abele simboleggia la lotta tra popolo agricoltori e popoli pastori, Abele rappresentava Israele che era pastore, Caino invece rappresentava la civiltà agricola di Canaan, che resisteva alla penetrazione dei nomadi ebrei, Abramo, infatti, era pastore. Gli ebrei erano semiti provenienti dal sud del Mar Caspio, culla del ceppo caucasico, da cui derivarono camiti, semiti e ariani, con differenze soprattutto linguistiche e culturali, più che somatiche, perché la pelle più scura dei camiti era un adattamento al clima caldo dell’Africa.

Per quanto riguarda il mito della nascita di Mosè, re Sargon (2.380 a.c.), della dinastia di Accad, ebbe un’origine simile alla sua; anche nel mondo ellenistico esistevano profeti, vati e veggenti, le profezie bibliche però furono aggiunte a fatti verificati, anche Virgilio, con finzione poetica, fece predire a Giove il destino dei troiani e la grandezza di Roma. I veggenti erano spesso malati nervosi che avevano allucinazioni o si procuravano allucinazioni con allucinogeni, Budda otteneva questo risultato con dei funghi, alcuni segni del profetismo ebraico sono la schizofrenia delirante e la paranoia.

La bibbia ebraica o Tanakh fu composta in ebraico dal X secolo al II secolo a.c. poi, dal V secolo a.c., con ritorno dalla diaspora babilonese, iniziò la compilazione scritta; alla vigilia dell’era volgare videro la luce anche apocrifi ebraici, scritti in ebraico, aramaico e greco. Dal III secolo al I secolo a.c., gli ebrei di Alessandria tradussero in greco la bibbia ebraica, nacque così la bibbia dei settanta, mentre in Palestina se ne faceva la traduzione in aramaico o targum. Il canone biblico o misura in ebraico, si divide in canone ebraico, samaritano, ortodosso, cattolico, protestante, copto e siriano, i testi al di fuori del canone sono detti apocrifi o deuterocanonici.

Il canone definitivo ebraico palestinese nacque alla fine del I secolo d.c., un po’ prima delle prime scritture gnostiche-cristiane. La traduzione greca dei settanta includeva libri non usati a Gerusalemme, perciò, il canone palestinese costituiva un canone breve, quello alessandrino un canone lungo; i primi cristiani adottarono la versione del vecchio testamento dei settanta. Il cantico dei cantici fu inserito in ritardo nella bibbia ebraica e ne furono esclusi i Maccabei.

Dagli ebrei furono considerati non canonici i libri non scritti in ebraico, il Siracide, i libri cristiani e gli apocrifi del vecchio testamento. Il canone ebraico consta di 24 libri, per raccordarlo al canone cristiano dei settanta, bisogna contare separatamente i dodici profeti minori, i due libri di Samuele, i due libri di Re, Esdra, Neemia e i due libri di Cronache, così si hanno 39 libri. Il canone samaritano conteneva solo i cinque libri della Torah o Pentateuco e Giosuè.

La traduzione dei settanta contiene apocrifi per ebrei e protestanti, cioè i libri di Giuditta, Tobia, primo e secondo libro dei Maccabei, Sapienza di Salomone, Siracide, Baruc, la lettera di Geremia e le aggiunte a Daniele ed Ester. I vangeli si basano su una raccolta proto-evangelica, la cosiddetta fonte Q; tutto il nuovo testamento è letteratura sub-apostolica, perché risale al II secolo, cioè dopo la morte degli apostoli; gli apocrifi del II secolo furono protocristiani, soprattutto gnostici e soprattutto gentili, Marco originale era protocanonico.

Il pentateuco o Torà o legge mosaica è uno sforzo collettivo attribuito a Mose, si tratta di leggi consuetudinarie secolari e di leggi naturali sentite dal popolo, raccolte e ordinate da legislatori; le vecchie leggi del codice dell’alleanza, cioè il trattato fatto da Israele con Dio, e quelle del deuteronomio hanno delle differenze, perché il diritto ebraico si era evoluto quando il popolo si era trasformato da nomade in sedentario.

Quindi, il rispetto verso la legge di Mose non era il rispetto verso una legge univoca e immutata, perché anche le norme si evolvono con i costumi. A quei tempi il popolo aveva un atteggiamento reverenziale e acritico verso le scritture e la legge non sanciva l’eguaglianza degli uomini, la schiavitù era ammessa, la donna aveva meno diritti degli uomini e i primogeniti avevano più diritto degli altri fratelli.

Durante il giubileo, ogni 50 ani, si liberavano gli schiavi e si rimettevano i debiti, probabilmente questo istituto non ebbe mai pratica applicazione, però rivelava una sensibilità nei legislatori, colpiti da danni dell’usura che rendeva schiavi gli uomini; l’usura era vietata dalla legge e per i debiti ci si vendeva anche schiavi, accade ancora oggi nel terzo mondo. La pasqua ricordava la fuga dall’Egitto e segnava l’inizio del raccolto, la pentecoste la fine, i tabernacoli la vendemmia; queste feste erano legate al ciclo agricolo di un popolo divenuto da allevatore agricoltore e forse erano state prese dai precedenti popoli di Palestina.

Gli ebrei erano convinti di essere i soli depositari della vera religione, è lo stesso atteggiamento odierno dei musulmani, il che li faceva essere sprezzanti verso i pagani, che rispondevano con sentimenti antisemiti e osteggiavano i costumi ebraici; gli ebrei erano contro i matrimoni misti e per loro, entrare nella casa di un pagano, determinava un’impurità e impediva di accostarsi all’altare. Come fanno oggi i musulmani con ebrei e cristiani, gli ebrei chiamavano i pagani cani e porci.

Gli esattori per cono dei romani o pubblicani erano considerati impuri per i rapporti con romani, i pubblicani erano dichiarati incapaci di testare e la loro casa era maledetta; gli ebrei non tolleravano il censimento generale dei romani, perché questo era alla base dell’imposizione fiscale, per loro l’imposta era dovuta solo al tempio e il denaro prelevato dall’erario romano era considerato rubato e atto di vassallaggio, Giuda il galileo diceva che era atto di paganesimo pagarla.

Gli ebrei erano sessuofobi, condannavano adulterio, incesto, omosessualità e prostituzione, per loro contaminava tutto ciò che aveva relazione con la nascita, la vita e la morte dell’individuo; per San Paolo, com’è richiesto oggi nell’Islam, le donne dovevano portare il velo, non potevano insegnare e non avevano diritto alla parola nelle assemblee, le quali per gli ebrei maschi erano libere tribune. Nel tempio di Gerusalemme le donne erano separate dagli uomini; gli ebrei si riposavano un giorno su a sette, in occidente questo giorno di riposo divenne poi una conquista sindacale; la cultura ebraica era la loro religione, oggi è così in alcuni paesi islamici.

Alla base di una cultura ci sono lingua, religione e costumi, prima di essere chiusi nei ghetti, gli ebrei non avevano disdegnato vivere separati, rifiutando di integrarsi, così conservarono la loro cultura e la loro religione e, diversamente da altri popoli estinti, sono giunti fino a noi. L’astrologia giudaica derivava dalla religione astrale assiro-babilonese, dalla quale gli ebrei presero gli angeli Michele, Gabriele e Satana; con il dualismo e il manicheismo, Satana divenne il principe del male. Le arpie dei greci, gli angeli della bibbia, i geni degli assiri e dei babilonesi, la sfinge egiziana erano metà bestie e metà uomini, poi gli ebrei cercarono di rendere gli angeli sempre più umani.

La prima apocalisse fu il libro di Daniele, poi scrissero apocalissi Enoch, Esdra, quindi vennero l’apocalisse di Giovanni e le apocalissi apocrife di Pietro e di Paolo; gli ebrei aspettavano il regno di Dio, cioè il ritorno dell’età dell’oro, alla fine delle ere, allora il mondo sarebbe stato sotto una sola legge, però l’avvento sarebbe stato preceduto da calamità naturali, perché il diavolo, rotti i ferri che lo tenevano legato, si sarebbe avventato sulla terra.

Mentre Cicerone e Aristotele affermavano che era impossibile trovare un nobile pensiero negli artigiani, i farisei erano artigiani, Hillel era falegname come Gesù, San Paolo era costruttore di tende e tanti apostoli furono pescatori. Gli Hilleliti ammettevano all’insegnamento anche poveri e peccatori, Hillel fu il primo codificatore del metodo talmudico; distrutto il tempio, i cristiani videro ostili, ricambiando, tutti i farisei, autori del commento rabbinico o Midrash e animatori delle sinagoghe dal III secolo a.c.

Secondo Giuseppe Flavio, i sadducei servivano i romani, gli zeloti li combattevano e i farisei erano neutrali, massima autorità dei farisei erano gli scribi o dottori della legge, che avevano una sinagoga anche dentro il tempio, nella quale istruivano i fanciulli; facevano parte del Sinedrio scribi, sacerdoti e anziani, il sinedrio aveva anche un comitato esecutivo. I farisei seguaci di Hillel predicavano la mansuetudine, la carità, l’amore verso il prossimo e la misericordia.

Invece i seguaci di Shammai erano formalisti, predicavano tanti comandamenti, insegnavano solo ai ricchi e osservavano rigorosamente la legge. La virtù cristiana dell’umiltà è d’origine hillelita; il talmud contiene la frase poi citata da Gesù: “Chi si umilia sarà innalzato e chi si esalta sarà abbassato”; il talmud, iniziato nel IV secolo a.c., rimase orale fino al II secolo d.c. e fu poi riportato per iscritto, dopo la compilazione delle scritture cristiane.

L’espressione di Gesù: “Padre nostro che sei nei cieli” era comune ai farisei, Hillel era portato verso umili e pagani e insegnava prima di Gesù: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, prima di Gesù, rabbi Akiba e Hillel avevano detto: ”Ama il prossimo tuo come te stesso”; Gesù di Sirach o siracide aveva pronunciato aforismi non meno elevati di quelli di Cristo. Le chiese locali nacquero sul modello delle sinagoghe, dove erano ammessi i proseliti, cioè gentili simpatizzanti; prima di esse bloccati dalla chiesa trionfante, anche gli ebrei facevano proselitismo e conversioni.

Il talmud era una libera tribuna, è il commento rabbinico alla bibbia; Gesù conosceva la tradizione rabbinica e se ne serviva, la sinagoga era luogo di preghiera, di studio, era una scuola e una libera assemblea, gli interventi erano aperti a tutti, ma non alle donne, era presieduta da un rabbino. Cristo da vivo era stato in buoni rapporti con farisei seguaci di Hillel, con la sua morte, fu la guerra tra chiesa e sinagoga e chi affermava che Gesù era messia o peggio ancora Dio, era espulso dalla sinagoga, inoltre i giudei o giudaizzanti, polemicamente, erano attaccati alla legge di Mosè.

Farisei vuol dire separati, era il partito dei devoti o puritani, però il fariseo si faceva chiamare anche maestro, mentre, secondo i vangeli, Cristo rifiutò il titolo, probabilmente però l’autore voleva solo rimarcare la sua personale antipatia verso i farisei e i giudaizzanti, non sapremo mai come si sono svolti veramente i fatti. Cristo apparentemente, se è esistito, ma è difficile, non conobbe la filosofia di Filone, ma conobbe la dottrina di Hillel, degli esseni e del Battista.

Tra i farisei, gli scribi erano i dottori colti della legge, Anna fu sommo sacerdote dal 6 al 25, suo genero Caifa dal 26 al 36, la classe sacerdotale era ostile ai movimenti popolari e legata ai romani, diversamente dagli zeloti, era collaborazionista, l’alto clero apparteneva al partito sadduceo. Il sinedrio era composto di anziani, sacerdoti e scribi ed era presieduto dal pontefice o sommo sacerdote; i sacerdoti del tempio erano numerosi, erano sommi sacerdoti anche quelli decaduti dalla carica. I sadducei, diversamente dagli zeloti, non disprezzavano la cultura greca, ma erano ortodossi della tradizione, cioè non avevano accettato le innovazioni come l’immortalità dell’anima, l’inferno e la resurrezione dei corpi.

In Israele i sacerdoti erano stati giudici, legislatori e governanti, avevano sommato tutti i poteri, però, sotto i romani, la carica era decaduta e appaltata e i sommi sacerdoti erano spesso sostituiti; i sacerdoti erano controllati dai romani, in teoria sanzionavano i peccati, cioè avevano potere giudiziario, ma non potevano comminare la pena di morte; i romani annullavano le decisioni più importanti dei sommi sacerdoti, i quali, in compenso, per stare buoni, avevano forti entrate fiscali.

Gli zeloti rappresentavano il partito nazionalista, nel 45 a.c. Antioco IV Epifane introdusse una statua di Zeus nel tempio e ci fa la rivolta nazionalista dei maccabei; anche Caligola (12-41), cercò di introdurre una sua statua nel tempio e provocò un’altra rivolta. Gli zeloti rifiutavano il tributo a Cesare e consideravano la sua immagine scolpita sulle monete, un peccato contro il primo comandamento.

L’imperatore Claudio (10 a.c.-54 d.c.), a causa dei moti dei nazionalisti, espulse tutti gli ebrei da Roma, nel 6 d.c. in Palestina un’insurrezione di zeloti fu capeggiata da Giuda di Gamala, detto il galileo, che si era ribellato al censimento di Quirino, che, grazie a esso, aveva introdotto l’imposta di testatico o di famiglia; la legge mosaica vietava il censimento generale, ammetteva solo quello dei combattenti, gli zeloti consideravano l’imposta suddetta un’empietà, perché, secondo loro, le tasse erano riservate solo al tempio.

Nel 35 d.c. gli zeloti si ribellarono a Pilato, che aveva confiscato il tesoro del tempio per costruire l’acquedotto a Gerusalemme, in quell’occasione Barabba uccise un soldato romano; dal 66 al 70 d.c., gli zeloti fomentarono un’altra ribellione e Gerusalemme e il Tempio furono distrutti dai romani di Tito; un’altra rivolta ci fu dal 132 al 136, sotto il messia Simone Barcocheba, sostenuto dal grande rabbino Akiba.

Girolamo (347-420) tradusse la Volgata latina da testi ebraici, però i masoreti ebraici, che erano farisei, avevano incluso nel testo osservazioni critiche e glosse, errori di copisti e di traduttori; il testo era stato già alterato anche prima del controllo dei masoreti, fin dal tempo di Mosè; il midrash è il commento rabbinico alle scritture, che non possediamo in originali. I masoreti introdussero punti e linee, per le vocali, la punteggiatura e la pronuncia, tuttavia ci sono arrivate pronunce e vocali diverse, che a volte cambiano il senso di una frase; il testo masoretico fu iniziato dai rabbini o farisei nel II secolo a.c. e fu riportato per iscritto nella seconda metà del I millennio d.c.

Il targum è il testo della bibbia ebraica in aramaico, la lingua che sostituì l’ebraico in Siria e Palestina al ritorno dalla cattività babilonese, questo testo eliminò l’antropomorfismo di Dio, però il traduttore dell’originale ebraico di Giobbe rimanipolò completamente il testo. I cristiani non si comportarono diversamente, l’epilogo di Marco (16.9-20) è un’aggiunta e non si trova nei manoscritti più antichi; una glossa è stata trovata nella prima lettera di Giovanni (5,7) e non si trova nei testi più antichi, afferma: “Vi sono tre testimoni in cielo, il padre, il figlio e lo spirito santo”, evidentemente il libero traduttore sosteneva la trinità.

Nel corso dei secoli, copisti e traduttori riversarono il loro stile su originali più scarni, anche perché gli ebrei avevano un vocabolario molto ristretto; per tutte queste ragioni, l’opera di falsificazione della bibbia appare ininterrotta nel corso dei secoli. Il pentateuco è attribuito a Mosè, evidentemente, la parte che parla della sua morte, è stata aggiunta da altro autore, però l’autore dei primi capitoli di Genesi è detto Jahvista perché chiama Dio, Geova, l‘autore che parla della vocazione di Adamo è chiamato Elohista, perché chiama Dio, Elohim, al plurale d’intensità; questo fatto rivela la mano di due autori diversi, queste manipolazioni sono avvenute anche negli altri libri.

I più antichi manoscritti biblici sono stati rinvenuti nel 1947 a Qumran, nel Mar Morto, sono opera della comunità monastica ebraica degli esseni, il manoscritto più antico è del 250 a.c., tra essi, è stato rinvenuto anche il profeta Isaia al completo. Il testo masoretico ebraico (masora vuol dire in ebraico tradizione) costituì per gli ebrei il testo definitivo, include le osservazioni critiche a opere dei rabbini e fu iniziato nel 2° secolo a.c.

I testi premasoretici pervenuti fin a noi sono quelli di Qumran, la traduzione dei Settanta e la Volgata latina. La divisione in capitoli e versetti della bibbia fu dovuta a S. Langton (XIII sec.) e R. Estienne (XVI sec.), negli originali delle opere questi mancavano e non esistevano nemmeno i titoli; la tradizione ebraica segue un canone alessandrino e un canone palestinese, il secondo s’impose presso i rabbini, il talmud è d’origine babilonese e palestinese.

La versione greca dei Settanta nacque nel III secolo a.c. in Egitto, patrocinata da Tolomeo II, in essa il testo di Gobbe è molto più corto dell’originale, in questa versione è scritto che Mosè parlava in visione con Dio, invece che faccia a faccia, com’è scritto nell’originale ebraico. La volgata latina di San Girolamo nacque alla fine del IV secolo e fu stampata la prima volta nel 1453 a Magonza, costituendo il primo libro stampato; nel 1546 il concilio di Trento la dichiarò unica traduzione autentica della bibbia, però già nel 1592 Clemente VIII ne fece fare un’edizione corretta e riveduta, che conteneva a sua volta altre imprecisioni.

La bibbia è opera umana, di sacerdoti ebrei, di scribi, rabbini e dirigenti cristiani; le vicende bibliche sono il risultato d’azioni naturali e umane e non d’interventi divini. Le scritture ebraico-cristiane si possono dividere in sette parti: il Pentateuco, i libri storici, i libri poetici, i libri profetici, i vangeli, gli scritti apostolici, i vangeli apocrifi e le eresie. I libri del nuovo testamento sono stati divisi in storici, epistolari e apocalittici; per noi, lettori moderni, ogni libro della bibbia equivale a un capitolo della bibbia.

Il primo canone si ebbe al concilio di Nicea (325), sotto il vescovo Ireneo e l’imperatore Costantino, mentre il canone alessandrino fu imposto da Sant’Agostino (354-430); il concilio di Trento (1545-1565) fissò definitivamente il canone biblico in 73 libri, dei quali 46 appartengono al vecchio testamento e 27 al nuovo; però, secondo gli ebrei, i libri canonici, tutti del vecchio testamento, sono 24, secondo i protestanti sono 66, tra vecchio e nuovo testamento.

I libri del vecchio testamento non ispirati per ebrei e protestanti o deuterocanonici, quindi non inseriti nel loro canone, sono: Tobia, Giuditta, Sapienza, Ecclesiastico, Baruch, l’epistola di Geremia, i Maccabei e le aggiunte di Ester e Daniele; aggiunte però che esistono in tutti i libri della bibbia, Baruch o Baruc denuncia la mano di tre autori diversi; per gli ebrei, i libri ispirati cessarono nell’anno 200 a.c. Alla metà del II secolo d.c. nacque il cristianesimo gnostico e alla fine del 200 d.c. cominciarono a nascere le altre scritture cristiane, prima ariane e poi cattoliche; gli ariani erano nati nell’ambito dello gnosticismo.

Il cristianesimo è un prodotto del sincretismo giudaico-pagano, non abbiamo gli originali delle scritture e nessun libro della bibbia è autografo, le sacre scritture sono falsi di generazioni di uomini estranee a Dio; forse solo l’Ecclesiastico ha un autore certo, cioè Giosuè o Gesù di Sirac, detto il Siracide, il nome degli autori dei libri è stato identificato dalla tradizione con il personaggio più eminente di ogni libro.

Tra i fatti e la redazione s’inserì la tradizione che li ingigantiti e li alterò, altre manipolazioni o falsificazioni avvennero per colpa di copisti, traduttori e commentatori, che inserirono le loro note nel testo; il tutto a fini apologetici della religione e in ottemperanza ai desideri della burocrazia religiosa. Per la mancanza degli originali, alcune di queste manipolazioni sono state accertate, altre no.

L’opera di corruzione dei testi cessò alla fine del IV secolo d.c., quando nacque la Volgata latina di San Girolamo (347-420); da allora il contenuto dei libri canonici e rimasto quale noi lo conosciamo, l’ispirazione divina dei testi sacri è affermata anche per le altre grandi religioni, cioè per il corano e i libri religiosi indiani. L’uomo ha creato i libri sacri e la sua visione di Dio, in definitiva Dio stesso, la stessa dottrina della salvezza generale dell’umanità, annunciata dal regno di Dio, non è altro che la risposta dell’uomo alle sue ansie, alle sue aspirazioni di giustizia e alle sue speranze.

La bibbia fa capire che l’età dell’oro è esistita a principio con il paradiso terrestre, dove non si lavorava per vivere e si era immortali, e tornerà alla fine con il regno di Dio, che restituirà all’uomo l’originaria purezza e immortalità e lo libererà dalla schiavitù del lavoro. L’uomo ha sempre considerato il lavoro una costrizione, al quale si sottraevano solo gli uomini liberi o uomini d’onore, spesso liberati anche dalle tasse e muniti di altri privilegi; così la pensavano i romani e gli aristocratici medioevali europei; furono i rabbini a rivalutare il lavoro fisico, ritenendo un dovere morale per loro l’esercizio di un lavoro artigiano.

Poiché la bibbia è ispirata, dovrebbe essere immune da errori, però Agostino avvertiva che se c’imbattiamo in un passo che ci sembra in contrasto con la storia, con la scienza e la realtà, dobbiamo affermare: “ Qui o c’è uno sbaglio del copista, o il traduttore non ha reso bene l’originale o io non capisco”; se vi è contrasto tra bibbia e insegnamento della chiesa, bisogna seguire l’altro consiglio di Agostino: ” Non questo afferma la divina scrittura, ma questo intende solo l’umana ignoranza”. Comodo no?

La bibbia è stata scritta in epoca tanto diversa dalla nostra, lo stesso senso letterale è reso difficile perché applicato a lingue morte, come l’ebraico e l’aramaico, prive nella forma scritta di vocali, punteggiatura e capitoli; oltre il significato elettorale esisteva quello simbolico. Per contrastare le eresie, la chiesa cattolica si arrogò il diritto di interpretare le sacre scritture e fu ostile alla libera traduzione, alla libera lettura e al libero esame della bibbia.

La parola della bibbia va inquadrata nella precisa cornice storica e geografica, le lingue usate sono state ebraico, aramaico e greco antico; se i libri apocrifi sono quelli non ispirati, tutti i libri sacri sono apocrifi. La chiesa sostiene che gli scrittori ispirati e oracolanti sono immuni da errori, però non si spiegano le contraddittorie testimonianze dei diversi autori, soprattutto nei vangeli; comunque, nelle varie religioni, sono stati tanti quelli che hanno preteso di parlare per bocca di Dio.

I masoreti ebraici facevano osservazioni critiche alla bibbia ebraica e fissarono definitivamente il testo dei libri sacri e nel VI secolo d.c., riportarono per iscritto il Talmud, cioè la tradizione orale ebraica, che affiancava la bibbia ebraica, esisteva un Talmud babilonese e un Talmud palestinese. La versione greca della bibbia ebraica, detta dei settanta, è stata composta tra il II e il III secolo a.c., alterando il testo ebraico; la Volgata latina di San Girolamo è della fine del IV secolo d.c., questo spesso si basò più sul senso che sulla lettera delle scritture, però il concilio di Trento (1545-1565) sanzionò l’autenticità della sua Volgata.

La chiesa cattolica si oppose alla traduzione libera dei testi sacri; per paura delle eresie, vari concili proibirono le traduzioni non approvate dai vescovi, per questo, per il mercato delle indulgenze e per la mancata riforma della chiesa, scoppiò la rivoluzione protestante; con l’indice dei libri proibiti, approvato dal concilio di Trento, si prescrisse che non si potevano leggere le traduzioni della bibbia in lingua volgare, senza licenza del vescovo o del Sant’Uffizio.

Il codice di diritto canonico richiede la censura preventiva sulle pubblicazioni bibliche, in questo momento però, a causa della rivoluzione liberale subita dalla chiesa, la prescrizione riguarda solo le case editrici cattoliche; intanto i protestanti continuano nella loro libera traduzione e con la loro analisi critica della bibbia che, fino ad oggi, ha dato vita ad approfondimenti critici molto validi e interessanti.

Nel 1947 sul Mar Morto furono scoperti i testi dei monaci ebraici esseni, precursori dei cristiani, contenenti libri sacri, apocrifi e libri sconosciuti, tra cui Isaia al completo, la loro redazione andava dal IV secolo a.c. al I secolo d.c.; da questi testi si evince che le maggiori manipolazioni sono state fatte dalla tradizione, più che dalla traduzione. I popoli antichi, che si tramandavano i fatti, erano vittime di suggestioni e superstizioni, perciò la parola biblica va inquadrata nella precisa cornice cronologica, storica, geografica, culturale e linguistica.

Gli autori ufficiali della bibbia sono tutti ebrei, eccetto Luca, gli autori veri non si conoscono, anche se sono per lo più ebrei, mentre gli autori degli apocrifi sono per lo più gentili convertiti; la chiesa afferma che i libri canonici sono stati ispirati dallo Spirito Santo e hanno Dio come autore, inoltre, ne rivendica il monopolio nell’interpretazione. Secondo le cronologie bibliche, passarono circa 2.000 anni dalla creazione ad Abramo, 2000 da Abramo a Cristo, 2000 da Cristo a oggi; la scienza afferma che l’universo e l’uomo sono molto più antichi, però questi 6.000 anni sono gli anni della storia dell’umanità e dell’invenzione della scrittura.

Il popolo ebraico era un popolo caucasico, di ceppo semita, dal punto di vista culturale risentiva l’influenza di altre culture superiori, come quelle egiziane, caldee e babilonesi; nessuna cultura o religione è completamente originale, anche un poema babilonese parlava di creazione e di diluvio universale. Sotto il regno di Davide e Salomone (X secolo a.c.), Israele raggiunse la massima potenza e l’unità dello stato.

La tradizione ha attribuito il Pentateuco a Mosè e l’Iliade e l’Odissea a Omero, però questi libri sono opera della tradizione e sono opera di diversi redattori anonimi; infatti, esistono differenze di stile nel Pentateuco o Torà e nelle opere di Omero. Il Pentateuco o Torà è diviso in cinque libri: genesi, esodo, levitico, numeri e deuteronomio. Genesi è un racconto di tradizioni antichissime, anteriori alla nascita del popolo ebraico, si divide in due parti, la parte preistorica e la parte storica dei patriarchi; nella prima parte la parola di Dio è rivolta all’umanità intera, nella seconda parte al popolo ebraico.

Non sono indifferenti gli influssi egiziani sugli ebrei, che erano di casa in Egitto; dall’Egitto, dalla Grecia e dalla Persia gli ebrei, alla vigilia dell’era volgare, trassero l’idea dell’immortalità dell’anima. Melchisedech era sacerdote e re di Salem o Gerusalemme, la città, prima che fosse occupata dagli ebrei, era abitata dai gebusei; la tradizione ebraica fece passare Melchisedech per essere semidivino, capostipite di un ordine sacerdotale soprannaturale, anche perché non se ne conosceva la genealogia, come per gli altri patriarchi ebraici. Alla fine i cristiani rivendicarono a Cristo l’ordine sacerdotale soprannaturale di Melchisedech.

La religione ebraica iniziò ufficialmente con Abramo, capostipite degli ebrei, il quale si stanziò come pastore nomade a Canaan o Palestina, era originario della regione di Ur in Caldea e, introdotto dagli egiziani ai valori del monoteismo, fu poi convertito da Melchisedech alla religione di Geova. Il libro di Esodo e si articola in tre parti, oppressione del popolo e comparsa di Mosè, uscita dall’Egitto e promulgazione della legge e del codice dell’alleanza sul monte Sinai.

Il Pentateuco o Torà era il codice degli ebrei e prova che la vita civile degli ebrei era intimamente connessa con la religione, comunque, ci sono connessioni tra la Torà o Torah e il codice babilonese di Hammurabi. Il primo libro è Genesi, che traccia la protostoria e i miti di Israele, presi in gran parte ai babilonesi, il secondo libro è Esodo, che tratta dell’uscita dall’Egitto, guidata da Mose.

Il legislatore ebraico non furono né Dio, né Mosè (XIII secolo a.c.), perché le norme consuetudinarie e il diritto naturale, sentito dalle genti, nascono dalle tradizioni e dai costumi; Mosè non è certo che sia un personaggio storico, come Licurgo a Sparta, si limitò a raccogliere ciò che già esisteva, predisponendo un codice organico e univoco per tutti, esponendolo nella migliore chiarezza possibile, per dirimere le controversie tra il popolo. In Grecia Solone (635-559 a.c.) fece la stessa cosa, i codici servivano a ridurre l’arbitrarietà dei giudici nelle sentenze.

Forse la presenza degli ebrei nella terra di Gessen, sul delta egiziano, fa favorita dalla penetrazione degli Hyksos nel paese, della stessa razza degli ebrei, iniziata nel 1730 a.c.; nel 1570 gli invasori furono espulsi e gli ebrei furono resi schiavi. Forse gli ebrei nomadi erano stati mercenari degli Hyksos e rimasero in Egitto dal 1728 al 1513 a.c. per 430 anni; per altri però l’esodo avvenne nel 1290 a.c., sotto il faraone Ramsete II.

Il libro di Levitino prende il nome dalla tribù sacerdotale dei leviti, discendente di Levi, figlio di Giacobbe o Israele, alla quale appartenevano Mosè e suo fratello Aronne; contiene norme religiose raccolte da Mosè, attinenti ai sacrifici e ai cerimoniali. I leviti dirigevano il culto sacrificale del tabernacolo che, durante la loro vita nomade, era un santuario portatile che conteneva arca e candelabro.

Rispetto alle altre tribù, i leviti erano una casta sacerdotale privilegiata, con numerose entrate fiscali, erano legislatori, governanti, giudici e sacerdoti, rappresentavano un governo assoluto, tra loro erano i massimi sacerdoti e il sommo sacerdote; secondo alcuni, dall’Egitto furono cacciati ebrei residenti che appartenevano solo alla tribù dei leviti. Mosè era un ebreo divenuto alto dignitario alla corte del faraone, per soccorrere il suo popolo, si ribellò agli egiziani, come fece il capo germanico Arminio che, sotto Augusto, si ribellò ai romani, che prima aveva servito.

Levitico distingue l’olocausto, con la consumazione totale nel fuoco delle vittime, dal sacrificio, con cui una parte era bruciata e il resto era consumato da offerenti e sacerdoti; questo libro tratta dell’impurità di certi animali e fissa il calendario delle feste religiose. Il materiale contenuto nel libro appartiene a una tradizione premosaica, gli autori sono diversi e comunque legati alla casta sacerdotale.

Il libro di Numeri contiene il censimento del popolo ebraico combattente e il suo peregrinare nel deserto fino a Moab, cioè alle porte della Palestina, Mosè era assistito da settanta anziani; gli autori del libro sono diversi, il libro attesta che egli ebrei stavano per diventare una nazione sedentaria, da nomade che era stata, infatti, parla di diritto di eredità della terra per i figli e ripartisce Canaan tra le dodici tribù di Israele.

Mosè morì alle porte della terra promessa e il comando fu assunto da Giosuè, della tribù di Efraim, i leviti si erano alleati con altre tribù semite locali e Israele nacque pian piano come federazione militare di tribù, per la conquista della Palestina; com’è accaduto spesso tra arabi e beduini nomadi. Gli ebrei rimasero nel deserto del Sinai per 40 anni poi strariparono in Palestina, favoriti dall’indebolimento dei popoli che vi risedevano.

All’inizio l’infiltrazione fu graduale, poi ci fu l’invasione vera e propria, come avvenne con la caduta dell’impero romano; la prima tribù ad arrivare fu quella di Giuda a sud. Gli ebrei erano nomadi e pastori, mentre gli abitanti di Canaan sedentari, agricoltori e urbanizzati, abitanti terre fertili; il mito biblico di Caino e Abele, l’unico ebraico, perché gli altri furono presi dai babilonesi, mutuò da questa guerra, infatti, Caino, da Canaan, era agricoltore, Abele era pastore e rappresentava gli ebrei. Il conflitto rappresentava la lotta tra popoli agricoltori e popoli allevatori, è accaduto anche nella conquista del West americano.

Usciti dall’Egitto nel 1513, gli ebrei rimasero nel deserto del Sinai 40 anni e l’occupazione iniziò nel 1473, tuttavia il paese fu occupato completamente solo sotto la monarchia di Davide (XI-X secolo a.c.), perciò è probabile che l’esodo avvenisse nel XIII secolo a.c.; la tribù capofila, che iniziò la conquista, fu quella di Giuda, che occupò Gerusalemme e s’impossessò del culto di Geova; com’era inevitabile, tra le tribù ebraiche confederate ci furono anche contrasti territoriali.

Il deuteronomio contiene leggi nuove, è un adattamento alle condizioni di un popolo definitivamente non più nomade, lo scopo è anche il midrash o esaltazione di Dio, in pratica dei sacerdoti depositari della teocrazia; i testi sacri erano conservati dai sacerdoti ed anche per questo, cioè non solo perché ritenuti ispirati, erano visti come sacri. Da Giosuè fino alla monarchia, il potere sacerdotale prevalse su quello secolare, infatti, i sacerdoti volevano tutto il potere e perciò inizialmente non erano stati favorevoli all’istituto monarchico, cambiarono politica solo sotto Davide, che li seppe domare intimidendoli.

Il migliore strumento di governo del condottiero, legislatore e riformatore religioso Mosè, fu il sostegno di suo fratello Aronne, capo dei leviti e dei sacerdoti; per abbagliare il popolo, Mosè era anche mago, astrologo e faceva divinazioni. Tra i libri storici, il libro di Giosuè cita alcuni libri antichi, come il libro del giusto (10,12), il libro delle guerre del Signore (3,5-10;24,11-12) e il libro della legge divina, di contenuto normativo; i primi due rotoli furono utilizzati per la redazione dei libri storici, il terzo per la redazione del deuteronomio.

Il libro di Giosuè, che entrò in Palestina, ricorda che i successi degli israeliti in guerra erano merito di Dio e che la fortuna di Israele dipendeva dalla sua fedeltà al Signore, che era geloso del suo popolo, i sacerdoti temevano che il popolo si allontanasse da loro; il libro di Giosuè ha più autori e forse fu completato in periodo monarchico, perché si chiude con la considerazione che esisteva disordine perché mancava una monarchia accentratrice, come l’avevano altri popoli; fu un’aggiunta al testo originale perché i sacerdoti erano contrari alla monarchia, perché tesi a salvaguardare il loro potere assoluto.

Dopo la morte di Giosuè, il libro dei giudici parla dell’avvento al governo, in sequenza, di dodici giudici, che erano ovviamente anche sacerdoti, l’ultimo di quali fu Samuele; per la sommatoria dei loro poteri, erano dei dittatori. I sacerdoti israeliti, come la chiesa, erano contrari alla separazione dei poteri e volevano tutto il potere, volevano conservare la presa sul popolo e temevano l’apostasia, con le loro inevitabili perdite economiche e di potere.

Samuele fu l’ultimo dei giudici sacerdoti e verso il 1050 a.c. fu costretto controvoglia a nominare re Saul, per fronteggiare i filistei, popolazione della Palestina costiera, forse originaria di Creta; A Saul successe come re Davide che, per tenere saldamente in mano il potere di uno stato tradizionalmente teocratico, oltre che re, era profeta e sacerdote. La legge ebraica proibiva il censimento generale della popolazione e ammetteva solo quello dei combattenti, il censimento, poiché aveva anche una valenza fiscale, era considerato un attentato contro Dio perché il popolo apparteneva a Dio; cioè solo i sacerdoti potevano essere beneficiari del gettito fiscale, anche per questo la monarchia e il dominio straniero erano avversati; questa era l’opinione di giudei e galilei anche al tempo di Cristo.

I due libri di Samuele, in realtà sempre d’autori ignoti, furono composti forse al tempo di Giosia, nel 625 a.c., parlano della trasformazione dello stato da confederale a unitario e monarchico, sotto Davide e Salomone, gli avvenimenti narrati vanno dal 1120 al 970 a.c.. I due libri successivi di Re, parlano della secessione di Israele da Giuda, avvenuta dopo la morte di Salomone, il costruttore del tempio, e raccontano la “debellatio” del regno del nord per opera degli assiri (VIII secolo a.c.) e del sud per opera dei babilonesi (VI secolo a.c.).

Nel periodo dei giudici il santuario era a Silo, in Efraim, invece sotto Salomone era a Gerusalemme; l’unità monarchica si fece per tenere unito il paese e per fronteggiare la minaccia esterna, soprattutto filistea; però gli ebrei non sentivano questa unità e Israele al nord si sentiva sfruttato con le tasse da Giuda a sud. Dopo la morte di Salomone, il regno si spaccò, la secessione fu opera delle dieci tribù del nord, che volevano recuperare la loro autonomia contro l’assolutismo centralizzatore e il fiscalismo del re di Gerusalemme.

Nel 722 a.c., per mano assira, cadde Samaria, capitale di Israele, e nel 587 cadde Gerusalemme, capitale della Giudea, per mano dei babilonesi, fattore di unità nazionale erano stati la monarchia e l’unico tempio di Gerusalemme. Il midrash, il commento dei rabbini, trae dai fatti storici narrati il migliore insegnamento religioso, perciò faceva dipendere le disgrazie degli ebrei dai loro peccati e dalla loro infedeltà a Dio e alla sua legge.

Il libro di Esdra afferma che Ciro re di Persia, non solo liberò i giudei deportati dai babilonesi, ma restituì loro anche il tesoro del loro tempio preso da Nabucodonosor. La legge del levirato dava le vedove in spose a un fratello del marito, con lo scopo di conservare la proprietà terriera di ogni famiglia e perché non scomparissero le famiglie e non scomparissero le tribù, i nuovi nati erano figli del coniuge morto in precedenza.

I due libri dei Maccabei parlano dell’urto tra cultura greca e giudaismo e vanno dal 187 a.c al 135 a.c., gli ebrei continuavano a credere che Dio era l’unico motore della storia, la quale non era fatta dall’uomo; però, sotto l’influsso della filosofia greca, conferivano a Dio nuovi attributi e, in parte, credevano all’immortalità dell’anima e al suo giudizio. Questa era una sentenza di appello, perché Dio non retribuiva sempre giustamente gli uomini durante la vita terrena; il regno di Dio, la resurrezione dei morti e il giudizio finale annunciavano un mondo rinnovato e libero dai peccati.

Al tempo dei Maccabei, una famiglia sacerdotale insorse contro i seleucidi siriani e i giudei presero le armi per l’indipendenza, per sottrarsi alla tassazione, per conservare i loro costumi e la loro religione minacciata dai greci; i seleucidi avevano iniziato una persecuzione religiosa degli ebrei sotto Antioco IV Epifane (175-163 a.c.), volevano imporre l’uniformità religiosa e greca al paese e trovarono anche degli ebrei collaborazionisti.

Questi libri dei Maccabei non fanno parte del canone ebraico, l’autore del II libro si richiama agli scritti precedenti di Giasone di Cirene, afferma che, come il vino mischiato all’acqua produce diletto, anche lui si era un po’discostato dall’originale di Giasone (39), una conferma esplicita delle manipolazioni ai sacri testi. La diaspora, prima babilonese, poi soprattutto egiziana, distrusse l’unicità del luogo di culto, che sanciva l’unità dello stato, e fece nascere le sinagoghe, dove si diffondevano preghiere, lettura della legge, commenti alla stessa e s’istruivano i ragazzi, mentre i sacrifici non erano più praticati.

Il libro di Giobbe è divenuto proverbiale, l’uomo ricevette disgrazie in terra senza esserne meritevole, poiché gli ebrei credevano che le malattie e le disgrazie fossero segni della condanna di Dio, anche questo fatto spinse a credere al giudizio ultraterreno d’appello. I salmi sono 150, 70 sono attribuiti a Davide, in realtà Davide era un pastore illetterato, inoltre i suoi salmi hanno differenze di stile; da sempre, i sovrani, come Davide e Lorenzo il Magnifico, avevano i mezzi per appropriarsi delle proprietà letterarie di terzi e per assicurarsi l’immortalità; ciò che è consentito allo stato o ai capi di stato, non è consentito ai sudditi.

Nel libro dei Proverbi si sostiene l’origine divina dell’autorità, la quale perciò aveva la copertura o la garanzia religiosa, era la tesi della chiesa quando essa era riconciliata con il potere; nel libro si afferma che la Sapienza di Dio era presente all’atto della creazione (8,27-30), l’espressione era usata per non nominare invano Dio; con l’ipostatizzazione o personificazione l’evangelista Giovanni affermò che la Sapienza era Cristo.

Comunque, gli ebrei, dopo aver abbandonato l’idolatria, non erano stati immuni da queste degenerazioni politeiste, lo fecero con l’angelo di Dio, lo Spirito di Dio, la sapienza di Dio e la parola di Dio, in generale con gli angeli, che erano originariamente visti come i geni alati assiro-babilonesi, metà uomo e metà bestia, come la sfinge egiziana Autore del libro ecclesiastico è un certo Gesù Siracide o di Sirach, è l’unico libro attribuibile tra i libri biblici, l’opera fu composta in ebraico a Gerusalemme e tradotto in greco ad Alessandria, non è entrata nel canone ebraico.

I profeti o vati o veggenti o araldi o oracolanti o messaggeri erano portavoci della divinità, erano stati tali tutti i patriarchi e non solo i profeti maggiori e minori in senso stretto, i vati esistevano anche presso i greci e le sibille emettevano oracoli; da Samuele, fino a Elia ed Eliseo, i profeti si riunirono in una corporazione. Mosè asseriva di parlare al cospetto di Dio, gli altri per mezzo di sogni, visioni o oracoli, alcuni profeti, come Elia ed Eliseo, erano taumaturghi, altri avevano malattie nervose che li allontanavano dalla realtà; però gli autori sconosciuti dei libri profetici hanno scritto le profezie dopo che i fatti si erano verificati, mettendole in bocca ai profeti.

I profeti sono quattro maggiori e 12 minori, la raccolta fu completata nel III secolo a.c.; per Isaia il messia che doveva riscattare Israele era Emmanuele, i profeti dovevano avere vita irreprensibile e il profetismo era considerato un’istituzione divina; alcuni profeti svolsero il loro apostolato prima dell’esilio, altri durante l’esilio, altri dopo. Geremia ed altri profeti si esprimevano a mezzo di oracoli, l’edizione greca del libro di Geremia non corrisponde a quella masoretica ebraica; i masoreti erano rabbini che, dal II secolo a.c., facevano osservazioni critiche al vecchio testamento, prima orali e dal VI secolo d.c. riportate per iscritto, in coincidenza con la compilazione del Talmud; la masora influenzò anche il testo definitivo del vecchio testamento.

I profeti facevano politica, il profeta Geremia era filobabilonese e contrario al partito filoegiziano, che dominava a Gerusalemme, perciò, quando vinsero i babilonesi, Geremia ne fu innalzato; il profeta Ezechiele apparteneva a una famiglia sacerdotale e fu deportato a Babilonia e non fu trattato male, si espresse a mezzo di parabole, visioni, estasi e oracoli. Il profeta Daniele fu completato nel II secolo a.c. e testimonia l’evoluzione dell’ebraismo rabbinico, infatti, personificò gli angeli, credeva alla resurrezione dei corpi e al giudizio di Dio; affermava che il regno d Dio sarebbe stato esteso a tutte le genti e preannunciava il suo avvento 500 anni dopo la caduta di Gerusalemme, cioè per la vigilia dell’era volgare; ciò dimostra che l’autore scrisse al tempo dei Maccabei, quando si aspettava il riscatto nazionale.

Il profeta Aggeo auspica per Gerusalemme un avvenire imperiale, immaginando che verso di essa si sarebbero dirette le ricchezze del mondo, era un sogno di rivincita con copertura divina; l’autore scrisse dopo l’esilio, era a favore di Zerobabele, presunto discendente di Davide, che doveva restaurare il regno. Il profeta Zaccaria presentò il messia Zerobabele come il ricostruttore del tempio; Zerobabele era sostenuto dai persiani, che però non desideravano la rinascita del regno di Giuda, perciò scomparve misteriosamente dalla storia; a quel tempo, anche i sommi sacerdoti portavano il titolo di Messia.

La maggior parte dei profeti scrisse dopo l’esilio babilonese, tuttavia i libri profetici sono il risultato di aggiunte e manipolazioni di tante mani, il profeta Malachia svolse il suo apostolato durante la ricostruzione del tempio, dopo la cattività babilonese e sotto la riforma religiosa di Esdra e Neemia. Le lamentazioni erano litanie o lamenti o nenie funebri a scopo religioso, in forma di canti o carmi, un genere letterario comune ad assiri, babilonesi, greci e popoli antichi; erano praticate in occasione della caduta di città, probabilmente erano scritte da sacerdoti. Si sostiene che autore delle Lamentazioni fu il profeta Geremia, il quale naturalmente sosteneva che le disgrazie di Israele dipendevano dai peccati del popolo, inoltre affermava la responsabilità individuale, familiare e nazionale.

La lettera di Geremia, scritta agli ebrei che dovevano essere deportati a Babilonia, è deuterocanonica e non inserita nel canone ebraico e protestante, perché scritta in greco, anche se forse esisteva un originale ebraico; fu attribuita a Geremia ma è opera di autore ignoto del 3° secolo a.c. Anche i greci avevano una divinità alla quale era sottoposto tutto l’universo ed era il fato o destino, al quale non sfuggivano nemmeno gli dei. Cristianesimo e islamismo, eredi dell’ebraismo, hanno messo in pratica i sogni imperiali e di rivincita del giudaismo, mascherati dal suo messianismo.

Il sincretismo religioso ebraico si mosse attraverso secoli, gli ebrei avevano adorato il vitello e il serpente, trassero dai gebusei il culto dio Geova, dall’Egitto l’idea del monoteismo, dell’immortalità dell’anima e del suo giudizio, dalla Persia l’idea di giudizio universale; al tempo di Mosè, sul monte Horeb o Sinai, la tribù di Giuda aveva adorato il vitello d’oro e Adonai, Signore in ebraico, nome forse derivato da Aton, il dio unico nato dalla riforma religiosa del faraone Amenophis IV (XIV secolo a.c.).

Con la devoluzione o secessione del nord, le dieci tribù di Israele furono soggette agli assiri, furono deportate e scomparvero, mentre a Samaria furono fatte immigrare, dalle altre regioni dell’impero, nuove genti, le quali adottarono anche la religione di Geova, adorato sul monte Garizim; dopo la cattività babilonese, la Giudea divenne dominio del persiano Ciro, gli ebrei tornarono in Giudea e ricostruirono il tempio. I nazionalisti maccabei erano detti devoti, da essi nacquero i farisei, il messianismo fu poi adottato dai nazionalisti zeloti e promosse delle rivolte.

Una rivolta antiromana si accese nel 66 d.c. e nel 70 portò alla distruzione del tempio, nel 132 il messia Simone Barcocheba promosse un’altra rivolta e fu sostenuto dal grande rabbino Akiba; nel 1648, sotto i turchi, Shabbethai Zebi si proclamò messia e ricevette credito dai rabbini, nel XX secolo, con il sionismo, rinacque il nazionalismo ebraico. Il canone ebraico fu completato con il profeta Malachia, in origine la versione greca dei settanta non conteneva libri deuterocanonici, però nel 397, al concilio di Cartagine, Agostino ingrandì il canone e nel 1546 il concilio di Trento ratificò il canone allargato.

Il canone ebraico di 24 libri corrisponde al canone protestante di 39 libri, al quale i protestanti aggiungono i libri del canone neotestamentario, per la chiesa cattolica i libri canonici sono 46 del vecchio testamento e 27 del nuovo. Per quanto riguarda il Vecchio Testamento, ebrei e protestanti adottarono il canone palestinese, mentre i cattolici, il canone alessandrino. Il rabbino Maimonide (1135-1204 d.c.), all’art. 7 del credo giudaico, affermava che, sia la legge scritta che quella orale, furono affidate da Dio a Mosè.

Si tratta di una leggenda, la tradizione del Talmud si è formata in tutti i secoli e continua ancora oggi. Al tempo di Esdra, cioè dopo la cattività babilonese, si conosceva il Talmud Babilonese e nel II secolo d.c. si cominciò a riportarlo per iscritto, poi si aggiunse il Talmud palestinese o di Gerusalemme; il Talmud contiene commenti alla legge, comandamenti e leggende. I primi cristiani non ne erano attratti, infatti, Gesù rimproverò ai farisei di dare più importanza alla tradizione che alla legge di Mosè (Mt 15, 1-9), però anche la legge scritta era stata preceduta dalla tradizione.

Per gli ebrei, con il regno terreno di Dio, Israele sarebbe stato riscattato e avrebbe dominato il mondo, centinai di aspiranti messia si misero a capo di questo movimento politico religioso, come attesta anche lo storico ebreo romanizzato Giuseppe Flavio; il dodicesimo articolo della confessione di fede di Israele, fissata nel medioevo da Maimonide, affermava che Dio avrebbe inviato il Messia annunciato dai profeti. Alla fine del I secolo d.c., Tacito e Svetonio raccolsero queste voci e affermarono che dalla Giudea sarebbe venuto il dominatore del mondo, anche i magi di Zaratustra lo attendevano.

Con l’era cristiana, i rabbini chiusero il canone ebraico e si dedicarono al commento della scrittura, alcuni di loro affermarono che il messia era l’intero popolo di Israele, Marx affermò che la classe operaia era il messia, nel XX secolo il sionismo nazionalista invocò il ritorno in Palestina; per i socialisti Cristo era il capo degli oppressi, per i nazisti un ariano che lottava contro i giudei. Un famoso messia fu Simone Barcocheba, sconfitto nel 132 da Adriano, fu riconosciuto come Messia dal più celebre dei rabbini, cioè Akiba il Grande, batté moneta della nuova era e riuscì anche a cacciare i romani da Gerusalemme; ebbe più seguito e successo di Gesù, che però è durato più degli altri messia perché per lui si varò un programma di divinizzazione.

La cabala, nata dopo la cattività babilonese, si sviluppò nella Spagna sefardita, sotto l’influenza di Pitagora e Platone; i cabalisti cristiani la utilizzarono per trovare delle spiegazioni ai dogmi cattolici. Cabala in ebraico significa tradizione, è una delle tante tradizioni ebraiche estranee alle scritture, come il Talmud; nacque per reazione al formalismo della religione ebraica, per rilanciare spiritualità e misticismo e per la conoscenza dell’occulto, era cioè una dottrina segreta.

Durante la cattività babilonese, i giudei furono conquistati dai misteri babilonesi e si diedero all’occultismo, perciò presero a interpretare la Torah in maniera occulta e simbolica, soprattutto i suoi numeri, distorcendone il significato letterale, da questa interpretazione nacque la cabala. Sulla scia di Pitagora (588-500 a.c.), che dava ai numeri un significato trascendente, la cabala dà ai numeri un significato nascosto, per essa, i numeri, con le loro vibrazioni, sono legati ai poteri occulti.

La cabala è usata nel gioco del lotto napoletano, per indovinare i numeri che devono uscire, è usata da occultisti ed esoteristi, è un cifrario di dottrine occulte espresse dalla simbologia dei numeri, è un codice che, applicato alle scritture, ci permette di percepirne il significato segreto o esoterico o occulto. Per la cabala, la conoscenza umana è il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, la cabala mira a ricondurre l’uomo all’albero della vita; l’insieme della facoltà umane costituirebbero l’albero della vita, che rappresenta anche l’unione tra maschio e femmina.

La cabala desidera conoscere la verità e sviluppare la consapevolezza spirituale, in occidente, tra i cristiani, divenne punto d’incontro tra magia, orfismo, gnosi ed esoterismo, è un sistema di classificazione e una forma di simbolismo che consente di formulare idee con maggiore precisione, è uno strumento di riflessione. I pilastri, a destra e a sinistra dell’albero della vita, rappresentano le due polarità della realtà, cioè il maschile e il femminile, secondo una dottrina anche cinese; per gli ebrei anche Dio, che rappresentava l’unità della divinità, aveva una parte femminile.

Lungo l’albero sale la consapevolezza umana, l’albero è il sentiero attraverso il quale si giunge all’unione con il creatore, cioè al Brahman indiano. La cabala tenta di recuperare all’uomo i benefici dell’albero della vita, infatti, a causa della trasgressione di Adamo, l’umanità aveva perso la vita eterna ed era divenuta mortale, non ebbe più accesso all’Eden e all’albero della vita e solo con la fatica e con il tempo acquisì la conoscenza e capì la differenza tra bene e male; compito della cabala era recuperare conoscenze divenute segrete per l’uomo. Per Pico della Mirandola, la cabala ebraica era fonte di sapienza e utile per decifrare i misteri del mondo e di Dio, inspiegabili con la sola ragione, Pico credeva al libero arbitrio dell’uomo, affermava che l’uomo era indeterminato nelle sue azioni, che poteva scegliere, era contro l’astrologia che pareva negare questa libertà.

Per gli antichi ebrei, il cuore era la sede del sentimento, dell’intelligenza e del pensiero, l’anima, considerata mortale, era comune agli animali e aveva sede nel sangue, che non poteva essere bevuto. Il soffio vitale che animò Adamo, con la morte si dipartiva dal corpo che si dissolveva, le ombre dei morti abitavano nello Sceol, dove vivevano una vita grigia e senza retribuzione, come nell’Ade e nell’Averno di greci e latini. Gli ebrei antichi non conoscevano il dualismo anima–corpo dei greci, non credevano nell’immortalità dell’anima e nell’inferno, Erodoto (484-428 a.c.) affermava che la credenza nell’immortalità dell’anima era venuta dall’Egitto, però anche i persiani ci avevano creduto.

Per gli antichi e Platone l’anima era sinonimo di vita, per gli animisti e Talete del movimento, Aristotele distinse l’anima vegetativa delle piante, da quella sensitiva degli animali, da quella razionale dell’uomo. Per gli antichi, l’anima animava il corpo, invece lo spirito era legato a luoghi specifici, a principio l’anima era comune a piante, uomini e animali, poi fu riservata solo all’uomo. Per i vatalisti la vita e l’anima erano riservate solo alla materia organica, animismo, vitalismo e risveglio della natura hanno posto le basi nella fede nella metempsicosi, la quale ha preceduto quella sull’immortalità dell’anima.

All’inizio l’anima era ritenuta mortale e senza retribuzione ultraterrena, poi in India, in Egitto, in Persia e in Grecia con le sette orfiche, si prese a credere all’immortalità dell’anima, al paradiso e all’inferno; però Filone non credeva all’immortalità dell’anima, Platone, come gli indiani, credeva che le anime dei cattivi s’incarnavano, mentre quelle dei buoni salivano in cielo, Origene, discepolo del neoplatonico Ammonio Sacca, credeva alla metempsicosi e negava la resurrezione.

Durkheim afferma che per gli antichi la metempsicosi spiegava la nascita dei vivi, perché le anime erano da loro considerate preesistenti e niente si creava da nulla, ai nostri antenati non era sfuggito che nella vita vegetale i semi rinnovavano la vita delle piante. Per gli indiani, liberandosi dalle passioni, s’interrompevano le reincarnazioni e si ritornava nel Brahman o Dio o anima universale, invece Budda affermò che, abolendo il desiderio, si poneva termine alle reincarnazioni e si raggiungeva il Nirvana.

L’induismo annuncia la liberazione dell’anima e il suo ritorno al Brahman, come credevano anche Platone e Origene; il Brahman è lo spirito eterno di Dio, l’induismo sostiene che le anime, non emancipate dalla conoscenza, s’incarnano senza fine; quindi, per Platone, Origene, induismo e buddismo la fine della reincarnazione era riservata solo ai migliori tra gli uomini, perché l’ideale dell’anima è ascendere a Dio. Le prime sepolture dei morti furono fatte per metterli al riparo dalle fiere e non per la fede nell’immortalità dell’anima, le offerte dei generi alimentari ai morti erano come le offerte di fiori di oggi; i primitivi sapevano che i generi alimentari deperivano sulle tombe, non erano idioti da credere che erano consumati dai defunti.

In Grecia, Platone e alcuni ceti colti, fin dal VI secolo a.c., credevano all’immortalità dell’anima e alla retribuzione dopo la morte; per orfismo, Platone e Aristotele, l’anima era il vento e il respiro che animava i corpi, era immortale e buona, invece il corpo umano era cattivo e la teneva prigioniera. Con la metempsicosi, concezione mutuata dal risveglio della natura e dalla funzione dei semi, l’anima si reincarnava in altri corpi.

Per gli antichi ebrei, l’anima era la vita, il sangue e il respiro; con il respiro, Dio animò Adamo insufflandoglielo nelle sue narici; l’anima era anche l’animus dei latini, dal quale venne il nome d’animale o essere animato o essere in movimento; all’inizio però gli ebrei non credevano alla separazione dell’anima dal corpo e all’immortalità dell’anima. Su questo tema, le religioni e le filosofie sono state precedute dalle religioni naturali come l’animismo, che credevano l’universo animato, dalle quali derivò il panteismo, condiviso nei secoli passati da tanti scienziati e filosofi, assieme al deismo, queste due dottrine religiose negavano provvidenza e rivelazione.

L’animismo credeva che l’anima fosse connaturata al movimento, che le cose che si muovevano erano vive o animate, come il vento, il fiume o gli animali; con l’evoluzione culturale dell’uomo, quest’anima vitale fu riservata prima a tutti gli animali e poi solo all’uomo. L’anima fu scissa in anima e spirito, gli spiriti erano legati a luoghi specifici e l’anima all’uomo; la chiesa identificò gli spiriti con i demoni.

La metempsicosi, come idea religiosa, fu anteriore al concetto d’immortalità dell’anima e nacque in India, dove si credeva che il Brahman era una banca delle anime che era in cielo e che le anime immortali, dopo la morte, si reincarnavano anche in corpi animali. Le idee dell’immortalità dell’anima e della resurrezione passarono dalla Persia di Zoroastro (le culture indo-iraniche erano collegate) e dai filosofi greci come Platone, ai rabbini ebrei della diaspora babilonese che, con una riforma religiosa, alla vigilia dell’era volgare, presero le distanze dai sadducei e modificarono le vecchie idee degli ebrei sull’anima, così presero a credere all’immortalità dell’anima, alla retribuzione dopo la morte e alla resurrezione.

Da questo bagaglio ebraico e platonico, lo gnosticismo cristiano egiziano, cioè il cristianesimo prima edizione, trasse la sua idea dell’immortalità dell’anima e dell’anima buona prigioniera del corpo, dal quale voleva essere liberata per tornare a Dio, come l’idea della resurrezione dei corpi. In Giudea, sotto gli Asmonei (II secolo a.c.), divenne abbastanza accettata l’idea della retribuzione dopo la morte, dell’immortalità dell’anima e del giudizio ultraterreno, personale e universale.

In precedenza, per ebrei, greci e romani, nel regno dei morti o Sceol, Ade, Averno o Inferi, vi erano state solo le ombre dei defunti, senza separazione di sorte tra buoni e cattivi. Poi in Persia Zoroastro (VII secolo a.c.) parlò di giudizio individuale delle anime dei morti; i buoni sarebbero stati ammessi alla presenza di Dio, i cattivi sarebbero stati precipitati all’inferno, parlò anche di un giudizio universale e collettivo che avrebbe colpito tutta l’umanità, durante il quale, i corpi resuscitati si sarebbero riuniti alle loro anime.

Queste idee furono raccolte da filosofi greci e dai farisei e furono respinte dai sacerdoti ebrei sadducei; anche gli egiziani avevano creduto all’immortalità dell’anima e alla retribuzione dopo la morte. Sulla scia di Zoroastro, alla vigilia dell’era volgare l’Ade dei greci si era evoluto, perché ospitava tartaro e campi elisi, il primo riservato ai cattivi, il secondo ai buoni, a questo tipo di oltretomba s’ispirarono i cristiani.

Nel II secolo, sulla scia di Filone di Alessandria, il cristianesimo era nato gnostico in Egitto, poi nel III secolo si era trasformato in ariano in Siria, gli ariani credevano Cristo subordinato a Dio ma della stessa sostanza, il termine cristiano fu usato la prima volta ad Antiochia; poi, per la ragion di stato, di fronte alla crisi delle religioni precedenti e soprattutto del mitraismo, nel IV secolo la nuova fede fu adottata dall’impero romano come cristianesimo cattolico. Per Ignazio d’Antiochia e Ireneo di Lione, Cristo era al tempo stesso uomo e dio, per Paolo di Samosata era un uomo adottato da Dio; la dottrina adozionista, prima prevalente, fu condannata dal concilio d’Antiochia del 268 che affermò la natura divina di Cristo.

Il nuovo testamento si compone dei quattro vangeli, degli atti degli apostoli, delle epistole, dell’apocalisse, fu redatto in greco e gli originali non ci sono pervenuti, dal IV secolo d.c. iniziarono le copie scritte su pergamena. Nuovo testamento significa nuovo patto e nuova alleanza tra Dio e l’umanità intera, mentre il vecchio testamento era un patto fatto solo tra Dio e Israele, popolo eletto da Dio.

Così Dio si trasformava da dio nazionale a internazionale, per cattolici, ortodossi e protestanti, i libri canonici del nuovo testamento sono 27; esistono discordanze tra la Volgata latina e l’edizione greca dei settanta. Vangelo significa lieto annunzio e buona novella, i vangeli non sono biografie complete di Cristo o libri storici, esaltando Cristo, seguono lo stile ebraico del Midrash, però, per il popolo, il termine vangelo è divenuto sinonimo di verità lampante.

Apparentemente, Matteo scrisse in Palestina, Marco a Roma, Luca in Siria, Giovanni in Asia Minore, perciò Matteo, esattore dei romani, dovrebbe essere il vangelo più antico, scritto in aramaico; però il testo originale, più ridotto dell’attuale, non è arrivato fino a noi. Probabilmente però il vangelo più antico è il Marco originale e ristretto nato a Roma, perché il cattolicesimo arrivò in Palestina, per volontà dell’impero, solo nel IV secolo; però in Palestina era già conosciuto il cristianesimo gnostico d’Egitto.

Di certo, non si conoscono i veri autori dei vangeli e i discepoli erano anche analfabeti, probabilmente il primo vangelo approvato nacque a Roma, per opera dello gnostico Marcione di Ponto che nel 150 d.c. presentò anche le prime epistole di Paolo, che forse era un suo pseudonimo, infatti, Paolo non è un personaggio storico. Marco era segretario di Pietro, secondo la tradizione, dopo l’esecuzione a Roma di Pietro e Paolo, si rifugiò ad Alessandria d’Egitto, dove fondò la chiesa di Alessandria; nel medioevo le sue ossa furono trafugate dai veneziani e trasportate a Venezia.

Luca fu segretario di Paolo, era un medico gentile e predicò ai gentili, s’ispirò a Marco; i vangeli sono frutto della tradizione cristiana, convalidati, per volontà dell’imperatore Costantino e del vescovo Eusebio, dal concilio di Nicea (325); in precedenza, ogni chiesa importante voleva avere il suo vangelo e alla fine se ne accettarono 4, invece che un testo unificato, per contentare i patriarcati più importanti.

Giovanni ha contenuto metafisico, gnostico, neoplatonico e contiene la filosofia dell’ebreo Filone di Alessandria, la filosofia neoplatonica nacque dalla saldatura tra cultura greca e giudaica; Filone (10 a.c.-50 d.c.), non fu cristiano, fuse giudaismo e platonismo, era per l’interpretazione allegorica della bibbia; credeva a un mediatore tra Dio e il mondo, detto logos, la parola o il verbo o il figlio di Dio, ispirò Giovanni, per il quale il logos era Cristo.

Nel III secolo d.c. ad Alessandria d’Egitto, ove gli ebrei erano di casa, Plotino (205-270), filosofo greco d’Egitto, allievo di Ammonio Sacca e maestro di Porfirio, lanciò in grande stile il neoplatonismo, per lui il verbo era solo un’emanazione di Dio, invece per Giovanni il verbo si fece uomo. Giovanni con Paolo pose le basi della teologia cristiana, secondo i vangeli era stato discepolo di Battista, poi fu discepolo prediletto di Gesù; di questo vangelo ci sono arrivati solo pochi frammenti originali, è opera di tre persone diverse e fu completato da Giovanni il presbitero di Efeso, discepolo dell’evangelista.

Per Giovanni il creatore dell’universo fu l’eone o logos o Cristo, l’insieme degli eoni formava il pleroma; lo gnosticismo voleva fondere la filosofia greca con il messaggio giudaico e cristiano, negava la divinità di Cristo, considerato solo un eone o uno spirito celeste, ma non un uomo, mentre Giovanni affermava questa divinità. Giovanni era pescatore e divenne segretario di Pietro, affermava che Gesù era esistito prima di Maria e prima della creazione, anzi aveva creato l’universo, perché era il Verbo.

Alla morte di Cristo, i cristiani erano in attesa del suo ritorno o parusia, invece non ritornò e al suo posto si consolidò la chiesa gerarchica, eppure Gesù aveva promesso che entro la sua generazione sarebbe stato instaurato il regno di Dio; questo non venne, invece nel 70 d.c. Gerusalemme fu distrutta dalle truppe di Tito; così il cristianesimo riformista dei gentili di Alessandria e Roma si separò dalla tradizione giudaica, ma non fu un vero scisma, perché in Giudea il cristianesimo cattolico attecchì solo nel IV secolo, per volontà dell’impero, il cristianesimo non è nato in Palestina, però nella regione erano conosciuti gli gnostici di Alessandria.

La distruzione di Gerusalemme e del tempio fu un fatto traumatico che provocò centinaia di migliaia di morti, ci furono deportati e profughi, e sconvolse le menti dei sopravvissuti; nei paesi pagani, i cristiani, per lo più pagani convertiti, ingigantirono la figura di Gesù e presero le distanze dalla Legge, favoriti anche dal distacco traumatico dal tempio. Non si sa quante volte Gesù si recò a Gerusalemme, sinottici e Giovanni sono discordati, la legge prescriveva per gli adulti una visita almeno una volta l’anno, durante la Pasqua.

Non si sa per quanti anni Gesù svolse la sua predicazione, non si conosce la data della sua nascita e della sua morte, di sicuro fu galileo e non ebbe antenati a Betlemme, come vogliono far credere gli evangelisti per farlo discendere da Davide. Nel 250 Origene valutava gli ebrei convertiti al cristianesimo in circa 150.000, assieme ai giudei non cristiani, erano presenti nelle grandi città; il cristianesimo affondava le sue radici nell’ebraismo e nel suo messianismo militante e divenne il prodotto del sincretismo giudaico-pagano.

I romani, che accettavano la divinizzazione dei re, non volevano ammettere che Gesù fosse stato Dio prima di nascere e che un Dio potesse essere crocefisso, perché la crocifissione era riservata agli schiavi e ai ribelli. Per l’invito a bere il suo sangue, Gesù avrebbe meritato la lapidazione come bestemmiatore, perché la legge ebraica imponeva l’astensione dal sangue, la avrebbe meritata anche quando minacciò di distruggere il tempio e quando si fece messia, senza essere riconosciuto come tale dai sommi sacerdoti.

Tra i discepoli di Cristo c’erano zeloti nazionalisti, che erano obiettori fiscali, questo fatto gli meritava il mandato di cattura e la morte da parte dei romani; i miracoli prima di Cristo erano stati fatti da Mosè, Elia, Eliseo, dal rabbino Hanina Ben Dosa e dall’asceta pagano Apollonio di Tiana. Per i marxisti, il cristianesimo era un messaggio di liberazione e di salvezza, era la religione dei poveri, degli emarginati e dei ribelli.

Tuttavia Cristo, anche se aveva detto che i ricchi non sarebbero stati ammessi al regno dei cieli, per principio, non era contro proprietà, schiavitù e autorità; furono i primi cristiani a mettere in comune i loro beni, per aiutarsi e per timori di confische; poi alla comunità aderirono anche membri ricchi e influenti, che fecero elargizioni, ma conservarono le loro ricchezze: Tutte le sette o partiti nascono da posizione di emarginazione, poi si arricchiscono e imparano a fare affari, a spese della credulità popolare.

Numerose sono le discordanze tra i vangeli, perciò nel 150 il vangelo apocrifo di Pietro cercò di fonderli, nel 170 Taziano ritentò l’impresa con un testo unificato, il Diatessaron; Marcione (85-160), partendo dai canovacci di Marco e di Matteo, ispirò Luca. A causa di tutti questi vangeli, alla fine del II secolo, il pagano Celso accusava i cristiani di aver rimaneggiato e manipolato diverse volte i vangeli.

Si affermò che Cristo era figlio della vergine Maria, però Matteo asserisce che sue antenate furono Tamar, che si prostituì a Giuda, Raab, una prostituta di Gerico, Rut la moabita, che si prostituì a Boaz, e Betsabea, moglie adultera, amante di Davide; erano solo fantasie dell’autore, dettate dalla necessità di arricchire il romanzo. Non c’è accenno alle fattezze fisiche di Gesù, forse di razza mista, perché la Galilea era abitata da razza mista, cioè fenici, samaritani, greci, ebrei e romani.

La bibbia ha fornito le fattezze di Saul, Davide e Salomone e i rabbini ci hanno trasmesso le fattezze fisiche di Barcocheba o Bar Kokheba, ma la bibbia cristiana non ci fornisce le fattezze fisiche di Gesù; comunque, la cornice storica e geografica, citata dai vangeli, è abbastanza fedele, come prova anche l’archeologia. Sono tanti i falsi storici sul cristianesimo, ne furono toccati anche Tacito, Svetonio, Plinio il Giovane e Giuseppe Flavio, che nel 93 scrisse le “guerre giudaiche”, facendo un piccolo accenno a Gesù, attestandone missione e ruolo soprannaturale; è un falso interpolato nel testo.

I romani riservavano la crocifissione a ribelli, schiavi e traditori, gli ebrei consideravano maledetti i condannati appesi, perciò per i primi quattro secoli i cristiani, per non compromettere la diffusione della fede, raffiguravano Cristo con altri simboli, come l’albero della nave, l’ancora, il pesce, l’agnello. Nel terzo secolo, quando la figura di Cristo non era stata ancora fissata, il pagano Celso si stupiva che Cristo non fosse stato salvato da suo padre da quel supplizio.

Gli esseni rispettavano la legge e il sabato, allontanavano dalla loro comunità minorati, peccatori, donne, stranieri, così è scritto nel loro manuale di giustizia, però ospitavano zeloti fuggiaschi e ricercati; Cristo accettava zeloti, pubblicati, lavoratori e prostitute, l’essenismo moltiplicò le regole di purificazione dell’ebraismo e invitava a non diffondere la sua dottrina tra gli stranieri. Gli esseni dicevano di essere i figli della luce; Gesù esaltava la povertà, considerata dagli ebrei indice di scarsa benevolenza divina, non aveva pregiudizi razziali o sociali, era vicino alla dottrina del rabbino Hillel che, come lui, predicava l’umiltà e lottava contro il formalismo religioso.

La componente pagana del cristianesimo è costituita dalla trinità, dalla divinità di Cristo, dalla figura di Maria e dal panteon cristiano; il concilio di Nicea e il credo attanasiano imposero il dogma della trinità; Lutero (XVI secolo) trovò conferma della trinità nella parola biblica Elohim (dei), che era un plurale di maestà, memore del precedente politeismo, e nel fatto che Dio, durante la creazione, parlava al plurale, in realtà si rivolgeva agli angeli (Gn 1,26).

Il passo della prima epistola di Giovanni (1 Gv 5,7-8) è un falso aggiunto nel 1400, non si trova nelle bibbie più antiche, afferma che in cielo padre, verbo e spirito sono una sola cosa; il passo non si trova nei manoscritti antichi alessandrino, sinaitico, vaticano e nella volgata. Quando Gesù diceva: ”Io e il padre siamo uno” (Gv 10,30) voleva solo affermare che la loro volontà era unica; però la trinità era conosciuta in India, Persia, Egitto, Roma, Giappone, Grecia, Babilonia, Scandinavia e Cina.

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

    

Bibliografia:

“Il metabolismo cristiano” di Nunzio Miccoli,

“La storia censurata” di Nunzio Miccoli,

“I fratelli siamesi – lo stato e la religione” di Nunzio Miccoli.

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LO SVILUPPO DEL CRISTIANESIMO - PARTE PRIMA

 

Gli zoroastriani credevano al salvatore e alla battaglia finale contro il demonio, gli gnostici credevano che il demiurgo avesse creato l’universo, gli zoroastriani che avesse creato solo la metà malvagia dell’universo; poi gli sciiti islamici accettarono la trasmigrazione delle anime, credevano che l’Iman fosse l’incarnazione della divinità, l’ultimo iman sarebbe stato il Mahadi o Messia, che avrebbe instaurato il regno di Dio. In Cina il culto degli dei era funzione dello stato, mentre il culto degli antenati era la religione della famiglia, i cinesi erano dualisti e manicheisti, il loro culto era legato alla natura, Confucio credeva all’autorità e alla predestinazione.

In Grecia, Zeus era un indogermanico Dio del cielo, gli eroi erano santi locali, i greci credevano all’età dell’oro, alla trasmigrazione delle anime, alla loro retribuzione, le ritenevano spiriti decaduti, dimoranti in corpi, in espiazione di antiche colpe; come gli ebrei, credevano che le colpe dei padri ricadessero sui figli. Oggi i riformati ebrei rigettano il talmud, non attendono più il messia, non credono alla resurrezione dei corpi, ma all’immortalità dell’anima; proibizioni e rispetto del sabato non sono più seguiti.

I sunniti davano importanza alla tradizione, i sufi erano monaci, che seguivano le idee di Platone sull’anima caduta prigioniera del corpo e che aspira a tornare a Dio, credevano all’incarnazione di Dio e interpretavano allegoricamente il corano. L’Islam afferma che Cristo, con la parusia, ucciderà l’anticristo e si convertirà all’Islam; i dervisci sono monaci che, con esercizi, raggiungono l’autoipnosi e l’estasi, anche i drusi sostennero l’incarnazione di Dio.

In Grecia, i cinici erano monaci mendicanti, Pitagora sostenne il monachesimo, basato si estasi e rinuncia; il neoplatonismo è una filosofia della salvazione e fornì una base teologica al cristianesimo, suo fondatore fu Ammonio Sacca, maestro di Origene, uno dei padri del cristianesimo. Deus deriva dalla radice indogermanica e dal sanscritto indiano “div”, che significa luminoso e celeste; anche in Egitto il faraone era considerato incarnazione della divinità, anche i babilonesi portavano in processione i loro dei che erano patroni di comunità, quando si realizzò l’unità nazionale e si fece strada il monoteismo, affermarono che i vari dei locali erano i diversi nomi di Marduk, i babilonesi avevano miti e i loro antenati furono divinizzati.

Anche Mitra fornì idee alla teologia cristiana, era identificato con il sole, la luce contrapposta alle tenebre, secondo il dualismo d Zoroastro; in precedenza, aveva fatto parte della triade indo-iranica di Indra, Mitra e Varuna. Come accadde con Cristo, nella mitologia romana, la vestale Rea Silvia diede alla luce Romolo e Remo, per intervento del Dio Marte; a Roma l’imperatore era sommo pontefice ed era divinizzato, anche se solo Caligola prese sul serio la sua divinità. Roma ospitava gli dei degli altri popoli e offriva loro sacrifici; anche il cristianesimo adottò dei locali, facendone dei santi cristiani, mai vissuti in era cristiana.

I sinottici dividono l’attività pubblica di Gesù in due tempi, il primo passato in Galilea a il secondo a Gerusalemme, dove Gesù si recò un’unica volta durante il suo ministero; Giovanni lo fece arrivare prima in Giudea, poi in Galilea, da qui gli fece compire tre viaggi a Gerusalemme, fino alla morte. Sono le contraddizioni delle scritture, per Giovanni, Gesù fu giustiziato la sera del venerdì di Pasqua e il suo processo durò poche ore.

Per i sinottici fu giustiziato il sabato mattina; pare però che Giovanni riporti meglio le usanze degli ebrei, che, in giorni di festa, non esponevano i condannati.  Il cristianesimo, arrivato tra i pagani, ne ricevette impulsi, a cominciare dalla fede nella divinità di Cristo il salvatore, nella trinità e nell’adozione del simbolo della croce, diffuso a Babilonia; nel III secolo, furono i pagani convertiti al cristianesimo che apportarono queste credenze.

Portarono anche il culto delle immagini, il culto dei santi, il culto di Maria e tanti miti; i simboli del potere papale, tiaria, mitra e pastorale, erano di origine egiziana e babilonese, l’aureola dei santi era conosciuta da babilonesi, egizi, greci e romani. Il 25 dicembre l’impero romano festeggiava la nascita di Saturo o Mitra o il Sole; per sfruttare una ricorrenza seguita dal popolo e favorire la soppressione delle vecchie religioni, la chiesa spostò la nascita di Cristo a quella data.

Questa politica è stata seguita anche in America Latina, dove, com’era già accaduto in Europa, dei degli indios furono metabolizzati dal cristianesimo. Il culto di Mitra, identificato con il sole, e importato dalla Cilicia, aveva il battesimo e l’eucaristia, il mitraismo era forte ai confini dell’impero e il cristianesimo lo era nelle grandi città; il mitraismo divenne religione ufficiale dell’impero nel III secolo e scomparve nel V.

L’escatologia dei persiani fu adottata da farisei e cristiani, però gli ebrei non rinunciarono ad attendere il riscatto nazionale con un Messa discendente da Davide. I magi erano astrologi della religione di Zaratustra e praticavano la magia, i persiani avevano una religione quasi monoteista; a Babilonia era arrivato il buddismo, al quale s’ispirò il persiano Mani (215-275 d.C.) per fondare la sua religione sincretica. I riti babilonesi ed egiziani ispirarono ebrei e cristiani, i sacerdoti di Gerusalemme usavano incenso, tiara, mitra e pastorale, come egiziani, babilonesi e come oggi il papa; prima dei cristiani, l’aureola dei santi era usata da babilonesi, egizi, greci e romani, la croce era precristiana.

Gli esseni erano monaci inclini alla contemplazione e costituivano una società segreta d’iniziati, credevano all’immortalità dell’anima, praticavano povertà, castità, culto intimo e vita in comune, avevano però un ordine terziario di persone sposate; nel 110 a.c. fondarono una loro comunità a Qumran, nel 1947 sono stati trovati loro rotoli, i più antichi risalgono al III secolo a.c. Gli esseni furono distrutti nel 68 dai romani; nel deserto del Mar Morto dove abitavano, Cristo digiunò 40 giorni.

Gli esseni praticavano il battesimo per immersione, espellevano i contestatori, avevano un regolamento, erano osservanti della legge e avevano un rituale, accoglievano i fuoriusciti, anche zeloti, portavano una veste di lana bianca. Aspettavano un messia sacerdotale della tribù di Levi, mentre i farisei, un messia regale della linea di Davide, per alcuni, il primo era Elia risorto e doveva precedere il secondo.

Il messia sacerdotale era detto maestro di bontà e giustizia, il giusto sofferente invece era un loro dirigente perseguitato dai sacerdoti sadducei che non li vedevano bene. Gli esseni educavano i ragazzi, erano contro la schiavitù e accusavano i sacerdoti di aver tradito Mosè; in realtà, Mosè era contro la castità, non credeva all’anima immortale, all’inferno e alla resurrezione dei corpi, cose alle quali gli esseni credevano.

Il battesimo per immersione, praticato dagli esseni, era una cerimonia d’iniziazione o passaggio e di purificazione dai peccati, cioè dalle malattie che erano viste dagli ebrei come delle conseguenze; era una tecnica di guarigione e di salvaguardia dalle malattie che oggi si chiamerebbe idroterapia. Al tempo di Cristo gli esorcisti erano medici o terapeuti che scacciavano gli spiriti maligni dalle persone malate, spesso epilettiche.

In era cristiana, la setta gnostica degli ofiti, tributaria in parte degli antichi ebrei, adorava un serpente e Satana, asseriva che il mondo era stato creato dal demiurgo e adorava il serpente, che aveva dato la conoscenza ad Adamo; per essi la legge d Mosè era cattiva ed era opera del Demiurgo, creatore dell’universo, diverso dal Dio buono dei cristiani. Il contatto tra cultura ebraica e cultura greca favorì la nascita nel cristianesimo, con la tradizione, tutti i popoli erano abituati a ingigantire i fatti; la guerra di Troia avvenne nel XII secolo a.c., in età micenea, Omero ne scrisse nell’VIII secolo a.c., però era stato preceduto dai canti degli aedi e dalle narrazioni dei rapsodi; anche in Francia, dopo le guerre di Carlo Magno, si formò il ciclo epico carolingio.

Per il Talmud, Cristo era rabbino e figlio illegittimo di Maria; il concilio di Cartagine del 397 stabilì con decreto il canone greco. Il cristianesimo, prima di essere istituzionalizzato, si presentò come forza eversiva, di liberazione e di salvezza, faceva adepti tra schiavi ed emarginati, i cristiani costituirono una società segreta malvista dallo stato; tra loro, si chiamavano fratelli e compagni. Tacito (55-120), storico imperiale, definì atei i cristiani, perché rifiutavano gli dei dello stato e il culto dell’imperatore, il passo è un falso, allora non esistevano cristiani a Roma, ma giudei.

Il trionfo del cristianesimo peggiorò la condizione dei giudei e Costantino (325) proibì la conversione al giudaismo, poi i cristiani si trasformarono da perseguitati in persecutori. Il culto di Maria s’ispirò anche al culto di Iside e di Giunone o Hera, la moglie di Giove, che aveva molti luoghi di culto, particolarmente a Roma; il cristianesimo nacque anche come religione misterica, perché riguardante la morte e la resurrezione.

Dei dodici apostoli, quattro erano zeloti, cioè Simone, Giuda, Giacomo e Giovanni di Zebedeo, portavano i nomi dei fratelli dello zelota Giovanni di Gamala che ispirò le gesta terrene di Gesù; altri discepoli erano pescatori e pubblicani. Le provocazioni di Pilato iniziarono fin dal suo insediamento, infatti, arrivò a Gerusalemme con le insegne raffiguranti Cesare, violando il primo comandamento, nel 36 d.c. i giudei ne ottennero la destituzione.

Gesù non predicava la ribellione aperta, aveva detto di porgere l’altra guancia, di pagare le imposte, di servire autorità e padroni, alcuni del suo cerchio però erano nazionalisti e violenti. Pietro brandì la spada quando Cristo fu arrestato, gli zeloti erano tenuti d’occhio dalle autorità perché erano il partito d’azione e il partito nazionalista armato, però Pilato ed Erode Antipa consideravano Gesù inoffensivo.

I vangeli sono favorevoli ai romani, con cui i cristiani vicini ai gentili cercarono la conciliazione, però il movimento nazionalista giudeo era forte anche nella diaspora; dai maccabei, agli zeloti si è arrivati al sionismo risalente a Teodoro Herzl (1860-1904) che ha favorito la rinascita d’Israele. Gli atti degli apostoli, attribuiti a Luca, discepolo di Paolo e medico ad Antiochia, nacquero forse a Roma, trattano lo sviluppo della chiesa tra i gentili.

Ci sono arrivati in tre testi discordi, quello orientale, quello occidentale rimaneggiato e ampliato e un testo intermedio. I fatti narrati arrivano fino al 63 d.c., cioè fino alla prigionia a Roma di Paolo; il libro si divide in due parti, la prima ha come interprete Pietro e riguarda lo sviluppo della chiesa in Giudea e Samaria, la seconda riguarda lo sviluppo della chiesa in Siria, Asia Minore, Grecia, Italia e Roma, dove Luca seguì Paolo fino al suo imprigionamento.

Pietro è il protagonista dei primi dodici capitoli, Paolo dei rimanenti sedici, l’autore traccia uno schizzo della chiesa primitiva, con la sua gerarchia e il suo culto; capi delle comunità erano i presbiteri o preti, al cui vertice erano gli episcopi o vescovi, in qualità d’ispettori, sovrintendenti e amministratori, i diaconi erano assistenti dei presbiteri. Col tempo, gli episcopi, disponendo della cassa, assunsero la direzione dell’organizzazione.

Le epistole sono ventuno, di esse 14 sono attribuite a Paolo, erano circolari nate per comporre dissidi, togliere dubbie e dare consigli; queste lettere sono opera di anonimi missionari e alcune sono anteriori ai vangeli. Paolo era un fariseo della diaspora con cittadinanza romana, nato nei primi anni dell’era volgare a Tarso, nelle Cilicia, in Asia Minore; non conobbe personalmente Cristo e con il nome di Saul e su incarico del sommo sacerdote di Gerusalemme, fu persecutore dei cristiani.

Come missionario, dal 45 al 63 fece quattro viaggi a Roma, fu imprigionato e nel 67 fu messo a morte da Nerone, assieme a Pietro. Si tratta di una leggenda raccolta dalla tradizione, né Paolo, né Pietro arrivarono mai a Roma, però nel 150 ci arrivò il cristiano gnostico Marcione, con il primo vangelo e le prime epistole di Paolo. La lettera ai romani sostiene la redenzione gratuita di gentili ed ebrei, per mezzo della sola fede; la tesi sembra negare il libero arbitro e la vanità delle opere per la salvezza.

In realtà Paolo si riferiva alle opere della legge, cioè alla normativa mosaica, cioè contrapponeva la fede alle opere della legge, considerava importanti le opere buone ma superata la legge mosaica; il fraintendimento di Agostino e Lutero nacque da ciò, era chiara l’ostilità dei paolini, aperti ai gentili, verso la legge dei giudei. La chiesa di Roma, fatta di gentili e di ebrei di umile ceto, secondo la tradizione era stata fondata da Pietro e Paolo, però né negli atti, né nelle pistole si fa cenno dell’apostolato di Pietro a Roma, il quale invece fu vescovo di Antiochia.

I giudei si erano già trasferiti a Roma prima dell’era volgare e ne affluirono molti altri dopo il 70, come deportati o esuli; secondo la tradizione, nel 42 d.c. Pietro si recò a Roma prima di Paolo e vi fondò la chiesa; bandito nel 49 dalla città da Claudio, assieme ad altri giudei, vi ritornò e vi morì martire nel 67, insieme a Paolo. Rimane difficile credere che Pietro, sei anni dopo la morte di Cristo, avvenuta nel 36 d.c., con la rettifica della data suggerita dal monaco Dionigi, già si recasse a Roma per la propagazione del cristianesimo, quando i cristiani di Palestina, secondo altre fonti cristiane, aspettavano la parusia.

La prima lettera ai corinzi sostiene la validità della verginità della donna e del matrimonio, denuncia che la chiesa di Corinto, fondata nel 52 da Paolo, si stava dividendo in partiti, tra i cristiani c’erano giudei e soprattutto gentili; i cristiani dovevano battersi anche con la dottrina dei farisei, Paolo invitò i fedeli alla sottomissione ai propri capi religiosi. Nella seconda lettera ai corinzi, Paolo attacca il partito dei giudaizzanti, contrari ai gentili e fedeli alla legge, Paolo era contro il rispetto del sabato e della circoncisione, pareva sostenere la gratuità della grazia e la predestinazione, senza distinzione di razza.

Con i farisei aveva in comune la fede nella resurrezione, ma non era trinitario e non sosteneva la divinità di Cristo, imposta dalla chiesa cattolica solo nel IV secolo, al concilio di Nicea; la seconda lettera ai corinzi ha anche contenuti apocalittici, perché annuncia la battaglia finale e promette il regno dei cieli, in corpi spirituali e incorruttibili. Nella lettera ai galati, Paolo si scaglia contro il partito dei giudaizzanti, che chiedevano l’applicazione della legge mosaica e della circoncisione anche per i gentili convertiti.

In questa lettera, Paolo afferma di aver ricevuto il suo vangelo da Gesù Cristo (11-14) e condanna quelli che volevano passare ad altro vangelo; a quei tempi, diverse correnti cristiane si facevano forti di diversi vangeli, che erano brevi rotoli contenenti i detti, le opere e la vita di Gesù; però gli attuali vangeli sono frutto di elaborazioni successive. Nacquero con dei congressi o concili, che dovevano servire a conciliare le diverse posizioni dei vescovi cittadini, in omaggio ai patriarcati dominanti, la chiesa impose i quattro vangeli definitivi e la vita di Cristo fu amplificata a fini apologetici.

Grazie al lievito della tradizione, il midrash o commento rabbinico, iniziato tra gli ebrei nel 2° secolo a.c., entrò in auge anche tra cristiani. Paolo affermò di aver ricevuto da Dio l’autorità di predicare ai gentili, mentre Pietro predicava ai giudei e non arrivò a Roma; secondo le scritture, Pietro e Giacomo, fratello di Gesù, erano con il partito dei giudaizzanti e Paolo non riconobbe l’autorità dottrinaria di Pietro e dei giudaizzanti.

La lettera agli efesini, pure attribuita a Paolo, denuncia una differenza di stile e di contenuto, cioè un autore diverso, in essa la chiesa non appare più solo come una comunità locale, ma anche come la chiesa universale che avrebbe unito gentili e giudei, cioè sembra sia stata scritta molto più tardi. L’autore sostiene l’obbedienza filiale, quella della moglie al marito e la schiavitù (1-9); la chiesa era pronta a riciclarsi e a rendere grandi servigi al potere. La lettera ai filippesi contiene la giustificazione per mezzo della fede.

Nella lettera ai colossesi, Paolo afferma che Cristo è superiore agli angeli o eoni e che creò l’universo; come Giovanni e diversamente da altre sue lettere precedenti, sostiene la sua divinità, afferma che la chiesa è il regno di Dio ed esclude la parusia. Afferma che il battesimo è la resurrezione del credente, con esso ci si libera anche della schiavitù della legge mosaica; anche questa lettera, scritta in epoca più tarda, attesta l’evoluzione del cristianesimo; l’autore ribadisce che la moglie deve essere sottoposta al marito e lo schiavo al padrone.

La prima lettera ai tessalonicesi invita ad astenersi dalla fornicazione e proclama la fede nella resurrezione, degli uomini e di Cristo, ricorda che Cristo sarebbe tornato ma non se ne conosceva il giorno; nella lettera ai colossesi aveva però escluso la parusia. Nella seconda lettera ai tessalonicesi Paolo condanna quelli che vivano in ozio attendendo la parusia; l’astensione dal lavoro era un danno economico per la società e attirava sui cristiani l’accusa di essere dei sovversivi e dei parassiti.

Nella lettera a Timoteo, Paolo lancia accuse contro gli innovatori della chiesa e contro le eresie; mentre Cristo aveva affermato che i ricchi non sarebbero entrati nel regno dei cieli, Paolo li invita a fare beneficenza per avere questa certezza. La lettera a Tito è una lettera pastorale diretta al vescovo di Creta, Tito, ex gentile incirconciso del partito di Paolo, che lo seguì a Gerusalemme, al tempo del primo concilio apostolico (49-50 d.c.); però allora esistevano solo apostoli emissari e missionari dei sommi sacerdoti; l’autore afferma che i servi devono essere sottoposti ai padroni e i cristiani all’autorità, attacca i giudei che non condividevano la genealogia di Cristo presentata dai cristiani.

Nella lettera a Filemone, Paolo gli rimanda un suo schiavo sfuggitogli e fattosi cristiano, con preghiera di perdonarlo, per la legge, lo schiavo avrebbe meritato la crocifissione; sembra che Paolo, invece di garantire un rifugio allo schiavo, tenesse più all’amicizia di Filemone che a quella di uno schiavo; in fondo, il ricco poteva anche aiutare economicamente la chiesa e fare adepti tra la sua cerchia.

Da ricordare che la chiesa trionfante, leale con il potere e i ricchi, non si pronunciò mai esplicitamente per l’abolizione della schiavitù, però ci furono voci isolati di missionari e sacerdoti contro la schiavitù. La lettera agli ebrei fu scritta a Roma ed era indirizzata agli ebrei di Gerusalemme, vi sostiene la validità del matrimonio, contrappone il sacrificio di Cristo e quelli dei leviti; afferma che Cristo era supremo sacerdote dell’ordine di Melchisedech e che la giustificazione si aveva, non con le opere della legge, ma con la fede in Cristo, che era superiore a Mosè e agli angeli.

Il richiamo al matrimonio serviva a contrastare quelli che, nei primi secoli, in attesa della parusia, rinunciavano anche a sposarsi. Secondo le scritture cristiane (Atti degli Apostoli), negli anni 62-63 ci fu una grave persecuzione di cristiani a Gerusalemme, che fece perire Giacomo, primo vescovo di Gerusalemme e fratello di Gesù. Sono tutti falsi astorici, in realtà allora a Gerusalemme c’erano solo zeloti, esseni, rabbini e sadducei e mancavano i cristiani, che non erano ancora nati.

Paolo sostiene la predestinazione e la salvezza mediante la fede nella lettera ai romani e nella lettera i galati, mentre ribadisce l’importanza delle opere nella seconda lettera ai corinzi; sostiene la fede nella resurrezione dei corpi nella prima lettera ai corinzi, nella prima lettera ai tessalonicesi e nella seconda lettera a Timoteo, però nella lettera ai colossesi sostiene che il battesimo è la resurrezione; sostiene la divinità di Cristo solo nella lettera ai colossesi e nella lettera agli ebrei.

Si vedono cioè mani di diversi autori, per le diversità di stile e di contenuto; tratti comuni delle lettere di Paolo, sono l’avversione ai giudaizzanti e alla legge di Mosè, la difesa della gerarchia e del suo vangelo, queste lettere sono indirizzate a chiese locali. Invece le lettere cattoliche sono sette e sono indirizzate alla chiesa universale, una di Giacomo di Zebedeo, due di Pietro, tre di Giovanni di Zebedeo e una di Giuda; queste lettere videro la luce dopo le lettere paoline, quando la chiesa si era consolidata.

La lettera di Giacomo di Zebedeo appartiene al genere dei libri sapienziali, afferma che la fede senza le opere è sterile, attacca i ricchi e loda i poveri, afferma che le opere da difendere non sono quelle della legge, cioè le norme mosaiche, ma le opere buone cristiane. Secondo Giuseppe Flavio, falsificatore della storia e falsificato a sua volta, Giacomo fu fatto uccidere nel 62 dal sommo sacerdote Anania, invece suo fratello Giovanni di Zebedeo fu ucciso nel 42 da Erode Antipa.

La visione della chiesa universale superava gli ambiti delle chiese particolari, ciò potette avvenire solo decenni dopo la morte di Cristo, quando si spense la fede nella parusia; l’invito a confessare i peccati gli uni agli altri (16) attesta che all’inizio esisteva una confessione reciproca e collettiva dei peccati, poi la confessione fu devoluta ai sacerdoti, con l’assoluzione e la garanzia, non sempre, della segretezza.

La prima lettera di Pietro, indirizzata a gentili d’Asia Minore, ha carattere pastorale, attacca eretici e difende le buone opere; secondo la tradizione, nel 36 Pietro, sfuggito a Erode Antipa, fondò la chiesa di Antiochia, che governò per 7 anni, nel 42 si trasferì a Roma sotto Claudio, dove fu fatto martire nel 67. Difficile credere che Pietro abbia fondato la chiesa di Antiochia, appena dopo la morte di Cristo e che sia stato anche a Roma. L’autore afferma che la donna deve essere sottomessa al marito e i giovani agli anziani, che erano scrigno di esperienza; come sono cambiati i tempi, però sull’esperienza degli anziani, oggi purtroppo tollerati, si potrebbe convenire.

La seconda lettera di Pietro denuncia una differenza di stile dalla prima, fu inserita nel canone solo nel V secolo, afferma che la parusia o ritorno d Cristo avrebbe dato origine a una nuova creazione, ma non era prossima; inoltre afferma che il giorno del giudizio sarebbe venuto all’improvviso. Nella prima lettera di Giovanni, l’Apostolo o il suo discepolo, Giovanni il presbitero di Efeso, attestano la fede nella parusia, in polemica con quelli che sostenevano che Cristo non sarebbe più tornato e che non si poteva cambiare la natura umana. L’autore condanna anche la libera interpretazione della scrittura; anche la gerarchia cattolica accusò di superbia gli spiriti liberi.

Nella seconda lettera di Giovanni s’invita a osservare i comandamenti di Dio (3), pare un’anomalia o una contraddizione, perché i comandamenti erano contenuti anche nella legge di Mosè invocata dai giudei; però i cristiani avevano solo combattuto l’eccessivo formalismo dei farisei, che ostacolava le conversioni tra i gentili, con il loro rispetto del sabato, delle impurità, della circoncisione e con l’avversione ai matrimoni misti.

Distrutto il tempio (70 d.c.) e vinta la concorrenza della sinagoga, si rivalutarono le norme più condivisibili della legge di Mosè, come i dieci comandamenti; dall’autore Cristo è visto come figlio di Dio, in senso letterale. Da rammentare che gli autori veri di tutte queste lettere, che erano dei missionari, non si conoscono, per dare loro rilievo, furono attribuite ai discepoli; dalla redazione della prima all’ultima lettera, passarono dei secoli.

Nella seconda lettera di Giovanni si attaccano quelli che negano la realtà corporea di Cristo, cioè i docetisti che negavano l’incarnazione e la morte di Cristo, sostenendo che Dio lo aveva rivestito di corpo umano solo apparente, perciò questo solo apparentemente avrebbe sofferto la passione e la morte corporea. La terza lettera di Giovanni attesta l’esistenza a Efeso di due partiti cristiani, quello di Giovanni il presbitero e di Gaio e quello di Diotrefo, che ambiva al titolo di vescovo; questi partiti si facevano forti di un vangelo particolare o di un’interpretazione o di una testimonianza particolare, il tutto utilizzato per la lotta per il potere all’interno della chiesa.

Nella lettera di Giuda torna, in tema di salvezza, la dottrina protestante della giustificazione mediante la fede, l’autore sostiene la predestinazione e nega il libero arbitrio, cioè la capacità di autodeterminarsi dell’uomo; riconosce il condizionamento genetico, culturale, familiare e di partito sull’uomo. E’una tesi molto seria, solo gli uomini superiori hanno libero arbitrio, gli altri sono militanti di partito e vittime di condizionamenti.

La predestinazione, quando impone il corso degli eventi, è legata al concetto di destino e fa risorgere il fato de pagani, per i musulmani Dio ha stabilito da sempre il destino di ogni uomo, il che porta alla rassegnazione; questa dottrina attribuisce la salvezza solo alle anime elette per grazia devoluta da Dio, escludendo ogni rapporto con le opere buone e negando la libertà di scelta all’uomo.

La dottrina della predestinazione fu sostenuta da Paolo, Giovanni, Agostino, Giansenio, Lutero e Calvino; però in alcune lettere, Paolo pare si riferisse soprattutto alle opere o norme della legge e non alle norme di buona condotta, anche se sotto il nome di Paolo hanno scritto persone diverse e con idee contraddittorie. L’invito all’unità della chiesa rivolto da Paolo, rafforzava gerarchia e centralismo, contro le correnti di potere che si facevano forti di contrasti ideologici e dialettici e di vangeli diversi da quello che utilizzava Paolo.

Apocalisse in greco significa rivelazione, in relazione ai tempi escatologici, l’escatologia riguarda l’estremo destino dell’uomo ed è tipica delle religioni della salvezza come l’ebraismo, il cristianesimo, l’islamismo e il buddismo; invece le altre religioni sono legate soprattutto alla mitologia delle origini, la quale però è presente anche in ebraismo, cristianesimo e islamismo, le quali hanno due età dell’oro, una all’inizio e una alla fine dei tempi.

Gli uomini avevano ricercato la salvezza dall’indigenza, prima in terra, con le rivoluzioni, ma poi, visti gli insuccessi causati dalle repressioni romane, la salvezza annunciata dai soter o salvatori, assunse un significato traslato; perciò si fondò sulla credenza che l’anima sopravvivesse alla morte corporale, questa idea era sconosciuta agli antichi ebrei. Ne discendeva il conseguente giudizio delle anime, uno individuale, subito dopo la morte, e uno collettivo con il giudizio universale, di cui alla letteratura apocalittica; l’escatologia cristiana prevede alla fine del mondo la resurrezione della carne, per cui i morti si ricomporrebbero in anima e corpo, vivendo poi di vita eterna.

Alcuni vedono nel discorso escatologico di Gesù, sulla distruzione del Tempio di Gerusalemme, la rovina del giudaismo e l’avvento, dopo il giudizio universale, del regno di Dio; altri vi vedono l’affermazione della chiesa nel mondo che prese il posto del regno di Dio. Nella bibbia i libri apocalittici sono quelli profetici, particolarmente i libri di Daniele e di Enoch, l’apocalisse di Giovanni e le apocalissi apocrife di Pietro e di Paolo; questi libri annunciano il passaggio a un’altra era, con il rinnovamento dell’umanità; la letteratura apocalittica era conosciuta anche da babilonesi e persiani.

L’apocalisse di Giovanni contiene sette lettere dirette alle chiese d’Asia, travagliate dalle persecuzioni e dalle eresie, gli autori sono diversi e scrissero in greco, è attribuita a Giovanni evangelista e al suo discepolo Giovanni il presbitero, vescovo di Efeso. In questo libro Cristo, l’agnello risorto, è presentato come sovrano del regno di Dio e sacerdote della nuova alleanza; il testo ricorda alcune persecuzioni dei cristiani, come quella del 64 ad opera di Nerone e quella del 95 ad opera di Domiziano; è un altro falso, le persecuzioni colpirono solo giudei non cristiani.

Il libro è ricco di simboli e va interpretato allegoricamente, afferma che la chiesa è la signora celeste che lotta contro la bestia persecutrice, cioè Roma, chiamata anche Babilonia, anticristo e meretrice. Mentre l’evangelista Giovanni, nel quarto vangelo, attacca i giudei e giustifica i romani, l’apocalisse di Giovanni, che dovrebbe essere la stessa persona, attacca soprattutto i romani, persecutori dei cristiani eredi di Cristo.

Questa constatazione attesta che gli autori erano diversi e che scrivevano in epoche diverse; per evitare persecuzioni, Roma non è nominata esplicitamente, però il libro annuncia la sconfitta della bestia e di satana, il giudizio finale e l’instaurazione dei nuovi cieli e della nuova terra, cioè l’avvento della Gerusalemme celeste. Il libro annuncia la vittoria definitiva del cristianesimo sul paganesimo, la mietitura simboleggia la fine del vecchio ordine e l’instaurazione del regno di Dio.

Dopo il giudizio, Cristo avrebbe regnato e il diavolo sarebbe stato incatenato per mille anni, poi sarebbe stato sciolto e si sarebbe scagliato contro la chiesa, ma sarebbe stato sconfitto definitivamente e precipitato nel fuoco eterno; il millenarismo medievale s’ispirò all’apocalisse di Giovanni. Con la resurrezione dei morti, questi sarebbero stati giudicati per le loro azioni, assieme ai vivi, ai buoni sarebbe andata la Gerusalemme celeste, ai cattivi il fuoco eterno; l’autore sostiene l’importanza delle opere buone per la salvezza.

La redazione definitiva del libro avvenne nel III secolo, per mani diverse, ci sono differenze di stile all’interno e di contenuto con il quarto vangelo, il quale condanna i giudei, mentre nell’apocalisse i nemici sono i romani; all’epoca i giudaizzanti non esistevano più e non facevano più concorrenza all’interno della chiesa, mentre Roma si ergeva minacciosa contro i cristiani, che erano gnostici, ariani e cattolici, Costantino non era ancora nato.

L’apocalisse di Giovanni fu ammessa nel canone in tempi diversi nelle varie chiese, quella greca lo ammise nel VI secolo, i siri e i nestoriani ancora oggi la rigettano; i testimoni di Geova hanno preso a base questo libro per calcolare la fine del mondo, una volta attesa dopo la morte di Cristo, poi per l’anno mille; i testimoni di Geova l’avevano prevista per il XX secolo. L’autore fa dire a Gesù di essere della stirpe di Davide, in realtà Cristo non lo affermò, né disse mai di essere di natura divina, indipendentemente da quello che affermano le scritture; il libro si chiude con una maledizione su chi avesse tolto o aggiunto qualche cosa al testo, la maledizione serve a imprimere autenticità al lavoro, però non ha risparmiato manipolazioni anche a questo libro.

Il termine vangelo o buona novella era riservato al culto dell’imperatore ed era usato quando si portava a conoscenza la vittoria o l’avvento di un nuovo salvatore nella persona dell’imperatore; l’imperatore aveva anche attributi religiosi, come il messia, il califfo e il sultano, ed era detto pontefice massimo, cioè era a capo del servizio religioso. Nel III secolo ogni comunità cristiana aveva un proprio vangelo, però nel IV secolo al concilio di Nicea (325) fu fissato il canone neotestamentario, che condannò gli ariani e affermò il dogma della trinità e l’identità sostanziale tra Dio e Gesù; in tal modo Maria diveniva madre di Dio e di Gesù, contemporaneamente, seguendo l’evangelista Giovanni, si affermava che Gesù era esistito prima della madre e dell’universo.

Il silenzio dei vangeli canonici sulla fanciullezza di Gesù è stato colmato in parte dagli apocrifi, ricchi di miracoli e tributari della tradizione come i canonici; gli apocrifi scagionano di ogni responsabilità, per la morte di Cristo, Pilato e i romani. Poiché non esistevano documenti di Pilato sul processo a Cristo, gli apocrifi inventarono un ciclo di Pilato; per affermare la verginità di Maria e la sua mancanza di peccato, s’inventò anche un ciclo di Maria.

Gli apocrifi hanno influenzato artisti e poeti cristiani, Dante s’ispirò al vangelo di Nicodemo e alle apocalissi di Pietro e Paolo, la chiesa prese dagli apocrifi la loro concezione dell’inferno, la discesa di Gesù all’inferno è citata solo dal vangelo di Nicodemo. Il protovangelo di Giacomo, fratello di Gesù e vescovo d Gerusalemme, cosiddetto perché precede il vangelo, narra che Maria fu educata nel tempio, rimase incinta e partorì vergine; Giuseppe pensò a un adulterio e pensò a ripudiarla, ma fu fermato da un angelo, la pena della legge per l’adulterio era la lapidazione.

Il vangelo dello pseudo Matteo afferma che anche la madre di Maria partorì vergine e che Maria, educata nel tempio, rimase incinta e una levatrice accertò la sua verginità; nel medioevo esisteva un costume, per cui le fanciulle, votate alla continenza, erano sposate ad anziani, erano le virgines subintroductae, poteva essere il caso anche di Giuseppe, promesso sposo. Il vangelo dello pseudo Tommaso fa apparire Gesù come un bambino capriccioso e vendicativo, il vangelo dell’infanzia arabo-siriaco, narra la vita di Gesù fino a 12 anni e afferma che la sua nascita era stata annunciata da Zaratustra.

Il vangelo dell’infanzia armeno afferma che Maria fu fecondata da un orecchio e partorì dall’altro; questo vangelo è di origine nestoriana; Nestorio, nel 428 patriarca di Costantinopoli, sosteneva la duplice natura umana e divina in Cristo e rifiutava l’appellativo di madre di Dio a Maria, nel 431 fu condannato al concilio di Efeso. Il libro della natività di Maria racconta della sua educazione al tempio e del suo matrimonio con Giuseppe; il libro la Storia di Giuseppe falegname, ricorda che questo aveva avuto da un precedete matrimonio quattro maschi e due femmine. Secondo questo libro, Maria partorì Gesù a 15 anni e Giuseppe morì a 111 anni, Maria era più giovane di alcuni figli di Giuseppe.

Il libro sull’Assunzione in cielo dì Maria, eternamente vergine e senza peccato originale, narra la sua assunzione in cielo. Il vangelo di Giuda copto, scoperto in Egitto nel 1978, afferma che Giuda tradì Cristo perché questo, per adempiere le scritture, gli aveva ordinato di farlo. I vangeli giudeocristiani, citati da Ireneo, Eusebio, Epifanio, Niceforo, Teodoreto, Gerolamo, Origene, Filippo e Cirillo si rifanno al Matteo originale, scritto in aramaico e seguito nel IV secolo dai giudaizzanti palestinesi.

Questi vangeli sono il vangelo degli ebioniti, quello dei nazareni e quello degli ebrei; gli ebioniti o poveri erano umili e dediti alla vita monastica, erano contro i ricchi e vedevano in Gesù il messia ma non Dio. I nazareni praticavano il voto di castità, erano vegetariani, portavano i capelli lunghi e non bevevano vino; Gesù e Battista erano nazareni, il vangelo degli ebrei nacque nella diaspora egiziana e contiene influssi gnostici.

Tra i vangeli del ciclo di Pilato, il vangelo di Pietro è ostile agli ebrei e favorevole a Pilato, che è riabilitato; però, altra contraddizione, secondo gli Atti degli Apostoli, Pietro apparteneva al partito giudaizzante di Palestina. Il vangelo di Nicodemo o atti di Pilato contiene una relazione inviata da Pilato a Roma sul processo a Gesù, questo vangelo accenna alla simpatia della moglie di Pilato, Procura, per Gesù, la donna fu fatta poi santa dalla chiesa ortodossa.

Nel vangelo di Nicodemo, si narra che, nel processo a carico di Gesù, i sommi sacerdoti Anna e Caifa sostennero che Gesù era nato da adulterio e che Pilato voleva assolvere Gesù; vi si narra anche che Gesù discese all’inferno, ispirando con ciò uno dei credi della cristianità. Il libro afferma che, dopo la scomparsa del cadavere di Gesù, gli ebrei affermavano che era stato trafugato dai discepoli, che perciò Gesù non era risorto.

Per quanto riguarda le responsabilità sulla morte di Cristo, la pena di morte per gli ebrei era la lapidazione, per i romani la crocifissione, i romani avevano proibito agli ebrei di emettere sentenze di morte, perciò Cristo fu condannato da Pilato e crocefisso dai romani. I capi d’imputazione a carico di Cristo, anche se le leggi erano ingiuste, riguardavano delitti che meritavano la morte, sia per lo stato romano che per la religione ebraica.

Nel libro Paradosis di Pilato, per la morte di Gesù, Tiberio ordinò lo sterminio degli ebrei e la decapitazione di Pilato; nel libro La morte di Pilato si riconosce la responsabilità di Pilato e Tiberio, curato da una malattia grazie ad un’immagine di Cristo, condannò a morte Pilato che si suicidò. In realtà nel 36 d.c. Pilato, a causa delle sue repressioni e perché malvisto come governatore dai giudei, come capro espiatorio, fu mandato in esilio a Vienna, dove morì; dai cristiani fu fatto beato.

Nella Lettera di Tiberio a Pilato, l’imperatore ordinò la morte di Pilato e lo sterminio degli ebrei, questi autori ritennero logico da parte dell’imperatore rivolgere tanta attenzione alla morte di Cristo, ma non fu così nella realtà storica, infatti, Pilato e storici contemporanei, come Giosefo, ignorarono Cristo. Nel libro La vendetta del salvatore, si afferma che la distruzione di Gerusalemme avvenne per la morte di Cristo, che Pilato finì in carcere e l’imperatore ebbe un’immagine di Cristo da adorare.

Durante il II secolo, ad Alessandria i cristiani distinguevano la fede sentimentale (pistis) da quella razionale (gnosi), gli gnostici neoplatonici ritenevano che il cosmo era popolato da una gerarchia di esseri spirituali emanati da Dio, gli eoni, come gli angeli e Gesù; sempre meno perfetti man mano che si allontanavano da Dio, fino all’anima umana, che era l’ultimo eone, divenuta prigioniera del corpo.

La gnosi era il riconoscimento di questa realtà e l’aspirazione alla perfezione divina, gli gnostici cristiani affermavano che Gesù era stato inviato da Dio per far partecipare gli uomini alla gnosi e salvarli, a questa filosofia s’ispirò anche Giovanni evangelista. Nel II secolo, presso la setta gnostica dei cainiti, per la salvezza dell’umanità, era ritenuto indispensabile il tradimento di Giuda; i cainiti ritenevano che creatore dell’universo era un essere malvagio, il demiurgo, e adoravano Caino che gli si era opposto. Gli gnostici negavano la resurrezione della carne e sostenevano la resurrezione dello spirito, affermavano che l’universo era stato creato dal demiurgo, sostenevano un ideale di conoscenza, credevano alle classi sociali, dal II secolo, videro in Cristo un eone celeste.

Nel 1945 è stata scoperta in Egitto una biblioteca copta contenente tre vangeli gnostici, il vangelo di Tommaso, il vangelo di Filippo e il vangelo di Verità, nel 1978 vi è stato rinvenuto il vangelo gnostico di Giuda, che sostiene che il tradimento di Giuda fu chiesto da Cristo, per poter adempiere la sua missione. Il vangelo di Tommaso afferma che Gesù fu creato da Dio, che era superiore agli altri eoni ma inferiore al padre.

Questo vangelo è contro la circoncisione, afferma che il regno di Dio era già tra i cristiani, che le donne, per entrare nel regno di Dio, dovevano divenire maschi, questo vangelo è antitrinitario. Il vangelo di Filippo ebbe forse per autore Valentiniano, che fondò ad Alessandria una setta; questo sosteneva che, con il battesimo, in Gesù s’incarnò Cristo; i valentiniani, per purificare, praticavano il battesimo per immersione, mentre per loro il fuoco della consacrazione portava alla gnosi, cioè alla luce.

Per il vangelo di Filippo, Dio è la luce che ha creato tutte le cose, compresi gli eoni, cioè gli angeli; Filippo è contro i sacrifici animali, per esso il corpo di Gesù è il logos, mentre il suo sangue è lo spirito santo; sostiene che, dopo la resurrezione, le anime non avrebbero avuto più un corpo corrotto, ma sarebbero state rivestite di sostanza spirituale come il logos. Altri passi affermano che Cristo era l’Adamo celeste, mentre l’uomo terrestre era opera del demiurgo, perciò era prigioniero del peccato; che lo spirito santo o Sofia o madre di Gesù, era anche madre degli angeli, però l’essere perfetto era maschile; che i sacramenti erano misteri e che Cristo era il logos incarnato con il battesimo, che Dio diede ad Adamo l’anima e Sofia gli diede lo spirito.

Valentiniano affermava che il crisma, cioè l’olio che serviva ad amministrare i sacramenti, era superiore al battesimo; per mezzo di esso si raggiungeva il pleroma, cioè l’insieme di eoni che stavano tra Dio e la materia, affermava che Cristo, con la resurrezione, era tornato nel grembo della madre o spirito santo. L’eone più lontano da Dio, il Dio degli ebrei, era un figlio di Sofia nato senza consorte, questo creò il mondo visibile; con il pentimento di Sofia, Cristo fu inviato per il riscatto dell’umanità e per formare la coppia Soter il salvatore e Sofia lo spirito santo, perciò i cristiani erano figli della coppia Soter-Sofia; Filippo fa dello spirito santo la madre e la moglie di Gesù.

Ad Atene gli arconti erano alti magistrati, nella religione di Mitra, gli arconti erano le divinità che facevano muovere le sfere celesti, Marcione e Paolo, probabilmente la stessa persona, nella lettera ai Corinzi affermano che la crocifissione di Cristo fu voluta dagli eoni detti arconti (2,8). Il vangelo di Filippo afferma che Gesù combatté le potenze del male, cioè gli arconti, angeli decaduti o demoni; l’autore accenna anche a un legame affettivo tra Cristo e Maddalena, anche Epifanio attesta questa tradizione.

Il vangelo della verità, usato anch’esso dalla setta dei valentiniani, era conosciuto da Ireneo e Tertulliano e sembra un commento al vangelo di Filippo, l’autore parla della caduta delle anime nella materia del corpo; afferma che Dio è la luce che irradia il pleroma fatto di eoni, che Cristo è ipostasi e sostanza divina che ha riscattato il mondo e spinge alla gnosi, è l’Adamo celeste o soter.

Secondo l’autore, l’anima, caduta prigioniera del corpo, aspira a tornare alla sua sede originaria o pleroma; Sofia, come Soter o Cristo, emana da Dio e rappresenta la volontà, la potenza e la grazia illuminante di Dio. Sofia e Soter sono ipostasi divina, cioè della stessa sostanza di Dio; l’autore afferma che gli uomini buoni accolgono la gnosi, mentre gli iliaci sono uomini in preda alla materia, Cristo aiutava a ritrovare la strada smarrita.

L’autore sostiene che è più importante la conoscenza che il misticismo e afferma che Dio non si é manifestato a nessuno, quindi nemmeno a Mosè, così toglie un altro privilegio agli ebrei. Nell’ambito dello gnosticismo, i vangeli dualistici opponevano il bene al male; sulla loro scia, Mani (215-275) affermava che la materia aveva particelle di luce che dovevano essere liberate, invitava a rispettare gli esseri viventi, a liberare gli schiavi e a non fare violenza; secondo Mani il Dio del bene inviava periodicamente degli emissari che lo aiutavano a combattere il male.

Mani, eretico o riformatore dello zoroastrismo, fondatore del manicheismo, come sintesi di buddismo, zoroastrismo e cristianesimo gnostico, opponeva il principio della luce a quello delle tenebre; affermava che l’uomo poteva redimersi solo con la gnosi e l’ascetismo, si considerava l’ultimo degli eoni inviati da Dio. Prima di lui, furono dualisti gli esseni, Simon Mago, Dositeo, Cerinto, Marcione e Apelle.

Il vangelo apocrifo di Giovanni, del tardo medioevo, è ispirato alla dottrina manichea, di derivazione dualista, la quale afferma che il male non può essere attribuito a Dio ma a Satana; per gli gnostici dualisti il mondo era stato creato dal Dio del male o demiurgo. Come i docetisti, l’autore del vangelo apocrifo di Giovanni afferma Cristo aveva solo un’apparenza corporea, cioè non avrebbe partecipato alla natura umana corrotta.

A questo vangelo si richiamarono catari, albigesi, bogomili e patarini, i bogomili bulgari furono distrutti dalla chiesa ortodossa, i catari o albigesi dal re di Francia e da Innocenzo III, che creò l’inquisizione e fece una crociata contro di loro; questo vangelo di Giovanni è una rivelazione di misteri religiosi che Gesù fece a Giovanni durante l’ultima cena. Il vangelo apocrifo di Giovanni nega ogni partecipazione di Gesù alla natura umana, afferma che Maria era un angelo, che, per preservarne la verginità, fu fecondata da un orecchio e partorì dall’altro, secondo una credenza del IV secolo.

L’autore sostiene che l’uomo è creazione del diavolo e che le anime sono angeli decaduti che continuano la loro opera di corruzione dentro i corpi, perciò i catari invitavano a eliminare la procreazione e praticavano una vita casta e ascetica. In questo vangelo, Satana è identificato con Geova dell’antico testamento, l’autore prevede la sconfitta finale di Satana con il giudizio universale e la salvezza dei giusti; però, per i veri manichei, il conflitto dialettico tra male e bene era eterno e insolubile. Le sette che s’ispiravano a questo vangelo lottavano contro la corruzione della chiesa e per il riscatto degli uomini.

Il giudizio universale era anche visto come una forma di riscatto sociale, agli eletti sarebbe andato il regno di Dio, ai peccatori, a Satana e alle sue schiere, l’inferno di fuoco, i giusti sarebbero stati collocati tra gli angeli in corpi incorruttibili e il regno di Dio non avrebbe avuto più fine. L’autore di questo vangelo di Giovanni afferma che Dio mandava periodicamente agli uomini dei profeti con le rivelazioni, afferma che Battista era emissario di Satana; da ricordare che i catari erano stati in lotta con i battisti o battezzatori, s’inimicarono la chiesa cattolica e non volevano procreare.

Però anche il vecchio testamento condannò Onan che non voleva procreare, il controllo delle nascite ostacolava le spinte espansionistiche di Israele e dei regni cristiani, i morti in guerra si dovevano rimpiazzare; Onan era un mito e una mentalità combattuta dal potere, che poteva sfruttare le ricchezze del mondo solo con una popolazione crescente, la terra e il capitale monetario sono infruttiferi senza gli uomini e la guerra non si può fare.

Per la tradizione, Alessandria era stata la sede di Marco, Antiochia la sede di Pietro, Costantinopoli la sede di Andrea, fratello di Pietro, in realtà Andrea era morto a Patrasso in Grecia. Il concetto di successione apostolica fu inventato e imposto da Tertulliano e Ireneo, poi la chiesa di Roma considerò il potere di Pietro, che non arrivò mai a Roma, trasmissibile ai successivi papi eletti.

La nomina dei vescovi era competenza dei concili provinciali ed era approvata dal metropolita, il concilio di Nicea (325), a solo titolo onorifico e in omaggio a Cristo, aggiunse alle tre sedi di Roma, Alessandria e Antiochia, quella di Gerusalemme o Aelia Capitolina; allora città decaduta e in rovina, che dipendeva amministrativamente da Cesarea; in realtà, nessun cristianesimo, perché ebioniti o nazareni erano esseni, aveva mai visto la luce in Palestina prima di allora, però vi era conosciuto lo gnosticismo egiziano; fu la riforma religiosa dell’impero che volle agganciare il cristianesimo cattolico alla Palestina, terra di Gesù.

Nel concilio di Nicea, per fissare una teologia e un canone, Costantino ed Eusebio furono costretti ad affrontare il problema delle eresie, perciò condannarono l’arianesimo, poi Costantino diede valore normativo alle risoluzioni del concilio. A causa del declino di Roma, il primato politico passò a Costantinopoli e quello religioso di Roma fu contestato da Costantinopoli; nel 378, al concilio di Sardica, l’imperatore Graziano, che risiedeva a Costantinopoli, fece il papa vicario imperiale per l’occidente. Papa o pope in greco significava papà o padre, era un titolo usato dai vescovi orientali e dal V secolo si diffuse anche in occidente, dove poi fu poi riservato solo al papa.

L’arianesimo nacque ad Antiochia, Ario era un prete d’Antiochia formatosi ad Alessandria, credeva ai mediatori tra Dio e gli uomini, al loro vertice era il logos o figlio di Dio, di natura divina, secondo la concezione di Filone d’Alessandria. Per i gli gnostici cristiani d’Alessandria, Cristo era un essere celeste o soprannaturale, ma non un terrestre, gli ariani lo fecero uomo terrestre e semidivino, subordinandolo al padre, i cattolici lo fecero divino, pari al padre e della sua stessa sostanza; queste speculazioni furono possibili perché, in fondo, per teologi ebrei e cristiani gnostici, anche gli uomini e Adamo erano semidivini, perché fatti a immagine di Dio.

La visione ariana del logos portava a subordinare il figlio al padre, all’arianesimo si oppose Atanasio d’Alessandria; la dottrina ariana fu giudicata eretica al concilio di Nicea del 325, che affermò la consustanzialità o stessa sostanza di padre e figlio, affermando che Cristo era vero uomo e vero Dio; però non tutti i vescovi accettarono la teoria del verbo incarnato fattosi uomo, Gregorio di Nissa parlò di due nature in Cristo, per Apollinare di Laodicea, Cristo era uomo solo in apparenza, perciò fu condannato al concilio ecumenico di Costantinopoli del 381.

Per la scuola d’Antiochia, la tesi di Apollinare era inaccettabile, perché negava l’umanità di Cristo, questa scuola affermava che Cristo riuniva le due nature in una sola ipostasi indissolubile; il vescovo Nestorio però separò nettamente le due nature, dando vita al duofisismo. Nel 325, al concilio di Nicea, si stabilì che i metropoliti d’Alessandria d’Egitto, per l’Africa settentrionale, di Antiochia di Siria, per il Medio Oriente, e di Roma, per l’occidente, avevano autorità ecclesiastica sulle loro province, ai metropoliti erano sottoposti i vescovi; allora le tre città erano le maggiori metropoli dell’impero romano, le tre sedi erano paritetiche e tra loro non esisteva gerarchia, era una triarchia.

Nel 381, per chiudere la questione ariana, fu convocato dall’imperatore Teodosio I il concilio di Costantinopoli, però i vescovi occidentali non vi parteciparono, questo concilio aggiunse Costantinopoli, nuova capitale dell’impero romano, alle tre sedi metropolite sedi di patriarcati. Nel 451, al concilio di Calcedonia, Gerusalemme fu fatta patriarcato e così ora i patriarcati erano cinque, cioè Roma, Costantinopoli, Antiochia, Alessandria e Gerusalemme.

Purtroppo, dopo questo concilio, il patriarcato d’Alessandria passò al monofisismo dei copti, i cristiani persiani divennero nestoriani, e quelli di Armenia monofisiti; questi scismi seguivano le lacerazioni dell’impero, Persia e Armenia rivendicavano l’autonomia. Il concilio ecumenico di Calcedonia impose la fede in una sola persona, con due nature indissolubili, mentre i monofisiti ritenevano che le due nature fossero fuse nella natura divina di Cristo; invece gli ariani credevano alla divinità di Cristo, ma lo ritenevano subordinato al padre e consideravano la chiesa subordinata al sovrano.

Al concilio di Calcedonia si scontrò la teologia d’Alessandria con quella d’Antiochia e si affermò che in Cristo figlio vi erano due nature indivise o unite in ipostasi nell’unità della persona. Nel VII secolo ne nacque perciò il conflitto monotelita, i monoteliti ammettevano in Cristo una sola volontà, quella divina, nelle due nature; nel terzo concilio ecumenico di Costantinopoli del 680 si affermò che la natura umana seguiva liberamente quella divina.

Papa Leone I (440-461) fu il primo papa a scontrarsi con Costantinopoli, per affermare il primato spirituale di Roma e per affrancarsi dalla tutela dell’imperatore, comunque, è da notare che i primi sette concili si svolsero nelle vicinanze di Costantinopoli e non di Roma e furono convocati dall’imperatore, con scarse partecipazioni di vescovi occidentali. Nel 531 l’imperatore Giustiniano (482-565) chiamò per primo “patriarchi” i vescovi delle cinque sedi, egli voleva riunificare l’impero diviso dai barbari, ma il papa era intenzionato a governare a Roma in autonomia dall’impero e così trattava con i barbari e disfaceva l’impero.

La chiesa latina si oppose a quella greca e al suo basileus, cioè l’imperatore d’oriente, il papa non voleva farsi comandare dall’imperatore e approfittava delle discordie dell’impero e dell’arrivo dei barbari in Italia per rivendicare maggiore autonomia e per affrancarsi da Bisanzio; però, fino al V secolo, le scuole teologiche erano solo quelle d’Alessandria e Antiochia, poi venne quella di Costantinopoli e poi quella di Roma, i primi contrasti con l’impero avvennero con papa Leone I Magno.

Al concilio di Calcedonia del 451, i vescovi diedero soddisfazione alle pretese di Leone I, però, contemporaneamente, affermarono che la capitale dell’impero, cioè Costantinopoli, non poteva essere inferiore a Roma, ribadendo quanto già espresso nel concilio di Costantinopoli del 381, però Leone I rifiutò questa risoluzione. Al tempo di papa Simplicio (468-483), con la fine dell’impero romano, l’Italia era governata dal barbaro ariano Odoacre e l’imperatore d’oriente Zenone disapprovò la decisione del senato e del papa di Roma di riconoscere Odoacre re d’Italia; il papa preferiva stare con un barbaro ariano, invece che con l’imperatore cattolico di Bisanzio.

Allora Roma era considerata da Bisanzio capoluogo di provincia in forte decadenza, comunque, anche in questa cornice, per prendere le distanze da Bisanzio, papa Gelasio (492-496) affermò che il potere spirituale era superiore a quello temporale. Sotto papa Felice III (483-492) la ratifica all’elezione del nuovo papa era fatta da Odoacre invece che dall’imperatore d’oriente, fino ad allora, il potere del papa era stato sempre subordinato a quello temporale.

Pr cacciare Odoacre, l’imperatore Zenone chiamò in Italia l’ostrogoto Teodorico, pure ariano, che divenne re d’Italia nel 493; però Teodorico non era uno strumento cieco di Bisanzio, infatti, impose come papa Simmaco (498-514), malvisto da Bisanzio e quando l’imperatore Giustino (518-527) emanò un editto contro gli ariani, Teodorico giurò di vendicarsi sui cattolici. Papa Agapito I (535-536), per contenere il potere dei goti in Italia, si fece filo greco, sotto il suo pontificato, Giustiniano voleva riunificare l’impero e contava sull’appoggio del papa, che faceva sempre politica.

Giustiniano, nel perseguire il suo disegno politico, cercò di ingraziarsi i monofisiti d’Egitto e Siria che non volevano riconoscere i dogmi di Calcedonia (451) e perciò crearono due confessioni, la giacobita in Siria e la melchita in Egitto, anche i cristiani d’Armenia erano anticalcedoniani, mentre quelli di Persia erano nestoriani. L’imperatore, per ottenere i favori dei monofisiti, nel 545, sostenuto dal teologo Teodoreto (393-458) (come esistono economisti e storici di corte o di partito, esistono teologi di corte o di partito), dichiarò eretiche le tesi nestoriane sulle due nature di Cristo.

Papa Vigilio (537-555) si oppose a questo provvedimento di Giustiniano e scomunicò imperatore e vescovi orientali; nel 553 Giustiniano indisse un concilio a Costantinopoli, ma Vigilio, per timore, non volle parteciparvi. Vigilio rifiutò le decisioni del concilio ecumenico e fu arrestato; fu rilasciato dopo aver giurato che l’elezione del papa doveva essere confermata da Bisanzio e non da un re ostrogoto. Prima dello scisma d’oriente, il primato di Roma era conteso dagli altri patriarcati, da Cartagine e dai patriarcati di Milano, Aquileia e Ravenna, che cercavano di sottrarsi all’autorità di Roma; queste città promossero degli scismi fin dal V secolo.

Sotto papa Giovanni III (561-574), i longobardi occuparono l’Italia e la diocesi di Aquileia pensò di trovare nei longobardi ariani i suoi naturali alleati contro il papa e perciò favorì il loro ingresso in Italia. Gli sviluppi della chiesa e dell’impero e i loro reciprochi rapporti erano contrassegnati sempre dalla lotta per il potere; come Costantino e Teodosio I, anche Giustiniano legiferò in campo ecclesiastico e il papa non tollerava più la cosa.

Il terzo concilio di Costantinopoli del 680, fu chiamato ecumenico perché vi partecipavano i cinque patriarchi della pentarchia. L’imperatore Leone III (717-741) si scontrò con papa Gregorio II (715-731) sulla questione iconoclasta; i teologi ortodossi erano contro il primato del papa in campo teologico e giurisdizionale, invece l’imperatore, interessato a tenere unito l’impero, ne contestava soprattutto l’autonomia politica.

Il papato riconobbe i cinque patriarcati solo con papa Adriano II (867-872), precisamente al quarto concilio di Costantinopoli dell’869, fino allora, accanto a Roma, aveva riconosciuto solo Antiochia e Alessandria, però subordinate a Roma; inoltre, papa Giovanni VIII (872-882) si considerava vicario di Cristo e non dell’imperatore, com’era stato nel IV secolo, perciò era in rotta di collisione con Bisanzio.

Il quarto concilio i Costantinopoli (869) proibì la presenza di principi o imperatori ai concili e affermò che il patriarca di Costantinopoli veniva dopo quello di Roma, poi venivano Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Comunque, sono state tante le falsificazioni dei documenti da parte della chiesa, infatti, gli originali del quarto concilio di Costantinopoli furono fatti sparire e i documenti furono modificati, perché il papa voleva governare autonomamente l’occidente.

Dopo lo scisma del 1054, Costantinopoli non riconobbe più nessun tipo di primato a Roma, né politico, né spirituale, né giurisdizionale, e rivendicò il suo primato sulle chiese ortodosse; la chiesa bizantina proclamò il principio di collegialità, come federazione di chiese locali, il che, con il tempo, avrebbe favorito l’avvento della chiesa di Mosca. Il primato di Roma da alcuni era inteso come onorifico, non politico, giurisdizionale o dogmatico, del resto, fino allora, nelle questioni dottrinali, il contributo di Roma era stato veramente irrilevante.

La chiesa romana, per sostenere il primato di Pietro, interpretò liberamente gli evangelisti (Mt 15,18; Lc 22,31; Gv 21,15), falsificò il sesto canone del concilio di Nicea (325), interpolando le parole: “La chiesa romana ha sempre avuto il primato”. In realtà, Paolo non si era detto inferiore a Pietro, (2 Cor 11,5; 12,11), nella lettera ai Galati affermò di essere stato chiamato da Gesù e non da Pietro (Gal 1,1), inoltre considerava Pietro inferiore a Giacomo, fratello di Cristo, (Gal 2,9).

I padri della chiesa Crisostomo, Cipriano, Basilio, Isidoro e Ambrogio consideravano gli apostoli uguali, perciò la chiesa, per affermare il primato di Pietro e dei papi suoi eredi, falsificò anche il libro “sulla penitenza” di Ambrogio. I vangeli sono nati fondendo le profezie riguardanti il Messia con la vita terrena di Gesù (presa da quella di Giovanni di Gamala) (Luigi Cascioli), perché Cristo non è un personaggio storico.

Al tempo di Gesù si credeva che tutti i passi misteriosi dei profeti e dei salmi alludessero al messia. Il Battista era nazareno come Cristo, conduceva nel deserto la vita di uno Ioghi dell’India, battezzando nuovi adepti; fu Malachia a dire che il messia sarebbe nato a Betlemme, Isaia invece affermò che sarebbe nato da una vergine, intendendo però nato da una donna sposata illibata.

Gesù è una volgarizzazione di Giosuè, se fosse esistito, forse sarebbe stato di razza mista perché nato in Galilea, morì il 14 di Nisan o 27 marzo, il venerdì pomeriggio secondo Giovanni, o sabato mattina (15 di Nisan) secondo i sinottici; forse nacque nel 6 a.c. e morì nel 36 d.c., Pilato fu procuratore della Giudea dal 26 al 36; nel VI secolo d.c. il monaco Dionigi il Piccolo lo fece nascere, per errore, sei anni più tardi. Fino al IV secolo, la natività di Cristo era festeggiata in primavera, poi questa fu fissata al 25/12, per sopprimere il culto a Saturno e a Mitra; era stato l’ultimo giorno della festa dei saturnali, cadente nel solstizio invernale.

La leggenda della nascita di Gesù fu copiata da quella di Abramo, Mosè, Alessandro Magno e Perseo, si disse che la sua nascita fu segnata da una cometa, perché nell’antichità si credeva che il passaggio delle comete segnasse grandi avvenimenti o l’avvento di grandi uomini; infatti, si afferma che nel 44 a.c., alla morte di Cesare, si verificò un evento del genere, anche Virgilio narra che una stella vagante apparve sul capo di Julio appena nato.

La natura divina di Gesù fu mutuata dalle comuni concezioni dei pagani, che volevano re e imperatori di natura divina, tenuto anche conto che Messia era il titolo del re d’Israele; pretesero onori divini Alessandro, Cesare, Nerone, Domiziano, Caligola; al tempo di Augusto (63 a.c.-14 d..), un oracolo sibellino annunciò che un re, messaggero di Dio, sarebbe nato da una vergine in oriente, probabilmente la sibilla aveva raccolto le voci dei giudei.

Nel 178 il pagano Celso affermò che Maria era stata ripudiata da Giuseppe per adulterio e che aveva messo alla luce il figlio di un soldato romano di nome Pantera. I romani credevano alla divinizzazione dei re, gli indù all’incarnazione periodica di Dio, però i romani non poteva accettare che un Dio fosse crocefisso. La strage degli innocenti, ordinata da Erode il Grande, fu ispirata da un fatto storico, racconta Svetonio (100 d.c.) che un oracolo aveva detto che sarebbe nato un uomo che avrebbe abolito le libertà a Roma; allora il senato ordinò di massacrare tutti i bambini che nascevano entro l’anno, poi però revocò l’ordine perché alcuni senatori avevano la moglie incinta.

La Galilea era terra di ribellione, però i romani contribuivano alla manutenzione del tempio e Augusto vi offrì sacrifici, perché la religione per i romani era fattore di coesione sociale; il procuratore romano di Cesarea nominava e revocava l’alto clero del tempio. I seguaci di Cristo erano nazareni non osservanti, infatti, non pare che disdegnassero il vino; il termine nazareno non deriva da Nazareth, allora borgo quasi inesistente di poche case.

I nazareni erano osservanti della legge, ma contrari ai sacrifici, anche Battista era nazareno e di stirpe sacerdotale, suoi discepoli furono Gesù, Simon Pietro e suo fratello Andrea. I nazareni costituirono l’originaria comunità cristiana di Gerusalemme, attaccati da Paolo; i discepoli del Battista, poiché non riconobbe il primato di Cristo, non lo riconobbero Messia e non si sciolsero, furono scomunicati dalla chiesa, oggi i loro discendenti sono i mandei dell’Irak.

Il passo dei vangeli che riconosce, da parte del Battista, il primato di Cristo è un falso, i nazareni erano ortodossi della legge e contrari alla tradizione orale del talmud; i giudaizzanti ebioniti e nazareni furono i veri eredi della setta di Gesù o di Giovanni di Gamala, ma poi furono perseguitati dalla chiesa che si era aperta al mondo pagano. A Gesù era stato chiesto con quale autorità insegnava, perché non era uscito da nessuna scuola, né apparteneva a una setta riconosciuta e non era nemmeno rabbino.

Oggi però anche la chiesa istituzionalizzata ha preteso il monopolio di investire i sacerdoti e di proclamare i santi e rifiuta il sacerdozio femminile. La legge ordinava la lapidazione per i falsi profeti, per i bestemmiatori e per chi si allontanava dalla legge, questa norma poteva essere applicata anche a Gesù, il quale però fu condannato e ucciso dai romani. Il messaggio cristiano fu raccolto da emarginati, infatti, gli ebioniti erano poveri e avevano una carica rivoluzionaria, erano attigui a zeloti nazionalisti ed esseni che li ospitavano.

Cristo era ribelle verso il sinedrio, faceva manifestazioni non autorizzate e non obbediva agli ordini di sgombrare; suoi reati furono lesa maestà, oltraggio, vilipendio, esercizio abusivo della medicina, eresia; in compenso, non si pronunciò contro la proprietà e contro la schiavitù, ai ricchi tolse solo il regno dei cieli. Cristo non conosceva la cultura greca, ma solo la tradizione rabbinica, ricorreva alle parabole per difendersi dalle spie, teneva contatti con i farisei suoi simpatizzanti, all’insaputa degli apostoli.

Era a capo di un movimento e di una società segreta conosciuta però dalla polizia; il suo movimento però non aveva spessore politico, perciò Pilato ed Erode Antipa non lo giudicavano pericoloso; diversamente da tanti vantati messia, non alimentò nessuna rivolta popolare. I miracoli di Cristo sono frutto della tradizione, forse era esorcista e terapeuta, scacciava demoni dai corpi dei malati, lo facevano anche esseni, terapeuti d’Egitto e alcuni farisei; molti indemoniati erano epilettici, i greci chiamavano l’epilessia morbo sacro e la attribuivano a un Dio o a un demonio.

Anche per Apollonio di Tiana (1 secolo d.c.), per provare che era un Dio, s’inventò un ciclo di miracoli, che erano già stati fatti da Elia ed Eliseo; miracoli furono anche il passaggio del Mar Rosso e la manna caduta nel deserto, la quale però è prodotta dalla pianta “tamarix mannifera” del Sinai, che ha un gusto simile al miele. I romani erano ostili al messianismo militante degli ebrei, inoltre i cristiani non bruciavano incenso alla statua dell’imperatore, mentre questo aveva offerto sacrifici al tempio di Gerusalemme.

Per prudenza e perché Gesù era troppo debole politicamente, il sinedrio scaricò Gesù, però nel 132 i maggiorenti del paese sostennero il messia Simone Barcocheba, che fu proclamato martire e glorificato; c’è da dire che Gesù aveva dei simpatizzanti nel sinedrio, come Nicomede e Giuseppe d’Arimatea, però varie volte attaccò il sinedrio come istituzione. Al tempo di Gesù, la famiglia di Davide era estinta da tempo, però, per sicurezza, dopo il 70 Tito, per porre fine all’aspettativa messianica, ordinò che tutti discendenti di Davide fossero uccisi, la storia non dice quanti ne trovò.

Daniele affermò che il messia sarebbe venuto dalle nubi (7,13-14) Isaia che avrebbe sofferto (52,13-15; 53), quello di Daniele era un messia glorioso, quello di Isaia un uomo reale, cioè Zerobabele, che doveva restaurare il regno di Davide, al ritorno dall’esilio babilonese; perciò gli ebrei, al tempo di Cristo, credevano a un messia celeste e a un messia terreno, erano immersi nell’imminenza delle ultime cose.

Pilato aveva sempre trovato un ostacolo nella legge ebraica, condannò Gesù perché la vita umana aveva poco valore per lui e per evitare tumulti, Cristo non era nemmeno cittadino romano come Paolo; i giudei ricambiarono l’antipatia di Pilato e nel 36 ottennero la sua destituzione da Vitellio, legato di Siria, avevano accusato Pilato di repressioni, violenze e provocazioni. Come fece Pilato con Cristo, Vitellio, per l’amore della pace, si sbarazzò di Pilato

Per eseguire la condanna di Gesù occorreva l’autorizzazione del governatore romano, cioè di Pilato, se fosse stato cittadino romano sarebbe stata necessaria l’autorizzazione di un legato imperiale; per la condanna, la legge ebraica esigeva la deposizione di due testimoni, la sentenza non poteva essere emessa durante la notte, il processo doveva svolgersi in due o tre giorni, doveva passare un giorno dalla condanna all’esecuzione; la legge vietava di condannare a morte alla vigilia delle feste e di esporre i condannati sulla croce nei giorni festivi.

Queste norme non furono applicate a Gesù, perché fu affidato all’autorità temporale di Pilato; secondo Giovanni, il processo a Gesù si svolse nel pomeriggio di venerdì 14 di Nisan, non si sentirono testimoni e alla condanna seguì immediatamente l’esecuzione, prima della notte fu tolto dalla croce. Giovanni fa coincidere la morte di Gesù con il giorno e l’ora in cui nel tempio si sgozzavano gli agnelli pasquali, ai quali non si doveva rompere nessun osso, come fu per Gesù, che non subì la rottura delle ossa delle gambe.

Per i sinottici Gesù morì il sabato e risorse la domenica, però deuteronomio comandava di non far rimanere appeso il cadavere del condonato durante la notte (21,27-28), i romani invece usavano esporre il cadavere per più giorni, a titolo d’ammonimento; i condannati morivano di sete o d’asfissia sulla croce, che era soprattutto uno strumento di tortura più che di esecuzione. Secondo Giovanni, il più fedele al riguardo alla legge ebraica, Gesù rimase sulla croce poche ore, fu stordito e fatto assopire con una droga porsagli con la spugna, non gli furono rotte le ossa delle gambe, probabilmente la lancia che trafisse il suo costato non arrivò al cuore e ai polmoni.

Lo storico Giosefo, contemporaneo di Cristo, che non ha scritto di lui, ci narra che c’erano stati sopravvissuti alla crocifissione, Giuseppe d’Arimatea ottenne il corpo di Gesù da Pilato e lo sistemò in un sepolcro, poi il suo corpo, fu trafugato dai discepoli che dissero che era risorto, oppure fu rianimato, curato e uscì vivo dal sepolcro, come sostiene l’Islam. La rottura delle gambe impediva di sostenersi e la morte arrivava per soffocamento e blocco della circolazione.

Però i crocifissi più forti morivano di sete, per i romani, il cadavere del giustiziato doveva essere preda degli uccelli. La croce era simbolo religioso prima di Cristo in Egitto, Siria e India, forse nacque a Babilonia e rappresentava il sole; nel III secolo i cristiani affermarono che Cristo era morto su una croce, però i vangeli non sono chiari sulla forma di questo strumento di supplizio; le apparizioni di Cristo dopo la resurrezione sono contraddittorie e frutto della tradizione.

Prima del cristianesimo, gli apostoli erano gli inviati del sinedrio presso le comunità della diaspora, gli apostoli e i discepoli erano analfabeti e non potevano essere gli autori dei vangeli, che furono un prodotto della tradizione e di persone colte. Per gli ebrei, i pubblicani, esattori per conto dei romani, erano scomunicati, erano incapaci di testare e la loro casa era maledetta, non potevano avere cariche pubbliche e non potevano testimoniare in tribunale, la presenza questi elementi tra i seguaci di Cristo era una provocazione per gi ebrei.

Pietro fu apostata per paura, tra i primi cristiani, l’apostasia per paura fu frequente, non tutti accettavano il martirio; la basilica di San Pietro si eleva su un cimitero cristiano gnostico del II secolo. Secondo Giosefo, nel 70 a Gerusalemme morì un milione di persone, ci furono deportati e profughi, gli ebrei si dispersero, nazareni ed ebioniti di Palestina erano ridotti di numero e fu l’avvento del cristianesimo gnostico di origine egiziana.

Tacito (54-115) afferma che Nerone perseguitò i cristiani, accusandoli dell’incendio di Roma, Svetonio (100 d.c.) afferma che i cristiani facevano tumulti a Roma e furono espulsi, i due storici furono falsificati, allora non c’erano cristiani a Roma, di nessun tipo, ma solo ebrei, forse esseni; lo storico Giuseppe Flavio, nato nel 37, nelle sue “guerre giudaiche” afferma che Cristo era il messia, fu crocefisso da Pilato e risorse, trattasi di un falso interpolato nel testo, giustificato dal fatto che Flavio accennò ai movimenti politici palestinesi senza parlare di Cristo.

Con l’invenzione degli apologeti cristiani, Giacomo, fratello di Gesù e vescovo di Gerusalemme, nel 62 fu fatto giustiziare dal sinedrio per lapidazione e gli successe Simeone, cugino di Gesù, giustiziato da Traiano (53-117), poi gli successero nazareni non parenti di Gesù; il processo si ripeté con i primi califfi islamici. L’originaria dottrina giudaico-cristiana di ebioniti e nazareni affermava che Cristo era stato adottato da Dio, dopo il 100, nei paesi pagani questa teoria fu sostituita con quella dell’incarnazione, mediante la quale Dio, per il tramite dello spirito santo, aveva fecondato Maria, per dare la vita a Gesù, figlio di Dio.

Il trionfo del cristianesimo peggiorò la condizione de giudei, nel 323 Costantino concesse ai cristiani la libertà di culto e proibì le conversioni al giudaismo, il successore Teodosio I fece del cristianesimo l’unica religione legale dell’impero; Sant’Ambrogio (330-397) spinse le autorità alla persecuzione degli ebrei. Gli ebrei acquistarono in Europa la piena dignità di uomini solo nel 1789, prima era relegati nei ghetti e non potevano possedere terre o avere un ruolo nella società.

Il cristianesimo istituzionalizzato ricercò il monopolio religioso, lottando contro le altre fedi, contro eresie e sostenendo l’autorità del papa, la chiesa, prima rappresentata dalla comunità dei fedeli, fu rappresentata dalla Gerarchia; la rottura con l’oriente si ebbe sul culto delle immagini, sull’autorità del papa e sul mistero trinitario, per i greci il padre veniva prima del figlio, per Agostino il figlio era pari al padre, ci furono reciproche scomuniche.

Agostino (354-430) impose in occidente la sua visione della trinità e a lui poi si associò Tommaso; il mistero della trinità, di derivazione egiziana, babilonese e indiana e nel 325 fu adottato dal concilio di Nicea. Marco scrisse il suo vangelo in Italia, però era ostile ai giudaizzanti, quando afferma che Gesù non seguiva i suoi parenti (12,46-50) forse si riferiva a Giacomo vescovo di Gerusalemme. Secondo la tradizione, Nerone (37-68) perseguitò i cristiani, accusati d’ateismo, e risparmiò i giudei, nel 67 fece crocifiggere Pietro a testa in giù in Vaticano e fece passare a fil di spada Paolo, perché cittadino romano; sono tutti falsi, Pietro e Paolo non sono mai stati a Roma e Nerone perseguitò solo ebrei.

Il comportamento dei cristiani non fu sempre esemplare durante le persecuzioni; prima di Nerone, suo padre Tiberio (10 a.c.-54 d.c.) perseguitò tutti gli ebrei indistintamente e li espulse da Roma. Nel 341 Costanzo II chiuse i templi pagani e nel 382 Teodosio I proibì i sacrifici, Graziano (359-382) confiscò il patrimonio dei templi, cioè fece cassa, e ne cancellò i privilegi, così nel V secolo il paganesimo scomparve in Italia; i cristiani furono contro la libertà religiosa e la propagazione della loro fede fu aiutata dalla forza delle armi.

Prima dei vangeli, tra i cristiani circolavano documenti ristretti in pergamena sulla vita di Gesù, Giustino martire (150 d.c.) parla della vita di Gesù letta nelle chiese, accenna a memorie e ricordi degli apostoli, questi documenti originali poi scomparvero; tra questi, il Libro delle Testimonianze, usato dai nazareni e citato negli atti di Barnaba, era forse l’originale del vangelo di Matteo, Luca cita un altro documento, il Testo d’Insegnamento, forse lo stesso testo precedente.

Anche Omero nell’VIII secolo a.c. compose la sua opera su originali di cantori; per Filone e Giovanni il logos era il mediatore tra Dio e gli uomini, però gli gnostici ortodossi non avrebbero ammesso che la parola si fosse fatta uomo; la teologia di Giovanni nacque per rendere accetto ai pagani il cristianesimo, perché questi erano succubi delle religioni misteriche. Il quarto vangelo è stato attribuito a Giovanni di Zebedeo, però anche questo era incolto, perciò forse fu completato da Giovanni il presbitero, morto dopo il 140 e citato da Eusebio e Ireneo.

Gli evangelisti non si nominano, però Luca conosceva il testo d Marco e lo integrò con altre fonti, Marco conosceva Matteo originale, più antico di Marco, Giovanni conosceva i sinottici. Sull’esempio degli esseni, nel III secolo gli anacoreti cristiani, non ancora cattolici, si diffusero in Palestina ed Egitto e crearono comunità monastiche povere che predicavano la superiorità dello spirito sulla carne.

Anticipatori del canone cristiano sono stati lo gnostico Marcione (110-160), Giustino (100-168), Ireneo (130-202), Tertulliano (150-220), Ippolito (170-235), Origene (185-254), Cipriano (199-258), dai quali discese il canone muratoriano, fatto risalire al II secolo. Parteciparono al canone anche Eusebio (275-339), Atanasio (295-373), Girolamo (347-420), con la sua Volgata, e Agostino (354-430); da questi discese il canone sinaitico, il canone vaticano del IV secolo e il codice alessandrino del V secolo; il processo evolutivo fu ratificato dal concilio di Trento del 1546.

Il canone muratoriano conteneva l’apocrifo ebraico Enoch, che manca nel canone cristiano definitivo, il canone vaticano manca dei due Maccabei; quello sinaitico e quello alessandrino hanno quattro libri dei Maccabei. Con la riforma religiosa di Costantino, la chiesa si legò al canone di Girolamo, fino al concilio di Trento; le prime costituzioni apostoliche risalgono al 380 e contenevano l’insegnamento della chiesa, nel 397 il sinodo di Cartagine ratificò il processo. Nel 325 a Betlemme era stata inaugurata da Elena, madre di Costantino, la chiesa della natività di Cristo, costruita su un tempio pagano distrutto, il cristianesimo cattolico, infatti, arrivò in Palestina solo nel IV secolo, grazie a Costantino.

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

Bibliografia:

“Il metabolismo cristiano” di Nunzio Miccoli,

“La storia censurata” di Nunzio Miccoli,

“I fratelli siamesi – lo stato e la religione” di Nunzio Miccoli.

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LO SVILUPPO DEL CRISTIANESIMO - PARTE SECONDA

La più antica lista del canone cattolico attuale si trova in una lettera di Atanasio di Alessandria del 367; il canone della volgata fu recepito con decreto da papa Damaso I nel 382; Girolamo, su commissione di questo papa, tradusse in latino la bibbia ebraica dei settanta, aggiungendovi le scritture cristiane.  Così il nuovo testamento era fatto di 27 libri, però la chiesa ortodossa ha aggiunto al canone cattolico un altro libro di Esdra, terzo e quarto libro dei Maccabei.

Nel 1546, al concilio di Trento, la chiesa cattolica definì canonici 73 libri, 46 del vecchio testamento e 27 del nuovo. Secondo una classificazione, i libri protocanonici erano quelli del primo canone ebraico e cristiano, mentre quelli deuterocanonici quelli del secondo canone cattolico, non riconosciuti come ispirati da ebrei e protestanti; cioè, per il vecchio testamento, i due Maccabei, Tobia, Giuditta, aggiunte a Ester e Daniele, Baruch, epistola di Geremia, Ecclesiastico, Sapienza di Salomone e Sapienza di Siracide; per il nuovo testamento, la lettera agli ebrei, la lettera di Giacomo, la seconda lettera di Pietro, la seconda e la terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse.

Lutero accettò il canone di 39 libri del vecchio testamento, seguendo però l’ordine della Volgata e non della Tanakh ebraica; per quanto riguarda le scritture cristiane, considerò apocrife la lettera di Giacomo, quella di Giuda, quella agli ebrei e l’apocalisse di Giovanni, ponendo in appendice i libri deuterocanonici; per la chiesa anglicana, relativamente al vecchio testamento, solo i libri ebraici sono canonici, gli altri sono deuterocanonici; altre chiese protestanti considerano come ispirati complessivamente solo 66 libri, tra vecchio e nuovo testamento, escludendone i deuterocanonici.

Il canone copto o etiopico comprende il canone dei settanta e gli apocrifi: libro dei giubilei, libro di Enoch, 1-2-3 Maccabei, e, per il nuovo testamento, 1 e 2 Clemente. Il canone siriano include nel vecchio testamento altri salmi e un secondo libro di Baruc, per il nuovo testamento ha 27 libri, però in India ne ha 22. Il canone armeno ha incluso nel canone del vecchio testamento il Testamento dei dodici patriarchi.

Il canone muratoriano fu scoperto dallo storico Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) e risaliva al VII secolo, il suo originale era forse del III secolo; questo canone includeva i quattro vangeli, gli atti degli apostoli e 13 epistole di Paolo, ma non quella agli ebrei, considerata oggi canonica dalla chiesa, includeva invece la saggezza di Salomone, non inserita oggi nel canone. Il codice sinaitico (340) era riportato su pergamena e in greco, conteneva la bibbia dei settanta, l’intero nuovo testamento e gli scritti apocrifi, la lettera di Barnaba e il pastore di Erma, inoltre i testi deuterocanonici: Tobia, Giuditta, 1 Maccabei e l’apocrifo 4 Maccabei.

Questo codice, nell’antico testamento è simile al codice alessandrino, nel nuovo a quello vaticano, forse fu commissionato da Costantino, dopo la sua conversione, poi fu soggetto a correzioni e fu manipolato; fu rinvenuto in Egitto attorno al 1850 e oggi è custodito alla British Library di Londra.

Il codice vaticano, scritto su pergamene e in greco, risale al IV secolo, forse codice sinaitico e codice vaticano avevano un originale comune; il codice vaticano conteneva la traduzione greca dei settanta, eccettuato 1-4 Maccabei e la preghiera di Manasse, mancano anche alcune epistole, come quella agli ebrei, e l’apocalisse.

Il codice vaticano, come il sinaitico, non contiene la chiusura aggiunta in ritardo di Marco; questo documento è conservato in Vaticano ed ha un’origine egiziana, come quello alessandrino. Il codice alessandrino fu scritto in greco su pergamena nel V secolo ad Alessandria, contiene la bibbia dei settanta, terzo e quarto libro dei Maccabei, tutto il nuovo testamento, inclusa la lettera agli ebrei e l’apocalisse, inoltre Clemente I e Clemente II, non entrati a far parte del canone cattolico; nelle epistole paoline è simile al codice sinaitico; naturalmente, a causa dell’usura del tempo, mancano vari passaggi.

Nel 1621 questo codice fu portato a Costantinopoli dal patriarca di Alessandria, Cirillo, nel 1627 questo ne fece dono a Carlo I d’Inghilterra, nel XVII secolo fu trasferito al British Museum di Londra. Non si possono cancellare i sacramenti senza rendere superflui i sacerdoti, essi sono battesimo, cresima, eucaristia, penitenza, estrema unzione, ordine e matrimonio.

La bibbia è opera letteraria, filosofica, storica e religiosa, reca indelebile la mano dell’uomo, che non è in grado di creare cose perfette, esso ne è l’unico e il solo autore. Cento anni prima di Cristo, il pontefice romano Muzio Scevola propose di dividere gli dei in tre categorie: quelli creati dai poeti, quelli creati dai filosofi e quelli creati dai politici; aveva capito che era l’uomo a creare gli dei e non viceversa, l’imperatore della Cina, con decreto, li promoveva e li retrocedeva di grado.

Ha diritto d’essere ateo anche chi non sa da dove viene l’universo, le migliori religioni sono quelle panteiste e naturaliste, perché pongono l’accento sulla realtà della natura; bisogna confidare nella ragione umana, anche se spesso è fallace, la religione è utile al potere e ai sacerdoti e rimane sempre una forma evoluta di superstizione. Il nuovo catechismo cattolico, emanato nel 1992 sotto Giovanni Paolo II, nella parte relativa al quinto comandamento “non uccidere”, difende la pena di morte.

La chiesa ha imposto i seguenti dogmi: quello della creazione, quello dell’incarnazione, quello della trinità, quello del sacrificio redentore, quella della transustanziazione, l’eucaristia, i dogmi sacramentali, quelli relativi a Maria, cioè immacolata concezione e assunzione, quello dell’infallibilità del papa, anticipata da Tommaso D’Aquino. Secondo il concilio vaticano II (1962) il dogma è una verità contenuta nella scrittura e nella tradizione, affidata al magistero della chiesa; i dogmi, secondo la chiesa, sono dei misteri inafferrabili per la mente umana.

Il dogma è tutto ciò che non si può sostenere alla luce della ragione, i teologi hanno riconosciuto che la ragione tende a negare questi dogmi e questi misteri, perciò la chiesa ha affermato che è un sacrilegio tentare di razionalizzare i misteri contenuti nel cristianesimo, la religione cristiana, quindi, è anche una religione misterica; delle cose ovvie non si può fare un mistero. L’intolleranza religiosa, lotte politiche e interessi economici portarono agli scismi, quella con la chiesa d’oriente fu consumato definitivamente nel 1054, quello con la chiesa protestate nel 1517.

Il culto della trinità esiste anche in India, in uno dei più antichi templi indiani è scritto: “Un solo Dio tre forme”, si riferisce a Siva-Visnù-Brahama, l’altra triade indo-persiana è data da Indra-Mitra-Varuna, dalla seconda persona venne il Mitra dei romani. La trinità e la divinità di Cristo dividono i cristiani da ebrei e Islam, il cristiano che mettesse in dubbio la trinità perderebbe il diritto alla confessione.

Nel terzo secolo il figlio era ritenuto inferiore al padre, si adorava la trinità, però l’eguaglianza sostanziale delle tre persone fu affermata solo nel IV secolo. La chiesa rifiutò la circoncisione ebraica perché invisa ai pagani convertiti, Agostino (354-430) vedeva nella chiesa il regno millenario di Cristo in terra; prima di lui i millenaristi credevano che Cristo sarebbe tornato per instaurare un suo regno che sarebbe durato mille anni.

Il millenarismo di Agostino fece credere alla fine del mondo per l’anno mille, i testimoni di Geova aspettavano il regno nel XX secolo, anche Hitler voleva creare un ordine che durasse mille anni. Costantino si riteneva rappresentante di Dio in terra, il papa gli era sottoposto, poi la chiesa pretese l’indipendenza dall’impero bizantino e poi da quello romano-germanico, poi Gregorio VII (1073-1085) puntò alla supremazia, non era più interessata alla libera chiesa in un libero stato, voleva privilegi, controllo sullo stato e uno stato confessionale.

I sacramenti sono i riti principali del cristianesimo, nei primi secoli la comunione era ricevuta nelle due specie del pane e del vino, nell’VIII secolo s’impose la comunione nella sola specie del pane, nell’XI secolo il pane era ricevuto direttamente in bocca dal sacerdote e poi fu sostituito dall’ostia consacrata. Secondo la chiesa cattolica, la messa ricorda il sacrificio di Cristo, sotto la specie del pane e del vino è rinnovata dal sacerdote sull’altare; i giudaizzanti rifiutarono l’eucaristia, anche perché non potevano accettare di bere il sangue di Gesù.

La credenza che i morti senza battesimo non potevano entrare nel regno dei cieli, nel III secolo impose il battesimo dei bambini, così ci fu una conversione forzata e di massa, da quel momento si toglieva solo il peccato originale. Nel cristianesimo i santi occuparono il posto degli eroi e delle divinità pagane protettrici di luoghi specifici, il cristianesimo abolì le divinità maggiori e adottò quelle inferiori, infatti, alcuni santi sono esistiti solo come dei pagani. Nel mondo antico i misteri, come quelli eleusini e quelli di Mitra, erano riservati agli iniziati, per la chiesa, i misteri sono verità inaccessibili, tra essi pone trinità, incarnazione, sacramenti, la chiesa come corpo mistico di Cristo, la grazia divina, il peccato originale. Il concetto di mistero ricevette la sua formulazione dogmatica nel Concilio Vaticano I (1870).

L’eresia è un atto di ribellione contro una verità ufficiale della chiesa, che non ammette libera interpretazione; lo gnosticismo, diffuso nei primi tre secoli, s’ispirò a platonismo, a Filone e al mazdeismo, Filone fuse il platonismo con il vecchio testamento. Gli gnostici asserivano che, tra il regno della luce di Dio e il regno delle tenebre della materia del Demiurgo, in successivi gradini, vi erano gli eoni dei due sessi, tra essi il demiurgo era il più lontano da Dio e aveva rapito una scintilla divina dal pleroma, cioè l’insieme di eoni, per animare la materia.

Gli gnostici si dicevano spirituali perché riuscivano a dominare la materia con lo spirito, affermavano che Cristo era un uomo che, al momento del battesimo, era divenuto preda di un eone inviato da Dio, affermavano che Cristo era un eone inviato da Dio; che scopo di Cristo era guidare gli uomini alla ricerca della gnosi o conoscenza, per la redenzione dell’umanità, poi tutte le particelle dello spirito divino, prigioniere della materia, sarebbero rientrate nel pleroma, mentre il regno delle tenebre sarebbe rimasto nelle tenebre.

Dalla tradizione lo gnosticismo fu fatto risalire a Simon Mago, alcuni gnostici praticavano la continenza e il celibato, lo gnostico Marcione opponeva, come Lutero, l’antico testamento, opera del Dio giusto che condanna, al nuovo testamento del Dio buono che salva; la setta gnostica degli ofiti (serpenti) adorava Satana, che fu il primo a ribellarsi al demiurgo, proponendo agli uomini la conoscenza del bene e del male.

Gli gnostici cristiani erano stati anticipati da Filone (20 a.c.-50 d.), portatore di un sincretismo tra vecchio testamento ed ellenismo platonico, Filone era dualista e credeva alla lotta tra bene e male, tra materia e spirito, affermava che l’uomo era prigioniero della materia, credeva all’interpretazione allegorica della bibbia ebraica; però, come gli antichi ebrei, non credeva alla retribuzione dopo la morte, alla resurrezione dei morti e al giudizio universale.

Per Filone, tra le potenze divine, operanti tra Dio e il mondo, era il logos, in greco ragione o parola o verbo, era la Sapienza con cui Dio aveva creato il mondo, l’angelo più antico e il figlio primogenito di Dio; l’evangelista Giovanni vide nel Logos Gesù Cristo. Filone, vedendo nella ragione di Dio il figlio di Dio, per ipostatizzazione, fece degli attributi di Dio persone distinte da questo, secondo una tendenza degenerative del monoteismo ebraico, presente con gli angeli fin dall’origine dell’ebraismo.

Per i cristiani, praticamente politeisti, con la fede nella trinità si faceva il percorso inverso dell’ipostatizzazione, riportando la pluralità delle divinità all’unità. Nel 175 Montano, fondatore del montanismo, al quale si unì Tertulliano, era contro la gerarchia ecclesiastica e costituì una comunità di mistici che credeva nel millenarismo, secondo cui Cristo avrebbe stabilito sulla terra un regno che sarebbe durato mille anni; affermava che, dopo la rivelazione di Cristo, si sarebbe avuta quella dello spirito santo o paraclito.

I giudaizzanti erano stati contro Paolo e difendevano la legge mosaica, erano contro la diffusione del cristianesimo tra i gentili, questi ebioniti e nazareni seguivano l’originale vangelo di Matteo, da loro derivarono gli adozionisti, condannati nel 190 dalla chiesa, i quali negavano trinità e divinità di Cristo, che consideravano un uomo adottato da Dio. Lo gnosticismo fu egiziano, la dottrina dei giudaizzanti fu palestinese, il cattolicesimo arrivò in Palestina solo nel IV secolo.

Il termine trinità fu usata la prima volta nel 180 da Teofilo di Antiochia e il dogma trinitario fu imposto definitivamente dal concilio di Nicea nel 325, serviva a conciliare un politeismo pratico con un monoteismo teorico. I sabelliani da Sabellio (210) e i patripassiani sostenevano l’unità di Dio, affermavano che Dio si rivelò nel vecchio testamento come legislatore, nel nuovo come redentore, mentre quando santificava era lo spirito santo.

Il subordinazionismo di Origene (185-253) affermava che il figlio era inferiore al padre, e lo spirito al figlio, sosteneva la caduta delle anime nei corpi per colpe passate, negava l’eternità dell’inferno e la resurrezione della carne, affermava che il verbo agiva negli spiriti ragionevoli e lo spirito santo nei santi, sosteneva l’interpretazione allegorica della bibbia. Luciano di Antiochia e Ario, nato nel 256 in Egitto, diffusero nel III secolo l’eresia chiamata arianesimo, che affermava che Dio era creatore del verbo e del mondo, che Cristo era superiore al mondo ma inferiore a Dio, che lo spirito santo era inferiore al verbo e aveva animato il corpo di Gesù nato da Maria.

Nel 325 il concilio di Nicea condannò gli ariani, che sopravvissero fino al VII secolo tra i barbari; il docetismo sosteneva che l’umanità di Cristo era solo apparente, questa dottrina gnostica negava incarnazione e morte di Gesù e vedeva in Cristo solo la natura divina; queste eresie disputavano sulla natura di Cristo e sulla sua posizione rispetto a Dio. Nel 376 Fotino, fondatore del modalismo, ispiratosi a Filone, affermava che il verbo era una proiezione del pensiero di Dio, affermava che Cristo era un uomo adottato da Dio, negava la trinità e affermava che Dio si era manifestato come legislatore, redentore e santificatore nelle tre persone.

Il donatismo, dal vescovo Donato, condannato nel 313, per rendere valido il sacramento, esigeva dal ministro di culto lo stato di grazia, chiedeva l’uscita dalla chiesa con il peccato; tale intransigenza avrebbe potuto ostacolare la diffusione del cristianesimo, perciò fu combattuta dalla chiesa che si tenne anche i preti pedofili. I priscilliani, da Priscilliano, vescovo di Avila (370), come gli albigesi credevano al destino scritto negli astri.

Pelagio, scomunicato nel 411, si opponeva alla religione esteriore, predicava la povertà e negava il peccato originale; sosteneva che il battesimo degli adulti cancellava solo i peccati personali già commessi, affermava che l’uomo aveva libero arbitrio. Sant’Agostino, per confutarlo, affermò che se non c’era stato peccato originale, non era necessaria la figura del redentore; Agostino, ispiratosi a Paolo, portò acqua al mulino del fatalismo e della predestinazione, fu seguito da Lutero, poi però la chiesa cercò di conciliare la libertà umana con la grazia divina.

Pelagio non aveva capito che il popolo richiedeva la religione esteriore, la quale serviva anche a giustificare una burocrazia ecclesiastica, oggi, poiché il battesimo è imposto ai neonati, non può togliere altro che il peccato originale; la tesi della predestinazione denuncia i condizionamenti biologici, culturali e sociali sull’uomo che poche volte ha libera scelta nelle sue idee e nei suoi costumi.

Apollinare, fondatore dell’apolllinarismo, vescovo di Laodicea, condannato nel 381, sosteneva, come Ario, che il Verbo era l’anima di Cristo; Nestorio, patriarca di Costantinopoli (428) e fondatore del nestorianesimo, sosteneva che Gesù era stato il tempio del figlio di Dio, ammetteva due persone in Cristo e diceva che Maria non meritava l’appellativo di madre di Dio; per la chiesa invece vi era un’unione ipostatica delle due nature in una sola persona, per cui Gesù era contemporaneamente uomo e Dio, una questione di lana caprina.

I monofisiti credevano alla sola natura divina di Cristo, a questa dottrina apparteneva Eutiche, condannato nel 448. Gli scismi nascevano dai nazionalismi, dai campanilismi, dalle lotte per il potere e per il primato tra le chiese e nelle chiese; da questo clima sarebbero nati eresie e antipapi; contro le spinte centrifughe, Roma si batteva per l’unità, sotto la sua autorità e la sua dottrina teologica.

Nel 727 esplose l’eresia iconoclasta, l’imperatore di Costantinopoli, Leone Isaurico, proibì il culto delle immagini e distrusse quelle che ornavano le chiese, Roma si oppose, fu un conflitto di supremazia tra Roma e Bisanzio, poi il culto delle immagini fu ristabilito in oriente. Il culto delle immagini ebbe diversi avversari tra ebrei, giudaizzanti, cattolici, ortodossi e musulmani, ci furono conflitti e nel 787 il II concilio di Nicea affermò che il culto delle immagini, che arricchiva i monasteri che le fabbricavano, era lecito; il popolo reclamava le immagini e i conventi facevano affari fabbricando immagini, però ancora oggi ebrei, islamici e calvinisti bandiscono il culto delle immagini.

Nell’XI secolo Berengario sosteneva che l’ostia era pane benedetto e non il corpo di Gesù, Amalrico era panteista, affermava che l’universo era buono, credeva all’incarnazione di tutte e tre le persone della trinità e l’incarnazione dello spirito santo nelle persone spirituali, che erano esenti dal peccato, affermava l’inutilità dei sacramenti. I pietrobrusiani, seguaci di Pietro Bruys, a principio del XII secolo, erano contro il battesimo dei bambini, contro la preghiera nelle chiese, contro i crocefissi, contro le preghiere ai defunti e contro il clero; il battesimo ai bambini era stato imposto nel III secolo, in una campagna di conversione forzata.

Nel XII secolo, i valdesi o umiliati o poveri lombardi concedevano i sacramenti senza essere sacerdoti, nel 1533 aderirono al calvinismo, accettando la giustificazione con la sola fede, la predestinazione e solo due sacramenti. La chiesa rivendicava il monopolio di stabilire i sacramenti, di concederli e di nominare i sacerdoti, in nome dell’unità e in difesa del potere della gerarchia; all’inizio però i missionari non avevano un’investitura particolare, i santi erano fatti direttamente dal popolo e Paolo affermava di essere stato chiamato direttamente da Dio.

Nel XIII secolo Gioachino da Fiore affermava che vi erano tre persone e tre ere, l’era del padre o della legge, l’era del Figlio redentore e l’era dello spirito santo o monachesimo, questa tesi fu ripresa da papa Celestino V e dai francescani spirituali minori. Gli albigesi o catari, distrutti nel XIII secolo, si richiamavano al manicheismo di Mani (215-275), che a sua volta si richiamava a Zaratustra, Budda e Cristo; i catari sostenevano il dualismo del bene e del male, dello spirito e della carne. Erano astrologi e continenti, alcuni di loro vivevano come fachiri, contro di loro si promosse una crociata e nel 1184, contro di loro, si creò l’inquisizione.

La riforma protestante era stata preceduta anche da idee di cattolici che chiedevano la riforma della chiesa; nel solco degli anticipatori della riforma, l’inglese Wyclif, a principio del XIV secolo, era panteista e credeva alla predestinazione, era contro la chiesa di Roma, che chiamava sinagoga di Satana, chiamava il papa l’anticristo, era contro gli ordini religiosi, contro la transustanziazione, voleva l’esproprio dei beni della chiesa. I panteisti facevano coincidere l’universo con Dio.

La dottrina della transustanziazione, adottata dalla chiesa nel XIII secolo, postulava la trasmutazione nell’eucaristia del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Gesù, anche su questo tema e sui sacramenti ci fu dissidio con i protestanti. A principio del XIV secolo, Giovanni Huss e gli hussiti sostenevano che la scrittura era l’unica fonte di verità, che Cristo era il capo della chiesa e che il papato non era stato voluto da Cristo; i protestanti non accettavano nemmeno il potere assoluto del papa.

La vendita delle indulgenze, per costruire la basilica di San Pietro, fu la causa della rottura nel 1517 tra Lutero e la chiesa di Roma; Lutero era sostenuto dal principe elettore di Sassonia, sosteneva la salvezza con la sola fede, credeva alla predestinazione, era a favore del sacerdozio universale e per la libera lettura della bibbia. Contro il papa, affermava che imperatori e principi avevano diritto a convocare i concili; ammetteva solo due sacramenti, battesimo ed eucaristia, credeva a inferno, paradiso e peccato originale, voleva il matrimonio dei preti, la soppressione dei conventi e della messa, diceva che a Roma regnava l’anticristo.

Lutero criticava le ricchezze della chiesa, affermava che il papa doveva essere vescovo come gli altri vescovi, però era lealista, sosteneva le autorità ed era contro la rivolta dei contadini, riconosceva l’autorità della sacra scrittura ma non della tradizione. Sull’eucaristia, contro la dottrina cattolica della transustanziazione, sosteneva quella della consustanziazione o coesistenza della sostanza del pane e del vino col corpo e con il sangue di Cristo; Lutero voleva anche sottomettere la chiesa allo stato, era statalista e si era messo al servizio dello stato, non credeva all’indipendenza dei poteri.

La chiesa era stata contro la libera interpretazione della bibbia, perché questa, di contenuto contraddittorio, a volte oscuro e a volte censurabile, aveva favorito lo sviluppo delle eresie, fin dall’inizio del cristianesimo. Nel 1520 in Svizzera Zwinglio si espresse contro la vendita delle indulgenze, contro il celibato ecclesiastico, contro l’autorità del papa, contro il monachesimo, contro il culto delle immagini e contro la messa; il suo movimento perseguitò gli anabattisti, seguaci di Battista, poi si fuse con i calvinisti.

Zwinglio rigettò la consustanziazione di Lutero, affermando che il pane rappresentava ma non era il corpo di Cristo, diceva che Cristo era il secondo Adamo, credeva al diavolo ed era contro il lusso della chiesa. Per la chiesa, la messa è un sacrificio istituito da Cristo, durante la quale il sacerdote offre a Dio il corpo e il sangue di Cristo, sotto le due specie del pane e del vino, è uno spettacolo di magia.

Dal 1536 al 1564, Calvino resse politicamente Ginevra, con il pugno di ferro, e realizzò in città una teocrazia; in nome della bibbia, voleva sottoporre lo stato alla chiesa, credeva alla salvezza mediante la fede, però affermò che le buone opere erano la prova della fede; disse che nell’eucaristia c’era solo la presenza spirituale di Cristo, credeva alla predestinazione e all’inferno, affermò che i papi erano eretici. Dal suo movimento nacque il puritanesimo, diffuso in Inghilterra e poi esule in Usa.

Oggi le sette protestanti hanno abbandonato la dottrina della predestinazione e negano l’eternità dell’inferno; la chiesa anglicana è una chiesa nazionale, nata nel 1534 sotto Enrico VIII, che, per rappresaglia contro il papa, che non voleva sciogliere il suo matrimonio, si dichiarò capo della chiesa e destituì i vescovi nominati da Roma; l’anglicanesimo affermò l’autorità della bibbia contro tradizione e papa, sostenne che il peccato originale rimaneva anche dopo il battesimo, affermò la giustificazione mediante la fede, negò purgatorio, combatté indulgenze, culto delle immagini, delle reliquie e dei santi.

La religione anglicana riconosce solo due sacramenti, battesimo ed eucaristia, dove ammette, come Calvino, solo la presenza spirituale di Cristo, è contro la messa e contro il celibato ecclesiastico; la chiesa alta anglicana è vicina al cattolicesimo, quella bassa vicina al calvinismo. I protestanti hanno dato vita ai battisti (1600), derivanti dagli anabattisti, che rifiutavano il battesimo ai bambini, ai pietisti (1670), che sono contro il formalismo religioso, ai metodisti (1730), che praticano beneficenza e santità.

Nel 1610 Giansenio, formalmente cattolico, sostenne la predestinazione gratuita alla salvezza, era vicino ad Agostano e sosteneva che Cristo non poteva essere morto per tutti gli uomini; nel 1718 gli appellanti sostenevano l’autorità del concilio contro il papa, nel XVII secolo i quietisti sostenevano l’ascesi totale, ispirandosi a buddismo e neoplatonismo; per combattere il peccato, invitavano a reprimere i desideri.

Le eresie moderne si fanno forti della ragione e della scienza; il naturalismo, nato nel XVIII secolo, sosteneva il dominio assoluto della ragione, negando soprannaturale, rivelazione, miracoli e dogmi, i suoi filosofi erano prevalentemente panteisti; tra loro erano Rousseau, Kant, Compte, Renan e Darwin, Marx; oltre che naturalisti, erano detti anche razionalisti, scientisti, positivisti, illuministi e seguaci della religione della natura.

Rousseau sostenne che l’uomo era stato guastato dalla società, era ottimista sull’uomo, diceva che era buono, Kant sosteneva l’incapacità dell’uomo a spiegare i misteri dell’universo e credeva alla religione naturale non rivelata; Compte credeva solo a ciò che cadeva sotto i suoi sensi e sotto l’osservazione scientifica, Renan negò la divinità di Cristo. L’americanismo del XIX secolo sosteneva che il cristianesimo doveva trasformarsi da religione di autorità a religione di libertà.

L’americanismo, ideato da sacerdote Alfredo Loisy, sosteneva il dinamismo e il modernismo e affermò che, al posto del regno dei cieli, la gerarchia della chiesa si era installata padrona dei cristiani; i modernisti non credono ai miracoli e sostengono la fede spontanea in Dio. Tutte queste teorie moderne, come le eresie vecchie, sono state oggetto di scomunica da parte della chiesa conservatrice; la chiesa ha paura che, togliendo un mattone alla sua costruzione, le cada addosso tutto l’edificio.

La scisma con la chiesa d’oriente avvenne nel 1054, quella con la chiesa protestante nel 1517, però fin dall’inizio la chiesa fu travagliata da eresie e scismi, anche se abortiti o repressi; lo scisma greco fu soprattutto di governo, quello protestante di governo e di fede, la contestazione dell’autorità del papa e il ricorso alle scritture furono causa di divisioni; le materie di fede erano pretesto per la lotta per il potere e il primato all’interno della chiesa e tra stato e chiesa.

Attualmente, le chiese cristiane sono unite solo nella fede in Cristo e in Dio, questa ultima è comune anche a ebrei e maomettani; la chiesa cattolica si proclamò unica depositaria della fede, perciò l’unità dei cristiani dovrebbe passare per i suoi articoli di fede e con il riconoscimento dell’autorità del papa. Max Weber (1864-1920) sostenne che il protestantesimo favorì il capitalismo, in realtà, le fortune economiche, politiche e militari girano da un paese all’altro, come affermavano i persiani con la loro ruota della storia; d’altra parte la fede protestante nella predestinazione avrebbe potuto portare al fatalismo dei musulmani e non avrebbe incentivato sviluppo economico e ricerca.

Nel 1517 Lutero, monaco agostiniano e professore di teologia all’università di Wittemberg, in Sassonia, affisse le sue 95 tesi alle porte della chiesa della città e iniziò la rivoluzione protestante; seguendo Agostino, credeva alla salvezza grazie alla fede e a due sacramenti, battesimo ed eucaristia, attaccò la vendita delle indulgenze e ripudiò l’autorità del papa a favore della bibbia.

Ci furono guerre di religione e con la pace d Augusta del 1555 si affermò il principio “cuius regio eius religio”, Calvino fece di Ginevra una città-stato teocratica e la governò con il pugno di ferro; nella controriforma fu in prima linea la compagnia di Gesù, nata nel 1534. In Usa Thomas Jefferson (1743-1824) sanzionò la separazione tra chiesa e stato, imitato poi da Italia, Germania e Francia, mentre in Inghilterra la regina era a capo dello stato e della religione; la rivoluzione francese aveva tentato di subordinare la chiesa allo stato, ma poi si arrivò al concordato del 1801 e al concordato con Napoleone III.

Dalla magia benefica è derivata la benedizione cristiana; i riti sono di passaggio, di partecipazione e di propiziazione, al primo gruppo appartengono i sacramenti, al secondo gruppo la preghiera e il sacrificio, al terzo gruppo quelli augurali e quelli che servono a espiare colpe, come la penitenza. La propaganda di stato e di partito è mitologia a favore dello stato, di alcune istituzioni o di un partito, è fatta manipolando e falsificando la storia, attraverso la complicità della scuola; lo stato ritiene di dover agire così per difendersi dalle forze centrifughe che chiedono una democrazia più vera.

La purificazione o catarsi si ha con l’acqua, con il fuoco e con il sangue; in religione e in politica, per tacitare e dare soddisfazione al popolo e per eliminare un pericoloso concorrente, il capro espiatorio è caricato di tutti i peccati attribuibili a più persone e sacrificato. La religione si pone al di fuori del sensibile, della scienza e della natura, invece la scienza mira alla conoscenza del sensibile ed è specializzata.

L’uomo è metafisico quando va oltre i limiti dell’esperienza umana, quando va alla ricerca di Dio; la metafisica gnoseologica o conoscitiva precedette religione e scienza; per Cartesio, Platone e Spinoza le idee sono innate. In realtà, solo certi comportamenti sono innati, perché le idee o ideologie sono prodotti dei tempi e prodotti culturali, hanno maggiore seguito quando i tempi sono maturi per essere accolte, non esistono dottrine definitive.

La religione, per costruire il regno dei cieli, ha predicato la rinuncia, i marxisti, per realizzare una società senza classi, hanno invitato alla rivoluzione. Satana rappresenta il dualismo manicheo, il principio dialettico e l’opposizione ingiusta alla monarchia assoluta di Dio, la sua sorte e la sua emarginazione sono un ammonimento a chi si ribella al potere assoluto.  Il cristianesimo non si è liberato dal mito e nemmeno dal mistero, un mito è stato costruito su Cristo e sulla madonna, anche il cristianesimo è una religione misterica.

Esiste una domanda sociale di fede e di religione, che si dirige anche verso le ideologie politiche, verso artisti e sportivi, a cui è diretto il divismo, mentre ai capi assoluti di stato è spesso riservato il culto della personalità. Tanti falsi atei sono stati capaci di rinunciare alla religione solo attaccandosi a un’ideologia politica, spinti soprattutto da una fede di carattere manicheo. L’uomo predica bene e razzola male, è incapace di seguire coerentemente i migliori principi morali.

Perciò Macchiavelli, credendo di fare un servizio al principe, ha separato la politica dalla morale, invece Freud ha separato il sesso dalla morale; fu una reazione giusta alla sessuofobia ebraico cristiana e di epoca vittoriana, però Freud ebbe torto a sostenere che tutte le turbe della personalità derivavano dalle turbe della sessualità; infatti, l’uomo ha anche sete di potere e di privilegi, vuole eccellere socialmente sugli altri uomini, anche quando predica l’eguaglianza, è frustrato nei suoi rapporti sociali e familiari, teme, si difende e si confronta con gli altri uomini.

L’idealismo hegeliano è di derivazione platonica, per Platone l’idea era l’intuizione, la dialettica prevede un progresso per contrasto, furono dialettici Platone, Eraclito, Fichte e Nietzsche. Unità, centralismo, monopolismo e monarchia sono concetti comuni alle grandi religioni monoteiste, in politica hanno favorito il dispotismo, però la monarchia è un simbolo perché il potere, di qualsiasi forma, si esprime sempre in forma oligarchica, qualunque governo si basa sull’emarginazione politica della maggioranza da parte di una minoranza; il vero potere è occulto e tira i fili dietro la scena.

Il governo è sul popolo e mai del popolo, sono mistificazioni la democrazia, la repubblica, il socialismo e il comunismo, supremo garante di questa situazione è la religione, che ha proclamato che il potere deriva a Dio, considera lo stato arbitro terreno sulle controversie umane e lo esalta fino a che privilegia la casta religiosa. Il sentimento religioso dualista-manicheo, trasportato in politica, ha evidenziato sempre l’esistenza di due tesi o partiti contrapposti, anche se rappresentati da coalizioni, l’adesione e uno di essi è fatta per partito preso, per simpatia, per sentimento, per fede, per amicizia o per interesse; comunque, questi contrasti, anche se nati dalla lotta per il potere, possono anche essere fattore di progresso.

Il potere, per gestire le coscienze, ha assunto il controllo di scuola e informazione, nei regimi assoluti gli oppositori sono ridotti al silenzio con la censura, il ricatto, l’intimidazione e il carcere. Non esiste adesione spontanea all’unità, l’unità si costruisce sulla posizione del più forte e dell’oligarchia che lo ispira. La chiesa ha sostenuto sottomissione, obbedienza, disciplina, totalitarismo e gerarchia, ha sempre osteggiato il mondo moderno e le idee liberatorie per l’uomo, suoi modelli sono i conventi e le caserme.

Dalle persone con scarso sviluppo umano, lo stato è visto come un santo protettore e un patrono, ci si prostituisce al potere per ottenere privilegi o per essere protetti, la protezione si paga con le imposte Il potere è sempre clientelare, distribuisce favori e privilegi e calpesta il popolo, è una beffa l’eguaglianza dei cittadini avanti alla legge; poiché gli uomini devono difendersi dagli altri uomini, invocano la protezione dello stato e si rassegnano alla tassazione.

Aristotele sosteneva che le nostre conoscenze derivano dall’esperienza, Locke contestò a Cartesio che le idee fossero innate. La psicologia afferma che l’uomo sembra selezionare la realtà, non l’accetta in blocco e prende dalla realtà solo ciò che gli piace, l’adesione a una tesi è fatta per partito preso; Bergson affermò che i nostri organi di senso agiscono come dei selezionatori; Ardigò ha affermato che con l’istruzione e l’educazione si distrugge l’originalità creativa dell’individuo.

Per ragione di potere e di privilegi, perché anche la scienza si prostituisce al potere e alla religione, oggi pare che sia stato firmato un armistizio tra scienza e religione, nel senso che la scienza indaga sulla materia, la religione sullo spirito, mentre la metafisica e la filosofia indagano su tutti e due i campi; inoltre, anche nella scienza esistono spiriti dogmatici che si oppongono alle nuove idee. La scuola, formidabile strumento in mano alla chiesa e allo stato, inculca ai fanciulli idee di altri e gli orientamenti del regime, distruggendone il loro spirito creativo; infatti, mentre i geni seguono una loro idea fissa, come in preda a un’ossessione, l’uomo comune si fa forte delle conoscenze degli altri.

Gli incontri sportivi sono scontri di supremazia e d’interesse, non hanno niente a che fare la tutela della salute pubblica, lo stato li protegge per incanalare le energie represse e per assopire il popolo; qualcuno si arricchisce e le olimpiadi servono anche ad affermare il primato di una nazione, cioè alla propaganda. Alcuni uomini hanno maggiore consapevolezza e dimostrano che l’evoluzione dell’umanità non è uniforme; sono questi gli uomini che sono finiti sul rogo, mentre l’uomo comune è stato studiato in un laboratorio politico e poi è stato programmato dalla società; dopo aver ricevuto l’imprinting iniziale dalla madre, deve subire la cultura di massa della scuola.

Non esiste cultura o religione tipicamente originale, però, quando la lingua è comune, la cultura appare unica, le lotte razziali sono lotte culturali, perché la razza pura non esiste; la religione favorisce il sacrificio del soldato in guerra e nobilita la guerra stessa. Anche la scienza vive di congetture e ipotesi non sperimentate, a volte sembra cadere nella metafisica e segue ancora le intuizioni, la verità a volte sembra irraggiungibile, però si può raggiungere liberandoci dalle mistificazioni e dai condizionamenti sociali.

La verità può apparire rivoluzionaria, ma a volte è solo provocatoria, spesso una verità dissacrante fa solo ridere; l’ideologia quando è adottata dagli uomini di potere è imbalsamata, quando è adottata dagli uomini comuni diventa una moda. L’angoscia dell’uomo è legata alla sua esistenza, è cioè esistenziale, perché riguarda la vita, la morte, il lavoro, il sesso, i rapporti sociali, i rapporti con la famiglia, i rapporti con lo stato, i rapporti con il padrone e la fede religiosa.

Tutti gli uomini aspirano al privilegio e non all’eguaglianza, il parassitismo è comune a piante, uomini e animali, le persone vittime della cultura di massa dormono e non amano essere svegliate; gli uomini non scoprono mai da soli la verità, ma se l’attaccano come fosse un’epidemia, cioè la verità dei più è epidemica e contagiosa ed è una moda, i conformisti sono vittime di questo contagio. Tutti i militanti di partito sembrano daltonici ai militanti di altri partiti, sono pochi quelli che pensano liberamente.

Esistono verità scomode che non si possono dire, gli uomini liberi dai condizionamenti devono stare attenti, il potere vuole impedire che si giunga alla radice delle cose; anche se gli uomini anticonformisti e creativi possono essere soggetti a errori, comunque, sono sempre ostacolati dal potere, dalla religione e da quelli attaccati alle vecchie idee. La cultura è ipnotica e condiziona l’uomo, nulla sembra unire gli uomini più di un’idea in comune, il pasto, il sesso, il patrimonio e il tetto in comune non bastano; così nascono i partiti, che poi imparano a difendere gli interessi dei propri membri, puntano al potere, contrastano gli altri partiti e gli individui isolati.

L’ideologia è incapace di ricondurre alla realtà, non lo vuole perché potrebbe essere contraddetta da essa. Il concetto che la verità rende liberi e porta alla salvezza era comune a Cristo, Budda, Socrate, Spinoza, Hegel e Marx; il pensiero creativo cancella le illusioni e ha funzione liberatoria contro la schiavitù culturale; il narcisismo è trasferito dall’individuo al gruppo e l’uomo vede tutti i lati positivi nella famiglia o nel partito cui appartiene.

Questo narcisismo collettivo porta al nazionalismo, al razzismo e alle crociate; in realtà gli uomini sono complessivamente uguali, nel senso che in ogni popolo esistono belli e brutti, intelligenti e stupidi, onesti e disonesti; chi crede che il proprio partito, la propria famiglia, il proprio sesso abbia tutte le virtù, è razzista. Però le culture possono essere dannose e forvianti, possono ostacolare l’evoluzione morale dell’uomo, alcune più di altre, l’uomo non si può evolvere moralmente in una cultura sbagliata. 

Per Nietzsche la religione segna la preistoria dell’uomo, mentre la morte di Dio segna la storia, allora diventa padrone del suo destino, anche per Compte e i positivisti credere in Dio disumanizza l’uomo, perciò la salvezza dell’uomo esige la morte di Dio. Leibniz, Freud e la psicologia affermano che Dio rappresenta il padre, Dio è il sovrano universale padrone di tutte le cose, chiamato dai fedeli padre nostro.

Patria, padrone e padrino derivano da padre, sembra perciò che nell’uomo ci sia anche una domanda di governo e di gerarchia, modellati sulla figura del padre, anche Confucio difendeva la famiglia e l’autorità del padre che dava protezione alla famiglia. Il principio d’autorità ha natura religiosa, la maggior parte degli uomini e delle donne chiedono di essere protetti, gli uomini temono l’antropofagia evoluta degli altri uomini e perciò si mettono nelle mani del potere che li sfrutta.

Dio è un padre eccellente e un padre idealizzato, nell’età patriarcale era sentita l’autorità del capo della famiglia; la rivoluzione non è riuscita contro i padroni e contro lo stato, ma contro il marito e il padre si. Le femministe hanno compiuto un disastro, perché la famiglia, il primo nucleo sociale, come tutte le società, si reggeva sul principio d’autorità, piuttosto che sull’eguaglianza tra i coniugi; ora, per ripristinare l’autorità familiare, ci muoviamo verso il matriarcato e il mondo non sarà migliore di oggi.

Le religioni della salvezza, come quella di Zaratustra, auspicavano la fine del conflitto tra bene e male e il regno di Dio, cioè una nuova età dell’oro su un’umanità rinnovata; però per i manichei questo conflitto era insolubile; ma potrebbe finire con l’evoluzione morale dell’uomo, però lo stato non incoraggia questa evoluzione perché protegge i furbi; grazie allo stato, saranno questi il tipo antropologico dominante.

Sostennero la predestinazione Confucio, induismo, Paolo, Agostino, Islam, Lutero, Calvino e Giansenio, sostennero il libero arbitrio San Tommaso, Erasmo, Pelagio, Maimonide e Lao Tsè, che, come Thomas Jefferson, affermava che il miglior governo era quello che governava di meno. Il monoteismo fu rappresentato dal cielo in Cina, dove l’imperatore era figlio del cielo, e dal sole in Giappone, Egitto e nel mitraismo, rappresentato anche dalla croce.

Credevano all’età dell’oro persiani, ebrei, babilonesi, assiri, greci; l’istituto monarchico e l’impero favorirono l’avvento del monoteismo, infatti, quando esistevano le comunità di villaggio dominavamo totem e dei locali; la monarchia, come qualunque potere assoluto, si basa sul monopolio politico; quella costituzionale è una mistificazione, perché il popolo non è stato mai sovrano da nessuna parte.

Nelle religioni monoteiste, il pluralismo spesso si ricostituisce per domanda di popolo, per ipostatizzazione o personificazione di qualità di Dio, come l’angelo di Dio, la Sapienza di Dio, la Provvidenza di Dio, lo Spirito di Dio, la parola o il verbo di Dio; Filone aveva considerato il logos alcune volte come emanazione da Dio, altre volte come persona distinta da Dio, anche se di natura divina, Giovanni affermò che il logos era Cristo. Il popolo non desidera un Dio troppo distante dalla sua vita di tutti i giorni, non è deista e vuole un Dio personale; anche il buddismo trasformò dei locali in santi protettori buddisti, dalla personificazione delle forze di natura, nacquero dei in forma umana.

In materia sessuale, sono esistite religioni permissive, religioni orgiastiche e religioni repressive, come quella giudaica, quella cristiana e quella islamica; Freud parla di conflitto edipico tra padre e figlio, però il padre a volte è oggetto di ammirazione da parte del figlio, però esiste un conflitto generazionale quando i figli rimangono in famiglia oltre l’adolescenza; le femministe hanno trasferito il conflitto edipico dal padre al marito, queste contestazioni hanno minato la famiglia.

Il conformismo dà sicurezza, mentre la verità non può essere proferita perché è odiosa al potere o a un partito che conta; oggi, malgrado le contestazioni del padre, i cristiani chiamano il papa santo padre e tutti reclamano un padre celeste eccellente e autorevole perché si sentono orfani. L’uomo aspira contemporaneamente a servire e a farsi signore, anche quando si professa per l’eguaglianza.

Il popolo protesta quando si sente sfruttato, però ammira potenti, privilegiati e furbi, li invidia e vorrebbe essere come loro; l’atteggiamento religioso è atteggiamento infantile di chi cerca protezione e sicurezza. La politica ha preso dalla chiesa tutto un vocabolario, come compagno, scismatico, eretico, ortodosso, fedele, protestatorio; i gesuiti, con le loro scuole, hanno formato una classe dirigente politica, condizionandola con le loro idee.

I militanti di partito e di religione sono i combattenti della vera fede, intolleranti e insofferenti, la religione ha generato intolleranza, persecuzioni, stragi e genocidi, è delirio collettivo trasmesso per contagio; il potere sa che l’uomo sopporta sacrifici se gli si promette un futuro radioso. La fede è pigrizia mentale e mancanza di fantasia, ci dà certezze e ci fa entrare in un gruppo impedendoci di pensare, la paura della morte rivela immaturità, quella del lavoro le ingiustizie sociali.

Come esiste uno stato apparato e uno stato comunità, esiste una chiesa apparato e una chiesa comunità, l’unità si difende difendendo il principio di autorità e di gerarchia, il principio di autorità vuole gli uomini sottomessi; il vero militante è acritico, non si ribella e obbedisce agli ordini, come avviene nelle caserme e nei conventi. Gli orfani di padre si sentono smarriti, anche un cane desidera un padrone; però il gregge è protetto ed è tosato dai protettori o pastori, tanti preferiscono un padrone e un governo alla precarietà della libertà; non tutti sanno amministrare la libertà e perciò preferiscono farsi sfruttare.

In ogni pese esistono due classi, i governanti e i governati, i secondi sono emarginati dal potere, gli uomini seguono quelli che fanno loro paura e quelli che concedono loro favori o protezioni, a questi soltanto obbediscono; chi obbedisce agli ordini non sviluppa il senso critico, anche il cane ha verso l’uomo un sentimento di devozione religiosa, si sente più affine all’uomo che agli altri animali, esattamente come l’uomo con Dio.

Le donne vogliono essere uguali e protette, ma le due cose sono contraddittorie, non ci si può far proteggere da un uomo o da uno stato debole; intimamente e inconsciamente, soprattutto oggi e in occidente, vogliono comandare e non credono all’eguaglianza. La militanza serve a distruggere l’individuo, affogandolo nel gruppo, non esiste socialismo scientifico ma esiste un sistema di potere scientifico; comunque, il popolo ha pagato sempre per tutto, in sangue, lacrime e sudore. Dopo i predicatori religiosi, sono nati quelli laici, che promettono la salvezza in terra.

Il bisogno di adattamento fa parte dell’istinto di autoconservazione e rende gli uomini simili agli altri, perché siano accettati nel gruppo o partito che li protegge; perciò l’uomo si arrende alla cultura di massa e così paga un duro prezzo sull’altare della società. La monarchia rappresenta qualsiasi tipo di potere assoluto e personale, dietro di esso è l’oligarchia, la classe politica è classe privilegiata al servizio degli azionisti occulti dello stato, cioè dell’oligarchia.

Il popolo, abbattuto un capo, un partito o un governo, va alla ricerca di un altro, abbattuta una religione, va alla ricerca di un’altra, deve credere in qualche cosa e in qualcuno, deve avere sempre una fede, vuole che ci sia qualcuno al comando al quale obbedire, crede anche ai capi espiatori unici responsabili di tutti i mali sociali. Per Bergson e Gentile, la religione garantisce il vincolo sociale, in Israele la religione era strumento della classe sacerdotale al potere, mentre la teocrazia era un’astrazione e un paravento, i paesi islamici ignorano il concetto di stato laico e governano con la sharia.

Per la ragione di stato, gli imperatori romani sacrificavano alle divinità, i sovrani cinesi ammettevano le divinità nel loro panteon e si fecero protettori del buddismo, l’elettore di Sassonia si fece protettore del luteranesimo, il re d’Inghilterra della chiesa anglicana, anche in Giappone il culto era regolato dall’imperatore; però i governanti sono stati atei anche quando, per la ragion di stato, ostentavano la religiosità.

I centri di potere si scontrano dialetticamente e si accordano, così sono nate le guerre tra chiesa e stato, l’Italia è solo apparentemente uno stato laico e sovrano; a volte chiesa e stato si conferiscono privilegi reciproci, cioè scambi di favori a spese del popolo. Tra i centri di poteri o partiti sono sindacati, forze armate, classe imprenditoriale, classe politica, classe sacerdotale, massoneria e mafia; ci si unisce per mutuo soccorso, per controllare lo stato, per avere la prevalenza sugli altri partiti e sugli individui isolati.

Come lo stato, anche la mafia dà protezione e riscuote tasse, anche le case principesche sono nate dal brigantaggio, dal pizzo e dalla rapina; lo stato produce uomini alienati, acritici e conformisti, succubi della cultura di massa, ha creato sempre catene per il popolo. La fede o fiducia nei capi è un sentimento di natura religiosa, i capi carismatici sono oggetto di venerazione religiosa da parte del popolo.

La guerra di religione serve a mobilitare il popolo, apparentemente, il lavoratore è più attaccato al padrone che al governo, entra in conflitto con lui solo per proteggere i suoi interessi, non lo denuncia quando commette illegalità; rispetta il segreto d’ufficio, che è una forma di omertà aziendale; se il padrone toglie al lavoratore il plus valore d’impresa, lo stato con le imposte gli toglie il plus valore sociale, le imposte sono un multiplo dei servizi resi dallo stato e un multiplo di ciò che ci prende la mafia.

La cultura di massa, col fine di prevenire il dissenso e creare il cittadino perfetto, distrugge la creatività individuale, la fede è credulità e lo stato combatte il comportamento critico e anticonformista con l’aiuto della religione. Sono assurdi i compromessi tra materialismo e religione, tra rivoluzione e statalismo, tra cultura di massa e umanizzazione, lo stato riduce l’uomo al rango di animale domestico.

Gli unici uomini liberi sono quelli che non lavorano e fanno parte dell’oligarchia, il barone, aristocratico in genere, dal germanico baro, era l’uomo libero. Tra i simboli del potere sono l’altare, il trono e la cattedra, l’altare è un trono riservato a un’entità astratta, la divinizzazione dei governati ha trasformato il trono in altare. La religione ha rivalutato il lavoro degli altri; stato e religione hanno voluto i sudditi contribuenti, lavoratori e soldati, perché lavorando, accrescono le ricchezze dell’oligarchia, prolificando, rimpiazzavano i morti in guerra.

Lo stato è nato come arbitro, poi ha assunto compiti economici e sociali, senza rinunciare allo sfruttamento dei sudditi, la democrazia completa si può raggiungere solo abolendo qualunque governo sugli uomini. La proprietà pubblica, come la democrazia, è una finzione, perché è riservata all’oligarchia, con il vantaggio dell’anonimato, come accade nelle finanziarie con sede nei paradisi fiscali; la proprietà pubblica emargina il popolo anche dalla piccola proprietà privata, è lo statalismo a favore di pochi, mentre i proprietari dello stato risultano nullatenenti e non pagano le tasse.

Proprietà, dal latino privare, vuol dire portar via, accaparrare, è un po’ diversa dalla proprietà autoprodotta come risultato del proprio lavoro; cominciò con l’accaparramento delle terre prima comuni, perché la terra, quando la popolazione cresce, è soggetta a rendite di posizione crescenti e perciò diventa oggetto di accaparramento. Il cristianesimo si trasformò, da nemico dello stato, in strumento di difesa dello stato e delle classi dominanti.

In politica il pluralismo tende al dualismo dialettico, però appaiono sempre due partiti contrapposti, la concezione monopolistica del potere è di origine monarchica; per tutelare meglio i privilegi, si reclama un solo partito, un solo sindacato, una sola religione, una sola corporazione, un unico Dio, un’unica impresa in un settore specifico, è una concezione legata al centralismo, al privilegio e all’unità del potere.

Israele voleva estendere la sua legge e il suo a dominio perché adorava un Dio internazionale, creatore dell’universo, questo disegno fu poi attuato da cristiani e islamici. L’unità si basa sull’intolleranza e sulla convinzione di essere i soli depositari della verità. I comunisti, abolita la religione, alimentarono il culto della personalità dei capi; il manicheismo ha spinto gli uomini a vedere i peggiori difetti negli avversari e le virtù nel proprio gruppo. Per gli ebrei, il prossimo erano gli altri ebrei, per i primi cristiani l’amore era riservato ai soli cristiani, in pratica, i favori si fanno solo all’interno del proprio partito.

Per John Stuart Mill, la libertà vuol dire dissenso e anticonformismo, si richiamano all’umanesimo l’età classica, il rinascimento, l’illuminismo, il romanticismo, il realismo e il marxismo; l’umanesimo è antropocentrico, l’illuminismo nacque in Inghilterra, per opera di Locke e Hume, e aprì la strada al materialismo, il romanticismo di Fichte sosteneva la religione e il nazionalismo però, prima dello stato, nacque la famiglia allargata, l’orda e il clan.

Per Spinoza occorreva uno stato per imporre il diritto, ignorava leggi naturali e consuetudini sentite dalle comunità locali; sostennero il contratto sociale a favore dello stato, Grozio, Hobbes, Locke, Spinoza, Rousseau, con essi si aveva la rinuncia dei sudditi ai diritti naturali. Tuttavia, per Locke, padre del liberalismo politico, il contratto sociale era denunciabile con la rivoluzione; Locke formulò la tripartizione dei poteri, poi adottata da Montesquieu, e sostenne il governo della maggioranza, la libertà religiosa e la separazione tra stato e chiesa.

Rousseau, partendo dal contratto sociale di Locke, sostenne democrazia diretta e socialismo, Montesquieu sosteneva la sottomissione alla legge, Hegel allo stato, Mill applicò il liberalismo al terreno economico. Il contratto sociale non è stato mai sottoscritto, però può essere rappresentato dallo statuto o dalla costituzione, con essa effettivamente l’individuo rinuncia alle libertà naturali e le depone ai piedi dello stato; la tripartizione dei poteri non ha funzionato, perché ci sono state invasioni di capo e sono nati altri poteri oltre i tre noti, Jefferson e Cavour volevano la separazione tra chiesa e stato che in Italia oggi non si vede.

Per Nietzsche Dio è un’invenzione dell’uomo, afferma che, con la sua morte, finisce la preistoria e inizia la storia dell’uomo, così l’uomo diventa padrone de suo destino e instaura il regno dell’uomo, che si sostituisce a quello di Dio; per Compte credere in Dio significa disumanizzare l’uomo, perciò la salvezza dell’uomo esige la morte di Dio; anche per Freud, la morte di Dio è la premessa per un umanesimo integrale. Marx voleva l’uomo nuovo e considerava la religione l’oppio del popolo alienato, Rousseau proclamò la sovranità del popolo contro la sovranità di Dio.

Per Freud la devozione religiosa rappresentava l’attaccamento al padre, affermò che la religione derivava dalla sessualità, anche Leibniz individuò la devozione religiosa nell’attaccamento al padre. Freud afferma che Dio e il diavolo sono figure del padre; sostiene che l’unità del popolo si ottiene più facilmente con l’odio verso altri popoli, ciò accade anche in politica, nelle lotte tra partiti e nelle accuse rivolte ai capri espiatori.

Per Kierkgaard l’uomo più è originale più è angosciato, secondo Bergson e la psicologia, i nostri sensi agiscono come selezionatori, prendendo solo alcuni aspetti della realtà; il determinismo nega la libertà umana, questa dottrina fu seguita da Paolo, Lutero, Calvino, Giansenio, Confucio, Agostino, induisti, Islam ed evangelici, tutti avevano fede nella predestinazione e nella grazia gratuita di Dio. I materialisti sono atei o panteisti, in questo caso, vedono Dio come l’anima immanente dell’universo, come il Brahman. Pelagio, per affermare il libero arbitrio, arrivò a negare il peccato originale, il naturalismo fa derivare ogni realtà dalla natura e sostiene che le religioni antiche sono nate con la divinizzazione delle forze della natura.

La società limita l’individuo nella sua originalità, snaturandolo con lo scopo di renderlo sociale, da ciò deriva l’angoscia esistenziale di taluni, mentre gli altri uomini, fuggendo da se stessi, si rifugiano volentieri nella società e diventano alienati. La società tende a distruggere l’apporto originale dell’individuo e rappresenta una somma di deficit individuali; la creatività di taluni è stata compensata con persecuzioni, tortura e morte.

La società ha sacrificato gli autori principali del suo progresso, rifiuta i dissidenti e il nuovo, impone la moda delle idee; infatti, Maometto affermava che ogni novità era un delitto che portava all'inferno; il pensiero critico individuale è visto come asociale, mentre la cultura di massa omogeneizza gli uomini, li fornisce di una divisa mentale e così li rende più facilmente gestibili.

Il pensiero delle masse è quello di chi le gestisce, il dissenso organizzato dai partiti non è vero dissenso ma una moda ed è mosso dall’invidia di chi si sente privato dal potere; generalmente, il dissenso è dapprima controllato, poi gestito e assorbito, gli ex dissidenti ricevono privilegi dal potere, diversamente si ricorre alla loro persecuzione ed eliminazione fisica. Chi lancia nuove idee è trattato alla stregua di chi lancia bombe, infatti, le nuove idee sono bombe.

Per far tacere individui scomodi, il potere ricorre anche al manicomio, la repressione è l’estrema ratio a cui si ricorre quando sono falliti tutti i tentativi di riassorbire il dissenso; l’atto di sottomissione è una costante biologica, nasce dalla necessità di definire il rapporto tra forte e debole, al quale è garantita in compenso l’esistenza fisica. Gli uomini vedono il dissenso come una minaccia alla loro sicurezza, temono la repressione, non vogliono sentirsi diversi, perciò aderiscono alla moda delle idee, al potere o a un partito, il potere non appartiene mai al popolo.

A parte la lingua, la religione rappresenta il 50% della cultura di massa, il restante 50% della cultura di massa è veicolato alle masse in forma religiosa; invece il comportamento critico e anticonformista è irreligioso, irriverente e dissacrate, procura le antipatie degli atri uomini e la persecuzione del potere. Il senso critico è la capacità di percepire con i propri sensi la realtà, senza le lenti deformanti della cultura di massa; il collettivo è alienante, il numero soffoca il pensiero libero e l’individuo si perde nella massa.

Spesso gli intellettuali si mettono al servizio di un mecenate protettore, così la domanda di protettori è divenuta una domanda sociale, la scuola è la fucina dell’uomo sociale e il mattatoio dell’individualità, i testi scolastici sono dogmatici e acritici, soprattutto nelle materie sociali. Le scienze sociali sono soggette al controllo pubblico più di quelle esatte, la società fa regredire l’uomo, ma lo rende sociale, cioè come gli altri; la società deve difendersi dai delinquenti, ma non deve distruggere gli individui migliori, comunque, oggi l’uomo non è pronto per una libertà illimitata.

L’umanesimo integrale è la negazione di Dio e del principio di autorità, chi ha fede crede a valori inventati da altri, un uomo fiducioso può essere dotto, però può essere creativo solo un ateo e un anticonformista. L’autogoverno assoluto è l’assenza di governo, si ha quando l’individuo governa liberamente se stesso, senza essere governato dagli altri; per essere attuabili, le istituzioni politiche non devono progredire più velocemente dell’uomo, purtroppo però, stato e la religione non favoriscono questa evoluzione, anzi remano contro.

Con l’uomo nuovo scompariranno religione, governi, principio di autorità, il progresso non sarò più dialettico ma lineare, gli uomini organizzeranno liberamente il lavoro e non lo sentiranno più come costrizione; sparirà il plus valore, la famiglia sarà salvaguardata, ci sarà più decentramento e l’uomo cesserà di essere pecora, prendendo il destino nelle sue mani. Oggi l’uomo è un po’ pecora con il potere e un po’ lupo con gli altri uomini, alcuni uomini hanno già freni inibitori, hanno scrupoli e non fanno agli altri ciò che non vogliono sia fatto a loro. Il governo non garantisce l’eguaglianza dei diritti, partorisce il privilegio, programma l’uomo; lo stato sfrutta gli uomini, il plagio è esercitato dallo stato e dalla religione.

Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

Bibliografia:

“Il metabolismo cristiano” di Nunzio Miccoli,

“La storia censurata” di Nunzio Miccoli,

“I fratelli siamesi – lo stato e la religione” di Nunzio Miccoli.

 

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BREVE STORIA DEGLI EBREI

 La storia degli ebrei sembra un romanzo d’avventura, con ombre e luci, essi, grazie alla loro religione, hanno attraversato 3.000 anni di storia e sono arrivati fino a noi, mentre altre nazioni antiche sono scomparse; sono state cancellate o assimilate a causa d’invasioni, guerre, persecuzioni, pulizia etnica, asservimento e genocidio. Questo fatto meravigliava anche la chiesa, erede di Roma e dell’ebraismo, che perciò lo giustificava asserendo che gli ebrei erano una testimonianza vivente dell’epopea di Cristo, contemporaneamente li condannava per aver provocato l’esecuzione di Cristo e alimentava l’odio verso gli ebrei.

Inizialmente ci fu subito conflitto tra cristianesimo ed ebraismo, perché il cristianesimo sembrava anche una riforma dell’ebraismo, perché anche gli ebrei facevano proselitismo e la chiesa non voleva; perché gli ebrei, con la loro dottrina, rintuzzavano le idee religiose, la concezione di Cristo, i dogmi della chiesa e la sua interpretazione del Vecchio Testamento, riuscendo anche a convincere dei cristiani.

Secondo la bibbia, Abramo, un emigrante che veniva dalla Caldea, chiamato da Dio padre di molte genti (Genesi cap. XII), rispettato anche da islamici e cristiani, sarebbe il capostipite di ebrei e arabi. Quando gli ebrei si muovevano, anche altri popoli si muovevano, poi hanno continuato a muoversi anche dopo e lo fanno anche adesso. A quei tempi la Palestina era un protettorato egiziano, l’Egitto vi aveva basi, truppe e piazzeforti; la Palestina era strategica perché era terreno di transito verso Siria, Mesopotamia e Persia.

Iscrizioni egizie del XIV secolo a.c. parlavano del popolo Habiru o stranieri o ebrei; gli ebrei, a causa della loro vicinanza, furono sempre di casa in Egitto, dal XV secolo a.c. al Tolomei greci d’Egitto (IV secolo a.c.), sotto i quali erano concentrati soprattutto ad Alessandria; nel XIII secolo a.c. Mosè li trasse dall’Egitto, dove erano stati ridotti in schiavitù e diede loro una legge e una religione, il suo erede Giosuè sottomise i popoli di Palestina e poi Davide, nel X secolo a.c., completò l’opera, unificando il paese e sconfiggendo i filistei della costa, eredi dei cretesi.

Nacque uno stato monarchico unitario che però durò poco, il Tempio di Gerusalemme, voluto da suo figlio Salomone, doveva sancire l’unità tra Israele al nord e Giuda a sud, ma non riuscì; alla sua morte il regno, a causa del fiscalismo di Gerusalemme, si spaccò in due stati rivali. In guerra gli ebrei facevano stragi di nemici, come facevano altri popoli e come facevano assiri e babilonesi.

Il regno di Israele al nord cessò nel 722 a.c., anno in cui l’Assiria prese la sua capitale Samaria,  deportando dal paese gli ebrei e facendone immigrare altre popolazioni fedeli; era polizia etnica e tecnica di governo seguita da un impero, fu così che si sviluppò la diaspora ebraica; inn esilio gli ebrei si conservavano perché conservavano la loro religione e le loro leggi, se le leggi del posto lo consentivano.

Il regno di Giuda a sud cadde più tardi, per opera dei babilonesi, che nel 568 presero Gerusdalemme e fecero un’altra deportazione che diede inizio alla cattività babilonese, però l’identità nazionale in questo caso si poté conservare meglio perché, mentre le tribù del nord si dispersero, a Babilonia nacque il Talmud babilonese, cioè la tradizione orale ebraica, poi riportata per iscritto. Quando si parla di deportazione, ci si riferisce a dirigenti politici e religiosi e ad artigiani, perché i contadini, per tutte le civiltà, contavano poco e perciò rimasero al loro posto, sia con gli assiri, che con i babilonesi; comunque, Giuda divenne tributaria di Babilonia.

Nel 538 a.c. l’avvento della Persia di Ciro, che sconfisse Babilonia, consentì il ritorno dei giudei da Babilonia, essi ricostruirono il tempio e fecero delle riforme religiose e civili; poi i giudei caddero  sotto i greci di Alessandro e dei Tolomei e tanti di loro si stabilirono ad Alessandria, dove ispirarono lo gnosticismo cristiano nascente. La Palestina e la Giudea erano contese tra seleucidi siriani e tolomei egiziani, entrambi eredi di Alessandro, quando prevalsero i seleucidi, purtroppo per gli ebrei, imposero l’ellenizzazione al paese.

Perciò il nazionalista ortodosso Giuda Maccabeo (II secolo a.c.) si ribellò, i maccabei ottennero l’indipendenza della Giudea e fondarono una dinastia, erano re e capi religiosi e non riconoscevano la separazione dei poteri; ci furono guerre civili e una fazione, cioè un partito, chiamò i romani, perciò nel 63 a.c. Pompeo arrivò e s’impossessò del paese. Sono le fazioni che, in tempo di guerre civili, chiamano in aiuto lo straniero che arriva, impone la pacificazione e poi non se ne va più, è accaduto tante volte nella storia e in tanti paesi.

Naturalmente ci furono rivolte anche contro Roma, represse nel 66 e nel 132 d.c., il che portò nel 70 d.c. alla distruzione di Gerusalemme e del tempio. Allora Tito, figlio di Vespasiano, li streminò, li disperse e li deportò, la cosa si ripeté nel 132 d.c.; a chi dice che solo le guerre moderne si accaniscono contro i civili, bisogna ricordare il sacco di Troia, Gerusalemme, Cartagine, Roma e Costantinopoli. A causa delle deportazioni dei romani, la diaspora continuò a svilupparsi, da allora gli ebrei arrivarono anche in India e in Europa.

Con la diaspora, nacquero la voglia di riscatto e l’attesa del Messia, proclamata da diversi profeti, che doveva restaurare il regno di Davide, riunire gli ebrei, concedere loro rinascita, salvezza e libertà. Gli ebrei colti svilupparono le idee moderne di libertà, si sparsero in tutto il mondo conosciuto e arrivarono in Europa, in Spagna e sul Reno; si fecero accettare da alcuni regnanti e nel 212 d.c a Roma Caracalla li equiparò nei diritti ai romani, però la loro sicurezza durò poco.

Nel 325 a Nicea l’imperatore Costantino fece un concordato con i dirigenti cristiani e fece il cristianesimo religione privilegiata dell’impero, nel 330, con l’Editto di Milano, fece dell’ebraismo da religione lecita a religione nefasta; il successore Teodosio I (morto nel 395) fece del cristianesimo l’unica religione dello stato. Così gli ebrei ripresero a emigrare anche da Roma e nei secoli successivi arrivarono in Germania, in Africa settentrionale e poi in Spagna tra gli arabi. Diventarono popolo colto, di cittadini, di filosofi e di mercanti.

Il feudalesimo li tagliò fuori dal possesso della terra, detenuta da nobili e vescovi, e furono costretti a darsi al commercio e al prestito a interesse, proibito dalla loro religione; ora la ricchezza degli ebrei eccitava anche gli odi dio classe. In precedenza, a causa della religione, erano stati accusati di deicidio, di profanare ostie, di avvelenare i pozzi e di bere il sangue dei bambini cristiani uccisi. Perciò gli ebrei subirono pogrom al tempo delle crociate (1096-1270), in Europa centrale e poi dal 1411 in Spagna, fino all’indipendenza del paese dai mori (1492); in Spagna subirono conversioni forzate, massacri ed espulsioni.

Nel 1478 in Spagna fu creata l’Inquisizione, che colpì pesantemente eretici ma anche gli ebrei, però qualche cosa di simile era esistita anche nei secoli precedenti; cioè da Costantino in poi, apostasia, eresia e bestemmia per i cristiani implicavano tortura e pena di morte. Dalla Spagna gli ebrei si spostarono in Olanda, Russia, Costantinopoli, Roma, Venezia, avevano imparato di dover essere sempre pronti a partire, meglio la diaspora che la persecuzione.

Poiché gli ebrei facevano partito, anche segreto, è così che sono nate le società segrete  sotto regimi autoritari, erano aiutati a inserirsi nei nuovi lidi dai confratelli di tutto il mondo; con la cooperazione formarono una moderna borghesia cittadina favorendo la nascita delle idee moderne. Poiché amavano vivere assieme, isolandosi come facevano altre comunità, il ghetto nacque come luogo di residenza scelto dagli stessi ebrei, a Roma, Venezia e altre città.

Il primo ghetto nacque Roma nel 1555, sotto Paolo IV, prima di quella data in Europa c’erano strade riservate a ebrei e ad altre comunità, da quella data l’istituzione divenne obbligatoria e poi agli ebrei fu imposto anche un distintivo; gli ebrei accettavano di buon grado la situazione, perché erano favorevoli alla separazione dai gentili, il ghetto favoriva i legami culturali, l’autoamministrazione, il senso della comunità e la purezza religiosa.

Purtroppo poi vi furono reclusi, privati anche di qualsiasi attività economica e ridotti alla fame, questa situazione durò fino alla rivoluzione francese e alla loro emancipazione avvenuta nell’ottocento; la rivoluzione americana e quella francese emanciparono gli ebrei, poi seguirono gli altri stati europei, il papa Pio IX fu l’ultimo a cedere nel 1870, con la perdita del suo regno e l’unità d’Italia, infatti, li aveva ancora rinchiusi nel ghetto.

Gli ebrei allora uscirono dai ghetti e si diedero agli affari e alla finanza, rifiutate dai nobili che però presero a proteggere la loro attività, li tassavano, li utilizzavano come prestanomi per i loro affari e autorizzavano i loro prestiti usurai. Comunque, la ricchezza e la potenza degli ebrei eccitavano le gelosie, perciò ci furono pogrom in Russia e in Francia scoppiò il caso del capitano ebreo Dreyfus, accusato ingiustamente di tradimento. I principi, quando erano al corto di denaro, per impossessarsi dei beni degli ebrei, dopo averli tassati pesantemente, alimentavano i pogrom e li privavano di tutte le loro ricchezze, però gli stati hanno espropriato anche altre minoranze o partiti soccombenti.

Intanto la fede nel messianismo non si spegneva, i monarchi tassavano gli ebrei ricchi, li bandivano e li richiamavano, dovevano proteggere gli affari degli ebrei fiscalmente rilevanti, accadeva ciò in Russia, Polonia, Spagna, Austria, Francia; prima di essere banditi, subivano pogrom ed espropri. I marrani, cioè gli ebrei spagnoli scacciati, si rifugiarono in Olanda, dove svilupparono finanza e taglio dei diamanti, e in Inghilterra sotto Cromwell.

Nel XVIII secolo le borse di Londra, Amsterdam e Rotterdam erano dominate ufficialmente da ebrei, in realtà, curavano anche gli interessi di chiesa e aristocrazia, che non volevano comparire negli affari; intanto in Russia continuavano i pogrom e dopo l’assassinio dello zar Alessandro II (1881) nel paese fu alimentato l’antisemitismo di stato, la miseria del popolo era attribuita agli ebrei e la polizia zarista organizzava le purghe.

Nel resto d’Europa gli ebrei progredivano, in Inghilterra Disraeli era un ebreo di origine veneziana, il barone Lionel Rothschild era ebreo; anche nel resto dell’Europa occidentale gli ebrei avanzavano, non solo in finanza.  I loro nomi erano Einstein, Luzzatti, Mendelssohn, Mahler, Proust, Rothschild, Strauss, Marx, Lassalle, Bernstein, Trotsky, Radek, Kamenev, Zinoviev. Alla vigilia della prima guerra mondiale, gli ebrei erano una forza e generavano invidie e risentimenti, alla fine della guerra, nelle trattative per le riparazioni che la Germania doveva pagare, gli stati erano assistiti da banchieri ebrei. Oggi però i banchieri sono anche cattolici, evangelici, cinesi, giapponesi e arabi.

Se in Russia nel 1880 c’erano i pogrom, in Francia il processo a Dreyfus si svolse nel 1885, questo capitano fu poi riabilitato, in questo clima, negli anni successivi, la polizia segreta russa fabbricò il falso dei “Protocolli dei savi di Sion”. Nel 1855 in Francia, Cobineau aveva scritto un saggio sull’ineguaglianza delle razze, una tesi condivisa anche da altri, da Nietzsche e Wagner. Secondo questa teoria la razza ariana era la migliore e perciò le spettava il dominio nel mondo; però la purezza di sangue ariano era minacciata dagli ebrei, secondo una vecchia tesa degli spagnoli che avevano espulso i marrani, questa tesi fu ripresa dai nazisti.

I Protocolli furono stampati in Russia nel 1905, come opera della polizia segreta russa, ma furono attribuiti a dirigenti ebrei riuniti al congresso ebraico di Basilea del 1897; i Protocolli contenevano un progetto ebraico di dominio del mondo. Il 7.4.1933 Hitler cacciò gli ebrei dagli impieghi pubblici, proibì i matrimoni misti, poi li espropriò senza indennizzi; come hanno fatto sempre i popoli vincitori, distrusse sinagoghe e case ebraiche, li espulse e, poiché gli alleati li rifiutavano, pianificò la loro eliminazione fisica.

Nel 1897 a Basilea lo scrittore e giornalista ebreo ungherese Teodoro  Herzl fondò il movimento sionista e pochi anni dopo fu costituito il Fondo Nazionale Ebraico per l’acquisto di terra in Palestina, al fondo contribuivano tutti gli ebrei, ma soprattutto quelli desiderosi di stanziarsi in Palestina. Nel 1910, il biochimico ebreo polacco Charm Weizmann, inventore della gomma sintetica, insegnava all’università di Manchester e aveva fede nel sionismo.

Se oggi esiste lo stato di Israele, lo si deve a lui, grazie ai suoi meriti, ottenne dal governo inglese l’autorizzazione alla creazione di uno stato ebraico in Palestina, che portò alla dichiarazione del 1917 del ministro degli esteri inglese Lord Balfour. Con questa dichiarazione la Gran Bretagna s’impegnava alla creazione in Palestina di una patria per il popolo ebraico; il governo inglese, già prima della fine della prima guerra mondiale, sapeva che la Palestina le sarebbe stata consegnata in mandato.

Finita la guerra, la Palestina che era stata colonia turca e non nazione indipendente, fu consegnata agli inglesi, nella regione risedevano prevalentemente arabi palestinesi, mentre a Gerusalemme c’era da molto tempo una prevalenza di ebrei e a Betlemme una prevalenza di cristiani; con la diaspora, gli ebrei non avevano mai abbandonato completamente Gerusalemme. Assieme all’ebreo Lord Rotschild, i dirigenti inglesi, come Lord Cecil, Lord Balfour e Looyd George, vedevano con simpatia la causa sionista e la sostenevano anche i principali giornali del paese, però erano contrari gli ebrei Claudio Montefiore, Lord Montagu.

Con la dichiarazione generica di Balfour sembrava che l’Inghilterra avesse promesso agli ebrei tutta la Palestina, ma i sionisti prudentemente non chiedevano tanto e perciò posero dei limiti alla promessa inglese, inoltre promisero che, se avessero creato un loro stato in Palestina, avrebbero salvaguardato i diritti civili e religiosi dei residenti. Ci fu una prima immigrazione ebraica e gli inglesi cercarono di fare andare d’accordo le due comunità ebraica e palestinese, ma nacquero gravi conflitti; la terra arida era stata comprata a caro prezzo e fu poi valorizzata e irrigata da contadini ebrei.

Nel 1933, con l’avvento di Hitler, cominciò l’ondata di profughi dalla Germania, gli arabi facevano attentati contro gli ebrei immigrati e, con la guerriglia, resistevano alla loro penetrazione; gli inglesi non volevano fare una repressione, volevano avere buoni rapporti con gli arabi e volevano placarli e perciò, per farlo, adottarono dei provvedimenti in contrasto con la dichiarazione Balfour, cioè restrinsero l’immigrazione ebraica e i suoi acquisti di terra.

Ma gli arabi non erano soddisfatti, nel 1939 il governo del primo ministro Chamberlain, accondiscendente, per amor della pace, alle annessioni di Hitler, presentò alla camera un libro bianco sulla Palestina che annullava la dichiarazione Balfour, con divieto di acquisto di terre e d’immigrazione da parte di altri ebrei; Churchill, che dopo alcuni anni avrebbe preso il suo posto, lo contrastava e promise a Weizmann che, finita la guerra, tutto si sarebbe sistemato per gli ebrei, in realtà, nel 1945 Churchill non era più capo del governo, andarono al potere i laburisti, i quali continuarono la politica del libro bianco.

Durante la seconda guerra mondiale, alcune navi che portavano profughi ebrei affondarono, altre furono respinte dagli inglesi, il 25.11.1940 una si autoaffondò, duecento persone avevano preferito il suicidio alla deportazione; gli ebrei cercavano disperatamente un rifugio e gli inglesi facevano questione di passaporti e di quote d’immigrazione. Durante la guerra, gli ebrei vissero anni di angoscia, se Rommel fosse arrivato in Palestina, gli arabi avrebbero fatto un altro olocausto; grandi interessi economici spingevano pragmaticamente gli inglesi a cercare di contentare gli arabi.

Eppure i figli di Weizmann combattevano per gli inglesi e, alla fine della guerra, gli ebrei fornirono una brigata per combattere a fianco degli alleati in Italia, invece i gruppi islamici facevano tifo per Hitler e in Bosnia si arruolarono nelle truppe tedesche. Per non urtare gli arabi, all’inizio del conflitto, in Palestina l’Inghilterra frappose ostacoli all’arruolamento di ebrei; nel maggio del 1945 finì la seconda guerra mondiale; perse le speranze in Churchill, che fu sostituito al governo dai laburisti, il congresso sionistico era dell’avviso che bisognasse combattere l’autorità inglese in Palestina e perciò si volse contro Weizmann che era considerato filo inglese, era stato l’uomo del sionismo protetto dall’Inghilterra, mentre ora il sionismo si volgeva contro l’Inghilterra.

Dal giugno del 1946 le organizzazioni terroristiche ebraiche Haganah e Irgun fecero saltare dei ponti e un albergo a Gerusalemme, facendo 100 vittime, tra arabi, inglesi ed ebrei, Weizmann era contrario al terrorismo ebraico; naturalmente, gli arabi non stavano a guardare, nel febbraio del 1948 anche loro fecero un attentato dinamitardo contro gli ebrei e gli scontri non cessavano. A causa di questo clima, nel maggio del 1948 gli inglesi abbandonarono la Palestina, rinunciando al mandato.

Probabilmente, senza il terrorismo ebraico, sarebbero rimasti e avrebbero continuato a vietare l’immigrazione di profughi reduci dell’olocausto, invece l’immigrazione poteva continuare. Gli inglesi erano convinti che le forze arabe coalizzate avrebbero spazzato via gli ebrei, alcune di esse erano comandate anche da inglesi; però le cose non andarono così e, dal 1948 al 1973, in diverse guerre Israele risultò vittoriosa, gli stati arabi coalizzati, invece di accettare la spartizione della Palestina decisa dall’Onu alla fine della seconda guerra mondiale, avrebbero voluto cancellarla dalla carta geografica e ributtare in mare gli ebrei, ma non riuscirono in questa impresa; perciò, dopo il 1973, hanno continuato a puntare sul terrorismo.

Con la vittoria militare del 1948, Israele acquistò un altro titolo valido per il possesso di quelle terre  da essa acquistate, infatti, dopo il 194%, con la vittoria militare, anche Russia, Francia, Polonia e Jugoslavia avevano acquistato terre; col tempo Israele, senza approfittare delle vittorie, restituì Sinai, Libano e Gaza; desiderava la pace, confini sicuri e la fine del terrorismo palestinese, invece continuavano terrorismo arabo, diretto contro civili, e rappresaglie ebraiche che non risparmiavano i civili.

Oggi Israele è uno stato e, come tutti gli stati, può avere un lato oscuro, si dice che tutti i servizi segreti sono nati per compiere atti illegali che la pubblica amministrazione non può compiere; tuttavia Israele è lo stato più democratico della regione, ospita un milione di arabi palestinesi con cittadinanza israeliana e l’arabo è la seconda lingua ufficiale del paese. Israele è ai vertici della ricerca scientifica ha reso il deserto un giardino, ha dimostrato che gli ebrei non sono solo finanzieri e speculatori, ma anche scienziati, contadini e soldati.

Gli arabi guadagnerebbero molto a collaborare con un vicino così prezioso; il mondo arabo ha adottato la bandiera dell’antisemitismo, che i cristiani hanno per ragioni religiose nel DNA, per servirsi di un nemico esterno e realizzare il panarabismo o califfato islamico; è il nuovo sogno imperialista in salsa araba. Le guerre con Israele hanno generato profughi, ma questi profughi esistono in altre parti del mondo, comunque, il numero dei palestinesi fuggiti dal territorio occupato da Israele non è superiore al numero di ebrei cacciati dal 1945 dai paesi islamici, mentre i cristiani fuggiti o scacciati dai paesi arabi sono molti di più.

Il 21/9/2011 ci sarà a New York la conferenza internazionale sul razzismo organizzata dalle Nazioni Unite, cioè Durban III; Canada, Israele, Usa, Italia, Repubblica Ceca, Olanda, Germania e Polonia hanno annunciato che non vi parteciperanno. Il ministro degli esteri Italiano, Franco Frattini, ha lamentato che la piattaforma di Durban si è trasformata in una tribuna contro Israele; la piattaforma iniziale fu quella di Durban del 2001, la seconda edizione avvenne a Ginevra nel 2009, ormai se ne conosco lo spirito e l’agenda.

Nel 2001 in Sudafrica intervennero Mugabe, Castro e Arafat, che maledicevano l’occidente colonialista e Israele razzista, fu eliminato ogni riferimento all’Olocausto e non si condannò l’antisemitismo, che dovrebbe essere un fenomeno razzista; il discorso di chiusura fu pronunciato da Fidel Castro, che conteneva gli slogan “Palestina Libera e morte agli ebrei”.

Nel 2011 a Durban III il presidente iraniano Ahmadinejad è atteso sul podio, Francia e Inghilterra, più per interessi economici che per convinzione, parteciperanno al forum; lo scopo della conferenza è demonizzare Israele. Parteciperanno alla conferenza gli stati organizzatori delle precedenti edizioni e 32 ong, che organizzeranno 4 giorni di protesta per accusare Israele di collusione con i regimi violenti; la bozza di Durban III, se non emendata, proclamerà i palestinesi vittime del razzismo israeliano. Le Ong sono spesso strumenti pagati di propaganda.

Gli ebrei sono stati profughi e vittime del razzismo e oggi sono accusati di essere razzisti e di aver creato i profughi palestinesi, in realtà, profughi di guerra e razzismo sono sempre esistiti, in tanti paesi, anche tra africani e arabi, perché gli uomini sono mossi da interessi e animati da odi e pregiudizi; l’odio rivolto contro Israele è razzismo, l’odio contro il colonialismo occidentale ignora il colonialismo passato arabo, turco e di tanti paesi e imperi decaduti.

Esiste però una differenza, l’occidente, grazie alle sue rivoluzioni culturali, allo sviluppo del libero pensiero e a certe istituzioni, ha sviluppato tolleranza per uomini, idee e animali; purtroppo, grazie a questa evoluzione, ha anche il senso di colpa verso altri popoli da esso dominati; invece gli arabi e gli islamici in genere non hanno questo senso di colpa, ma hanno il senso dell’onore, hanno rimosso e censurato ciò che di male è venuto da loro, sia ieri che oggi.

 Nunzio Miccoli -  www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

 Fonte:

Storia Illustrata - Volume XIII - pag.622-633 e pag. 810-819 - Volume XIV pag.68-77

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I PURITANI

I puritani vestivano modestamente e portavano i capelli corti, a causa di ciò, nei loro tempi, erano chiamati teste rotonde; rifiutavano il divertimento e cantavano solo i salmi, però non avevano pietà per i ladri e marchiavano sulla fronte gli adulteri. La regina d’Inghilterra Elisabetta I (morta nel 1603) era ostile alla setta che allora si diffondeva tra la borghesia commerciale e artigianale delle città. Elisabetta I ebbe contro i gesuiti, che complottarono contro di lei, e i puritani che erano i fondamentalisti cristiani e moralisti dell’epoca; in generale, contro il papismo e la Spagna, si raccolsero attorno a lei  pirati, protestanti e puritani.

I puritani costituivano l’ala estrema dello schieramento protestante, erano seguaci del rigorismo di Calvino, erano contro gerarchia ecclesiastica, sacramenti, culto esteriore e immagini religiose, non accettavano nemmeno la croce e la fede nuziale. Si facevano chiamare puritani perché volevano purificare la chiesa inglese da idolatria e papismo; il governo li guardava come potenziali ribelli e le gerarchie religiose li bollavano come eretici.

Al centro della costituzione di Calvino stava la bibbia, mentre la predica sostituiva la messa, egli era contro il clero della chiesa di Roma, Calvino sostenne il comune magistero sacerdotale di tutti i credenti; da Ginevra fece partire missionari in tutta Europa e il calvinismo si espanse in Ungheria, Scozia, Boemia, Transilvania, Paesi Bassi; fu adottato dagli ugonotti francesi e dai puritani inglesi, arrivò in America del Nord e in Africa del sud. Dalla Francia il calvinismo degli ugonotti approdò in Olanda, dove nel 1566 nacque una chiesa calvinista, poi, a causa delle repressioni spagnole, tanti calvinisti fuggirono dai Paesi Bassi e si rifugiarono in Inghilterra.

In Inghilterra Enrico VIII (morto nel 1547) non aveva ottenne il divorzio da Clemente VII e, per rappresaglia, si fece capo della chiesa d’Inghilterra, nominò vescovi ed espropriò i beni della chiesa; dagli anglicani così nati, della chiesa nazionale d’Inghilterra nacquero, per scissione, i puritani o calvinisti inglesi, da questi i quaccheri americani che, diversamente dai puritani, presero le difese degli schiavi negri.

In Inghilterra Enrico VIII procedette alla confisca delle terre ecclesiastiche e le vendette a cortigiani e borghesi, ne nacque, per conseguenza, una nuova aristocrazia fondiaria e piccoli proprietari indipendenti che, al tempo di Cromwell (morto nel 1658), ingrossarono le fila dei rivoluzionari puritani e divennero la setta protestante più fanatica, separata dagli anglicani e poi, quando furono repressi dagli Stuart scozzesi in Inghilterra, presero a colonizzare l’America.

Nel 1629 re Carlo I sciolse il parlamento, allora il popolo seguiva i predicatori puritani, ma poi nel 1640 fu costretto a riconvocarlo, nel 1642 fu la guerra civile, il puritano Oliviero Cromwell prese il comando delle forze parlamentari e contro il re si unirono puritani inglesi e presbiteriani scozzesi; nel 1644 i realisti furono sconfitti, i puritani erano fanatici inquisitori perciò nel 1649 Carlo I fu decapitato e poi l’esercito puritano, che non si dimostrava pacifista, invase l’Irlanda ribelle.

I puritani avevano giudicato assurda la pretesa di Enrico VIII di rivendicare la sua autorità sulla chiesa nazionale, però erano contro cattedrali, liturgia e abiti sontuosi dei vescovi; definivano questi costumi indici di paganesimo, seguivano molte convinzioni degli ebrei e del Vecchio Testamento. Si definivano santi e popolo eletto e prediligevano il vecchio testamento; il dittatore Oliviero Cromwell proveniva dalle loro fila e li sosteneva, perciò, sotto il governo dei puritani, sparirono teatri, balli pubblici, bische e case di piacere; le guardie controllavano che le taverne fossero chiuse, che i ragazzi non giocassero per strada e non facessero schiamazzi.

Cromwell, a capo delle truppe finanziate dal parlamento, difendeva la pena di morte e si pose a capo dei puritani contro gli anglicani, Carlo I e il cattolicesimo; Cromwell fece mettere a morte tanti sacerdoti, temeva un movimento antiprotestante pilotato dalla curia romana; ci fu una guerra civile tra parlamento e corona e nel 1649 Carlo I fu decapitato. L’Inghilterra fu trasformata in repubblica sotto la dittatura di Cromwell, il nuovo regime espropriò la chiesa e diede la caccia a gesuiti e sacerdoti cattolici.

Contro Carlo I, l’esercito era stato finanziato dal parlamento inglese e sostenuto dai puritani, nella camera alta vi erano lords ecclesiastici e aristocratici dalla parte del re; i presbiteriani, diffusi in Scozia e presenti in parlamento, imposero il loro regime ecclesiastico ad alcune chiese protestanti, erano contrari alla gerarchia episcopale e affidavano il governo della chiesa a un’assemblea di ecclesiastici e laici, seguivano Calvino; volevano il predominio del parlamento su chiesa e stato.

I presbiteriani ottennero la subordinazione di re e vescovi al parlamento, i puritani erano i presbiteriani inglesi, furono combattuti dai Tudor (1485-1603), che fecero entrare il protestantesimo in Inghilterra; poiché i puritani erano contro l’episcopalismo dell’alta chiesa, si posero contro gli Stuart, dal 1603 re di Inghilterra, trionfarono su di loro per merito di Cromwell. Giustiziato Carlo I, la camera dei comuni, a maggioranza puritana, sciolse la camera dei lords e proclamò la repubblica (1649), così nacque la dittatura militare di Cromwell, basata sulla fede calvinista.

Cromwell (1649-1660), preso il potere, si concentrò con le armi contro Scozia e Irlanda, che, assunta la bandiera degli Stuart scozzesi, reclamavano l’autonomia. Parlamento scozzese e Irlanda proclamarono erede Carlo II Stuart (1660-1685), figlio di Carlo I; perciò Cromwell fece una guerra di sterminio contro gli irlandesi e vendette schiavi degli irlandesi. Però il parlamento voleva sottrarsi all’eccessivo controllo dei puritani e perciò Cromwell lo sciolse; nel 1653 l’Inghilterra prevalse in guerra contro l’Olanda, nel 1658 Cromwell morì e gli successe Carlo II. Carlo I, Carlo II, e Giacomo I erano di dinastia Stuart scozzese

Il successore Giacomo II (morto nel 1701), figlio di Carlo I si scontrò con il parlamento, che non voleva il ritorno del cattolicesimo, allora nel 1688 il parlamento chiamò Guglielmo d’Orange (morto nel 1702) dei Paesi Bassi, marito di Maria II Stuart. Allora il parlamento inglese emise una dichiarazione dei diritti che stabiliva che l’arruolamento si poteva fare solo con il consenso del parlamento, che era possibile detenere armi, che le elezioni erano libere, che vigeva la libertà di parola, che le spese erano approvate dal parlamento, che esisteva la tolleranza religiosa, escludendone però i cattolici.

Tra i puritani, come tra gli ebrei, il sabato era dedicato al servizio divino, perciò in quel giorno vietavano lavori e commercio. Con la successiva restaurazione degli Stuart, poiché i puritani non erano più tollerati, preferirono emigrare in America e si stabilirono nel Massachusetts, dove fondarono una teocrazia; quando erano stati in minoranza, avevano reclamavano la tolleranza dal governo inglese; però, quando governavano loro, erano intolleranti verso le altre confessioni religiose, per le quali invocavano correzione, carcere o bando; chiedevano all’autorità civile, che loro controllavano come il braccio secolare della chiesa cattolica, di impedire la diffusione di opinioni perniciose.

In America i puritani fustigavano nelle piazze i servi o schiavi fuggiaschi, che erano bianchi o neri, come il governo inglese, usavano anche la gogna, in compenso, la loro colonia puritana del Massachusetts proibiva la crudeltà verso gli animali. I puritani, come gli ebrei, consideravano il fidanzamento vincolante come il matrimonio, perciò non si scandalizzavano se un bambino nasceva poco dopo il matrimonio.

Erano contro la gerarchia della chiesa cattolica, ma difendevano la gerarchia economica e perciò, dopo i nobili, riservavano l’appellativo di gentiluomo ai borghesi benestanti, mentre chiamavano signori la media borghesia e buoni uomini la piccola borghesia; negavano titoli a proletari e servi, vietavano agli artigiani di vestire come un gentiluomo, festeggiavano il sabato, ma erano indifferenti alle altre feste cristiane, le loro chiese erano spoglie.

I puritani che giunsero in America negli anni 1630-1660 esercitavano il traffico di droga e di schiavi; nel 1661 i puritani o calvinisti inglesi, per sfuggire alle persecuzioni di Carlo II, si diressero in America e si distinsero nel massacro dei pellirosse. Per i puritani inglesi, il lavoro era una virtù cristiana, la loro dottrina del lavoro e dei diritti naturali serviva a riabilitare il commercio disprezzato dall’ordine medioevale che prediligeva il latifondo; al riparo del papa e dei concili, i puritani interpretavano liberamente la Bibbia.

La chiesa inglese si spaccò in due, da una parte i puritani, che rifiutavano liturgie, gerarchie ed erano spietati con i peccatori, dall’altra parte gli anglicani, che erano dalla parte del re e più tolleranti con i peccatori. I puritani sostenevano il sacerdozio universale e condannavano l’idolatria della messa, prevedevano la pena di morte per tanti peccati; la chiesa alta anglicana era alleata con il re, quella bassa puritana con il parlamento.

Col tempo, le sette protestanti prosperano a spese della chiesa ufficiale anglicana voluta da Enrico VIII, tra queste sette vi erano puritani, presbiteriani, anabattisti e quaccheri; prima dell’Inghilterra, il centro dell’anticattolicesimo era stata l’Olanda, dove, con la sua libertà, era nata la fiera delle religioni e la borsa delle nuove idee politiche. Tra i coloni nordamericani c’erano battisti e puritani, cioè calvinisti del genere più rigoroso; i puritani furono perseguitati da Elisabetta I, Giacomo I Stuart e Carlo I Stuart, sicché dal 1620 cercarono scampo in America, dove volevano creare una Nuova Gerusalemme.

I puritani erano bigotti e sessuofobi, condannavano gioco, ballo, alcol e rapporti prematrimoniali, i pellegrini puritani fondarono lo stato del Massachusetts o Nuova Inghilterra, dove diedero vita a una teocrazia, consideravano la terra degli indiani “res nullius”, li depredavano e pagavano una taglia per ogni scalpo d’indiano. I puritani erano fanatici e vendicativi, praticavano la tortura, combattevano eretici, quaccheri, liberali contrari al servizio militare, adoratori del diavolo, papisti ed ebrei.

Dal 1641 i puritani, per l’ateismo, previdero la pena di morte, da loro le streghe erano considerate amanti del diavolo, le prime streghe furono impiccate nel Connecticut. Facevano ubriacare gli indiani e, in cambio di cianfrusaglie, compravano le loro terre; i nuovi coloni puritani concedevano ai borghesi immunità e privilegi, gli stessi dai quali erano fuggiti in Inghilterra. I selvaggi sopravvissuti erano pacificati cristianizzandoli, però i puritani non cessarono di massacrare gli indiani e di cacciare con i cani i negri fuggiti; i loro padri pellegrini predicavano la buona novella e aizzavano i coloni contro gli indiani e una tribù indiana contro l’altra.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it; numicco@tin.it

 Fonti:

“Storia Illustrata” Febbraio  1968 n.123,

“Il segreto più nascosto” di David Icke – Macro Edizioni,

“ La verità vi renderà liberi” di David Icke – Macro Edizioni,

“Il nostro nemico, lo stato” di Albert Jay Nock – Editore Liberilibri,

“Storia economica” di Amintore Fanfani – Utet Editore,

“La linea di sangue del santo Graal” di Laurence Gardner – Newton Editore,

“ La massoneria” di Bernard Fay – Edizioni Ar,

“ Gesù e Yahvè” di Harold Bloom - Rizzoli Editore,

“Storia criminale del cristianesimo – Vol. IX” di Karlheinz Deschner – Ariele Editore.

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ANTISEMITISMO E NEGAZIONISMO

 L’antisemitismo è stato coltivato per duemila anni dalla chiesa, che influenzava lo stato suo braccio secolare, perciò agli ebrei furono perseguitati, uccisi, fu loro impedito di possedere terra, di lavorare per lo stato e poi furono reclusi nei ghetti; quando ne uscirono, i più fortunati tra loro, si dedicarono al commercio, alle attività finanziarie ed alla cultura, quando si fecero ricchi, i principi, che li avevano sostenuti nelle loro attività finanziarie per tassarli meglio e per far amministrare i loro patrimoni, in corso di periodici pogrom, li espropriavano e facevano cassa.

Però queste cose sono accadute anche a comunità cristiane, divenute ricche e potenti, che contrastavano il passo al monopolio della chiesa, i cristiani si sono accoppati anche tra loro ed hanno fatto strage di minoranze religiose cristiane,  come gli albigesi. Le persecuzioni degli ebrei nei secoli hanno fatto milioni di morti, li costrinsero a fuggire da un paese all’altro, perché queste persecuzioni non avvennero contemporaneamente in tutti i paesi; è da ricordare che anche Maometto uccise, fece schiavi e cacciò gli ebrei dall’Arabia.

Gli europei hanno nel DNA l’antisemitismo della chiesa perciò, quando s’incontra un ebreo che viva di malaffare o di sporca finanza, i mezzi d’informazione, non dimenticano mai di ricordare che è ebreo,  se è cristiano si dimenticano la citazione. Insomma l’uomo può essere cattivo, ma se è ebreo,  è scontato che lo sia, è il risultato della propaganda bimillenario della chiesa.

Oggi gli ebrei sono 16 milioni, tra Israele e il resto del tutto il mondo, anche se sono sovrappesati economicamente per il loro numero, però il discorso vale anche per gli svizzeri; sono divenuti cosmopoliti con la diaspora, ma sono una piccola percentuale rispetto agli islamici ed ai cristiani, hanno subito l’ennesima persecuzione sotto il nazismo, con circa 6 milioni di morti, e qualcuno nega questo fatto o nega il numero dei morti o nega le camere a gas.

Eppure si fa presto a fare un conto, in Polonia esistevano tre milioni di ebrei e ne rimasero 30.000, in Germania erano 500.000 e ne rimasero 30.000, in Russia perì oltre un milione di ebrei; esistevano tanti ebrei in Ungheria, Balcani e Grecia e ne furono sterminati quasi un milione e mezzo; ad occhio si arriva subito a sei milioni, a tale riguardo, sono tante le testimonianze dei reduci dai campi di concentramento.

Le camere a gas erano mobili o erano delle grandi stanze per doccia camuffate, è evidente che chi nega questi fatti è antisemita ed odia gli ebrei, perciò vari stati europei si sono date delle  norme per combattere questo negazionismo; tuttavia io sostengo che le idee sbagliate, anche se dettate da animosità politica, economica o religiosa, vanno combattute e contrastata con gli argomenti e non rese reati, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che queste idee possono essere  vere perché lo stato e la religione non sono sempre portatori di verità.

Invece vanno colpiti con norme i comportamenti discriminatori e le persecuzioni di popoli, perciò,  invece di condannare il negazionismo dell’olocausto, sarebbe meglio proibire ai mezzi d’informazione di ricordare che sono ebrei alcuni di quelli che fanno malefatte, le quali sono compite anche da musulmani e da cristiani; il fatto è che anche i nostri intellettuali, educati dai gesuiti, hanno nel loro DNA il loro antisemitismo.

Alcuni di questi intellettuali affermano di avercela non con gli ebrei ma con Israele, eppure tra gli ebrei esistono, come negli altri paesi cosiddetti “democratici”,  credenti, atei, nazionalisti, socialisti; in Israele gli ebrei fanno con successo anche i soldati, gli agricoltori ed i ricercatori, i loro finanzieri sono in occidente e finanzieri esistono anche tra cristiani ed arabi.

Israele nacque nel 1948 per volontà dell’ONU, i paesi arabi non accettarono la sparizione della Palestina, che in precedenza non era stata uno stato indipendente, ma un territorio dominato da greci, romani, inglesi, arabi e ottomani, e preferirono fare più di una guerra contro Israele; persero queste guerre e questo fatto fece guadagnare ad Israele un altro titolo per rivendicare le terre che occupa, però alcune terre conquistate, sotto le pressioni internazionali, sono state restituite; la storia insegna che ciò non accade spesso dopo guerre vittoriose.

Prima del 1948 a Gerusalemme la maggior parte della popolazione era cristiana ed ebraica, a Betlemme la maggior parte della popolazione era cristiana, ma oggi è stata costretti ad abbandonare la città, la maggioranza della popolazione palestinese era arabo-palestinese; gli ebrei religiosi non avevano seguito tutti la diaspora e, nel corso di duemila anni, non avevano mai abbandonato completamente la loro terra.

Le guerre con gli arabi  fecero fuggire da Israele 800.000 palestinesi, un numero corrispondente agli ebrei cacciati dai paesi arabi fino ad oggi ed immigrati in Israele. Oggi Israele ha sette milioni di abitanti, tra cui un milione di arabi con cittadinanza israeliana, l’arabo è la seconda lingua ufficiale del paese; a causa dell’immigrazione da Europa, Russia, Etiopia e paesi arabi, il paese ha bisogno di case per alloggi e di terreno per l’industria e l’agricoltura, per una popolazione residente molto aumentata rispetto al 1948.

Israele è forte nella ricerca ed ha irrigato il deserto lo ha fatto rifiorire, anche destalinizzando l’acqua marina, è un piccolo stato all’interno del mondo arabo-islamico, rappresenta il 2 per mille della sua superficie e il 2 per cento della sua popolazione, infatti, il mondo arabo è scarsamente popolato; se Israele fosse accettato, come noi accettiamo all’interno dell’Italia San Marino, potrebbe essere di aiuto allo sviluppo dei paesi arabi, che hanno petrolio ma non la sua tecnologia.

Se la finanza araba, vaticana ed ebraica trovassero un accordo di pace definitiva, invece di guadagnare nella regione con armi, cooperazione e petrolio, visto cosa rendono i santuari cristiani, potrebbe fare grandi affari con il pellegrinaggio in Terrasanta; i capi dei terroristi arabi si potrebbero trasformare in albergatori, infatti, nelle colonie europee d’Africa, i capi dei ribelli diventarono  dirigenti di stati resisi indipendenti. Naturalmente, per questa strada, nascerebbe finalmente anche uno stato palestinese indipendente.

Se questo progetto non decolla, la ragione risiede nel fatto che l’élite mondialista di tutte le razze  ritiene di guadagnare di più con i traffici di cui si è parlato, inoltre, mantenendo dappertutto lo stato di tensione, si vendono più armi nel mondo; le malattie sono importanti per vendere farmaci che non guariscono ed i conflitti sono importanti per vendere armi che rendono la pace irraggiungibile.

Gli arabi ritengono anche che, mantenendo vivo il problema palestinese contro Israele, possono favorire la loro unità, il loro nazionalismo ed il loro espansionismo, aiutati dalla loro religione, è una vecchia strategia degli stati, alimentata dal nemico esterno; oggi i profughi palestinesi si sono riprodotti e moltiplicati, fino alla terza generazione, e non sono stati integrati dai paesi arabi che li ospitano, ricevono cospicui aiuti da ONU, paesi arabi, Europa e Usa ed i soliti furbi, lungo la filiere donatori-destinatari, si riempiono le tasche.

Gli ebrei, oltre ad avere idee politiche e religiose diverse, come gli altri popoli evoluti, non sono una razza pura; malgrado i divieti  della loro religione, di quella cristiana e degli antisemiti, anche loro si sono mischiati agli altri popoli; hanno i fondamentalisti, ma hanno anche ebrei che bevono vino e mangiano prosciutto, proibiti dalla loro religione, hanno il brutto e il bello di tutti i popoli, quindi, se si vuole, si può andare d’accordo anche con loro o con alcuni di loro.

Stando così le cose, è difficile anche capire cosa sia veramente un ebreo, gli ebrei, a causa della diaspora e della loro cultura personale, non hanno la stessa fede,  non hanno la stesa razza, non hanno la stessa lingua e non hanno gli stessi costumi; sembrano pertanto più un partito che una nazione, hanno loro associazioni e sono accusati di complotti; sulla scia dei nazionalismi europei dell’ottocento, si sono dato uno stato, quello di Israele, che ha norme liberali e garantisce libero pensiero, ma ospita anche integralisti religiosi.

Tuttavia senza persone che, per duemila anni, hanno difeso una cultura religiosa e conservato una lingua morta, poi certificate e favorite dallo stato di Israele, lingua e religione ebraica non sarebbero arrivate fino a noi; gli ebrei sopravvissuti sarebbero stati assimilati dagli altri popoli, la loro lingua e la loro religione sarebbe scomparse, com’è successo ad etruschi e ad altri popoli. E’ probabile che la loro resistenza di fronte alle cultura dominante sia stata proprio una conseguenze delle persecuzioni e dell’ingiustizia che essi avevano sentito.

Di fronte alla persecuzione, c’è chi si estingue, chi si fa assimilare e chi si arrocca, è successo anche ai pellirosse d’America; un’altra caratteristica dei dirigenti degli ebrei è che si sono messi al servizio dei dirigenti dei cristiani e degli arabi, dimenticandosi, quando non erano rivoluzionari, delle sorti del popolo comune; per il loro servizio chiedevano come compenso, oltre i privilegi, come fanno anche i cristiani, il diritto di conservare la loro religione e le loro usanze. Gli ebrei avevano strappato all’impero romano una loro giurisdizione autonoma, come oggi è rivendicata dagli islamici in Europa e in parte già ottenuta in Inghilterra; questo è uno degli strumenti che favorisce la dissoluzione di una civiltà, perché rende gli uomini disuguali davanti alla legge, per legge.

La religione islamica ha preso molto dall’ebraismo antico, anche se poi gli ebrei, in massima parte, si sono aperti alle idee moderne ed alla laicità; tra gli ebrei non esistono solo i discendenti delle dodici tribù d’Israele, perché si convertirono all’ebraismo anche etiopi e mongoli cazari del Volga, che immigrarono nell’Europa orientale e diedero vita alla cultura Yddish ed a quella degli ebrei ashenaziti orientali, diversi dai sefarditi cacciati dalla Spagna, dopo la riconquista spagnola. 

Prima di cristiani ed islamici, gli ebrei fecero del proselitismo, ma poi furono costretti a fermarsi da cristiani ed islamici. Gli ebrei sono stati accusati di avere ucciso Dio, di avvelenare le acque, di profanare le ostie, di diffondere le pestilenze, di sacrificare bambini e di berne il sangue, di rubare, di speculare, di fare gli usurai, di mentire; ma questi sono i difetti di tutti gli uomini o almeno di alcuni tra loro, vampiri ed usurai sono esistiti anche tra i cristiani.

Razzismo e antisemitismo si fondano su pregiudizi e generalizzazioni, gli uomini sono fondamentalmente uguali, nel senso che entro ogni gruppo umano esistono belli e brutti, onesti e disonesti, stupidi e intelligenti, sono le culture nazionali che rendono i popoli veramente diversi tra loro, queste sono date principalmente dalla lingua, dalla religione e dai costumi, nei paesi liberali soprattutto dalla lingua e dai costumi, perché vi ammettono anche libertà di religione e libertà di pensiero.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;      numicco@tin.it.

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COSE DI RELIGIONE

 

In India si racconta che, quando la sera un guru svolgeva le sue funzioni religiose, arrivava un gatto, ospite del santuario, che distraeva i fedeli;  così egli ordinò che, durante le funzioni serali, il gatto fosse legato. Dopo la morte del guru, durante le funzioni religiose serali, si continuò a legare il gatto e quando il gatto morì, portarono nel santuario un altro gatto, sempre debitamente legato durante queste funzioni. Secoli dopo, i discepoli di questi guru scrissero un saggio sul ruolo essenziale del gatto in ogni funzione religiosa della sera.

In Cina si racconta che un uomo cadde in un pozzo non recintato e chiese aiuto ad un  monaco buddista che passava, questo gli rispose: ”La tua disgrazia è il risultato delle tue cattive azioni, con la tua morte avrai la fortuna di chiudere un altro ciclo di reincarnazioni”, poi passò oltre senza aiutarlo. Passò un taoista fatalista che, alla richiesta d’aiuto, gli disse: ” Non ti lamentare, io credo nella libertà individuale ed è avvenuto che, per esercitare la tua libertà individuale, sei caduto nel pozzo ed ora devo morirci, consolati che tutti siamo destinati a morire”.

Passò un seguace di Confucio e l’uomo si sentì rincuorato perché Confucio insegnava ad aiutare il prossimo; il confuciano gli disse: ”Chiederò alle autorità di costruire un muretto di protezione intorno al pozzo, tu  poi anche morire, consapevole che la tua disgrazia non è stata vana”. Passò un  missionario cristiano che gli gettò una corda e disse allo sventurato; "Noi sappiamo che la gente cade nei pozzi, perciò ci portiamo sempre dietro una corda; guai se le autorità costruissero dei muretti di protezione, perché in questo caso non potremmo più salvare nessuno”

Degli ebrei integralisti si dice che rispettino a tal punto il riposo sabbatico che in quel giorno, invece di lavorare, preferirebbero veder affogare un asino, invece di tentare di salvarlo; si dice anche che in guerra, se aggrediti in giorno di sabato, non reagirebbero,  ma non è vero, perché aggrediti ieri da pagani e oggi da arabi, hanno reagito anche in giorno di sabato.

Dell’Islam è inutile parlare, perché si rischia di finire ammazzati; io avevo scritto che i romani avevano provocato nei circhi la morte di tanti leoni africani, che i colonizzatori europei avevano cacciato molti elefanti e che in Africa gli arabi, dopo aver catturato schiavi per conto loro e per conto di europei, avevano cacciato migliaia di elefanti. Era quanto aveva scritto una persona che era vissuta lungamente in Africa e conosceva le tradizioni delle sue genti; in tono intimidatorio, una persona mi ha scritto: ”Io sono un comunista falce e martello, attento a quello che scrivi perché questa  è istigazione all’odio razziale, punita dalla legge”.

Gli arabi hanno il senso dell'onore e perciò bisogna rispettarli, invece gli occidentali di cultura cristiana, forse per colpa della loro religione,  hanno il senso della colpa, i loro intellettuali ritengono che l'occidente sia responsabile di tutti i mali del mondo e perciò invitano sempre gli occidentali a fare ammenda.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it;

 Fonti:

“La bibbia di Rajneesh” di Bhagwan Sheree Rajneesh – Bompiani Editore,

“ Verità e menzogne della chiesa cattolica” di Pepe Rodriguez – Editori Riuniti.

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CROCIFISSO E CONCORDATO

 Il crocifisso non è un simbolo della repubblica, non esiste una norma della repubblica che impone a scuole e uffici pubblici il crocifisso, ma, al riguardo, esistono solo norme fasciste che dovrebbero essere decadute con la costituzione, se la corte costituzionale si pronunciasse; infatti, la corte suprema tedesca ha sancito che nessuno può essere costretto a studiare sotto la croce. Il crocifisso, collocato nelle aule scolastiche e nei tribunali, invia un messaggio sublimale che ricorda che esiste una legge morale superiore, al disopra della legge; è la stessa tesi dei fondamentalisti islamici che ritengono la Sharia al disopra della legge.

Il crocifisso tridimensionale è un simbolo medievale macabro della chiesa, invece la croce stilizzata a quattro raggi è un simbolo precristiano di tanti popoli, di cui si è appropriata la chiesa, ed oggi è difeso, protetto ed adottato anche dagli stati confessionali e fondamentalisti come l’Italia; mentre è  osteggiato dall’Islam e dall’induismo che ritengono di avere il monopolio della loro religione sulle loro terre. 

Negli anni settanta, con il centrosinistra, si ebbe divorzio e aborto, apparentemente, il concordato del 1984 eliminò la religione di stato, però da allora, il Vaticano ha aumentato le sue ingerenze nella vita politica e le sue entrate, anche da parte dello stato; dallo stato sono stati accantonati divorzio breve, la regolamentazione delle coppie di fatto, delle unioni gay, la legge sul testamento biologico, la ricerca sulle staminali, la fecondazione eterologa e la pillola del giorno dopo; in Europa il Vaticano è più influente del governo italiano e tenta anche di bloccare le leggi europee. La chiesa ha fatto fallire l’abrogazione della legge 40 sulla fecondazione assistita, tuttavia in Italia, la chiesa valdese ha riconosciuto le coppie gay, la ricerca sulle staminali e il testamento biologico; la notizia è importante per chi sente ancora il bisogno di avere una religione.

Il 19.2.2004, con l’approvazione di parlamentari di destra e di sinistra, fu approvata la legge 40 sulla procreazione assistita, che prevedeva il divieto di donazione di semi e di gameti, cioè la fecondazione eterologa in caso di sterilità; obbligava ad impiantare contemporaneamente tre embrioni, vietava la ricerca sulle cellule staminali embrionali e riconosceva la personalità giuridica all’embrione. La legge 40 era contro l’autodeterminazione e  diceva di voler difendere la salute della donna e di tutelare i diritti dell’embrione.

Immediatamente, per abrogare alcuni articoli troppo restrittivi della legge, fu fatta richiesta di referendum, perciò il cardinale Camillo Ruini, presidente della conferenza episcopale e controllore del parlamento per conto del Vaticano, s’impegnò nella campagna d’astensione al referendum. Per la fecondazione assistita, tante coppie italiane si recavano all’estero, la fecondazione assistita è liberamente praticata in Europa; ciò malgrado, Casini e la chiesa si sono mossi a favore dell’astensione e così l’abrogazione non è passata.

Le democrazie non avrebbero bisogno di concordato perché la democrazia garantisce la libertà religiosa, però la sinistra è sempre cedente verso la chiesa, come Togliatti, che accettò concordato, codice Rocco, leggi di polizia fasciste e l’insegnamento della religione;: ne è ammaliata ed invoca il dialogo con i cattolici, mentre la destra è naturalmente sempre al servizio della chiesa; a causa del concordato, il Vaticano ha bloccato anche indagini della polizia giudiziaria nei casi di pedofilia. La chiesa dovrebbe essere un’associazione privata come le altre, che si autofinanzi senza privilegi, però la realtà è diversa, è sempre assetata di ricchezza e di potere, tanti suoi esponenti interni lo sanno.

La classe politica si genuflette al Vaticano ed ogni giorno che passa la chiesa si prende un’altra fetta del potere economico e politico in Italia, una volta la chiesa cattolica era contrastata dai protestanti ma oggi, a spese dei fedeli, se  è riconciliata anche con Londra e guardia con invidia al rispetto dei sudditi di cui gode l’Islam. L’Italia è ancora uno stato confessionale, non sono sufficienti le elucubrazioni della costituzione per dimostrare il contrario, deve anche contrastare il fondamentalismo latente della chiesa cattolica che va oltre il confessionalismo.

Le norme di un stato veramente laico non possono coincidere con i precetti religiosi, i peccati non possono essere reati, nessuna religione è depositaria di una morale universale valida per tutti, si deve avere anche il diritto a scegliersi una fede ed a cambiare la fede; in passato questo diritto era negato dalla chiesa ed oggi è negato e punito dall’Islam. Il prete non deve essere protetto da uno scudo d’impunità, soggetto solo alla giurisdizione autonoma della chiesa, in tanti paesi la giustizia ordinaria non ha abdicato di fronte al giudizio dell’Islam o della chiesa, la quale, invece di riformarsi e adeguarsi ai tempi guarda sempre indietro e  parla di complotto anticlericale contro di essa.

Tuttavia i casi di pedofilia tra i preti sono minori di quelli d’omosessualità e i casi d’omosessualità sono minori di quelli d’adulterio, dei quali non si dice niente perché le donne sono maggiorenni e consenzienti, anche se i preti violano il giuramento di castità, inopinatamente imposto loro per risparmiare le spese e per non disperdere il patrimonio della chiesa.

Intanto nella società europea ed anche in Italia diminuiscono vocazioni, matrimoni e funerali religiosi,  mentre le chiese sono sempre meno frequentate; però le donne riconoscono istintivamente dove sta il potere e vanno ancora dietro ai preti, le femministe hanno messo all’angolo gli uomini, che oggi sono in crisi d’autorità, e questi uomini potrebbero rivolgersi all’Islam per riguadagnare il loro ruolo, poi le stesse donne, come succede alle femmine delle altre specie animali,  potrebbero passare all’Islam, alla ricerca di uomini con autorità.

Sarebbe la fine della nostra civiltà,  bisogna tenere presente però che i massimi dirigenti dello stato e  delle religioni non sono veri credenti,  la fede è un collante che favorisce la governabilità ed il consenso, quindi per loro anche l’Islam potrebbe essere una buona cosa; in fondo, le religioni con il tempo cambiano, a volte conservano solo il vecchio nome; io ritengo che i dirigenti della chiesa siano affascinati dall’islam; non esistono solo i catto-comunisti e gli islamo-comunisti.

Per il Vaticano, l’omosessualità è una forma disordine morale, perciò nel 2008 all’ONU, in accordo con i paesi islamici,  si è opposto per la depenalizzazione dell’omosessualità. In Italia i consultori, nati nel 1975, dopo l’introduzione della legge sull’aborto,  per assistere le donne intenzionate ad abortire, sono stati boicottati dalla chiesa. Il movimento per la vita cattolico non ha comprensione  nemmeno per le donne rimaste incinte dopo uno stupro, però in Africa la chiesa aiuta ad abortire le suore rimaste incinte a causa di stupri e le fornisce di anticoncezionali.

I consultori familiari fanno capo alle strutture sanitarie ed alle regioni e dovrebbero aiutare le donne intenzionate ad abortire, le donne vi ricevono informazione, assistenza e certificazione per l’interruzione della gravidanza; però nel meridione non sono decollati ed oggi anche la regione Lazio, con il movimento per la vita, che ha i suoi rappresentanti nel consultori, mette i bastoni tra le ruote al loro funzionamento.

Bisogna ricordare che in Italia fino al 1968, malgrado la costituzione, le donne e non gli uomini potevano finire in galere per adulterio, che il delitto d’onore, come quello dell’Islam, è stato eliminato nel 1982, che lo stupro fino al 1996 era solo oltraggio alla pubblica morale; sembrano tutte leggi fondamentaliste islamiche. La scuola potrebbe fare molto in questo campo, però serve di più ad omologare gli italiani ed a farli sentire figli della chiesa; è un fatto che l’Italia spende per l’istruzione meno degli altri grandi paesi d’Europa, le classi scolastiche sono numerose ed i precari sono allontanati invece che regolarizzati, però l’insegnamento dell’ora di religione permane

Nel 2011 ci saranno i festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia e vedranno il Vaticano che, grazie al sistema dei partiti,  si è ripresa tutta l’Italia, i partiti ascoltano la chiesa ma non i cittadini elettori, sanno che avranno sempre rappresentanti in parlamento e, per governare, chiedono sostegno alla chiesa. La Propaganda fide, sulle orme dei missionari gesuiti, che sono stati anche consulenti del papa,  docenti, ricercatori e nunzi, cioè ambasciatori vaticani, che reggono oggi radio vaticana,  amministra i soldi delle missioni e, con i soldi dei fedeli, serve  per aumentare l’influenza  e la penetrazione politica ed  economica della chiesa nel mondo, è per questo che Russia, Cina  e India sono ostili a questa penetrazione.

La corte suprema degli Usa, in un processo a carico di un prete imputato per pedofilia nell’Oregon, ha negato l’immunità diplomatica a papa Benedetto XVI; la legge Usa consente ai rappresentanti degli stati sovrani di non essere giudicati in tribunale, però la Corte d’Appello dell’Oregon ha ritenuto il prete solo un dipendente del Vaticano. Purtroppo la chiesa non è in grado di gestire l’emergenza abusi e la Congregazione della dottrina della fede, erede dell’Inquisizione e del Sant’Uffizio, che dovrebbe applicare le sanzioni contro i preti colpevoli di pedofilia, spesso ha girato la testa dall’altra parte;  però questi fatti fanno perdere altri fedeli alla chiesa, anche Hitler denunciò casi di pedofilia dei preti; questo ormai sembra, in barba alle leggi dello stato, un costume della chiesa, probabilmente ha origini molto antiche, visto che ne sono colpiti anche i bambini soli degli orfanotrofi..

Stanno per fare intese con lo stato anche testimoni di Geova, buddisti, mormoni, induisti, protestanti  e ortodossi; gli islamici, che rappresentano la seconda religione in Italia, sono ancora in attesa; queste intese sono riconoscimenti ma non mettono le religioni minori al pari del cattolicesimo, che rimane religione privilegiata perché in Italia le religioni non sono uguali. Con le intese, le confessioni minori hanno diritto però a compartecipare al gettito dell’8%° dell’Irpef,  però i Testimoni di Geova ed i protestanti  rinunceranno ai resti sull’8%°, mentre  i mormoni rifiutano ogni tipo di contribuzione.

Lo stato prevede per la chiesa anche uno sconto sulle tasse, su questa faccenda c’è stato anche uno scontro tra  Israele e la chiesa che non voleva pagare le tasse sui suoi immobili in Israele, dove pare che non paghi nemmeno le utenze, che l’Italia abbona alla città del Vaticano. In Italia i cattolici hanno insegnanti di religione, cappellani militari, assistenti spirituali negli ospedali, la polizia non può eccedere  nelle chiese, il segreto confessionale vale anche per le indagini giudiziarie. Questi fatti dimostrano che le religioni non sono uguali in Italia, le altre religioni non possono esibire i loro simboli negli uffici e nelle scuole, come il crocifisso, tutto ciò in violazione dell’articolo 3 della costituzione; lo stato ha anche rifiutato un’intesa con l’associazione degli atei, la quale però, assieme alle religioni, è riconosciuta da altri paesi laici ed avanzati.

Per i malati terminali, la corte suprema tedesca ha ammesso l’eutanasia passiva, cioè lo stacco della respirazione e dell’alimentazione forzate, però nel paese rimane vietata l’eutanasia attiva. Comunque, in barba agli orientamenti dei partiti, del governo e del parlamento, ossequiosi al Vaticano, in Italia i comuni di Torino, Empoli, Pisa, Firenze, Bologna e Padova hanno riconosciuto, con apposita anagrafe, le coppie di fatto e le coppie gay, che in tal modo potranno ottenere il relativo certificato anagrafico e godere di alcuni servizi comunali.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

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LE DIECI PIAGHE D’EGITTO

 

Dalle iscrizioni degli antichi egizi, apprendiamo che gli  Hyksos erano nomadi pastori che  provenivano dalla Siria e dalla Palestina, diversamente dagli egiziani, avevano cavalli e carri; questo popolo di razza prevalentemente asiatica e che comprendeva anche gli ebrei, dal 1650 a.c. circa invase l’Egitto e vi regnò con delle sue dinastie  per circa 150 anni. Gli ebrei, della stessa razza degli Hyksos, erano federati con loro, il che apparentemente permise a Giuseppe, figlio di Giacobbe, di diventare viceré d’Egitto.

Dopo la restaurazione delle dinastie egiziane autoctone, cioè con la XVIII dinastia, una parte degli ebrei rimase in Egitto, fu ridotta in schiavitù ed adibita al lavoro forzato nel delta orientale del Nilo, o terra di Gessen, dove costruì due città. Secondo la bibbia, Dio, per costringere il faraone a concedere loro la libertà di partire, procurò dieci piaghe all’Egitto; prima di arrivare in Palestina, gli ebrei, condotti da Mosè e Giosuè, restarono nel deserto del Sinai 40 anni, il che però è un numero simbolico, come gli altri citati dalla bibbia. Per quanto riguarda le date, queste non collimano con i fatti storici, gli estensori ebrei della bibbia hanno preso i fatti dai documenti e dalla tradizione, poi hanno adattato date e numeri; le date bibliche, anche se approssimative, si rilevano dai personaggi storici citati.

La religione ebraica nacque con Mosè, che fu il primo riformatore religioso d’Israele, anche se il monoteismo non era sconosciuto in Egitto e Medio Oriente, come oggi non è sconosciuto in India; in precedenza gli ebrei avevano adorato il serpente e il vitello d’oro, simile al Dio Api degli egizi; il sincretismo religioso è stato tipico di tutti i popoli, in ogni religione, sono poche le idee religiose originali. La stessa cosa va detta per gli Hyksos, che adoravano il dio Seth egizio e la dea Astarte siropalestinese.

Gli Hyksos comprendevano semiti, ebrei e cananei, inizialmente immigrarono in Egitto ed occuparono pacificamente la regione del delta, la loro capitale era la città di Avaris; quando la XIII dinastia egiziana s’indebolì, impiegarono 50 anni prima di riuscire a dominare sull’Egitto, poi s’impossessarono del paese e occuparono la capitale egizia Menfi, nel basso Egitto. Gli Hyksos regnarono in Egitto con la XV, la XVI e la XVII dinastia, poi furono scacciati; i faraoni egizi che regnarono successivamente tentarono di cancellarne le loro tracce sui monumenti.

Durante il loro regno, gli Hyksos conservarono struttura amministrativa, credenze religiose, canoni artisti e letterari, i re Hyksos si presentarono come faraoni; però gli Hyksos introdussero in Egitto come armi da guerra il cavallo e il carro, avevano  spada curva, elmi e corazze; a Sharuhen, in Palestina, avevano una roccaforte militare. Gli Hyksos ebbero rapporti commerciali con Egeo, Anatolia e Nubia, con la quale si allearono contro Tebe al sud che presero. Gli Hyksos fecero loro capitale Tebe assieme ad Avaris, avevano due re che si fecero anche guerra; però gli Hyksos non andarono mai oltre il Medio Egitto, non arrivarono in Nubia, Avaris fu loro capitale dal 1664 al 1569 a.c.

Il più autorevole storico egizio era un sacerdote del tempo dei tolomei (III - I secolo a.c.),  Manetone, autore di una cronaca mitica dei re egizi, dalle origini ad Alessandro Magno, che però c’è arrivata frammentaria e artefatta; ci parla di un’età dell’oro o dei faraoni semidei e di un’età dei faraoni uomini. Altre fonti storiche  egiziane sono le liste reali, il canone dei  re, la tavola di Karnak della XVIII dinastia, con 61 nomi di re, il papiro reale di Torino,  la Tavola di Abido e la tavola di Saqqara, scoperta a Menfi, tutte delle IXX dinastia di Ramses II. In Manetone il mito si fonde con la storia, dopo Ramses II non esiste più elenco egizio di sovrani, inoltre, negli elenchi mancano i re Hyksos della XV-XVI-XVII dinastia, cancellati dalle dinastie successive autoctone.

Manetone era un sacerdote della XXX dinastia che scrisse una storia dell’Egitto per i tolomei d’Egitto, la sua storia fu però rimaneggiata dai romani, altre inesattezze sono imputabili ai traduttori, vi si mischiano miti e storia; comunque, l’eccesso di rispetto verso Erodoto, fece trascurare Manetone agli storici successivi, al quale si deve la suddivisione dei re in dinastie; Champoillon fu il primo che si rese conto che la cronaca di Manetone era migliore di quella dei greci e  dei romani.

Manetone fu criticato dallo storico Giuseppe Flavio perché parlava di una storia egizia lunghissima, peraltro confermata da Erodoto, che sembrava iniziare apparentemente da prima della creazione, che allora si riteneva avvenuta intorno al 5500 a.c., invece secondo la bibbia nel 3761 a.c.. Probabilmente i critici di Manetone, cioè Flavio, Africano ed Eusebio, alterarono la durata dei regni per portare l’inizio dell’era dei faraoni intorno al 5500 a.c..

La fine della civiltà minoica e l’avvento di quella micenea è collegata all’eruzione del vulcano di Thera o Santorini (1628-1627 a.c.), da alcuni identificata con Atlantide, preceduta da un terremoto e da un  tsunami che colpì anche Creta ed il Basso Egitto, devastandone le coste; le ceneri vulcaniche ricaddero nel Mediterraneo orientale e la pietra pomice con il tsunami arrivò anche in Basso Egitto. L’eruzione mise in crisi l’impero minoico e dopo permise l’emergere della potenza regionale  micenea (1550-1200 a.c.).

Poiché, diversamente da Pompei, nessun cadavere o manufatto è stato trovato sotto la cenere vulcanica, l’eruzione fu preceduta dall’evacuazione della popolazione che perciò fu preavvertita da eventi tellurici; comunque, a causa delle ceneri in quota che schermavano i raggi solari, ne seguì un  inverno vulcanico e la carestia; al tempo del Medio Regno, ci furono mutamenti climatici anche nel Basso Egitto (Stele della tempesta di Ahmose I).

L’eruzione avvenne in tarda età del bronzo, presenti in Egitto gli Hyksos, la cenere vulcanica è stata rintracciata in una carota di ghiaccio della Groenlandia, che però pare riferirsi anche all’eruzione di un vulcano dell’Alaska; la prova di cambiamenti climatici avvenuta intorno al 1628 a.c. è stata anche individuata nella anormale crescita delle querce europee. L’analisi al radiocarbonio di legno, ossa e semi datano l’eruzione tra il 1627 e il 1600 a.c., quella sugli alberi è stata tratta dall’analisi degli alberi d’ulivo sepolti dalla lava.

L’eruzione provocò temporanei cambiamenti climatici e carestia nel mediterraneo orientale e in Egeo, con scarsi raccolti anche in Cina, gli anelli degli alberi fissano la data dell’eruzione al 1628 a.c. Un biologo italiano, Sirio Trevisanato, collega l’eruzione alle dieci piaghe d’Egitto del tempo di Mosè che però, per altri versi, forse era vissuto circa 400 anni dopo; la ricaduta delle ceneri vulcaniche sull’Egitto provocò disastri naturali, carestia e favorì l’occupazione straniera degli Hyksos; pare che le ceneri rimasero in sospensione per tanto tempo.

Dall’analisi al carbonio 14 pare che l’eruzione si verificò tra il 1628 e il 1627 a.c., anche lo studioso inglese Philip Graham, ha collegato l’eruzione alla dieci piaghe. Questa eruzione provocò fumo, lapilli, caduta di pomice, colorazione delle acque, fuga di rane e morte  di pesci; secondo Graham l’eruzione provocò tsunami e ritiro di acque  anche nel Mar Rosso; afferma che, in seguito a questi eventi, il faraone riformatore monoteista Amenofi IV, poi chiamatosi Akhenaton  (1375-1358) decise di adorare il dio unico solare Aton;  però il regno di questo faraone non coincide con l’eruzione del vulcano, con l’invasione Hyksos e con Mosè.

L’esatta datazione dell’eruzione dalle tracce lasciate su alberi e ghiaccio è influenzata dal fatto che Santorini prima subì un terremoto che provocò un tsunami, poi emise ceneri e dopo due anni si ebbe l’eruzione vera e propria; comunque, l’evento potrebbe aver provocato in Egitto danni come le dieci piaghe bibliche d’Egitto, nella sequenza degli eventi narrata dalla bibbia, salvo la morte dei primogeniti, che ha valore simbolico perché ricorda il sacrificio dei primogeniti in Canaan. Allora Mosè non era ancora nato però Hyksos ed ebrei federati risiedevano in Egitto.

I testi egiziani, relativamente all’evento,  parlano di disordini sociali, guerre intestine, carestia e acque avvelenate (papiro di Ipuwer), anche se questi eventi erano ricorrenti e periodici nell’antichità ed anche oggi; poiché le ceneri sospese nell’atmosfera  impedivano al sole di scaldare la terra, fu la carestia ed il faraone, secondo Sirio Trevisinato,  si decise a scacciare gli schiavi ebrei.

Però l’esodo avvenne sotto Mosè, da alcuni è collocato tra il 1250 e il 1200 a.c., comunque nel XIII secolo a.c., per altri, gli Hyksos furono  scacciati dal paese tra il 1550 e il 1525 a.c., secondo una terza ipotesi gli ebrei uscirono dall’Egitto dopo l’eruzione di Santorini o Thera  (1628 a.c.), secondo una quarta ipotesi gli ebrei emigrarono pacificamente in data incerta dal Delta verso la Palestina. Le date non sembrano coincidere, quelle più accurate sono quelle sull'eruzione

Il libro dell’Esodo ha come fonti  la fonte Javista, che risala al 1000 a.c., quella eloista,  che risale alla fine dell’VIII secolo a.c. e la quella sacerdotale che risale al V secolo a.c., però i racconti biblici hanno intento più teologico che storico, le cronologie e le datazioni degli eventi sono incerti, i numeri sono simbolici. La stele di Merenptah  (fine del XIII secolo a.c.) testimonia la presenza in Canaan del popolo nomade Ysrir, identificato con Israele.

Secondo la Bibbia, Giuseppe figlio di Giacobbe, venduto dai suoi fratelli, divenne viceré d’Egitto,  dove chiamò i suoi parenti che vi rimasero 400 anni, che corrisponde all’incirca il tempo trascorso dall’arrivo degli Hyksos in Egitto a Mosè; gli ebrei divennero schiavi, crebbero di numero e perciò il faraone ne ordinò l’uccisione dei neonati maschi; Mosè si salvò perché salvato dalle acque e adottato dalla figlia del faraone; con il fratello Aronne si mise a capo degli ebrei schiavi  e, con le piaghe inviate da Dio, costrinse il faraone a lasciarli partire.

Il faraone dell’oppressione e quello dell’esodo erano diversi, il faraone dell’esodo è diversamente identificato da Erodono, Flavio, Tacito, Diodoro Siculo ed Eusebio di Cesarea, relativamente ad un periodo che va dal XVI al  XIII secolo a.c.; Erodono e Flavio identificarono gli ebrei con gli Hyksos. Studiosi moderni ritengono Ramses II il faraone oppressore (XIII secolo a.c.) della IXX dinastia, che fece costruire sul delta due città con manodopera forzata.

Il faraone dell’esodo, antagonista di Mosè, sarebbe invece  Merenptah (1213-1203 a.c.), figlio di Ramses II, la sua stele parla del popolo Ysrir di Canaan. Gli Hyksos avevano invaso l’Egitto nel 1664 e nel 1525 furono cacciati dal faraone Ahmose I; quindi l’avvento di Giuseppe potrebbe combaciare, ma non combacia la cacciata degli ebrei sotto Mosè, evento successivo di secoli. Secondo arte e cinematografia,  il faraone dell’oppressione fu Seti I quella della fuga suo figlio Ramses II.

Allora esisteva transumanza pastorale tra Sinai e Delta del Nilo, tra Giudea ed Egitto, sotto Ramses II gruppi di Habiru o ebrei erano adibiti al lavoro coatto in Egitto ed edificarono le città di Pitom e Ramses sul delta,  Mosè sarebbe vissuto intorno al XIII secolo a.c.. L’Esodo parla di 600000 uomini emigrati, più donne e bambini, cifra eccessiva, però elef significa mila e clan, per cui, potrebbero essere stati solo 600 clan familiari, in tutto 50.000 persone.

Le piaghe erano costituite dalla trasmutazione dell’acqua in sangue, dall’invasione delle rane, delle zanzare, dei mosconi, dalla malattia del bestiame, dalle ulcere su animali e uomini, dalla grandine, dall’invasione delle cavallette, dalle tenebre durante il giorno, dalla morte dei primogeniti. Il papiro di Ipuwer o lamentazioni di Ipuwer parla di piaghe del genere, che determinarono   carestia e anarchia, fatte risalire all’eruzione di Thera (1628 a.c.), in età cioè antecedente all’evento biblico.

Secondo la bibbia, il faraone si pentì di aver fatto partire gli ebrei schiavi e partì al loro inseguimento, ma i suoi carri furono travolti dalle acque del Mar Rosso; all’epoca la tecnologia dei carri da guerra degli Hyksos scacciati era stata acquisita anche dai faraoni di stirpe egiziana. Una nube di fumo proteggeva gli ebrei in fuga dalla vista degli egiziani, il passaggio avvenne presso Suez o presso i laghi amari o attraverso un mare di giunco o  probabilmente a nord del delta e del Sinai, nei pressi del luogo dove  risiedevano gli ebrei. Mosè avrebbe potuto attraversare il Mar Rosso con la bassa di marea,  che faceva affiorare anche degli scogli, ma i carri furono sommersi dal ritorno dell’alta marea.

Tra gli italiani distintesi nello studio della storia egizia vi è Ippolito Rosellini, discepolo di Francis Champoillon (1790-1832), che decifrò i geroglifici della stele di Rosetta, poi l’ambasciatore di Toscana in Egitto, Drovetti, il capitano Caviglia che fece scavi intorno alla Sfinge e al colosso di Mammone; poi Giovanni Belzoni che aprì la tomba di Sethi I e la piramide di Kafra ad Abu Simbel, Ernesto Schiapparelli, direttore dal 1894 del museo egizio di Torino, che fece scavi a Giza, Elaiopoli, Tebe, valle dei Re e aprì la tomba di Nefertari I della IXX dinastia. Altri egittologi furono Giulio Farina  e Silvio Curto, che si dedicò al salvataggio di Abu Simbel.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 Fonti Internet:

- wikipedia.org,

- corriere.it,

- anticoegitto.net,

- egittologia.net.

 

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LE PERSECUZIONI DI CRISTIANI

 

Secondo una stima, pare che siano 40 milioni i cristiani uccisi nel XX secolo, a causa della loro fede; sono diversi i luoghi della terra in cui non si può aprire una chiesa, dove non si può assistere ad una funzione religiosa cristiana, dove non si può pregare Cristo e dove non si può stampare una bibbia. A causa di queste persecuzioni, il cristianesimo è in inarrestabile declino nel nordafrica e nel medio oriente, tuttavia, l’occidente cristiano e l’Onu non reagiscono a questa situazione e la stampa non informa.

Oggi nel mondo 250 milioni di cristiani sono perseguitati a causa della loro fede e 400 milioni subiscono restrizioni,  negli anni ‘80 sono stati uccisi 115 missionari cattolici, negli anni ’90 604, nel 2001 33. In Sudan, a causa delle islamizzazione forzata, fino ad oggi hanno trovato la morte due milioni di cristiani. Oggi il cristianesimo è la religione più perseguitata della terra, però la multinazionale Vaticano  deve difendere i suoi interessi economici nei paesi arabi, perciò non se ne lamenta eccessivamente; fu il congresso degli Stati Uniti che nel 1997 denunciò, clamorosamente, le persecuzioni in corso contro i cristiani. In Egitto e in Sudan sono migliaia le conversioni forzate di cristiani all’Islam, in Egitto i cristiani copti subiscono i maltrattamenti ed i nostri giornali e la nostra televisione non ne parlano.

La libertà di religione è un test importante per stabilire il grado di democrazie in un paese, infatti, se c’è libertà si più appartenere a qualsiasi fede, si può cambiare liberamente fede e si può essere anche atei. In Italia la democrazia è imperfetta anche perché privilegia la religione cattolica, in passato anche la chiesa è stata contro la libertà religiosa e contro l’apostasia, esattamente come  oggi i paesi arabi; nei paesi islamici, nemmeno gli increduli hanno diritto di esistere.

Diversamente che in nordafrica e in medioriente, in India e in Cina il cristianesimo è in grande sviluppo; comunque, come l’Islam, il Dalai Lama si dice favorevole a scoraggiare le conversioni al cristianesimo. Nel mondo islamico, come nella nostra chiesa medioevale, la conversione dall’Islam è considerata apostasia e merita la morte. La Cei e la caritas hanno inviato aiuti economici in Afghanistan, sebbene in quel paese non sia permesso celebrare una messa; invece gli arabi inviano gli aiuti solo a paesi, come l’Indonesia e il Sudan, dove si fa proselitismo a favore dell’Islam, e finanziano la costruzione di moschee in tutto il mondo, dimenticandosi dei loro poveri, i quali sono spesso soccorsi dall’Onu e dalle organizzazioni umanitarie occidentali.

A causa del potere economico e politico della chiesa, che ha sempre fatto politica, spesso anche in occidente sono stati perseguitati preti e chiuse o distrutte chiese; durante le rivoluzioni spagnola e messicana i sacerdoti subirono persecuzioni e uccisioni di massa, com’era accaduto in Francia con la rivoluzione del 1989 e in Russia con la rivoluzione del 1917. In passato gesuiti e altri ordini religiosi avevano collaborato con le loro missioni  con i colonialisti, attirandosi antipatie.

Fino all’avvento di Maometto (VII secolo), la chiesa cristiana era diffusa in tutto il bacino del mediterraneo, soprattutto in Africa settentrionale ed in medio oriente; Maometto  conquistò l’Arabia e fu influenzato dalla teologia ebraica e da quella dei  cristiani nestoriani che negavano l’identità di Cristo con Dio; perciò Maometto negò la divinità di Cristo e  il patto tra Dio ed il popolo ebraico.

Islam vuol dire sottomissione e sembra una religione adatta a regimi autoritari, però anche la chiesa medievale sosteneva lo stato autoritario. Come aveva fatto il cristianesimo, anche l’Islam invitò all’uccisione degli idolatri, mentre i popoli della scrittura sopravvissuti, in altre parole ebrei e cristiani, andavano obbligati a pagare uno speciale tributo per favorirne le conversioni.

Nel ’900 cadde l’impero ottomano e l’occidente, dopo aver prevalso sui popoli islamici, conquistò anche le libertà politiche. Oggi nei paesi arabi le caste al potere sono piene di privilegi,  mentre lo scontento delle loro plebi è aizzato contro Occidente e Israele; la questione palestinese è usata sapientemente come detonatore dalla politica e serve ai dirigenti islamici per una rivincita sull’occidente.

In Arabia Saudita l’islamismo fondamentalista Waabita, protetto e finanziato dalla monarchia saudita, è diventato ideologia ufficiale dello stato, mentre la sharia, o diritto islamico, è entrata nel diritto comune di diversi stati islamici. Il mondo islamico considera corrotto e decadente quello occidentale, però n’avverte la forza economica e militare, gli islamici presenti in Europa sono più di dieci milioni.

L’occidente fa spesso mea culpa ed è indulgente verso il mondo mussulmano, si dice a favore della multiculturalità, mentre nell’Islam i dhimmi d’altre religioni sono discriminali. In occidente la propensione alla resa è travestita da tolleranza, lo sviluppo della società secolarizzata e lo scetticismo verso tutte le religioni sono diffusi. In occidente l’Islam si serve delle leggi occidentali ma rifiuta il diritto degli arabi a convertirsi al cristianesimo; per gli islamici, l’apostasia merita la morte, perciò chi si converte deve cambiare città e nascondersi.

Per i sacerdoti cristiani martirizzati all’estero, non ci sono stati cortei nelle nostre strade, su questo tema vi è indifferenza dei media occidentali e del nostro mondo cattolico, ciò accade mentre i paesi cristiani sono divenuti una grande fonte di modernità e di tolleranza per i paesi in via di sviluppo. Sembra impossibile oggi chiedere ai paesi islamici reciprocità di trattamento religioso e tolleranza religiosa verso le minoranze.

La chiesa usa molto tatto con i paesi arabi, con i quali fa affari (armi, petrolio e cooperazione),  nei paesi arabi i modernisti sono perseguitati ed uccisi, la nostra televisione non è interessata alla sorte  dei cristiani delle terre islamiche e nessuno parla dei rifugiati cristiani, profughi di terre islamiche. In Siria sono stati chiusi la maggior parte dei monasteri della chiesa cristiano-siriaca, i rapimenti di ragazze cristiane da parte di mussulmani sono frequenti e restano impuniti; i cristiani sono indicati come tali sulle loro carte d’identità e soggetti ad ogni abuso.

In Egitto i cristiani copti fuggono dalle loro antiche terre e si stanno estinguendo come in Siria. All’inizio del XX secolo, in Turchia i cristiani erano il 32% della popolazione, mentre oggi, con la fine degli armeni e l’emigrazione dei greci di Anatolia, sono solo lo 0,6%; in Egitto i cristiani copti erano il 20% della popolazione oggi sono il 10%, in Siria erano il 40% ora sono il 7,8%, in Iran erano il 15% e oggi solo lo 0,5%, in Iraq sono passati dal 35% al 3,2%.

Sacerdoti cristiani e comuni cristiani sono stati assassinati e sono fuggiti dall’Algeria; all’inizio del secolo XX, Nazaret e Betlemme erano abitate in prevalenza da cristiani, mentre oggi da mussulmani, a Gerusalemme sono rimasti solo 11.000 cristiani. In Libano sono stati distrutte 375 chiese, 45 conventi e 17 sedi episcopali, il paese è stato occupato dalla Siria ed i nostri intellettuali di sinistra non hanno niente da dire perché la Siria non è Israele.

Il Libano forse è ancora a maggioranza cristiana, anche se sottoposto ad una progressiva islamizzazione, dei cristiani libanesi “desaperecidos” Radio Apostolica Italiana, cioè la Rai, per una forma di rispetto verso i paesi arabi legata all’interesse economico del Vaticano, non dice niente. Dal 1975 ad oggi, 600.000 cristiani sono fuggiti dal Libano, però la nostra stampa parla solo di profughi palestinesi.

Nei primi secoli dell’era volgare nordafrica e medio oriente erano cristiani, un secolo fa, i cristiani erano un quarto della popolazione mediorientale, oggi sono 14 milioni. Negli ultimi venti anni, due milioni di loro hanno lasciato il medio oriente per costruirsi una nuova vita in Europa, Australia e America; dalla Turchia la chiesa siriana si è quasi estinta, dopo aver pagato protezioni e dopo aver subito espropri forzati ed omicidi.

In Pakistan sono stati massacrati cristiani dentro le chiese, sono state stuprate cristiane;  per essere condannato a morte è sufficiente affermare che Maometto non è l’unico profeta o che Gesù è Dio, in Pakistan i cristiani non sono difesi dalle forze dell’ordine. In Iran, Iraq e Siria la vita di un cristiano vale poco e la sanzione per l’omicidio di un cristiano è molto inferiore a quella normale; in Nigeria è stata introdotta la sharia e nel biennio 2000-2001 sono stati uccisi migliaia di cristiani, altre migliaia sono fuggiti.

I cristiani hanno subito violenze e massacri in Indonesia, che è mussulmana, e Timor est, che è abitata in prevalenza da cristiani ma è occupata militarmente dall’Indonesia; a Timor la persecuzione ha causato 200.000 morti e 240.000 profughi, su una popolazione totale inferiore al milione d’abitanti; cifre impressionanti di fronti alle repressioni israeliane in Palestina, sempre nel cuore degli intellettuali.

Nelle Molucche l’Indonesia ha fatto strage di cristiani, altri li ha costretti a convertirsi all’Islam, altri sono fuggiti all’estero; gli indonesiani hanno anche fatto a pezzi i corpi di bambini cristiani ed hanno distrutto bibbie, hanno dato la caccia ai cristiani, protetti dalle loro truppe; contemporaneamente in Italia i pacifisti a senso unico ci hanno parlato solo delle stragi di Shabra, Shatila e Jenin, per mettere sul banco degli imputati solo Israele. La chiesa non ha avuto niente da dire.

In Indonesia, con l’islamizzazione forzata, assieme a chiese e conventi, sono state distrutte scuole e ospedali, che erano importanti per la popolazione civile; lì milioni di cristiani vivono come ostaggi dei mussulmani, sottomessi e spogliati, nel paese è vietata la conversione al cristianesimo ed il proselitismo cristiano è punito con la morte. A Tunisi, fino all’indipendenza del paese, la metà della popolazione era cattolica, dopo l’indipendenza, tanti cattolici furono espulsi e oggi sono solo un decimo della popolazione, mentre la maggior parte delle chiese è stata chiusa; in Tunisia non sono più concesse licenze per la costruzione di chiese e non è permessa l’attività missionaria dei cristiani.

In Tunisia le donne musulmane non possono sposare un cristiano, lì l’Islam è religione di stato, in Marocco l’Islam è religione di stato ed è combattuto il proselitismo cristiano e la conversione dall’Islam, è vietato anche acquistare letteratura cristiana. Bisogna ricordare che, fino a tempi recenti, anche la chiesa cattolica voleva il cattolicesimo come religione ufficiale dello stato. In Egitto i Cristiani sono oggi solo il 10% della popolazione, però esistono nel paese da 1.900 anni, ben prima dell’arrivo di Maometto e prima dell’arrivo del cristianesimo in Europa, fuggono dal paese a 10.000 l’anno, nel paese l’Islam è la religione di stato e la sharia è la fonte del diritto.

Nel 1981 in Egitto sono stati massacrati cristiani e incendiate chiese e negozi di cristiani, sotto gli occhi indifferenti della polizia; lo stato combatte i disordini solo per difendere l’industria del turismo e non per difendere i cristiani locali, i copti possono essere discriminati e trattati come cittadini di seconda categoria, soggetti ad umiliazioni, abusi e violenze; dall’occidente non c’è stata nessuna reazione.

In Egitto è obbligatorio studiare il corano a scuola, anche nelle scuole cattoliche, i cristiani hanno minori diritti davanti ai tribunali, non sono ammessi matrimoni misti, sono proibite le conversioni al cristianesimo ed è offerto denaro ai copti che si convertono all’Islam. In Egitto i fondamentalisti devastano villaggi, in prevalenza cristiani, impongono il pizzo, rapiscono ragazze cristiane, le stuprano e le fanno convertire all’Islam, con la connivenza delle autorità; chi indaga sulla loro sorte è malmenato dalla polizia, anche i poliziotti partecipano alle violenze contro i cristiani.

Pare che lo stupro di donne cristiane in tutta l’area islamica serva a favorire le conversioni all’Islam, questa pratica fu rimproverata dai nostri intellettuali e da Radio Apostolica Italiana  (Rai) ai serbi ortodossi nella loro lotta contro gli albanesi musulmani; i serbi, in passato,  l’avevano subita dai musulmani turchi che occupavano i balcani. In Egitto i cristiani sono in ostaggio dei musulmani ed il Vaticano evita di fare denunce, probabilmente per non andare contro i suoi interessi economici; ufficialmente afferma, per evitare altre ritorsioni ai cristiani del luogo.

L’Arabia Saudita e gli emirati arabi sono stati tribali, lì non mancano solo le vere elezioni, ma anche le elezioni finte, anche perché non esistono nemmeno finti parlamenti, lì i cristiani ufficialmente non esistono, come sembra che per il Vaticano gli atei non esistano in Italia, perciò sono ignorati e non sono censiti. In quei paesi però esistono lavoratori stranieri cristiani filippini, indiani, coreani, egiziani e del Bangladesh, che subiscono vessazioni nell’indifferenza del mondo.

In questi paesi la costituzione è il corano ed ai cristiani è vietata la preghiera, non esiste una chiesa cristiana in tutta l’Arabia e non è permesso costruirne, è punito proselitismo e conversione al cristianesimo, è proibito esibire il crocefisso, mentre lo stato finanzia all’estero la costruzione di moschee e di scuole coraniche. La pena di morte per le violenze sessuali non è applicata nei confronti dei mussulmani che violentano donne filippine; in Arabia Saudita vi è un regime di terrore e d’ingiustizia, ma il potere dei petrodollari ha finora garantito all’Arabia Saudita il silenzio dei paesi democratici.

La corte suprema sudanese ha stabilito che la crocifissione degli apostati è costituzionale, questo stato fa parte della commissione Onu per i diritti umani, ha due entità etniche, una mussulmana al nord e una cristiana ed animista a sud, i cristiani sono il 17% della popolazione.

Nel 1983 in Sudan fu introdotta la sharia, per reazione, nel sud nacquero formazioni militari indipendentiste, perciò il governo di Kartum bombardò villaggi, scuole, chiese e ospedali, ostacolando anche l’invio d’aiuti alle popolazioni affamate; intanto informazione e intellettuali condannavano solo bombardamenti americani e israeliani; in questa guerra, fino ad ora, le vittime sono state oltre 2.000.000.

L’occidente ha sentito di ergersi a difensore dell’enclave mussulmana del Kossovo, vittima dei serbi, però sulla tragedia del Sudan non ci sono state reazioni significative. In Sudan l’esercito, con i suoi bombardamenti, ha cagionato al sud carestie devastanti, ha razziato e deportato, rese schiave e sterminato popolazioni inermi, cristiane ed animiste; in Sudan e altrove, i proventi del petrolio non servono per soccorrere la popolazione affamata, ma per finanziare la guerra santa.

Invece di riconoscere l’autodeterminazione, in Sudan si pratica normalmente la pulizia etnica, mentre l’Onu rinuncia ad esercitare la propria azione di soccorso umanitario che, negli stessi frangenti, ha esercitato per il Kossovo. Alla commissione dei diritti umani dell’Onu hanno seduto campioni di libertà come il Sudan, Cuba, Libia e Vietnam; i paesi islamici dell’Onu, con le loro conferenze sul razzismo e sulle repressioni,  vogliono trascinare sul banco degli imputati solo Stati Uniti e Israele; perciò gli Usa hanno preso le distanze dalla politica falsamente umanitaria dell’ONU e dalle speculazioni della cooperazione Onu.

I francesi hanno tentato di ingraziarsi i paesi islamici e la Francia ha votato contro le sanzioni per il Sudan che ha ospitato anche Osama Bin Laden. Si calcola che le persone attualmente detenute come schiave nel Sudan del nord siano circa 200.000, razziate nei villaggi del sud; l’Organizzazione cristiana di solidarietà internazionale ha riscattato alcune migliaia di questi schiavi, perciò il Sudan ha ottenuto il ritiro a questa organizzazione del riconoscimento di membro consultivo dell’Onu, con l’astensione nel voto di Italia e Francia.

La guerra contro la popolazione civile sudanese è guerra di religione e genocidio, il petrolio non è stata la vera ragione, come si sostiene sempre, perché è stato scoperto solo in anni recenti, mentre la guerra dura da venti anni. L’Onu fornisce anche aiuti economici al governo sudanese, che li usa per favorire l’islamizzazione forzata, infatti, la popolazione, per ricevere gli aiuti, deve prima convertirsi all’Islam; in Sudan la chiusura di chiese, scuole e cimiteri cristiani è cosa normale, come normali torture, sparizioni e abiure forzate dal cristianesimo.

Sotto il Vietnam comunista, migliaia di cristiani sono stati imprigionati, uccisi o costretti ad emigrare, sono state sequestrate bibbie e libri di preghiere, è stato vietato il segno della croce, le preghiere e la croce sulle tombe; ci sono stati arresti, torture e sparizioni, soprattutto nei villaggi di cristiani poveri, hanno costretto  i cristiani a rinunciare alla loro fede. L’Onu ha versato al Vietnam 17,9 milioni di dollari per un programma di controllo delle nascite,  usati dal governo per sterilizzare, forzatamente, i montagnard cristiani.

Mentre nel mediterraneo islamico il cristianesimo si estingue, le autorità della Corea del nord sono allarmate per il dilagare del cristianesimo ed hanno eseguito numerose esecuzioni di cristiani; tra i tre milioni di vittime del regime sono tanti i cristiani, eppure l’Italia, paese semisovrano a controllo  Vaticano, è stato il primo paese del G7 a ristabilire i rapporti con la Corea del Nord, se ne deduce che non sembra preoccupata per la violazione dei diritti umani in quel paese.

Oggi in Cina, dove esiste una chiesa clandestina,  i cristiani sono 90 milioni e sono sotto l’incubo della repressione, d’arresti, di tortura e d’uccisioni; sono scomparsi tanti vescovi e preti, altri sacerdoti sono stati imprigionati, sono state distrutte chiese e chiusi seminari. Eppure in Cina le conversioni al cristianesimo continuano, oggi pare che in Cina il cristianesimo abbia una grande forza d’attrazione, forse perché più vicino agli emarginati.

I cristiani fedeli a Roma sono considerati traditori da Pechino, in Cina il regime svuota seminari e chiude conventi, per la fede in Cristo si può anche essere condannati a morte, eppure le campagne di stampa italiana si limitano solo o a condannare gli Usa per le pene capitali da essi comminate. Quando Maometto prese Medina, massacrò gli ebrei maschi residenti, mentre le donne e i bambini furono venduti come schiavi; l’Islam ha sparso sangue innocente da Maometto in poi, come aveva fatto la chiesa cattolica, la violenza è stata coltivata anche dalle religioni.

Chi è a favore della tolleranza religiosa deve condannare il fanatismo, la violenza e l’intolleranza della religione; il riconoscimento dei diritti umani è la condizione indispensabile per una pace autentica e duratura; in India l’abolizione delle caste è stata una concessione alla cultura dell’occidente  moderno e cristiano, purgato dal vecchio fanatismo religioso dall’illuminismo.

In India i fondamentalisti induisti si sono scatenati contro i cristiani, a causa delle numerose conversioni al cristianesimo degli intoccabili, che sono 300 milioni; questi vogliono riscattarsi e perciò paiono voler passare al cristianesimo, perciò colà i cristiani, impegnati in opere di carità a favore dei poveri, sono presi di mira, mentre le autorità cercano di ostacolare le conversioni al cristianesimo. Come nel cristianesimo originario, rinnegato dalla storia successiva della chiesa dominante, anche nell’India di oggi il cristianesimo guarda soprattutto agli emarginati.

L’indifferenza dell’occidente verso la sorte dei cristiani del mondo islamico può anche dipendere dal fatto che in Sudan, in Egitto, a Timor e negli altri paesi, essi sono più poveri ed emarginati, rispetto alla maggior parte della popolazione islamica che li ospita; in altre parole, i dirigenti benestanti dei paesi cristiani non s’identificano con loro e perciò li abbandonano allo loro sorte, mentre si sentono più vicini e con interessi comuni con i dirigenti islamici, con i quali fanno affari.

Da un altro punto di vista, si può sostenere che la cattiva coscienza di chi in America ha sterminato gli indiani e in Australia gli aborigeni, non se la sente di rimproverare lo sterminio dei cristiani da parte del governo del Sudan, è anche vero però che i nostri intellettuali parlano sempre delle stragi dei pellirosse e mai di quella dei cristiani e degli animisti del Sudan del Sud.

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

 Per chi vuole approfondire:

“ I nuovi perseguitati” di Antonio Socci – Piemme Editore.

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IL MESSIANISMO EBRAICO

Il messianismo non è solo ebraico, ma anche persiano e cristiano, i soter della religione  greca erano, come i messia,  salvatori, redentori, anche in senso traslato; nel senso che promettevano una forma di liberazione prima in  terra e poi, quando questa era resa difficile dalle potenze, in cielo; il cristianesimo ha avuto la stessa evoluzione, è il risultato del sincretismo giudaico-pagano.

Per gli ebrei, i messia erano rivoluzionari nazionalisti che lottavano contro la dominazione straniera e contro le sue tasse, a favore di uno stato israeliano indipendente; gli zeloti ebrei e il clan di Gesù erano armati; i messia o profeti come Abramo, Mosè, fino a Maometto, erano armati e puntavano alla emancipazione, al riscatto ed alla libertà per il loro popolo, ma avevano anche un progetto di dominio.

In Israele, salvatori, messia, patriarchi, profeti, re, sommi sacerdoti e riformatori religiosi erano tutti messia; il messianismo era anche collegato alla liberazione finale di Israele, dove le persone unte, cioè consacrate come messia, erano profumate spalmandole con olio di oliva, usato anche dai romani; questa cerimonia era riservata a sacerdoti, re, profeti, patriarchi giudici e messia.

Poiché al tempo di Cristo la carica dei sacerdoti era ereditaria, non bisognava procedere a nuova unzione degli stessi, però Sommo Sacerdote  e re dovevano sempre essere unti; i sacerdoti avevano unto  come messia, cioè inviati del Signore, anche il re di Persia Ciro, che aveva consentito loro il ritorno nella terra promessa (VI secolo a.c.), e poi i re greci seleucidi dominatori della Palestina.

I messia erano gli unti, perciò anche un re non ebreo poteva esserlo; Israele, sottomessa allo straniero, aspirava all’indipendenza ed alla redenzione politica, alla giustizia sociale,  per cambiare con una rivoluzione la struttura sociale;  perciò invocava un messia retto da saggezza, la diaspora e l’esilio, che ha colpito varie volte Israele, ha favorito la maturazione di queste aspettative.

L’idea messianica era associata ad un mondo senza guerra, cioè ad una specie di pax giudaica, al superamento della morte per mano di un messia o re o Cristo, unto prediletto del Signore, il quel giorno Israele sarebbe diventata giudice tra le nazioni; l’idea era nata dal sogno di riscatto, tutto ciò alimentò il sospetto, da parte degli antisemiti, che gli ebrei avessero il progetto di un dominio mondiale (Protocolli dei Savi di Sion).

In realtà, anche Roma decadente, sotto il tallone dei barbari germani, continuò per secoli ad inseguire un progetto di riscatto per far ridivenire Roma centro del mondo, l’ultimo utopista ad inseguire questo sogno fu Mussolini.  Secondo genesi, l’umanità all’inizio era vegetariana e pacifica, dopo il diluvio divenne violenta e cominciò a mangiare carne; con l’epoca messianica, vista utopisticamente, si sarebbe tornati alle origini, sconfiggendo la violenza, il lavoro alienante e schiavo e la morte.

Alla vigilia dell’era volgare, in vista della fine dei tempi o regno di Dio, si riteneva che il messia dovesse discendere dal re Davide, che era stato della tribù di Giuda; eppure Abramo, che era stato il primo messia, perché patrocinò il monoteismo, apparteneva alla tribù sacerdotale di Levi, che fu dispersa in  Egitto e poi, con Mosè e Giosuè, ritornò in Israele.

La tradizione rabbinica si fece forte con la distruzione romana del Tempio di Gerusalemme (76 d.c.), nel senso che la sinagoga ereditò l’autorità del tempio, però il Talmud era già nato nel VI secolo a.c. Con la distruzione del tempio, si attesero i segni che annunciassero l’avvento del messia liberatore, per il cui avvento il Talmud parla di un tempo di settemila anni, perciò lo si aspettava nel 481 e nel 531 a.c..

Però nel Talmud c’è anche la critica a quelli che illudono la gente, perché molti avevano annunciato il messia, ma questo poi non era venuto, contemporaneamente coltivava la speranza, promettendo che sarebbe venuto quando ci si fosse pentiti. Tra i cristiani gnostici e ariani dei primi secoli dell’era volgare, c’era chi affermava che il messia doveva venire, chi affermava che era venuto e chi affermava che doveva ritornare (parusia).

Per altri rabbini il messia sarebbe venuto in un tempo prefissato dal Signore ma sconosciuto ai profani, a prescindere comunque, dal comportamento degli uomini, cioè dai loro peccati; per altri rabbini Israele sarebbe stato redento solo se si fosse pentiti dei peccati; nella bibbia ebraica, nella bibbia cristiana  e nel talmud si può pescare di tutto.

Secondo la Legge ebraica, si può essere ebrei per nascita da madre ebrea, perché, come dicevano i romani, la madre è sempre certa, o per conversione, che prevedeva l’accettazione della Legge, un bagno rituale e per gli uomini la circoncisione; anche gli ebrei fecero delle conversioni, prima di essere placcati dai cristiani e ne fanno ancora adesso tra i russi immigrati.

Nei paesi dell’ex Unione Sovietica, il movimento Lubavitch, caratterizzato da una forte componente messianica, ha favorito le conversioni all’ebraismo, il suo  leader carismatico era Rabbi Menachem (1902-1994), ritenuto dai suoi seguaci il messia; però questa pretesa fu avversata dal tribunale rabbinico che doveva decidere sulle conversioni. Ci sono stati tanti presunti messia in Israele ed oggi è inesatto che tutti gli ebrei siano in attesa del messia.

Questo tribunale moderno, improntato all’ortodossia, ritiene che il messia debba ricostituire regno e il Tempio e debba imporre il rispetto delle pratiche ebraiche, cioè della Legge ebraica, non accetta un  messia che muoia prima di aver attuato la sua missione, com’è accaduto a Cristo; ciò malgrado, oggi in Israele un gruppo d’ebrei messianici riconosce Cristo come messia. Di fronte a tanti presunti messia inadempienti e umani, ma sempre ricordati, Cristo non è stato accettato dai più come messia,  al pari degli altri autodichiaratesi messia, perché, per mezzo di Paolo, pare che volesse derogare dalla legge ebraica, mentre lo stesso movimento Lubavitch ha difeso la Legge, cioè rispetto del sabato, prescrizioni alimentari e circoncisione.

Il Talmud racchiude la tradizione orale interpretativa ed applicativa della Torà o Legge o Pentateuco,  e riporta le discussioni tra accademici di Babilonia e Gerusalemme, perciò esiste un Talmud babilonese, del tempo della diaspora babilonese, ed uno di Gerusalemme; gli ebrei, sotto persiani, sotto greci e sotto romani,  non avevano mai abbandonato completamente Gerusalemme, nel 1948 questa città era abitata in prevalenza da ebrei, mentre Betlemme da cristiani, il resto della Palestina era a prevalenza islamica.

I maestri del Talmud  hanno identificato nella Torà 365 divieti, il che ha influenzato i codici non solo ebraici, ma anche cristiani ed un  certo modo di intendere la legislazione proibizionista, si dice che le false democrazie, come quella italiana, sono fatte di divieti.  Per alcuni integralisti rabbini, lo stato moderno d’Israele non è la realizzazione del disegno messianico,  perché è nato con un disegno nazionalista del sionismo, mentre avrebbe dovuta avverarsi alla fine dei giorni e solo per un  disegno divino. Questi ritengono che le leggi della Torà  sono valide per l’eternità, stessa concezione  ha l’Islam per la Sharia.

Maimonide difendeva anche la Torà orale o tradizione, come avviene oggi anche nell’Islam, affermava che chi fosse riuscito a ricostituire il regno d’Israele avrebbe dimostrato di essere il messia, per lui il messia era il difensore estremo della Legge, in pratica, un  integralista. Per Maimonide, con il regno di Dio, Israele avrebbe abitato in sicurezza la sua terra e tutte le nazioni avrebbero accettato la vera fede; la stessa promessa fa l’Islam, che è più vicino all’ebraismo che al cristianesimo.

Maimonide affermava che le parole dei profeti messianici non andavano prese alla lettera, non credeva che con il regno di Dio ci sarebbe stata la pace tra gli animali, come aveva detto Isaia;  Maimonide non fece nemmeno cenno ai miracoli del messia, credeva solo al suo successo terreno nel liberare Israele dall’asservimento. Maimonide includeva la fede nella venuta del messia tra i tredici principi della fede, credeva che il messia avrebbe restaurato il regno di Davide, avrebbe ricostruito il Tempo, riunito i dispersi d’Israele e ristabilito la Legge.

Rabbi Moshè Maimonide, detto Ramadam, nato a Cordova nel 1135 e morto come esule al Cairo nel 1204, dopo l’espulsione dalla Spagna, rappresenta la tradizione sefardita occidentale, mentre Rabbi Isserles Ramà  di Cracovia (1525-1572), rappresenta la tradizione ashkenazita orientale;  con il tempo, tentando di superare le differenze d’usi tra i due gruppi d’ebrei, nacque il codice definitivo unificato Shulcham Arukh.

Secondo Maimonide, il messia avrebbe svelato i segreti ancora sconosciuti della Torà e avrebbe portato la libertà ad Israele; poiché tanti calcolavano la data dell’avvento del Messia, Maimonide affermava che non bisognava farlo, ma bisognava aspettare con fiducia; affermava che, stabilita una data, se il messia non fosse venuto, si sarebbe demolita la fede; è proprio quello che accade a tanti cristiani dei primi secoli dell’era volgare  che aspettavano la parusia.

Oggi gli ebrei sono più un partito che una religione, perché tra loro esistono, atei, religiosi e laici, di destra, di sinistra e nazionalisti; a causa della diaspora da loro subita, gli ebrei furono costretti a divenire cosmopoliti. Comunque, oggi l’ebraismo religioso si divide in tre correnti: la tradizionalista ortodossa, i riformatori ed i conservatori, che sono a mezza strada, la stessa cosa è accaduta al mondo cattolico.

Maimonide affermò che, all’origine dei diversi movimenti messianici, vi erano le persecuzioni, nel 1165 anche gli sciiti yemeniti tentarono la conversione forzata degli ebrei, nella penisola araba gli ebrei erano stati in gran parte già eliminati da Maometto; poiché tanti, non solo in Europa,  volevano sradicare l’ebraismo con vari mezzi,  gli ebrei, per reazione, proiettavano le proprie ansie nei tempi escatologici, riponendo fede in un messia. Comunque, Maimonide invitava a seguire la Torà e non i falsi messia, riteneva che l’ignoranza era la causa di tutti i mali.

Invitava a resistere alle persecuzioni, era contro la numerologia che annunciava il messia e contro l’astrologia, difendeva il libero arbitrio, affermava che non si poteva prevedere la data della venuta del messia; riteneva che il messianismo aveva solo un valore terreno, affermava che il messia sarebbe venuto quando cristiani e  musulmani si fossero conteso il dominio del mondo; annunciò che il messia, in segno d’umiltà, sarebbe venuto a cavallo di un asino e poi sarebbe stato riconosciuto dalle sue imprese (Epistola allo Yemen).

Affermava che non era certo che il messia sarebbe comparso prima in Israele, la sua era sarebbe stata riconoscibile dalle sue realizzazioni; con la liberazione d’Israele, avrebbe portato  benessere e rispetto per la Torà. Per Maimonide, l’era messianica sarebbe stata solo un’era terrena di liberazione per Israele e non la fine dei tempi, non avrebbe prodotto un radicale mutamento dell’esistenza, allora Israele sarebbe vissuto in pace e le nazioni, grazie, all’ammaestramento del messia,  sarebbero tornate alla vera fede.

Anche l’Islam ha ereditato il concetto di ritorno alla vera fede, tanto è vero che afferma che Abramo, Maria e Gesù erano musulmani. Come annunciato da alcuni profeti, per Maimonide, Israele sarebbe divenuta una nazione di sacerdoti, non ci sarebbero stati più schiavi e sarebbe  mutato l’atteggiamento verso il lavoro, che non sarebbe stato più costrittivo; la terra sarebbe stata più prolifica. In Maimonide, gli elementi utopici ed apocalittici  del messianismo perdono importanza, mentre è messa in  rilievo la restaurazione d’Israele, com’è nella tradizione talmudica.

Maimonide non fece accenno ai miracoli del messia, non accennò alle sue sofferenze, affermava che il messia non avrebbe aggiunto niente alla Torà, ma avrebbe realizzato l’indipendenza nazionale e religiosa d’Israele, creando una società rinnovata. L’indipendenza religiosa significava  libertà  di professare la propria fede ebraica, però gli ebrei dovevano convertire gli altri; anche l’Islam ha questo concetto, che però non corrisponde alla libera competizione tra le religione o delle idee religiose, che non è auspicata nemmeno dal papa, che perciò si dice contro il relativismo.

Maimonide affermava che chi, durante l’era messianica, avesse seguito i precetti della Torà, sarebbe stato ricompensato, affermava che l’era messianica sarebbe avvenuta prima della resurrezione dei morti, cioè nei tempi storici ordinari; il messia avrebbe ricostituito Tempio e il regno di Davide e  da questi fatti si sarebbe riconosciuto che era il messia, in quell’epoca  sarebbe cessata la sottomissione allo straniero.

Maimonide non contiene tratti apocalittici o escatologici, per lui i tempi messianici sono un processo storico e terreno; come sarebbe accaduto nei califfati islamici, affermava che al regno del messia sarebbe succeduto suo figlio e poi suo nipote e il sarebbe durato migliaia d’anni, con pace e prosperità e con l’obbedienza degli altri paesi, una specie di pax giudaica; a queste idee s’ispirò il millenarismo cristiano.

Quando gli uomini sono umiliati e prostrati, sognano più fermamente il riscatto e un salvatore,  Maimonide credeva al messia, lo aspettava, ma non era rivoluzionario, perché affermava che sotto il messia sarebbero continuati ad esistere ricchi e poveri.  Anche il cristianesimo consolidato, diretto da vescovi ricchi, ben presto, abbandonò il progetto di riscatto terreno; nel  trecento e nel quattrocento,  i vescovi nordafricani si scontrarono con i cristiani donatisti, definiti eretici, i quali  volevano una riforma fondiaria, in pratica volevano togliere le terre ai vescovi latifondisti; i vescovi, incluso Agostino, per farli tornare ai loro ranghi, chiesero aiuto alle truppe dell’imperatore. 

Maimonide sosteneva che la Torà andava interpretata metaforicamente, affermava che il mondo a venire andava inteso solo in  senso spirituale; per Maimonide, il messianismo era la rivincita d’Israele. Distinse  il messianismo dalla resurrezione dei corpi, contenuta nella tradizione rabbinica,  ma d’origine persiana; affermava che tutti i precetti, anche la tradizione rabbinica della Torà orale, dovevano essere seguiti, ricordava che con il messianismo, la terra sarebbe stata ripiena della conoscenza di Dio; anche l’Islam contiene questa promessa.

Secondo un’idea dell’ebraismo tedesco della prima metà del 1900, l’ebraismo s’identifica con il messianismo, il che però rappresenta uno strappo verso la tradizione ortodossa che non contiene   più la relazione stretta, che ha procurato agli ebrei tante antipatie; in precedenza, l’annuncio del messia aveva animato le speranze degli uomini rinchiusi nei ghetti; l’idea messianica era simile a quella della rivoluzione, del riscatto e della  redenzione.

Però in quell’epoca, tra gli ebrei esistevano anche benestanti contrari, come Maimonide,  alla rivoluzione; l’epoca dei ghetti andò dalla seconda metà del 1500 fino al 700 inoltrato, cioè dalla cacciata degli ebrei dalla Spagna alla rivoluzione francese, però nel 1870 il papa teneva ancora gli ebrei romani nel ghetto.

Il  rabbino italiano Bonaiuto de Rossi (1511-1577) criticava le persone che facevano i calcoli per determinare la venuta del messia, mentre il rabbino contemporaneo Mordechai Dato (nato nel 1525), prevedeva che l’epoca messianica sarebbe iniziata nel 1575, per quell’epoca annunciava il ritorno delle tribù d’Israele, resurrezione e giudizio universale. De Rossi affermava che l’idea messianica non era fondamentale per gli ebrei, voleva la redenzione d’Israele e l’osservanza della Torà; come tanti cristiani, riteneva che scienza e filosofia potevano allontanare dal sacro.

Sempre in Italia, il medico ebraico Abramo Portaleone (1542-1612) si riaccostò alla  Torà,  ma era a favore della modernità scientifica, era modernista e voleva il rinnovamento dell’umanità; però affermava che l’età dell’oro d’ebrei e pagani apparteneva al mito e che il presente era meglio del passato. Condannò l’idea di peccato originale, come caduta da uno stato di perfezione, affermava che la redenzione sarebbe consistita solo nella restaurazione del regno d’Israele e nell’armonia con Dio, cioè poneva l’età dell’oro nel futuro.

Portaleone negava un certo tipo utopistico di messianismo, voleva solo la rivincita nazionale per gli ebrei e che Israele, già disarmata dai suoi nemici, ritrovasse l’uso delle armi, riteneva che il misticismo non implicasse il messianismo. L’intellettuale ebreo seicentesco più vicino ai cristiani, era il rabbino Leone Modena (1571-1648), che affermò che, poiché Gesù non aveva realizzato le aspettative ebraiche, gli ebrei continuavano ad aspettare un salvatore messia, anche alcuni cristiani dei primi secoli dovevano pensarla così.

Modena affermava che il peccato originale era nato con gli appetiti sessuali e che il salvatore avrebbe riportato tutti ad un comportamento più ascetico, il sesso è stata la croce d’ebrei, cristiani e Islam ma non dei pagani; Modena sosteneva che l’idea messianica non era fondamentale, affermava  che l’idea messianica non era solo degli ebrei, ma anche dell’Islam e dei cristiani.

Nel 1626 nacque a Smirne il rabbino ebreo Shabbetay Tzevy che nel 1666 si convertì all’Islam,   padre del sabbatianesimo, perciò considerato eretico dai rabbini, Shabbetay era a favore della trasgressione; in precedenza si era proclamato messia,  aveva proposto di abbandonare rituali e precetti. Poiché, a causa della sua dottrina, ne nacquero dei disordini tra ebrei,  il sultano gli fece scegliere tra la conversione all’Islam o la morte e perciò lui si convertì.

Fu chiamato eretico e traditore, probabilmente dissimulò e volle emulare il trasformismo cristiano, era per la libertà di coscienza e divenne un falso convertito, questa cosa si era già verificata in Spagna con gli ebrei marrani spagnoli. La  riserva mentale era stata anche dei gesuiti, impegnati nelle lotte contro i protestanti, quando questi erano vincitori;  Shabbetay affermava che il messia, per fare il bene, doveva discendere anche nel male.

Sempre in quel secolo, nel 1606 il prete cattolico John Ward, su incarico di papa Paolo V, era entrato in Inghilterra per uccidere la regina Elisabetta I, fu preso, gli fu chiesto se era sacerdote e se avesse attraversato il mare per arrivare in Inghilterra, sotto giuramento, rispose negativamente; un bell’esempio di spergiuro e di riserva mentale, era sicuro che il papa gli avrebbe dato l’assoluzione.

Nel 1648 dei pogrom cosacchi colpirono gli ebrei orientali che volevano la restaurazione messianica; come accade tra i partiti, per paura, per arrivismo e per opportunismo, tanti ebrei cambiarono bandiera, è accaduto  che anche un altro falso messia, cioè Jacob Frank,  si convertì al cristianesimo.

Tra le varie idee del Talmud, Shabbetay sostiene anche l’idea che a volte, per mettere in pratica la Torà, bisogna trasgredirla, ad esempio in periodo di guerra si può violare il riposo sabbatico e, per accompagnare una salma in un funerale, si può interrompere lo studio delle Torà; secondo Resh Laqish, una trasgressione può essere finalizzata anche ad un  precetto. Come si vede la polemica tra giudei di Gerusalemme e San Paolo sul rispetto puntiglioso della legge, non era condivisa da tutti gli ebrei.

Sulla base di quest’asserzione, sabbatiani e frankisti arrivarono ad approvare i comportamenti più trasgressivi, Shabbetay permetteva di mangiare cibi proibiti e Frank invitava a trasgredire alla legge; Frank  affermava che il messia sarebbe venuto solo dopo che il regno d’Israele si fosse convertito dall’eresia. Questo revisionismo culturale, raro nelle religioni monoteiste e integraliste, favorì tra gli europei lo sviluppo delle idee della riforma protestante e dell’illuminismo settecentesco,  perché faceva leva su una maggiore libertà di pensiero.

Per Shabbetay, il messia doveva liberare l’uomo dal peccato e dalla sofferenza; dopo la sua morte,   c’era chi credeva che era stato nascosto e chi ne aspettava il ritorno, mentre la sua setta turca continuava ad esistere; le stesse cose sono successe con il cristianesimo a proposito di Cristo e con lo sciitismo persiano, che ha creato la figura del Mahadi, una specie di messia nascosto dell’Islam che deve tornare; il regime dei mullah persiani lo ha annunciato anche nei nostri giorni. 

Nel 1800 nacque in Germania e in Ungheria il movimento riformatore ebraico, voleva abolire,  circoncisione e rispetto del sabato, voleva sovvertire la legge; probabilmente fu influenzato dal cristianesimo, che fu una riforma dell’ebraismo dovuta ad influssi pagani; nel movimento riformatore confluirono sabbatiani e frankisti, però dopo il 1815, il movimento decadde e rimasero gli ortodossi, come accade oggi nella curia romana.

L’ebreo austriaco Theodor Herzl, fondatore del sionismo, in un romanzo immaginava che nel 1928 la Palestina sarebbe stata condivisa tra arabi ed ebrei, cioè apparentemente non voleva la separazione;  questa seconda idea si delineò tra gli occidentali come conseguenza del conflitto tra ebrei ed arabi, all’inizio l’occidente aveva promesso agli ebrei solo un ricovero in Palestina; però gli arabi rifiutavano il ritorno d’Israele, cioè l’immigrazione degli ultimi ebrei.

Visto che si è parlato di messianismo e nazionalismo è opportuno anche un accenno all’ebreo   giornalista austriaco, Theodor Herzl; dopo il pogrom russo del 1882, tra gli ebrei crebbe il desiderio di una patria indipendente. Il fisico ebreo russo Leon Pinsker (1821-1891) sostenne che la fine delle persecuzioni poteva arrivare solo dalla nascita di uno stato ebraico, perciò il fondatore del sionismo,  Theodor Herzl (1860-1904), reclamava, con accordo internazionale, uno stato per gli ebrei; a causa di questo suo disegno, ebbe contro gli assimilazionisti della diaspora, contrari all’immigrazione in Palestina, e gli ortodossi che lo accusarono di voler anticipare forzatamente il piano di Dio per il ritorno.

Nel 1896 Herzl, dopo l’affare Dreyfus, pensò ad una terra rifugio come soluzione alle persecuzioni degli ebrei, perciò nel 1897 l’ingiustizia perpetrata al capitano ebreo Dreyfus in Francia, lo spinse a dare vita al movimento sionista per la creazione di uno stato ebraico; Theodor Herzl era l’ultimo profeta e messia d’Israele e, nella ricerca di un rifugio per gli ebrei, non pensava solo alla Palestina; per tutti i sionisti, il sionismo era il messia moderno.

Theodor Herzl chiese ai papi Leone XIII e Pio X un aiuto per far stabilire gli ebrei in Palestina, ma questi gli risposero che non potevano favorirlo perché gli ebrei non avevano riconosciuto Gesù, però lo avrebbero favorito se si fossero convertiti tutti. Herzl non era sensibile a questi argomenti perché era nazionalista, ma personalmente ateo; inizialmente egli era disposto ad accettare anche un patria diversa dalla Palestina, poi si convinse per la Palestina; forse per reazione al suo ateismo, nel 1901 il rabbino polacco Isaac Reines creò l’ala religiosa del movimento sionista.

All’inizio del ventesimo secolo, personalità inglesi volevano che gli ebrei fondassero un loro stato in Palestina, gli ebrei erano molto influenti e numerosi a New York ed erano sostenuti dal governo americano. Nella prima guerra mondiale, gli ebrei combatterono in entrambi i fronti, però dopo la guerra, in diversi paesi europei, fu adottato il numero chiuso per l’ammissione degli ebrei all’università e nelle scuole professionali, essi furono esclusi dalla burocrazia e diversi partiti si dichiararono antisemiti.

Il governo bolscevico proibì le organizzazioni e i luoghi di culto ebraici ed in Russia gli ebrei furono rimossi dalle posizioni di partito e di governo; alla fine della prima guerra mondiale, la comunità ebraica di Palestina arrivava a 90.000 persone, concentrata soprattutto a Gerusalemme. Dal 1881 al 1921 in Europa orientale c’erano stati centinaia di pogrom,  nel 1881 l’attentato allo zar Alessandro II aveva alimentato l’antisemitismo ed aveva favorito una forte emigrazione ebraica verso gli Stati Uniti, mentre altri ebrei si dirigevano in Palestina e in Argentina. Dal 1897 al 1948 ci furono cinque ondate migratorie verso Israele, la prima avvenne nel 1897 e la seconda nel 1905; nel 1902 gli ebrei crearono un fondo per l’acquisto dagli arabi di terre incolte in Palestina.

Nel 1917 l’ebreo inglese Chaim Weizmann, dopo la morte di Herzl, ottenne dal ministro degli esteri inglese, lord Arthur Balfour,  la dichiarazione Balfour, che prometteva un focolare nazionale ebraico in Palestina; con questa dichiarazione, Balfour, riconobbe la Palestina, cioè tutta la Palestina, come nazione del popolo ebreo; tra il 1922 e il 1924, diversi paesi occidentali adottarono misure restrittive contro l’immigrazione ebraica, perciò nel 1922 ci fu il consenso della Società delle Nazioni all’emigrazione degli ebrei in Palestina.

Nel 1925 Vladimir Jabotinski aveva fondato una corrente radicale dei sionisti, detta revisionista,  che aveva lo scopo  di creare uno stato ebraico indipendente, già  proposto da Herzl, con tutti i mezzi; a tale fine nel 1935 usava anche mezzi terroristici e creò le organizzazioni paramilitari o milizie di Haganà e Irgum. Per far cessare i conflitti tra ebrei e palestinesi, lo stesso anno gli inglesi proposero la spartizione della Palestina; i sionisti  includevano i nazionalisti divisi tra ortodossi, seguaci di Herzl e seguaci di Jabotinski.

Tra il 1936 e il 1939  anche gli arabi fecero attentati contro gli inglesi e contro gli insediamenti ebraici,  contemporaneamente si diffuse il terrorismo dell’Irgum, contro arabi e inglesi. All’inizio della seconda guerra mondiale, gli ebrei di Palestina erano arrivati a mezzo milione e  risiedevano prevalentemente nelle città o nelle cooperative agricole; gli inglesi, timorosi delle reazioni arabe, cercarono di usare il loro potere di potenza mandataria nella regione, per bloccare l’ulteriore immigrazione ebraica in Palestina.

In Palestina i rapporti tra inglesi e immigrati ebrei divennero subito tesi, nel 1939 la Gran Bretagna cercò di limitare l’immigrazione ebraica, ostacolando anche lo sbarco dalle navi, cercò anche di scoraggiare l’acquisto di terre da parte degli ebrei. Nel corso del secondo conflitto, Churchill promise che, a guerra conclusa, la Gran Bretagna avrebbe rispettato l’impegno di Balfour, in cambio gli ebrei, per combattere contro il nazi-fascismo, misero a disposizione una brigata ebraica; mentre gli arabi, ostili all’immigrazione ebraica, misero a disposizione truppe a favore del nazismo, soprattutto in Bosnia.

Le formazioni paramilitari ebraiche, come l’Haganà e l’Irgum, si scontrarono con gli inglesi e nel 1946 l’Irgum, sotto la direzione di Begin, fece saltare in aria il quartiere generale britannico a Gerusalemme; nel 1940 gli atti terroristici dell’Haganà  erano diretti soprattutto contro la polizia costiera inglese, che voleva impedire gli sbarchi dei profughi.  Finita la seconda guerra, il ministro degli esteri inglese, Ernest Bevin, dimenticando le promesse di Balfour e di Churchill, cercò di contenere l’immigrazione ebraica in Palestina, alla quale però era favorevole il presidente americano Truman; nel 1947 un piroscafo con 4.500 profughi ebrei, salvatisi dai lager nazisti, fu fatto ritornare indietro dagli inglesi fino ad Amburgo.

Nel 1947 l’ONU ammise la creazione di uno stato ebraico e la spartizione della Palestina, l’URSS sosteneva il progetto; alla vigilia della proclamazione dello stato d’Israele, avvenuta nel 1948, agenti del Mossad israeliano fecero saltare in aria, nel porto italiano di Barletta, una nave carica d’armi, dirette ai paesi arabi, che si apprestavano a muovere guerra contro Israele.

Nel 1948, a causa dei disordini e della guerra imminente tra arabi ed ebrei, la Gran Bretagna si ritirò dalla Palestina,  lo stesso anno l’ONU proclamò la nascita dello stato ebraico d’Israele, separato da Cisgiordania e Gaza, assegnate agli arabi palestinesi. Da allora, gli israeliani combatterono   vittoriosamente sei guerre contro gli arabi e poi dovettero subire il loro terrorismo contro di loro.

Persa la guerra, gli arabi palestinesi ebbero purtroppo solo l’amministrazione autonoma di una parte della Palestina, cioè di Giudea e Samaria, dette anche Cisgiordania, assieme a Gaza, invece di un loro stato indipendente, mentre nel 1948 rinacque veramente Israele. Due stati separati, amici e con frontiere sicure, non si sono potuti fare perché gli arabi palestinesi puntavano a ributtare a mare gli ebrei ed a distruggere il neonato stato d’Israele; poi, dopo in ciclo d’inutili guerre, sono ripiegati nel terrorismo contro Israele. Gli aiuti della cooperazione sono serviti, non a riavvicinare le parti, ma a speculare da parte di occidentali e palestinesi.

Come i cristiani, gli ebrei, che nel mondo sono solo 14 milioni, e perciò, razionalmente, non dovrebbero essere di peso sulla terra, non sono riconducibili ad solo un credo religioso o ad una sola religione; tra il 1700 e il 1800 furono aperti i ghetti e ottennero i diritti civili, furono emancipati e si definirono una nazione senza terra, la diaspora li aveva fatti cosmopoliti.

Il Talmud era nato  nel VI secolo a.c. e la religione era diventata l’identità e la bandiera di un popolo disperso che era servita a tenerlo unito e ad impedirne l’assimilazione, come era accaduto a tanti popoli sconfitti;  gli ebrei si sono serviti della religione per favorire, con un’apposita legge, il ritorno degli ebrei in Israele; ne sono arrivati anche dalla Russia, dall’Abissinia e dai paesi arabi. Dalla dimensione religiosa a quella politica, gli ebrei maturarono non solo idee nazionaliste, ma anche libertarie, mentre  l’identità nazionale è stata favorita dalla rinascita della lingua ebraica che ha svolto un ruolo unificante, com’era accaduto prima in Francia, poi in Italia e oggi dovrebbe accadere in Cina. Comunque, in Israele la seconda lingua ufficiale è l’arabo e vi risiedono un milione d’arabi palestinesi con cittadinanza israeliana.

Prima della nascita d’Israele, le sinagoghe, come accade nei club, avevano consentito un momento di ritrovo tra ebrei;  oggi in Israele gli ebrei appartengono a tutte le classi sociali ed hanno imparato a fare gli agricoltori e i soldati; dopo il 1948 ci fu la fuga degli ebrei sefarditi dai paesi arabi, in un numero pari ai palestinesi fuggiti da Israele.

Questa nuova diaspora ha determinato, praticamente, la scomparsa dell’ebraismo sefardita d’origine spagnola, mentre la fuga dai paesi ex comunisti degli ebrei orientali diretti in Israele ha contribuito a ridurre la cultura ebreo ashkenazita orientale; perciò Israele, con un sua lingua, ha cercato una ridefinizione culturale e religiosa, mentre una piccola minoranza di tradizionalisti guarda ancora al messianismo.

La possibilità d’altri olocausti ebraici non è cessata, ma Israele oggi si sa difendere, ha maturato anche l’idea di rispetto verso le altre religioni e di separazione tra stato e religione, che non è tipica delle tre regioni monoteiste. Dallo stato ebraico oggi sono considerati ebrei anche quelli che non desiderano trasferirsi in Israele, come avviene anche per gli italiani all’estero che hanno doppia nazionalità; comunque, la dimensione della religione è ancora utile per l’unità del paese, ciò avviene anche per i cristiani non osservanti in alcuni paesi cattolici.

L’ebraismo ha prodotto tante idee, secondo lo chassidismo, sviluppatosi a Praga, il messia verrà quando non ci sarà più bisogno di lui, un suo esponente, Juri Langher (1894-1943), ha detto che il messia arriverà all’ultimo giorno, quando l’opera messianica sarà già compiuta. Per gli ebrei tradizionalisti e per l’Islam, Dio è più immanente che per i comuni cristiani, Kafka ebbe rapporti molto intensi con lo chassidismo praghese. Lo chassidismo dava più importanza alla preghiera e all’etica che alla Legge ebraica.

L’ebreo Walter Benjamin  (XX secolo), ha considerato il tempo come una dimensione, il pensiero scorre subito su Einstein, ha visto il messianismo come ritorno ad un regno di giustizia e ad una  redenzione rivoluzionaria; Benjamin credeva al materialismo storico di Marx, credeva che la venuta del messia non determinava la fine della storia, affermava che il messia liberatore doveva arrivare. Anche Marx, in una visione messianica, voleva una società senza classi, affermava che la classe operaia ci avrebbe donato la redenzione con la rivoluzione; così l’idea del riscatto continuava ed il messianismo teologico si era messo al servizio del materialismo storico, cioè del messianismo politico.

Per l’ebreo Gershom Scholem, il messianismo ha creato una vita provvisoria ed un’aspettativa,  dà troppo spazio alla concezione apocalittica, che è una teoria della catastrofe, perciò, in una visione politica del divenire,  distingue il messianismo apocalittico dal messianismo razionalista. Emmanuel Levinas e Jaques Derida,  sancendo la crisi del messianismo apocalittico, guardano ad un messianismo politico; per Levinas  il messianismo implica un miglioramento della condizione umana ed il compimento delle promesse politiche e sociali.

Levinas afferma che il messia rappresenta la  rottura  e lo svelamento delle contraddizioni della politica, ha lo scopo di superare l’ingiustizia sociale; comunque, crede che il messianismo preveda sempre un rapporto con Dio. Per Levinas, Israele non vuole essere salvato da un  messia, per lui Israele corrisponde all’umanità intera e tutte le persone possono essere dei messia.

Afferma che la storia è transitorietà e diffida anche del messianismo politico, afferma che tutti i nazionalismi sono messianici e tutte le nazioni sono elette, non solo Israele, i cristiani avevano sempre rimproverato agli ebrei di sentirsi una nazione eletta o prediletta da Dio. Jacques Derida vuole una prospettiva di pace per la Terra Santa, all’interno di una vera democrazia, afferma che la religione ed il nazionalismo minacciano la pace; purtroppo la vera democrazia, cioè il governo del popolo o la sovranità del popolo, e da raggiungere in tutto il mondo.

Il messianismo, da Abramo in poi, è stato sempre nazionalista e rivoluzionario, ispira l’idea del cambiamento più dell’idea di progresso, rappresenta rottura e rinnovamento; mentre il misticismo sembra rivolto all’immutabile e all’interiore, il messianismo è tenuto all’interno di una cornice terrena, si confronta con dogmatismo, rivoluzione e tradizione; infatti, tanti profeti messia erano anche dei riformatori religiosi.

 

Bibliografia consigliata: "Il Messianismo ebraico" di I. Bahbout, D. Gentili e T. Tagliacozzo - Editore Giuntina

Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it    numicco@tin.it

 

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LE BATTAGLIE LAICHE DELL’ITALIA CHE FU

 Durante la prima repubblica, con un forte partito cattolico ed un  forte partito comunista, furono approvate importanti leggi civili, come divorzio e aborto, irrealizzate in era monarchica e fascista; la storia precedente d’Italia era stata dominata dal conflitto tra laici e clericali, tra guelfi e ghibellini.

De Gasperi riuscì a sbarrare il passo alle pretese di Pio XII,  del cardinale Giuseppe Siri, presidente della CEI,   dei comitati civici e dell’Azione Cattolica di Luigi Gedda;  oggi però i vescovi ed in Vaticano, senza incontrare argini, riescono ad imporre i loro precetti ai partiti italiani.

Negli anni cinquanta si fece sentire il partito radicale di Mario Pannunzio, nel 1956 iniziò la destalinizzazione da parte di Nikita Krushov e fu eletto presidente Jhon Kennedy, nel 1958  fu fatto papa Giovanni XXIII, che iniziò il Concilio riformatore Vaticano II, nel 1963 Marco Pannella successe alla guida dei radicali.

Nel 1962 il Concilio Vaticano II si aprì alla tolleranza, al pluralismo ed  alla società secolarizzata, nel 1963 divenne papa  Paolo VI e maturarono le sconfitte clericali sul divorzio e sull’aborto e la riforma del diritto di famiglia; nel periodo 1960-1965 nacquero i preti cattolici del dissenso, come l’abate Giovanni Franzoni e  l’abate fiorentino Ernesto Balducci, che era contro l’unità politica dei cattolici e voleva il dialogo con la sinistra.

Pannella portò temi nuovi al partito radicale, cioè diritti civili, femminismo, contestazione al sistema carcerario, antimilitarismo e  non violenza;  nel 1965 i radicali spinsero per la battaglia del divorzio, che divenne legge nel 1970, confermata con un referendum nel 1974. Nel 1964 e nel 1966, per merito dei socialisti di Tristano Codignola, sul problema del finanziamento alla scuola privata, reclamato dalla chiesa, cadde il governo; nel 1967 il ministro Mariotti diede l’autorizzazione a vendere le pillole anticoncezionali, erano tutte battaglie vinte contro la chiesa.

Negli anni sessanta e settanta il partito radicale divenne il protagonista laico della politica, sostenne il movimento di liberazione della donna, impose la legalizzazione dell’aborto e propose di abolire il concordato; si avvicinò ai socialisti, tenendo in scacco comunisti e democristiani; nel 1974 le frange clericali erano guidate da Amintore Fanfani. Tra gli anni sessanta e settanta, fu approvato lo statuto dei lavoratori, l’obiezione di coscienza, il divorzio, l’aborto, il voto ai diciottenni e il nuovo diritto di famiglia; però la violenza terroristica ed eversiva infiammava l’Italia.

Nel 1976 divenne segretario del PSI Bettino Craxi, che prese le distanze dai comunisti  e dal compromesso storico di Berlinguer, voleva rafforzare l’esecutivo e creare un’alternativa ai democristiani laica e socialista; i comunisti accusavano i socialisti di aver rotto il fronte popolare, intanto trattavano sottobanco con la DC, spalleggiati dai repubblicani.

Nel 1979 Pannella abbandonò la battaglia per i diritti civili, a favore della lotta contro la fame nel mondo ed a favore delle minoranze etniche come i tibetani, fece scioperi della fame e della sete, alimentò il culto della sua personalità, perciò il gruppo dirigente del suo partito si disperse; intanto nella DC il centrismo degasperiano era logorato a vantaggio delle istanze vaticane.

Con il pontificato di Giovanni Palo II (eletto nel 1978) la chiesa sfidò la società secolarizzata e cercò di tornare al passato, cancellando quanto era stato fatto di buono dal Concilio Vaticano II; nel 1978 il partito comunista di Enrico Berlinguer concesse il sostegno esterno al governo Andreotti. Con  il compromesso storico, Berlinguer voleva continuare la politica d’avvicinamento di Palmiro Togliatti al mondo cattolico. Da quel momento, la politica italiana abbandonò le istanze di libertà e laicità, il partito comunista non considerava prioritaria la lotta per i diritti civili, era attento all’elettorato cattolico ed alle gerarchie ecclesiastiche e non inseguiva l’alternativa alla DC.

Nel 1978 Aldo Moro fu ucciso dalla brigate rosse, nel 1981 ci fu lo scandalo della P2 di Licio Gelli, nel 1989 cadde il muto di Berlino;  il repubblicano Ugo la Malfa, a capo del partito repubblicano,  era preoccupato di difendere i rapporti con la chiesa, fu prima a favore del centrosinistra e poi, negli anni settanta, fece da ponte tra mondo cattolico e mondo comunista, perciò anche Craxi abbandonò l’azione laica, rinnovando nel 1984 i patti lateranensi. Craxi, con il segretario di stato vaticano Agostino Casaroli, diede vita al nuovo concordato, che eliminò la religione cattolica come religione di Stato e l’insegnamento obbligatorio della religione nelle scuole, in compenso, concesse alla chiesa una compartecipazione all’Irpef.

Analizziamo meglio le varie tappe del tour italiano della laicità. Nel 1970 fu varata la legge sul divorzio, dall’unità, malgrado l’Italia fosse liberale e anticlericale, la chiesa aveva conservato il monopolio nello scioglimento del matrimonio; i democristiani avevano fatto passare la legge a condizione che fosse diventato operativa il referendum abrogativo previsto dall’art. 75 dalla costituzione. Pensavano di poterla abrogare, nel 1974 si tenne il referendum, per la prima volta i cittadini potevano esprimersi liberamente al di fuori dei partiti, però i partiti laici temevano di veder turbati i rapporti con la chiesa.

Il partito comunista tentò di evitare la prova,  il referendum  rischiava di guastare i buoni rapporti con la DC, perciò Berlinguer combatteva le provocazioni degli anticlericali;  i socialisti divorzisti erano animati da Loris Fortuna, i liberali da Antonio Baslini e i radicali da Mauro Mellini; Loris Fortuna aveva anche proposto, senza successo, l’inapplicabilità del risultato del referendum alle  minoranze.

Il progetto di divorzio di Fortuna-Baslini serviva a adeguare la situazione di fatto a quella legale nei matrimoni rotti; fino allora, i tribunali ecclesiastici avevano pronunciato sentenze di nullità riservate a pochi privilegiati che potevano pagare, dichiaravano nulli matrimoni che erano i realtà matrimoni falliti, quindi rientranti nella casistica del divorzio civile.

Come contromisura, la chiesa cercò di rendere più spedita e meno costosa la sua procedura d’annullamento della sacra rota; comunque, anche con il divorzio, la legge riconosceva gli effetti civili al matrimonio religioso, nei primi decenni dell’unità non era stato così. Enrico Berlinguer tentò di evitare il voto del referendum però, secondo i sondaggi, gli italiani erano a favore del divorzio.

Per i democristiani, Amintore Fanfani decise di cavalcare la battaglia e perse, la lega italiana per il divorzio era diretta da Loris Fortuna, Antonio Baslini, Mauro Mellini e Marco Pannella; i radicali accettavano la sfida ed i clericali, guidati da Amintore Fanfani, ignorando i sondaggi, si sentivano sicuri di vincere. La legge rimediava alla crisi della famiglia, tutelava donne e figli e anticipava la riforma del diritto di famiglia; a cause della sua posizione a favore del divorzio, l’abate Giovanni Franzoni fu sospeso a divinis dall’ordine benedettino, però gli giunse la solidarietà di 207 sacerdoti.

Nel 1970 il movimento di liberazione della donna aveva chiesto l’aborto anche per le donne nubili, prima costrette a pratiche clandestine, animatrice della campagna era la radicale Adele Faccio; il relativo progetto di legge fu presentato nel 1971 dal socialista Loris Fortuna; papa Paolo VI  riteneva la vita sacra fin dal concepimento e riteneva l’aborto un omicidio, si poneva a difesa anche del nascituro, mentre la legge difendeva solo l’autodeterminazione della donna.

Nel febbraio del 1971 la corte costituzionale aveva dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 533 del codice penale che condannava la propaganda degli anticoncezionali. Nella battaglia per il referendum, il Vaticano scese in campo, sostenendo l’indissolubilità del matrimonio e attaccando la libertà d’opinione; per i comunisti, il referendum era d’intralcio al dialogo con il mondo cattolico, non volevano mettere in minoranza il partito dei cattolici, sostenevano che il confronto politico non doveva essere tra laici e cattolici.

Però per Giuseppe Saragat difendere il divorzio significava difendere la laicità e la sovranità dello stato; nel comizio di chiusura della campagna elettorale erano presenti tutti i maggiori rappresentanti delle forze politiche divorziste, però mancava Enrico Berlinguer. Il repubblicano Ugo La Malfa disse che, senza la vittoria divorzista, l’Italia sarebbe rimasta l’Italia della controriforma e del sillabo, il liberale Giovanni Malagodi invocava la separazione tra stato e chiesa.

Nel 1974 s’intensificarono le azioni terroristiche, però l’abrogazione del divorzio fallì, il No ebbe il 60% dei voti, oggi avrebbe l’80%, perché gli italiani sono ancora più maturi; molti elettori cattolici, esprimendosi in libertà,  avevano tradito il  loro partito. A piazza Navona, radicali e socialisti allestirono il palco per le celebrazioni, Ugo La Malfa disse che la vittoria aveva dimostrato che il popolo italiano era più maturo dei suoi dirigenti politici; sul palco dominava la scritta: “No al compromesso storico”.

Alla manifestazione mancavano i dirigenti comunisti e Berlinguer disse che era contrario al trionfalismo, però il comunista Umberto Terracina sottolineò il valore della vittoria del NO; anche l’abate Giovanni Franzoni prese la parola  favore del divorzio; poi il corteo, con l’imbarazzo dei comunisti,  raggiunse via delle Botteghe Oscure, sede del partito comunista, e Porta Pia.

Il referendum aveva confermato la maturità civile degli italiani, l’Italia sembrava un paese moderno, contro il divorzio si erano mossi neofascisti e democristiani; visto il risultato, il democristiano Carlo Donat Cattin definì un errore il referendum voluto da Fanfani ed Aldo Moro sostenne e che i valori cristiani andavano difesi al di fuori delle leggi; anche se la chiesa pareva sconfitta, Paolo VI affermò che la legge di Dio non era cambiata, in realtà era stata la legislazione della chiesa trionfante del medioevo ad imporre l’indissolubilità del matrimonio.

In polemica con la gerarchia ecclesiastica, un movimento dei cattolici per il NO era contrario all’abrogazione della legge, invece gli integralisti cattolici contrari al divorzio erano stati diretti  da Amintore Fanfani; Berlinguer temeva nuovi ostacoli al dialogo con i cattolici, cercò di ridimensionare la portata del successo e marcò le distanze dai laici. I comunisti avevano cercato di scongiurare il referendum, nel partito comunista, l’ala laica era diretta da Amendola e quella filo cattolica da Bertlinguer: dopo la vittoria del fronte divorzista,  per placare i comunisti, il socialista Francesco De Martino ed il repubblicano Ugo La Malfa rilanciarono il dialogo con la chiesa.

Mentre i radicali desideravano un’alternativa laica alla DC ed erano contrari al compromesso storico, i comunisti consideravano lo scontro referendario solo una parentesi da archiviare; comunque, prima del voto referendario, i radicali prepararono un pacchetto di otto referendum, per abrogare concordato, reati d’opinione, reato d’aborto,  ecc. Pier Paolo Pasolini reclamava il voto ai diciottenni e l’obiezione di coscienza, i radicali volevano abrogare  le leggi fasciste, erano per l’ambiente e contro il nucleare.

Poiché il dilagare del terrorismo condizionava la vita nazionale e paralizzava la politica, dopo il referendum, si spense la speranza di rinnovamento e le idee laiche furono coltivate solo da una minoranza d’intellettuali. Il referendum indebolì la democrazia cristiana, Pasolini affermò che la vittoria del No era anche una sconfitta di Berlinguer e  del partito comunista che non era stato nemmeno sicuro dell’esito della votazione. Il 26.1.1975 furono arrestati Adele Faccio, Emma Bonino ed il segretario radicale Gianfranco Spadaccia, responsabile di un centro fiorentino per gli aborti clandestini, allora trecento militanti radicali si autodenunciarono per procurato aborto.

Nei primi mesi del 1975 i radicali chiesero il referendum abrogativo degli articoli del codice penale che punivano l’aborto, poi vennero  progetti di legge a favore dell’aborto da parte dei partiti laici. Malgrado la mobilitazione di radicali, socialisti e femministe, DC e destra erano contro la legalizzazione dell’aborto e il PCI era a favore dell’insabbiamento della legge presentata; per il PCI, l’onorevole Nilde Jotti si disse contraria ad una totale liberalizzazione dell’aborto.

Aldo Moro ed Enrico Berlinguer erano impegnati sul terreno del compromesso storico, mentre le forze laiche erano per i diritti civili e contro consociativismo tra DC  e PCI o compromesso storico; Pasolini era a favore degli otto referendum dei radicali ma contrario all’aborto, da lui considerato un omicidio. Nel maggio del 1978 fu votata la legge 194 per la legalizzazione dell’aborto, i radicali si opposero perché la consideravano troppo restrittiva, l’aborto era consentito entro 90 giorni dal concepimento e successivamente in caso di pericolo di vita per la madre, inoltre andava praticato solo in strutture pubbliche, furono previsi i consultori.

Questa legge era avversata da integralisti cattolici e dai radicali; una volta approvata, furono avanzate due richieste di referendum abrogative, la  prima dei radicali, che volevano allargarne la portata e dare maggiore libertà alla donna, la seconda era dei clericali e mirava a restringerne la portata; nel maggio del 1981 ci fu il voto che sancì, a grande maggioranza, il gradimento degli italiani per la legge, cioè i No prevalsero nettamente nei due referendum.

Nel 1989 cadde il muro di Berlino ed il comunismo internazionale e finì la guerra fredda, nel 1990 Achille Occhetto cambiò nome al partito comunista, dando vita al partito democratico di sinistra;  nel 1992  PSI e DC furono eliminati dalla magistratura inquirente di mani pulite, accadeva ciò, mentre nel quadro internazionale il comunismo pareva sconfitto dagli eventi storici. Nel 1992, per contrastare il passo al partito democratico, erede del PCI,  scese in campo Silvio Berlusconi,  in quell’anno la lega nord divenne anche il primo partito del nord;  nel 1994 il polo della libertà di Berlusconi ottenne la maggioranza relativa in parlamento.

Il partito di Forza Italia raccoglieva socialisti, liberali, laici, cattolici e l’anticlericale della prima ora Marcello Pera; malgrado ciò, il nuovo partito si pose subito come cripto-clericale, cioè ossequioso verso la chiesa, desideroso solo di sbarrare il passo ai post comunisti o democratici di sinistra;  vista la scomparsa della DC, Vaticano, vescovi ed il cardinale Silvio Oddi, referente dell’Opus Dei, diedero il loro sostegno a Berlusconi.

Gli atti di governo di Berlusconi seguivano pedissequamente i desideri del Vaticano, nel 2000 il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, per bocca di Rocco Buttiglione, mise un veto ad un accordo tra radicali e centrodestra; nell’autunno del 2005 il governo  finanziò la tutela dei beni culturali religiosi, poi esonerò gli enti ecclesiastici dal pagamento dell’ICI.

Sandro Bondi e Berlusconi sollecitarono il sostegno elettorale della chiesa, sostenendo che la sinistra voleva eliminare la religione dalle scuole, il crocifisso dalle aule, l’8°% Irpef ed il Concordato, ricordarono anche che la destra era a favore solo del matrimonio tra un uomo e una donna. Berlusconi diede vita ad una forma di clericalismo non fondato sulle parrocchie, mentre la chiesa, con la scusa della salvaguardia dei valori religiosi, pensava anche a trarre vantaggi politici ed economici dalla vicinanza con il governo.

Nella prima repubblica il partito comunista aveva sostenuto controvoglia le battaglie per i diritti civili, nella seconda i post-comunisti, profittando del repulisti di mani pulite a carico di democristiani e socialisti,  progettarono di inglobare nel loro partito settori del mondo cattolico, perciò misero ancora in sordina le istanze laiche; anche se anche i cattolici  di sinistra rivendicavano autonomia dalle gerarchie cattoliche e la laicità dello stato, in parlamento ormai la voce dei laici si era fatta molto fioca.

La sinistra, per sedurre  la chiesa ed averne la benevolenza, si faceva rappresentare da Romano Prodi, Paola Binetti, fiduciaria di Ruini, e Francesco Rutelli, ponendo i suoi stessi dirigenti in seconda linea. In precedenza la DC aveva svolto un ruolo di mediatore con la chiesa, prendendo le distanze dall’ortodossia cattolica, non mancarono nemmeno leader democristiani indipendenti dall’episcopato, invece i partiti della seconda repubblica e Berlusconi si contendevamo i favori delle gerarchie ecclesiastiche a colpi di concessioni alla chiesa.

Dopo tangentopoli, scomparvero praticamente le forze laiche e democratiche, la distruzione dei radicali e del riformismo socialista era stata la salvezza e una via d’uscita per la crisi dei comunisti italiani. Nel primo quinquennio della seconda repubblica, l’intera classe dirigente laica si disperse e non ci furono più iniziative a difesa dei diritti di libertà, invece negli anni sessanta i radicali erano stati la punta di diamante dei diritti civili.

Nel 1989  anche Marco Pannella aveva deciso lo scioglimento del partito radicale, per creare un partito trasnazionale  e traspartito che doveva dipendere solo da lui, così la classe dirigente del partito radicale si disperse ed i pannelliani non riuscirono più a portare in porto nessun progetto laico o a vincere altri referendum. Pannella perse la guida del mondo laico, fece scioperi della fame e della sete, lottò per l’abolizione della pena di morte nel mondo, per difendere i tibetani ed altre minoranze del terzo mondo.

Sviluppò anche temi come la procreazione assistita, eutanasia, testamento biologico e libera ricerca scientifica, però il deficit di politica laica era ormai evidente in parlamento. Con la crisi dei partiti, negli anni novanta l’episcopato, rappresentato da Camillo Ruini, puntò ad intervento diretto nella politica. Nel 1954 era nata Comunione e Liberazione, fondata da Don Luigi Giussani, negli anni novanta, suoi referenti divennero Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni.

Nel 1991 Camillo Ruini diventò  presidente della CEI e ritenne che la chiesa non doveva più rivolgersi solo ai cattolici, ma doveva impegnarsi per allineare la legislazione civile ai precetti dalla chiesa. Ruini riteneva che esisteva una laicità sana, conforme al pensiero della chiesa, ed una laicità  nemica della chiesta, chiamata laicismo, ispirata da ateismo, illuminismo, liberalismo, anticlericalismo e relativismo; il comunismo e il socialismo non erano nominati perché erano scomparsi dalla scena italiana.

In questa strategia, Ruini, ignorando la maturità raggiunta dal paese, ottenne successo con Berlusconi e con il centrosinistra, ormai tante forze politiche ritenevano che non si potessero più vincere le elezioni e governare il. paese senza l’appoggio della chiesa; perciò la chiesa ebbe buon gioco a sbarrare la strada ai provvedimenti laici come il divorzio breve, la procreazione assistita, la ricerca sulle staminali, la regolamentazione delle coppie di fatto e libertà della ricerca, soprattutto genetica. Il cardinale Camillo Ruini desiderava trasferire i precetti clericali nelle istituzioni civili, negava l’autodeterminazione della persona; secondo Benedetto XVI, già prefetto per la congregazione della fede o ex Sant’Uffizio, la civiltà occidentale poteva essere fortificata solo con la riscoperta delle sue radici cristiane.

La deriva clericale o sanfedista, ossequiosa, per opportunismo di potere, verso le gerarchie ecclesiastiche, stava portando alla restaurazione del potere pontificio in Italia, purtroppo accolse tra le sue file anche trasfughi laici, ex femministe e perfino il senatore Marcello Pera, che era stato anticlericale; finita la DC,  i leader di Comunione e Liberazione si presentavano come braccio politico della chiesa e minacciavano di fondare un nuovo partito cattolico, poi però, obbedendo ai vescovi, decisero di sostenere Berlusconi, i vescovi avevano anche ripreso a dare indirizzo in materia di voto.

Così il senatore Marcello Pera divenne interlocutore privilegiato di Benedetto XVI, mentre Giuliano Ferrara, l’ateo devoto, si mise ai piedi della chiesa; anche radicali come Gaetano Quagliariello, già anticlericale,  si erano volti verso la chiesa; Quagliariello divenne assistente di Pera. Eugenia Roccella, ex femminista, ex abortista ed ex radicale, si avvicinò alla chiesa, perciò si espresse contro aborto, coppie di fatto, eutanasia, pillola del giorno dopo e  divenne parlamentare del popolo della libertà. Da allora, tanti laici sono divenuti clericali d’assalto.

In materia di sanità, a presidio degli interessi della chiesa, stavano Roberto Farmigoni a Milano  e Gianni Alemanno, Storace, Rosy Bindi e Livia Turco  a Roma; in questo quadro, anche i post comunisti cercarono l’appoggio d’esponenti d’emanazione episcopale, come Paola Binetti, deputato della sinistra, numerario dell’Opus Dei, fiduciaria di Ruini e rappresentante dell’ala più conservatrice della chiesa.

Il partito democratico non s’impegnò per bloccare il progetto di testamento biologico del centrodestra, che peggiorava la legislazione e riduceva la libertà, mentre Piero Fassino, post comunista educato ai gesuiti, definiva laicista il laico Ignazio Marino; secondo altri parlamentari  del partito democratico, Marino voleva spostare l’asse del partito, con la sua laicità era monotematico.

Il quotidiano dei vescovi, l’Avvenire, affermava che Marino era a capo del partito dell’eutanasia ed era a favore del testamento biologico. A destra, mentre Gianfranco Fini era difensore dalla laicità dello stato, contro i dogmi religiosi ed a favore degli omosessuali, Gianni Alemanno si diceva difensore della vita.

Nel 1950, quando fu fatto il preambolo alla convenzione europea suoi diritti dell’uomo, si parlò di tradizioni comuni senza accennare a Dio e al cristianesimo; però nel 2003 Giovanni Paolo II propose di inserire le radici cristiane nella costituzione europea, la proposta fu bocciata in sede europea, ma tre anni dopo il papa, senza successo, tornò alla carica; nell’europarlamento, il berlusconiano Antonio Tajani sostenne la proposta; però in Europa i valori della chiesa cattolica non sono condivisi, vi esistono più religioni  e l’Europa rispetta la libertà di religione.

Nella maggior parte delle costituzioni europee, sono assenti i riferimenti ai valori religiosi, eccettuata Germania, Irlanda e Grecia, nemmeno nella nostra costituzione ce n’è traccia, ma c’è l’art. 7 che pone la chiesa in posizione privilegiata; alla costituente fu respinta una proposta di  preambolo che diceva: “In nome di Dio, il popolo italiano si dà la presente costituzione”.

La dichiarazione d’indipendenza americana del 1776 accennava al creatore, la costituzione federale degli USA del 1787 non faceva cenno ai valori religiosi e la carta dei diritti del 1789 sanciva solo la libertà di coscienza e di culto. I clericali cattolici vogliono omologare tutti e ignorano il contributo di altri alla cultura europea, cioè di greci, ebrei, pagani, illuministi; inoltre, le culture si sono contaminate tra loro ed il cristianesimo è il risultato di questa contaminazione.

Il 19.2.2004, con l’approvazione di parlamentari di destra e di sinistra, fu approvata la legge 40 sulla procreazione assistita, che prevedeva il divieto di donazione di semi e gameti, cioè la fecondazione eterologa in caso di sterilità, obbligava ad impiantare contemporaneamente tre embrioni, vietava la ricerca sulle cellule staminali embrionali e riconosceva la personalità giuridica all’embrione. La legge 40 era contro l’autodeterminazione e  diceva di voler difendere la salute della donna e di tutelare i diritti dell’embrione.

Immediatamente, per abrogare alcuni articoli troppo restrittivi della legge, fu fatta richiesta di referendum,  e perciò il cardinale Camillo Ruini s’impegnò nella campagna d’astensione al referendum. Per la fecondazione assistita, tante coppie italiane si recavano all’estero, la fecondazione assistita è liberamente praticata in Europa; ciò malgrado, Pirferdianndo Casini e la chiesa si sono mossi a favore dell’astensione e così l’abrogazione non è passata.

In passato la chiesa non aveva sostenuto che l’embrione era una persona umana, affermava che  l’anima entrava nel corpo solo dopo mesi dal concepimento, d’altra parte, oggi sappiamo che il sistema nervoso appare dopo 14 giorni dal concepimento. Mentre in America, per curare malattie genetiche, si finanzia la ricerca sulle cellule staminali embrionali, nel luglio del 2007 il governo ha finanziato la ricerca sanitaria, escludendo i progetti che prevedono l’utilizzo di cellule staminali embrionali umane.

Il fronte sanfedista sostiene l’equivalenza tra procreazione assistita ed eugenetica, perché mirerebbe ad eliminare i deboli, l’Avvenire, confondendo la prevenzione delle malattie con l’eugenetica, afferma che l’uso dell’embrione a fini terapeutici porta alla manipolazione genetica; però la legge 40 proibisce la diagnosi preimpianto a finalità eugenetiche, perciò non si possono scegliere embrioni sani per l’impianto al posto di quelli malati 

Contro la manipolazione genetica hanno firmato un appello  Eugenia Roccella,  Francesco Rutelli, Giuliano Amato, Piero Fassino, Livia Turco, Miriam Mafai; l’abrogazione degli articoli contestati non avrebbe eliminato il divieto di pratiche selettive a fini eugenetici, non si è voluto tener conto che la diagnosi pre-impianto sarebbe servita ad evitare l’interruzione di una gravidanza a causa di un feto malformato.

La legge 40 vieta anche la banca del seme, esistente in Usa, per avere un seme migliore, magari di un premio Nobel, con la carta di Nizza, l’Unione Europea ha vietato le pratiche eugenetiche; perciò, attualmente non esiste la possibilità di una eugenetica migliorativa; inoltre, la scienza non è ancora in grado di cambiare un gene e con la genetica interagiscono l’educazione, l’ambiente e l’alimentazione. Oggi la ricerca sui geni ha solo fini diagnostici e di prevenzione dalle malattie,  non ha il fine di trasformare le caratteristiche genetiche, la diagnosi preimpianto preverrebbe le malformazioni oggi evitabili solo con l’aborto.

Il referendum voleva permettere la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali per ragioni terapeutiche, favorire la procreazione medicalmente assistita, abolire la norma che conferiva personalità giuridica all’embrione e permettere la fecondazione eterologa. Per una legislazione proibizionista, il cardinale Ruini raccolse attorno a se  destra, centro e sinistra, facendo leva sull’astensionismo, era sostenuto da vari movimenti cristiani, da Casini, Dino Boffo, Savino Pezzotta, Francesco Rutelli, Ferdinando Adornato, Antonio Baldassarre, Giuliano Ferrara, Marcello Pera, Alfredo Biondi, Stefania Prestigiacomo, Antonio Martino e  Margherita Boniver.

Malgrado le pressioni della conferenza episcopale, Forza Italia e Alleanza Nazionale concessero la libertà di voto, perciò Gianfranco Fini votò per l’abrogazione; la sinistra si mosse con prudenza ed il successo del fronte proibizionista fu dovuto a laici che si allinearono ai clericali. Il voto del 12-13 giugno 2005 per l’abrogazione referendaria di alcuni articoli della legge 40 sulla procreazione assistita vide la sconfitta di Pannella e la vittoria di Ruini; fortunatamente, nel 2009, alcuni articoli della legge 40 sono stati dichiarati  parzialmente anticostituzionali dalla corte costituzionale. La corte costituzionale ha abolito il limite dei tre embrioni da impiantare e con la sentenza i medici non sono più costretti ad utilizzare i tre embrioni immediatamente.

 

A causa delle resistenze dei clericali, L’Italia è l’unico paese occidentale a non aver regolamentato per legge la convivenza o coppie di fatto o PACS, Ruini affermò che una legge del genere minacciava i valori della famiglia, Marcello Pera definì laicismo questa tutela dell’omosessualità; malgrado il pdl si professi liberale, Gianni Alemanno attaccò i registri comunali delle unioni di fatto, perché contrari a principi religiosi, il progetto fu anche attaccato da Berlusconi, Calderoli, Bondi e Frattini, a sinistra si opposero Rutelli e Castagnetti.

Nel 2006 con il governo Prodi, da parte di Barbara Pollastrini e Rosy Bindi, si ripresentò un progetto analogo, denominato DICO, la chiesa si disse contraria anche a questo  progetto di legge, si espressero contro Clemente Mastella e la Binetti, Mastella ricevette le congratulazioni da papa Benedetto XVI. Nel 2008 era al governo il centrodestra  e da Gianfranco Rotondi e Renato Brunetta fu ripresentato un progetto analogo, perciò furono attaccati dal direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, che voleva tutelare la sacralità della famiglia.

In Italia le coppie di fatto sono molte e gli italiani in maggioranza sono a favore del loro riconoscimento come unioni civili, la regolamentazione dovrebbe riguardare anche gli effetti patrimoniali, i conviventi non sono tutti omosessuali dello stesso sesso; in Francia una legge simile esiste dal 1999, in Spagna Zapatero ne ha fatta una nel 2005, nei paesi scandinavi i gay conviventi sono riconosciuti e possono adottare anche bambini. L’articolo 29 della costituzione non dice che i coniugi devono essere di sesso diverso, quindi l’ufficiale di stato civile che rifiutasse di celebrare un matrimonio civile omosessuale potrebbe essere accusato d’omissione d’atti d’ufficio; una tutela della convivenza esiste  anche nell’articolo 2 della costituzione che tutela forme sociali e solidarietà.

Nel 2004 l’europarlamento bocciava Rocco Buttiglione, ministro del governo Berlusconi,  a commissario per le libertà civili, perché aveva definito un peccato l’omosessualità; Buttiglione era vicino al pontefice e perciò Berlusconi, che ama definirsi liberale,  criticò la decisione europea. Nel 2005 il pontefice vietò l’accesso dei sacerdoti gay al sacerdozio e il catechismo fu integrato definendo l’omosessualità un disordine sessuale, come prostituzione, adulterio e incesto.

La chiesa è piena di omosessuali e adulteri, che vi sono molto più numerosi dei declamati pedofili, eppure quando all’Onu il presidente francese Sarkozy propose la depenalizzazione dell’omosessualità, Vaticano e paesi islamici si opposero; nel 2006 il parlamento europeo approvò una risoluzione contro l’omofobia  ed i rappresentanti di Forza Italia, Lega, UDC e Margherita si opposero; allora il radicale Capezzone non era ancora passata sul carro di Berlusconi e sosteneva le battaglie dei gay, assieme ad Arcigay e Arcilesbica.

Nel 2007 il cardinale Ruini definì la legge 194 del 1978, che legalizzava l’aborto, una legge cattiva che autorizzava l’uccisione di un essere umano innocente, Ferrara presentò una lista antiaborista  e Bottiglione, Casini e Comunione e Liberazione  sostennero le ragioni del Vaticano; il governo di centrodestra s’impegnò a presentare presso le Nazioni Unite una proposta di moratoria sull’aborto, però per Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, gli aborti legali o illegali ci sarebbero sempre stati. Comunque, da parte degli antiaboristi, non si volle tener conto del fatto che la legge 194 aveva fatto diminuire il numero degli aborti.

Nel 2005 il cardinale Trujillo  propose di non concedere l’eucaristia ai politici favorevoli a divorzio, coppie di fatto, eutanasia  e aborto; anche negli Usa gli evangelici lottano contro l’aborto e le cliniche che lo praticano. Casini ha proposto i ridurre la portata della legge 194, tanti clericali affermano che l’aborto, sopprimendo feti difettati, è eutanasia; in questa battaglia, l’ex radicale Eugenia Roccella divenne portavoce di Camillo Ruini.

La chiesa si pronunciò anche contro la pillola del giorno dopo o RU486, per interrompere la gravidanza, già in uso nei paesi occidentali e approvata dall’Agenzia europea dei medicinali; nel 2002 una prima sperimentazione della pillola fu bloccata dal ministro della sanità Girolamo Sirchia; l’Osservatore Romano parlava ancora d’omicidio, Sacconi, Ferrara, Roccella e Gasparri erano contro, il cardinale Bagnasco, nuovo presidente della CEI, invitava i medici all’obiezione di coscienza.

Intanto le italiane che desideravano interrompere la gravidanza con questa pillola si recavano in canton Ticino, tra le donne trattate nel cantone, una su tre era italiana. Per i clericali, la pillola minimizzava i sensi di colpa e, secondo Ferrara, sopprimeva il dolore dell’aborto; continuava l’offensiva della chiesa per minimizzare la legge 194. Nel 1997 il ministro della sanità Rosy Bindi vietò le sperimentazioni su clonazione umana e animale, anni dopo il ministro verde Pecoraro Scanio tagliò i fondi per la ricerca sugli OGM; Gianni Alemanno, Franco Marini, Fausto Bertinotti e Walter Veltroni si pronunciarono contro la ricerca biotecnologica e  gli OGM, però le motivazioni dei clericali erano diverse da quelle dei laici contrari agli OGM, questi ultimi li considerano dannosi alla salute.

La chiesa è sempre stata contro il progresso scientifico, contro Galileo, Darwin,  anticoncezionali, preservativi, ha fatto danni al progresso ed alla ricerca scientifica. Il progresso scientifico era avanzato di pari passo con la laicizzazione; oggi la chiesa governa l’Italia e fa danni alla ricerca scientifica italiana, la chiesa teme che la mappatura del genoma umano apra la strada alla clonazione anche se a fini terapeutici, perciò i clericali hanno preso di mira la ricerca genetica, le biotecnologie e  gli studi sulle cellule embrionali; contro questa posizione, gli scienziati respingono le interdizioni morali sulle cellule staminali.

In Usa gli evangelici sono contrari all’insegnamento dell’evoluzione, ritengono che la vita sia un atto unico del creatore, i cattolici hanno adottato in parte l’idea, parlando di disegno intelligente del creatore, che avrebbe fatto evolvere la vita in più atti, perciò hanno conciliato Darwin con i creazionisti; alcuni sostengono che gli alieni hanno svolto questo ruolo al posto di Dio. Gli  integralisti cattolici hanno accusato la scienza di corrompere la civiltà e la considerano il primo nemico della religione; l’ingegneria biogenetica, intervenendo sui caratteri ereditari, metterebbe in discussione l’evoluzione naturale dell’uomo, la chiesa non tiene conta che possa procurare vantaggi alla salute.

L’associazione Luca Coscioni si è mossa contro gli accanimenti terapeutici, a favore della fecondazione assistita, della ricerca su staminali, dell’aborto, del testamento biologico e d’eutanasia; contro il dogma della sacralità della vita, sostiene la libertà umana e l’autodeterminazione, sostiene la libertà della ricerca; afferma il diritto individuale di decidere della fine della propria vita. Secondo l’articolo 32 della costituzione, nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge, però l’ultima postilla è una limitazione di libertà e può imporre vaccini obbligatori.

E’ assurdo mantenere a forza le funzioni biologiche, l’uomo desidera anche una morte dignitosa, mentre la medicina si sforza di mantenere artificialmente in vita pompando aria nei polmoni, con alimentazione, idratazione e svuotamento intestinale artificiali. Però Marcello Pera,  Gaetano Quagliariello, Paola Binetti, Rosy Bindi e Antonio Socci condannarono questa tesi, dicendosi contrari a legalizzare l’eutanasia; il partito della chiesa vuole  imporre le sue credenze e la sua morale a tutti.

Il 9.2.2009 la Corte costituzionale autorizzò la fine dell’alimentazione forzata per Eluana Englaro, in coma irreversibile, e mantenuta in vita artificialmente, Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi, Alfredo Mantovano, Camillo Ruini, Maurizio Gasparri, Pierferdinando Casini, Rocco Bottiglione, Paola Binetti e Giuliano Ferrara parlarono d’omicidio; Roberto Formigoni affermò che Eluana era stata mandata a morte contro la sua volontà, per i clericali, il diritto di morire non poteva spettare alle persone o ai suoi rappresentanti o genitori.

Maurizio Sacconi ed Eugenia Roccella, supini al Vaticano, per bloccare l’esecuzione della sentenza,  proposero un decreto legge, il presidente Giorgio Napoletano si oppose, sostenuto da Marco Pannella, Massimo D’Alema, dal radicale Benedetto Della Vedova, da Emma Bonino e da Gianfranco Fini; per la chiesa, sospendere l’alimentazione forzata significava uccidere, per i laici significava rispettare la volontà dell’individuo, però quando la persona malata come Eluana non è in grado di decidere, i titolati sono i suoi rappresentanti legali o i suoi genitori.

Per la chiesa, l’eliminazione di un disabile, fatta sospendendo l’alimentazione forzata, era un’esecuzione. Sull’onda del caso Eluana Englaro, il 26.3.2009 il senato approvò un disegno di legge sul testamento biologico o dichiarazione anticipata di trattamento, che conteneva il divieto d’eutanasia, di sospendere l’alimentazione forzata e le terapie mediche, peggiorando la legislazione precedente, perché cancellava la volontà del paziente o dei suoi rappresentanti e, praticamente,  rendeva inutile il biotestamento. Ignazio Marino e Stefano Rodotà parlarono d’attentato ai diritti di libertà garantiti dalla  costituzione, il progetto di legge approvato dal senato non era una dichiarazione di volontà, com’è nella logica dei testamenti biologici, ma il suo esatto contrario, mirava  solo a preservare la vita in stato vegetativo permanente.

Nei paesi occidentali le norme sul fine vita sono ispirate al rispetto della volontà individuale, in Italia al rispetto della volontà delle autorità ecclesiastiche; per la chiesa, idratazione e  nutrizione non sono una forma di terapia su cui si possa decidere liberamente, perché sospendendole si decide per la morte, cioè per l’eutanasia, inoltre afferma che, se la dichiarazione anticipata di trattamento fosse vincolante, il medico non sarebbe più libero e dovrebbe rinunciare all’obiezione di coscienza; la chiesa afferma che la vita è sacra ed ha origine divina.

Questa è la posizione di chiesa e di larga parte della classe politica però, secondo i sondaggi,  tre italiani su quattro desiderano un testamento biologico libero e, in caso di coma irreversibile, il diritto ad interrompere cure e nutrizione forzata. Per Ignazio Marino e Massimo D’Alema l’alimentazione forzata é un trattamento medico e pertanto cade sotto la volontà del paziente che ha diritto a sospenderli, secondo l’art. 32 della costituzione.

Per Umberto Veronese la legge approvata dal senato è  antidemocratica e contraria ai tempi, perché il mondo va in direzione opposta, perciò si è pronunciato a difesa dell’eutanasia; ha affermato che, di fronte allo stato vegetativo,  cioè quando il cervello è morto ma gli altri organi continuano a funzionale,  l’accanimento terapeutico  deve  cessare. Oggi però lo stato italiano confessionale sembra ignorare le istanze di una società moderna e secolarizzata, adottando leggi proibizioniste clericali, contrarie al sentimento comune della larga maggioranza della popolazione.

Nel 2005 la CEI si pronunciò per una laicità positiva, contro laicismo o anticlericalismo, per i vescovi, la chiesa doveva avere anche un ruolo pubblico; perciò quando nell’agosto del 2009 una sentenza del TAR del Lazio, in materia d’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, diede attuazione ai principi costituzionali di laicità dello stato e  d’eguaglianza dei cittadini,  monsignor Diego Coletti insorse contro la sentenza definendola illuminista e laicista, ribadendo che l’insegnamento della religione era una componente essenziale della cultura e dell’istruzione italiana.

Nel 2007 Navarro Valls condannò il laicismo e affermò che la politica non poteva essere separata dalla religione, la chiesa pretendeva solo per se la libertà religiosa e d’insegnamento, affermando  che i veri diritti fondamentali erano i diritti naturali che risalivano a Dio.

I vescovi, seguendo l’insegnamento dei gesuiti, condannavano pluralismo e relativismo ed affermavano che la chiesa aveva diritto di dettare le leggi alle istituzioni pubbliche; la rivista dei gesuiti, Civiltà Cattolica, aveva già affermato che la chiesa trascende lo stato e non è separata da esso. La chiesa non vuole uno stato diverso da come lei lo intende, i veri liberali sono considerati da essa dei nemici, chiede ai credenti, anche politici, di difendere e applicare tutti precetti della chiesa; afferma che la pretesa laica di separare la sfera civile da quella religiosa è un retaggio illuministico, perché  lo stato e l’individuo non possono intervenire nelle scelte che riguardano la vita.

Purtroppo oggi la laicità è contestata anche da tanti politici che, a parole, si definiscono laici e liberali, Marcello Pera si dice laico e condanna il laicismo, per Gianni Baget Bozzo, Berlusconi è il più genuino interprete del concetto di laicità di derivazione cattolica; Berlusconi è vicino al Vaticano e vuole la collaborazione tra chiesa e stato, mentre a sinistra esiste anche una componente laicista. La fondazione Magna Carta, neoclericale, critica secolarismo, umanesimo, modernità e demone laico e mette sotto accusa scienza, individualismo, liberalismo e laicismo.

Ferdinando Adornato ha scritto a Camillo Ruini che esiste differenza tra laicità dello stato e laicismo, Livia Turco a detto che non accetta che la laicità serva a ridurre il peso della chiesa, per Giuliano Ferrara  la religione deve essere la nostra bandiera, marcando la differenza tra laicità e laicismo. I gesuiti sono stati i  primi a distinguere tra laicità e laicismo ed hanno affermato che lo stato deve essere contro l’ateismo, deve difendere la religione cattolica e deve essere il braccio secolare della chiesa; Benedetto XVI ha affermato che i diritti vengono da Dio e precedono qualunque legge dello stato, è la stessa tesi dell’Islam.

Il laico  dubita e manca delle certezze e dei dogmi della religione, cioè delle verità ufficiali della fede, è animato dal dubbio e dalla ricerca; per Gaetano Salvemini, la chiesa può condannare al fuoco eterno nell’altra vita, ma non può condannare con leggi in questa vita che fanno divenire i peccati dei reati, per lui il laicismo è la laicizzazione delle istituzioni pubbliche, purgate dall’influenza millenaria della chiesa.

Durante la seconda repubblica sono state varate leggi in contrasto con i sentimenti della maggioranza degli italiani, il parlamento si è genuflesso davanti al Vaticano, Giovanni Paolo II ha abrogato il Concilio Vaticano II e il cardinale Camillo Ruini ha attuato una strategia vincente per la conquista dell’arco politico; la classe politica desidera ricevere legittimazione e sostegno dalla chiesa, Berlusconi chiede sempre l’approvazione ecclesiastica, ha fatto approvare provvedimenti di legge clericali, su temi etici ed economici, si è abbigliato di retorica clericale.

A sinistra si è installata la corrente catto-comunista, guidata da Paola Binettti, tesa a favorire le posizioni del Vaticano nelle leggi italiane; oggi il sistema politico italiano è diventato il quadro ideale per raccogliere le istanze clericali, nonostante non corrispondano al sentimento della maggioranza degli italiani, così n’è avvilita la laicità, l’indipendenza e la sovranità dello stato.

Fonte:

“Contro i clericali” di Massimo Teodori – Longanesi Editore

 

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it   numicco@tin.it

 

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IL CROCIFISSO


Nel 314 Costantino abolì la pena della crocifissione e sua madre Elena favorì il culto della croce; il simbolo della croce era esistito anche prima, però nel medioevo divenne un simbolo macabro tridimensionale, che esponeva il corpo di un condannato alla tortura. Un simbolo inquietante e non di pace, come ha asserito erroneamente il nostro Consiglio di Stato, perché accompagnò al rogo ebrei, streghe ed eretici e precedette gli eserciti cristiani in guerra. Mentre la croce stilizzata è simbolo precristiano e forse rappresenta la vita e i quattro punti cardinali, il crocefisso tridimensionale, con Cristo torturato, è divenuto un simbolo del cattolicesimo romano, inconsueto anche nel mondo ortodosso.

Dopo l’unità d’Italia, il crocefisso fu rimosso dalle scuole, però sotto il fascismo, con il concordato e con la riforma del ministro della pubblica istruzione Gentile, fu ricollocato nelle scuole; con Gentile, l’insegnamento religioso divenne obbligatorio ed il cattolicesimo tornò religione di Stato, anzi, lo studio della religione divenne il fondamento ed il coronamento dell’insegnamento scolastico. Con uno Stato del genere, per forza i crocifissi furono rimessi nelle scuole e negli uffici pubblici; dopo la rivoluzione laica risorgimnentale, il fascismo si era sposato con il cattolicesimo.

Con la caduta del fascismo, la costituzione repubblicana pareva introdurre un quadro normativo diverso, perché garantiva l’eguaglianza, la libertà di pensiero e di religione, con gli articoli 3, 8, 19 e 21; in realtà rimase in vigore il codice Rocco. Con sentenze successive, fu estesa  alle altre confessioni la norma che puniva il vilipendio della sola religione cattolica e poi nel 2006 il reato fu abolito; la norma che puniva la bestemmia  alla religione di Stato, prima fu estesa alle altre religioni e poi fu abrogata. Il vilipendio della religione fu poi abolito in Italia, però l’Islam lo prevede nei suoi paesi ed ebraismo e  cattolicesimo integralisti ne sostengono ancora l’introduzione.

Il nostro Stato soffre di questo strabismo, dice d’essere laico ma ha norme che negano questo assunto e perciò rimane sostanzialmente confessionale, soprattutto perché ha introdotto l’articolo 7 nella costituzione, il quale recepisce il concordato con la chiesa; l’Italia  non è un paese sovrano perché è controllato dal Vaticano. Per la sua sudditanza verso la Chiesa, non riesce ad uscire da queste contraddizioni e non vuole aggiornare norme anticostituzionali, un processo  che lo allineerebbe agli stati laici.

Il 18 novembre 2005 il giudice Luigi Tosti fu condannato dal tribunale dell’Aquila a sette mesi di carcere, con la condizionale, perché si era rifiutato di tenere udienze in aule ove era presente il simbolo religioso del crocefisso; in subordine, aveva chiesto che, a fianco di questo simbolo religioso fossero collocati i simboli d’altre religioni. L’1/2/2006 la sezione disciplinare del Csm lo sospese dalle funzioni e dallo stipendio, come si vede la magistratura, quando non fa politica per un partito, è generalmente subordinata allo stato, però esistono magistrati coraggiosi come Tosti.

Il giudice Tosti si richiamava alla Costituzione repubblicana del 27 dicembre 1947, che stabilisce che tutti i cittadini «sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione» (art. 3). Di questa vicenda, la Rai, cioè Radio Apostolica Italiana, con singolare censura, non ha voluto fornirci notizie adeguate, le varie fasi del processo sono in corso, il giudice Tosti è intenzionato ad andare avanti fino alla corte dei diritti europea; recentemente una finlandese residente in Italia, richiamandosi al principio di laicità dello stato, si è appellata all’Europa per la rimozione dei crocifissi nelle scuole e le è stata data ragione, perciò ne sono nate le proteste dei cattolici e politici integralisti italiani, che considerano il crocifisso anche simbolo dello stato e di una cultura nazionale, in realtà, la repubblica  ha i suoi propri simboli.

L’Europa, che è uno dei dogmi  italiani, sferza sempre i governi italiani ma, come la sinistra italiana, è prudente con  il Vaticano, c’è da scommettere perciò che l’azione di Tosti non avrà successo nemmeno in Europa. In Italia, lo scrittore Luigi Cascioli ha presentato denuncia contro la chiesa cattolica, per abuso di credulità popolare, Cascioli sostiene che Cristo non è un personaggio storico; c’è da scommettere  che non avrà soddisfazione dai giudici “indipendenti” della repubblica confessionale e pontificia italiana.

Una circolare del ministro fascista Rocco, che risale al 1926, e da allora mai abrogata da nessuno dei successivi governi, come Concordato, codice Rocco, legge di polizia e legge sulla stampa, tutte d’era fascista, stabilisce che i crocifissi, che fanno parte anche dell’arredamento scolastico, devono essere visibili anche nelle aule giudiziarie italiane. Dopo la liberazione, a  costituzione democratica vigente, la polizia, obbedendo ad un  disegno della chiesa, perseguitò Testimoni di Geova ed Evangelici.

Nel 1984, il Presidente del Consiglio, Bettino Craxi, rinnovò il concordato con il Vaticano, il cattolicesimo non fu più definito religione di Stato, ma l’insegnamento della religione nelle scuole non fu soppresso, le leggi fasciste suddette e quelle che prevedono la collocazione del crocifisso, non furono abrogate, inoltre le altre religioni, in violazione dell’articolo 3 della costituzione, non furono messe sullo stesso piano di quella cattolica, che rimase religione privilegiata, anche se erano ammesse altre religioni.

Nel 2003 il cardinale francese Tauran affermò singolarmente che l’Italia aveva una separazione tra Chiesa e Stato “coordinata”, mentre in altri paesi dell’Europa del nord esisteva una  vera separazione che  prevedeva che le confessioni religiose dipendevano dal diritto privato e non da quello pubblico (Codice Rocco e Costituzione fanno parte del diritto pubblico, il quale regola i rapporti tra Stato e cittadini).

Il problema del crocifisso è già stato risolto in nord Europa, dove non è esibito nelle scuole e negli edifici pubblici; questo simbolo a volte  urta non credenti ed appartenenti ad altre confessioni, è lesivo della neutralità dello Stato ed è in contrasto con la conclamata laicità dello Stato. Il crocifisso rappresenta l’identità religiosa di persone e di un culto e non dello Stato, il quale ha i suoi propri simboli.

Ciò malgrado, nel 1988 il Consiglio di Stato si era occupato della questione, in quella circostanza affermò di ritenere ancora in vigore le disposizioni sull'esposizione dei crocifissi, contenute nei regi decreti fascisti risalenti agli anni '20; contemporaneamente e contraddittoriamente però, la laicità dello Stato fu riconosciuta dalla Corte Costituzionale, come principio supremo dell'ordinamento italiano (sentenza n. 203 del 1989).

Malgrado Radio Apostolica Italiana (cioè la RAI) non ce lo ricordi, il 16 maggio 1995 in Baviera ci fu una dichiarazione d’incostituzionalità all'esposizione obbligatoria di croci o crocefissi nelle aule delle scuole pubbliche elementari. Questa strada fu seguita anche dalla nostra Corte di Cassazione, con la pronuncia dell’1 marzo 2000, n. 439, che mandò assolto uno scrutatore, rifiutatosi di prestare il suo ufficio nel seggio presso il quale era stato nominato – un'aula scolastica – presso la quale era presente un crocifisso.

La recente vicenda, relativa all'ordinanza di rimozione del crocifisso da un'aula scolastica del comune di Ofena (Tribunale dell'Aquila, 23 ottobre 2003), su ricorso di Adel Smith ed  i ripetuti ricorsi alla magistratura da parte degli appartenenti all’Uaar, hanno reso il quadro giurisdizionale molto confuso; alcuni, come la lega, difendono il crocifisso non per bigottismo, ma per difendere un’identità nazionale contro l’Islam montante. La Costituzione italiana, le convenzioni internazionali ed europee sui diritti umani e gli orientamenti della corte europea sui diritti umani,  paiono orientate in maniera difforme alla pronuncia del Consiglio di Stato italiano del 1988.

Giurisprudenza e politica sono influenzate dalla Chiesa e dal proprio orientamento ideologico; bisogna tener conto che anche la magistratura è ideologizzata e fa politica, perciò le sue sentenze spesso sono il risultato d’opportunità politica più che d’equità o di rispetto verso i principi fondamentali del diritto; per questo motivo, in Italia sono ancora viventi tante leggi ordinarie anticostituzionali, mai abrogate.

La questione dei simboli religiosi riguarda la libertà di coscienza e la neutralità dello Stato e denota uno scontro sotterraneo oggi esistente in Italia, non recepito dai partiti,  tra religioni e civiltà laica, questo scontro si è presentato periodicamente in Spagna, Francia, Italia, Germania ed Austria; lo Stato, se è super partes e per la par condicio, si può trarre fuori da queste contraddizioni solo con la sua neutralità e non certamente schierandosi, con le sue leggi e sentenze, con la Chiesa.

Il Consiglio di Stato, con una sentenza, ha respinto il ricorso di una cittadina finlandese, Soile Lauti, che chiedeva la rimozione del crocifisso dalla scuola media frequentata dai suoi figli, ad Abano Terme (Padova). Secondo il Consiglio di Stato, il crocefisso doveva restare nelle aule scolastiche perché era un simbolo idoneo ad esprimere anche i valori civili di uno stato laico; per il Consiglio di Stato, il crocifisso poteva svolgere una funzione altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni. Evidentemente, i suoi giudici non conoscono la storia della Chiesa e com’è stato usato il crocifisso in guerra e dall’Inquisizione.

Soile Lauti aveva già fatto ricorso al Tar del Veneto che, prima di darle torto, aveva sollevato una questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale. I giudici della Consulta, nel dicembre del 2004, avevano dichiarato inammissibile la questione (e quindi non erano entrati nel merito), perché l'affissione del crocifisso nelle scuole non era prevista da una legge, bensì da due regolamenti del 1924 e del 1927 sugli arredi scolastici, sui quali il giudice costituzionale non poteva sindacare. Questa pareva una pronuncia rispettosa del punto di vista della chiesa, più politica e cavillosa che giuridica e costituzionale, la corte costituzionale ha emesso sentenze discutibili altre volte, dichiarando costituzionali anche norme incostituzionali e del resto, anche i costituzionalisti hanno inserito nella costituzione l’articolo 7, che è anticostituzionale.

Adel Smith nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1960, da padre italiano e madre egiziana, ricevette il battesimo cristiano e poi si convertì all’Islam; ha scritto una serie di libri contro il cristianesimo ed ha fondato l’associazione, “l'Unione Musulmani d'Italia”. Nel maggio del 2002 fondò anche un partito musulmano e definì la Chiesa Cattolica una  “associazione a delinquere”, provocando un’indagine del procuratore Papalia a suo carico, per offesa alla religione. Nel gennaio del 2001 invitò il papa ad abbandonare la sua religione idolatrico-politeistica ed a farsi musulmano; nel maggio dello stesso anno attaccò il pittore Giovanni da Modena, reo di aver rappresentato, in un suo affresco del 1415, presso la Chiesa di S. Petronio a Bologna, raffigurante il Giudizio Universale, il profeta Maometto all’inferno.

Le religioni monoteiste sono pretenziose e mirano al monopolio religioso ed al rispetto della loro fede, perciò nacque il reato di vilipendio; da ricordare che in Danimarca l’Islam è insorto contro una raffigurazione satirica di Maometto con una bomba in testa. Nella lettera inviata all’Arcivescovo di Bologna, Smith chiese che l’offesa del dipinto di Bologna fosse cancellata e che si chiedesse ufficialmente scusa, da parte della Chiesa, a tutti i musulmani; chiese anche di passare la calce sull’affresco, ma nemmeno questa richiesta fu raccolta.

Il 7 novembre 2001 Adel Smith fu invitato da Bruno Vespa alla trasmissione Porta a Porta, dove definì il crocefisso presente nei luoghi pubblici: “Un cadavere in miniatura appeso a due legnetti". Da presidente dell’Unione musulmani d’Italia, Adel Smith, portò scompiglio anche nella cittadina abruzzese di Ofena, dove si era trasferito con la famiglia nel settembre dello stesso anno; dopo pochi giorni dal suo arrivo, chiese la rimozione del crocefisso dall’aula della scuola materna frequentata da uno dei suoi due figli.

Nel febbraio del 2002 il sindaco Anna Rita Coletti si limitò a far spostare il crocifisso nel corridoio della scuola, però Smith non si contentò e diffidò i Ministeri della Pubblica Istruzione, della Giustizia e dell'Interno affinché fosse rimosso il crocifisso anche dalla scuola in cui era iscritto un altro suo figlio, oppure che questo fosse affiancato da un simbolo islamico. Smith decise di portare lui stesso in aula un quadro con il nome di Allah e con la Sura 112 del Corano, che recita: "Allah è unico, è l'assoluto, non ha generato, non è stato generato e nessuno è uguale a Lui" (è una polemica con la trinità e con la figura di Cristo).

Alla rimozione del quadro da parte delle maestre, Smith rispose, qualche giorno dopo, mandando a scuola i figli con la medesima Sura cucita sul grembiule;  poi si giunse alla sentenza del tribunale dell’Aquila che, accogliendo il ricorso presentato dallo steso Smith, impose la rimozione del crocefisso dalle aule della scuola di Ofena; integralisti cattolici e lega nord insorsero.

Notate il comportamento discriminante del tribunale verso il giudice Tosti da parte dei suoi colleghi, al quale, forse perché giudice, non fu data la stessa soddisfazione; quando si parla di magistratura bisogna usare solo l’articolo indeterminativo, mentre Di Pietro usa solo quello determinativo, come se i giudici fossero tutti uguali.

Queste contraddizioni stanno esplodendo a causa del multiculturalismo dei residenti in Italia e della pratica confessionalità dello Stato italiano; la ragione, il senso del diritto e il buon senso suggeriscono che l’apparato dello Stato non può essere cattolico, se gli italiani sono di diverse religioni o sono senza religione;  vista la situazione, ci sono però illusi che affermano che l’Italia è uno stato sovrano, laico e di diritto.

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it   numicco@tin.it

 

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LA LEGGE SACRA

 La Lex romana era sacra perché il legislatore era l’imperatore che aveva natura divina, la legge è stata ritenuta sacra dagli ebrei e chiamata Torah, perché suoi depositari erano i sommi sacerdoti, mediatori tra Dio e gli uomini, ed era detenuta nel Tempio di Gerusalemme, è ritenuta sacra dall’islam ed è chiamata Sharia, include Corano e tradizione; per l’Islam, l’originale del Corano è in cielo, è il dogma di questa religione, di per se, diversamente dal cattolicesimo, povera di dogmi  ma ricca di certezze che sono quasi la stessa cosa.

I popoli sono governati dalla forza di costrizione dello stato e dalle sue leggi che sono generate ininterrottamente, sono convenzionali, arbitrarie e cambiate spesso, sempre con il fine di non fare un favore al popolo, mentre il popolo accetta spontaneamente, invece che subirle, solo poche leggi naturali e consuetudinarie; la forza dello stato è stata necessaria  per imporre queste leggi, perché le leggi positive, in barba all’articolo 3 della costituzione, non sono sentite e sono spesso discriminatorie o di favore.

Il papa, rappresentante di Cristo e di Dio in terra, grazie a dogmi,  decreti e risoluzioni dei concili approvati dal papa, dava sacralità alle leggi ed ai regolamenti della chiesa; l’imprimatur del papa serviva a dare efficacia non solo ai libri, ma anche ai concili, perché alcuni concili si fecero contro il papa, diretti da vescovi ribelli spalleggiati da principi. Il papa, reso forte dai libri sacri o legge sacra, poteva spingere soprattutto con la forza l’evangelizzazione o conversione, come ha fatto l’Islam,  lo scopo era combattere libero pensiero religioso e pluralismo religioso, i sudditi dovevano essere convertiti volenti o nolenti, perché cosi voleva Dio; la Jihad islamica ha avuto le stesse caratteristiche.

Il potere civile è stato generalmente alleato con la religione, però, per ragione di primato, è stato anche in conflitto con la essa, generalmente l’ha protetta perché sedotto dalla sua capacità di suggestione e dalla sua capacità di ammorbidire le resistenze del popolo; perciò si è alleato con la religione e, nel medioevo e nell’Islam, è arrivato a certificare che la legge era sacra; grazie a questa strategia, poteva usare la forza per combattere i nemici esterni al paese, invece che contro i renitenti fiscali del suo popolo.

Scopo dello stato, infatti, è, in tempo di guerra, rubare ai nemici terra e tributi e, in tempo di pace, espropriare terra ed imporre tributi ai suoi sudditi, lo stato non ha mai veramente riconosciuto che la proprietà della terra e la proprietà in generale è un diritto assoluto ed inviolabile nemmeno ai suoi sudditi; generalmente i sudditi espropriati erano membri soccombenti di clan e partiti rivali di quello al potere.

L’Italia, malgrado la revisione del concordato del 1984, è ancora uno stato confessionale, è stata capace di inserire il concordato con la chiesa nella costituzione, rendendola contraddittoria, ed ha posto la chiesa cattolica in posizione privilegiata, ha fatto diventare dei peccati reati ma, tuttavia, non ha avuto il coraggio di definire sacra la sua legge.

Anche se lo stato pretende di imporre che esistono solo le cose che lui riconosce, forse per controllarle, da un punto di vista naturale, non sono le omologazioni ed i riconoscimenti che garantiscono l’esistenza; infatti, le persone, le imprese e gli stati non esistono solo perché hanno riconoscimenti o perché sono registrati;  praticamente però, è risaputo che noi abbiamo divieti e non abbiamo libertà o diritti, al di fuori di quelli riconosciuti dallo stato, i diritti naturali sono stati abrogati; tuttavia, per ampliare il nostro spazio di libertà, possiamo riceve dallo stato favori, licenze, concessioni e autorizzazioni.

Quando si sollecitano allo stato riconoscimenti, prebende o titoli, si rafforza lo stato e gli si conferisce potere su di noi; tuttavia, razionalmente,  lo stato non può sancire quando siamo svegli e quando dormiamo, quando nasciamo, conviviamo, moriamo, copuliamo o esistiamo, perché questi eventi sono veri di per se e non per riconoscimento statale. Con l’aiuto della religione, lo stato vuole governare la nostra  vita, ci vuole in balia dello stato, ci vuole obbedienti, non pensanti e lobotomizzati, non vuole lo sviluppo dell’individuo e del suo senso critico, non lo vuole indipendente e libero. Oggi i partiti statalisti di sinistra sono i maggiori paladini dello stato, anche in ciò hanno tradito Carlo Marx.

Quando le coppie omosessuali chiedono una forma di riconoscimento statale e una registrazione comunale, vogliono essere omologate, desiderano uscire dalla clandestinità, però così fanno un favore allo stato, che viene ancora una volta esaltato, perché con i riconoscimenti, con medaglie e decorazioni, è esaltato; inoltre, per gli omosessuali, già esistono strumenti giuridici che consentono la coabitazione e la tutela d’interessi patrimoniali comuni.

Nunzio Miccoli   www.viruslibertartio.it    numicco@tin.it

 

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COME E’ NATO IL MITO DI CRISTO

 Non esistono religioni tipicamente originali e tutte hanno preso le mosse da altre religioni e da altri miti; gli ebrei presero da egiziani, babilonese e persiani, gli arabi dagli ebrei, i cristiani da ebrei e da pagani. Quando, a causa di processi politici, cambia la religione, il popolo non sa rinunciare a concetti ai quali ha sempre creduto e perciò le nuove autorità religiose non fanno altro che metabolizzare quelle idee, certificandole e omologandole con dei concili, anche per dirimere controversie ideologiche e conflitti di potere, è così che sono nati i dogmi.

La storia soprannaturale di Cristo è stata presa da quella di Horus, Mitra, Crishna e Budda, i loro riti sono stati adottati dai cristiani; invece la storia umana di Cristo fu mutuata dalla figura di Giovanni di Gamala, gli apostoli erano i suoi fratelli, figli di Giuda di Gamala, era una famiglia di rivoluzionari antiromani. La prima comunità cristiana palestinese era in realtà costituita da monaci ebrei  esseni, che in realtà non erano cristiani, il cristianesimo cattolico arrivò in Palestina solo nel IV secolo, per opera dell’imperatrice Elena, madre di Costantino; però, dal II secolo, vi era arrivato il cristianesimo gnostico di Alessandria d’Egitto, ove erano tanti ebrei.

Il cristianesimo è stato prima gnostico, nato all’inizio del II secolo ad Alessandria d’Egitto tra ebrei ellenizzati; era nato sotto l’influsso dei platonici e di Filone d’Alessandria e vedeva Cristo come un essere celeste che doveva ancora venire. Alla metà del II secolo, il vescovo Marcione portò la nuova fede a Roma e impose il primo canone di scritture del cristianesimo con le prime lettere di Paolo, che era un personaggio inventato o uno pseudonimo dello stesso Marcione, il quale era ostile agli ebrei, perché questi contrastavano la sua dottrina, come nel VII secolo avrebbero contrastato il riformismo di Maometto.

Alla fine del II secolo apparvero gli ariani cristiani, che si diffusero in Alta Europa tra i Germani, questa era una corrente dello gnosticismo e una concezione filosofica nata prima di Ario, che poi ne divenne portavoce ufficiale; gli ariani diedero un corpo  a Cristo e lo fecero diventare un superuomo terrestre, superiore agli uomini ma inferiore a Dio. Sempre alla fine del II secolo, il vescovo Ireneo stabilì il secondo canone delle scritture cristiane, che gettava le basi del cattolicesimo, con Cristo divenuto uomo-Dio, cioè pari a Dio e della sua stessa natura, una concezione tipicamente pagana; Ireneo condannò gnostici ed ariani.

Nel IV secolo l’imperatore Costantino, per unificare l’impero, si alleò con i vescovi cattolici e con  il loro capo il vescovo Eusebio, concesse loro dei privilegi e fece il primo concordato con la chiesa; il concordato  successivo  fu fatto da Carlo Magno (768-814), che perciò fu chiamato dalla chiesa, il secondo Costantino. Costantino  indisse il concilio di Nicea 325, che diede la sistemazione dogmatica alla nuova fede, fissò il terzo canone delle scritture e impose la fede nella trinità; gli altri dogmi sarebbero venuti nei secoli successivi.

Il successore di Costantino, Teodosio, vietò le altre religioni e così il cattolicesimo romano divenne la religione dell’esercito romano, mentre la provincia dell’impero, soprattutto al nord, rimaneva prevalentemente ariana; con la crisi dell’impero ed il trasferimento della capitale a Bisanzio, il vescovo di Roma n’ereditò il potere a Roma, che  fu certificato da Carlo Magno, però nei secoli successivi furono numerose le lotte tra papi e imperatori tedeschi per la supremazia in occidente.

La religione è essenziale per governare i sudditi contribuenti, la certificazione di nuove religioni fa sempre patrocinata da sovrani assoluti, come Costantino, fu così che nacque anche lo zoroastrismo in Persia ed il Buddismo in India, che fu una rivolta protestante contro i sacerdoti Brahamini; fu così anche con la riforma religiosa di Maometto e con i primi califfi; anche la riforma di Lutero s’impose  perché sostenuta da circoli al potere.

Ogni tanto il popolo si stanca di vecchie religioni e di vecchi partiti, anche perché i loro dirigenti fanno di tutto per screditarsi, perciò l’oligarchia occulta che dirige le nostre sorti, inventa nuove religioni e  nuovi partiti; ancora nel XX secolo, il colonialismo francese, per favorire la governabilità, fuse le vecchie fedi e in Indocina inventò un’altra religione, il caodaismo, che però ebbe poca fortuna.

Con l’aiuto della religione ebraica, Giosuè si imposessò della Palestina, con il cattolicesimo, Costantino e Teodosio imposero il loro potere e assicurarono unità all’impero, con lo zoroastrismo, gli imperatori persiani imposero il loro potere e favorirono l’unità dell’impero; con l’islamismo, Maometto (VII secolo) unificò l’Arabia ed i primi califfi presero il controllo di paesi rivieraschi del Mediterraneo, con il cattolicesimo, Carlo Magno s'impose sui sassoni e poi i sassoni, convertiti al cattolicesimo, s’imposero sugli slavi pagani dell’Elba.

Lo stato imperialista ed espansionista sa che la religione, soprattutto quella monoteista o monopolista, oltre a tenere uniti i sudditi contribuenti, soggetti al racket di stato, nobilita la guerra e favorisce il sacrificio dei combattenti; la coltivazione della credulità popolare favorisce la governabilità ed aiuta gli affari.

Per concludere, Cristo è un mito, era sconosciuto agli storici del I secolo, a parte le falsificazioni dei secoli successivi, però nemmeno Noè, Abramo e Mosè sono storicamente esistiti, anche se tanti sovrani loro coetanei sono sicuramente esistiti; di questi personaggi ebraici ci parla solo il  Vecchio Testamento che ha valenza storica solo in parte, perché ha funzione prevalentemente religiosa, legislativa ed apologetica. Chi crede all’esistenza di Noè, perché è riportato dalle scritture, crede anche alle apparizioni dell’arcangelo Gabriele e, tra i cristiani, anche alla presenza di Cristo nell’ostia.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it   numicco@tin.it

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LA LIBERTA’ RELIGIOSA (10/11/2009)

 

Imporre il crocefisso agli uffici significa attestare ancora la confessionalità dello stato, come al tempo dello statuto albertino del 1848 e del concordato del 1929. Lo statuto albertino del 1848 dichiarava che la religione cattolica era la sola religione dello stato, mentre le altre religioni erano tollerate, anche se avevano diritti civili; nel 1867 la legge Coppino cancellò l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole e nel 1889 il codice Zanardelli garantì libertà ed eguaglianza a tutti i culti, i patti lateranensi del 1929 reintrodussero il cattolicesimo come religione di stato e l’insegnamento della religione nelle scuole, con il relativo crocefisso; erano un debito di riconoscenza  del fascismo verso la chiesa che aveva appoggiato l’avvento di Mussolini.

Con la costituzione italiana del 1929, lo stato era dichiaratamente confessionale, con quella del 1984 lo rimaneva anche se non dichiaratamente, perché privilegiava una religione e sulle altre; infatti, l’art. 8 della costituzione, in barba all’articolo3, non afferma che tutte le religioni sono uguali avanti alla legge, ma che tutte sono ugualmente libere, anche se disuguali. Con la costituzione del 1984, i cittadini furono divisi in quattro categorie, quelli che professavano religioni riconosciute dallo stato e regolate dal concordato, quelli che professavano religioni che avevano fatto delle intese con lo stato, quelli che professano altre religioni e gli atei nel senso più ampio.

Oggi in Italia, se un cattolico è studente, detenuto, spedalizzato o militare, ha diritto all’assistenza religiosa e ad un luogo di sepoltura conforme alla sua religione, agli altri è negato questo diritto automatico, ma può essere concesso per favore. Nelle scuole s’insegna solo religione cattolica,  cittadini di classe A, grazie ad un concordato, hanno diritto a versare l’8%° Irpef a favore della loro burocrazia religiosa, mentre le religioni senza concordato o senza intesa non possono. Secondo la legge italiana, un prete cattolico, un rabbino ed un pastore valdese sono ministri di culto e perciò non sono tenuti a testimoniare davanti all’autorità giudiziaria, mentre un  pope ortodosso,  un lama buddista ed un Imam sono privati cittadini e perciò, se nella stessa circostanza, mantengono il silenzio, possono essere incriminati per favoreggiamento.

In generale, in ossequio alla religione dominante nello stato, la magistratura “indipendente” della corte costituzionale è raramente è intervenuta per correggere le discriminazioni religiose, rinunciando con ciò a difendere l’articolo tre della costituzione. Per la nostra costituzione e per il concordato, stato e chiesa sono reciprocamente indipendenti e sovrani, mentre i rapporti con le altre religioni sono regolati unilateralmente dalla legge dello stato; tutto ciò in contrasto con l’articolo 21 che garantisce la libertà di pensiero, l’articolo 3 che garantisce l’eguaglianza e l’articolo 8 che garantisce  la libertà di religione.

Per la corte costituzionale, gli atei hanno meno tutele dei credenti, non meritano un concordato, in caso di separazione dei coniugi, dai giudici sono stati discriminati nell’affidamento dei figli; in epoca repubblicana, la polizia, sollecitata dal Vaticano, ha ostacolato i Testimoni di Geova e gli evangelici nell’esercizio del loro apostolato; nel 1964 a Roma fu impedita la rappresentazione  dell’opera teatrale: “Il Vicario”, che criticava il comportamento di Pio XII di fronte all’olocausto ebraico. In Italia il diritto al riposo nei giorni festivi del proprio culto trova applicazione solo per le confessioni che hanno stipulato intese con lo stato; il DPR 487 del 1994 dispone che le prove di concorso non possono avere luogo nei giorni festivi, civili o religiosi, ma riguarda solo i culti cattolico, ebraico e valdese.

L’art. 724 del c.p, puniva la bestemmia contro la religione  dello stato, poi nel 1995 la corte costituzionale, molto in ritardo dall’avvento della costituzione, dichiarò incostituzionale il primo comma, estendendo il reato a tutte le religioni, poi il reato di bestemmia fu abolito; la corte costituzionale, con sentenza, ritenne lecito pretendere in tribunale il giuramento sulla bibbia, poi a costituzione invariata, con altra sentenza, anche quest’obbligo fu abolito. Sono strani questi tentennamenti, la corte costituzionale dovrebbe essere al disopra del tempo e delle mode culturali, dovrebbe essere veramente indipendente.

Con sentenza 508/2000, la corte costituzionale ha abolito il reato  di vilipendio della sola religione cattolica, estendendo la tutela alle altre religioni, con sentenza 327/2002 ha abolito la norma che puniva più gravemente il turbamento delle funzioni cattoliche, rispetto a quelle delle altre religioni; per sudditanza verso la chiesa, la corte costituzionale ha rinunciato ad intervenire in altre questioni ed è intervenuta in ritardo in altre; in fondo, anche Togliatti aveva accettato il concordato.

In Italia sembra che il parlamento, prima di fare certe leggi, debba chiedere il permesso alla conferenza episcopale italiana, destra e sinistra sono ai piedi del Vaticano e delle banche della chiesa; oggi l’Italia è il giardino del Vaticano e uno stato a sovranità limitata, il Vaticano straripa in tutta la vita pubblica e privata italiana e nell’economia italiana.

Tutte le legislazioni moderne, per concedere alle religioni i benefici di legge, hanno difficoltà a definire cosa sia una religione; la religione ha rappresentanti, ma possono essere divisi, ha un rituale, divide il sacro dal profano; alcune religioni, come il buddismo, sono senza Dio, altre religioni adorano gli extraterrestri; non tutte le religioni hanno libri sacri, alcune adorano solo la natura. Anche se il reato di plagio è stato eliminato dal nostro ordinamento, le religioni paiono plagiare i loro aderenti, manipolano le loro menti ed abusano della credulità popolare, che è reato per lo stato, ma è un costume normale della religione e la giurisprudenza non ha niente da dire; normalmente la gente crede alla bugie ripetute di religione, informazione, politica e commercio.

Nel 1993 la chiesa di Scientology fu  condannata dalla corte d’appello di Milano, per associazione per delinquere, estorsione e circonvenzione d’incapace, nel 1979 Eugenio Siracusa, che asseriva di essere in contatto con extraterrestri, fu accusato di plagio, truffa e violenza carnale; in Italia e all’estero esistono anche sette sataniche, che fanno violenze, orge e droga–parties, dietro di loro è la società bene che è mandante in incognito; nel 1996 la procura di Bologna condannò una setta del genere per violenza ai bambini, la pedofilia è ampiamente praticata tra religiosi.

Queste sette gestiscono giornali, società commerciali e  fondazioni, perché la religione è una bella bottega redditizia, i loro dirigenti sono spesso oggetto di denunce da parte di genitori di ragazzi plagiati; l’associazione spirituale per l’unificazione del mondo cristiano, nata nel 1950 per opera di Moon, è proprietaria d’imprese, fattorie, scuole, alberghi, fabbriche d’armi e di una casa cinematografica.

L’Islam non riconosce eguaglianza alla donna, né libertà di religione, gli stati islamici sono stati confessionali e non laici e non separano lo stato dalla religione; oggi diversi stati islamici hanno ripristinato la legge islamica, che è lesiva verso i moderni diritti dell’uomo, le loro scuole islamiche educano all’intolleranza ed all’odio verso le altre religioni. La chiesa non è influente solo in Italia, due curiosità, in Germania, in forza del concordato stipulato da Hitler, le tasse ecclesiastiche le pagano anche i disoccupati senza convinzione religiosa e negli asili comunali tedeschi i bambini sono costretti alla preghiera.

Il rispetto per le altre religioni da parte della chiesa cattolica cominciò con il concilio Vaticano II, prima di allora, insultare e deridere ebraismo, protestantesimo e islamismo era parte dell’insegnamento cattolico, la stessa cosa accade oggi nelle scuole islamiche verso le altre religioni. Nel 1962 il concilio Vaticano II si era aperto al pensiero laico ed alle altre religioni, oggi il Vaticano è tornato indietro, strizza l’occhio alla teocrazia musulmana e all’ONU il rappresentante Vaticano vota spesso assieme ai paesi musulmani, in materia sessuale, controllo delle nascite, vertenze con Israele, ecc.; i dirigenti della chiesa guardano sempre con nostalgia al medioevo, che era teocrazia più fascismo o autoritarismo, oggi la chiesa di Roma ha rinunciato all’ecumenismo e pare puntare al fondamentalismo.

Dal 1929 la religione tornò nelle scuole ed oggi la Rai dedica sempre almeno un servizio giornaliero al papa, nelle commissioni Rai sono presenti sacerdoti cattolici, è evidente l’influenza del Vaticano su tutti i canali televisivi; In Italia, una parte consistente del parlamento non risponde al popolo ma alla chiesa. Ruini, come presidente della conferenza episcopale italiana, ha controllato il parlamento; presidenti della repubblica e primi  ministri, appena eletti, fanno atto di sottomissione alla chiesa, facendosi per prima cosa ricevere dal papa; nel corso di una crisi politica italiana, il segretario di stato Sodano ha fatto consultazioni tra i partiti, al posto del presidente della repubblica, si sono fatti presidenti della repubblica con il sostegno determinante della chiesa.

Però la chiesa governa anche attraverso laici suoi fiduciari, che sono nei consigli d’amministrazione delle banche controllate dalla chiesa;  mentre negli edifici pubblici troneggia il crocefisso, i comuni si rifiutano di allestire nei cimiteri una sala per onoranze funebri per i non credenti, già prevista dalla legge. Quasi tutti i mass media sono succubi del Vaticano, all’ingresso dell’Enea, il più importante ente scientifico italiano, è stata posta una statua della madonna.

Il concordato con la Croazia postcomunista prevede il finanziamento della chiesa cattolica da parte dello stato, la restituzione dei beni della chiesa e l’insegnamento della religione nelle scuole, mentre i profughi italiani, fuggiti dalla Croazia, non hanno avuto in restituzione le loro case; oggi in Croazia ogni cittadino deve pagare la pensione ai preti, nel paese è stato eluso il principio di separazione tra chiesa e stato, caduto il comunismo, la chiesa ne ha occupato lo spazio politico.

Anche in Slovenia i beni nazionalizzati da Tito sono tornati in proprietà della chiesa, che controlla la televisione e vuole il ritorno dell’insegnamento religioso nelle scuole. In Serbia la devozione alla chiesa ortodossa favorisce la carriera, come accadeva per la fede comunista nei paesi comunisti e com’è accaduta in Italia sotto la democrazia cristiana per la fede cattolica; la democrazia cristiana  fu una grande agenzia di collocamento.

Nel 2001, dissoltasi la Jugoslavia, il clero macedone ortodosso si è opposto alla parificazione dei culti religiosi, ha chiesto l’insegnamento religioso nelle scuole e vuole esercitare il massimo potere sulla società. In Grecia, il presidente della repubblica giura in nome della santissima trinità, lì non è possibile fare proselitismo a favore d’altre religioni, nelle scuole esiste l’insegnamento religioso ed i preti sono stipendiati dallo stato; la costituzione irlandese è stata emanata nel nome della santissima trinità e nel paese l’aborto è vietato.

Però i paesi europei non si muovono all’unisuono, in Francia è vietata l’esposizione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici, in Germania l’unico matrimonio ammesso è quello civile; la Gran Bretagna punisce la bestemmia solo nei confronti della religione cristiana, nel paese non esiste separazione  tra stato e chiesa, la religione dipende dalla regina ed i vescovi sono nominati dal governo. In Spagna Zapatero vuole uno stato veramente laico, dal 2000 in Svezia si è passati al regime di separazione tra chiesa e stato, i vescovi non sono più nominati dal governo, la chiesa non riceve più finanziamenti statali e le coppie gay sono riconosciute; oggi la Svezia ha le leggi sulla religione più avanzate in Europa.

In Italia dell’8%° dell’Irpef ricevuto dalla chiesa, solo la metà è destinato al sostentamento del clero, la chiesa non vuole preti sposati perché costerebbero di più  e li può sfruttare meglio, però tollera adulterio, pedofilia, pederastia ed omosessualità da parte dei preti, sono trasferiti solo quelli che scoperti danno scandalo. Lo stato paga gli insegnanti di religione, asili, giubilei, manutenzione di chiese, scuole private e pubblicazioni cattoliche; la chiesa ha esenzioni fiscali, controlla la maggior parte di scuole private e cliniche private, controlla la maggior parte delle banche italiane, è  proprietaria d’immobili e azioni in tutto il mondo.

Tramite Acli-Enaip, la chiesa amministra miliardi di euro dell’Unione Europea  e delle regioni per la formazione professionale, alcune regioni finanziano gli oratori cattolici e gli assistenti religiosi agli ospedali; la chiesa cattolica usa il volontariato ed il lavoro a costo zero del basso clero, massimizzando i profitti; alcune banche cattoliche, come la banca Intesa, hanno fatto transitare miliardi di euro per l’esportazione d’armi, il Vaticano, tramite finanziarie, ha fabbriche d’armi.

Dal 1929, con l’indennizzo ricevuto da Mussolini, la chiesa cattolica ha sviluppato una ricchezza enorme che, anche grazie a lasciti ed esenzioni fiscali, cresce più rapidamente del reddito italiano e mondiale, di questo passo, la chiesa può impossessarsi di quasi tutta la ricchezza nazionale. Oggi in Italia le leggi malviste dal Vaticano non passano, i veti vaticani alla sfera scientifica non sono cessati; il Vaticano vuole che la morale cattolica valga per tutti, perché afferma che in Italia i cattolici sono la maggioranza, ma nessuno e nemmeno l’Istat vuole verificare con un  referendum se sia vero.

Gli italiani battezzati sono il 90%, quelli che  si confessano e pagano l’8%° Irpef il 40%, i praticanti sono il 20%, quelli che credono a tutti i dogmi del cattolicesimo forse sono solo il 10%; perciò il vescovo di Como, Maggiolini, ha affermato che il cattolicesimo è destinato ad estinguersi, per la poca fede nei principi dogmatici, per la mancanza d’obbedienza alla gerarchia e per la propensione alla libera circolazione delle idee, questo vescovo ammette che la nostra società è secolarizzata.

Ciò malgrado, la nostra classe dirigente è sempre saldamente legata alla chiesa e scodinzola davanti ad essa, come fanno i cani con i loro padroni. Oggi, a causa dell’incredulità diffusa, si fa meglio a parlare di cittadini abitanti in territori di tradizioni cristiane che di veri cristiani o di cattolici, anche tra i cristiani della domenica esistono gli increduli; in Italia, appena si ebbe la tendenza degli italiani a definirsi atei, l’Istat, per segretarne il numero,  ha smesso di censire la religione degli italiani.

In Italia i crocefissi sono imposti nelle scuole, negli edifici pubblici e nei seggi elettorali, gli studenti che non frequentano l’ora di religione sono schedati dall’ufficio catechistico nazionale e perciò hanno meno possibilità nel lavoro, l’insegnamento della religione concorre nel credito scolastico. Per ostacolare la scelta della non frequenza, l’ora di religione è stata inserita in mezzo alle altre ore d’insegnamento; gli insegnanti di religione sono  assunti con raccomandazione del vescovo e non per concorso, non possono essere licenziati e, se sono revocati dal vescovo, cambiano di ruolo, cioè materia, scavalcando i colleghi che devono fare concorsi.

Per la chiesa, i vescovi indegni non possono essere destituiti, i preti pedofili continuano a dire messa, al massimo sono trasferiti, quelli adulteri sono tollerati e sono trasferiti se scoperti. Nel XX secolo la chiesa ha sostenuto le dittature in Europa e America Latrina, con le quali ha stipulato concordati, speciali trattati internazionali disuguali, che mettono lo stato in posizione subalterna rispetto alla chiesa; quello con l’Italia prevedeva come unico obbligo della chiesa una preghiera per il re.

Il Vaticano non ha ratificato la convenzione dei diritti dell’uomo del 1950, è una monarchia elettiva assoluta e autoritaria. Nei primi secoli dell’era cristiana,  la chiesa chiese tolleranza e nel IV secolo si alleò con Costantino, che con il suo aiuto voleva unificare l’impero, fu così che nel 325 nacque il primo concordato tra stato e chiesa;  nel 380, sotto Teodosio, bisognava essere cristiani per ricoprire cariche di comando e fu archiviata la tolleranza verso le altre fedi, così a Roma tutti si fecero cristiani,  perché i non cristiani erano discriminati, erano stranieri in  patria e senza diritti.

Teodosio si accanì contro eretici cristiani, pagani ed ebrei, li colpì con confische ed esilio;  caduto l’impero romano, la chiesa ne ereditò il potere e nel medioevo lottò per il primato del potere spirituale su quello temporale; la chiesa di Roma ostacolò longobardi e  Fedetico II, che volevano unificare l’Italia, per bloccare questo piano e difendere il suo territorio che divideva l’Italia, chiamò spesso lo straniero; dal 1945, caduto fascismo e monarchia, la chiesa s’impossessò di tutta l’Italia.

Il crocefisso tridimensionale s’impose definitivamente con la controriforma e divenne oggetto d’artigianato a vantaggio dei monasteri, perciò la lotta al culto delle immagini e al crocefisso divenne perdente. E’ un  simbolo macabro  abusato, non è simbolo dello stato ma della chiesa, era un simbolo antecedente al cristianesimo; i protestanti rigettano il crocefisso tridimensionale e  gli ortodossi preferiscono raffigurare Cristo come un bambino in braccio alla madre.

Durante la controriforma nacque il gusto del macabro, con chiese che pullulavano di crocefissi, teschi e tibie; invece nel medioevo, cattolico e bizantino, aveva prevalso l’immagine gloriosa del bambino tra le braccia della madre; fu la controriforma ad imporre Cristo sofferente, piagato e coperto di sangue, destinato a generare timore, compassione  e rispetto nel popolo.  Il crocefisso è stato usato dall’Inquisizione come ammonimento verso i sudditi, minacciati da sanzioni terrene ed ultraterrene.

Le religioni, abusando della credulità popolare, sono uno strumento per governare e per accumulare ricchezze; poiché il mercato ammette l’uso di tutti gli strumenti e di tutte le tecniche per raggiungere la ricchezza, la libertà di religione si concilia con il liberismo, tuttavia, la religione propende sempre per i regimi autoritari. Tutte le religioni hanno dei rappresentanti religiosi o delle autorità religiose, anche se non si vogliono chiamare sacerdoti, questi rappresentanti godono sempre di privilegi; tuttavia oggi, in occidente, i miscredenti sono la maggioranza, includendo atei, agnostici, deisti, naturalisti e cristiani che non credono a tutti i dogmi della chiesa e non condividono il ruolo del papa.

Poiché, secondo la mitologia biblica, nel paradiso terrestre l’uomo non lavorava ed era immortale e con il regno di Dio è stata promesso all’uomo il recupero di queste prerogative, se n’evince che l’uomo prova angoscia per la morte e per il lavoro subordinato, soprattutto manuale, che lo rende oggetto della produzione; sono queste le paure ataviche dell’uomo, gli unici uomini liberi sono quelli che vivono senza lavorare. La propaganda e l’abuso di credulità sono tipiche di religione, politica e commercio, cioè laddove, per ottenere un certo comportamento dell’uomo, si fanno false promesse.

I membri del basso clero costituiscono i moderni servi della gleba della chiesa, anche se oggi vivono meglio che in passato, soprattutto grazie ai finanziamenti pubblici; una volta si diventava preti non per libera scelta, ma per sistemarsi o per studiare. I preti non possono sposarsi, perché i preti celibi costano meno di quelli sposati, il celibato obbligatorio dei preti ha favorito il loro sfruttamento; i preti fanno testamento a favore della chiesa, non hanno limite d’orario di lavoro, non hanno sindacati, prestano lavoro gratuito alla chiesa, hanno difficoltà ad abbandonare l’abito talare perché difficilmente troverebbero un altro impiego; sono vincolati alla chiesa come i servi della gleba lo erano alla terra o ai feudatari.

Se i preti sono subordinati alla chiesa, nemmeno i laici si vogliono indipendenti, infatti, la chiesa ha raccomandato l’obbedienza, come l’Islam la subordinazione e lo stalinismo, il centralismo democratico; naturalmente non è mancato il dissenso all’interno della chiesa, anche se represso, infatti, Don Milani ha affermato che l’obbedienza non è una virtù. L’obbedienza mira a contrastare il dissenso religioso ed esorta ad obbedire anche allo stato, anche se è autoritario, purché sia alleato della chiesa. L’obbedienza è il cardine di tutte le organizzazioni religiose e militari, con essa si fanno degli uomini degli strumenti docili da manipolare, che non possono disertare o fare gli apostati.

Anche i partiti vogliono dei militanti e non vogliono che disertino, almeno questa è la loro aspirazione, che calpesta libero pensiero e spirito libero; eppure nell’obiettore c'è più coraggio, obbedire è più facile, chi capisce che non si deve obbedire ad un ordine delittuoso manifesta autonomia di giudizio e di comportamento. Però, secondo ebraismo, cristianesimo e islamismo, la religione vuole gli uomini pecore, mentre i sacerdoti devono essere i loro pastori; le pecore si mungono, si tosano e si macellano, però sono protette e curate perché sono un capitale che frutta, senza il lavoro dell’uomo, la terra ed il capitale non rendono.

Purtroppo, generalmente, il pensiero del popolo non è un pensiero critico ma automatico, chi obbedisce ritiene di doverlo fare per dovere, così, obbedendo, individui normali diventano sadici, perché la lealtà verso i superiori supera le considerazioni morali, è per questo che la religione è stata utilizzata anche in guerra. La chiesa e lo stato hanno  perseguito i ribelli disobbedienti, però, anche se la chiesa controlla seminari e scuola, non riuscirà mai a  far tacere gli spiriti liberi che sono anche nel suo interno, soprattutto nel basso clero.

L’Islam predica la sottomissione dei sudditi ed il buddismo mira a sopprimere il desiderio, che significa anche riscatto e ambizione, cioè invitano, come il cristianesimo, alla rassegnazione; nel terzo mondo è un desiderio una riforma agraria per la distribuzione delle terre, in mano a latifondisti, spesso uomini di religione, in India, Iran, Italia e nell’antico Egitto. Sopprimere queste aspirazioni significa cristallizzare le differenze di classe e difendere la grande proprietà, il decimo comandamento della bibbia recita:”Non desiderare la roba di altri!”.

Tra i desideri o le aspirazioni degli spiriti liberi vi sono anche il desiderio di libertà, di benessere, di conoscenza e di una  libera informazione, a queste persone la chiesa ha replicato che il desiderio di conoscenza è un peccato se non è finalizzato alla conoscenza di Dio; la chiesa preferisce gli uomini ignoranti e impregnati di sola dottrina cristiana, è stata sempre ostile alla scienza; autodeterminazione del paziente, aborto ed eutanasia rientrano tra le libertà e le aspirazioni umane, anche se non condivise, ovviamente, sono combattute dalla chiesa.

Tanti tramano contro le libertà umane, non tutti amano la democrazia, peraltro sempre difettosa, s’invita l’uomo a sopprimere certi desideri perché l’uomo ha anche le aspirazioni di chi desidera riscattarsi; il desiderio può portare alla rivoluzione e perciò è visto con sospetto; chiesa e stato, per controllare l’uomo, hanno voluto il controllo sulla stampa, della televisione e della scuola.

La religione ha cercato di ostacolare ragione, libertà e libero pensiero, ha identificato il demonio con l’opposizione; secondo il mito, Adamo ed Eva, poiché non desideravano rimanere ignoranti, assaggiarono la mela dell’albero della conoscenza  e furono scacciati dall’Eden. In questa società, il lavoro è riservato agli uomini normali, mentre privilegianti, baroni, predicatori laici, come i politici, e religiosi e reddituari ne sono esentati; però, chi è costretto a lavorare per vivere, non è libero e perciò ha perduto la faccia, gli unici uomini liberi o uomini d’onore sono i privilegiati che non lavorano, hanno immunità giudiziarie e sono esentati, parzialmente o totalmente, dalle tasse.

La libertà religiosa è un test importante per stabilire il grado di democrazia in un paese, infatti, se c’è libertà si può appartenere a qualsiasi fede, si può cambiare liberamente fede e si può essere anche atei; in Italia la democrazia è imperfetta perché privilegia oil Vaticano e la religione cattolica; il Vaticano, come l’Islam, è stato contro libertà religiosa e contro apostasia, anche il Dalai Lama si è detto contro le conversioni al cristianesimo dall’induismo e dal buddismo, l’Islam condanna a morte gli apostati.

L’uomo è mosso da pregiudizi religiosi, politici, ideologici, razziali, familiari e culturali, sembra incapace di pensare liberamente ed autonomamente, perciò i militanti di partito non possono essere liberi pensatori; il pregiudizio è una visione di massa che dà sicurezza e inventa dei nemici; la cultura di massa, sponsorizzata anche dalla sinistra, è una bestemmia contro la libertà del pensiero individuale.

La chiesa è contro il controllo delle nascite, perché lo stato ha bisogno di soldati e contribuenti, la terra e il capitale senza uomini non rendono; con pochi uomini, la terra vale poco, più uomini abbassano i salari e fanno aumentare le tasse; le famiglie vorrebbero compensare la caduta della mortalità infantile con il controllo delle nascite, ma la chiesa non è d’accordo, per lo stato ed i partiti, il numero è potenza.

Bambini e adulti sono coltivati nelle favole, che sono bugie edificanti, l’insegnamento morale non dice tutta la verità. Pare che non sia sufficiente affermare che tutti devono avere gli stessi diritti, per aiutare le donne, bisogna affermare che hanno solo virtù e sono sempre vittime, per aiutare i popoli oppressi, bisogna affermare che non hanno mai oppresso nessuno, per salvare gli ultimi lupi rimasti, bisogna affermare che non hanno mai mangiato uomini; sono tutte bugie, ma servono a migliorare i comportamenti dell’uomo.

 

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it   numicco@tin.it 

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DECIMO COMANDAMENTO: NON DESIDERARE I BENI DEGLI ALTRI!

 

La chiesa cattolica ha modificato il piano dei dieci comandamenti, consegnati da Dio a Mosè sul monte Sinai, abolendo il secondo comandamento, che condannava il culto delle immagini, e dividendo l’ultimo comandamento in due comandamenti distinti, il nono: “Non desiderare la donna d’altri” e il decimo: “Non desiderare i beni degli altri”, così ha conservato i comandamenti nel numero di dieci. Il decimo comandamento, pur apparendo in fondo alla lista, per la chiesa non è il meno importante, con la sua manipolazione non si è sentita di stravolgere anche l’ordine dei comandamenti.

Va precisata l’esatta portata del decimo comandamento, il libro di deuteronomio (5,6-21) afferma che i beni in questione sono: la casa, la terra, gli schiavi, il bestiame ed altro; legittimamente possiamo inserire nella voce altro: il denaro, i preziosi, i mobili, il vestiario e gli oggetti personali.

E' chiaro che il comandamento, con il trascorrere dei secoli, ha subito un cambiamento di portata,  per esempio il richiamo alla schiavitù è divenuto inattuale nei tempi moderni, comunque, alla chiesa con il decimo comandamento interessava soprattutto difendere la sua proprietà della terra; prima della rivoluzione industriale, la terra era il bene più agognato da generazioni di contadini, di fame per la terra si nasceva, per la terra ci si faceva guerra e per la riforma agraria si facevano rivoluzioni.

La dottrina economica fisiocratica considerava l’agricoltura come l’univa vera attività economica,  ancora oggi, per convenzione, l’agricoltura è definita settore primario dell’economia, anche se nei paesi industrializzati produce meno reddito e ha meno occupati dell’industria e del settore dei servizi.

I contadini con i loro moti hanno chiesto la divisione delle terre già dal tempo dei romani, nel medioevo, al tempo della rivoluzione francese, al tempo dell’unità d’Italia, e dopo la seconda guerra mondiale in Sicilia, ancora oggi nel Messico esiste il movimento dei senzaterra; nel terzo mondo esiste la povertà anche perché nessuno vi ha fatto una riforma agraria, ancora oggi, in tutto il mondo, la chiesa, con le sue finanziarie agrarie e i prestanome, possiede tanta terra esattamente come nel medioevo.

La chiesa si espresse sempre contro l’abolizione dei feudi, del latifondo e della servitù della gleba,  al tempo di Sant’Agostino (354-430) in Africa settentrionale la rivolta dei donatisti, scomunicati come eretici, fu una rivolta di contadini poveri contro i proprietari terrieri, le questioni di fede si mischiavano spesso a quelle economiche e sociali; Agostino difese con risolutezza gli interessi dei possidenti, che erano spesso dei vescovi, come anche Eusebio aveva approvato la repressione dei contadini da parte di Costantino (274-337).

Papa Leone XIII (1878-1903) confidava nei parroci di campagna, per contenere le pretese dei contadini poveri, che minacciavano di occupare i latifondi; Mussolini, da socialista, aveva affermato che un  giorno i contadini avrebbero travolto i preti che si godevano la terra.

Al tempo dei Tudor (1485-1603) in Inghilterra ai contadini furono tolte la terra privata e la terra comune, Stalin fece la stessa cosa in Russia, a favore dello stato, le reazioni dei contadini furono sempre negative; Garibaldi in Sicilia dovette fronteggiare una rivolta contadina che reclamava la terra,  per non mettersi contro i principi, anche Lutero aveva scaricato i contadini; dopo la seconda guerra mondiale, in Sicilia, per ostacolare la riforma agraria ci si appoggiò al bandito Giuliano e alla mafia.

Negli Stati Uniti all’inizio solo i proprietari di terra avevano diritto al voto e chi non aveva terra non si considerava libero, perché gli americani erano memori del servaggio degli europei, legati alla terra e senza proprietà, infatti, Harlington affermava che il potere seguiva la proprietà della terra, non ignorando che in  Europa la terra era appartenuta alla chiesa e all’aristocrazia che avevano il potere.

Thomas Jefferson (1743-1826) autore della dichiarazione d’indipendenza americana, identificava la libertà con la proprietà della terra, l’inglese Hilaire Belloc (1870), per difendere la libertà di tutti, desiderava la distribuzione della terra; contro questa visione, esisteva il latifondo privato e la proprietà dello stato sulla terra che la dava in concessione, com’è accaduto nel medioevo e nel comunismo. Però lo stato, sotto qualsiasi sistema economico, è sempre espressione dell’interesse di una élite, la sovranità popolare è un’illusione terrestre come l’immortalità dell’anima è un’illusione celeste.

Ancora oggi nel terzo mondo un esercito di diseredati invoca la riforma agraria, tanti paesi poveri,  scarsamente popolati, con una riforma del genere e un aiuto dell’occidente per scavare pozzi e irrigare la terra, potrebbero risolvere i loro problemi alimentari, però anche in America latina le istituzioni religiose cattoliche, tramite finanziarie, detengono tanta terra.

I contadini sono stati sempre depredati dagli eserciti invasori, dallo stato e dalla chiesa che li tassavano e dalla borghesia delle città che li sfruttava; in Inghilterra, in Francia, Italia  e in altri paesi hanno lottato  per difendere le proprietà di terre comuni di villaggio contro gli accaparratori, dove raccoglievano legna, cacciavano, allevavano bestiame; non ebbero successo perché furono espropriati a vantaggio di privati capitalisti e speculatori.

La storia è stata fatta anche dalle  rivolte dei contadini che reclamavano la terra, durante la rivoluzione francese, le aspettative dei contadini vandeani furono tradite dalla borghesia; Garibaldi faceva requisizioni in campagna e i contadini si vendicarono facendo la spia ad austriaci e francesi, tra i garibaldini erano rappresentate tutte le regioni e le classi d’Italia, mancavano solo i contadini.

L’ex re di Napoli riuscì a fomentare una rivolta contadina contro i piemontesi, che avevano soppresso le terre comuni, tutti questi rivoltosi furono chiamati briganti. Al tempo di Franco, in Spagna, i contadini si rivoltarono contro i gesuiti che detenevano la terra, ancora oggi in Guatemala sono stati sterminati i contadini Maya, detti i Senzaterra, che hanno reclamato la terra.

Anticamente la terra era a gestione comunitaria, il loro uso era regolato da assemblee di villaggio, alle quali partecipavano gli anziani, dalle quali nacque il senato  romano, senator viene da senior o anziano; la terra era collettiva di villaggio e non oggetto d’accaparramento, anche perché abbondante mentre la popolazione era scarsa, questo terra a Roma era chiamata: “Ager publicus”.

Quando si affermò la piccola proprietà contadina, i piccoli contadini erano spesso insolventi verso  gli usurai, perciò erano espropriati e le loro terre accrescevano il latifondo; queste cose accadono ancora oggi in Sardegna e in Usa con le banche creditrici, purtroppo, con la proprietà privata, ne deriva anche la sua concentrazione, se lo stato non interviene con meccanismi correttivi come l’imposta di successione.

Al tempo di Roma, le terre conquistate erano divise, quelle migliori andavano agli speculatori e le peggiori ai veterani, la rivolta dei popoli italici contro Roma fu una rivolta di popoli contadini privati dei loro diritti comuni sulla terra. Sembra la storia dei pellirosse d’America, la storia che si ripete e dalla quale non si vuole imparare.

Con la schiavitù non si è padroni di se stessi e si è espropriati della proprietà e dei prodotti del proprio lavoro, la schiavitù esiste surrettiziamente per tutti gli spossessati di qualsiasi sistema economico, i ricchi e gli stati hanno sempre fatto degli espropri, mettendo le mani sulla proprietà dei poveri.

La schiavitù fu anche connessa al diritto di penale, al diritto di guerra o ai debiti, ancora oggi nel terzo mondo i nullatenenti diventano schiavi con i debiti e con il debito estero alcuni paesi, formalmente indipendenti, si sono messi nelle mani dei creditori; gli schiavi lavorano, per vitto e alloggio, fino alla morte, senza pensione, la quale una volta era riservata solo a concubini,  concubine, pretoriani,  cortigiani e maestri di palazzo; forse per noi si progetta questa sorte per il medioevo prossimo venturo, in  Italia abbiamo già pedaggi stradali, corporazioni e il Vaticano in casa.

Quando fu soppresso il feudo ci guadagnarono i baroni, perché la loro proprietà fu trasformata da  concessione in proprietà piena che poteva essere venduta, avevano solo il rischio di perdere gli agricoltori non più vincolati alla terra, questi però, senza terra, per vivere erano costretti a lavorare per altri. I membri del basso clero sono stati figli di contadini, trattati dalla gerarchia come servi della gleba, non potevano sposarsi, facevano testamento a favore della chiesa, non potevano cambiare mestiere, accade ancora oggi.

 

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it   numicco@tin.it 

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PERSIA: la fabbrica delle religioni

Mitra era stato una delle divinità della trimurti indo-persiana, fatta da Indra, Mitra e Veruna, fu adottato da Roma, dove prese il posto di Iside; il suo culto fu destinato, nei suoi contenuti, ad ispirare quello di Cristo, adottato ufficialmente dall’imperatore Costantino nel IV secolo. Prima dell’era volgare, lo zoroastrismo era nato in Persia e ispirò la teologia dei rabbini ebrei; dopo il cristianesimo, anche il manicheismo, che fondeva sincreticamente zoroastrismo, buddismo e cristianesimo, fu patrocinato dall’impero persiano.

La fede di Maometto fu lanciata dai califfi Abassidi persiani, ancora oggi in Persia si aspetta una rivoluzione religiosa e il ritorno del Mahadi, una specie di messia; la fede Bahai persiana, nata alla metà del XIX secolo e considerata eretica dall’Islam, ritiene che il suo fondatore e non Maometto sia l’ultimo profeta. La Persia sembra una fabbrica di religioni. Seguendo questa prassi consolidata del potere, nel ventesimo secolo, in Indocina, i servizi segreti francesi, per l’esercizio del potere, s’inventarono una nuova religione, che fondeva buddismo, cristianesimo, taoismo e confucianesimo, chiamata caodaismo, la quale però ebbe poco successo.

Se l’Islam è diviso tra sunniti e sciiti e tra tante sette politiche, specie di partiti armati, tuttavia è in fermento e mira al dominio mondiale, i suoi dirigenti sono intelligenti e perciò sono, in realtà, increduli come quelli occidentali; vista la storia di ebrei, cristiani e Islam, hanno capito che possono raggiungere questo dominio con l’aiuto della religione. Alla Persia la bomba atomica non serve per usarla in guerra, ma per assicurarsi l’impunità quando alimenta le rivoluzioni, come fece il comunismo in tutto il mondo. Con una politica avventurista, la Persia non vuole fare la fine dell’Irak di Saddam.

L’Arabia Saudita finanzia moschee in tutto il mondo e anche in Albania, però lo stato che nel mondo spende di più per la religione è l’Italia; la bomba atomica del Pakistan è stata finanziata dall’Arabia Saudita, in Pakistan il governo è filo-occidentale ed i servizi segreti ed il popolo islamismi. Afghanistan, Pakistan e Iran sono molto instabili e gravitano nella stessa zona geografica, L’Arabia sunnita pare sia ostile all’Iran Sciita.

Ci sono uomini che sono capaci di vivere solo con una grande fede, e quando perdono una fede, passano ad un’altra, alcuni hanno rinunciato ad una fede religiosa per il comunismo, altri al comunismo per convertirsi all’Islam, ma sono pochi; la fede laica in un partito e la fede religiosa possono essere equipollenti, basta recitare solo metà della storia, cioè quella che conviene al proprio partito o alla propria religione.

Oggi in occidente, soprattutto in Italia, si è capito che la nostra è solo una falsa democrazia, è molto difficile però che ci si converta all’Islam perché attratti dalla sharia, con i compensi celesti per chi muore nella guerra santa, ai quali non credono, interiormente, nemmeno gli islamici intelligenti, ma sono costretti a fingere di crederci. Una sola ragione potrebbe spingere gli uomini occidentali, ora in crisi di identità, alla conversione all’Islam, la promessa di un recupero della loro autorità in famiglia, con la moglie e i figli. 

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it   numicco@tin.it

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CATTOLICI CONTRO ORTODOSSI

 

Le religioni omologate al potere sono intolleranti, non solo quelle monoteiste, perché gelose dei loro seguaci dai quali provengono le loro entrate, perciò ne sono nate le guerre di religione, in cui la religione è un pretesto per favorire il sacrificio dei combattenti; la religione nobilita la guerra, nel senso che le conferisce una causa apparentemente nobile e così rende facile l’abnegazione dei combattenti, però l’oligarchia, anche quando si professa religiosa, è in realtà sempre atea.

Le religioni minoritarie hanno invocato la tolleranza ma, una volta arrivate al potere, hanno preteso  privilegi e sono divenute intolleranti; con l’aiuto della religione, gli ebrei conquistarono Canaan, con l’aiuto della religione, l’Europa cristiana si espanse in guerra, con la religione e la spada si diffuse l’islamismo.  Il cattolicesimo settario e monopolistico ha cacciato ebrei, pagani, eretici cristiani, protestanti e ortodossi, l’Islam ha fatto la stesa cosa con zoroastriani, cristiani ed ebrei; di seguito riporto alcuni indirizzi della politica della chiesa cattolica verso la chiesa ortodossa, poco conosciuta ai più.

Nel 1941 la Jugoslavia fu invasa dal nazifascismo e la Croazia proclamò la secessione dalla Jugoslavia, facendo capo del nuovo stato il cattolico fascista Ante Pavelic, che costituì il governo ustascia, che proclamava la superiorità razziale dei croati cattolici sui serbi ortodossi. La dittatura ustascia di Pavelic trovò il pieno e convinto sostegno della santa sede e di tutto il clero croato, rappresentato dall’arcivescovo di Zagabria, Alojzije Stepinac, avviò una campagna di persecuzioni razziali contro serbi ed ebrei, arrivò a sterminare 50.000 ebrei e tutti i rabbini, con l’avallo del cattolicesimo croato permeato d’antigiudaismo.

I croati distruggevano villaggi serbi e deportavano ebrei, il Vaticano ricevette un appello per intervenire ma non intervenne, anche perché i croati promettevano salva la vita agli ortodossi che si convertivano al cattolicesimo, previo il pagamento di una tassa alla chiesa cattolica. Monsignor Stepinac definiva i serbi rinnegati della chiesa cattolica, mentre Pavelic e i miliziani ustascia erano ricevuti con tutti gli onori in Vaticano, il nunzio a Zagabria, monsignor Marcone, era in ottimi rapporti con Ante Pavelic,  per i sacerdoti e frati francescani croati, lo stato croato era una loro creatura.

In quest’opera di conversione Sidonje Scholz, a capo dei missionari cattolici, fece torturare ed uccidere un sacerdote serbo, a sua volta fu ucciso dai serbi e perciò fu definito martire dalla chiesa cattolica croata. In Croazia, i frati francescani ustascia, come padre Simic Knin, prendevano parte agli attacchi contro la popolazione ortodossa, avevano campi di sterminio diretti da Vjeroslav Luburic; l’Auschwitz croata era diretta dal francescano Miroslav Filipovic-Majstorovic, che divenne maggiore della milizia e comandante dei gruppi speciali di liquidazione, però non era il solo frate aguzzino in Croazia.

Con questi sistemi in pochi anni in Croazia perirono 600.000 persone, però il Vaticano continuò a sostenere la dittatura ustascia in Croazia;  Montini era convinto che la Croazia era un baluardo contro il bolscevismo e nel 1942 il segretario di stato Maglione manifestò il suo personale disprezzo verso i serbo-ortodossi. Il nunzio Marcone cercò di giustificare il trattamento inflitto ai serbo-ortodossi e monsignor Alojzije Stepinac ricordò al Vaticano le benemerenze del regime, che aveva lottato contro aborto,  pornografia, massoneria, comunismo e blasfemia; inoltre, aveva introdotto l’educazione religiosa a scuola e nelle caserme, aveva favorito le scuole confessionali, aumentato la dotazione per il clero, costituito un corpo di cappellani militari, costruito e riparato chiese; senza ricordare che alcune di queste chiese erano state tolte agli ortodossi. 

Con la caduta del nazismo, Ante Pavelic, prima di fuggire, affidò a monsignor Stepinac 36 bauli colmi di preziosi, sottratti agli ortodossi, che furono custoditi in Vaticano e amministrati dalla banca vaticana IOR; tra i fuggiaschi vi erano anche vescovi compromessi, come Ivan Saric e Jozo Garic, che si nascosero in conventi francescani austriaci. Monsignor Stepinac invece rimase a Zagabria, il governo di Tito propose alla santa sede di richiamarlo a Roma, ma questa rispose di no, perciò fu arrestato e condannato a sedici anni di reclusione e poi scarcerato dopo cinque.

Alla fine del 1946 “L’Osservatore Romano” commentò che Stepinac era stato araldo della fede cristiana contro il comunismo, il 12 gennaio 1953 papa Pacelli gli attribuì la porpora cardinalizia,  morì di morte naturale nel 1960 e nel 1998 fu beatificato da Giovanni Paolo II. Anche Pavelic fu nascosto da monsignor Dragonovich in un convento di francescani in Austria, poi nel 1947 era a Buenos Aires, sotto la protezione del generale Peron; caduto Peron, fuggì a Santo Domingo, dove ottenne la protezione del dittatore Truijllo. Nel 1959 si stabilì a Madrid, sotto la protezione di Franco, ospitato in un convento francescano, dove morì nel febbraio del 1960;  Giovanni XXIII gli fece pervenire la sua benedizione. Tutti questi dittatori erano, come Mussolini,  figli diletti della chiesa cattolica.

Gli Usa ed il Vaticano, con il piano Odessa e il canale dei topi, avevano fatto fuggire in Sudamerica  criminali ustascia e nazisti, tra loro era anche Adolf Eichmann; nel 1960 questo fu catturato in sudamerica dai servizi segreti israeliani, il cardinale Antonio Caggiano, vescovo di Buenos Aires, protestò energicamente per la cattura. Il Vaticano, entrato in possesso del tesoro degli ustascia, non voleva più restituirlo, Ante Pavelic chiese, a tale proposito, l’aiuto di Peron, però senza risultato; comunque, in Vaticano monsignor Dragonovich riuscì a trafugare una parte del malloppo, aiutato da monsignor Cippico, che  fu ridotto allo stato laicale dal papa e poi fu arrestato dalla polizia italiana, per esportazione illegale di capitali, cioè del malloppo ustascia.

George Zivkovic, serbo ortodosso, oggi cittadino americano, ha deciso di chiedere la restituzione  di quel tesoro al Vaticano e all’ordine dei francescani, perciò, con altri concittadini, ha intentato causa al Vaticano, accusandolo anche di ricettazione. La santa sede ha invocato l’immunità, perché stato sovrano, ed ha chiesto al governo americano di intervenire, tentando portare la controversia giudiziaria sul piano politico. Nel 1927 Mussolini creò per Ante Pavelic, un centro d’addestramento al terrorismo vicino Parma, poi, negli anni trenta, l’Italia ospitò due campi d’addestramento, dove i terroristi croati erano istruiti all’uso delle armi contro i serbi; nel 1934 re Alessandro di Jugoslavia fu ucciso, i responsabili avevano denaro e passaporti italiani, per questo delitto Pavelic fu condannato a morte in Francia, ma Mussolini si rifiutò di estradarlo.

Così Pavelic continuò a vivere in Italia, a spese del governo italiano, era  rifornito di denaro e armi da Mussolini, ospitato in campi d’addestramento nelle isole Eolie,  aveva l’accesso a radio Bari per trasmissioni di propaganda dirette in Jugoslavia. Il 10.4.1941, dopo l’invasione della Jugoslavia, i fascisti croati, capeggiati da Ante Pavelic, proclamarono l’indipendenza della Croazia. L’arcivescovo di Zagabria, Stepinac, era un nazionalista ed aveva partecipato a parate naziste e fasciste, nello stato croato furono tollerate solo la religione islamica e quella cattolica, mentre ebrei e ortodossi subivano persecuzioni. Chiese e monasteri ortodossi furono distrutti, preti e vescovi ortodossi furono torturati e assassinati, solo nel 1941 in Croazia 100.000 civili furono uccisi e la chiesa ortodossa di Glina fu trasformata in mattatoio.

Nello sterminio si distinsero i figli di San Francesco d’Assisi, i cui conventi erano depositi d’armi per gli ustascia, il francescano Augusto Cevola girava con la pistola sotto la tonaca, invitando il popolo ad assassinare gli ortodossi. Altri francescani occupavano il posto di boia in campi di concentramento dove si eseguiva la decapitazione di massa, anche il prete cattolico Bozidar Bralo viaggiava con un mitra e partecipava all’eccidio di serbi.

Dopo il crollo del nazi-fascismo, i conventi francescani divennero luoghi di rifugio dei massacratori ustascia in Austria, a Klagenfurt, in Italia, a Modena, e in Francia, protetti dalla chiesa cattolica; in Vaticano il cardinale Tisserant condannò le gesta di questi francescani, però Pio XII protesse Pavelic e Stepinac che avevano assicurato la conversione di 250.000 ortodossi al cattolicesimo.

Nel corso della seconda guerra mondiale, in Croazia furono assassinate centinaia di migliaia di persone, in larga maggioranza ortodosse; il papa appoggiò l’invasione della Russia da parte dei nazisti e non protestò per la distruzione delle sue chiese ortodosse, da parte dei comunisti e dei nazisti, perché voleva la diffusione del cattolicesimo in quel paese. A Roma era stato creato un seminario speciale, il collegium russicum, il quale istruiva i preti in russo e ucraino, per la futura campagna missionaria in Unione Sovietica; nel 1940, a tale proposito, ci fu collaborazione tra generale dei gesuiti e nazisti, un anno prima dell’attacco tedesco, i seminaristi gesuiti del collegio attraversarono in incognito i confini sovietici, per operazioni di spionaggio. In pratica, il collegio era un’istituzione per la formazione d’agenti e spie vaticane.

I nazisti agevolarono l’attività missionaria dei preti cattolici nei territori occupati, come hanno sempre fatto le potenze coloniali europee, anche perché i tedeschi sapevano che il papa voleva la distruzione della Russia comunista. Altri vescovi e preti ustascia criminali hanno trovato asilo in Spagna, Austria, Svizzera, Egitto e Usa; il prete Dragonovich,  che uccise 60.000 persone, dopo la guerra scomparve in Vaticano, divenendo professore al seminario cattolico tedesco. Adolf Eichmann fuggì con l’aiuto di padre Benedetti, che teneva collegamenti con l’organizzazione clandestina Odessa, altri nazisti si rifugiarono all’estero con l’aiuto del Vaticano, tre loro erano  Bormann, Mengele e Barbie.

Alla fine del 1946 “L’Osservatore Romano” commentò che Stepinac era stato araldo della fede cristiana contro il comunismo; il 12 gennaio 1953 papa Pacelli attribuì a monsignor Stepinac la porpora cardinalizia, questo morì di morte naturale nel 1960 e nel 1998 fu beatificato da Giovanni Paolo II. Nel 1917, allo scoppio della rivoluzione in Russia, il cardinale Gasparri aveva sperato che ne nascesse un indebolimento della chiesa ortodossa, per estendere l’influenza della chiesa cattolica in quelle terre, poi fu disilluso dall’avvento del comunismo. Nel 1923 Mussolini a Rodi costrinse la chiesa ortodossa a recidere i legami con Costantinopoli,  per riconoscere l’autorità del papa,

La chiesa cattolica promosse le crociate non solo contro l’Islam, ma anche per sottomettere la chiesa ortodossa, Costantinopoli fu saccheggiata anche dai crociati, ai quali si prometteva la remissione dei peccati. I bizantini presero le distanze dai crociati, che avevano preso a saccheggiare anche città cristiane e chiese ortodosse; si erano uniti ai crociati avventurieri, uomini d’arme spiantati e contadini affamati; molte volte la chiesa ortodossa russa è stata minacciata dal proselitismo cattolico.

A Zara, sotto controllo dei crociati, arrivò Angelo Alessio, figlio dell’imperatore spodestato di Costantinopoli, che propose ai crociati una deviazione per Costantinopoli, per rimettere sul trono suo padre, promettendo in cambio la fine dello scisma religioso. Così iniziò la quarta crociata  (1202-1204), sotto papa Innocenzo III, in quell’occasione i cristiani entrarono a Costantinopoli; poiché  Alessio ed i capi della religione ortodossa si erano rifiutati di mantenere gli impegni, i crociati si diedero al saccheggio, violentarono donne e religiose; in quell’occasione, Venezia s’impossessò di tesori d’arte di Bisanzio e di tante isole dell’Egeo.

Nel 1939 Pacelli approvò l’invasione della Cecoslovacchia da parte dei nazisti; a capo della Slovacchia fu messo il prete cattolico antisemita Tiso, che instaurò un regime fascista e fu promosso dal papa monsignore. Tiso dichiarò che il suo regime si sarebbe ispirato al nazionalsocialismo tedesco e al cattolicesimo romano, così furono abolite libertà, partiti, perseguiti ortodossi, protestanti ed ebrei.

Sotto di lui il 90% dei preti slovacchi pregò per Hitler, Tiso inviò truppe a fianco della Germania in Polonia e Unione Sovietica e favorì l’apertura di campi di concentramento. Nel 1945 monsignor Tiso fu condannato dagli alleati come criminale di guerra, però fu difeso fino all’ultimo dal Vaticano. Anche nella repubblica ceca l’alto clero collaborò con i nazisti, nel 1944 il governatore tedesco scrisse a Hitler dicendo di appoggiarsi all’alta gerarchia della chiesa cattolica ceca. Hitler indusse il papa a non condannare l’invasione della Polonia cattolica e ad utilizzare i polacchi per una crociata contro i sovietici,  Pio XII  acconsentì, a patto che gli interessi della chiesa in Polonia fossero salvaguardati.

D’altra parte, i sovietici, nella parte di Polonia da loro occupata, fecero persecuzioni religiose, chiudendo scuole e chiese cattoliche, esattamente come avevano fatto i cattolici dopo la prima guerra mondiale, a spese degli ortodossi, nei territori passati dalla Russia alla Polonia. Nei balcani l’espansionismo papale si era servito dell’Austria e dei croati; dopo il crollo della Turchia e dell’Austria, avvenuto nel 1918, il Vaticano fu teso a contrastare la chiesa ortodossa nei balcani, perciò negli anni ‘20 e ‘30 dispiegò un’intensa attività in Jugoslavia, attraverso l’azione cattolica, appoggiandosi sulla Croazia.

Dopo la seconda guerra mondiale si sentì la stessa esigenza, d’altra parte, in Ucraina negli anni ’20  la chiesa uniate cattolica fu costretta dal regime comunista a fondersi con quella ortodossa; nel 1950 la cosa si ripeté in Slovacchia, dove il regime comunista ordinò l’eliminazione della chiesa cattolica uniate, che dovette fondersi con la chiesa ortodossa. In Croazia Pavelic praticò deportazioni e  stermini, cioè fece della pulizia etnica d’ebrei, zingari, ortodossi e comunisti, il Vaticano non reagì a questi massacri, il primate di Croazia era l’arcivescovo Stepinac, rappresentante dello stato in Vaticano,  che sosteneva il regime.

In Croazia furono proibiti i matrimoni misti, proibito l’alfabeto cirillico, furono chiuse le scuole ortodosse, fu imposta la conversione forzata;  i croati si appropriarono delle chiese degli ortodossi, i serbi si scavavano la fissa ed erano legati col filo di ferro, erano ammazzati con l’accetta e seppelliti vivi;  alcuni di loro erano torturati, accecati  e fatti a pezzi. Gli ustascia chiedevano ai serbi i certificati di conversione al cattolicesimo, chi li esibiva era risparmiato, invece gli ebrei erano sistematicamente eliminati, senza eccezioni.

Ciò malgrado, lo stato di Croazia fu riconosciuto dalla santa sede come bastione contro il comunismo, nel massacro dei serbi il clero cattolico ebbe un ruolo di guida ed il papa non si dissociò dalle azioni degli ustascia croati. Stepinac esortava i fedeli a collaborare con Pavelic, i frati francescani ebbero un ruolo nei massacri, giravano armati, facevano omicidi, saccheggiarono villaggi e dirigevano campi di concentramento.

Tra questi frati vi era Bozidar Bralow, alle donne furono recisi i seni, agli uomini furono strappati occhi e  genitali; pare che gli occupanti italiani, anche se fecero repressioni, salvassero dallo sterminio ustascia 33.464 civili, tra cui 2118 ebrei. Il vescovo cattolico di Mostar  esprimeva la brama storica dell’episcopato croato per la conversione in massa al cattolicesimo degli ortodossi. Questo vescovo appoggiava i massacri, i vescovi croati avallavano anche la politica di conversione forzata, alcuni di loro sedevano nel parlamento croato, volevano approfittare della buona occasione per un’opera d’evangelizzazione, il Vaticano puntava all’evangelizzazione dell’est.

Il 6.3.1942 il cardinale francese Tisserant  denunciò che i francescani, tra cui padre Simic di Knin, volevano distruggere la chiesa ortodossa croata e disse che, fino ad allora, erano scomparsi 350.000 serbi dalla Croazia; ciò malgrado, Pacelli ricevette in visita a Roma gli ustascia croati. Il papa pensava che l’evangelizzazione dell’est passasse per la Croazia e riteneva che tra nazismo e comunismo fosse meglio il nazismo, l’avanzata tedesca dava l’opportunità di evangelizzare l’est.

In Vaticano esisteva un ufficio per l’attività missionaria all’est, la congregazione per la chiesa orientale, guidata dal cardinale Tisserant; in Germania Heydrich pensò di ostacolare il piano di conversione cattolico, che chiamava piano Tisserant, che doveva far perno sui cappellani militari, Hitler non voleva che il Vaticano divenisse il solo beneficiario della guerra all’est. Nel 1925  i vescovi latini di Russia erano stati eliminati dai bolscevici, perciò quell’anno Pio XI, che non voleva rinunciare alla Russia, mandò in quel paese, in missione segreta, il vescovo gesuita Michel d’Herbigny, con l’ordine di nominare altri vescovi in clandestinità. Questo ne nominò sei che però furono eliminati dai russi; il Vaticano ha perseguito la stessa politica in Cina, perciò ancora oggi Russia e Cina temono molto la penetrazione di questi agenti vaticani o pseudo- missionari.

Pio XI (1922-1939) istituì una commissione vaticana per la Russia e aprì a Roma il Collegio Pontificio Russo, noto come Collegium Russicum, ed il collegio pontificio ruteno, per preparare sacerdoti missionari  in Urss; anche altre istituzioni ecclesiastiche cattoliche erano impegnate in attività missionarie d’evangelizzazione della Russia, come l’abbazia di Grottaferrata, vicino Roma, di Chevetogne in Belgio, di Velehrad in  Moravia; erano impegnati in questa impresa redentoristi, assunzionisti, gesuiti ed il clero di Polonia.

Nel 1932 sa Londra, anche John Carmen Heenan, divenuto poi arcivescovo di Westminster, si recò in missione in Russia, camuffato da viaggiatore di commercio, s’innamorò della sua interprete russa e  fu arrestato, quindi tornò in fretta in Inghilterra. Nel 1941, dopo l’invasione dell’Unione Sovietica, questi religiosi missionari partirono per la Russia come cappellani militari e s’insidiarono in zone prescelte, dove i il popolo era rimasto senza pastori; i tedeschi ne fucilarono alcuni  con l’accusa di diserzione, mentre i russi misero nei gulag quelli da loro scoperti.

Tisserant era soprattutto interessato ai cattolici  di rito orientale o bizantino  dell’Ucraina, ai cui sacerdoti era permesso anche di sposarsi; secondo il papa, l’evangelizzazione doveva arrivare fino alla Russia e in Grecia, per riassorbire lo scisma orientale; secondo Pacelli la Croazia doveva servire da testa di ponte, perché tutti tornassero all’unità con Roma. Gli ustascia in fuga avevano un bottino di 80 milioni di dollari, rubato agli  ebrei ed ai  serbi; dopo la guerra, il Collegio di San Girolamo degli illirici a Roma  divenne il quartier generale degli ustascia, che qui si procurarono documenti falsi per emigrare, nel collegio operava il professore di seminario Dragonovich, che nel 1958 fu espulso dal collegio.

Questo aiutò gli ustascia a fuggire verso il sud America, soprattutto verso l’Argentina, raccolse i preziosi degli ustascia e collaborò con gli americani a far fuggire il doppiogiochista Klaus Barbie in Bolivia; Barbie era stato  capo della gestapo a Lione, dove perseguitò gli ebrei. I francescani dell’Erzegovina controllano il santuario di Medjugorje, aiutati dai croati d’America, hanno favorito l’affermazione del presidente  Tudjman; con la disgregazione della Jugoslavia, hanno utilizzato la caritas francescana per affiancare le milizie croate contro i musulmani e i serbi; nella recente guerra civile le milizie nazionaliste croate avevano sede a Medjugorie.

L’arcivescovo di Zagabria, Stepinac,  responsabile dello sterminio dei serbi, fu sottratto al tribunale di Norimberga perché nascosto dal Vaticano in un collegio di Roma e poi riparò all’estero; Ante Pavelic, sostenuto dall’arcivescovo Stepinac e da Pio XII, si accanì contro le minoranze etniche e soprattutto contro i serbi,  Stepinac non condannò i frati francescani che assassinavano i serbi e fu ricevuto in udienza da Pio XII.

Nel 1990 il presidente della Croazia, Tudjman, sostenuto da Germania e Vaticano, relegò ancora una volta le minoranze in serie B, cioè negando loro gli stessi diritti dei croati; poi nel 1991, scoppiata la guerra con la Jugoslavia, diede ordine di uccidere tutti i serbi, comprese donne e bambini. Nel 1998, quando papa Giovanni Paolo II beatificò Stepinac, il centro ebraico Simon Wiesenthal, che aveva cacciato i criminali nazisti, aveva inutilmente lanciato un appello perché ciò non avvenisse. Il risultato di questa politica vaticano-tedesca fu una guerra che procurò 250.000 morti e molti senzatetto, anche se il Vaticano, con la sua propaganda, si diceva sempre contro la guerra; comunque, con l’indipendenza di Croazia e Slovenia, guadagnò nuovi seguaci e fece un concordato, economicamente vantaggioso per esso, con il governo croato.

Nel 1999 i sopravvissuti all’olocausto ustascia di Usa hanno fatto causa presso il tribunale federale di San Francisco per un  risarcimento di 18 milioni di dollari da parte dell’ordine francescano, chiedendo la restituzione del bottino rubato dagli ustascia. I soldi trafugati furono  depositati in  Vaticano, il quale, poiché non deve mai rendere conto a nessuno dei propri atti, affermò che erano stati utilizzati per finanziare la ratline vaticana, cioè per far fuggire in sudamerica i criminali nazisti, il processo è in corso.

Alla vigilia della prima guerra mondiale Pacelli fece un concordato con la Serbia, a maggioranza ortodossa, che irritò l’Austria, perché minacciava il protettorato austriaco sul paese; la Serbia nel 1912 aveva sconfitto la Turchia e si era annessa territori abitati da musulmani, era anche incoraggiata dalla Russia a sfidare l’impero austriaco. Per il Vaticano, il concordato stipulato anche con la Serbia ortodossa doveva servire a sanare lo scisma ortodosso e doveva  favorire l’evangelizzazione della Russia e della Grecia; con questo concordato il papa aveva il diritto d’investitura dei vescovi cattolici del paese, prima riservato all’Austria; probabilmente questo concordato arroventò il clima che portò all’assassinio dell’arciduca Ferdinando a Sarajevo e poi alla guerra che la Serbia voleva.

Il concordato garantiva libertà alla religione cattolica e finanziamenti ai suoi vescovi, cioè intaccava i privilegi della chiesa serba ortodossa, garantiva clero e scuole cattoliche e l’istituzione di seminari cattolici; il concordato doveva anche favorire la nascita di una grande Serbia, assieme alla Croazia, perché l’unico ostacolo all’unione con i croati, di stella lingua e razza, era la religione ortodossa.

Con queste premesse, nella seconda guerra mondiale i croati cattolici si scatenarono, con un risorto  spirito di crociata,  contro i serbi ortodossi. L’ecumenismo di Giovanni Paolo II ha ricevuto l’opposizione del patriarca di Mosca che lo ha interpretato come un tentativo d’espansione di Roma verso Mosca; anche la chiesa greca ha lo stesso atteggiamento verso Roma, come la Cina.

Nel medioevo l’impero germanico, con il sostegno dal papa, si era scontrato con il mondo slavo e ortodosso; a Filippopoli ci furono cruente battaglie tra cristiani tedeschi e bizantini, ad  Adrianopoli il duca Federico I di Svevia, detto  Barbarossa, fece bruciare un convento ortodosso e fece uccidere  monaci ortodossi. La Spagna musulmana fu l’obiettivo della riconquista spagnola e cristiana, conclusasi nel XV secolo, del resto, anche l’Islam aveva tolto, con la forza, la Spagna ai visigoti cristianizzati; il popolo non è stato mai veramente sovrano da nessuna parte ed in nessuna epoca,  perciò, non mette mai becco nelle vicissitudini territoriali delle nazioni.

In precedenza la Spagna era stata di iberi, cartaginesi, romani, gli arabi vi arrivarono nel 711 dal Marocco; perciò, quelle condotte in Spagna, furono le prime crociate cristiane e durarono sette secoli,  condotte dai re d'Aragona e Castiglia contro gli islamici; con la riconquista, ne furono colpiti islamici ed ebrei. Il papa, per interessi economici e di  potere, perché i proselitismo è una scusa, ha diretto crociate anche contro altri cristiani eretici, come gli albigesi. Oggi la chiesa ortodossa russa, sostenuta dal governo, è ostile all’espansionismo vaticano e perciò ha rifiutato anche una visita del papa nel paese, mentre in  Ucraina, oggi indipendente, è guerra tra chiesa uniate, legata a Roma, e chiesa ortodossa, legata a Mosca. Perciò il paese pare spaccato e Radio Apostolica italiana, cioè la RAI, non ce ne fornisce la ragione.

Bibliografia:

- I mercanti del Vaticano – di Mario Guarino – Kaos edizioni,

- Il manganello e l’aspersorio – di Ernesto Rossi – Kaos edizioni,

- Il libro nero del cristianesimo – di Fo-Tomat-Malucelli – edizione Nuovi Mondi,

- I papi, storia e segreti – di Claudio Rendina – Newton editore,

- Il Vaticano, storia e segreti – di Claudio Rendina – Newton editore,

- Verità e menzogne della chiesa cattolica – di Pepe Rodriguez – Editori Riuniti,

- Gli italiani sotto la chiesa – d Giordano Bruno Guerri – Mondatori editore,

- La piovra vaticana – di Pippo Gurrieri  - La Fiaccola editore,

- Mussolini – dio Denis Mack Smith – Rizzoli editore,

- Il gallo cantò ancora – di Karlheinz Deschner – Massari editore,

- Il secolo dell’odio – di Gianni Moraini – Marsilio editore,

- Gli italiani sotto la chiesa – di Giordano Bruno Guerri – Mondatori editore,

- Il papa di Hitler – di John Cornwell – Garzanti editore,

- Habemus papam – di David Yallop – Nuovi Mondi Media editore.

 

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it    numicco@tin.it 

 

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L’OPPOSIZIONE ALL’INTERNO DELLA CHIESA

Quasi da sempre, la chiesa cattolica è una struttura di potere ed una monarchia assoluta, con la sua gerarchia, la sua autorità e la sua obbedienza, fino ad oggi; gli stessi papi hanno ribadito che la Chiesa non è una democrazia, non ha partecipazione laica né decentramento, anche se ha le sua articolazioni locali. Questa Chiesa ha sostenuto le dittature, con le quali ha fatto i concordati, ed ha sempre rimpianto istituzioni feudali e medioevali, come  i servi della gleba ed signori divisi in rigide caste, quando era tutelata la proprietà della  terra e l’autorità aristocratica ed ecclesiale, come le corporazioni dell’età comunale, copiate dal fascismo e vigenti in Italia ancora oggi.

Come lo Stato, anche la Chiesa ha sempre avuto voci dissidenti al suo interno, compensati con il rogo, l’espulsione, il trasferimento, l’arresto della carriera o l’imposizione del silenzio; Chiesa e Stato, fratelli siamesi, rivendicano l’omertà dai loro propri dipendenti, chiamata discrezione o segreto d’ufficio, segreto d’amministrazione o segreto militare. E’ un fatto che dalla fine della seconda guerra mondiale in Italia 30.000 sacerdoti hanno abbandonato il sacerdozio, non volevano più mentire a se tessi; invece di difendere il loro status economico e sociale, hanno preferito gettare la tonaca, con ciò rivelando il loro disagio verso la fede,  verso la gerarchia e sul ruolo della Chiesa.

Tra queste persone dissenzienti, nella storia della Chiesa, ci sono stati autentici giganti, persone di grande cultura, anche perché una volta solo la Chiesa dava cultura ed entrare in seminario era come vincere una borsa di studio per i figli intelligenti dei contadini. Mi piace citare alcuni nomi tra questi giganti e ricordare alcune loro idee, presi tra un elenco lunghissimo di personaggi che è impossibile citare in toto.

Già nel II secolo, il vescovo Tertulliano, uno dei padri della chiesa, stanco del potere dei vescovi, abbandonò il cattolicesimo e si convertì al montanismo gnostico. Nel 313 fu scomunicato come eretico il vescovo Donato, la sua setta nordafricana dei donatisti aveva questo programma, chiedeva la distribuzione delle terre dei latifondi, la liberazione degli schiavi, l’annullamento dei debiti e la proibizione dell’usura. I donatisti furono massacrati dalle truppe di Costantino, sollecitate dalla Chiesa e da Agostino, i vescovi erano i più grandi latifondisti del Nordafrica.

I donatisti facevano dipendere la validità dei sacramenti dalla purezza di chi li amministrava, perciò volevano vescovi irreprensibili, erano intransigenti con i sacerdoti lussuriosi, omicidi e apostati, mentre i cattolici perdonavano tutto a tutti, con la tesi che la Chiesa era sempre santa, anche se le persone che l’amministravano erano corrotte. Il donatismo, per rendere valido il sacramento, esigeva dal ministro di culto lo stato di grazia, chiedeva l’uscita dalla Chiesa con il peccato; tale intransigenza avrebbe potuto ostacolare la diffusione del cristianesimo e rendere rari i sacerdoti.

Nel IV secolo gli eretici donatisti si erano levati anche contro le intromissioni degli imperatori negli affari interni della Chiesa, chiedevano libera Chiesa in libero Stato; invece nel 451 il concilio di Calcedonia definì, cortigianamente, l’imperatore sacerdote e dottore della fede e papa Leone I Magno (440-461) dichiarò di riconoscere all’imperatore un’infallibilità anche in materia di fede.

Nel 381 il vescovo Gregorio di Nazianzio attestò l’ostilità profondissima regnante tra i cristiani, affermava che le lotte nascevano dalla sete di dominio e che la salute delle anime era solo un pretesto. Nel 405 Gerolamo, autore della Vulgata latina e personalmente sessuofobo, affermò che alcuni diventavano preti per poter meglio frequentare le donne. Il domenicano Girolamo Savonarola (1452-1498) denunciò le ricchezze della Chiesa e chiese la sua  riforma, affermava che papa Alessandro VI era l’anticristo e lo accusava d’essere simoniaco, incestuoso ed eretico; finì sul rogo.

Il domenicano Giordano Bruno (1548-1600) non credeva al peccato originale ed alla divinità di Cristo, era eliocentrico come Copernico ed attaccò il monachesimo suino; anche lui finì sul rogo.

Lo storico frate servita Paolo Sarpi (1552-1623) criticò i libri bruciati dall’Inquisizione, affermò che così la religione faceva gli uomini insensati; denunciò la decadenza morale della Chiesa, fu scomunicato ed i gesuiti tentarono di assassinarlo. Il domenicano Tommaso Campanella (1568-1639) era contro i ricchi e voleva una società comunista; morì in carcere.

Il sacerdote Jean Meslier (1644-1729), nel suo testamento, rinnegò il cristianesimo, disse che le religioni erano imposture, alle quali i preti generalmente non credevano, e che queste imposture servivano a coprire gli abusi, cioè erano un aiuto al governo ed allo sfruttamento. Il chierico Arnaldo da Brescia, impiccato nel 1155, era contro il clero mondano, contro le ricchezze della Chiesa e contro il potere temporale dei papi; come i donatisti, negò la validità dei sacramenti amministrati da sacerdoti indegni, sostenne la repubblica romana contro i papi e dichiarò che la donazione di Costantino era un falso.

L’abate liberale Antonio Rosmini (1797-1855), consigliere di Pio IX, chiedeva una costituzione civile per il clero, invitava la Chiesa a donare i suoi beni al popolo; chiese l’elezione popolare di vescovi e preti e l’affidamento ai laici dell’amministrazione dei beni ecclesiastici. Rosmini denunciò cinque piaghe che colpivano la Chiesa: la lontananza del clero dal popolo, il basso livello d’istruzione dei preti, la rivalità tra i vescovi, la dipendenza dei laici dalla Chiesa, l’asservimento della Chiesa alle ricchezze. Di rimando, Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti, accusò Rosmini d’essere giansenista in teologia, panteista in filosofia e liberale in politica.

Alla vigilia dell’unità nazionale, il gesuita  Carlo Passaglia era vicino alla causa nazionale e contrario al potere temporale dei papi; il papa decretò la scomunica per tutti quelli che lo incitavano ad abbandonare il potere temporale, perciò il Passaglia fu sospeso "a divinis" e depose l’abito ecclesiastico. Nel regno di Napoli,  com’era accaduto nella rivoluzione francese, anche Garibaldi era attorniato da un’orda di preti sposati e antipapisti; con Garibaldi vi era un prete in camicia rossa, Giovanni Pantaleo, a Napoli la chiesa del Gesù Nuovo fu assegnata dai garibaldini ad un altro prete in camicia rossa, Alessandro Gavazzi. Nel 1870 a Napoli Monsignor Caputo partecipò, con entusiasmo, al "Te Deum" di ringraziamento per l’unità italiana.

Nel 1902 fu condannato dalla Chiesa il sacerdote modernista Romolo Murri, tra le sue idee vi era il progetto di fondare un partito cattolico; era vicino ai socialisti e creò una lega democratica, con la quale chiedeva libertà d’insegnamento, controllo dello Stato sull’istruzione, abolizione dell’insegnamento della religione, esami statali uguali per tutti, introduzione nell’insegnamento della  storia delle religioni, separazione tra Stato e Chiesa. Murri fu scomunicato ed espulso.

Nel 1919 Benedetto XV consentì ai cattolici di entrare nel partito popolare, il gesuita Curci avrebbe voluto partecipare alla lotta politica, ma fu sospeso dalla compagnia; aveva affermato che, poiché nazionalismo e democrazia si erano imposti dappertutto, era giusto cambiare i panni se cambiava la stagione, mentre aveva torto chi conservava gli stessi panni al cambio di stagione.

Nel 1919 il sacerdote Luigi Sturzo alla vigilia del fascismo fondò il partito popolare, d’ispirazione cattolica, però non  lo volle confessionale, personalmente era antifascista e filosocialisa, creò anche  cooperative e casse rurali. Il suo programma chiedeva libertà religiosa, scuole elementari comunali, esami uguali per scuole pubbliche e private, legge elettorale proporzionale, voto alle donne, decentramento amministrativo e riforma agraria. Papa Pio IX, alleato con Mussolini, lo costrinse a   sciogliere il partito ed a fuggire a Londra

Sotto il fascismo, il sacerdote Ernesto Bonaiuti, professore universitario, era antifascista, rifiutò il giuramento fascista ed era critico verso la Chiesa; fu  colpito da condanna da parte della Chiesa che ottenne dal fascismo il suo licenziamento dall’università. Nel 1952  l’ex gesuita e teologo Alighiero Tondi denunciò che il Vaticano aveva fatto passare per martiri degli agenti segreti del Vaticano uccisi dai comunisti sovietici,  ruppe con il Vaticano e tentarono di rinchiuderlo in manicomio. Alighiero Tondi ha affermato che i cervelli dei preti sono torturati come quelli di maniaci sessuali, che il sesso è oggetto di morbosa curiosità da parte di tanti preti, che spesso raccolgono riviste pornografiche. Quando lasciò la compagnia di Gesù affermò: “I preti sono stati alleati con liberali, monarchici e fascisti, perché non dovrebbero avvicinarsi ai comunisti?”.

Il sacerdote Don Milani (XX secolo) affermò che l’obbedienza non era una virtù e sostenne l’obiezione di coscienza e l’istruzione popolare. Nel 1959 il domenicano Spiazzi criticò il celibato dei preti, affermando che aveva favorito la corruzione dei preti. Nel 1978 fu fatto papa Albino  Luciani (Giovanni Paolo I), che voleva riformare la Chiesa e censurare e riformare la finanza vaticana; voleva autorizzare il controllo della nascite, ridurre i privilegi della curia, alienare le ricchezze della Chiesa, abolire il celibato dei preti; era a favore del divorzio e della collegialità nella Chiesa. Dopo 33 giorni di pontificato fu trovato morto.

Nel 1965 divenne preposto dei gesuiti Pedro Arrupe, affermò che la Chiesa non poteva avvicinarsi ai poveri se era legata ai ricchi; adesso i gesuiti passavano per l’ala progressista della cattolicità; negli USA alcuni gesuiti non credevano alla divinità di Cristo, i gesuiti americani chiedevano una revisione in materia di contraccettivi, sacerdozio delle donne e matrimonio per i preti.

In Italia, altri gesuiti popolari sono stati Sorge, Pintacuda e De Rosa; Padre Sorge prese a dialogare con gli intellettuali comunisti; a Palermo, per iniziativa di Padre Pintacuda, nacque il Centro Studi Sociali e l’Istituto di Formazione politica Pedro Arrupe, con lo scopo di preparare nuovi quadri politici per tutti i partiti, dopo il collasso parlamentare seguito a “mani pulite”(i gesuiti non avevano rinunciato a fare politica). Il gesuita Giuseppe De Rosa ha affermato che nessun sistema politico dura a lungo; oggi i gesuiti sono a favore dell’eguaglianza con le donne, sono contro l’infallibilità del papa e contro il centralismo curiale. Nel 1975 il congresso mondiale dei gesuiti si disse a favore della giustizia sociale.

In Argentina, nella seconda metà degli anni settanta, i cattolici di Teologia della Liberazione erano torturati dalle dittature militari e malvisti dal nunzio apostolico Pio Laghi, amico dell’ammiraglio Massera, responsabile dei desaparecidos, che nel 1977 fu ricevuto in udienza privata dal papa. La Teologia della Liberazione, in una visione marxista, sosteneva che la redenzione  coincideva con il riscatto sociale a favore dei poveri. La  Chiesa, allontanò i teologi, soprattutto gesuiti, che  sostenevano questa dottrina.

Nel 1968, per opera del sacerdote Gustavo Guitierrez, la Teologia della Liberazione era nata in America Latina, era contro le  dittature militari e diversi sacerdoti pagarono con la vita il loro sostegno ai poveri. In America Latina folle enormi accolsero il papa, sperando in un suo sostegno, però Wojtyla, d’accordo con il presidente americano, sostenne il quietismo religioso e difese la grande proprietà.

Nel 1979 Oscar Romero disse a Giovanni Paolo II che in El Salvador la Chiesa era perseguitata, si riferiva alla chiesa dei poveri, voleva una condanna del governo da parte del papa, che invece lo invitò a dialogare con esso. Il papa progettava di rimuovere Romero dalla sua diocesi, ma questo, due mesi dopo, fu assassinato dalla giunta militare. Il teologo Hans Kung (XX secolo), rimosso dall’incarico di professore di teologia cattolica, ha affermato che la congregazione per la dottrina della fede è una polizia segreta; ha chiesto di limitare i poteri de papa e si è espresso  contro la sua infallibilità ed a favore dei contraccettivi.

Il cardinale gesuita Carlo Maria Martini (XX secolo), esautorato dalla curia romana e trasferito in Palestina, assieme alla movimento cattolico tedesco “Noi siamo la chiesa”, si era detto a favore dei consultori, del sacerdozio femminile, del matrimonio dei preti, di contraccettivi e divorzi; chiese anche un maggiore ruolo dei laici nella Chiesa e la revoca della condanna dell’omosessualità.

Il gesuita Pietro Brugnoli (XX secolo) era critico verso la gerarchia e voleva la difesa degli emarginati, con una preghiera affermava: “Liberaci Signore dall’illusione di trasformare il mondo con le prediche, senza combattere dominazione e sfruttamento”. Il sacerdote Pietro Thouar, collaboratore del cardinale segretario di stato Luigi Lambruschini (1831-1854), aveva scritto: “Vale più un giorno di lavoro che mille processioni, litanie e salmi; cento frati in coro non valgono un fabbro all’incudine”.

Nel XX secolo Padre Mario de Oliveira, messo al bando dalla chiesa cattolica, ha affermato che Cristo è stato crocefisso dai tre poteri che continuano ancora a dominare nel mondo, quello finanziario, quello religioso e quello politico; il cristianesimo è divenuto una fabbrica di denaro. Nel 1997 il movimento cattolico tedesco: “Noi siamo la chiesa” consegnò al papà una petizione con due milioni di firme; chiedeva l’accesso delle donne al sacerdozio, la fine del celibato obbligatorio dei preti, la comunione per i divorziati risposati e la scelta del vescovo e del parroco da parte delle comunità locali; Giovanni Paolo II rispose: “La Chiesa non è una  democrazia”.

Per quanto riguarda la posizione degli ecclesiastici su comunismo e proprietà privata, bisogna chiarire che rinunciare alla proprietà privata, che purtroppo ha la tendenza a concentrarsi, non significa  necessariamente deporla ai piedi dello Stato espropriando i sudditi contribuenti e le comunità locali, perché anche la Stato è un’impresa economica privata. E’risaputo che esseni ebrei di Palestina e primi cristiani (Atti degli apostoli) erano comunisti ma non statalisti, perché ostili allo Stato, la civitas diabolica, nel medioevo erano comunisti anabattisti ed ordini monastici; la proprietà comune è esistita anche a favore dei villaggi, con diritti comuni di pascolo, caccia e legnatico, per tutto il villaggio.

Al riguardo, per quando riguarda l’insegnamento di alcuni padri della Chiesa, il vescovo Basilio (330-379) definiva briganti quelli che difendevano la proprietà e non aiutavano i poveri, chiedeva di donare almeno la metà dei propri beni; allora amore per il prossimo significava donare alla comunità, poi i vescovi l’intesero come donare alla chiesa. Giovanni Crisostomo (354-407) definiva la proprietà un furto, vedendo in essa la ragione delle disuguaglianze, affermava che i ricchi dovevano donare perché detenevano la proprietà dei poveri, perché senza ingiustizia non si diventava ricchi. Crisostomo fu rimosso dal suo seggio, anche per Girolamo, morto nel 420, il ricco viveva a spese del povero.

Poi passò tanta acqua sotto i ponti e Pio IX (1846-1878), con il Sillabo, definì comunismo e socialismo pestilenze corruttrici, nel 1891 Leone XIII, con la Rerum Novarum, dichiarò che la proprietà, cioè anche la grande proprietà, era un diritto naturale; Pio XII (1939-1958) affermò che ci sarebbero stati sempre ricchi e poveri. A causa del suo potere economico, la gerarchia doveva stare per forza con i ricchi, la Chiesa era anche dentro la finanza perciò, nel XIX secolo, in contrasto con le scritture, ammise esplicitamente anche il prestito con interesse.  

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it   numicco@tin.it

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INQUISIZIONE E TRIBUNALI SPECIALI

DIRITTO

Il fenomeno dell’Inquisizione va esaminato sotto gli aspetti della tutela dei diritti, del costume e della religione. Nella comparazione dei fenomeni bisogna rilevarne analogie e differenze, inoltre, l’uomo ha anche la cattiva abitudine di cambiare nome a cose vecchie; infatti, l’Inquisizione appartiene alla famiglia dei tribunali speciali, costituendone però, per alcune sue caratteristiche, una specie a se.

In generale, i tribunali speciali sono tipici della dittature e dei regimi autoritari, però il tribunale speciale religioso istituito da Costantino nel IV secolo, per perseguire le eresie, si uniformava al codice romano giustiniano, basato su un sistema accusatorio; invece dal 1200, il processo canonico della Chiesa, dei suoi tribunali speciali dell’Inquisizione, seguiva il sistema inquisitorio. Le dittature europee del XX secolo, dopo aver abbandonato la giurisdizione unica richiesta dai sistemi liberali, per i suoi tribunali speciali, rivolti contro gli oppositori politici, adottarono un sistema misto, con la figura del giudice istruttore inquisitore, che ricordava il sistema inquisitorio, per il resto, il sistema era accusatorio; in Italia, malgrado la costituzione democratica, questo sistema misto, ereditato dal fascismo, è durato fino al 1989.

Questo sistema conserva anche il processo indiziario, tipico dei processi inquisitori, perché non guarda alle prove ma è ispirato dal sospetto, conserva anche una giurisdizione plurima, mentre la giurisdizione democratica moderna dovrebbe essere unica. Nel codice giustiniano romano, il processo penale era accusatorio, com’è previsto negli ordinamenti giuridici moderni, il giudice era neutrale tra le parti, assistite dagli avvocati; si sentivano testimoni ed il processo era pubblico, simile al processo civile; nei sistemi accusatori moderni, l’accusa è portata avanti, per conto dello stato, dal pubblico ministero.

I sistemi accusatori moderni in alcuni paesi hanno conservato in se parte del processo inquisitorio, con la figura del giudice istruttore che, con la polizia giudiziaria, raccoglie le prove, proscioglie o rinvia a giudizio; in Italia questa figura è stata soppressa il 24.10.1989, sostituito dal giudice delle indagini preliminari, che non raccoglie più le prove, non investiga ed ha solo funzione di garanzia.

Il sistema accusatorio fornisce maggiori garanzie all’imputato, perché accusatore e accusato sono sullo stesso piano, l’accusatore deve provare l’accusa e l’accusato può difendersi, il contraddittorio tra le parti è basato su prove; nessuno può essere punito per il suo pensiero o in base a sospetto, questo sistema era in vigore prima del 1200 e, grazie alla rivoluzione liberale, è in vigore oggi. Inquisire significa investigare, nel sistema inquisitorio o canonico medievale, introdotto da Innocenzo III nel 1198, giudice e accusatore erano fusi in un unico soggetto, come nelle inchieste e nei processi amministrativi. Anche Costantino e Teodosio I, che si accanirono contro ariani, eretici e pagani, avevano la loro Inquisizione, anche se aveva altro nome, la quale però seguiva ancora il rito accusatorio e non quello inquisitorio, poi adottato dalla Chiesa.

Nel processo inquisitorio il giudice decideva autoritariamente le indagini da seguire, i testimoni da sentire e le prove di cui avvalersi; questo processo era rapido perché unificava la figura del giudice a quella dell’inquisitore o investigatore o accusatore, il giudice non era imparziale. Il sistema inquisitorio era basato sulla delazione, il sospetto, il carcere preventivo, l’interrogatorio con la tortura e il segreto processuale, era basato sulla repressione e l’intolleranza. Il giudizio era insindacabile e generalmente inappellabile e senza contraddittorio, era l’accusato che doveva dimostrare la sua innocenza e vi era disuguaglianza tra le parti.

Figure del processo inquisitorio erano il giudice inquisitore, il pubblico ministero, nominato dal giudice e senza autonomia, l’avvocato e il delatore segreto; il processo era segreto e l’imputato non conosceva il nome del delatore accusatore. Un difensore poteva assumere la difesa solo se autorizzato dal giudice, se prendeva le difese dell’eretico poteva anche essere accusato di favoreggiamento.

Dalla Chiesa la delazione era presentata come un dovere dei buoni cattolici, tutti erano invitati alla delazione e le indagini sulle delazioni si svolgevano in segreto; però si poteva iniziare un giudizio d’ufficio, cioè anche senza la delazione.

L’imputato, con la prigione preventiva, era invitato a dire la verità cioè a confessare la sua colpevolezza, a volte, dopo la prima sentenza, se l’imputato era un personaggio importante, con il consenso del vescovo e dell’inquisitore, si poteva appellare al papa; durante gli interrogatori, l’imputato era torturato ed era chiamato reo, aveva in testa il cappello dei pazzi. La tortura cessava solo con la confessione, con la quale, comunque, le streghe finivano sempre sul rogo.

Chi abiurava era condannato, per lunghi anni, a pene detentive o, se personaggi importanti come Galileo,  al domicilio coatto,  però subivano ugualmente l’esproprio dei beni; chi moriva sotto tortura, finiva ugualmente bruciato, non si voleva che le ossa dei condannati fossero oggetto di venerazione da parte dei viventi. Da notare che in Inghilterra, dove la tortura nei processi per stregoneria non era ammessa, le condanne erano pari al 50% dei relativi processi; nel continente, dove era ammessa, le condanne arrivarono al 95%; ciò vuol dire che la tortura dava luogo anche a confessioni false.

I tribunali speciali, come quelli dell’Inquisizione, sono tipici delle dittature e dei regimi autoritari, l’assenza di garanzie durante il processo, come previsto nel sistema inquisitorio, è tipico delle dittature; le dittature hanno tribunali speciali con giudici specializzati per particolari cause, mentre le democrazie, teoricamente, prevedono la giurisdizione unica, cioè sono senza tribunali speciali.

Tuttavia, in pratica, la democrazia italiana, non ha solo codice Rocco, legge sulla stampa, reati d’opinione, ma, vigente la costituzione democratica, fino a poco tempo fa, ha avuto un regime accusatorio spurio, con la figura del giudice istruttore; inoltre l’Italia ha ancora tribunali speciali e non una giurisdizione unica, cioè tribunali amministrativi, magistratura delle acque e commissioni tributarie, mentre i tribunali militari sono stati ridotti da poco, perché avevano più giudici che processati. Per tutte queste ragioni e per altre, in Italia la giustizia continua a non funzionare.

La Chiesa pretese e ottenne dallo Stato anche una giurisdizione autonoma rispetto a quella dello Stato, che le consentisse di processare autonomamente i suoi preti, sottraendoli alla giurisdizione statale, anche per i reati comuni, e così li poteva assolvere anche per pedofilia; il che violava il principio democratico della giurisdizione unica e sanciva la disuguaglianza dei cittadini davanti alla legge; cioè la legge non era più uguale per tutti, esisteva una franchigia per alcuni dalla legge dello Stato, esattamente come nei regimi aristocratici e antidemocratici.

EVOLUZIONE DELL’INQUISIZIONE

La Chiesa non voleva che il popolo si scegliesse le proprie credenze, lo voleva obbediente alla fede da essa proclamata; era ostile alle novità scientifiche ed alla ragione ed era a difesa dei pregiudizi, condannò anche Galileo (1564-1642) e lo costrinse ad abiurare. Lorenzo Valla (1406-1457) aveva dimostrato la falsità della donazione di Costantino, fu accusato davanti all’inquisizione, si salvò perché era protetto; Lutero ebbe la stessa fortuna perché protetto dai principi tedeschi.

Le entrate dell’Inquisizione provenivano dalle proprietà confiscate, perciò essa operò per rendere duratura l’istituzione, versava anche grandi somme al tesoro reale spagnolo. Gli inquisitori domenicani, ebbero in affidamento l’Inquisizione, erano investigatori e accusatori, oltre che giudici, e si servivano di una polizia segreta e di delazioni. Di fronte al tribunale dell’Inquisizione, il sospettato era considerato colpevole se non riusciva a dimostrare la sua innocenza, in contrasto con il diritto romano e germanico. Le prove erano raccolte in segreto, servendosi di delatori e torture, chi collaborava otteneva indulgenze.

L’imputato non aveva diritto al contraddittorio, a volte abiurava, il processo non era pubblico, però massima pubblicità era data alla sentenza ed alla sua esecuzione, allo scopo di ammonire e terrorizzare il popolo; generalmente le sentenze erano eseguite la domenica, giorno di festa, la scomunica di questi eretici prevedeva la confisca dei beni; finché rimanevano in vita, erano dichiarati incapaci di testare e di ricoprire cariche pubbliche; contro gli eretici albigesi si allestì anche una crociata che fece migliaia di morti.

Nel 1478 i domenicani, sotto Sisto IV, contro ebrei e mori, rilanciarono in Spagna il tribunale supremo dell’inquisizione e nel 1542 i gesuiti ripeterono l’operazione anche a Roma. A causa dell’Inquisizione, tanti ebrei furono massacrati e alcune ordinanze ne imposero la reclusione nei ghetti, i domenicani dirigevano l’Inquisizione ed erano i consiglieri di corte; con la controriforma, sarebbero stati sostituiti dai gesuiti in questo ruolo.

A causa delle lotte per il potere e per interesse, le fazioni o partiti, all’interno e al di fuori della Chiesa, accusavano i nemici d’eresia. Per far funzionare l’Inquisizione, la Chiesa si avvalse del braccio secolare, cioè dello Stato; in Italia l’inquisizione arrivò anche a Milano, Napoli, Firenze, Venezia e fondò confraternite; l’ordine francescano fu sospettato d’eresia e fu costretto a fare ritrattazioni, i valdesi o poveri di Lione furono richiamati, altri furono costretti ad abiurare; tanti italiani, per sfuggire all’inquisizione, si rifugiarono in Germania ed in Svizzera, tra loro erano i valdesi.

Comunque, nel 1582 Elisabetta I d’Inghilterra affermò che era tradimento far passare i sudditi alla religione cattolica, costituì un tribunale speciale anticattolico, una specie d’Inquisizione protestante, accusava i gesuiti di istigare alla disobbedienza, fece dei martiri tra i cattolici; nel 1585 espulse i gesuiti dal paese, del resto, si comportavano così anche i principi cattolici con i protestanti, nessun potente accettava la libertà di pensiero e la libertà di religione. Elisabetta I fece decapitare, per tradimento, la cattolica regina di Scozia, Maria Stuart, in rapporto con il duca di Guisa di Francia, con Filippo II di Spagna e con Sisto V; Maria era sostenuta dal partito cattolico inglese che la voleva regina d’Inghilterra.

Malgrado il conflitto teologico, l’ostilità e la concorrenza, tra domenicani e gesuiti, i gesuiti passavano per innovatori, un giorno anche loro sarebbero stati superati dai giansenisti francesi; occorre ricordare che, come i francescani, anche i domenicani, che dirigevano l’inquisizione, avevano avuto i loro martiri per mano della Chiesa; il domenicano Girolamo Savonarola, voleva una riforma della Chiesa e nel 1498 fu giustiziato a Firenze, il domenicano Giordano Bruno, era un filosofo panteista, contrario al papa, e nel 1600 fu giustiziato a Roma, il domenicano napoletano Tommaso Campanella era contro Aristotele e voleva una società comunista, fu incarcerato e morì nel 1639.

I tribunali dell’inquisizione erano sottratti all’influenza dello Stato ed erano inviolabili, cioè erano tribunali speciali ed una giurisdizione separata. Il giudizio del tribunale dell’inquisizione era sottratto alla verifica dei tribunali statali, i giudici erano strumenti della Chiesa e le loro sentenze dovevano essere applicate ciecamente dallo Stato. Gli inquisitori avevano dallo Stato le guardie del corpo ed i decreti dell’inquisizione entrarono nella raccolta delle leggi secolari.

Domenicani e francescani n’approfittarono per arricchirsi, con ricatti ed estorsioni, furono perseguite persone a scopo di sfruttamento; per appropriarsi di terre altrui, i nobili ricorsero ai tribunali dell’Inquisizione; papa ed inquisitori trasformarono le pene in ammende a loro vantaggio, autorità secolari e vescovi partecipavano al bottino. Per trent’anni i vescovi di Albi lottarono contro la corona francese per il bottino ricavato dal massacro degli albigesi, per spogliare i loro eredi.

Si spiava e si denunciava, papa Gregorio IX (1227-1241) lodò le donne che denunciavano i mariti ed i figli che denunciavano i genitori; così la vita economica divenne incerta, perché soci e  debitori, se erano accusati d’eresia, potevano essere espropriati a danno dei creditori, inoltre, il commercio con gli scomunicati era vietato. Per Gregorio IX gli scomunicati erano tali fino alla settima generazione, perciò non c’era sicurezza nel commercio, per la chiesa di Roma, per la prescrizione dei crimini, erano richiesti cento anni.

Forse fu a causa di questi fatti che il commercio emigrò dall’Italia e si sviluppò in Inghilterra e nei Paesi Bassi, dove l’Inquisizione era meno conosciuta; gli inquisitori fecero di tutto per assicurare la sopravvivenza del loro istituto, con l’Inquisizione ci si poteva arricchire. Per reazione, tanti inquisitori furono assassinati dal popolo, poi furono fatti santi dalla chiesa; per il bottino delle confische, si batterono francescani e domenicani; per le terre da espropriare, i signori cooperavano con gli inquisitori papali.

Gli inquisitori difendevano i loro privilegi e si appropriavano dei beni degli accusati. Una volta riconosciuto colpevole, l’eretico era invitato a ritrattare ed a pentirsi, se non lo faceva era consegnato all’autorità secolare, con la raccomandazione formale di non ucciderlo, in realtà, se n’esigeva l’esecuzione. Era la solita ambiguità della Chiesa; ritualmente e ipocritamente, la Chiesa pregava lo Stato di risparmiare l’eretico, però scomunicava l’autorità che non provvedeva all’esecuzione.

Galileo fu accusato anche di aver scritto in italiano, invece che in latino, dimostrando così di non volersi limitare ad una discussione accademica, riservata ai dotti, ma di voler trascinare nella polemica il popolo. Ecco a cosa serviva il latino e la diffidenza della Chiesa verso la traduzione della bibbia; anche Lutero, come la chiesa di Roma, era contrario alla teoria copernicana, condivisa da Galileo.

L’Inquisizione aggiunse alla paura dell’inferno, quella delle suoi roghi, chi voleva salvarsi doveva fingersi pentito (Galileo) e rinunciare a manifestare le proprie convinzioni; i tribunali dell’Inquisizione davano lavoro migliaia di persone, tra cui delatori, boia, taglialegna, tutti avevano diritto ad una percentuale dei beni dei condannati, assieme a monaci, vescovi e principi.

Nel 1564 l’Inquisizione condannò Andrea Vasali, fondatore della moderna anatomia, perché, sezionando un cadavere, aveva scoperto che all’uomo non mancava la costola da cui era nata Eva. Comunque, fortunatamente, durante il rinascimento, nell’università di Padova, dipendente dal governo veneziano e sottratta all’Inquisizione romana, si sviluppava la ricerca libera, in nome della ragione si negavano i miracoli e l’immortalità dell’anima.

Le pene dell’Inquisizione erano tortura e rogo; al braccio secolare competeva la punizione, accanto al banco di tortura pendeva la croce. A chi portava legna per il rogo era concessa un’indulgenza plenaria, l’esecuzione avveniva in giorni di festa ed il condannato aveva sul capo il berretto dei pazzi. La Chiesa fece papi diversi inquisitori e nel 1867 santificò Pietro Arbues, crudele inquisitore di Spagna; evitava discussioni con gli avversari, preferendo il ricorso all’Inquisizione, chiedeva obbedienza cieca. La congregazione dell’Inquisizione si trasformò in una polizia segreta al servizio delle lotte di potere all’interno della Chiesa. L’inquisizione operò prima contro eretici, ebrei e streghe, dal 1542 anche contro i protestanti.

L’INQUISIZIONE SPAGNOLA

Nel 1478 i domenicani, sotto Sisto IV, contro ebrei e mori, introdussero in Spagna il tribunale supremo dell’inquisizione. Nel 1482 in Spagna l’inquisitore Torquemada mandò al rogo più di 10.000 eretici e le corti di giustizia divennero da tribunali itineranti a fissi. Nel 1492 un decreto impose per gli ebrei spagnoli l’esilio o la conversione, quell’anno coincideva con la scoperta dell’America; era stato conquistato il regno mussulmano di Granata e la Spagna era stata unificata. Nel 1502 si fece un decreto analogo contro i mussulmani.

Con l’espulsione, c’era la pena accessoria della confisca dei beni. Re Ferdinando e Isabella fecero entrare l’Inquisizione in Spagna, mori ed ebrei conversos furono uccisi o espulsi, perciò alcuni ebrei emigrarono dalla Spagna in Nordafrica, in Olanda, in Italia ed in Turchia. Gli ebrei di Spagna erano accusati d’essere usurai, di assassinare i bambini, di profanare le ostie come le streghe, di avvelenare i pozzi e di essere alleati con l’Anticristo che doveva venire. Gli spagnoli lottavano contro gli individui che avevano nelle vene “mala sangre”, cioè sangue ebreo, moro o eretico; dopo la riforma di Lutero, chi proveniva da paesi protestanti, correvano il rischio di essere portato davanti ai tribunali dell’Inquisizione.

Questi tribunali dell’Inquisizione alimentavano il clima di sospetto; l’Inquisizione spagnola durò fino al 1700 e non si occupò di streghe ma dava la caccia ad oppositori del regime, eretici, mussulmani, ebrei ed apostati. Come nel XV secolo l’inquisizione cattolica, diretta dai gesuiti,  si era accanita contro i protestanti, nel 1750 l’Inquisizione spagnola represse anche la massoneria moderna, perché deista, anticlericale, antipapista e allora vicina alle nuove idee rivoluzionarie.

In Spagna l’Inquisizione, diretta fino al XV secolo dai domenicani, faceva politica e partecipava alle faide, perciò si scontrò con i gesuiti e ne imprigionò alcuni; i sovrani spagnoli partecipavano alla repressione religiosa contro gli eretici e fin dal 1478 si servirono dell’Inquisizione per eliminare arabi ed ebrei, che potevano contrastare la loro campagna di riconquista spagnola. I tribunali dell’inquisizione erano diretti da rappresentanti del papa ed i loro membri erano scelti tra francescani e domenicani. I papi alimentarono l’antisemitismo; Innocenzo III, Onorio III e Gregorio IX (secolo XIII) avevano tutti un programma antisemita, nel 1288 anche Nicolò IV, il primo papa francescano, esortò i sovrani a procedere contro gli ebrei.

LA CENSURA

Nel 1543 il papa ordinò che, senza il permesso degli inquisitori, non fosse stampato nessun libro, poi nel 1559, con Paolo IV, si arrivò all’indice dei libri proibiti, a Roma e altrove si fecero roghi dei libri sequestrati, furono condannati autori ed editori di libri; però la censura era esistita anche prima, anche se non regolamentata. L’Inquisizione fece sentire la sua presenza anche nella repressione della libertà di stampa. I concili si occuparono anche di censura, che fu affidata ai monaci e poi ai gesuiti, in questa materia il re era ufficiale di polizia della Chiesa. Il Frate servita e storico Paolo Sarpi si ribellò per i libri bruciati dall’Inquisizione, perché diceva che così la religione faceva gli uomini insensati.

L’Inquisizione censurava libri, mettendo all’indice quelli proibiti e ne faceva dei falò; incoraggiava la delazione, non ricercava i fatti ma il grado di colpevolezza dell’accusato, l’onera della prova di innocenza era a suo carico, la Chiesa non accettava la libertà di pensiero. Per i libri da pubblicare era richiesto l’imprimatur ecclesiastico, quelli vietati erano messi all’indice, l’Inquisizione fece bruciare migliaia di libri del talmud ebraico. Gli autori romani delle pasquinate antipapali, che operarono dal XVI al XIX secolo, se scoperti, erano messi a morte.

L’INQUISIZIONE ISLAMICA

Nel nono secolo anche nell’Islam esisteva l’Inquisizione contro gli eretici, chiamata Minha, nel mondo islamico i monaci sufi furono mistici perseguitati dall’Inquisizione, torturati e messi a morte; alcuni di loro erano comunisti, come i primi cristiani. I mistici sono esistiti in India, in Israele, nel cristianesimo e nell’Islam; nel cristianesimo alcuni di loro furono perseguitati dalla Chiesa, all’inizio anche i francescani, soprattutto gli spirituali o fraticelli minori, furono visti con sospetto, perché la seguivano la regola della povertà.

Anche in Israele esistette una forma di Inquisizione con le sue pene simili a quelle islamiche, per esempio, nei casi di apostasia e adulterio. Dopo la cattività babilonese (586-538 a.c.) gli ebrei tornarono in Palestina e, diretti Esdra e Neemia, fecero una riforma religiosa, combattendo la degenerazione della loro religione e l’idolatria; questi, emisero sentenze di morte e, poiché temevano che i matrimoni misti minassero la bontà della loro fede, costrinsero i giudei a ripudiare le mogli straniere. Nel nono secolo il califfo abasside Al-Mamun lanciò un’Inquisizione contro il pensiero libero, voleva che si accettasse il corano così com’era. l’Islam conserva ancora alcune pene corporali tipiche della caccia alle streghe e dell’Inquisizione cristiana; il corano, come la bibbia e la dottrina della Chiesa, contiene ancora principi giuridici barbarici.

La dottrina ufficiale islamica sostiene il dogma che il corano è increato ed eterno ed il suo originale è in cielo. Nell’Islam furono considerati eretici i dualisti persiani, quelli che credevano alla metempsicosi, i liberi pensatori, gli atei ed i materialisti. Tra gli eretici, c’erano quelli che non credevano alla religione rivelata e seguivano un ascetismo d’influenza buddista. Altri negavano la resurrezione, il profeta e la sua teologia; per perseguire gli eretici, furono nominati speciali giudici e tribunali speciali, questi eretici furono decapitati o crocefissi.

Alcuni eretici irridevano al pellegrinaggio, altri negavano il giudizio universale, alcuni difesero il diavolo, alcuni non pregavano in maniera ortodossa; per gli eretici liberi pensatori, la conoscenza si doveva raggiungere con la riflessione e la ricerca e non con la rivelazione. Come sotto il cattolicesimo, gli eretici islamici subivano la tortura e il supplizio del fuoco, però alcuni intellettuali eretici furono protetti dal potere sia nell’Islam che nel mondo cristiano; spesso  a corte si poteva essere atei e increduli liberamente, purché non comunicassero al popolo le proprie idee, era così anche alla corte italiana dell’imperatore Federico II. Del resto, a Galileo fu proprio rimproverato di aver scritto in volgare per instillare le sue idee al popolo ignorante, il quale invece doveva credere, obbedire e combattere. Nell’Islam e nel cristianesimo eresie gravi erano l’apostasia e l’ateismo, meritevoli del rogo.

LA CACCIA ALLE STREGHE

L’Inquisizione, soprattutto in alta Europa, si accanì anche contro streghe, accusate di aver fatto un patto con il diavolo, contro i maghi e astrologi. Le streghe erano spesso levatrici ed erboriste, curavano e praticavano aborti, furono perseguitate fino al 1670; nel 1258 Alessandro IV e nel 1320 Giovanni XXII perseguitarono maghi ed erboristi, nel 1326 Giovanni XXII ordinò all’Inquisizione di agire contro le streghe, nel 1451 Nicolò V condannò gli indovini e quelli che leggevano la mano. Per estensione, furono accusati di stregoneria eretici, ebrei, valdesi, catari e templari.

Nel 1484 Innocenzo VIII iniziò lo sterminio delle streghe, furono accusate di stregoneria anche le levatrici, le streghe erano anche sospettate di profanare l’ostia consacrata. Nelle chiese fu collocata una cassetta per le denunce anonime, la presunta strega era invitata a confessare ed abiurare il demonio, se non lo faceva era torturata, quando confessava era bruciata. Si cercava sul corpo delle streghe un’imperfezione, quale segno lasciato dal diavolo, le streghe erano gettate nelle acque e se annegavano erano considerate innocenti, se galleggiavano erano considerate colpevoli. Gli eretici che confessavano spesso si salvavano, invece le streghe finivano lo stesso sul rogo.

Le imputate erano denudate e fustigate, strumenti di tortura erano il cavalletto, degli strumenti per slegare le ossa, le tenaglie, il fuoco sotto i piedi; il supplizio durava a discrezione dell’inquisitore; spesso, per il dolore, si confessava la propria colpevolezza anche se si era innocenti. Il sabba popolare, perseguito dagli inquisitori, era un festino o pasto in comune un po’ spinto, in ricordo d’antiche orge pagane; i partecipanti erano mascherati e gli uomini per entrare pagavano, mentre le belle ragazze entravano gratis, come nelle attuali discoteche. La cerimonia era diretta dal principe nero, un uomo che distribuiva ostie nere, un altro giovanotto rappresentava il diavolo; probabilmente anche la festa di Halloween ha queste origini.

Dal 1400 al 1600 nei paesi protestanti la chiesa cattolica e quella protestante furono le istigatrici delle persecuzioni alle streghe da parte dei tribunali dell’Inquisizione. Nel 1487 il “malleus maleficarum”, opera di domenicani tedeschi, era il programma di repressione dell’Inquisizione contro le streghe, voluto da Innocenzo VIII.  L’opera era divisa in tre parti, la prima dimostrava l’esistenza della stregoneria e della magia, la seconda descriveva le varie forme di stregoneria, la terza forniva istruzioni su come interrogare, processare e punire le streghe; per il malleus, le donne erano più inclini degli uomini alla stregoneria, per quei domenicani, tutto aveva cominciato ad andare storto con Eva. Le streghe erano torturate e potevano essere giustiziate solo se confessavano.

Innocenzo VIII (1484-1492) condannò la stregoneria e accusò di stregoneria quelli che non credevano alle streghe, diffidava delle donne e quindi delle streghe; si accusavano le levatrici di stregoneria, queste donne aiutavano anche l’aborto, mentre la Chiesa era contro il controllo delle nascite. Nel 1600 c’erano dei personaggi che giravano per i villaggi dicendo d’essere capaci di riconoscere le streghe a colpo d’occhio e si facevano pagare per ogni strega che facevano condannare. Per la caccia alle streghe si arrivò a distruggere dei villaggi, le streghe furono accusate d’essere responsabili della carestia, le guaritrici erano sospettate di stregoneria.

Nel 1500 in Friuli alcuni contadini, detti benandanti, erano accusati di stregoneria, curavano le persone cadendo in trance e praticavano la magia, comunicavano con i morti. Si credeva che erano benandanti tutti i bambini che erano nati con la camicia, cioè coperti dalla placenta; furono accusati da avere fatto un patto con il diavolo, erano gli ultimi relitti del culto sciamanico pre-cristiano e dalla tradizione cristiana furono fatti passare per esseri cattivi.

Nella ricerca delle prove di colpevolezza, dall’Inquisizione fu adottata contro la stregoneria l’ordalia germanica o giudizio divino, con la prova del fuoco, del ferro rovente, dell’acqua bollente, dell’olio bollente, dell’acqua fredda (chi annegava nell’acqua era considerato innocente); però nell’ordalia germanica, diversamente che nell’inquisizione cattolica, il giudice era neutrale ed al disopra delle parti. In Italia, gli ultimi processi per stregoneria si tennero a Venezia, a metà del settecento.

INTERVENTI DEI PAPI NELLO SVILUPPO DELL’INQUISIZIONE

Nel IV secolo Costantino fece un concordato con la chiesa cattolica e la fece religione privilegiata, il successore Teodosio I la fece unica religione di stato, cioè volle lo stato confessionale e introdusse il monopolio religioso per legge; per Costantino la religione era una questione politica, egli voleva l’unità contro le divisioni dei pagani, perciò, tramite tribunali speciali, si sforzò di eliminare le eresie; quindi la prima forma di Inquisizione risaliva a lui, egli diresse anche i primi concili dei vescovi, comunque, allora Costantino seguiva il sistema accusatorio romano invece che quello inquisitorio cattolico, nato nel 1200.

La santa inquisizione è chiamata santa come i libri sacri, non perché ispirati da Dio, ma perché custodi e depositari ne era i sacerdoti, separati dal popoli e visti come santi nei loro templi o chiese; il popolo era ignorante e analfabeta e la sua mancanza di consapevolezza ne favoriva la gestione politica. Lucio III (1181-1185) fu l’iniziatore dell’Inquisizione, nel 1185 l’imperatore Federico I Barbarossa, per favorire una possibile l’alleanza tra trono e altare, previde la pena di morte per l’eresia; Innocenzo III (1198-1216) compì un altro passo per rendere operativa l’Inquisizione; i tribunali dell’Inquisizione furono inaugurati ufficialmente dal concilio di Tolosa del 1229, sotto Gregorio IX (1127-1241), il quale affermava che anche Dio era stato inquisitore, perché aveva cacciato Adamo ed Eva dal paradiso.

Gregorio IX, con un editto, stabilì che i beni degli eretici andavano divisi tra delatori e autorità, le dimore degli eretici erano distrutte, come le case e le città dei nemici di guerra; chi nascondeva gli eretici riceveva pene pecuniarie e corporali e perdeva i diritti civili. Nella caccia agli eretici, il papa obbligò il senato romano a prestargli il braccio secolare, questo era esecutore dei giudizi dei tribunali ecclesiastici, a questa procedura poi si conformarono i potestà dei comuni ed i principi nell’impero. Alcuni combattevano gli eretici per salvarsi l’anima, altri per interessi patrimoniali, ci furono tante delazioni; l’imperatore Federico II (1194- 1250) emanò leggi contro gli eretici e introdusse l’Inquisizione anche in Germania. 

Nel 1231 papa Gregorio IX nominò inquisitori a Roma, a Firenze e in Linguadoca; fondò un’Inquisizione papale accanto a quella dei vescovi, affidandola ai domenicani, che esercitarono la loro opera omicida in tutta Europa, particolarmente in Spagna, Italia e Francia meridionale; nel 1234 Gregorio IX canonizzo Domenico di Guzman (1170-1221), che combatté gli albigesi e fondò i domenicani, chiamati dal popolo i cani del Signore.

Gregorio IX affidò i processi a domenicani e francescani, i conventi francescani furono dotati di prigione, i primi ergastoli, speciali celle, nacquero lì; l’Inquisizione diventò anche corpo di polizia e di repressione; Innocenzo IV (1243-1254) approvò il ricorso alla tortura. I territori della cristianità furono diviso in distretti, ad ogni distretto fu assegnato un inquisitore, i predicatori promettevano indulgenze a chi abiurava e a chi avesse fatto il delatore. Gregorio IX, Urbano IV, Bonifacio VIII e Clemente V (secoli XIII – XIV) introdussero il processo sommario inquisitorio senza avvocati.

Filippo IV il Bello re di Francia (1268-1314), attirato dai loro tesori, chiese al papa di sciogliere l’ordine dei Templari, facendoli condannare dall’Inquisizione come eretici. Tuttavia le speranze del Filippo il Bello furono in parte deluse, perché il papa trasferì i beni immobili dei templari, non posseduti in Francia, ai cavalieri ospitalieri di San Giovanni ed ai domenicani, mentre i templari sopravvissuti trasferirono altri beni mobili in Portogallo e in Scozia. Il gran maestro dei templari Giacomo di Molay fu condannato al rogo dall’Inquisizione, assieme ad altri templari, altri templari fuggirono o aderirono ad altri ordini.

Nel XIV secolo l’Inquisizione dava la caccia ad un’organizzazione segreta anarchica “I Fratelli del Libero Spirito” che, mischiando religione a politica, si diceva volesse abbattere lo stato (“la storia dei Templari” di Malcolm Barber – Piemme Editore). Giovanni XXII (1316-1334), con l’Inquisizione, perseguitò i francescani spirituali o fraticelli minori, che volevano tornare all’umiltà dell’origine del cristianesimo, e nel 1318 ne fece bruciare diversi a Marsiglia; Innocenzo VI (1352-1362) approvò questi i processi agli spirituali. Nel 1400 nella Francia del nord, a perseguire le streghe, furono i tribunali laici dello stato, istigati dalla Chiesa, perché non vi operava più l’Inquisizione.

Paolo III (1534-49) utilizzò l’Inquisizione contro i protestanti, utilizzando la Compagnia di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola, che nel 1542 rilanciò l’Inquisizione, sottraendone la direzione ai domenicani, i quali però rimasero forti in Spagna ed erano ostili ai gesuiti. Nel 1542 Paolo III fondò un’Inquisizione romana, ispirata a quella spagnola, imponendo la censura e vietando la stampa e la diffusione di libri pericolosi; nel 1545 inaugurò il concilio controriformatore di Trento (1545- 1565).

Paolo IV (1555-1559) ampliò i poteri dell’Inquisizione autorizzandola alla tortura, potenziò l’Inquisizione romana e creò l’indice dei libri proibiti; fece trionfare lo spirito dell’Inquisizione, che dipendeva dal papa e arrivò fino in America latina; nel 1639 in Brasile l’Inquisizione condannò al rogo 81 ebrei, nel 1654 gli ebrei furono espulsi da questo paese. Pio V (1566-1572) diede impulso all’Inquisizione. I medici erano spinti a costringere l’ammalato in fin di vita a confessarsi; nel 1566 Pio V impose ai medici di non curare chi non si fosse, in tale frangente, confessato; gli studenti di medicina, per addottorarsi, dovevano giurare di rispettare questa norma, in Italia meridionale questa pratica durò fino al 1852. Con Pio V l’Inquisizione toccò il culmine, questo papa festeggiò anche la strage degli ugonotti francesi; sotto Sisto V (1585-1590) il sacerdote rifiutava di assolvere chi confessava i suoi peccati senza denunciare i complici..

Oggi per la Chiesa, che si pone come realtà assoluta e totalitaria, il nemico è il relativismo, Ratzinger afferma che la salvezza si può avere solo con il cattolicesimo; sono tanti i papi conservatori che vengono dall’Inquisizione, l'ultimo è Ratzinger. L’Inquisizione, nata nel XIII secolo, fu rinominata nel XIX secolo Sant’Uffizio e poi, nel 1965, Propaganda Fide; la rivoluzione francese la spazzò via però, con la restaurazione, Pio IX (1846-1878) la ripristinò, richiudendo gli ebrei romani, emancipati nel resto d’Europa, nei ghetti. Quando all’Inquisizione successe il Sant’Uffizio, questo nel 1866 ammetteva ancora la schiavitù.

 Fonti: 

“L’inquisizione spagnola” di S. Turbeville  - Feltrinelli Editore,

“La chiesa che censura” di Pierino Marazzani – Editore Erreemme,

“ Il libro nero del cristianesimo” di Fo, Tomat, Malucelli – Editore Nuovi Mondi,

“Chiesa e stato in Italia”- di Arturo Carlo Jemolo – Einaudi Editore,

“I papi contro gli ebrei” di David Kertzer – Rizzoli Editore,

“Storia dell’antisemitismo” di Gerard Messadié – Piemme Editore, 

“ I papi storia e segreti” di Claudio Rendina – Newton Editore,

“Verità e menzogne della chiesa cattolica” di Pepe Rodriguez – Editori Riuniti,

“Storia criminale del cristianesimo” di Karlheinz Deschner –Ariele Editore,

“Perché non sono musulmano” di Ibn Warraq – Ariele Editore,

“Storia della città di Roma nel medioevo” di F. Gregorovius- Einaudi Editore,

“ Storia dei papi” di Leopold von Ranke – Sansoni Editore,

“I fratelli siamesi – lo stato e la religione” di Nunzio Miccoli.

 

Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it   numicco@tin.it


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