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Nunzio Miccoli


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LE SCRITTURE EBRAICHE E CRISTIANE

Il mito rappresenta il pensiero fantastico ed è una caratteristica dei primitivi e dei bambini, infatti, la psicologia di primitivi e dei bambini sono molto simili, i miti nacquero nella protostoria e alimentarono il fascino dei capi delle nazioni, sono una speculazione sull’origine delle cose; gli antenati mitici erano visti come fondatori di arti, tecnologie e istituzioni, questi eroi, condottieri e legislatori, furono anche divinizzati. Gli antichi eroi sono stati i capi delle nazioni e spesso sono stai divinizzati, tra loro ricordiamo Mosè, Ercole e Romolo.

Gli antichi, nel periodo della protostoria, cioè tra la preistoria e la storia, fantasticavano come bambini e creavano i miti, erano timorosi della natura, vittime di paure e di ansie, i miti nacquero con l’ignoranza, lo stupore e la paura. Gli antichi ebrei avevano i terafin, specie di idoli e divinità domestiche, i romani avevano come divinità domestiche i penati, i lari, che erano immagini degli antenati, e i mani, le anime dei morti domestici.

I primitivi guardavano il mondo con gli occhi di un bambino, con i miti si volevano spiegare i misteri della natura, si voleva anche vincere paure e ansie; i miti nacquero con l’ignoranza, lo stupore, la superstizione e la paura, poi fornirono la base della religione, perché l’insicurezza dell’uomo e il suo bisogno di protezione, spingono alla fede religiosa. Secondo il mito greco, Prometeo aveva creato l’uomo e gli aveva insegnato le arti, mentre Vulcano gli aveva insegnato la lavorazione dei metalli; anche le religioni hanno conservato pratiche magiche, nel cristianesimo lo sono la messa, l’esorcismo, i sacramenti, ecc.

Oggi i maghi sono seguiti più da una clientela che dalla società, sono ottimisti perché credono di poter dominare la natura, la magia bianca è benefica, quella nera è malefica; la magia omeopatica postula che e cose che si somigliano sono le stesse, quella contagiosa che quelle che sono state a contatto hanno le stesse proprietà, quella simpatica che l’offesa all’immagine ferisce anche il rappresentato.

Anche Mosè era un mago, divinatore e astrologo, i magi di Persia erano maghi e astrologi ed erano una casta sacerdotale e una tribù come i leviti ebrei, anche i bramini indiani sono una casta sacerdotale. Ai primitivi il nome era attribuito all’adolescenza, dopo una cerimonia d’iniziazione e dopo aver individuato alcune caratteristiche dell’individuo, lo abbiamo visto anche con i pellirosse americani; questo nome, che corrispondeva al soprannome dei tempi moderni, era capace di condizionare le sorti e i comportamenti di chi lo riceveva.

Il neo-platonismo fu una filosofia della salvazione e fornì una base filosofica al cristianesimo, suo fondatore fu Ammonio Sacca di Alessandria d’Egitto (2° secolo) maestro di Origene e di Plotino, il misticismo cristiano è essenzialmente neo-platonico. Aristarco di Samo e i pitagorici avevano una concezione dell’universo più vicina alla realtà della bibbia, per Aristarco (310-230 a.c.) il sole era al centro del sistema solare e la terra ruotava su un asse inclinato, determinando le quattro stagioni.

Per Ovidio (43 a.c. 18 d.c.) il caos precedette l’universo ordinato, poi Dio separò le acque dalla terra e il cielo dal mare; per i greci Prometeo creò l’uomo, gli insegnò le arti e gli regalò il fuoco, mentre Vulcano gli insegnò la lavorazione dei metalli. Anche Zeus provocò un diluvio universale, dal quale si salvarono solo i coniugi Deucalione e Pirra, che approdarono con una nave sulla cima del Parnaso, era un mito come quello degli assiri-babilonesi e degli ebrei; gli eroi antichi, come Mosè, sono stati i creatori delle nazioni, e sono stati divinizzati come Ercole; Perseo, Sargon, Mosè, Romolo e Remo furono abbandonati alle acque, è un altro caso di sincretismo transnazionale.

Tra i greci, Xenofane era monoteista, Eraclito disprezzava gli idoli, Euripide negava che gli dei fossero simili all’uomo, Platone credeva l’anima immortale e alla retribuzione nell’altra vita, Plutarco era monoteista e affermava che Dio era buono mentre il male era opera di demoni; Pitagora sostenne il monachesimo e affermò che la materia era all’origine del male, gli stoici dicevano che Dio era immanente nell’universo e consideravano i sacrifici un insulto alla divinità, Cicerone (106-43 a.c.) credeva a un Dio unico creatore dell’universo, nella Provvidenza e nell’immortalità dell’anima.

Dalla somma di animismo, magia, mito, astrologia e teologia, nacque la religione, per i cristiani il dolore santifica, per i primitivi aumenta le energie vitali; la stregoneria è già religione, perché si fonda sull’organizzazione sociale, anche se può essere povera di mitologia. Il totem, collocato in una radura o in un centro di raccolta, era il genio protettore, in genere era un animale, era l’emblema della tribù, da esso derivarono dei locali e santi locali.

Con il tempo, il totem fu portato in battaglia, come le aquile romane, fu rappresentato in statue e in stendardi precedenti i combattenti. Gli stemmi delle case nobiliari rappresentavano l’animale totemico di un clan primitivo, cioè di una famiglia allargata; l’astrologia e la divinazione nacquero nell’ambito della magia, i primitivi erano abituati a fissare le stelle, allora il cielo era anche più terso, con l’astrologia si pretese di leggere negli astri il destino delle nazioni e degli uomini.

La coincidenza del potere religioso con quello politico era particolarmente rilevante in Israele, in altre culture, anche antiche, i poteri erano separati; i sacerdoti di Israele erano anche governanti, giudici, legislatori e beneficiari del gettito fiscale, detenevano una somma di poteri assoluti. Il battesimo, praticato in Medio Oriente e India, era una cerimonia magica d’iniziazione e purificazione, che toglieva i peccati e le malattie, che erano visti come una conseguenza; si era capito che l’igiene teneva lontani gli spiriti maligni, cioè i batteri cattivi che facevano ammalare; la circoncisione era una cerimonia d’iniziazione all’adolescenza.

Il mito di Caino e Abele, l’unico ebraico, ricorda la lotta per la terra tra popoli agricoltori e allevatori, il diluvio ricorda una grossa alluvione locale; si credette a un diluvio universale a Babilonia, in Persia, in Israele e in Grecia. Il peccato originale ricorda l’età felice dell’oro, cioè prima della caduta o decadenza dell’uomo, quando questo era immortale e non lavorava.

L’uomo teme la morte, di più la morte per fame, di più la morte violenta e di più teme di essere mangiato, questo timore superstizioso è di origine animale; teme il lavoro, soprattutto quello fisico, che appare come una costrizione, sul quale non si può autodeterminare, esattamente come avviene nella schiavitù; i lavoratori più liberi sono gli artigiani e i contadini, gli unici uomini liberi sono quelli che vivono del lavoro degli altri, sono detti uomini d’onore.

Nella magia, nella stregoneria e in religione sono importanti le formule magiche, ripetute dai celebranti e di significato oscuro per il pubblico, la messa in latino svolgeva questo ruolo e alimentava il mistero sulla cerimonia. Gli sciamani sono stregoni che operano in stato di trance, come i medium, spesso sono malati nervosi, epilettici o isterici; sono visti dagli uomini come esseri sovrumani, in contatto con il mondo degli spiriti, sono considerati mediatori tra gli spiriti e gli uomini. Ci sono stati malati nervosi anche tra profeti, vati, veggenti e tra santi cristiani; Santa Teresa, Socrate e Pascal non furono esenti da allucinazioni. Amuleti e talismano servono a proteggere dal male, sono dei portafortuna, lo stesso ruolo lo svolgono le medaglie di santi e i crocefissi appesi al collo.

I simboli sono usati in religione, scienze e matematica, servono ad abbreviare l’esposizione e i teoremi, sono un superlinguaggio figurato che supera l’inadeguatezza del linguaggio ordinario, servono anche a comunicare dei valori. Sono simboli statali la bandiera e il trono, simboli religiosi la croce, l’altare, il pastorale o bastone di comando, che ricorda che il governante è pastore e il popolo è il gregge; sono simboli gli stessi numeri.

Poiché l’antropomorfismo rischiava di trasferire a Dio forme e comportamenti umani, per non sminuire la divinità, in Israele si cominciò chiamare Dio con pseudonimi, come angelo di Dio, spirito di Dio, verbo o parola di Dio; col tempo, questi attributi, per ipostatizzazione o personificazione, divennero personaggi distinto da Dio. Quindi il politeismo, scacciato da Abramo e Mosè dalla porta, rientrò dalla finestra, accadde con gli angeli per gli ebrei e con Cristo e lo spirito santo dei cristiani.

Il dogma della trinità fu un espediente per riportare le divinità dalla pluralità all’unità, per conciliare un politeismo pratico con un monoteismo teorico, però poi il panteon cristiano si arricchì anche del culto della madonna e dei santi. Alla vigilia dell’era volgare, un egiziano aveva fatto notare che Geova in copto significava asino, perciò gli ebrei limitarono ancora di più l’uso del nome, sostituendolo con il verbo o Signore; dal nome ebraico di Dio, Elohim (plurale di maestà, cioè dei), deriva Allah degli arabi.

Anche intorno a Cristo è stata costruita una mitologia, il mito dà una risposta sull’origine dei costumi e delle tecnologie, molti popoli cedettero che l’uomo fosse stato plasmato d’argilla; da Babilonia, all’Oceania, ai pellirosse d’America è diffuso questo mito della zolla di terra. La bibbia sostiene che, dopo 900 anni dalla creazione, l’uomo suonava l’arpa e lavorava il bronzo e che prima del diluvio fosse erbivoro, malgrado Abele fosse pastore.

La lotta tra Caino e Abele simboleggia la lotta tra popolo agricoltori e popoli pastori, Abele rappresentava Israele che era pastore, Caino invece rappresentava la civiltà agricola di Canaan, che resisteva alla penetrazione dei nomadi ebrei, Abramo, infatti, era pastore. Gli ebrei erano semiti provenienti dal sud del Mar Caspio, culla del ceppo caucasico, da cui derivarono camiti, semiti e ariani, con differenze soprattutto linguistiche e culturali, più che somatiche, perché la pelle più scura dei camiti era un adattamento al clima caldo dell’Africa.

Per quanto riguarda il mito della nascita di Mosè, re Sargon (2.380 a.c.), della dinastia di Accad, ebbe un’origine simile alla sua; anche nel mondo ellenistico esistevano profeti, vati e veggenti, le profezie bibliche però furono aggiunte a fatti verificati, anche Virgilio, con finzione poetica, fece predire a Giove il destino dei troiani e la grandezza di Roma. I veggenti erano spesso malati nervosi che avevano allucinazioni o si procuravano allucinazioni con allucinogeni, Budda otteneva questo risultato con dei funghi, alcuni segni del profetismo ebraico sono la schizofrenia delirante e la paranoia.

La bibbia ebraica o Tanakh fu composta in ebraico dal X secolo al II secolo a.c. poi, dal V secolo a.c., con ritorno dalla diaspora babilonese, iniziò la compilazione scritta; alla vigilia dell’era volgare videro la luce anche apocrifi ebraici, scritti in ebraico, aramaico e greco. Dal III secolo al I secolo a.c., gli ebrei di Alessandria tradussero in greco la bibbia ebraica, nacque così la bibbia dei settanta, mentre in Palestina se ne faceva la traduzione in aramaico o targum. Il canone biblico o misura in ebraico, si divide in canone ebraico, samaritano, ortodosso, cattolico, protestante, copto e siriano, i testi al di fuori del canone sono detti apocrifi o deuterocanonici.

Il canone definitivo ebraico palestinese nacque alla fine del I secolo d.c., un po’ prima delle prime scritture gnostiche-cristiane. La traduzione greca dei settanta includeva libri non usati a Gerusalemme, perciò, il canone palestinese costituiva un canone breve, quello alessandrino un canone lungo; i primi cristiani adottarono la versione del vecchio testamento dei settanta. Il cantico dei cantici fu inserito in ritardo nella bibbia ebraica e ne furono esclusi i Maccabei.

Dagli ebrei furono considerati non canonici i libri non scritti in ebraico, il Siracide, i libri cristiani e gli apocrifi del vecchio testamento. Il canone ebraico consta di 24 libri, per raccordarlo al canone cristiano dei settanta, bisogna contare separatamente i dodici profeti minori, i due libri di Samuele, i due libri di Re, Esdra, Neemia e i due libri di Cronache, così si hanno 39 libri. Il canone samaritano conteneva solo i cinque libri della Torah o Pentateuco e Giosuè.

La traduzione dei settanta contiene apocrifi per ebrei e protestanti, cioè i libri di Giuditta, Tobia, primo e secondo libro dei Maccabei, Sapienza di Salomone, Siracide, Baruc, la lettera di Geremia e le aggiunte a Daniele ed Ester. I vangeli si basano su una raccolta proto-evangelica, la cosiddetta fonte Q; tutto il nuovo testamento è letteratura sub-apostolica, perché risale al II secolo, cioè dopo la morte degli apostoli; gli apocrifi del II secolo furono protocristiani, soprattutto gnostici e soprattutto gentili, Marco originale era protocanonico.

Il pentateuco o Torà o legge mosaica è uno sforzo collettivo attribuito a Mose, si tratta di leggi consuetudinarie secolari e di leggi naturali sentite dal popolo, raccolte e ordinate da legislatori; le vecchie leggi del codice dell’alleanza, cioè il trattato fatto da Israele con Dio, e quelle del deuteronomio hanno delle differenze, perché il diritto ebraico si era evoluto quando il popolo si era trasformato da nomade in sedentario.

Quindi, il rispetto verso la legge di Mose non era il rispetto verso una legge univoca e immutata, perché anche le norme si evolvono con i costumi. A quei tempi il popolo aveva un atteggiamento reverenziale e acritico verso le scritture e la legge non sanciva l’eguaglianza degli uomini, la schiavitù era ammessa, la donna aveva meno diritti degli uomini e i primogeniti avevano più diritto degli altri fratelli.

Durante il giubileo, ogni 50 ani, si liberavano gli schiavi e si rimettevano i debiti, probabilmente questo istituto non ebbe mai pratica applicazione, però rivelava una sensibilità nei legislatori, colpiti da danni dell’usura che rendeva schiavi gli uomini; l’usura era vietata dalla legge e per i debiti ci si vendeva anche schiavi, accade ancora oggi nel terzo mondo. La pasqua ricordava la fuga dall’Egitto e segnava l’inizio del raccolto, la pentecoste la fine, i tabernacoli la vendemmia; queste feste erano legate al ciclo agricolo di un popolo divenuto da allevatore agricoltore e forse erano state prese dai precedenti popoli di Palestina.

Gli ebrei erano convinti di essere i soli depositari della vera religione, è lo stesso atteggiamento odierno dei musulmani, il che li faceva essere sprezzanti verso i pagani, che rispondevano con sentimenti antisemiti e osteggiavano i costumi ebraici; gli ebrei erano contro i matrimoni misti e per loro, entrare nella casa di un pagano, determinava un’impurità e impediva di accostarsi all’altare. Come fanno oggi i musulmani con ebrei e cristiani, gli ebrei chiamavano i pagani cani e porci.

Gli esattori per cono dei romani o pubblicani erano considerati impuri per i rapporti con romani, i pubblicani erano dichiarati incapaci di testare e la loro casa era maledetta; gli ebrei non tolleravano il censimento generale dei romani, perché questo era alla base dell’imposizione fiscale, per loro l’imposta era dovuta solo al tempio e il denaro prelevato dall’erario romano era considerato rubato e atto di vassallaggio, Giuda il galileo diceva che era atto di paganesimo pagarla.

Gli ebrei erano sessuofobi, condannavano adulterio, incesto, omosessualità e prostituzione, per loro contaminava tutto ciò che aveva relazione con la nascita, la vita e la morte dell’individuo; per San Paolo, com’è richiesto oggi nell’Islam, le donne dovevano portare il velo, non potevano insegnare e non avevano diritto alla parola nelle assemblee, le quali per gli ebrei maschi erano libere tribune. Nel tempio di Gerusalemme le donne erano separate dagli uomini; gli ebrei si riposavano un giorno su a sette, in occidente questo giorno di riposo divenne poi una conquista sindacale; la cultura ebraica era la loro religione, oggi è così in alcuni paesi islamici.

Alla base di una cultura ci sono lingua, religione e costumi, prima di essere chiusi nei ghetti, gli ebrei non avevano disdegnato vivere separati, rifiutando di integrarsi, così conservarono la loro cultura e la loro religione e, diversamente da altri popoli estinti, sono giunti fino a noi. L’astrologia giudaica derivava dalla religione astrale assiro-babilonese, dalla quale gli ebrei presero gli angeli Michele, Gabriele e Satana; con il dualismo e il manicheismo, Satana divenne il principe del male. Le arpie dei greci, gli angeli della bibbia, i geni degli assiri e dei babilonesi, la sfinge egiziana erano metà bestie e metà uomini, poi gli ebrei cercarono di rendere gli angeli sempre più umani.

La prima apocalisse fu il libro di Daniele, poi scrissero apocalissi Enoch, Esdra, quindi vennero l’apocalisse di Giovanni e le apocalissi apocrife di Pietro e di Paolo; gli ebrei aspettavano il regno di Dio, cioè il ritorno dell’età dell’oro, alla fine delle ere, allora il mondo sarebbe stato sotto una sola legge, però l’avvento sarebbe stato preceduto da calamità naturali, perché il diavolo, rotti i ferri che lo tenevano legato, si sarebbe avventato sulla terra.

Mentre Cicerone e Aristotele affermavano che era impossibile trovare un nobile pensiero negli artigiani, i farisei erano artigiani, Hillel era falegname come Gesù, San Paolo era costruttore di tende e tanti apostoli furono pescatori. Gli Hilleliti ammettevano all’insegnamento anche poveri e peccatori, Hillel fu il primo codificatore del metodo talmudico; distrutto il tempio, i cristiani videro ostili, ricambiando, tutti i farisei, autori del commento rabbinico o Midrash e animatori delle sinagoghe dal III secolo a.c.

Secondo Giuseppe Flavio, i sadducei servivano i romani, gli zeloti li combattevano e i farisei erano neutrali, massima autorità dei farisei erano gli scribi o dottori della legge, che avevano una sinagoga anche dentro il tempio, nella quale istruivano i fanciulli; facevano parte del Sinedrio scribi, sacerdoti e anziani, il sinedrio aveva anche un comitato esecutivo. I farisei seguaci di Hillel predicavano la mansuetudine, la carità, l’amore verso il prossimo e la misericordia.

Invece i seguaci di Shammai erano formalisti, predicavano tanti comandamenti, insegnavano solo ai ricchi e osservavano rigorosamente la legge. La virtù cristiana dell’umiltà è d’origine hillelita; il talmud contiene la frase poi citata da Gesù: “Chi si umilia sarà innalzato e chi si esalta sarà abbassato”; il talmud, iniziato nel IV secolo a.c., rimase orale fino al II secolo d.c. e fu poi riportato per iscritto, dopo la compilazione delle scritture cristiane.

L’espressione di Gesù: “Padre nostro che sei nei cieli” era comune ai farisei, Hillel era portato verso umili e pagani e insegnava prima di Gesù: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, prima di Gesù, rabbi Akiba e Hillel avevano detto: ”Ama il prossimo tuo come te stesso”; Gesù di Sirach o siracide aveva pronunciato aforismi non meno elevati di quelli di Cristo. Le chiese locali nacquero sul modello delle sinagoghe, dove erano ammessi i proseliti, cioè gentili simpatizzanti; prima di esse bloccati dalla chiesa trionfante, anche gli ebrei facevano proselitismo e conversioni.

Il talmud era una libera tribuna, è il commento rabbinico alla bibbia; Gesù conosceva la tradizione rabbinica e se ne serviva, la sinagoga era luogo di preghiera, di studio, era una scuola e una libera assemblea, gli interventi erano aperti a tutti, ma non alle donne, era presieduta da un rabbino. Cristo da vivo era stato in buoni rapporti con farisei seguaci di Hillel, con la sua morte, fu la guerra tra chiesa e sinagoga e chi affermava che Gesù era messia o peggio ancora Dio, era espulso dalla sinagoga, inoltre i giudei o giudaizzanti, polemicamente, erano attaccati alla legge di Mosè.

Farisei vuol dire separati, era il partito dei devoti o puritani, però il fariseo si faceva chiamare anche maestro, mentre, secondo i vangeli, Cristo rifiutò il titolo, probabilmente però l’autore voleva solo rimarcare la sua personale antipatia verso i farisei e i giudaizzanti, non sapremo mai come si sono svolti veramente i fatti. Cristo apparentemente, se è esistito, ma è difficile, non conobbe la filosofia di Filone, ma conobbe la dottrina di Hillel, degli esseni e del Battista.

Tra i farisei, gli scribi erano i dottori colti della legge, Anna fu sommo sacerdote dal 6 al 25, suo genero Caifa dal 26 al 36, la classe sacerdotale era ostile ai movimenti popolari e legata ai romani, diversamente dagli zeloti, era collaborazionista, l’alto clero apparteneva al partito sadduceo. Il sinedrio era composto di anziani, sacerdoti e scribi ed era presieduto dal pontefice o sommo sacerdote; i sacerdoti del tempio erano numerosi, erano sommi sacerdoti anche quelli decaduti dalla carica. I sadducei, diversamente dagli zeloti, non disprezzavano la cultura greca, ma erano ortodossi della tradizione, cioè non avevano accettato le innovazioni come l’immortalità dell’anima, l’inferno e la resurrezione dei corpi.

In Israele i sacerdoti erano stati giudici, legislatori e governanti, avevano sommato tutti i poteri, però, sotto i romani, la carica era decaduta e appaltata e i sommi sacerdoti erano spesso sostituiti; i sacerdoti erano controllati dai romani, in teoria sanzionavano i peccati, cioè avevano potere giudiziario, ma non potevano comminare la pena di morte; i romani annullavano le decisioni più importanti dei sommi sacerdoti, i quali, in compenso, per stare buoni, avevano forti entrate fiscali.

Gli zeloti rappresentavano il partito nazionalista, nel 45 a.c. Antioco IV Epifane introdusse una statua di Zeus nel tempio e ci fa la rivolta nazionalista dei maccabei; anche Caligola (12-41), cercò di introdurre una sua statua nel tempio e provocò un’altra rivolta. Gli zeloti rifiutavano il tributo a Cesare e consideravano la sua immagine scolpita sulle monete, un peccato contro il primo comandamento.

L’imperatore Claudio (10 a.c.-54 d.c.), a causa dei moti dei nazionalisti, espulse tutti gli ebrei da Roma, nel 6 d.c. in Palestina un’insurrezione di zeloti fu capeggiata da Giuda di Gamala, detto il galileo, che si era ribellato al censimento di Quirino, che, grazie a esso, aveva introdotto l’imposta di testatico o di famiglia; la legge mosaica vietava il censimento generale, ammetteva solo quello dei combattenti, gli zeloti consideravano l’imposta suddetta un’empietà, perché, secondo loro, le tasse erano riservate solo al tempio.

Nel 35 d.c. gli zeloti si ribellarono a Pilato, che aveva confiscato il tesoro del tempio per costruire l’acquedotto a Gerusalemme, in quell’occasione Barabba uccise un soldato romano; dal 66 al 70 d.c., gli zeloti fomentarono un’altra ribellione e Gerusalemme e il Tempio furono distrutti dai romani di Tito; un’altra rivolta ci fu dal 132 al 136, sotto il messia Simone Barcocheba, sostenuto dal grande rabbino Akiba.

Girolamo (347-420) tradusse la Volgata latina da testi ebraici, però i masoreti ebraici, che erano farisei, avevano incluso nel testo osservazioni critiche e glosse, errori di copisti e di traduttori; il testo era stato già alterato anche prima del controllo dei masoreti, fin dal tempo di Mosè; il midrash è il commento rabbinico alle scritture, che non possediamo in originali. I masoreti introdussero punti e linee, per le vocali, la punteggiatura e la pronuncia, tuttavia ci sono arrivate pronunce e vocali diverse, che a volte cambiano il senso di una frase; il testo masoretico fu iniziato dai rabbini o farisei nel II secolo a.c. e fu riportato per iscritto nella seconda metà del I millennio d.c.

Il targum è il testo della bibbia ebraica in aramaico, la lingua che sostituì l’ebraico in Siria e Palestina al ritorno dalla cattività babilonese, questo testo eliminò l’antropomorfismo di Dio, però il traduttore dell’originale ebraico di Giobbe rimanipolò completamente il testo. I cristiani non si comportarono diversamente, l’epilogo di Marco (16.9-20) è un’aggiunta e non si trova nei manoscritti più antichi; una glossa è stata trovata nella prima lettera di Giovanni (5,7) e non si trova nei testi più antichi, afferma: “Vi sono tre testimoni in cielo, il padre, il figlio e lo spirito santo”, evidentemente il libero traduttore sosteneva la trinità.

Nel corso dei secoli, copisti e traduttori riversarono il loro stile su originali più scarni, anche perché gli ebrei avevano un vocabolario molto ristretto; per tutte queste ragioni, l’opera di falsificazione della bibbia appare ininterrotta nel corso dei secoli. Il pentateuco è attribuito a Mosè, evidentemente, la parte che parla della sua morte, è stata aggiunta da altro autore, però l’autore dei primi capitoli di Genesi è detto Jahvista perché chiama Dio, Geova, l‘autore che parla della vocazione di Adamo è chiamato Elohista, perché chiama Dio, Elohim, al plurale d’intensità; questo fatto rivela la mano di due autori diversi, queste manipolazioni sono avvenute anche negli altri libri.

I più antichi manoscritti biblici sono stati rinvenuti nel 1947 a Qumran, nel Mar Morto, sono opera della comunità monastica ebraica degli esseni, il manoscritto più antico è del 250 a.c., tra essi, è stato rinvenuto anche il profeta Isaia al completo. Il testo masoretico ebraico (masora vuol dire in ebraico tradizione) costituì per gli ebrei il testo definitivo, include le osservazioni critiche a opere dei rabbini e fu iniziato nel 2° secolo a.c.

I testi premasoretici pervenuti fin a noi sono quelli di Qumran, la traduzione dei Settanta e la Volgata latina. La divisione in capitoli e versetti della bibbia fu dovuta a S. Langton (XIII sec.) e R. Estienne (XVI sec.), negli originali delle opere questi mancavano e non esistevano nemmeno i titoli; la tradizione ebraica segue un canone alessandrino e un canone palestinese, il secondo s’impose presso i rabbini, il talmud è d’origine babilonese e palestinese.

La versione greca dei Settanta nacque nel III secolo a.c. in Egitto, patrocinata da Tolomeo II, in essa il testo di Gobbe è molto più corto dell’originale, in questa versione è scritto che Mosè parlava in visione con Dio, invece che faccia a faccia, com’è scritto nell’originale ebraico. La volgata latina di San Girolamo nacque alla fine del IV secolo e fu stampata la prima volta nel 1453 a Magonza, costituendo il primo libro stampato; nel 1546 il concilio di Trento la dichiarò unica traduzione autentica della bibbia, però già nel 1592 Clemente VIII ne fece fare un’edizione corretta e riveduta, che conteneva a sua volta altre imprecisioni.

La bibbia è opera umana, di sacerdoti ebrei, di scribi, rabbini e dirigenti cristiani; le vicende bibliche sono il risultato d’azioni naturali e umane e non d’interventi divini. Le scritture ebraico-cristiane si possono dividere in sette parti: il Pentateuco, i libri storici, i libri poetici, i libri profetici, i vangeli, gli scritti apostolici, i vangeli apocrifi e le eresie. I libri del nuovo testamento sono stati divisi in storici, epistolari e apocalittici; per noi, lettori moderni, ogni libro della bibbia equivale a un capitolo della bibbia.

Il primo canone si ebbe al concilio di Nicea (325), sotto il vescovo Ireneo e l’imperatore Costantino, mentre il canone alessandrino fu imposto da Sant’Agostino (354-430); il concilio di Trento (1545-1565) fissò definitivamente il canone biblico in 73 libri, dei quali 46 appartengono al vecchio testamento e 27 al nuovo; però, secondo gli ebrei, i libri canonici, tutti del vecchio testamento, sono 24, secondo i protestanti sono 66, tra vecchio e nuovo testamento.

I libri del vecchio testamento non ispirati per ebrei e protestanti o deuterocanonici, quindi non inseriti nel loro canone, sono: Tobia, Giuditta, Sapienza, Ecclesiastico, Baruch, l’epistola di Geremia, i Maccabei e le aggiunte di Ester e Daniele; aggiunte però che esistono in tutti i libri della bibbia, Baruch o Baruc denuncia la mano di tre autori diversi; per gli ebrei, i libri ispirati cessarono nell’anno 200 a.c. Alla metà del II secolo d.c. nacque il cristianesimo gnostico e alla fine del 200 d.c. cominciarono a nascere le altre scritture cristiane, prima ariane e poi cattoliche; gli ariani erano nati nell’ambito dello gnosticismo.

Il cristianesimo è un prodotto del sincretismo giudaico-pagano, non abbiamo gli originali delle scritture e nessun libro della bibbia è autografo, le sacre scritture sono falsi di generazioni di uomini estranee a Dio; forse solo l’Ecclesiastico ha un autore certo, cioè Giosuè o Gesù di Sirac, detto il Siracide, il nome degli autori dei libri è stato identificato dalla tradizione con il personaggio più eminente di ogni libro.

Tra i fatti e la redazione s’inserì la tradizione che li ingigantiti e li alterò, altre manipolazioni o falsificazioni avvennero per colpa di copisti, traduttori e commentatori, che inserirono le loro note nel testo; il tutto a fini apologetici della religione e in ottemperanza ai desideri della burocrazia religiosa. Per la mancanza degli originali, alcune di queste manipolazioni sono state accertate, altre no.

L’opera di corruzione dei testi cessò alla fine del IV secolo d.c., quando nacque la Volgata latina di San Girolamo (347-420); da allora il contenuto dei libri canonici e rimasto quale noi lo conosciamo, l’ispirazione divina dei testi sacri è affermata anche per le altre grandi religioni, cioè per il corano e i libri religiosi indiani. L’uomo ha creato i libri sacri e la sua visione di Dio, in definitiva Dio stesso, la stessa dottrina della salvezza generale dell’umanità, annunciata dal regno di Dio, non è altro che la risposta dell’uomo alle sue ansie, alle sue aspirazioni di giustizia e alle sue speranze.

La bibbia fa capire che l’età dell’oro è esistita a principio con il paradiso terrestre, dove non si lavorava per vivere e si era immortali, e tornerà alla fine con il regno di Dio, che restituirà all’uomo l’originaria purezza e immortalità e lo libererà dalla schiavitù del lavoro. L’uomo ha sempre considerato il lavoro una costrizione, al quale si sottraevano solo gli uomini liberi o uomini d’onore, spesso liberati anche dalle tasse e muniti di altri privilegi; così la pensavano i romani e gli aristocratici medioevali europei; furono i rabbini a rivalutare il lavoro fisico, ritenendo un dovere morale per loro l’esercizio di un lavoro artigiano.

Poiché la bibbia è ispirata, dovrebbe essere immune da errori, però Agostino avvertiva che se c’imbattiamo in un passo che ci sembra in contrasto con la storia, con la scienza e la realtà, dobbiamo affermare: “ Qui o c’è uno sbaglio del copista, o il traduttore non ha reso bene l’originale o io non capisco”; se vi è contrasto tra bibbia e insegnamento della chiesa, bisogna seguire l’altro consiglio di Agostino: ” Non questo afferma la divina scrittura, ma questo intende solo l’umana ignoranza”. Comodo no?

La bibbia è stata scritta in epoca tanto diversa dalla nostra, lo stesso senso letterale è reso difficile perché applicato a lingue morte, come l’ebraico e l’aramaico, prive nella forma scritta di vocali, punteggiatura e capitoli; oltre il significato elettorale esisteva quello simbolico. Per contrastare le eresie, la chiesa cattolica si arrogò il diritto di interpretare le sacre scritture e fu ostile alla libera traduzione, alla libera lettura e al libero esame della bibbia.

La parola della bibbia va inquadrata nella precisa cornice storica e geografica, le lingue usate sono state ebraico, aramaico e greco antico; se i libri apocrifi sono quelli non ispirati, tutti i libri sacri sono apocrifi. La chiesa sostiene che gli scrittori ispirati e oracolanti sono immuni da errori, però non si spiegano le contraddittorie testimonianze dei diversi autori, soprattutto nei vangeli; comunque, nelle varie religioni, sono stati tanti quelli che hanno preteso di parlare per bocca di Dio.

I masoreti ebraici facevano osservazioni critiche alla bibbia ebraica e fissarono definitivamente il testo dei libri sacri e nel VI secolo d.c., riportarono per iscritto il Talmud, cioè la tradizione orale ebraica, che affiancava la bibbia ebraica, esisteva un Talmud babilonese e un Talmud palestinese. La versione greca della bibbia ebraica, detta dei settanta, è stata composta tra il II e il III secolo a.c., alterando il testo ebraico; la Volgata latina di San Girolamo è della fine del IV secolo d.c., questo spesso si basò più sul senso che sulla lettera delle scritture, però il concilio di Trento (1545-1565) sanzionò l’autenticità della sua Volgata.

La chiesa cattolica si oppose alla traduzione libera dei testi sacri; per paura delle eresie, vari concili proibirono le traduzioni non approvate dai vescovi, per questo, per il mercato delle indulgenze e per la mancata riforma della chiesa, scoppiò la rivoluzione protestante; con l’indice dei libri proibiti, approvato dal concilio di Trento, si prescrisse che non si potevano leggere le traduzioni della bibbia in lingua volgare, senza licenza del vescovo o del Sant’Uffizio.

Il codice di diritto canonico richiede la censura preventiva sulle pubblicazioni bibliche, in questo momento però, a causa della rivoluzione liberale subita dalla chiesa, la prescrizione riguarda solo le case editrici cattoliche; intanto i protestanti continuano nella loro libera traduzione e con la loro analisi critica della bibbia che, fino ad oggi, ha dato vita ad approfondimenti critici molto validi e interessanti.

Nel 1947 sul Mar Morto furono scoperti i testi dei monaci ebraici esseni, precursori dei cristiani, contenenti libri sacri, apocrifi e libri sconosciuti, tra cui Isaia al completo, la loro redazione andava dal IV secolo a.c. al I secolo d.c.; da questi testi si evince che le maggiori manipolazioni sono state fatte dalla tradizione, più che dalla traduzione. I popoli antichi, che si tramandavano i fatti, erano vittime di suggestioni e superstizioni, perciò la parola biblica va inquadrata nella precisa cornice cronologica, storica, geografica, culturale e linguistica.

Gli autori ufficiali della bibbia sono tutti ebrei, eccetto Luca, gli autori veri non si conoscono, anche se sono per lo più ebrei, mentre gli autori degli apocrifi sono per lo più gentili convertiti; la chiesa afferma che i libri canonici sono stati ispirati dallo Spirito Santo e hanno Dio come autore, inoltre, ne rivendica il monopolio nell’interpretazione. Secondo le cronologie bibliche, passarono circa 2.000 anni dalla creazione ad Abramo, 2000 da Abramo a Cristo, 2000 da Cristo a oggi; la scienza afferma che l’universo e l’uomo sono molto più antichi, però questi 6.000 anni sono gli anni della storia dell’umanità e dell’invenzione della scrittura.

Il popolo ebraico era un popolo caucasico, di ceppo semita, dal punto di vista culturale risentiva l’influenza di altre culture superiori, come quelle egiziane, caldee e babilonesi; nessuna cultura o religione è completamente originale, anche un poema babilonese parlava di creazione e di diluvio universale. Sotto il regno di Davide e Salomone (X secolo a.c.), Israele raggiunse la massima potenza e l’unità dello stato.

La tradizione ha attribuito il Pentateuco a Mosè e l’Iliade e l’Odissea a Omero, però questi libri sono opera della tradizione e sono opera di diversi redattori anonimi; infatti, esistono differenze di stile nel Pentateuco o Torà e nelle opere di Omero. Il Pentateuco o Torà è diviso in cinque libri: genesi, esodo, levitico, numeri e deuteronomio. Genesi è un racconto di tradizioni antichissime, anteriori alla nascita del popolo ebraico, si divide in due parti, la parte preistorica e la parte storica dei patriarchi; nella prima parte la parola di Dio è rivolta all’umanità intera, nella seconda parte al popolo ebraico.

Non sono indifferenti gli influssi egiziani sugli ebrei, che erano di casa in Egitto; dall’Egitto, dalla Grecia e dalla Persia gli ebrei, alla vigilia dell’era volgare, trassero l’idea dell’immortalità dell’anima. Melchisedech era sacerdote e re di Salem o Gerusalemme, la città, prima che fosse occupata dagli ebrei, era abitata dai gebusei; la tradizione ebraica fece passare Melchisedech per essere semidivino, capostipite di un ordine sacerdotale soprannaturale, anche perché non se ne conosceva la genealogia, come per gli altri patriarchi ebraici. Alla fine i cristiani rivendicarono a Cristo l’ordine sacerdotale soprannaturale di Melchisedech.

La religione ebraica iniziò ufficialmente con Abramo, capostipite degli ebrei, il quale si stanziò come pastore nomade a Canaan o Palestina, era originario della regione di Ur in Caldea e, introdotto dagli egiziani ai valori del monoteismo, fu poi convertito da Melchisedech alla religione di Geova. Il libro di Esodo e si articola in tre parti, oppressione del popolo e comparsa di Mosè, uscita dall’Egitto e promulgazione della legge e del codice dell’alleanza sul monte Sinai.

Il Pentateuco o Torà era il codice degli ebrei e prova che la vita civile degli ebrei era intimamente connessa con la religione, comunque, ci sono connessioni tra la Torà o Torah e il codice babilonese di Hammurabi. Il primo libro è Genesi, che traccia la protostoria e i miti di Israele, presi in gran parte ai babilonesi, il secondo libro è Esodo, che tratta dell’uscita dall’Egitto, guidata da Mose.

Il legislatore ebraico non furono né Dio, né Mosè (XIII secolo a.c.), perché le norme consuetudinarie e il diritto naturale, sentito dalle genti, nascono dalle tradizioni e dai costumi; Mosè non è certo che sia un personaggio storico, come Licurgo a Sparta, si limitò a raccogliere ciò che già esisteva, predisponendo un codice organico e univoco per tutti, esponendolo nella migliore chiarezza possibile, per dirimere le controversie tra il popolo. In Grecia Solone (635-559 a.c.) fece la stessa cosa, i codici servivano a ridurre l’arbitrarietà dei giudici nelle sentenze.

Forse la presenza degli ebrei nella terra di Gessen, sul delta egiziano, fa favorita dalla penetrazione degli Hyksos nel paese, della stessa razza degli ebrei, iniziata nel 1730 a.c.; nel 1570 gli invasori furono espulsi e gli ebrei furono resi schiavi. Forse gli ebrei nomadi erano stati mercenari degli Hyksos e rimasero in Egitto dal 1728 al 1513 a.c. per 430 anni; per altri però l’esodo avvenne nel 1290 a.c., sotto il faraone Ramsete II.

Il libro di Levitino prende il nome dalla tribù sacerdotale dei leviti, discendente di Levi, figlio di Giacobbe o Israele, alla quale appartenevano Mosè e suo fratello Aronne; contiene norme religiose raccolte da Mosè, attinenti ai sacrifici e ai cerimoniali. I leviti dirigevano il culto sacrificale del tabernacolo che, durante la loro vita nomade, era un santuario portatile che conteneva arca e candelabro.

Rispetto alle altre tribù, i leviti erano una casta sacerdotale privilegiata, con numerose entrate fiscali, erano legislatori, governanti, giudici e sacerdoti, rappresentavano un governo assoluto, tra loro erano i massimi sacerdoti e il sommo sacerdote; secondo alcuni, dall’Egitto furono cacciati ebrei residenti che appartenevano solo alla tribù dei leviti. Mosè era un ebreo divenuto alto dignitario alla corte del faraone, per soccorrere il suo popolo, si ribellò agli egiziani, come fece il capo germanico Arminio che, sotto Augusto, si ribellò ai romani, che prima aveva servito.

Levitico distingue l’olocausto, con la consumazione totale nel fuoco delle vittime, dal sacrificio, con cui una parte era bruciata e il resto era consumato da offerenti e sacerdoti; questo libro tratta dell’impurità di certi animali e fissa il calendario delle feste religiose. Il materiale contenuto nel libro appartiene a una tradizione premosaica, gli autori sono diversi e comunque legati alla casta sacerdotale.

Il libro di Numeri contiene il censimento del popolo ebraico combattente e il suo peregrinare nel deserto fino a Moab, cioè alle porte della Palestina, Mosè era assistito da settanta anziani; gli autori del libro sono diversi, il libro attesta che egli ebrei stavano per diventare una nazione sedentaria, da nomade che era stata, infatti, parla di diritto di eredità della terra per i figli e ripartisce Canaan tra le dodici tribù di Israele.

Mosè morì alle porte della terra promessa e il comando fu assunto da Giosuè, della tribù di Efraim, i leviti si erano alleati con altre tribù semite locali e Israele nacque pian piano come federazione militare di tribù, per la conquista della Palestina; com’è accaduto spesso tra arabi e beduini nomadi. Gli ebrei rimasero nel deserto del Sinai per 40 anni poi strariparono in Palestina, favoriti dall’indebolimento dei popoli che vi risedevano.

All’inizio l’infiltrazione fu graduale, poi ci fu l’invasione vera e propria, come avvenne con la caduta dell’impero romano; la prima tribù ad arrivare fu quella di Giuda a sud. Gli ebrei erano nomadi e pastori, mentre gli abitanti di Canaan sedentari, agricoltori e urbanizzati, abitanti terre fertili; il mito biblico di Caino e Abele, l’unico ebraico, perché gli altri furono presi dai babilonesi, mutuò da questa guerra, infatti, Caino, da Canaan, era agricoltore, Abele era pastore e rappresentava gli ebrei. Il conflitto rappresentava la lotta tra popoli agricoltori e popoli allevatori, è accaduto anche nella conquista del West americano.

Usciti dall’Egitto nel 1513, gli ebrei rimasero nel deserto del Sinai 40 anni e l’occupazione iniziò nel 1473, tuttavia il paese fu occupato completamente solo sotto la monarchia di Davide (XI-X secolo a.c.), perciò è probabile che l’esodo avvenisse nel XIII secolo a.c.; la tribù capofila, che iniziò la conquista, fu quella di Giuda, che occupò Gerusalemme e s’impossessò del culto di Geova; com’era inevitabile, tra le tribù ebraiche confederate ci furono anche contrasti territoriali.

Il deuteronomio contiene leggi nuove, è un adattamento alle condizioni di un popolo definitivamente non più nomade, lo scopo è anche il midrash o esaltazione di Dio, in pratica dei sacerdoti depositari della teocrazia; i testi sacri erano conservati dai sacerdoti ed anche per questo, cioè non solo perché ritenuti ispirati, erano visti come sacri. Da Giosuè fino alla monarchia, il potere sacerdotale prevalse su quello secolare, infatti, i sacerdoti volevano tutto il potere e perciò inizialmente non erano stati favorevoli all’istituto monarchico, cambiarono politica solo sotto Davide, che li seppe domare intimidendoli.

Il migliore strumento di governo del condottiero, legislatore e riformatore religioso Mosè, fu il sostegno di suo fratello Aronne, capo dei leviti e dei sacerdoti; per abbagliare il popolo, Mosè era anche mago, astrologo e faceva divinazioni. Tra i libri storici, il libro di Giosuè cita alcuni libri antichi, come il libro del giusto (10,12), il libro delle guerre del Signore (3,5-10;24,11-12) e il libro della legge divina, di contenuto normativo; i primi due rotoli furono utilizzati per la redazione dei libri storici, il terzo per la redazione del deuteronomio.

Il libro di Giosuè, che entrò in Palestina, ricorda che i successi degli israeliti in guerra erano merito di Dio e che la fortuna di Israele dipendeva dalla sua fedeltà al Signore, che era geloso del suo popolo, i sacerdoti temevano che il popolo si allontanasse da loro; il libro di Giosuè ha più autori e forse fu completato in periodo monarchico, perché si chiude con la considerazione che esisteva disordine perché mancava una monarchia accentratrice, come l’avevano altri popoli; fu un’aggiunta al testo originale perché i sacerdoti erano contrari alla monarchia, perché tesi a salvaguardare il loro potere assoluto.

Dopo la morte di Giosuè, il libro dei giudici parla dell’avvento al governo, in sequenza, di dodici giudici, che erano ovviamente anche sacerdoti, l’ultimo di quali fu Samuele; per la sommatoria dei loro poteri, erano dei dittatori. I sacerdoti israeliti, come la chiesa, erano contrari alla separazione dei poteri e volevano tutto il potere, volevano conservare la presa sul popolo e temevano l’apostasia, con le loro inevitabili perdite economiche e di potere.

Samuele fu l’ultimo dei giudici sacerdoti e verso il 1050 a.c. fu costretto controvoglia a nominare re Saul, per fronteggiare i filistei, popolazione della Palestina costiera, forse originaria di Creta; A Saul successe come re Davide che, per tenere saldamente in mano il potere di uno stato tradizionalmente teocratico, oltre che re, era profeta e sacerdote. La legge ebraica proibiva il censimento generale della popolazione e ammetteva solo quello dei combattenti, il censimento, poiché aveva anche una valenza fiscale, era considerato un attentato contro Dio perché il popolo apparteneva a Dio; cioè solo i sacerdoti potevano essere beneficiari del gettito fiscale, anche per questo la monarchia e il dominio straniero erano avversati; questa era l’opinione di giudei e galilei anche al tempo di Cristo.

I due libri di Samuele, in realtà sempre d’autori ignoti, furono composti forse al tempo di Giosia, nel 625 a.c., parlano della trasformazione dello stato da confederale a unitario e monarchico, sotto Davide e Salomone, gli avvenimenti narrati vanno dal 1120 al 970 a.c.. I due libri successivi di Re, parlano della secessione di Israele da Giuda, avvenuta dopo la morte di Salomone, il costruttore del tempio, e raccontano la “debellatio” del regno del nord per opera degli assiri (VIII secolo a.c.) e del sud per opera dei babilonesi (VI secolo a.c.).

Nel periodo dei giudici il santuario era a Silo, in Efraim, invece sotto Salomone era a Gerusalemme; l’unità monarchica si fece per tenere unito il paese e per fronteggiare la minaccia esterna, soprattutto filistea; però gli ebrei non sentivano questa unità e Israele al nord si sentiva sfruttato con le tasse da Giuda a sud. Dopo la morte di Salomone, il regno si spaccò, la secessione fu opera delle dieci tribù del nord, che volevano recuperare la loro autonomia contro l’assolutismo centralizzatore e il fiscalismo del re di Gerusalemme.

Nel 722 a.c., per mano assira, cadde Samaria, capitale di Israele, e nel 587 cadde Gerusalemme, capitale della Giudea, per mano dei babilonesi, fattore di unità nazionale erano stati la monarchia e l’unico tempio di Gerusalemme. Il midrash, il commento dei rabbini, trae dai fatti storici narrati il migliore insegnamento religioso, perciò faceva dipendere le disgrazie degli ebrei dai loro peccati e dalla loro infedeltà a Dio e alla sua legge.

Il libro di Esdra afferma che Ciro re di Persia, non solo liberò i giudei deportati dai babilonesi, ma restituì loro anche il tesoro del loro tempio preso da Nabucodonosor. La legge del levirato dava le vedove in spose a un fratello del marito, con lo scopo di conservare la proprietà terriera di ogni famiglia e perché non scomparissero le famiglie e non scomparissero le tribù, i nuovi nati erano figli del coniuge morto in precedenza.

I due libri dei Maccabei parlano dell’urto tra cultura greca e giudaismo e vanno dal 187 a.c al 135 a.c., gli ebrei continuavano a credere che Dio era l’unico motore della storia, la quale non era fatta dall’uomo; però, sotto l’influsso della filosofia greca, conferivano a Dio nuovi attributi e, in parte, credevano all’immortalità dell’anima e al suo giudizio. Questa era una sentenza di appello, perché Dio non retribuiva sempre giustamente gli uomini durante la vita terrena; il regno di Dio, la resurrezione dei morti e il giudizio finale annunciavano un mondo rinnovato e libero dai peccati.

Al tempo dei Maccabei, una famiglia sacerdotale insorse contro i seleucidi siriani e i giudei presero le armi per l’indipendenza, per sottrarsi alla tassazione, per conservare i loro costumi e la loro religione minacciata dai greci; i seleucidi avevano iniziato una persecuzione religiosa degli ebrei sotto Antioco IV Epifane (175-163 a.c.), volevano imporre l’uniformità religiosa e greca al paese e trovarono anche degli ebrei collaborazionisti.

Questi libri dei Maccabei non fanno parte del canone ebraico, l’autore del II libro si richiama agli scritti precedenti di Giasone di Cirene, afferma che, come il vino mischiato all’acqua produce diletto, anche lui si era un po’discostato dall’originale di Giasone (39), una conferma esplicita delle manipolazioni ai sacri testi. La diaspora, prima babilonese, poi soprattutto egiziana, distrusse l’unicità del luogo di culto, che sanciva l’unità dello stato, e fece nascere le sinagoghe, dove si diffondevano preghiere, lettura della legge, commenti alla stessa e s’istruivano i ragazzi, mentre i sacrifici non erano più praticati.

Il libro di Giobbe è divenuto proverbiale, l’uomo ricevette disgrazie in terra senza esserne meritevole, poiché gli ebrei credevano che le malattie e le disgrazie fossero segni della condanna di Dio, anche questo fatto spinse a credere al giudizio ultraterreno d’appello. I salmi sono 150, 70 sono attribuiti a Davide, in realtà Davide era un pastore illetterato, inoltre i suoi salmi hanno differenze di stile; da sempre, i sovrani, come Davide e Lorenzo il Magnifico, avevano i mezzi per appropriarsi delle proprietà letterarie di terzi e per assicurarsi l’immortalità; ciò che è consentito allo stato o ai capi di stato, non è consentito ai sudditi.

Nel libro dei Proverbi si sostiene l’origine divina dell’autorità, la quale perciò aveva la copertura o la garanzia religiosa, era la tesi della chiesa quando essa era riconciliata con il potere; nel libro si afferma che la Sapienza di Dio era presente all’atto della creazione (8,27-30), l’espressione era usata per non nominare invano Dio; con l’ipostatizzazione o personificazione l’evangelista Giovanni affermò che la Sapienza era Cristo.

Comunque, gli ebrei, dopo aver abbandonato l’idolatria, non erano stati immuni da queste degenerazioni politeiste, lo fecero con l’angelo di Dio, lo Spirito di Dio, la sapienza di Dio e la parola di Dio, in generale con gli angeli, che erano originariamente visti come i geni alati assiro-babilonesi, metà uomo e metà bestia, come la sfinge egiziana Autore del libro ecclesiastico è un certo Gesù Siracide o di Sirach, è l’unico libro attribuibile tra i libri biblici, l’opera fu composta in ebraico a Gerusalemme e tradotto in greco ad Alessandria, non è entrata nel canone ebraico.

I profeti o vati o veggenti o araldi o oracolanti o messaggeri erano portavoci della divinità, erano stati tali tutti i patriarchi e non solo i profeti maggiori e minori in senso stretto, i vati esistevano anche presso i greci e le sibille emettevano oracoli; da Samuele, fino a Elia ed Eliseo, i profeti si riunirono in una corporazione. Mosè asseriva di parlare al cospetto di Dio, gli altri per mezzo di sogni, visioni o oracoli, alcuni profeti, come Elia ed Eliseo, erano taumaturghi, altri avevano malattie nervose che li allontanavano dalla realtà; però gli autori sconosciuti dei libri profetici hanno scritto le profezie dopo che i fatti si erano verificati, mettendole in bocca ai profeti.

I profeti sono quattro maggiori e 12 minori, la raccolta fu completata nel III secolo a.c.; per Isaia il messia che doveva riscattare Israele era Emmanuele, i profeti dovevano avere vita irreprensibile e il profetismo era considerato un’istituzione divina; alcuni profeti svolsero il loro apostolato prima dell’esilio, altri durante l’esilio, altri dopo. Geremia ed altri profeti si esprimevano a mezzo di oracoli, l’edizione greca del libro di Geremia non corrisponde a quella masoretica ebraica; i masoreti erano rabbini che, dal II secolo a.c., facevano osservazioni critiche al vecchio testamento, prima orali e dal VI secolo d.c. riportate per iscritto, in coincidenza con la compilazione del Talmud; la masora influenzò anche il testo definitivo del vecchio testamento.

I profeti facevano politica, il profeta Geremia era filobabilonese e contrario al partito filoegiziano, che dominava a Gerusalemme, perciò, quando vinsero i babilonesi, Geremia ne fu innalzato; il profeta Ezechiele apparteneva a una famiglia sacerdotale e fu deportato a Babilonia e non fu trattato male, si espresse a mezzo di parabole, visioni, estasi e oracoli. Il profeta Daniele fu completato nel II secolo a.c. e testimonia l’evoluzione dell’ebraismo rabbinico, infatti, personificò gli angeli, credeva alla resurrezione dei corpi e al giudizio di Dio; affermava che il regno d Dio sarebbe stato esteso a tutte le genti e preannunciava il suo avvento 500 anni dopo la caduta di Gerusalemme, cioè per la vigilia dell’era volgare; ciò dimostra che l’autore scrisse al tempo dei Maccabei, quando si aspettava il riscatto nazionale.

Il profeta Aggeo auspica per Gerusalemme un avvenire imperiale, immaginando che verso di essa si sarebbero dirette le ricchezze del mondo, era un sogno di rivincita con copertura divina; l’autore scrisse dopo l’esilio, era a favore di Zerobabele, presunto discendente di Davide, che doveva restaurare il regno. Il profeta Zaccaria presentò il messia Zerobabele come il ricostruttore del tempio; Zerobabele era sostenuto dai persiani, che però non desideravano la rinascita del regno di Giuda, perciò scomparve misteriosamente dalla storia; a quel tempo, anche i sommi sacerdoti portavano il titolo di Messia.

La maggior parte dei profeti scrisse dopo l’esilio babilonese, tuttavia i libri profetici sono il risultato di aggiunte e manipolazioni di tante mani, il profeta Malachia svolse il suo apostolato durante la ricostruzione del tempio, dopo la cattività babilonese e sotto la riforma religiosa di Esdra e Neemia. Le lamentazioni erano litanie o lamenti o nenie funebri a scopo religioso, in forma di canti o carmi, un genere letterario comune ad assiri, babilonesi, greci e popoli antichi; erano praticate in occasione della caduta di città, probabilmente erano scritte da sacerdoti. Si sostiene che autore delle Lamentazioni fu il profeta Geremia, il quale naturalmente sosteneva che le disgrazie di Israele dipendevano dai peccati del popolo, inoltre affermava la responsabilità individuale, familiare e nazionale.

La lettera di Geremia, scritta agli ebrei che dovevano essere deportati a Babilonia, è deuterocanonica e non inserita nel canone ebraico e protestante, perché scritta in greco, anche se forse esisteva un originale ebraico; fu attribuita a Geremia ma è opera di autore ignoto del 3° secolo a.c. Anche i greci avevano una divinità alla quale era sottoposto tutto l’universo ed era il fato o destino, al quale non sfuggivano nemmeno gli dei. Cristianesimo e islamismo, eredi dell’ebraismo, hanno messo in pratica i sogni imperiali e di rivincita del giudaismo, mascherati dal suo messianismo.

Il sincretismo religioso ebraico si mosse attraverso secoli, gli ebrei avevano adorato il vitello e il serpente, trassero dai gebusei il culto dio Geova, dall’Egitto l’idea del monoteismo, dell’immortalità dell’anima e del suo giudizio, dalla Persia l’idea di giudizio universale; al tempo di Mosè, sul monte Horeb o Sinai, la tribù di Giuda aveva adorato il vitello d’oro e Adonai, Signore in ebraico, nome forse derivato da Aton, il dio unico nato dalla riforma religiosa del faraone Amenophis IV (XIV secolo a.c.).

Con la devoluzione o secessione del nord, le dieci tribù di Israele furono soggette agli assiri, furono deportate e scomparvero, mentre a Samaria furono fatte immigrare, dalle altre regioni dell’impero, nuove genti, le quali adottarono anche la religione di Geova, adorato sul monte Garizim; dopo la cattività babilonese, la Giudea divenne dominio del persiano Ciro, gli ebrei tornarono in Giudea e ricostruirono il tempio. I nazionalisti maccabei erano detti devoti, da essi nacquero i farisei, il messianismo fu poi adottato dai nazionalisti zeloti e promosse delle rivolte.

Una rivolta antiromana si accese nel 66 d.c. e nel 70 portò alla distruzione del tempio, nel 132 il messia Simone Barcocheba promosse un’altra rivolta e fu sostenuto dal grande rabbino Akiba; nel 1648, sotto i turchi, Shabbethai Zebi si proclamò messia e ricevette credito dai rabbini, nel XX secolo, con il sionismo, rinacque il nazionalismo ebraico. Il canone ebraico fu completato con il profeta Malachia, in origine la versione greca dei settanta non conteneva libri deuterocanonici, però nel 397, al concilio di Cartagine, Agostino ingrandì il canone e nel 1546 il concilio di Trento ratificò il canone allargato.

Il canone ebraico di 24 libri corrisponde al canone protestante di 39 libri, al quale i protestanti aggiungono i libri del canone neotestamentario, per la chiesa cattolica i libri canonici sono 46 del vecchio testamento e 27 del nuovo. Per quanto riguarda il Vecchio Testamento, ebrei e protestanti adottarono il canone palestinese, mentre i cattolici, il canone alessandrino. Il rabbino Maimonide (1135-1204 d.c.), all’art. 7 del credo giudaico, affermava che, sia la legge scritta che quella orale, furono affidate da Dio a Mosè.

Si tratta di una leggenda, la tradizione del Talmud si è formata in tutti i secoli e continua ancora oggi. Al tempo di Esdra, cioè dopo la cattività babilonese, si conosceva il Talmud Babilonese e nel II secolo d.c. si cominciò a riportarlo per iscritto, poi si aggiunse il Talmud palestinese o di Gerusalemme; il Talmud contiene commenti alla legge, comandamenti e leggende. I primi cristiani non ne erano attratti, infatti, Gesù rimproverò ai farisei di dare più importanza alla tradizione che alla legge di Mosè (Mt 15, 1-9), però anche la legge scritta era stata preceduta dalla tradizione.

Per gli ebrei, con il regno terreno di Dio, Israele sarebbe stato riscattato e avrebbe dominato il mondo, centinai di aspiranti messia si misero a capo di questo movimento politico religioso, come attesta anche lo storico ebreo romanizzato Giuseppe Flavio; il dodicesimo articolo della confessione di fede di Israele, fissata nel medioevo da Maimonide, affermava che Dio avrebbe inviato il Messia annunciato dai profeti. Alla fine del I secolo d.c., Tacito e Svetonio raccolsero queste voci e affermarono che dalla Giudea sarebbe venuto il dominatore del mondo, anche i magi di Zaratustra lo attendevano.

Con l’era cristiana, i rabbini chiusero il canone ebraico e si dedicarono al commento della scrittura, alcuni di loro affermarono che il messia era l’intero popolo di Israele, Marx affermò che la classe operaia era il messia, nel XX secolo il sionismo nazionalista invocò il ritorno in Palestina; per i socialisti Cristo era il capo degli oppressi, per i nazisti un ariano che lottava contro i giudei. Un famoso messia fu Simone Barcocheba, sconfitto nel 132 da Adriano, fu riconosciuto come Messia dal più celebre dei rabbini, cioè Akiba il Grande, batté moneta della nuova era e riuscì anche a cacciare i romani da Gerusalemme; ebbe più seguito e successo di Gesù, che però è durato più degli altri messia perché per lui si varò un programma di divinizzazione.

La cabala, nata dopo la cattività babilonese, si sviluppò nella Spagna sefardita, sotto l’influenza di Pitagora e Platone; i cabalisti cristiani la utilizzarono per trovare delle spiegazioni ai dogmi cattolici. Cabala in ebraico significa tradizione, è una delle tante tradizioni ebraiche estranee alle scritture, come il Talmud; nacque per reazione al formalismo della religione ebraica, per rilanciare spiritualità e misticismo e per la conoscenza dell’occulto, era cioè una dottrina segreta.

Durante la cattività babilonese, i giudei furono conquistati dai misteri babilonesi e si diedero all’occultismo, perciò presero a interpretare la Torah in maniera occulta e simbolica, soprattutto i suoi numeri, distorcendone il significato letterale, da questa interpretazione nacque la cabala. Sulla scia di Pitagora (588-500 a.c.), che dava ai numeri un significato trascendente, la cabala dà ai numeri un significato nascosto, per essa, i numeri, con le loro vibrazioni, sono legati ai poteri occulti.

La cabala è usata nel gioco del lotto napoletano, per indovinare i numeri che devono uscire, è usata da occultisti ed esoteristi, è un cifrario di dottrine occulte espresse dalla simbologia dei numeri, è un codice che, applicato alle scritture, ci permette di percepirne il significato segreto o esoterico o occulto. Per la cabala, la conoscenza umana è il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, la cabala mira a ricondurre l’uomo all’albero della vita; l’insieme della facoltà umane costituirebbero l’albero della vita, che rappresenta anche l’unione tra maschio e femmina.

La cabala desidera conoscere la verità e sviluppare la consapevolezza spirituale, in occidente, tra i cristiani, divenne punto d’incontro tra magia, orfismo, gnosi ed esoterismo, è un sistema di classificazione e una forma di simbolismo che consente di formulare idee con maggiore precisione, è uno strumento di riflessione. I pilastri, a destra e a sinistra dell’albero della vita, rappresentano le due polarità della realtà, cioè il maschile e il femminile, secondo una dottrina anche cinese; per gli ebrei anche Dio, che rappresentava l’unità della divinità, aveva una parte femminile.

Lungo l’albero sale la consapevolezza umana, l’albero è il sentiero attraverso il quale si giunge all’unione con il creatore, cioè al Brahman indiano. La cabala tenta di recuperare all’uomo i benefici dell’albero della vita, infatti, a causa della trasgressione di Adamo, l’umanità aveva perso la vita eterna ed era divenuta mortale, non ebbe più accesso all’Eden e all’albero della vita e solo con la fatica e con il tempo acquisì la conoscenza e capì la differenza tra bene e male; compito della cabala era recuperare conoscenze divenute segrete per l’uomo. Per Pico della Mirandola, la cabala ebraica era fonte di sapienza e utile per decifrare i misteri del mondo e di Dio, inspiegabili con la sola ragione, Pico credeva al libero arbitrio dell’uomo, affermava che l’uomo era indeterminato nelle sue azioni, che poteva scegliere, era contro l’astrologia che pareva negare questa libertà.

Per gli antichi ebrei, il cuore era la sede del sentimento, dell’intelligenza e del pensiero, l’anima, considerata mortale, era comune agli animali e aveva sede nel sangue, che non poteva essere bevuto. Il soffio vitale che animò Adamo, con la morte si dipartiva dal corpo che si dissolveva, le ombre dei morti abitavano nello Sceol, dove vivevano una vita grigia e senza retribuzione, come nell’Ade e nell’Averno di greci e latini. Gli ebrei antichi non conoscevano il dualismo anima–corpo dei greci, non credevano nell’immortalità dell’anima e nell’inferno, Erodoto (484-428 a.c.) affermava che la credenza nell’immortalità dell’anima era venuta dall’Egitto, però anche i persiani ci avevano creduto.

Per gli antichi e Platone l’anima era sinonimo di vita, per gli animisti e Talete del movimento, Aristotele distinse l’anima vegetativa delle piante, da quella sensitiva degli animali, da quella razionale dell’uomo. Per gli antichi, l’anima animava il corpo, invece lo spirito era legato a luoghi specifici, a principio l’anima era comune a piante, uomini e animali, poi fu riservata solo all’uomo. Per i vatalisti la vita e l’anima erano riservate solo alla materia organica, animismo, vitalismo e risveglio della natura hanno posto le basi nella fede nella metempsicosi, la quale ha preceduto quella sull’immortalità dell’anima.

All’inizio l’anima era ritenuta mortale e senza retribuzione ultraterrena, poi in India, in Egitto, in Persia e in Grecia con le sette orfiche, si prese a credere all’immortalità dell’anima, al paradiso e all’inferno; però Filone non credeva all’immortalità dell’anima, Platone, come gli indiani, credeva che le anime dei cattivi s’incarnavano, mentre quelle dei buoni salivano in cielo, Origene, discepolo del neoplatonico Ammonio Sacca, credeva alla metempsicosi e negava la resurrezione.

Durkheim afferma che per gli antichi la metempsicosi spiegava la nascita dei vivi, perché le anime erano da loro considerate preesistenti e niente si creava da nulla, ai nostri antenati non era sfuggito che nella vita vegetale i semi rinnovavano la vita delle piante. Per gli indiani, liberandosi dalle passioni, s’interrompevano le reincarnazioni e si ritornava nel Brahman o Dio o anima universale, invece Budda affermò che, abolendo il desiderio, si poneva termine alle reincarnazioni e si raggiungeva il Nirvana.

L’induismo annuncia la liberazione dell’anima e il suo ritorno al Brahman, come credevano anche Platone e Origene; il Brahman è lo spirito eterno di Dio, l’induismo sostiene che le anime, non emancipate dalla conoscenza, s’incarnano senza fine; quindi, per Platone, Origene, induismo e buddismo la fine della reincarnazione era riservata solo ai migliori tra gli uomini, perché l’ideale dell’anima è ascendere a Dio. Le prime sepolture dei morti furono fatte per metterli al riparo dalle fiere e non per la fede nell’immortalità dell’anima, le offerte dei generi alimentari ai morti erano come le offerte di fiori di oggi; i primitivi sapevano che i generi alimentari deperivano sulle tombe, non erano idioti da credere che erano consumati dai defunti.

In Grecia, Platone e alcuni ceti colti, fin dal VI secolo a.c., credevano all’immortalità dell’anima e alla retribuzione dopo la morte; per orfismo, Platone e Aristotele, l’anima era il vento e il respiro che animava i corpi, era immortale e buona, invece il corpo umano era cattivo e la teneva prigioniera. Con la metempsicosi, concezione mutuata dal risveglio della natura e dalla funzione dei semi, l’anima si reincarnava in altri corpi.

Per gli antichi ebrei, l’anima era la vita, il sangue e il respiro; con il respiro, Dio animò Adamo insufflandoglielo nelle sue narici; l’anima era anche l’animus dei latini, dal quale venne il nome d’animale o essere animato o essere in movimento; all’inizio però gli ebrei non credevano alla separazione dell’anima dal corpo e all’immortalità dell’anima. Su questo tema, le religioni e le filosofie sono state precedute dalle religioni naturali come l’animismo, che credevano l’universo animato, dalle quali derivò il panteismo, condiviso nei secoli passati da tanti scienziati e filosofi, assieme al deismo, queste due dottrine religiose negavano provvidenza e rivelazione.

L’animismo credeva che l’anima fosse connaturata al movimento, che le cose che si muovevano erano vive o animate, come il vento, il fiume o gli animali; con l’evoluzione culturale dell’uomo, quest’anima vitale fu riservata prima a tutti gli animali e poi solo all’uomo. L’anima fu scissa in anima e spirito, gli spiriti erano legati a luoghi specifici e l’anima all’uomo; la chiesa identificò gli spiriti con i demoni.

La metempsicosi, come idea religiosa, fu anteriore al concetto d’immortalità dell’anima e nacque in India, dove si credeva che il Brahman era una banca delle anime che era in cielo e che le anime immortali, dopo la morte, si reincarnavano anche in corpi animali. Le idee dell’immortalità dell’anima e della resurrezione passarono dalla Persia di Zoroastro (le culture indo-iraniche erano collegate) e dai filosofi greci come Platone, ai rabbini ebrei della diaspora babilonese che, con una riforma religiosa, alla vigilia dell’era volgare, presero le distanze dai sadducei e modificarono le vecchie idee degli ebrei sull’anima, così presero a credere all’immortalità dell’anima, alla retribuzione dopo la morte e alla resurrezione.

Da questo bagaglio ebraico e platonico, lo gnosticismo cristiano egiziano, cioè il cristianesimo prima edizione, trasse la sua idea dell’immortalità dell’anima e dell’anima buona prigioniera del corpo, dal quale voleva essere liberata per tornare a Dio, come l’idea della resurrezione dei corpi. In Giudea, sotto gli Asmonei (II secolo a.c.), divenne abbastanza accettata l’idea della retribuzione dopo la morte, dell’immortalità dell’anima e del giudizio ultraterreno, personale e universale.

In precedenza, per ebrei, greci e romani, nel regno dei morti o Sceol, Ade, Averno o Inferi, vi erano state solo le ombre dei defunti, senza separazione di sorte tra buoni e cattivi. Poi in Persia Zoroastro (VII secolo a.c.) parlò di giudizio individuale delle anime dei morti; i buoni sarebbero stati ammessi alla presenza di Dio, i cattivi sarebbero stati precipitati all’inferno, parlò anche di un giudizio universale e collettivo che avrebbe colpito tutta l’umanità, durante il quale, i corpi resuscitati si sarebbero riuniti alle loro anime.

Queste idee furono raccolte da filosofi greci e dai farisei e furono respinte dai sacerdoti ebrei sadducei; anche gli egiziani avevano creduto all’immortalità dell’anima e alla retribuzione dopo la morte. Sulla scia di Zoroastro, alla vigilia dell’era volgare l’Ade dei greci si era evoluto, perché ospitava tartaro e campi elisi, il primo riservato ai cattivi, il secondo ai buoni, a questo tipo di oltretomba s’ispirarono i cristiani.

Nel II secolo, sulla scia di Filone di Alessandria, il cristianesimo era nato gnostico in Egitto, poi nel III secolo si era trasformato in ariano in Siria, gli ariani credevano Cristo subordinato a Dio ma della stessa sostanza, il termine cristiano fu usato la prima volta ad Antiochia; poi, per la ragion di stato, di fronte alla crisi delle religioni precedenti e soprattutto del mitraismo, nel IV secolo la nuova fede fu adottata dall’impero romano come cristianesimo cattolico. Per Ignazio d’Antiochia e Ireneo di Lione, Cristo era al tempo stesso uomo e dio, per Paolo di Samosata era un uomo adottato da Dio; la dottrina adozionista, prima prevalente, fu condannata dal concilio d’Antiochia del 268 che affermò la natura divina di Cristo.

Il nuovo testamento si compone dei quattro vangeli, degli atti degli apostoli, delle epistole, dell’apocalisse, fu redatto in greco e gli originali non ci sono pervenuti, dal IV secolo d.c. iniziarono le copie scritte su pergamena. Nuovo testamento significa nuovo patto e nuova alleanza tra Dio e l’umanità intera, mentre il vecchio testamento era un patto fatto solo tra Dio e Israele, popolo eletto da Dio.

Così Dio si trasformava da dio nazionale a internazionale, per cattolici, ortodossi e protestanti, i libri canonici del nuovo testamento sono 27; esistono discordanze tra la Volgata latina e l’edizione greca dei settanta. Vangelo significa lieto annunzio e buona novella, i vangeli non sono biografie complete di Cristo o libri storici, esaltando Cristo, seguono lo stile ebraico del Midrash, però, per il popolo, il termine vangelo è divenuto sinonimo di verità lampante.

Apparentemente, Matteo scrisse in Palestina, Marco a Roma, Luca in Siria, Giovanni in Asia Minore, perciò Matteo, esattore dei romani, dovrebbe essere il vangelo più antico, scritto in aramaico; però il testo originale, più ridotto dell’attuale, non è arrivato fino a noi. Probabilmente però il vangelo più antico è il Marco originale e ristretto nato a Roma, perché il cattolicesimo arrivò in Palestina, per volontà dell’impero, solo nel IV secolo; però in Palestina era già conosciuto il cristianesimo gnostico d’Egitto.

Di certo, non si conoscono i veri autori dei vangeli e i discepoli erano anche analfabeti, probabilmente il primo vangelo approvato nacque a Roma, per opera dello gnostico Marcione di Ponto che nel 150 d.c. presentò anche le prime epistole di Paolo, che forse era un suo pseudonimo, infatti, Paolo non è un personaggio storico. Marco era segretario di Pietro, secondo la tradizione, dopo l’esecuzione a Roma di Pietro e Paolo, si rifugiò ad Alessandria d’Egitto, dove fondò la chiesa di Alessandria; nel medioevo le sue ossa furono trafugate dai veneziani e trasportate a Venezia.

Luca fu segretario di Paolo, era un medico gentile e predicò ai gentili, s’ispirò a Marco; i vangeli sono frutto della tradizione cristiana, convalidati, per volontà dell’imperatore Costantino e del vescovo Eusebio, dal concilio di Nicea (325); in precedenza, ogni chiesa importante voleva avere il suo vangelo e alla fine se ne accettarono 4, invece che un testo unificato, per contentare i patriarcati più importanti.

Giovanni ha contenuto metafisico, gnostico, neoplatonico e contiene la filosofia dell’ebreo Filone di Alessandria, la filosofia neoplatonica nacque dalla saldatura tra cultura greca e giudaica; Filone (10 a.c.-50 d.c.), non fu cristiano, fuse giudaismo e platonismo, era per l’interpretazione allegorica della bibbia; credeva a un mediatore tra Dio e il mondo, detto logos, la parola o il verbo o il figlio di Dio, ispirò Giovanni, per il quale il logos era Cristo.

Nel III secolo d.c. ad Alessandria d’Egitto, ove gli ebrei erano di casa, Plotino (205-270), filosofo greco d’Egitto, allievo di Ammonio Sacca e maestro di Porfirio, lanciò in grande stile il neoplatonismo, per lui il verbo era solo un’emanazione di Dio, invece per Giovanni il verbo si fece uomo. Giovanni con Paolo pose le basi della teologia cristiana, secondo i vangeli era stato discepolo di Battista, poi fu discepolo prediletto di Gesù; di questo vangelo ci sono arrivati solo pochi frammenti originali, è opera di tre persone diverse e fu completato da Giovanni il presbitero di Efeso, discepolo dell’evangelista.

Per Giovanni il creatore dell’universo fu l’eone o logos o Cristo, l’insieme degli eoni formava il pleroma; lo gnosticismo voleva fondere la filosofia greca con il messaggio giudaico e cristiano, negava la divinità di Cristo, considerato solo un eone o uno spirito celeste, ma non un uomo, mentre Giovanni affermava questa divinità. Giovanni era pescatore e divenne segretario di Pietro, affermava che Gesù era esistito prima di Maria e prima della creazione, anzi aveva creato l’universo, perché era il Verbo.

Alla morte di Cristo, i cristiani erano in attesa del suo ritorno o parusia, invece non ritornò e al suo posto si consolidò la chiesa gerarchica, eppure Gesù aveva promesso che entro la sua generazione sarebbe stato instaurato il regno di Dio; questo non venne, invece nel 70 d.c. Gerusalemme fu distrutta dalle truppe di Tito; così il cristianesimo riformista dei gentili di Alessandria e Roma si separò dalla tradizione giudaica, ma non fu un vero scisma, perché in Giudea il cristianesimo cattolico attecchì solo nel IV secolo, per volontà dell’impero, il cristianesimo non è nato in Palestina, però nella regione erano conosciuti gli gnostici di Alessandria.

La distruzione di Gerusalemme e del tempio fu un fatto traumatico che provocò centinaia di migliaia di morti, ci furono deportati e profughi, e sconvolse le menti dei sopravvissuti; nei paesi pagani, i cristiani, per lo più pagani convertiti, ingigantirono la figura di Gesù e presero le distanze dalla Legge, favoriti anche dal distacco traumatico dal tempio. Non si sa quante volte Gesù si recò a Gerusalemme, sinottici e Giovanni sono discordati, la legge prescriveva per gli adulti una visita almeno una volta l’anno, durante la Pasqua.

Non si sa per quanti anni Gesù svolse la sua predicazione, non si conosce la data della sua nascita e della sua morte, di sicuro fu galileo e non ebbe antenati a Betlemme, come vogliono far credere gli evangelisti per farlo discendere da Davide. Nel 250 Origene valutava gli ebrei convertiti al cristianesimo in circa 150.000, assieme ai giudei non cristiani, erano presenti nelle grandi città; il cristianesimo affondava le sue radici nell’ebraismo e nel suo messianismo militante e divenne il prodotto del sincretismo giudaico-pagano.

I romani, che accettavano la divinizzazione dei re, non volevano ammettere che Gesù fosse stato Dio prima di nascere e che un Dio potesse essere crocefisso, perché la crocifissione era riservata agli schiavi e ai ribelli. Per l’invito a bere il suo sangue, Gesù avrebbe meritato la lapidazione come bestemmiatore, perché la legge ebraica imponeva l’astensione dal sangue, la avrebbe meritata anche quando minacciò di distruggere il tempio e quando si fece messia, senza essere riconosciuto come tale dai sommi sacerdoti.

Tra i discepoli di Cristo c’erano zeloti nazionalisti, che erano obiettori fiscali, questo fatto gli meritava il mandato di cattura e la morte da parte dei romani; i miracoli prima di Cristo erano stati fatti da Mosè, Elia, Eliseo, dal rabbino Hanina Ben Dosa e dall’asceta pagano Apollonio di Tiana. Per i marxisti, il cristianesimo era un messaggio di liberazione e di salvezza, era la religione dei poveri, degli emarginati e dei ribelli.

Tuttavia Cristo, anche se aveva detto che i ricchi non sarebbero stati ammessi al regno dei cieli, per principio, non era contro proprietà, schiavitù e autorità; furono i primi cristiani a mettere in comune i loro beni, per aiutarsi e per timori di confische; poi alla comunità aderirono anche membri ricchi e influenti, che fecero elargizioni, ma conservarono le loro ricchezze: Tutte le sette o partiti nascono da posizione di emarginazione, poi si arricchiscono e imparano a fare affari, a spese della credulità popolare.

Numerose sono le discordanze tra i vangeli, perciò nel 150 il vangelo apocrifo di Pietro cercò di fonderli, nel 170 Taziano ritentò l’impresa con un testo unificato, il Diatessaron; Marcione (85-160), partendo dai canovacci di Marco e di Matteo, ispirò Luca. A causa di tutti questi vangeli, alla fine del II secolo, il pagano Celso accusava i cristiani di aver rimaneggiato e manipolato diverse volte i vangeli.

Si affermò che Cristo era figlio della vergine Maria, però Matteo asserisce che sue antenate furono Tamar, che si prostituì a Giuda, Raab, una prostituta di Gerico, Rut la moabita, che si prostituì a Boaz, e Betsabea, moglie adultera, amante di Davide; erano solo fantasie dell’autore, dettate dalla necessità di arricchire il romanzo. Non c’è accenno alle fattezze fisiche di Gesù, forse di razza mista, perché la Galilea era abitata da razza mista, cioè fenici, samaritani, greci, ebrei e romani.

La bibbia ha fornito le fattezze di Saul, Davide e Salomone e i rabbini ci hanno trasmesso le fattezze fisiche di Barcocheba o Bar Kokheba, ma la bibbia cristiana non ci fornisce le fattezze fisiche di Gesù; comunque, la cornice storica e geografica, citata dai vangeli, è abbastanza fedele, come prova anche l’archeologia. Sono tanti i falsi storici sul cristianesimo, ne furono toccati anche Tacito, Svetonio, Plinio il Giovane e Giuseppe Flavio, che nel 93 scrisse le “guerre giudaiche”, facendo un piccolo accenno a Gesù, attestandone missione e ruolo soprannaturale; è un falso interpolato nel testo.

I romani riservavano la crocifissione a ribelli, schiavi e traditori, gli ebrei consideravano maledetti i condannati appesi, perciò per i primi quattro secoli i cristiani, per non compromettere la diffusione della fede, raffiguravano Cristo con altri simboli, come l’albero della nave, l’ancora, il pesce, l’agnello. Nel terzo secolo, quando la figura di Cristo non era stata ancora fissata, il pagano Celso si stupiva che Cristo non fosse stato salvato da suo padre da quel supplizio.

Gli esseni rispettavano la legge e il sabato, allontanavano dalla loro comunità minorati, peccatori, donne, stranieri, così è scritto nel loro manuale di giustizia, però ospitavano zeloti fuggiaschi e ricercati; Cristo accettava zeloti, pubblicati, lavoratori e prostitute, l’essenismo moltiplicò le regole di purificazione dell’ebraismo e invitava a non diffondere la sua dottrina tra gli stranieri. Gli esseni dicevano di essere i figli della luce; Gesù esaltava la povertà, considerata dagli ebrei indice di scarsa benevolenza divina, non aveva pregiudizi razziali o sociali, era vicino alla dottrina del rabbino Hillel che, come lui, predicava l’umiltà e lottava contro il formalismo religioso.

La componente pagana del cristianesimo è costituita dalla trinità, dalla divinità di Cristo, dalla figura di Maria e dal panteon cristiano; il concilio di Nicea e il credo attanasiano imposero il dogma della trinità; Lutero (XVI secolo) trovò conferma della trinità nella parola biblica Elohim (dei), che era un plurale di maestà, memore del precedente politeismo, e nel fatto che Dio, durante la creazione, parlava al plurale, in realtà si rivolgeva agli angeli (Gn 1,26).

Il passo della prima epistola di Giovanni (1 Gv 5,7-8) è un falso aggiunto nel 1400, non si trova nelle bibbie più antiche, afferma che in cielo padre, verbo e spirito sono una sola cosa; il passo non si trova nei manoscritti antichi alessandrino, sinaitico, vaticano e nella volgata. Quando Gesù diceva: ”Io e il padre siamo uno” (Gv 10,30) voleva solo affermare che la loro volontà era unica; però la trinità era conosciuta in India, Persia, Egitto, Roma, Giappone, Grecia, Babilonia, Scandinavia e Cina.

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

    

Bibliografia:

“Il metabolismo cristiano” di Nunzio Miccoli,

“La storia censurata” di Nunzio Miccoli,

“I fratelli siamesi – lo stato e la religione” di Nunzio Miccoli.

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LO SVILUPPO DEL CRISTIANESIMO - PARTE PRIMA

 

Gli zoroastriani credevano al salvatore e alla battaglia finale contro il demonio, gli gnostici credevano che il demiurgo avesse creato l’universo, gli zoroastriani che avesse creato solo la metà malvagia dell’universo; poi gli sciiti islamici accettarono la trasmigrazione delle anime, credevano che l’Iman fosse l’incarnazione della divinità, l’ultimo iman sarebbe stato il Mahadi o Messia, che avrebbe instaurato il regno di Dio. In Cina il culto degli dei era funzione dello stato, mentre il culto degli antenati era la religione della famiglia, i cinesi erano dualisti e manicheisti, il loro culto era legato alla natura, Confucio credeva all’autorità e alla predestinazione.

In Grecia, Zeus era un indogermanico Dio del cielo, gli eroi erano santi locali, i greci credevano all’età dell’oro, alla trasmigrazione delle anime, alla loro retribuzione, le ritenevano spiriti decaduti, dimoranti in corpi, in espiazione di antiche colpe; come gli ebrei, credevano che le colpe dei padri ricadessero sui figli. Oggi i riformati ebrei rigettano il talmud, non attendono più il messia, non credono alla resurrezione dei corpi, ma all’immortalità dell’anima; proibizioni e rispetto del sabato non sono più seguiti.

I sunniti davano importanza alla tradizione, i sufi erano monaci, che seguivano le idee di Platone sull’anima caduta prigioniera del corpo e che aspira a tornare a Dio, credevano all’incarnazione di Dio e interpretavano allegoricamente il corano. L’Islam afferma che Cristo, con la parusia, ucciderà l’anticristo e si convertirà all’Islam; i dervisci sono monaci che, con esercizi, raggiungono l’autoipnosi e l’estasi, anche i drusi sostennero l’incarnazione di Dio.

In Grecia, i cinici erano monaci mendicanti, Pitagora sostenne il monachesimo, basato si estasi e rinuncia; il neoplatonismo è una filosofia della salvazione e fornì una base teologica al cristianesimo, suo fondatore fu Ammonio Sacca, maestro di Origene, uno dei padri del cristianesimo. Deus deriva dalla radice indogermanica e dal sanscritto indiano “div”, che significa luminoso e celeste; anche in Egitto il faraone era considerato incarnazione della divinità, anche i babilonesi portavano in processione i loro dei che erano patroni di comunità, quando si realizzò l’unità nazionale e si fece strada il monoteismo, affermarono che i vari dei locali erano i diversi nomi di Marduk, i babilonesi avevano miti e i loro antenati furono divinizzati.

Anche Mitra fornì idee alla teologia cristiana, era identificato con il sole, la luce contrapposta alle tenebre, secondo il dualismo d Zoroastro; in precedenza, aveva fatto parte della triade indo-iranica di Indra, Mitra e Varuna. Come accadde con Cristo, nella mitologia romana, la vestale Rea Silvia diede alla luce Romolo e Remo, per intervento del Dio Marte; a Roma l’imperatore era sommo pontefice ed era divinizzato, anche se solo Caligola prese sul serio la sua divinità. Roma ospitava gli dei degli altri popoli e offriva loro sacrifici; anche il cristianesimo adottò dei locali, facendone dei santi cristiani, mai vissuti in era cristiana.

I sinottici dividono l’attività pubblica di Gesù in due tempi, il primo passato in Galilea a il secondo a Gerusalemme, dove Gesù si recò un’unica volta durante il suo ministero; Giovanni lo fece arrivare prima in Giudea, poi in Galilea, da qui gli fece compire tre viaggi a Gerusalemme, fino alla morte. Sono le contraddizioni delle scritture, per Giovanni, Gesù fu giustiziato la sera del venerdì di Pasqua e il suo processo durò poche ore.

Per i sinottici fu giustiziato il sabato mattina; pare però che Giovanni riporti meglio le usanze degli ebrei, che, in giorni di festa, non esponevano i condannati.  Il cristianesimo, arrivato tra i pagani, ne ricevette impulsi, a cominciare dalla fede nella divinità di Cristo il salvatore, nella trinità e nell’adozione del simbolo della croce, diffuso a Babilonia; nel III secolo, furono i pagani convertiti al cristianesimo che apportarono queste credenze.

Portarono anche il culto delle immagini, il culto dei santi, il culto di Maria e tanti miti; i simboli del potere papale, tiaria, mitra e pastorale, erano di origine egiziana e babilonese, l’aureola dei santi era conosciuta da babilonesi, egizi, greci e romani. Il 25 dicembre l’impero romano festeggiava la nascita di Saturo o Mitra o il Sole; per sfruttare una ricorrenza seguita dal popolo e favorire la soppressione delle vecchie religioni, la chiesa spostò la nascita di Cristo a quella data.

Questa politica è stata seguita anche in America Latina, dove, com’era già accaduto in Europa, dei degli indios furono metabolizzati dal cristianesimo. Il culto di Mitra, identificato con il sole, e importato dalla Cilicia, aveva il battesimo e l’eucaristia, il mitraismo era forte ai confini dell’impero e il cristianesimo lo era nelle grandi città; il mitraismo divenne religione ufficiale dell’impero nel III secolo e scomparve nel V.

L’escatologia dei persiani fu adottata da farisei e cristiani, però gli ebrei non rinunciarono ad attendere il riscatto nazionale con un Messa discendente da Davide. I magi erano astrologi della religione di Zaratustra e praticavano la magia, i persiani avevano una religione quasi monoteista; a Babilonia era arrivato il buddismo, al quale s’ispirò il persiano Mani (215-275 d.C.) per fondare la sua religione sincretica. I riti babilonesi ed egiziani ispirarono ebrei e cristiani, i sacerdoti di Gerusalemme usavano incenso, tiara, mitra e pastorale, come egiziani, babilonesi e come oggi il papa; prima dei cristiani, l’aureola dei santi era usata da babilonesi, egizi, greci e romani, la croce era precristiana.

Gli esseni erano monaci inclini alla contemplazione e costituivano una società segreta d’iniziati, credevano all’immortalità dell’anima, praticavano povertà, castità, culto intimo e vita in comune, avevano però un ordine terziario di persone sposate; nel 110 a.c. fondarono una loro comunità a Qumran, nel 1947 sono stati trovati loro rotoli, i più antichi risalgono al III secolo a.c. Gli esseni furono distrutti nel 68 dai romani; nel deserto del Mar Morto dove abitavano, Cristo digiunò 40 giorni.

Gli esseni praticavano il battesimo per immersione, espellevano i contestatori, avevano un regolamento, erano osservanti della legge e avevano un rituale, accoglievano i fuoriusciti, anche zeloti, portavano una veste di lana bianca. Aspettavano un messia sacerdotale della tribù di Levi, mentre i farisei, un messia regale della linea di Davide, per alcuni, il primo era Elia risorto e doveva precedere il secondo.

Il messia sacerdotale era detto maestro di bontà e giustizia, il giusto sofferente invece era un loro dirigente perseguitato dai sacerdoti sadducei che non li vedevano bene. Gli esseni educavano i ragazzi, erano contro la schiavitù e accusavano i sacerdoti di aver tradito Mosè; in realtà, Mosè era contro la castità, non credeva all’anima immortale, all’inferno e alla resurrezione dei corpi, cose alle quali gli esseni credevano.

Il battesimo per immersione, praticato dagli esseni, era una cerimonia d’iniziazione o passaggio e di purificazione dai peccati, cioè dalle malattie che erano viste dagli ebrei come delle conseguenze; era una tecnica di guarigione e di salvaguardia dalle malattie che oggi si chiamerebbe idroterapia. Al tempo di Cristo gli esorcisti erano medici o terapeuti che scacciavano gli spiriti maligni dalle persone malate, spesso epilettiche.

In era cristiana, la setta gnostica degli ofiti, tributaria in parte degli antichi ebrei, adorava un serpente e Satana, asseriva che il mondo era stato creato dal demiurgo e adorava il serpente, che aveva dato la conoscenza ad Adamo; per essi la legge d Mosè era cattiva ed era opera del Demiurgo, creatore dell’universo, diverso dal Dio buono dei cristiani. Il contatto tra cultura ebraica e cultura greca favorì la nascita nel cristianesimo, con la tradizione, tutti i popoli erano abituati a ingigantire i fatti; la guerra di Troia avvenne nel XII secolo a.c., in età micenea, Omero ne scrisse nell’VIII secolo a.c., però era stato preceduto dai canti degli aedi e dalle narrazioni dei rapsodi; anche in Francia, dopo le guerre di Carlo Magno, si formò il ciclo epico carolingio.

Per il Talmud, Cristo era rabbino e figlio illegittimo di Maria; il concilio di Cartagine del 397 stabilì con decreto il canone greco. Il cristianesimo, prima di essere istituzionalizzato, si presentò come forza eversiva, di liberazione e di salvezza, faceva adepti tra schiavi ed emarginati, i cristiani costituirono una società segreta malvista dallo stato; tra loro, si chiamavano fratelli e compagni. Tacito (55-120), storico imperiale, definì atei i cristiani, perché rifiutavano gli dei dello stato e il culto dell’imperatore, il passo è un falso, allora non esistevano cristiani a Roma, ma giudei.

Il trionfo del cristianesimo peggiorò la condizione dei giudei e Costantino (325) proibì la conversione al giudaismo, poi i cristiani si trasformarono da perseguitati in persecutori. Il culto di Maria s’ispirò anche al culto di Iside e di Giunone o Hera, la moglie di Giove, che aveva molti luoghi di culto, particolarmente a Roma; il cristianesimo nacque anche come religione misterica, perché riguardante la morte e la resurrezione.

Dei dodici apostoli, quattro erano zeloti, cioè Simone, Giuda, Giacomo e Giovanni di Zebedeo, portavano i nomi dei fratelli dello zelota Giovanni di Gamala che ispirò le gesta terrene di Gesù; altri discepoli erano pescatori e pubblicani. Le provocazioni di Pilato iniziarono fin dal suo insediamento, infatti, arrivò a Gerusalemme con le insegne raffiguranti Cesare, violando il primo comandamento, nel 36 d.c. i giudei ne ottennero la destituzione.

Gesù non predicava la ribellione aperta, aveva detto di porgere l’altra guancia, di pagare le imposte, di servire autorità e padroni, alcuni del suo cerchio però erano nazionalisti e violenti. Pietro brandì la spada quando Cristo fu arrestato, gli zeloti erano tenuti d’occhio dalle autorità perché erano il partito d’azione e il partito nazionalista armato, però Pilato ed Erode Antipa consideravano Gesù inoffensivo.

I vangeli sono favorevoli ai romani, con cui i cristiani vicini ai gentili cercarono la conciliazione, però il movimento nazionalista giudeo era forte anche nella diaspora; dai maccabei, agli zeloti si è arrivati al sionismo risalente a Teodoro Herzl (1860-1904) che ha favorito la rinascita d’Israele. Gli atti degli apostoli, attribuiti a Luca, discepolo di Paolo e medico ad Antiochia, nacquero forse a Roma, trattano lo sviluppo della chiesa tra i gentili.

Ci sono arrivati in tre testi discordi, quello orientale, quello occidentale rimaneggiato e ampliato e un testo intermedio. I fatti narrati arrivano fino al 63 d.c., cioè fino alla prigionia a Roma di Paolo; il libro si divide in due parti, la prima ha come interprete Pietro e riguarda lo sviluppo della chiesa in Giudea e Samaria, la seconda riguarda lo sviluppo della chiesa in Siria, Asia Minore, Grecia, Italia e Roma, dove Luca seguì Paolo fino al suo imprigionamento.

Pietro è il protagonista dei primi dodici capitoli, Paolo dei rimanenti sedici, l’autore traccia uno schizzo della chiesa primitiva, con la sua gerarchia e il suo culto; capi delle comunità erano i presbiteri o preti, al cui vertice erano gli episcopi o vescovi, in qualità d’ispettori, sovrintendenti e amministratori, i diaconi erano assistenti dei presbiteri. Col tempo, gli episcopi, disponendo della cassa, assunsero la direzione dell’organizzazione.

Le epistole sono ventuno, di esse 14 sono attribuite a Paolo, erano circolari nate per comporre dissidi, togliere dubbie e dare consigli; queste lettere sono opera di anonimi missionari e alcune sono anteriori ai vangeli. Paolo era un fariseo della diaspora con cittadinanza romana, nato nei primi anni dell’era volgare a Tarso, nelle Cilicia, in Asia Minore; non conobbe personalmente Cristo e con il nome di Saul e su incarico del sommo sacerdote di Gerusalemme, fu persecutore dei cristiani.

Come missionario, dal 45 al 63 fece quattro viaggi a Roma, fu imprigionato e nel 67 fu messo a morte da Nerone, assieme a Pietro. Si tratta di una leggenda raccolta dalla tradizione, né Paolo, né Pietro arrivarono mai a Roma, però nel 150 ci arrivò il cristiano gnostico Marcione, con il primo vangelo e le prime epistole di Paolo. La lettera ai romani sostiene la redenzione gratuita di gentili ed ebrei, per mezzo della sola fede; la tesi sembra negare il libero arbitro e la vanità delle opere per la salvezza.

In realtà Paolo si riferiva alle opere della legge, cioè alla normativa mosaica, cioè contrapponeva la fede alle opere della legge, considerava importanti le opere buone ma superata la legge mosaica; il fraintendimento di Agostino e Lutero nacque da ciò, era chiara l’ostilità dei paolini, aperti ai gentili, verso la legge dei giudei. La chiesa di Roma, fatta di gentili e di ebrei di umile ceto, secondo la tradizione era stata fondata da Pietro e Paolo, però né negli atti, né nelle pistole si fa cenno dell’apostolato di Pietro a Roma, il quale invece fu vescovo di Antiochia.

I giudei si erano già trasferiti a Roma prima dell’era volgare e ne affluirono molti altri dopo il 70, come deportati o esuli; secondo la tradizione, nel 42 d.c. Pietro si recò a Roma prima di Paolo e vi fondò la chiesa; bandito nel 49 dalla città da Claudio, assieme ad altri giudei, vi ritornò e vi morì martire nel 67, insieme a Paolo. Rimane difficile credere che Pietro, sei anni dopo la morte di Cristo, avvenuta nel 36 d.c., con la rettifica della data suggerita dal monaco Dionigi, già si recasse a Roma per la propagazione del cristianesimo, quando i cristiani di Palestina, secondo altre fonti cristiane, aspettavano la parusia.

La prima lettera ai corinzi sostiene la validità della verginità della donna e del matrimonio, denuncia che la chiesa di Corinto, fondata nel 52 da Paolo, si stava dividendo in partiti, tra i cristiani c’erano giudei e soprattutto gentili; i cristiani dovevano battersi anche con la dottrina dei farisei, Paolo invitò i fedeli alla sottomissione ai propri capi religiosi. Nella seconda lettera ai corinzi, Paolo attacca il partito dei giudaizzanti, contrari ai gentili e fedeli alla legge, Paolo era contro il rispetto del sabato e della circoncisione, pareva sostenere la gratuità della grazia e la predestinazione, senza distinzione di razza.

Con i farisei aveva in comune la fede nella resurrezione, ma non era trinitario e non sosteneva la divinità di Cristo, imposta dalla chiesa cattolica solo nel IV secolo, al concilio di Nicea; la seconda lettera ai corinzi ha anche contenuti apocalittici, perché annuncia la battaglia finale e promette il regno dei cieli, in corpi spirituali e incorruttibili. Nella lettera ai galati, Paolo si scaglia contro il partito dei giudaizzanti, che chiedevano l’applicazione della legge mosaica e della circoncisione anche per i gentili convertiti.

In questa lettera, Paolo afferma di aver ricevuto il suo vangelo da Gesù Cristo (11-14) e condanna quelli che volevano passare ad altro vangelo; a quei tempi, diverse correnti cristiane si facevano forti di diversi vangeli, che erano brevi rotoli contenenti i detti, le opere e la vita di Gesù; però gli attuali vangeli sono frutto di elaborazioni successive. Nacquero con dei congressi o concili, che dovevano servire a conciliare le diverse posizioni dei vescovi cittadini, in omaggio ai patriarcati dominanti, la chiesa impose i quattro vangeli definitivi e la vita di Cristo fu amplificata a fini apologetici.

Grazie al lievito della tradizione, il midrash o commento rabbinico, iniziato tra gli ebrei nel 2° secolo a.c., entrò in auge anche tra cristiani. Paolo affermò di aver ricevuto da Dio l’autorità di predicare ai gentili, mentre Pietro predicava ai giudei e non arrivò a Roma; secondo le scritture, Pietro e Giacomo, fratello di Gesù, erano con il partito dei giudaizzanti e Paolo non riconobbe l’autorità dottrinaria di Pietro e dei giudaizzanti.

La lettera agli efesini, pure attribuita a Paolo, denuncia una differenza di stile e di contenuto, cioè un autore diverso, in essa la chiesa non appare più solo come una comunità locale, ma anche come la chiesa universale che avrebbe unito gentili e giudei, cioè sembra sia stata scritta molto più tardi. L’autore sostiene l’obbedienza filiale, quella della moglie al marito e la schiavitù (1-9); la chiesa era pronta a riciclarsi e a rendere grandi servigi al potere. La lettera ai filippesi contiene la giustificazione per mezzo della fede.

Nella lettera ai colossesi, Paolo afferma che Cristo è superiore agli angeli o eoni e che creò l’universo; come Giovanni e diversamente da altre sue lettere precedenti, sostiene la sua divinità, afferma che la chiesa è il regno di Dio ed esclude la parusia. Afferma che il battesimo è la resurrezione del credente, con esso ci si libera anche della schiavitù della legge mosaica; anche questa lettera, scritta in epoca più tarda, attesta l’evoluzione del cristianesimo; l’autore ribadisce che la moglie deve essere sottoposta al marito e lo schiavo al padrone.

La prima lettera ai tessalonicesi invita ad astenersi dalla fornicazione e proclama la fede nella resurrezione, degli uomini e di Cristo, ricorda che Cristo sarebbe tornato ma non se ne conosceva il giorno; nella lettera ai colossesi aveva però escluso la parusia. Nella seconda lettera ai tessalonicesi Paolo condanna quelli che vivano in ozio attendendo la parusia; l’astensione dal lavoro era un danno economico per la società e attirava sui cristiani l’accusa di essere dei sovversivi e dei parassiti.

Nella lettera a Timoteo, Paolo lancia accuse contro gli innovatori della chiesa e contro le eresie; mentre Cristo aveva affermato che i ricchi non sarebbero entrati nel regno dei cieli, Paolo li invita a fare beneficenza per avere questa certezza. La lettera a Tito è una lettera pastorale diretta al vescovo di Creta, Tito, ex gentile incirconciso del partito di Paolo, che lo seguì a Gerusalemme, al tempo del primo concilio apostolico (49-50 d.c.); però allora esistevano solo apostoli emissari e missionari dei sommi sacerdoti; l’autore afferma che i servi devono essere sottoposti ai padroni e i cristiani all’autorità, attacca i giudei che non condividevano la genealogia di Cristo presentata dai cristiani.

Nella lettera a Filemone, Paolo gli rimanda un suo schiavo sfuggitogli e fattosi cristiano, con preghiera di perdonarlo, per la legge, lo schiavo avrebbe meritato la crocifissione; sembra che Paolo, invece di garantire un rifugio allo schiavo, tenesse più all’amicizia di Filemone che a quella di uno schiavo; in fondo, il ricco poteva anche aiutare economicamente la chiesa e fare adepti tra la sua cerchia.

Da ricordare che la chiesa trionfante, leale con il potere e i ricchi, non si pronunciò mai esplicitamente per l’abolizione della schiavitù, però ci furono voci isolati di missionari e sacerdoti contro la schiavitù. La lettera agli ebrei fu scritta a Roma ed era indirizzata agli ebrei di Gerusalemme, vi sostiene la validità del matrimonio, contrappone il sacrificio di Cristo e quelli dei leviti; afferma che Cristo era supremo sacerdote dell’ordine di Melchisedech e che la giustificazione si aveva, non con le opere della legge, ma con la fede in Cristo, che era superiore a Mosè e agli angeli.

Il richiamo al matrimonio serviva a contrastare quelli che, nei primi secoli, in attesa della parusia, rinunciavano anche a sposarsi. Secondo le scritture cristiane (Atti degli Apostoli), negli anni 62-63 ci fu una grave persecuzione di cristiani a Gerusalemme, che fece perire Giacomo, primo vescovo di Gerusalemme e fratello di Gesù. Sono tutti falsi astorici, in realtà allora a Gerusalemme c’erano solo zeloti, esseni, rabbini e sadducei e mancavano i cristiani, che non erano ancora nati.

Paolo sostiene la predestinazione e la salvezza mediante la fede nella lettera ai romani e nella lettera i galati, mentre ribadisce l’importanza delle opere nella seconda lettera ai corinzi; sostiene la fede nella resurrezione dei corpi nella prima lettera ai corinzi, nella prima lettera ai tessalonicesi e nella seconda lettera a Timoteo, però nella lettera ai colossesi sostiene che il battesimo è la resurrezione; sostiene la divinità di Cristo solo nella lettera ai colossesi e nella lettera agli ebrei.

Si vedono cioè mani di diversi autori, per le diversità di stile e di contenuto; tratti comuni delle lettere di Paolo, sono l’avversione ai giudaizzanti e alla legge di Mosè, la difesa della gerarchia e del suo vangelo, queste lettere sono indirizzate a chiese locali. Invece le lettere cattoliche sono sette e sono indirizzate alla chiesa universale, una di Giacomo di Zebedeo, due di Pietro, tre di Giovanni di Zebedeo e una di Giuda; queste lettere videro la luce dopo le lettere paoline, quando la chiesa si era consolidata.

La lettera di Giacomo di Zebedeo appartiene al genere dei libri sapienziali, afferma che la fede senza le opere è sterile, attacca i ricchi e loda i poveri, afferma che le opere da difendere non sono quelle della legge, cioè le norme mosaiche, ma le opere buone cristiane. Secondo Giuseppe Flavio, falsificatore della storia e falsificato a sua volta, Giacomo fu fatto uccidere nel 62 dal sommo sacerdote Anania, invece suo fratello Giovanni di Zebedeo fu ucciso nel 42 da Erode Antipa.

La visione della chiesa universale superava gli ambiti delle chiese particolari, ciò potette avvenire solo decenni dopo la morte di Cristo, quando si spense la fede nella parusia; l’invito a confessare i peccati gli uni agli altri (16) attesta che all’inizio esisteva una confessione reciproca e collettiva dei peccati, poi la confessione fu devoluta ai sacerdoti, con l’assoluzione e la garanzia, non sempre, della segretezza.

La prima lettera di Pietro, indirizzata a gentili d’Asia Minore, ha carattere pastorale, attacca eretici e difende le buone opere; secondo la tradizione, nel 36 Pietro, sfuggito a Erode Antipa, fondò la chiesa di Antiochia, che governò per 7 anni, nel 42 si trasferì a Roma sotto Claudio, dove fu fatto martire nel 67. Difficile credere che Pietro abbia fondato la chiesa di Antiochia, appena dopo la morte di Cristo e che sia stato anche a Roma. L’autore afferma che la donna deve essere sottomessa al marito e i giovani agli anziani, che erano scrigno di esperienza; come sono cambiati i tempi, però sull’esperienza degli anziani, oggi purtroppo tollerati, si potrebbe convenire.

La seconda lettera di Pietro denuncia una differenza di stile dalla prima, fu inserita nel canone solo nel V secolo, afferma che la parusia o ritorno d Cristo avrebbe dato origine a una nuova creazione, ma non era prossima; inoltre afferma che il giorno del giudizio sarebbe venuto all’improvviso. Nella prima lettera di Giovanni, l’Apostolo o il suo discepolo, Giovanni il presbitero di Efeso, attestano la fede nella parusia, in polemica con quelli che sostenevano che Cristo non sarebbe più tornato e che non si poteva cambiare la natura umana. L’autore condanna anche la libera interpretazione della scrittura; anche la gerarchia cattolica accusò di superbia gli spiriti liberi.

Nella seconda lettera di Giovanni s’invita a osservare i comandamenti di Dio (3), pare un’anomalia o una contraddizione, perché i comandamenti erano contenuti anche nella legge di Mosè invocata dai giudei; però i cristiani avevano solo combattuto l’eccessivo formalismo dei farisei, che ostacolava le conversioni tra i gentili, con il loro rispetto del sabato, delle impurità, della circoncisione e con l’avversione ai matrimoni misti.

Distrutto il tempio (70 d.c.) e vinta la concorrenza della sinagoga, si rivalutarono le norme più condivisibili della legge di Mosè, come i dieci comandamenti; dall’autore Cristo è visto come figlio di Dio, in senso letterale. Da rammentare che gli autori veri di tutte queste lettere, che erano dei missionari, non si conoscono, per dare loro rilievo, furono attribuite ai discepoli; dalla redazione della prima all’ultima lettera, passarono dei secoli.

Nella seconda lettera di Giovanni si attaccano quelli che negano la realtà corporea di Cristo, cioè i docetisti che negavano l’incarnazione e la morte di Cristo, sostenendo che Dio lo aveva rivestito di corpo umano solo apparente, perciò questo solo apparentemente avrebbe sofferto la passione e la morte corporea. La terza lettera di Giovanni attesta l’esistenza a Efeso di due partiti cristiani, quello di Giovanni il presbitero e di Gaio e quello di Diotrefo, che ambiva al titolo di vescovo; questi partiti si facevano forti di un vangelo particolare o di un’interpretazione o di una testimonianza particolare, il tutto utilizzato per la lotta per il potere all’interno della chiesa.

Nella lettera di Giuda torna, in tema di salvezza, la dottrina protestante della giustificazione mediante la fede, l’autore sostiene la predestinazione e nega il libero arbitrio, cioè la capacità di autodeterminarsi dell’uomo; riconosce il condizionamento genetico, culturale, familiare e di partito sull’uomo. E’una tesi molto seria, solo gli uomini superiori hanno libero arbitrio, gli altri sono militanti di partito e vittime di condizionamenti.

La predestinazione, quando impone il corso degli eventi, è legata al concetto di destino e fa risorgere il fato de pagani, per i musulmani Dio ha stabilito da sempre il destino di ogni uomo, il che porta alla rassegnazione; questa dottrina attribuisce la salvezza solo alle anime elette per grazia devoluta da Dio, escludendo ogni rapporto con le opere buone e negando la libertà di scelta all’uomo.

La dottrina della predestinazione fu sostenuta da Paolo, Giovanni, Agostino, Giansenio, Lutero e Calvino; però in alcune lettere, Paolo pare si riferisse soprattutto alle opere o norme della legge e non alle norme di buona condotta, anche se sotto il nome di Paolo hanno scritto persone diverse e con idee contraddittorie. L’invito all’unità della chiesa rivolto da Paolo, rafforzava gerarchia e centralismo, contro le correnti di potere che si facevano forti di contrasti ideologici e dialettici e di vangeli diversi da quello che utilizzava Paolo.

Apocalisse in greco significa rivelazione, in relazione ai tempi escatologici, l’escatologia riguarda l’estremo destino dell’uomo ed è tipica delle religioni della salvezza come l’ebraismo, il cristianesimo, l’islamismo e il buddismo; invece le altre religioni sono legate soprattutto alla mitologia delle origini, la quale però è presente anche in ebraismo, cristianesimo e islamismo, le quali hanno due età dell’oro, una all’inizio e una alla fine dei tempi.

Gli uomini avevano ricercato la salvezza dall’indigenza, prima in terra, con le rivoluzioni, ma poi, visti gli insuccessi causati dalle repressioni romane, la salvezza annunciata dai soter o salvatori, assunse un significato traslato; perciò si fondò sulla credenza che l’anima sopravvivesse alla morte corporale, questa idea era sconosciuta agli antichi ebrei. Ne discendeva il conseguente giudizio delle anime, uno individuale, subito dopo la morte, e uno collettivo con il giudizio universale, di cui alla letteratura apocalittica; l’escatologia cristiana prevede alla fine del mondo la resurrezione della carne, per cui i morti si ricomporrebbero in anima e corpo, vivendo poi di vita eterna.

Alcuni vedono nel discorso escatologico di Gesù, sulla distruzione del Tempio di Gerusalemme, la rovina del giudaismo e l’avvento, dopo il giudizio universale, del regno di Dio; altri vi vedono l’affermazione della chiesa nel mondo che prese il posto del regno di Dio. Nella bibbia i libri apocalittici sono quelli profetici, particolarmente i libri di Daniele e di Enoch, l’apocalisse di Giovanni e le apocalissi apocrife di Pietro e di Paolo; questi libri annunciano il passaggio a un’altra era, con il rinnovamento dell’umanità; la letteratura apocalittica era conosciuta anche da babilonesi e persiani.

L’apocalisse di Giovanni contiene sette lettere dirette alle chiese d’Asia, travagliate dalle persecuzioni e dalle eresie, gli autori sono diversi e scrissero in greco, è attribuita a Giovanni evangelista e al suo discepolo Giovanni il presbitero, vescovo di Efeso. In questo libro Cristo, l’agnello risorto, è presentato come sovrano del regno di Dio e sacerdote della nuova alleanza; il testo ricorda alcune persecuzioni dei cristiani, come quella del 64 ad opera di Nerone e quella del 95 ad opera di Domiziano; è un altro falso, le persecuzioni colpirono solo giudei non cristiani.

Il libro è ricco di simboli e va interpretato allegoricamente, afferma che la chiesa è la signora celeste che lotta contro la bestia persecutrice, cioè Roma, chiamata anche Babilonia, anticristo e meretrice. Mentre l’evangelista Giovanni, nel quarto vangelo, attacca i giudei e giustifica i romani, l’apocalisse di Giovanni, che dovrebbe essere la stessa persona, attacca soprattutto i romani, persecutori dei cristiani eredi di Cristo.

Questa constatazione attesta che gli autori erano diversi e che scrivevano in epoche diverse; per evitare persecuzioni, Roma non è nominata esplicitamente, però il libro annuncia la sconfitta della bestia e di satana, il giudizio finale e l’instaurazione dei nuovi cieli e della nuova terra, cioè l’avvento della Gerusalemme celeste. Il libro annuncia la vittoria definitiva del cristianesimo sul paganesimo, la mietitura simboleggia la fine del vecchio ordine e l’instaurazione del regno di Dio.

Dopo il giudizio, Cristo avrebbe regnato e il diavolo sarebbe stato incatenato per mille anni, poi sarebbe stato sciolto e si sarebbe scagliato contro la chiesa, ma sarebbe stato sconfitto definitivamente e precipitato nel fuoco eterno; il millenarismo medievale s’ispirò all’apocalisse di Giovanni. Con la resurrezione dei morti, questi sarebbero stati giudicati per le loro azioni, assieme ai vivi, ai buoni sarebbe andata la Gerusalemme celeste, ai cattivi il fuoco eterno; l’autore sostiene l’importanza delle opere buone per la salvezza.

La redazione definitiva del libro avvenne nel III secolo, per mani diverse, ci sono differenze di stile all’interno e di contenuto con il quarto vangelo, il quale condanna i giudei, mentre nell’apocalisse i nemici sono i romani; all’epoca i giudaizzanti non esistevano più e non facevano più concorrenza all’interno della chiesa, mentre Roma si ergeva minacciosa contro i cristiani, che erano gnostici, ariani e cattolici, Costantino non era ancora nato.

L’apocalisse di Giovanni fu ammessa nel canone in tempi diversi nelle varie chiese, quella greca lo ammise nel VI secolo, i siri e i nestoriani ancora oggi la rigettano; i testimoni di Geova hanno preso a base questo libro per calcolare la fine del mondo, una volta attesa dopo la morte di Cristo, poi per l’anno mille; i testimoni di Geova l’avevano prevista per il XX secolo. L’autore fa dire a Gesù di essere della stirpe di Davide, in realtà Cristo non lo affermò, né disse mai di essere di natura divina, indipendentemente da quello che affermano le scritture; il libro si chiude con una maledizione su chi avesse tolto o aggiunto qualche cosa al testo, la maledizione serve a imprimere autenticità al lavoro, però non ha risparmiato manipolazioni anche a questo libro.

Il termine vangelo o buona novella era riservato al culto dell’imperatore ed era usato quando si portava a conoscenza la vittoria o l’avvento di un nuovo salvatore nella persona dell’imperatore; l’imperatore aveva anche attributi religiosi, come il messia, il califfo e il sultano, ed era detto pontefice massimo, cioè era a capo del servizio religioso. Nel III secolo ogni comunità cristiana aveva un proprio vangelo, però nel IV secolo al concilio di Nicea (325) fu fissato il canone neotestamentario, che condannò gli ariani e affermò il dogma della trinità e l’identità sostanziale tra Dio e Gesù; in tal modo Maria diveniva madre di Dio e di Gesù, contemporaneamente, seguendo l’evangelista Giovanni, si affermava che Gesù era esistito prima della madre e dell’universo.

Il silenzio dei vangeli canonici sulla fanciullezza di Gesù è stato colmato in parte dagli apocrifi, ricchi di miracoli e tributari della tradizione come i canonici; gli apocrifi scagionano di ogni responsabilità, per la morte di Cristo, Pilato e i romani. Poiché non esistevano documenti di Pilato sul processo a Cristo, gli apocrifi inventarono un ciclo di Pilato; per affermare la verginità di Maria e la sua mancanza di peccato, s’inventò anche un ciclo di Maria.

Gli apocrifi hanno influenzato artisti e poeti cristiani, Dante s’ispirò al vangelo di Nicodemo e alle apocalissi di Pietro e Paolo, la chiesa prese dagli apocrifi la loro concezione dell’inferno, la discesa di Gesù all’inferno è citata solo dal vangelo di Nicodemo. Il protovangelo di Giacomo, fratello di Gesù e vescovo d Gerusalemme, cosiddetto perché precede il vangelo, narra che Maria fu educata nel tempio, rimase incinta e partorì vergine; Giuseppe pensò a un adulterio e pensò a ripudiarla, ma fu fermato da un angelo, la pena della legge per l’adulterio era la lapidazione.

Il vangelo dello pseudo Matteo afferma che anche la madre di Maria partorì vergine e che Maria, educata nel tempio, rimase incinta e una levatrice accertò la sua verginità; nel medioevo esisteva un costume, per cui le fanciulle, votate alla continenza, erano sposate ad anziani, erano le virgines subintroductae, poteva essere il caso anche di Giuseppe, promesso sposo. Il vangelo dello pseudo Tommaso fa apparire Gesù come un bambino capriccioso e vendicativo, il vangelo dell’infanzia arabo-siriaco, narra la vita di Gesù fino a 12 anni e afferma che la sua nascita era stata annunciata da Zaratustra.

Il vangelo dell’infanzia armeno afferma che Maria fu fecondata da un orecchio e partorì dall’altro; questo vangelo è di origine nestoriana; Nestorio, nel 428 patriarca di Costantinopoli, sosteneva la duplice natura umana e divina in Cristo e rifiutava l’appellativo di madre di Dio a Maria, nel 431 fu condannato al concilio di Efeso. Il libro della natività di Maria racconta della sua educazione al tempio e del suo matrimonio con Giuseppe; il libro la Storia di Giuseppe falegname, ricorda che questo aveva avuto da un precedete matrimonio quattro maschi e due femmine. Secondo questo libro, Maria partorì Gesù a 15 anni e Giuseppe morì a 111 anni, Maria era più giovane di alcuni figli di Giuseppe.

Il libro sull’Assunzione in cielo dì Maria, eternamente vergine e senza peccato originale, narra la sua assunzione in cielo. Il vangelo di Giuda copto, scoperto in Egitto nel 1978, afferma che Giuda tradì Cristo perché questo, per adempiere le scritture, gli aveva ordinato di farlo. I vangeli giudeocristiani, citati da Ireneo, Eusebio, Epifanio, Niceforo, Teodoreto, Gerolamo, Origene, Filippo e Cirillo si rifanno al Matteo originale, scritto in aramaico e seguito nel IV secolo dai giudaizzanti palestinesi.

Questi vangeli sono il vangelo degli ebioniti, quello dei nazareni e quello degli ebrei; gli ebioniti o poveri erano umili e dediti alla vita monastica, erano contro i ricchi e vedevano in Gesù il messia ma non Dio. I nazareni praticavano il voto di castità, erano vegetariani, portavano i capelli lunghi e non bevevano vino; Gesù e Battista erano nazareni, il vangelo degli ebrei nacque nella diaspora egiziana e contiene influssi gnostici.

Tra i vangeli del ciclo di Pilato, il vangelo di Pietro è ostile agli ebrei e favorevole a Pilato, che è riabilitato; però, altra contraddizione, secondo gli Atti degli Apostoli, Pietro apparteneva al partito giudaizzante di Palestina. Il vangelo di Nicodemo o atti di Pilato contiene una relazione inviata da Pilato a Roma sul processo a Gesù, questo vangelo accenna alla simpatia della moglie di Pilato, Procura, per Gesù, la donna fu fatta poi santa dalla chiesa ortodossa.

Nel vangelo di Nicodemo, si narra che, nel processo a carico di Gesù, i sommi sacerdoti Anna e Caifa sostennero che Gesù era nato da adulterio e che Pilato voleva assolvere Gesù; vi si narra anche che Gesù discese all’inferno, ispirando con ciò uno dei credi della cristianità. Il libro afferma che, dopo la scomparsa del cadavere di Gesù, gli ebrei affermavano che era stato trafugato dai discepoli, che perciò Gesù non era risorto.

Per quanto riguarda le responsabilità sulla morte di Cristo, la pena di morte per gli ebrei era la lapidazione, per i romani la crocifissione, i romani avevano proibito agli ebrei di emettere sentenze di morte, perciò Cristo fu condannato da Pilato e crocefisso dai romani. I capi d’imputazione a carico di Cristo, anche se le leggi erano ingiuste, riguardavano delitti che meritavano la morte, sia per lo stato romano che per la religione ebraica.

Nel libro Paradosis di Pilato, per la morte di Gesù, Tiberio ordinò lo sterminio degli ebrei e la decapitazione di Pilato; nel libro La morte di Pilato si riconosce la responsabilità di Pilato e Tiberio, curato da una malattia grazie ad un’immagine di Cristo, condannò a morte Pilato che si suicidò. In realtà nel 36 d.c. Pilato, a causa delle sue repressioni e perché malvisto come governatore dai giudei, come capro espiatorio, fu mandato in esilio a Vienna, dove morì; dai cristiani fu fatto beato.

Nella Lettera di Tiberio a Pilato, l’imperatore ordinò la morte di Pilato e lo sterminio degli ebrei, questi autori ritennero logico da parte dell’imperatore rivolgere tanta attenzione alla morte di Cristo, ma non fu così nella realtà storica, infatti, Pilato e storici contemporanei, come Giosefo, ignorarono Cristo. Nel libro La vendetta del salvatore, si afferma che la distruzione di Gerusalemme avvenne per la morte di Cristo, che Pilato finì in carcere e l’imperatore ebbe un’immagine di Cristo da adorare.

Durante il II secolo, ad Alessandria i cristiani distinguevano la fede sentimentale (pistis) da quella razionale (gnosi), gli gnostici neoplatonici ritenevano che il cosmo era popolato da una gerarchia di esseri spirituali emanati da Dio, gli eoni, come gli angeli e Gesù; sempre meno perfetti man mano che si allontanavano da Dio, fino all’anima umana, che era l’ultimo eone, divenuta prigioniera del corpo.

La gnosi era il riconoscimento di questa realtà e l’aspirazione alla perfezione divina, gli gnostici cristiani affermavano che Gesù era stato inviato da Dio per far partecipare gli uomini alla gnosi e salvarli, a questa filosofia s’ispirò anche Giovanni evangelista. Nel II secolo, presso la setta gnostica dei cainiti, per la salvezza dell’umanità, era ritenuto indispensabile il tradimento di Giuda; i cainiti ritenevano che creatore dell’universo era un essere malvagio, il demiurgo, e adoravano Caino che gli si era opposto. Gli gnostici negavano la resurrezione della carne e sostenevano la resurrezione dello spirito, affermavano che l’universo era stato creato dal demiurgo, sostenevano un ideale di conoscenza, credevano alle classi sociali, dal II secolo, videro in Cristo un eone celeste.

Nel 1945 è stata scoperta in Egitto una biblioteca copta contenente tre vangeli gnostici, il vangelo di Tommaso, il vangelo di Filippo e il vangelo di Verità, nel 1978 vi è stato rinvenuto il vangelo gnostico di Giuda, che sostiene che il tradimento di Giuda fu chiesto da Cristo, per poter adempiere la sua missione. Il vangelo di Tommaso afferma che Gesù fu creato da Dio, che era superiore agli altri eoni ma inferiore al padre.

Questo vangelo è contro la circoncisione, afferma che il regno di Dio era già tra i cristiani, che le donne, per entrare nel regno di Dio, dovevano divenire maschi, questo vangelo è antitrinitario. Il vangelo di Filippo ebbe forse per autore Valentiniano, che fondò ad Alessandria una setta; questo sosteneva che, con il battesimo, in Gesù s’incarnò Cristo; i valentiniani, per purificare, praticavano il battesimo per immersione, mentre per loro il fuoco della consacrazione portava alla gnosi, cioè alla luce.

Per il vangelo di Filippo, Dio è la luce che ha creato tutte le cose, compresi gli eoni, cioè gli angeli; Filippo è contro i sacrifici animali, per esso il corpo di Gesù è il logos, mentre il suo sangue è lo spirito santo; sostiene che, dopo la resurrezione, le anime non avrebbero avuto più un corpo corrotto, ma sarebbero state rivestite di sostanza spirituale come il logos. Altri passi affermano che Cristo era l’Adamo celeste, mentre l’uomo terrestre era opera del demiurgo, perciò era prigioniero del peccato; che lo spirito santo o Sofia o madre di Gesù, era anche madre degli angeli, però l’essere perfetto era maschile; che i sacramenti erano misteri e che Cristo era il logos incarnato con il battesimo, che Dio diede ad Adamo l’anima e Sofia gli diede lo spirito.

Valentiniano affermava che il crisma, cioè l’olio che serviva ad amministrare i sacramenti, era superiore al battesimo; per mezzo di esso si raggiungeva il pleroma, cioè l’insieme di eoni che stavano tra Dio e la materia, affermava che Cristo, con la resurrezione, era tornato nel grembo della madre o spirito santo. L’eone più lontano da Dio, il Dio degli ebrei, era un figlio di Sofia nato senza consorte, questo creò il mondo visibile; con il pentimento di Sofia, Cristo fu inviato per il riscatto dell’umanità e per formare la coppia Soter il salvatore e Sofia lo spirito santo, perciò i cristiani erano figli della coppia Soter-Sofia; Filippo fa dello spirito santo la madre e la moglie di Gesù.

Ad Atene gli arconti erano alti magistrati, nella religione di Mitra, gli arconti erano le divinità che facevano muovere le sfere celesti, Marcione e Paolo, probabilmente la stessa persona, nella lettera ai Corinzi affermano che la crocifissione di Cristo fu voluta dagli eoni detti arconti (2,8). Il vangelo di Filippo afferma che Gesù combatté le potenze del male, cioè gli arconti, angeli decaduti o demoni; l’autore accenna anche a un legame affettivo tra Cristo e Maddalena, anche Epifanio attesta questa tradizione.

Il vangelo della verità, usato anch’esso dalla setta dei valentiniani, era conosciuto da Ireneo e Tertulliano e sembra un commento al vangelo di Filippo, l’autore parla della caduta delle anime nella materia del corpo; afferma che Dio è la luce che irradia il pleroma fatto di eoni, che Cristo è ipostasi e sostanza divina che ha riscattato il mondo e spinge alla gnosi, è l’Adamo celeste o soter.

Secondo l’autore, l’anima, caduta prigioniera del corpo, aspira a tornare alla sua sede originaria o pleroma; Sofia, come Soter o Cristo, emana da Dio e rappresenta la volontà, la potenza e la grazia illuminante di Dio. Sofia e Soter sono ipostasi divina, cioè della stessa sostanza di Dio; l’autore afferma che gli uomini buoni accolgono la gnosi, mentre gli iliaci sono uomini in preda alla materia, Cristo aiutava a ritrovare la strada smarrita.

L’autore sostiene che è più importante la conoscenza che il misticismo e afferma che Dio non si é manifestato a nessuno, quindi nemmeno a Mosè, così toglie un altro privilegio agli ebrei. Nell’ambito dello gnosticismo, i vangeli dualistici opponevano il bene al male; sulla loro scia, Mani (215-275) affermava che la materia aveva particelle di luce che dovevano essere liberate, invitava a rispettare gli esseri viventi, a liberare gli schiavi e a non fare violenza; secondo Mani il Dio del bene inviava periodicamente degli emissari che lo aiutavano a combattere il male.

Mani, eretico o riformatore dello zoroastrismo, fondatore del manicheismo, come sintesi di buddismo, zoroastrismo e cristianesimo gnostico, opponeva il principio della luce a quello delle tenebre; affermava che l’uomo poteva redimersi solo con la gnosi e l’ascetismo, si considerava l’ultimo degli eoni inviati da Dio. Prima di lui, furono dualisti gli esseni, Simon Mago, Dositeo, Cerinto, Marcione e Apelle.

Il vangelo apocrifo di Giovanni, del tardo medioevo, è ispirato alla dottrina manichea, di derivazione dualista, la quale afferma che il male non può essere attribuito a Dio ma a Satana; per gli gnostici dualisti il mondo era stato creato dal Dio del male o demiurgo. Come i docetisti, l’autore del vangelo apocrifo di Giovanni afferma Cristo aveva solo un’apparenza corporea, cioè non avrebbe partecipato alla natura umana corrotta.

A questo vangelo si richiamarono catari, albigesi, bogomili e patarini, i bogomili bulgari furono distrutti dalla chiesa ortodossa, i catari o albigesi dal re di Francia e da Innocenzo III, che creò l’inquisizione e fece una crociata contro di loro; questo vangelo di Giovanni è una rivelazione di misteri religiosi che Gesù fece a Giovanni durante l’ultima cena. Il vangelo apocrifo di Giovanni nega ogni partecipazione di Gesù alla natura umana, afferma che Maria era un angelo, che, per preservarne la verginità, fu fecondata da un orecchio e partorì dall’altro, secondo una credenza del IV secolo.

L’autore sostiene che l’uomo è creazione del diavolo e che le anime sono angeli decaduti che continuano la loro opera di corruzione dentro i corpi, perciò i catari invitavano a eliminare la procreazione e praticavano una vita casta e ascetica. In questo vangelo, Satana è identificato con Geova dell’antico testamento, l’autore prevede la sconfitta finale di Satana con il giudizio universale e la salvezza dei giusti; però, per i veri manichei, il conflitto dialettico tra male e bene era eterno e insolubile. Le sette che s’ispiravano a questo vangelo lottavano contro la corruzione della chiesa e per il riscatto degli uomini.

Il giudizio universale era anche visto come una forma di riscatto sociale, agli eletti sarebbe andato il regno di Dio, ai peccatori, a Satana e alle sue schiere, l’inferno di fuoco, i giusti sarebbero stati collocati tra gli angeli in corpi incorruttibili e il regno di Dio non avrebbe avuto più fine. L’autore di questo vangelo di Giovanni afferma che Dio mandava periodicamente agli uomini dei profeti con le rivelazioni, afferma che Battista era emissario di Satana; da ricordare che i catari erano stati in lotta con i battisti o battezzatori, s’inimicarono la chiesa cattolica e non volevano procreare.

Però anche il vecchio testamento condannò Onan che non voleva procreare, il controllo delle nascite ostacolava le spinte espansionistiche di Israele e dei regni cristiani, i morti in guerra si dovevano rimpiazzare; Onan era un mito e una mentalità combattuta dal potere, che poteva sfruttare le ricchezze del mondo solo con una popolazione crescente, la terra e il capitale monetario sono infruttiferi senza gli uomini e la guerra non si può fare.

Per la tradizione, Alessandria era stata la sede di Marco, Antiochia la sede di Pietro, Costantinopoli la sede di Andrea, fratello di Pietro, in realtà Andrea era morto a Patrasso in Grecia. Il concetto di successione apostolica fu inventato e imposto da Tertulliano e Ireneo, poi la chiesa di Roma considerò il potere di Pietro, che non arrivò mai a Roma, trasmissibile ai successivi papi eletti.

La nomina dei vescovi era competenza dei concili provinciali ed era approvata dal metropolita, il concilio di Nicea (325), a solo titolo onorifico e in omaggio a Cristo, aggiunse alle tre sedi di Roma, Alessandria e Antiochia, quella di Gerusalemme o Aelia Capitolina; allora città decaduta e in rovina, che dipendeva amministrativamente da Cesarea; in realtà, nessun cristianesimo, perché ebioniti o nazareni erano esseni, aveva mai visto la luce in Palestina prima di allora, però vi era conosciuto lo gnosticismo egiziano; fu la riforma religiosa dell’impero che volle agganciare il cristianesimo cattolico alla Palestina, terra di Gesù.

Nel concilio di Nicea, per fissare una teologia e un canone, Costantino ed Eusebio furono costretti ad affrontare il problema delle eresie, perciò condannarono l’arianesimo, poi Costantino diede valore normativo alle risoluzioni del concilio. A causa del declino di Roma, il primato politico passò a Costantinopoli e quello religioso di Roma fu contestato da Costantinopoli; nel 378, al concilio di Sardica, l’imperatore Graziano, che risiedeva a Costantinopoli, fece il papa vicario imperiale per l’occidente. Papa o pope in greco significava papà o padre, era un titolo usato dai vescovi orientali e dal V secolo si diffuse anche in occidente, dove poi fu poi riservato solo al papa.

L’arianesimo nacque ad Antiochia, Ario era un prete d’Antiochia formatosi ad Alessandria, credeva ai mediatori tra Dio e gli uomini, al loro vertice era il logos o figlio di Dio, di natura divina, secondo la concezione di Filone d’Alessandria. Per i gli gnostici cristiani d’Alessandria, Cristo era un essere celeste o soprannaturale, ma non un terrestre, gli ariani lo fecero uomo terrestre e semidivino, subordinandolo al padre, i cattolici lo fecero divino, pari al padre e della sua stessa sostanza; queste speculazioni furono possibili perché, in fondo, per teologi ebrei e cristiani gnostici, anche gli uomini e Adamo erano semidivini, perché fatti a immagine di Dio.

La visione ariana del logos portava a subordinare il figlio al padre, all’arianesimo si oppose Atanasio d’Alessandria; la dottrina ariana fu giudicata eretica al concilio di Nicea del 325, che affermò la consustanzialità o stessa sostanza di padre e figlio, affermando che Cristo era vero uomo e vero Dio; però non tutti i vescovi accettarono la teoria del verbo incarnato fattosi uomo, Gregorio di Nissa parlò di due nature in Cristo, per Apollinare di Laodicea, Cristo era uomo solo in apparenza, perciò fu condannato al concilio ecumenico di Costantinopoli del 381.

Per la scuola d’Antiochia, la tesi di Apollinare era inaccettabile, perché negava l’umanità di Cristo, questa scuola affermava che Cristo riuniva le due nature in una sola ipostasi indissolubile; il vescovo Nestorio però separò nettamente le due nature, dando vita al duofisismo. Nel 325, al concilio di Nicea, si stabilì che i metropoliti d’Alessandria d’Egitto, per l’Africa settentrionale, di Antiochia di Siria, per il Medio Oriente, e di Roma, per l’occidente, avevano autorità ecclesiastica sulle loro province, ai metropoliti erano sottoposti i vescovi; allora le tre città erano le maggiori metropoli dell’impero romano, le tre sedi erano paritetiche e tra loro non esisteva gerarchia, era una triarchia.

Nel 381, per chiudere la questione ariana, fu convocato dall’imperatore Teodosio I il concilio di Costantinopoli, però i vescovi occidentali non vi parteciparono, questo concilio aggiunse Costantinopoli, nuova capitale dell’impero romano, alle tre sedi metropolite sedi di patriarcati. Nel 451, al concilio di Calcedonia, Gerusalemme fu fatta patriarcato e così ora i patriarcati erano cinque, cioè Roma, Costantinopoli, Antiochia, Alessandria e Gerusalemme.

Purtroppo, dopo questo concilio, il patriarcato d’Alessandria passò al monofisismo dei copti, i cristiani persiani divennero nestoriani, e quelli di Armenia monofisiti; questi scismi seguivano le lacerazioni dell’impero, Persia e Armenia rivendicavano l’autonomia. Il concilio ecumenico di Calcedonia impose la fede in una sola persona, con due nature indissolubili, mentre i monofisiti ritenevano che le due nature fossero fuse nella natura divina di Cristo; invece gli ariani credevano alla divinità di Cristo, ma lo ritenevano subordinato al padre e consideravano la chiesa subordinata al sovrano.

Al concilio di Calcedonia si scontrò la teologia d’Alessandria con quella d’Antiochia e si affermò che in Cristo figlio vi erano due nature indivise o unite in ipostasi nell’unità della persona. Nel VII secolo ne nacque perciò il conflitto monotelita, i monoteliti ammettevano in Cristo una sola volontà, quella divina, nelle due nature; nel terzo concilio ecumenico di Costantinopoli del 680 si affermò che la natura umana seguiva liberamente quella divina.

Papa Leone I (440-461) fu il primo papa a scontrarsi con Costantinopoli, per affermare il primato spirituale di Roma e per affrancarsi dalla tutela dell’imperatore, comunque, è da notare che i primi sette concili si svolsero nelle vicinanze di Costantinopoli e non di Roma e furono convocati dall’imperatore, con scarse partecipazioni di vescovi occidentali. Nel 531 l’imperatore Giustiniano (482-565) chiamò per primo “patriarchi” i vescovi delle cinque sedi, egli voleva riunificare l’impero diviso dai barbari, ma il papa era intenzionato a governare a Roma in autonomia dall’impero e così trattava con i barbari e disfaceva l’impero.

La chiesa latina si oppose a quella greca e al suo basileus, cioè l’imperatore d’oriente, il papa non voleva farsi comandare dall’imperatore e approfittava delle discordie dell’impero e dell’arrivo dei barbari in Italia per rivendicare maggiore autonomia e per affrancarsi da Bisanzio; però, fino al V secolo, le scuole teologiche erano solo quelle d’Alessandria e Antiochia, poi venne quella di Costantinopoli e poi quella di Roma, i primi contrasti con l’impero avvennero con papa Leone I Magno.

Al concilio di Calcedonia del 451, i vescovi diedero soddisfazione alle pretese di Leone I, però, contemporaneamente, affermarono che la capitale dell’impero, cioè Costantinopoli, non poteva essere inferiore a Roma, ribadendo quanto già espresso nel concilio di Costantinopoli del 381, però Leone I rifiutò questa risoluzione. Al tempo di papa Simplicio (468-483), con la fine dell’impero romano, l’Italia era governata dal barbaro ariano Odoacre e l’imperatore d’oriente Zenone disapprovò la decisione del senato e del papa di Roma di riconoscere Odoacre re d’Italia; il papa preferiva stare con un barbaro ariano, invece che con l’imperatore cattolico di Bisanzio.

Allora Roma era considerata da Bisanzio capoluogo di provincia in forte decadenza, comunque, anche in questa cornice, per prendere le distanze da Bisanzio, papa Gelasio (492-496) affermò che il potere spirituale era superiore a quello temporale. Sotto papa Felice III (483-492) la ratifica all’elezione del nuovo papa era fatta da Odoacre invece che dall’imperatore d’oriente, fino ad allora, il potere del papa era stato sempre subordinato a quello temporale.

Pr cacciare Odoacre, l’imperatore Zenone chiamò in Italia l’ostrogoto Teodorico, pure ariano, che divenne re d’Italia nel 493; però Teodorico non era uno strumento cieco di Bisanzio, infatti, impose come papa Simmaco (498-514), malvisto da Bisanzio e quando l’imperatore Giustino (518-527) emanò un editto contro gli ariani, Teodorico giurò di vendicarsi sui cattolici. Papa Agapito I (535-536), per contenere il potere dei goti in Italia, si fece filo greco, sotto il suo pontificato, Giustiniano voleva riunificare l’impero e contava sull’appoggio del papa, che faceva sempre politica.

Giustiniano, nel perseguire il suo disegno politico, cercò di ingraziarsi i monofisiti d’Egitto e Siria che non volevano riconoscere i dogmi di Calcedonia (451) e perciò crearono due confessioni, la giacobita in Siria e la melchita in Egitto, anche i cristiani d’Armenia erano anticalcedoniani, mentre quelli di Persia erano nestoriani. L’imperatore, per ottenere i favori dei monofisiti, nel 545, sostenuto dal teologo Teodoreto (393-458) (come esistono economisti e storici di corte o di partito, esistono teologi di corte o di partito), dichiarò eretiche le tesi nestoriane sulle due nature di Cristo.

Papa Vigilio (537-555) si oppose a questo provvedimento di Giustiniano e scomunicò imperatore e vescovi orientali; nel 553 Giustiniano indisse un concilio a Costantinopoli, ma Vigilio, per timore, non volle parteciparvi. Vigilio rifiutò le decisioni del concilio ecumenico e fu arrestato; fu rilasciato dopo aver giurato che l’elezione del papa doveva essere confermata da Bisanzio e non da un re ostrogoto. Prima dello scisma d’oriente, il primato di Roma era conteso dagli altri patriarcati, da Cartagine e dai patriarcati di Milano, Aquileia e Ravenna, che cercavano di sottrarsi all’autorità di Roma; queste città promossero degli scismi fin dal V secolo.

Sotto papa Giovanni III (561-574), i longobardi occuparono l’Italia e la diocesi di Aquileia pensò di trovare nei longobardi ariani i suoi naturali alleati contro il papa e perciò favorì il loro ingresso in Italia. Gli sviluppi della chiesa e dell’impero e i loro reciprochi rapporti erano contrassegnati sempre dalla lotta per il potere; come Costantino e Teodosio I, anche Giustiniano legiferò in campo ecclesiastico e il papa non tollerava più la cosa.

Il terzo concilio di Costantinopoli del 680, fu chiamato ecumenico perché vi partecipavano i cinque patriarchi della pentarchia. L’imperatore Leone III (717-741) si scontrò con papa Gregorio II (715-731) sulla questione iconoclasta; i teologi ortodossi erano contro il primato del papa in campo teologico e giurisdizionale, invece l’imperatore, interessato a tenere unito l’impero, ne contestava soprattutto l’autonomia politica.

Il papato riconobbe i cinque patriarcati solo con papa Adriano II (867-872), precisamente al quarto concilio di Costantinopoli dell’869, fino allora, accanto a Roma, aveva riconosciuto solo Antiochia e Alessandria, però subordinate a Roma; inoltre, papa Giovanni VIII (872-882) si considerava vicario di Cristo e non dell’imperatore, com’era stato nel IV secolo, perciò era in rotta di collisione con Bisanzio.

Il quarto concilio i Costantinopoli (869) proibì la presenza di principi o imperatori ai concili e affermò che il patriarca di Costantinopoli veniva dopo quello di Roma, poi venivano Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Comunque, sono state tante le falsificazioni dei documenti da parte della chiesa, infatti, gli originali del quarto concilio di Costantinopoli furono fatti sparire e i documenti furono modificati, perché il papa voleva governare autonomamente l’occidente.

Dopo lo scisma del 1054, Costantinopoli non riconobbe più nessun tipo di primato a Roma, né politico, né spirituale, né giurisdizionale, e rivendicò il suo primato sulle chiese ortodosse; la chiesa bizantina proclamò il principio di collegialità, come federazione di chiese locali, il che, con il tempo, avrebbe favorito l’avvento della chiesa di Mosca. Il primato di Roma da alcuni era inteso come onorifico, non politico, giurisdizionale o dogmatico, del resto, fino allora, nelle questioni dottrinali, il contributo di Roma era stato veramente irrilevante.

La chiesa romana, per sostenere il primato di Pietro, interpretò liberamente gli evangelisti (Mt 15,18; Lc 22,31; Gv 21,15), falsificò il sesto canone del concilio di Nicea (325), interpolando le parole: “La chiesa romana ha sempre avuto il primato”. In realtà, Paolo non si era detto inferiore a Pietro, (2 Cor 11,5; 12,11), nella lettera ai Galati affermò di essere stato chiamato da Gesù e non da Pietro (Gal 1,1), inoltre considerava Pietro inferiore a Giacomo, fratello di Cristo, (Gal 2,9).

I padri della chiesa Crisostomo, Cipriano, Basilio, Isidoro e Ambrogio consideravano gli apostoli uguali, perciò la chiesa, per affermare il primato di Pietro e dei papi suoi eredi, falsificò anche il libro “sulla penitenza” di Ambrogio. I vangeli sono nati fondendo le profezie riguardanti il Messia con la vita terrena di Gesù (presa da quella di Giovanni di Gamala) (Luigi Cascioli), perché Cristo non è un personaggio storico.

Al tempo di Gesù si credeva che tutti i passi misteriosi dei profeti e dei salmi alludessero al messia. Il Battista era nazareno come Cristo, conduceva nel deserto la vita di uno Ioghi dell’India, battezzando nuovi adepti; fu Malachia a dire che il messia sarebbe nato a Betlemme, Isaia invece affermò che sarebbe nato da una vergine, intendendo però nato da una donna sposata illibata.

Gesù è una volgarizzazione di Giosuè, se fosse esistito, forse sarebbe stato di razza mista perché nato in Galilea, morì il 14 di Nisan o 27 marzo, il venerdì pomeriggio secondo Giovanni, o sabato mattina (15 di Nisan) secondo i sinottici; forse nacque nel 6 a.c. e morì nel 36 d.c., Pilato fu procuratore della Giudea dal 26 al 36; nel VI secolo d.c. il monaco Dionigi il Piccolo lo fece nascere, per errore, sei anni più tardi. Fino al IV secolo, la natività di Cristo era festeggiata in primavera, poi questa fu fissata al 25/12, per sopprimere il culto a Saturno e a Mitra; era stato l’ultimo giorno della festa dei saturnali, cadente nel solstizio invernale.

La leggenda della nascita di Gesù fu copiata da quella di Abramo, Mosè, Alessandro Magno e Perseo, si disse che la sua nascita fu segnata da una cometa, perché nell’antichità si credeva che il passaggio delle comete segnasse grandi avvenimenti o l’avvento di grandi uomini; infatti, si afferma che nel 44 a.c., alla morte di Cesare, si verificò un evento del genere, anche Virgilio narra che una stella vagante apparve sul capo di Julio appena nato.

La natura divina di Gesù fu mutuata dalle comuni concezioni dei pagani, che volevano re e imperatori di natura divina, tenuto anche conto che Messia era il titolo del re d’Israele; pretesero onori divini Alessandro, Cesare, Nerone, Domiziano, Caligola; al tempo di Augusto (63 a.c.-14 d..), un oracolo sibellino annunciò che un re, messaggero di Dio, sarebbe nato da una vergine in oriente, probabilmente la sibilla aveva raccolto le voci dei giudei.

Nel 178 il pagano Celso affermò che Maria era stata ripudiata da Giuseppe per adulterio e che aveva messo alla luce il figlio di un soldato romano di nome Pantera. I romani credevano alla divinizzazione dei re, gli indù all’incarnazione periodica di Dio, però i romani non poteva accettare che un Dio fosse crocefisso. La strage degli innocenti, ordinata da Erode il Grande, fu ispirata da un fatto storico, racconta Svetonio (100 d.c.) che un oracolo aveva detto che sarebbe nato un uomo che avrebbe abolito le libertà a Roma; allora il senato ordinò di massacrare tutti i bambini che nascevano entro l’anno, poi però revocò l’ordine perché alcuni senatori avevano la moglie incinta.

La Galilea era terra di ribellione, però i romani contribuivano alla manutenzione del tempio e Augusto vi offrì sacrifici, perché la religione per i romani era fattore di coesione sociale; il procuratore romano di Cesarea nominava e revocava l’alto clero del tempio. I seguaci di Cristo erano nazareni non osservanti, infatti, non pare che disdegnassero il vino; il termine nazareno non deriva da Nazareth, allora borgo quasi inesistente di poche case.

I nazareni erano osservanti della legge, ma contrari ai sacrifici, anche Battista era nazareno e di stirpe sacerdotale, suoi discepoli furono Gesù, Simon Pietro e suo fratello Andrea. I nazareni costituirono l’originaria comunità cristiana di Gerusalemme, attaccati da Paolo; i discepoli del Battista, poiché non riconobbe il primato di Cristo, non lo riconobbero Messia e non si sciolsero, furono scomunicati dalla chiesa, oggi i loro discendenti sono i mandei dell’Irak.

Il passo dei vangeli che riconosce, da parte del Battista, il primato di Cristo è un falso, i nazareni erano ortodossi della legge e contrari alla tradizione orale del talmud; i giudaizzanti ebioniti e nazareni furono i veri eredi della setta di Gesù o di Giovanni di Gamala, ma poi furono perseguitati dalla chiesa che si era aperta al mondo pagano. A Gesù era stato chiesto con quale autorità insegnava, perché non era uscito da nessuna scuola, né apparteneva a una setta riconosciuta e non era nemmeno rabbino.

Oggi però anche la chiesa istituzionalizzata ha preteso il monopolio di investire i sacerdoti e di proclamare i santi e rifiuta il sacerdozio femminile. La legge ordinava la lapidazione per i falsi profeti, per i bestemmiatori e per chi si allontanava dalla legge, questa norma poteva essere applicata anche a Gesù, il quale però fu condannato e ucciso dai romani. Il messaggio cristiano fu raccolto da emarginati, infatti, gli ebioniti erano poveri e avevano una carica rivoluzionaria, erano attigui a zeloti nazionalisti ed esseni che li ospitavano.

Cristo era ribelle verso il sinedrio, faceva manifestazioni non autorizzate e non obbediva agli ordini di sgombrare; suoi reati furono lesa maestà, oltraggio, vilipendio, esercizio abusivo della medicina, eresia; in compenso, non si pronunciò contro la proprietà e contro la schiavitù, ai ricchi tolse solo il regno dei cieli. Cristo non conosceva la cultura greca, ma solo la tradizione rabbinica, ricorreva alle parabole per difendersi dalle spie, teneva contatti con i farisei suoi simpatizzanti, all’insaputa degli apostoli.

Era a capo di un movimento e di una società segreta conosciuta però dalla polizia; il suo movimento però non aveva spessore politico, perciò Pilato ed Erode Antipa non lo giudicavano pericoloso; diversamente da tanti vantati messia, non alimentò nessuna rivolta popolare. I miracoli di Cristo sono frutto della tradizione, forse era esorcista e terapeuta, scacciava demoni dai corpi dei malati, lo facevano anche esseni, terapeuti d’Egitto e alcuni farisei; molti indemoniati erano epilettici, i greci chiamavano l’epilessia morbo sacro e la attribuivano a un Dio o a un demonio.

Anche per Apollonio di Tiana (1 secolo d.c.), per provare che era un Dio, s’inventò un ciclo di miracoli, che erano già stati fatti da Elia ed Eliseo; miracoli furono anche il passaggio del Mar Rosso e la manna caduta nel deserto, la quale però è prodotta dalla pianta “tamarix mannifera” del Sinai, che ha un gusto simile al miele. I romani erano ostili al messianismo militante degli ebrei, inoltre i cristiani non bruciavano incenso alla statua dell’imperatore, mentre questo aveva offerto sacrifici al tempio di Gerusalemme.

Per prudenza e perché Gesù era troppo debole politicamente, il sinedrio scaricò Gesù, però nel 132 i maggiorenti del paese sostennero il messia Simone Barcocheba, che fu proclamato martire e glorificato; c’è da dire che Gesù aveva dei simpatizzanti nel sinedrio, come Nicomede e Giuseppe d’Arimatea, però varie volte attaccò il sinedrio come istituzione. Al tempo di Gesù, la famiglia di Davide era estinta da tempo, però, per sicurezza, dopo il 70 Tito, per porre fine all’aspettativa messianica, ordinò che tutti discendenti di Davide fossero uccisi, la storia non dice quanti ne trovò.

Daniele affermò che il messia sarebbe venuto dalle nubi (7,13-14) Isaia che avrebbe sofferto (52,13-15; 53), quello di Daniele era un messia glorioso, quello di Isaia un uomo reale, cioè Zerobabele, che doveva restaurare il regno di Davide, al ritorno dall’esilio babilonese; perciò gli ebrei, al tempo di Cristo, credevano a un messia celeste e a un messia terreno, erano immersi nell’imminenza delle ultime cose.

Pilato aveva sempre trovato un ostacolo nella legge ebraica, condannò Gesù perché la vita umana aveva poco valore per lui e per evitare tumulti, Cristo non era nemmeno cittadino romano come Paolo; i giudei ricambiarono l’antipatia di Pilato e nel 36 ottennero la sua destituzione da Vitellio, legato di Siria, avevano accusato Pilato di repressioni, violenze e provocazioni. Come fece Pilato con Cristo, Vitellio, per l’amore della pace, si sbarazzò di Pilato

Per eseguire la condanna di Gesù occorreva l’autorizzazione del governatore romano, cioè di Pilato, se fosse stato cittadino romano sarebbe stata necessaria l’autorizzazione di un legato imperiale; per la condanna, la legge ebraica esigeva la deposizione di due testimoni, la sentenza non poteva essere emessa durante la notte, il processo doveva svolgersi in due o tre giorni, doveva passare un giorno dalla condanna all’esecuzione; la legge vietava di condannare a morte alla vigilia delle feste e di esporre i condannati sulla croce nei giorni festivi.

Queste norme non furono applicate a Gesù, perché fu affidato all’autorità temporale di Pilato; secondo Giovanni, il processo a Gesù si svolse nel pomeriggio di venerdì 14 di Nisan, non si sentirono testimoni e alla condanna seguì immediatamente l’esecuzione, prima della notte fu tolto dalla croce. Giovanni fa coincidere la morte di Gesù con il giorno e l’ora in cui nel tempio si sgozzavano gli agnelli pasquali, ai quali non si doveva rompere nessun osso, come fu per Gesù, che non subì la rottura delle ossa delle gambe.

Per i sinottici Gesù morì il sabato e risorse la domenica, però deuteronomio comandava di non far rimanere appeso il cadavere del condonato durante la notte (21,27-28), i romani invece usavano esporre il cadavere per più giorni, a titolo d’ammonimento; i condannati morivano di sete o d’asfissia sulla croce, che era soprattutto uno strumento di tortura più che di esecuzione. Secondo Giovanni, il più fedele al riguardo alla legge ebraica, Gesù rimase sulla croce poche ore, fu stordito e fatto assopire con una droga porsagli con la spugna, non gli furono rotte le ossa delle gambe, probabilmente la lancia che trafisse il suo costato non arrivò al cuore e ai polmoni.

Lo storico Giosefo, contemporaneo di Cristo, che non ha scritto di lui, ci narra che c’erano stati sopravvissuti alla crocifissione, Giuseppe d’Arimatea ottenne il corpo di Gesù da Pilato e lo sistemò in un sepolcro, poi il suo corpo, fu trafugato dai discepoli che dissero che era risorto, oppure fu rianimato, curato e uscì vivo dal sepolcro, come sostiene l’Islam. La rottura delle gambe impediva di sostenersi e la morte arrivava per soffocamento e blocco della circolazione.

Però i crocifissi più forti morivano di sete, per i romani, il cadavere del giustiziato doveva essere preda degli uccelli. La croce era simbolo religioso prima di Cristo in Egitto, Siria e India, forse nacque a Babilonia e rappresentava il sole; nel III secolo i cristiani affermarono che Cristo era morto su una croce, però i vangeli non sono chiari sulla forma di questo strumento di supplizio; le apparizioni di Cristo dopo la resurrezione sono contraddittorie e frutto della tradizione.

Prima del cristianesimo, gli apostoli erano gli inviati del sinedrio presso le comunità della diaspora, gli apostoli e i discepoli erano analfabeti e non potevano essere gli autori dei vangeli, che furono un prodotto della tradizione e di persone colte. Per gli ebrei, i pubblicani, esattori per conto dei romani, erano scomunicati, erano incapaci di testare e la loro casa era maledetta, non potevano avere cariche pubbliche e non potevano testimoniare in tribunale, la presenza questi elementi tra i seguaci di Cristo era una provocazione per gi ebrei.

Pietro fu apostata per paura, tra i primi cristiani, l’apostasia per paura fu frequente, non tutti accettavano il martirio; la basilica di San Pietro si eleva su un cimitero cristiano gnostico del II secolo. Secondo Giosefo, nel 70 a Gerusalemme morì un milione di persone, ci furono deportati e profughi, gli ebrei si dispersero, nazareni ed ebioniti di Palestina erano ridotti di numero e fu l’avvento del cristianesimo gnostico di origine egiziana.

Tacito (54-115) afferma che Nerone perseguitò i cristiani, accusandoli dell’incendio di Roma, Svetonio (100 d.c.) afferma che i cristiani facevano tumulti a Roma e furono espulsi, i due storici furono falsificati, allora non c’erano cristiani a Roma, di nessun tipo, ma solo ebrei, forse esseni; lo storico Giuseppe Flavio, nato nel 37, nelle sue “guerre giudaiche” afferma che Cristo era il messia, fu crocefisso da Pilato e risorse, trattasi di un falso interpolato nel testo, giustificato dal fatto che Flavio accennò ai movimenti politici palestinesi senza parlare di Cristo.

Con l’invenzione degli apologeti cristiani, Giacomo, fratello di Gesù e vescovo di Gerusalemme, nel 62 fu fatto giustiziare dal sinedrio per lapidazione e gli successe Simeone, cugino di Gesù, giustiziato da Traiano (53-117), poi gli successero nazareni non parenti di Gesù; il processo si ripeté con i primi califfi islamici. L’originaria dottrina giudaico-cristiana di ebioniti e nazareni affermava che Cristo era stato adottato da Dio, dopo il 100, nei paesi pagani questa teoria fu sostituita con quella dell’incarnazione, mediante la quale Dio, per il tramite dello spirito santo, aveva fecondato Maria, per dare la vita a Gesù, figlio di Dio.

Il trionfo del cristianesimo peggiorò la condizione de giudei, nel 323 Costantino concesse ai cristiani la libertà di culto e proibì le conversioni al giudaismo, il successore Teodosio I fece del cristianesimo l’unica religione legale dell’impero; Sant’Ambrogio (330-397) spinse le autorità alla persecuzione degli ebrei. Gli ebrei acquistarono in Europa la piena dignità di uomini solo nel 1789, prima era relegati nei ghetti e non potevano possedere terre o avere un ruolo nella società.

Il cristianesimo istituzionalizzato ricercò il monopolio religioso, lottando contro le altre fedi, contro eresie e sostenendo l’autorità del papa, la chiesa, prima rappresentata dalla comunità dei fedeli, fu rappresentata dalla Gerarchia; la rottura con l’oriente si ebbe sul culto delle immagini, sull’autorità del papa e sul mistero trinitario, per i greci il padre veniva prima del figlio, per Agostino il figlio era pari al padre, ci furono reciproche scomuniche.

Agostino (354-430) impose in occidente la sua visione della trinità e a lui poi si associò Tommaso; il mistero della trinità, di derivazione egiziana, babilonese e indiana e nel 325 fu adottato dal concilio di Nicea. Marco scrisse il suo vangelo in Italia, però era ostile ai giudaizzanti, quando afferma che Gesù non seguiva i suoi parenti (12,46-50) forse si riferiva a Giacomo vescovo di Gerusalemme. Secondo la tradizione, Nerone (37-68) perseguitò i cristiani, accusati d’ateismo, e risparmiò i giudei, nel 67 fece crocifiggere Pietro a testa in giù in Vaticano e fece passare a fil di spada Paolo, perché cittadino romano; sono tutti falsi, Pietro e Paolo non sono mai stati a Roma e Nerone perseguitò solo ebrei.

Il comportamento dei cristiani non fu sempre esemplare durante le persecuzioni; prima di Nerone, suo padre Tiberio (10 a.c.-54 d.c.) perseguitò tutti gli ebrei indistintamente e li espulse da Roma. Nel 341 Costanzo II chiuse i templi pagani e nel 382 Teodosio I proibì i sacrifici, Graziano (359-382) confiscò il patrimonio dei templi, cioè fece cassa, e ne cancellò i privilegi, così nel V secolo il paganesimo scomparve in Italia; i cristiani furono contro la libertà religiosa e la propagazione della loro fede fu aiutata dalla forza delle armi.

Prima dei vangeli, tra i cristiani circolavano documenti ristretti in pergamena sulla vita di Gesù, Giustino martire (150 d.c.) parla della vita di Gesù letta nelle chiese, accenna a memorie e ricordi degli apostoli, questi documenti originali poi scomparvero; tra questi, il Libro delle Testimonianze, usato dai nazareni e citato negli atti di Barnaba, era forse l’originale del vangelo di Matteo, Luca cita un altro documento, il Testo d’Insegnamento, forse lo stesso testo precedente.

Anche Omero nell’VIII secolo a.c. compose la sua opera su originali di cantori; per Filone e Giovanni il logos era il mediatore tra Dio e gli uomini, però gli gnostici ortodossi non avrebbero ammesso che la parola si fosse fatta uomo; la teologia di Giovanni nacque per rendere accetto ai pagani il cristianesimo, perché questi erano succubi delle religioni misteriche. Il quarto vangelo è stato attribuito a Giovanni di Zebedeo, però anche questo era incolto, perciò forse fu completato da Giovanni il presbitero, morto dopo il 140 e citato da Eusebio e Ireneo.

Gli evangelisti non si nominano, però Luca conosceva il testo d Marco e lo integrò con altre fonti, Marco conosceva Matteo originale, più antico di Marco, Giovanni conosceva i sinottici. Sull’esempio degli esseni, nel III secolo gli anacoreti cristiani, non ancora cattolici, si diffusero in Palestina ed Egitto e crearono comunità monastiche povere che predicavano la superiorità dello spirito sulla carne.

Anticipatori del canone cristiano sono stati lo gnostico Marcione (110-160), Giustino (100-168), Ireneo (130-202), Tertulliano (150-220), Ippolito (170-235), Origene (185-254), Cipriano (199-258), dai quali discese il canone muratoriano, fatto risalire al II secolo. Parteciparono al canone anche Eusebio (275-339), Atanasio (295-373), Girolamo (347-420), con la sua Volgata, e Agostino (354-430); da questi discese il canone sinaitico, il canone vaticano del IV secolo e il codice alessandrino del V secolo; il processo evolutivo fu ratificato dal concilio di Trento del 1546.

Il canone muratoriano conteneva l’apocrifo ebraico Enoch, che manca nel canone cristiano definitivo, il canone vaticano manca dei due Maccabei; quello sinaitico e quello alessandrino hanno quattro libri dei Maccabei. Con la riforma religiosa di Costantino, la chiesa si legò al canone di Girolamo, fino al concilio di Trento; le prime costituzioni apostoliche risalgono al 380 e contenevano l’insegnamento della chiesa, nel 397 il sinodo di Cartagine ratificò il processo. Nel 325 a Betlemme era stata inaugurata da Elena, madre di Costantino, la chiesa della natività di Cristo, costruita su un tempio pagano distrutto, il cristianesimo cattolico, infatti, arrivò in Palestina solo nel IV secolo, grazie a Costantino.

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

Bibliografia:

“Il metabolismo cristiano” di Nunzio Miccoli,

“La storia censurata” di Nunzio Miccoli,

“I fratelli siamesi – lo stato e la religione” di Nunzio Miccoli.

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LO SVILUPPO DEL CRISTIANESIMO - PARTE SECONDA

La più antica lista del canone cattolico attuale si trova in una lettera di Atanasio di Alessandria del 367; il canone della volgata fu recepito con decreto da papa Damaso I nel 382; Girolamo, su commissione di questo papa, tradusse in latino la bibbia ebraica dei settanta, aggiungendovi le scritture cristiane.  Così il nuovo testamento era fatto di 27 libri, però la chiesa ortodossa ha aggiunto al canone cattolico un altro libro di Esdra, terzo e quarto libro dei Maccabei.

Nel 1546, al concilio di Trento, la chiesa cattolica definì canonici 73 libri, 46 del vecchio testamento e 27 del nuovo. Secondo una classificazione, i libri protocanonici erano quelli del primo canone ebraico e cristiano, mentre quelli deuterocanonici quelli del secondo canone cattolico, non riconosciuti come ispirati da ebrei e protestanti; cioè, per il vecchio testamento, i due Maccabei, Tobia, Giuditta, aggiunte a Ester e Daniele, Baruch, epistola di Geremia, Ecclesiastico, Sapienza di Salomone e Sapienza di Siracide; per il nuovo testamento, la lettera agli ebrei, la lettera di Giacomo, la seconda lettera di Pietro, la seconda e la terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse.

Lutero accettò il canone di 39 libri del vecchio testamento, seguendo però l’ordine della Volgata e non della Tanakh ebraica; per quanto riguarda le scritture cristiane, considerò apocrife la lettera di Giacomo, quella di Giuda, quella agli ebrei e l’apocalisse di Giovanni, ponendo in appendice i libri deuterocanonici; per la chiesa anglicana, relativamente al vecchio testamento, solo i libri ebraici sono canonici, gli altri sono deuterocanonici; altre chiese protestanti considerano come ispirati complessivamente solo 66 libri, tra vecchio e nuovo testamento, escludendone i deuterocanonici.

Il canone copto o etiopico comprende il canone dei settanta e gli apocrifi: libro dei giubilei, libro di Enoch, 1-2-3 Maccabei, e, per il nuovo testamento, 1 e 2 Clemente. Il canone siriano include nel vecchio testamento altri salmi e un secondo libro di Baruc, per il nuovo testamento ha 27 libri, però in India ne ha 22. Il canone armeno ha incluso nel canone del vecchio testamento il Testamento dei dodici patriarchi.

Il canone muratoriano fu scoperto dallo storico Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) e risaliva al VII secolo, il suo originale era forse del III secolo; questo canone includeva i quattro vangeli, gli atti degli apostoli e 13 epistole di Paolo, ma non quella agli ebrei, considerata oggi canonica dalla chiesa, includeva invece la saggezza di Salomone, non inserita oggi nel canone. Il codice sinaitico (340) era riportato su pergamena e in greco, conteneva la bibbia dei settanta, l’intero nuovo testamento e gli scritti apocrifi, la lettera di Barnaba e il pastore di Erma, inoltre i testi deuterocanonici: Tobia, Giuditta, 1 Maccabei e l’apocrifo 4 Maccabei.

Questo codice, nell’antico testamento è simile al codice alessandrino, nel nuovo a quello vaticano, forse fu commissionato da Costantino, dopo la sua conversione, poi fu soggetto a correzioni e fu manipolato; fu rinvenuto in Egitto attorno al 1850 e oggi è custodito alla British Library di Londra.

Il codice vaticano, scritto su pergamene e in greco, risale al IV secolo, forse codice sinaitico e codice vaticano avevano un originale comune; il codice vaticano conteneva la traduzione greca dei settanta, eccettuato 1-4 Maccabei e la preghiera di Manasse, mancano anche alcune epistole, come quella agli ebrei, e l’apocalisse.

Il codice vaticano, come il sinaitico, non contiene la chiusura aggiunta in ritardo di Marco; questo documento è conservato in Vaticano ed ha un’origine egiziana, come quello alessandrino. Il codice alessandrino fu scritto in greco su pergamena nel V secolo ad Alessandria, contiene la bibbia dei settanta, terzo e quarto libro dei Maccabei, tutto il nuovo testamento, inclusa la lettera agli ebrei e l’apocalisse, inoltre Clemente I e Clemente II, non entrati a far parte del canone cattolico; nelle epistole paoline è simile al codice sinaitico; naturalmente, a causa dell’usura del tempo, mancano vari passaggi.

Nel 1621 questo codice fu portato a Costantinopoli dal patriarca di Alessandria, Cirillo, nel 1627 questo ne fece dono a Carlo I d’Inghilterra, nel XVII secolo fu trasferito al British Museum di Londra. Non si possono cancellare i sacramenti senza rendere superflui i sacerdoti, essi sono battesimo, cresima, eucaristia, penitenza, estrema unzione, ordine e matrimonio.

La bibbia è opera letteraria, filosofica, storica e religiosa, reca indelebile la mano dell’uomo, che non è in grado di creare cose perfette, esso ne è l’unico e il solo autore. Cento anni prima di Cristo, il pontefice romano Muzio Scevola propose di dividere gli dei in tre categorie: quelli creati dai poeti, quelli creati dai filosofi e quelli creati dai politici; aveva capito che era l’uomo a creare gli dei e non viceversa, l’imperatore della Cina, con decreto, li promoveva e li retrocedeva di grado.

Ha diritto d’essere ateo anche chi non sa da dove viene l’universo, le migliori religioni sono quelle panteiste e naturaliste, perché pongono l’accento sulla realtà della natura; bisogna confidare nella ragione umana, anche se spesso è fallace, la religione è utile al potere e ai sacerdoti e rimane sempre una forma evoluta di superstizione. Il nuovo catechismo cattolico, emanato nel 1992 sotto Giovanni Paolo II, nella parte relativa al quinto comandamento “non uccidere”, difende la pena di morte.

La chiesa ha imposto i seguenti dogmi: quello della creazione, quello dell’incarnazione, quello della trinità, quello del sacrificio redentore, quella della transustanziazione, l’eucaristia, i dogmi sacramentali, quelli relativi a Maria, cioè immacolata concezione e assunzione, quello dell’infallibilità del papa, anticipata da Tommaso D’Aquino. Secondo il concilio vaticano II (1962) il dogma è una verità contenuta nella scrittura e nella tradizione, affidata al magistero della chiesa; i dogmi, secondo la chiesa, sono dei misteri inafferrabili per la mente umana.

Il dogma è tutto ciò che non si può sostenere alla luce della ragione, i teologi hanno riconosciuto che la ragione tende a negare questi dogmi e questi misteri, perciò la chiesa ha affermato che è un sacrilegio tentare di razionalizzare i misteri contenuti nel cristianesimo, la religione cristiana, quindi, è anche una religione misterica; delle cose ovvie non si può fare un mistero. L’intolleranza religiosa, lotte politiche e interessi economici portarono agli scismi, quella con la chiesa d’oriente fu consumato definitivamente nel 1054, quello con la chiesa protestate nel 1517.

Il culto della trinità esiste anche in India, in uno dei più antichi templi indiani è scritto: “Un solo Dio tre forme”, si riferisce a Siva-Visnù-Brahama, l’altra triade indo-persiana è data da Indra-Mitra-Varuna, dalla seconda persona venne il Mitra dei romani. La trinità e la divinità di Cristo dividono i cristiani da ebrei e Islam, il cristiano che mettesse in dubbio la trinità perderebbe il diritto alla confessione.

Nel terzo secolo il figlio era ritenuto inferiore al padre, si adorava la trinità, però l’eguaglianza sostanziale delle tre persone fu affermata solo nel IV secolo. La chiesa rifiutò la circoncisione ebraica perché invisa ai pagani convertiti, Agostino (354-430) vedeva nella chiesa il regno millenario di Cristo in terra; prima di lui i millenaristi credevano che Cristo sarebbe tornato per instaurare un suo regno che sarebbe durato mille anni.

Il millenarismo di Agostino fece credere alla fine del mondo per l’anno mille, i testimoni di Geova aspettavano il regno nel XX secolo, anche Hitler voleva creare un ordine che durasse mille anni. Costantino si riteneva rappresentante di Dio in terra, il papa gli era sottoposto, poi la chiesa pretese l’indipendenza dall’impero bizantino e poi da quello romano-germanico, poi Gregorio VII (1073-1085) puntò alla supremazia, non era più interessata alla libera chiesa in un libero stato, voleva privilegi, controllo sullo stato e uno stato confessionale.

I sacramenti sono i riti principali del cristianesimo, nei primi secoli la comunione era ricevuta nelle due specie del pane e del vino, nell’VIII secolo s’impose la comunione nella sola specie del pane, nell’XI secolo il pane era ricevuto direttamente in bocca dal sacerdote e poi fu sostituito dall’ostia consacrata. Secondo la chiesa cattolica, la messa ricorda il sacrificio di Cristo, sotto la specie del pane e del vino è rinnovata dal sacerdote sull’altare; i giudaizzanti rifiutarono l’eucaristia, anche perché non potevano accettare di bere il sangue di Gesù.

La credenza che i morti senza battesimo non potevano entrare nel regno dei cieli, nel III secolo impose il battesimo dei bambini, così ci fu una conversione forzata e di massa, da quel momento si toglieva solo il peccato originale. Nel cristianesimo i santi occuparono il posto degli eroi e delle divinità pagane protettrici di luoghi specifici, il cristianesimo abolì le divinità maggiori e adottò quelle inferiori, infatti, alcuni santi sono esistiti solo come dei pagani. Nel mondo antico i misteri, come quelli eleusini e quelli di Mitra, erano riservati agli iniziati, per la chiesa, i misteri sono verità inaccessibili, tra essi pone trinità, incarnazione, sacramenti, la chiesa come corpo mistico di Cristo, la grazia divina, il peccato originale. Il concetto di mistero ricevette la sua formulazione dogmatica nel Concilio Vaticano I (1870).

L’eresia è un atto di ribellione contro una verità ufficiale della chiesa, che non ammette libera interpretazione; lo gnosticismo, diffuso nei primi tre secoli, s’ispirò a platonismo, a Filone e al mazdeismo, Filone fuse il platonismo con il vecchio testamento. Gli gnostici asserivano che, tra il regno della luce di Dio e il regno delle tenebre della materia del Demiurgo, in successivi gradini, vi erano gli eoni dei due sessi, tra essi il demiurgo era il più lontano da Dio e aveva rapito una scintilla divina dal pleroma, cioè l’insieme di eoni, per animare la materia.

Gli gnostici si dicevano spirituali perché riuscivano a dominare la materia con lo spirito, affermavano che Cristo era un uomo che, al momento del battesimo, era divenuto preda di un eone inviato da Dio, affermavano che Cristo era un eone inviato da Dio; che scopo di Cristo era guidare gli uomini alla ricerca della gnosi o conoscenza, per la redenzione dell’umanità, poi tutte le particelle dello spirito divino, prigioniere della materia, sarebbero rientrate nel pleroma, mentre il regno delle tenebre sarebbe rimasto nelle tenebre.

Dalla tradizione lo gnosticismo fu fatto risalire a Simon Mago, alcuni gnostici praticavano la continenza e il celibato, lo gnostico Marcione opponeva, come Lutero, l’antico testamento, opera del Dio giusto che condanna, al nuovo testamento del Dio buono che salva; la setta gnostica degli ofiti (serpenti) adorava Satana, che fu il primo a ribellarsi al demiurgo, proponendo agli uomini la conoscenza del bene e del male.

Gli gnostici cristiani erano stati anticipati da Filone (20 a.c.-50 d.), portatore di un sincretismo tra vecchio testamento ed ellenismo platonico, Filone era dualista e credeva alla lotta tra bene e male, tra materia e spirito, affermava che l’uomo era prigioniero della materia, credeva all’interpretazione allegorica della bibbia ebraica; però, come gli antichi ebrei, non credeva alla retribuzione dopo la morte, alla resurrezione dei morti e al giudizio universale.

Per Filone, tra le potenze divine, operanti tra Dio e il mondo, era il logos, in greco ragione o parola o verbo, era la Sapienza con cui Dio aveva creato il mondo, l’angelo più antico e il figlio primogenito di Dio; l’evangelista Giovanni vide nel Logos Gesù Cristo. Filone, vedendo nella ragione di Dio il figlio di Dio, per ipostatizzazione, fece degli attributi di Dio persone distinte da questo, secondo una tendenza degenerative del monoteismo ebraico, presente con gli angeli fin dall’origine dell’ebraismo.

Per i cristiani, praticamente politeisti, con la fede nella trinità si faceva il percorso inverso dell’ipostatizzazione, riportando la pluralità delle divinità all’unità. Nel 175 Montano, fondatore del montanismo, al quale si unì Tertulliano, era contro la gerarchia ecclesiastica e costituì una comunità di mistici che credeva nel millenarismo, secondo cui Cristo avrebbe stabilito sulla terra un regno che sarebbe durato mille anni; affermava che, dopo la rivelazione di Cristo, si sarebbe avuta quella dello spirito santo o paraclito.

I giudaizzanti erano stati contro Paolo e difendevano la legge mosaica, erano contro la diffusione del cristianesimo tra i gentili, questi ebioniti e nazareni seguivano l’originale vangelo di Matteo, da loro derivarono gli adozionisti, condannati nel 190 dalla chiesa, i quali negavano trinità e divinità di Cristo, che consideravano un uomo adottato da Dio. Lo gnosticismo fu egiziano, la dottrina dei giudaizzanti fu palestinese, il cattolicesimo arrivò in Palestina solo nel IV secolo.

Il termine trinità fu usata la prima volta nel 180 da Teofilo di Antiochia e il dogma trinitario fu imposto definitivamente dal concilio di Nicea nel 325, serviva a conciliare un politeismo pratico con un monoteismo teorico. I sabelliani da Sabellio (210) e i patripassiani sostenevano l’unità di Dio, affermavano che Dio si rivelò nel vecchio testamento come legislatore, nel nuovo come redentore, mentre quando santificava era lo spirito santo.

Il subordinazionismo di Origene (185-253) affermava che il figlio era inferiore al padre, e lo spirito al figlio, sosteneva la caduta delle anime nei corpi per colpe passate, negava l’eternità dell’inferno e la resurrezione della carne, affermava che il verbo agiva negli spiriti ragionevoli e lo spirito santo nei santi, sosteneva l’interpretazione allegorica della bibbia. Luciano di Antiochia e Ario, nato nel 256 in Egitto, diffusero nel III secolo l’eresia chiamata arianesimo, che affermava che Dio era creatore del verbo e del mondo, che Cristo era superiore al mondo ma inferiore a Dio, che lo spirito santo era inferiore al verbo e aveva animato il corpo di Gesù nato da Maria.

Nel 325 il concilio di Nicea condannò gli ariani, che sopravvissero fino al VII secolo tra i barbari; il docetismo sosteneva che l’umanità di Cristo era solo apparente, questa dottrina gnostica negava incarnazione e morte di Gesù e vedeva in Cristo solo la natura divina; queste eresie disputavano sulla natura di Cristo e sulla sua posizione rispetto a Dio. Nel 376 Fotino, fondatore del modalismo, ispiratosi a Filone, affermava che il verbo era una proiezione del pensiero di Dio, affermava che Cristo era un uomo adottato da Dio, negava la trinità e affermava che Dio si era manifestato come legislatore, redentore e santificatore nelle tre persone.

Il donatismo, dal vescovo Donato, condannato nel 313, per rendere valido il sacramento, esigeva dal ministro di culto lo stato di grazia, chiedeva l’uscita dalla chiesa con il peccato; tale intransigenza avrebbe potuto ostacolare la diffusione del cristianesimo, perciò fu combattuta dalla chiesa che si tenne anche i preti pedofili. I priscilliani, da Priscilliano, vescovo di Avila (370), come gli albigesi credevano al destino scritto negli astri.

Pelagio, scomunicato nel 411, si opponeva alla religione esteriore, predicava la povertà e negava il peccato originale; sosteneva che il battesimo degli adulti cancellava solo i peccati personali già commessi, affermava che l’uomo aveva libero arbitrio. Sant’Agostino, per confutarlo, affermò che se non c’era stato peccato originale, non era necessaria la figura del redentore; Agostino, ispiratosi a Paolo, portò acqua al mulino del fatalismo e della predestinazione, fu seguito da Lutero, poi però la chiesa cercò di conciliare la libertà umana con la grazia divina.

Pelagio non aveva capito che il popolo richiedeva la religione esteriore, la quale serviva anche a giustificare una burocrazia ecclesiastica, oggi, poiché il battesimo è imposto ai neonati, non può togliere altro che il peccato originale; la tesi della predestinazione denuncia i condizionamenti biologici, culturali e sociali sull’uomo che poche volte ha libera scelta nelle sue idee e nei suoi costumi.

Apollinare, fondatore dell’apolllinarismo, vescovo di Laodicea, condannato nel 381, sosteneva, come Ario, che il Verbo era l’anima di Cristo; Nestorio, patriarca di Costantinopoli (428) e fondatore del nestorianesimo, sosteneva che Gesù era stato il tempio del figlio di Dio, ammetteva due persone in Cristo e diceva che Maria non meritava l’appellativo di madre di Dio; per la chiesa invece vi era un’unione ipostatica delle due nature in una sola persona, per cui Gesù era contemporaneamente uomo e Dio, una questione di lana caprina.

I monofisiti credevano alla sola natura divina di Cristo, a questa dottrina apparteneva Eutiche, condannato nel 448. Gli scismi nascevano dai nazionalismi, dai campanilismi, dalle lotte per il potere e per il primato tra le chiese e nelle chiese; da questo clima sarebbero nati eresie e antipapi; contro le spinte centrifughe, Roma si batteva per l’unità, sotto la sua autorità e la sua dottrina teologica.

Nel 727 esplose l’eresia iconoclasta, l’imperatore di Costantinopoli, Leone Isaurico, proibì il culto delle immagini e distrusse quelle che ornavano le chiese, Roma si oppose, fu un conflitto di supremazia tra Roma e Bisanzio, poi il culto delle immagini fu ristabilito in oriente. Il culto delle immagini ebbe diversi avversari tra ebrei, giudaizzanti, cattolici, ortodossi e musulmani, ci furono conflitti e nel 787 il II concilio di Nicea affermò che il culto delle immagini, che arricchiva i monasteri che le fabbricavano, era lecito; il popolo reclamava le immagini e i conventi facevano affari fabbricando immagini, però ancora oggi ebrei, islamici e calvinisti bandiscono il culto delle immagini.

Nell’XI secolo Berengario sosteneva che l’ostia era pane benedetto e non il corpo di Gesù, Amalrico era panteista, affermava che l’universo era buono, credeva all’incarnazione di tutte e tre le persone della trinità e l’incarnazione dello spirito santo nelle persone spirituali, che erano esenti dal peccato, affermava l’inutilità dei sacramenti. I pietrobrusiani, seguaci di Pietro Bruys, a principio del XII secolo, erano contro il battesimo dei bambini, contro la preghiera nelle chiese, contro i crocefissi, contro le preghiere ai defunti e contro il clero; il battesimo ai bambini era stato imposto nel III secolo, in una campagna di conversione forzata.

Nel XII secolo, i valdesi o umiliati o poveri lombardi concedevano i sacramenti senza essere sacerdoti, nel 1533 aderirono al calvinismo, accettando la giustificazione con la sola fede, la predestinazione e solo due sacramenti. La chiesa rivendicava il monopolio di stabilire i sacramenti, di concederli e di nominare i sacerdoti, in nome dell’unità e in difesa del potere della gerarchia; all’inizio però i missionari non avevano un’investitura particolare, i santi erano fatti direttamente dal popolo e Paolo affermava di essere stato chiamato direttamente da Dio.

Nel XIII secolo Gioachino da Fiore affermava che vi erano tre persone e tre ere, l’era del padre o della legge, l’era del Figlio redentore e l’era dello spirito santo o monachesimo, questa tesi fu ripresa da papa Celestino V e dai francescani spirituali minori. Gli albigesi o catari, distrutti nel XIII secolo, si richiamavano al manicheismo di Mani (215-275), che a sua volta si richiamava a Zaratustra, Budda e Cristo; i catari sostenevano il dualismo del bene e del male, dello spirito e della carne. Erano astrologi e continenti, alcuni di loro vivevano come fachiri, contro di loro si promosse una crociata e nel 1184, contro di loro, si creò l’inquisizione.

La riforma protestante era stata preceduta anche da idee di cattolici che chiedevano la riforma della chiesa; nel solco degli anticipatori della riforma, l’inglese Wyclif, a principio del XIV secolo, era panteista e credeva alla predestinazione, era contro la chiesa di Roma, che chiamava sinagoga di Satana, chiamava il papa l’anticristo, era contro gli ordini religiosi, contro la transustanziazione, voleva l’esproprio dei beni della chiesa. I panteisti facevano coincidere l’universo con Dio.

La dottrina della transustanziazione, adottata dalla chiesa nel XIII secolo, postulava la trasmutazione nell’eucaristia del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Gesù, anche su questo tema e sui sacramenti ci fu dissidio con i protestanti. A principio del XIV secolo, Giovanni Huss e gli hussiti sostenevano che la scrittura era l’unica fonte di verità, che Cristo era il capo della chiesa e che il papato non era stato voluto da Cristo; i protestanti non accettavano nemmeno il potere assoluto del papa.

La vendita delle indulgenze, per costruire la basilica di San Pietro, fu la causa della rottura nel 1517 tra Lutero e la chiesa di Roma; Lutero era sostenuto dal principe elettore di Sassonia, sosteneva la salvezza con la sola fede, credeva alla predestinazione, era a favore del sacerdozio universale e per la libera lettura della bibbia. Contro il papa, affermava che imperatori e principi avevano diritto a convocare i concili; ammetteva solo due sacramenti, battesimo ed eucaristia, credeva a inferno, paradiso e peccato originale, voleva il matrimonio dei preti, la soppressione dei conventi e della messa, diceva che a Roma regnava l’anticristo.

Lutero criticava le ricchezze della chiesa, affermava che il papa doveva essere vescovo come gli altri vescovi, però era lealista, sosteneva le autorità ed era contro la rivolta dei contadini, riconosceva l’autorità della sacra scrittura ma non della tradizione. Sull’eucaristia, contro la dottrina cattolica della transustanziazione, sosteneva quella della consustanziazione o coesistenza della sostanza del pane e del vino col corpo e con il sangue di Cristo; Lutero voleva anche sottomettere la chiesa allo stato, era statalista e si era messo al servizio dello stato, non credeva all’indipendenza dei poteri.

La chiesa era stata contro la libera interpretazione della bibbia, perché questa, di contenuto contraddittorio, a volte oscuro e a volte censurabile, aveva favorito lo sviluppo delle eresie, fin dall’inizio del cristianesimo. Nel 1520 in Svizzera Zwinglio si espresse contro la vendita delle indulgenze, contro il celibato ecclesiastico, contro l’autorità del papa, contro il monachesimo, contro il culto delle immagini e contro la messa; il suo movimento perseguitò gli anabattisti, seguaci di Battista, poi si fuse con i calvinisti.

Zwinglio rigettò la consustanziazione di Lutero, affermando che il pane rappresentava ma non era il corpo di Cristo, diceva che Cristo era il secondo Adamo, credeva al diavolo ed era contro il lusso della chiesa. Per la chiesa, la messa è un sacrificio istituito da Cristo, durante la quale il sacerdote offre a Dio il corpo e il sangue di Cristo, sotto le due specie del pane e del vino, è uno spettacolo di magia.

Dal 1536 al 1564, Calvino resse politicamente Ginevra, con il pugno di ferro, e realizzò in città una teocrazia; in nome della bibbia, voleva sottoporre lo stato alla chiesa, credeva alla salvezza mediante la fede, però affermò che le buone opere erano la prova della fede; disse che nell’eucaristia c’era solo la presenza spirituale di Cristo, credeva alla predestinazione e all’inferno, affermò che i papi erano eretici. Dal suo movimento nacque il puritanesimo, diffuso in Inghilterra e poi esule in Usa.

Oggi le sette protestanti hanno abbandonato la dottrina della predestinazione e negano l’eternità dell’inferno; la chiesa anglicana è una chiesa nazionale, nata nel 1534 sotto Enrico VIII, che, per rappresaglia contro il papa, che non voleva sciogliere il suo matrimonio, si dichiarò capo della chiesa e destituì i vescovi nominati da Roma; l’anglicanesimo affermò l’autorità della bibbia contro tradizione e papa, sostenne che il peccato originale rimaneva anche dopo il battesimo, affermò la giustificazione mediante la fede, negò purgatorio, combatté indulgenze, culto delle immagini, delle reliquie e dei santi.

La religione anglicana riconosce solo due sacramenti, battesimo ed eucaristia, dove ammette, come Calvino, solo la presenza spirituale di Cristo, è contro la messa e contro il celibato ecclesiastico; la chiesa alta anglicana è vicina al cattolicesimo, quella bassa vicina al calvinismo. I protestanti hanno dato vita ai battisti (1600), derivanti dagli anabattisti, che rifiutavano il battesimo ai bambini, ai pietisti (1670), che sono contro il formalismo religioso, ai metodisti (1730), che praticano beneficenza e santità.

Nel 1610 Giansenio, formalmente cattolico, sostenne la predestinazione gratuita alla salvezza, era vicino ad Agostano e sosteneva che Cristo non poteva essere morto per tutti gli uomini; nel 1718 gli appellanti sostenevano l’autorità del concilio contro il papa, nel XVII secolo i quietisti sostenevano l’ascesi totale, ispirandosi a buddismo e neoplatonismo; per combattere il peccato, invitavano a reprimere i desideri.

Le eresie moderne si fanno forti della ragione e della scienza; il naturalismo, nato nel XVIII secolo, sosteneva il dominio assoluto della ragione, negando soprannaturale, rivelazione, miracoli e dogmi, i suoi filosofi erano prevalentemente panteisti; tra loro erano Rousseau, Kant, Compte, Renan e Darwin, Marx; oltre che naturalisti, erano detti anche razionalisti, scientisti, positivisti, illuministi e seguaci della religione della natura.

Rousseau sostenne che l’uomo era stato guastato dalla società, era ottimista sull’uomo, diceva che era buono, Kant sosteneva l’incapacità dell’uomo a spiegare i misteri dell’universo e credeva alla religione naturale non rivelata; Compte credeva solo a ciò che cadeva sotto i suoi sensi e sotto l’osservazione scientifica, Renan negò la divinità di Cristo. L’americanismo del XIX secolo sosteneva che il cristianesimo doveva trasformarsi da religione di autorità a religione di libertà.

L’americanismo, ideato da sacerdote Alfredo Loisy, sosteneva il dinamismo e il modernismo e affermò che, al posto del regno dei cieli, la gerarchia della chiesa si era installata padrona dei cristiani; i modernisti non credono ai miracoli e sostengono la fede spontanea in Dio. Tutte queste teorie moderne, come le eresie vecchie, sono state oggetto di scomunica da parte della chiesa conservatrice; la chiesa ha paura che, togliendo un mattone alla sua costruzione, le cada addosso tutto l’edificio.

La scisma con la chiesa d’oriente avvenne nel 1054, quella con la chiesa protestante nel 1517, però fin dall’inizio la chiesa fu travagliata da eresie e scismi, anche se abortiti o repressi; lo scisma greco fu soprattutto di governo, quello protestante di governo e di fede, la contestazione dell’autorità del papa e il ricorso alle scritture furono causa di divisioni; le materie di fede erano pretesto per la lotta per il potere e il primato all’interno della chiesa e tra stato e chiesa.

Attualmente, le chiese cristiane sono unite solo nella fede in Cristo e in Dio, questa ultima è comune anche a ebrei e maomettani; la chiesa cattolica si proclamò unica depositaria della fede, perciò l’unità dei cristiani dovrebbe passare per i suoi articoli di fede e con il riconoscimento dell’autorità del papa. Max Weber (1864-1920) sostenne che il protestantesimo favorì il capitalismo, in realtà, le fortune economiche, politiche e militari girano da un paese all’altro, come affermavano i persiani con la loro ruota della storia; d’altra parte la fede protestante nella predestinazione avrebbe potuto portare al fatalismo dei musulmani e non avrebbe incentivato sviluppo economico e ricerca.

Nel 1517 Lutero, monaco agostiniano e professore di teologia all’università di Wittemberg, in Sassonia, affisse le sue 95 tesi alle porte della chiesa della città e iniziò la rivoluzione protestante; seguendo Agostino, credeva alla salvezza grazie alla fede e a due sacramenti, battesimo ed eucaristia, attaccò la vendita delle indulgenze e ripudiò l’autorità del papa a favore della bibbia.

Ci furono guerre di religione e con la pace d Augusta del 1555 si affermò il principio “cuius regio eius religio”, Calvino fece di Ginevra una città-stato teocratica e la governò con il pugno di ferro; nella controriforma fu in prima linea la compagnia di Gesù, nata nel 1534. In Usa Thomas Jefferson (1743-1824) sanzionò la separazione tra chiesa e stato, imitato poi da Italia, Germania e Francia, mentre in Inghilterra la regina era a capo dello stato e della religione; la rivoluzione francese aveva tentato di subordinare la chiesa allo stato, ma poi si arrivò al concordato del 1801 e al concordato con Napoleone III.

Dalla magia benefica è derivata la benedizione cristiana; i riti sono di passaggio, di partecipazione e di propiziazione, al primo gruppo appartengono i sacramenti, al secondo gruppo la preghiera e il sacrificio, al terzo gruppo quelli augurali e quelli che servono a espiare colpe, come la penitenza. La propaganda di stato e di partito è mitologia a favore dello stato, di alcune istituzioni o di un partito, è fatta manipolando e falsificando la storia, attraverso la complicità della scuola; lo stato ritiene di dover agire così per difendersi dalle forze centrifughe che chiedono una democrazia più vera.

La purificazione o catarsi si ha con l’acqua, con il fuoco e con il sangue; in religione e in politica, per tacitare e dare soddisfazione al popolo e per eliminare un pericoloso concorrente, il capro espiatorio è caricato di tutti i peccati attribuibili a più persone e sacrificato. La religione si pone al di fuori del sensibile, della scienza e della natura, invece la scienza mira alla conoscenza del sensibile ed è specializzata.

L’uomo è metafisico quando va oltre i limiti dell’esperienza umana, quando va alla ricerca di Dio; la metafisica gnoseologica o conoscitiva precedette religione e scienza; per Cartesio, Platone e Spinoza le idee sono innate. In realtà, solo certi comportamenti sono innati, perché le idee o ideologie sono prodotti dei tempi e prodotti culturali, hanno maggiore seguito quando i tempi sono maturi per essere accolte, non esistono dottrine definitive.

La religione, per costruire il regno dei cieli, ha predicato la rinuncia, i marxisti, per realizzare una società senza classi, hanno invitato alla rivoluzione. Satana rappresenta il dualismo manicheo, il principio dialettico e l’opposizione ingiusta alla monarchia assoluta di Dio, la sua sorte e la sua emarginazione sono un ammonimento a chi si ribella al potere assoluto.  Il cristianesimo non si è liberato dal mito e nemmeno dal mistero, un mito è stato costruito su Cristo e sulla madonna, anche il cristianesimo è una religione misterica.

Esiste una domanda sociale di fede e di religione, che si dirige anche verso le ideologie politiche, verso artisti e sportivi, a cui è diretto il divismo, mentre ai capi assoluti di stato è spesso riservato il culto della personalità. Tanti falsi atei sono stati capaci di rinunciare alla religione solo attaccandosi a un’ideologia politica, spinti soprattutto da una fede di carattere manicheo. L’uomo predica bene e razzola male, è incapace di seguire coerentemente i migliori principi morali.

Perciò Macchiavelli, credendo di fare un servizio al principe, ha separato la politica dalla morale, invece Freud ha separato il sesso dalla morale; fu una reazione giusta alla sessuofobia ebraico cristiana e di epoca vittoriana, però Freud ebbe torto a sostenere che tutte le turbe della personalità derivavano dalle turbe della sessualità; infatti, l’uomo ha anche sete di potere e di privilegi, vuole eccellere socialmente sugli altri uomini, anche quando predica l’eguaglianza, è frustrato nei suoi rapporti sociali e familiari, teme, si difende e si confronta con gli altri uomini.

L’idealismo hegeliano è di derivazione platonica, per Platone l’idea era l’intuizione, la dialettica prevede un progresso per contrasto, furono dialettici Platone, Eraclito, Fichte e Nietzsche. Unità, centralismo, monopolismo e monarchia sono concetti comuni alle grandi religioni monoteiste, in politica hanno favorito il dispotismo, però la monarchia è un simbolo perché il potere, di qualsiasi forma, si esprime sempre in forma oligarchica, qualunque governo si basa sull’emarginazione politica della maggioranza da parte di una minoranza; il vero potere è occulto e tira i fili dietro la scena.

Il governo è sul popolo e mai del popolo, sono mistificazioni la democrazia, la repubblica, il socialismo e il comunismo, supremo garante di questa situazione è la religione, che ha proclamato che il potere deriva a Dio, considera lo stato arbitro terreno sulle controversie umane e lo esalta fino a che privilegia la casta religiosa. Il sentimento religioso dualista-manicheo, trasportato in politica, ha evidenziato sempre l’esistenza di due tesi o partiti contrapposti, anche se rappresentati da coalizioni, l’adesione e uno di essi è fatta per partito preso, per simpatia, per sentimento, per fede, per amicizia o per interesse; comunque, questi contrasti, anche se nati dalla lotta per il potere, possono anche essere fattore di progresso.

Il potere, per gestire le coscienze, ha assunto il controllo di scuola e informazione, nei regimi assoluti gli oppositori sono ridotti al silenzio con la censura, il ricatto, l’intimidazione e il carcere. Non esiste adesione spontanea all’unità, l’unità si costruisce sulla posizione del più forte e dell’oligarchia che lo ispira. La chiesa ha sostenuto sottomissione, obbedienza, disciplina, totalitarismo e gerarchia, ha sempre osteggiato il mondo moderno e le idee liberatorie per l’uomo, suoi modelli sono i conventi e le caserme.

Dalle persone con scarso sviluppo umano, lo stato è visto come un santo protettore e un patrono, ci si prostituisce al potere per ottenere privilegi o per essere protetti, la protezione si paga con le imposte Il potere è sempre clientelare, distribuisce favori e privilegi e calpesta il popolo, è una beffa l’eguaglianza dei cittadini avanti alla legge; poiché gli uomini devono difendersi dagli altri uomini, invocano la protezione dello stato e si rassegnano alla tassazione.

Aristotele sosteneva che le nostre conoscenze derivano dall’esperienza, Locke contestò a Cartesio che le idee fossero innate. La psicologia afferma che l’uomo sembra selezionare la realtà, non l’accetta in blocco e prende dalla realtà solo ciò che gli piace, l’adesione a una tesi è fatta per partito preso; Bergson affermò che i nostri organi di senso agiscono come dei selezionatori; Ardigò ha affermato che con l’istruzione e l’educazione si distrugge l’originalità creativa dell’individuo.

Per ragione di potere e di privilegi, perché anche la scienza si prostituisce al potere e alla religione, oggi pare che sia stato firmato un armistizio tra scienza e religione, nel senso che la scienza indaga sulla materia, la religione sullo spirito, mentre la metafisica e la filosofia indagano su tutti e due i campi; inoltre, anche nella scienza esistono spiriti dogmatici che si oppongono alle nuove idee. La scuola, formidabile strumento in mano alla chiesa e allo stato, inculca ai fanciulli idee di altri e gli orientamenti del regime, distruggendone il loro spirito creativo; infatti, mentre i geni seguono una loro idea fissa, come in preda a un’ossessione, l’uomo comune si fa forte delle conoscenze degli altri.

Gli incontri sportivi sono scontri di supremazia e d’interesse, non hanno niente a che fare la tutela della salute pubblica, lo stato li protegge per incanalare le energie represse e per assopire il popolo; qualcuno si arricchisce e le olimpiadi servono anche ad affermare il primato di una nazione, cioè alla propaganda. Alcuni uomini hanno maggiore consapevolezza e dimostrano che l’evoluzione dell’umanità non è uniforme; sono questi gli uomini che sono finiti sul rogo, mentre l’uomo comune è stato studiato in un laboratorio politico e poi è stato programmato dalla società; dopo aver ricevuto l’imprinting iniziale dalla madre, deve subire la cultura di massa della scuola.

Non esiste cultura o religione tipicamente originale, però, quando la lingua è comune, la cultura appare unica, le lotte razziali sono lotte culturali, perché la razza pura non esiste; la religione favorisce il sacrificio del soldato in guerra e nobilita la guerra stessa. Anche la scienza vive di congetture e ipotesi non sperimentate, a volte sembra cadere nella metafisica e segue ancora le intuizioni, la verità a volte sembra irraggiungibile, però si può raggiungere liberandoci dalle mistificazioni e dai condizionamenti sociali.

La verità può apparire rivoluzionaria, ma a volte è solo provocatoria, spesso una verità dissacrante fa solo ridere; l’ideologia quando è adottata dagli uomini di potere è imbalsamata, quando è adottata dagli uomini comuni diventa una moda. L’angoscia dell’uomo è legata alla sua esistenza, è cioè esistenziale, perché riguarda la vita, la morte, il lavoro, il sesso, i rapporti sociali, i rapporti con la famiglia, i rapporti con lo stato, i rapporti con il padrone e la fede religiosa.

Tutti gli uomini aspirano al privilegio e non all’eguaglianza, il parassitismo è comune a piante, uomini e animali, le persone vittime della cultura di massa dormono e non amano essere svegliate; gli uomini non scoprono mai da soli la verità, ma se l’attaccano come fosse un’epidemia, cioè la verità dei più è epidemica e contagiosa ed è una moda, i conformisti sono vittime di questo contagio. Tutti i militanti di partito sembrano daltonici ai militanti di altri partiti, sono pochi quelli che pensano liberamente.

Esistono verità scomode che non si possono dire, gli uomini liberi dai condizionamenti devono stare attenti, il potere vuole impedire che si giunga alla radice delle cose; anche se gli uomini anticonformisti e creativi possono essere soggetti a errori, comunque, sono sempre ostacolati dal potere, dalla religione e da quelli attaccati alle vecchie idee. La cultura è ipnotica e condiziona l’uomo, nulla sembra unire gli uomini più di un’idea in comune, il pasto, il sesso, il patrimonio e il tetto in comune non bastano; così nascono i partiti, che poi imparano a difendere gli interessi dei propri membri, puntano al potere, contrastano gli altri partiti e gli individui isolati.

L’ideologia è incapace di ricondurre alla realtà, non lo vuole perché potrebbe essere contraddetta da essa. Il concetto che la verità rende liberi e porta alla salvezza era comune a Cristo, Budda, Socrate, Spinoza, Hegel e Marx; il pensiero creativo cancella le illusioni e ha funzione liberatoria contro la schiavitù culturale; il narcisismo è trasferito dall’individuo al gruppo e l’uomo vede tutti i lati positivi nella famiglia o nel partito cui appartiene.

Questo narcisismo collettivo porta al nazionalismo, al razzismo e alle crociate; in realtà gli uomini sono complessivamente uguali, nel senso che in ogni popolo esistono belli e brutti, intelligenti e stupidi, onesti e disonesti; chi crede che il proprio partito, la propria famiglia, il proprio sesso abbia tutte le virtù, è razzista. Però le culture possono essere dannose e forvianti, possono ostacolare l’evoluzione morale dell’uomo, alcune più di altre, l’uomo non si può evolvere moralmente in una cultura sbagliata. 

Per Nietzsche la religione segna la preistoria dell’uomo, mentre la morte di Dio segna la storia, allora diventa padrone del suo destino, anche per Compte e i positivisti credere in Dio disumanizza l’uomo, perciò la salvezza dell’uomo esige la morte di Dio. Leibniz, Freud e la psicologia affermano che Dio rappresenta il padre, Dio è il sovrano universale padrone di tutte le cose, chiamato dai fedeli padre nostro.

Patria, padrone e padrino derivano da padre, sembra perciò che nell’uomo ci sia anche una domanda di governo e di gerarchia, modellati sulla figura del padre, anche Confucio difendeva la famiglia e l’autorità del padre che dava protezione alla famiglia. Il principio d’autorità ha natura religiosa, la maggior parte degli uomini e delle donne chiedono di essere protetti, gli uomini temono l’antropofagia evoluta degli altri uomini e perciò si mettono nelle mani del potere che li sfrutta.

Dio è un padre eccellente e un padre idealizzato, nell’età patriarcale era sentita l’autorità del capo della famiglia; la rivoluzione non è riuscita contro i padroni e contro lo stato, ma contro il marito e il padre si. Le femministe hanno compiuto un disastro, perché la famiglia, il primo nucleo sociale, come tutte le società, si reggeva sul principio d’autorità, piuttosto che sull’eguaglianza tra i coniugi; ora, per ripristinare l’autorità familiare, ci muoviamo verso il matriarcato e il mondo non sarà migliore di oggi.

Le religioni della salvezza, come quella di Zaratustra, auspicavano la fine del conflitto tra bene e male e il regno di Dio, cioè una nuova età dell’oro su un’umanità rinnovata; però per i manichei questo conflitto era insolubile; ma potrebbe finire con l’evoluzione morale dell’uomo, però lo stato non incoraggia questa evoluzione perché protegge i furbi; grazie allo stato, saranno questi il tipo antropologico dominante.

Sostennero la predestinazione Confucio, induismo, Paolo, Agostino, Islam, Lutero, Calvino e Giansenio, sostennero il libero arbitrio San Tommaso, Erasmo, Pelagio, Maimonide e Lao Tsè, che, come Thomas Jefferson, affermava che il miglior governo era quello che governava di meno. Il monoteismo fu rappresentato dal cielo in Cina, dove l’imperatore era figlio del cielo, e dal sole in Giappone, Egitto e nel mitraismo, rappresentato anche dalla croce.

Credevano all’età dell’oro persiani, ebrei, babilonesi, assiri, greci; l’istituto monarchico e l’impero favorirono l’avvento del monoteismo, infatti, quando esistevano le comunità di villaggio dominavamo totem e dei locali; la monarchia, come qualunque potere assoluto, si basa sul monopolio politico; quella costituzionale è una mistificazione, perché il popolo non è stato mai sovrano da nessuna parte.

Nelle religioni monoteiste, il pluralismo spesso si ricostituisce per domanda di popolo, per ipostatizzazione o personificazione di qualità di Dio, come l’angelo di Dio, la Sapienza di Dio, la Provvidenza di Dio, lo Spirito di Dio, la parola o il verbo di Dio; Filone aveva considerato il logos alcune volte come emanazione da Dio, altre volte come persona distinta da Dio, anche se di natura divina, Giovanni affermò che il logos era Cristo. Il popolo non desidera un Dio troppo distante dalla sua vita di tutti i giorni, non è deista e vuole un Dio personale; anche il buddismo trasformò dei locali in santi protettori buddisti, dalla personificazione delle forze di natura, nacquero dei in forma umana.

In materia sessuale, sono esistite religioni permissive, religioni orgiastiche e religioni repressive, come quella giudaica, quella cristiana e quella islamica; Freud parla di conflitto edipico tra padre e figlio, però il padre a volte è oggetto di ammirazione da parte del figlio, però esiste un conflitto generazionale quando i figli rimangono in famiglia oltre l’adolescenza; le femministe hanno trasferito il conflitto edipico dal padre al marito, queste contestazioni hanno minato la famiglia.

Il conformismo dà sicurezza, mentre la verità non può essere proferita perché è odiosa al potere o a un partito che conta; oggi, malgrado le contestazioni del padre, i cristiani chiamano il papa santo padre e tutti reclamano un padre celeste eccellente e autorevole perché si sentono orfani. L’uomo aspira contemporaneamente a servire e a farsi signore, anche quando si professa per l’eguaglianza.

Il popolo protesta quando si sente sfruttato, però ammira potenti, privilegiati e furbi, li invidia e vorrebbe essere come loro; l’atteggiamento religioso è atteggiamento infantile di chi cerca protezione e sicurezza. La politica ha preso dalla chiesa tutto un vocabolario, come compagno, scismatico, eretico, ortodosso, fedele, protestatorio; i gesuiti, con le loro scuole, hanno formato una classe dirigente politica, condizionandola con le loro idee.

I militanti di partito e di religione sono i combattenti della vera fede, intolleranti e insofferenti, la religione ha generato intolleranza, persecuzioni, stragi e genocidi, è delirio collettivo trasmesso per contagio; il potere sa che l’uomo sopporta sacrifici se gli si promette un futuro radioso. La fede è pigrizia mentale e mancanza di fantasia, ci dà certezze e ci fa entrare in un gruppo impedendoci di pensare, la paura della morte rivela immaturità, quella del lavoro le ingiustizie sociali.

Come esiste uno stato apparato e uno stato comunità, esiste una chiesa apparato e una chiesa comunità, l’unità si difende difendendo il principio di autorità e di gerarchia, il principio di autorità vuole gli uomini sottomessi; il vero militante è acritico, non si ribella e obbedisce agli ordini, come avviene nelle caserme e nei conventi. Gli orfani di padre si sentono smarriti, anche un cane desidera un padrone; però il gregge è protetto ed è tosato dai protettori o pastori, tanti preferiscono un padrone e un governo alla precarietà della libertà; non tutti sanno amministrare la libertà e perciò preferiscono farsi sfruttare.

In ogni pese esistono due classi, i governanti e i governati, i secondi sono emarginati dal potere, gli uomini seguono quelli che fanno loro paura e quelli che concedono loro favori o protezioni, a questi soltanto obbediscono; chi obbedisce agli ordini non sviluppa il senso critico, anche il cane ha verso l’uomo un sentimento di devozione religiosa, si sente più affine all’uomo che agli altri animali, esattamente come l’uomo con Dio.

Le donne vogliono essere uguali e protette, ma le due cose sono contraddittorie, non ci si può far proteggere da un uomo o da uno stato debole; intimamente e inconsciamente, soprattutto oggi e in occidente, vogliono comandare e non credono all’eguaglianza. La militanza serve a distruggere l’individuo, affogandolo nel gruppo, non esiste socialismo scientifico ma esiste un sistema di potere scientifico; comunque, il popolo ha pagato sempre per tutto, in sangue, lacrime e sudore. Dopo i predicatori religiosi, sono nati quelli laici, che promettono la salvezza in terra.

Il bisogno di adattamento fa parte dell’istinto di autoconservazione e rende gli uomini simili agli altri, perché siano accettati nel gruppo o partito che li protegge; perciò l’uomo si arrende alla cultura di massa e così paga un duro prezzo sull’altare della società. La monarchia rappresenta qualsiasi tipo di potere assoluto e personale, dietro di esso è l’oligarchia, la classe politica è classe privilegiata al servizio degli azionisti occulti dello stato, cioè dell’oligarchia.

Il popolo, abbattuto un capo, un partito o un governo, va alla ricerca di un altro, abbattuta una religione, va alla ricerca di un’altra, deve credere in qualche cosa e in qualcuno, deve avere sempre una fede, vuole che ci sia qualcuno al comando al quale obbedire, crede anche ai capi espiatori unici responsabili di tutti i mali sociali. Per Bergson e Gentile, la religione garantisce il vincolo sociale, in Israele la religione era strumento della classe sacerdotale al potere, mentre la teocrazia era un’astrazione e un paravento, i paesi islamici ignorano il concetto di stato laico e governano con la sharia.

Per la ragione di stato, gli imperatori romani sacrificavano alle divinità, i sovrani cinesi ammettevano le divinità nel loro panteon e si fecero protettori del buddismo, l’elettore di Sassonia si fece protettore del luteranesimo, il re d’Inghilterra della chiesa anglicana, anche in Giappone il culto era regolato dall’imperatore; però i governanti sono stati atei anche quando, per la ragion di stato, ostentavano la religiosità.

I centri di potere si scontrano dialetticamente e si accordano, così sono nate le guerre tra chiesa e stato, l’Italia è solo apparentemente uno stato laico e sovrano; a volte chiesa e stato si conferiscono privilegi reciproci, cioè scambi di favori a spese del popolo. Tra i centri di poteri o partiti sono sindacati, forze armate, classe imprenditoriale, classe politica, classe sacerdotale, massoneria e mafia; ci si unisce per mutuo soccorso, per controllare lo stato, per avere la prevalenza sugli altri partiti e sugli individui isolati.

Come lo stato, anche la mafia dà protezione e riscuote tasse, anche le case principesche sono nate dal brigantaggio, dal pizzo e dalla rapina; lo stato produce uomini alienati, acritici e conformisti, succubi della cultura di massa, ha creato sempre catene per il popolo. La fede o fiducia nei capi è un sentimento di natura religiosa, i capi carismatici sono oggetto di venerazione religiosa da parte del popolo.

La guerra di religione serve a mobilitare il popolo, apparentemente, il lavoratore è più attaccato al padrone che al governo, entra in conflitto con lui solo per proteggere i suoi interessi, non lo denuncia quando commette illegalità; rispetta il segreto d’ufficio, che è una forma di omertà aziendale; se il padrone toglie al lavoratore il plus valore d’impresa, lo stato con le imposte gli toglie il plus valore sociale, le imposte sono un multiplo dei servizi resi dallo stato e un multiplo di ciò che ci prende la mafia.

La cultura di massa, col fine di prevenire il dissenso e creare il cittadino perfetto, distrugge la creatività individuale, la fede è credulità e lo stato combatte il comportamento critico e anticonformista con l’aiuto della religione. Sono assurdi i compromessi tra materialismo e religione, tra rivoluzione e statalismo, tra cultura di massa e umanizzazione, lo stato riduce l’uomo al rango di animale domestico.

Gli unici uomini liberi sono quelli che non lavorano e fanno parte dell’oligarchia, il barone, aristocratico in genere, dal germanico baro, era l’uomo libero. Tra i simboli del potere sono l’altare, il trono e la cattedra, l’altare è un trono riservato a un’entità astratta, la divinizzazione dei governati ha trasformato il trono in altare. La religione ha rivalutato il lavoro degli altri; stato e religione hanno voluto i sudditi contribuenti, lavoratori e soldati, perché lavorando, accrescono le ricchezze dell’oligarchia, prolificando, rimpiazzavano i morti in guerra.

Lo stato è nato come arbitro, poi ha assunto compiti economici e sociali, senza rinunciare allo sfruttamento dei sudditi, la democrazia completa si può raggiungere solo abolendo qualunque governo sugli uomini. La proprietà pubblica, come la democrazia, è una finzione, perché è riservata all’oligarchia, con il vantaggio dell’anonimato, come accade nelle finanziarie con sede nei paradisi fiscali; la proprietà pubblica emargina il popolo anche dalla piccola proprietà privata, è lo statalismo a favore di pochi, mentre i proprietari dello stato risultano nullatenenti e non pagano le tasse.

Proprietà, dal latino privare, vuol dire portar via, accaparrare, è un po’ diversa dalla proprietà autoprodotta come risultato del proprio lavoro; cominciò con l’accaparramento delle terre prima comuni, perché la terra, quando la popolazione cresce, è soggetta a rendite di posizione crescenti e perciò diventa oggetto di accaparramento. Il cristianesimo si trasformò, da nemico dello stato, in strumento di difesa dello stato e delle classi dominanti.

In politica il pluralismo tende al dualismo dialettico, però appaiono sempre due partiti contrapposti, la concezione monopolistica del potere è di origine monarchica; per tutelare meglio i privilegi, si reclama un solo partito, un solo sindacato, una sola religione, una sola corporazione, un unico Dio, un’unica impresa in un settore specifico, è una concezione legata al centralismo, al privilegio e all’unità del potere.

Israele voleva estendere la sua legge e il suo a dominio perché adorava un Dio internazionale, creatore dell’universo, questo disegno fu poi attuato da cristiani e islamici. L’unità si basa sull’intolleranza e sulla convinzione di essere i soli depositari della verità. I comunisti, abolita la religione, alimentarono il culto della personalità dei capi; il manicheismo ha spinto gli uomini a vedere i peggiori difetti negli avversari e le virtù nel proprio gruppo. Per gli ebrei, il prossimo erano gli altri ebrei, per i primi cristiani l’amore era riservato ai soli cristiani, in pratica, i favori si fanno solo all’interno del proprio partito.

Per John Stuart Mill, la libertà vuol dire dissenso e anticonformismo, si richiamano all’umanesimo l’età classica, il rinascimento, l’illuminismo, il romanticismo, il realismo e il marxismo; l’umanesimo è antropocentrico, l’illuminismo nacque in Inghilterra, per opera di Locke e Hume, e aprì la strada al materialismo, il romanticismo di Fichte sosteneva la religione e il nazionalismo però, prima dello stato, nacque la famiglia allargata, l’orda e il clan.

Per Spinoza occorreva uno stato per imporre il diritto, ignorava leggi naturali e consuetudini sentite dalle comunità locali; sostennero il contratto sociale a favore dello stato, Grozio, Hobbes, Locke, Spinoza, Rousseau, con essi si aveva la rinuncia dei sudditi ai diritti naturali. Tuttavia, per Locke, padre del liberalismo politico, il contratto sociale era denunciabile con la rivoluzione; Locke formulò la tripartizione dei poteri, poi adottata da Montesquieu, e sostenne il governo della maggioranza, la libertà religiosa e la separazione tra stato e chiesa.

Rousseau, partendo dal contratto sociale di Locke, sostenne democrazia diretta e socialismo, Montesquieu sosteneva la sottomissione alla legge, Hegel allo stato, Mill applicò il liberalismo al terreno economico. Il contratto sociale non è stato mai sottoscritto, però può essere rappresentato dallo statuto o dalla costituzione, con essa effettivamente l’individuo rinuncia alle libertà naturali e le depone ai piedi dello stato; la tripartizione dei poteri non ha funzionato, perché ci sono state invasioni di capo e sono nati altri poteri oltre i tre noti, Jefferson e Cavour volevano la separazione tra chiesa e stato che in Italia oggi non si vede.

Per Nietzsche Dio è un’invenzione dell’uomo, afferma che, con la sua morte, finisce la preistoria e inizia la storia dell’uomo, così l’uomo diventa padrone de suo destino e instaura il regno dell’uomo, che si sostituisce a quello di Dio; per Compte credere in Dio significa disumanizzare l’uomo, perciò la salvezza dell’uomo esige la morte di Dio; anche per Freud, la morte di Dio è la premessa per un umanesimo integrale. Marx voleva l’uomo nuovo e considerava la religione l’oppio del popolo alienato, Rousseau proclamò la sovranità del popolo contro la sovranità di Dio.

Per Freud la devozione religiosa rappresentava l’attaccamento al padre, affermò che la religione derivava dalla sessualità, anche Leibniz individuò la devozione religiosa nell’attaccamento al padre. Freud afferma che Dio e il diavolo sono figure del padre; sostiene che l’unità del popolo si ottiene più facilmente con l’odio verso altri popoli, ciò accade anche in politica, nelle lotte tra partiti e nelle accuse rivolte ai capri espiatori.

Per Kierkgaard l’uomo più è originale più è angosciato, secondo Bergson e la psicologia, i nostri sensi agiscono come selezionatori, prendendo solo alcuni aspetti della realtà; il determinismo nega la libertà umana, questa dottrina fu seguita da Paolo, Lutero, Calvino, Giansenio, Confucio, Agostino, induisti, Islam ed evangelici, tutti avevano fede nella predestinazione e nella grazia gratuita di Dio. I materialisti sono atei o panteisti, in questo caso, vedono Dio come l’anima immanente dell’universo, come il Brahman. Pelagio, per affermare il libero arbitrio, arrivò a negare il peccato originale, il naturalismo fa derivare ogni realtà dalla natura e sostiene che le religioni antiche sono nate con la divinizzazione delle forze della natura.

La società limita l’individuo nella sua originalità, snaturandolo con lo scopo di renderlo sociale, da ciò deriva l’angoscia esistenziale di taluni, mentre gli altri uomini, fuggendo da se stessi, si rifugiano volentieri nella società e diventano alienati. La società tende a distruggere l’apporto originale dell’individuo e rappresenta una somma di deficit individuali; la creatività di taluni è stata compensata con persecuzioni, tortura e morte.

La società ha sacrificato gli autori principali del suo progresso, rifiuta i dissidenti e il nuovo, impone la moda delle idee; infatti, Maometto affermava che ogni novità era un delitto che portava all'inferno; il pensiero critico individuale è visto come asociale, mentre la cultura di massa omogeneizza gli uomini, li fornisce di una divisa mentale e così li rende più facilmente gestibili.

Il pensiero delle masse è quello di chi le gestisce, il dissenso organizzato dai partiti non è vero dissenso ma una moda ed è mosso dall’invidia di chi si sente privato dal potere; generalmente, il dissenso è dapprima controllato, poi gestito e assorbito, gli ex dissidenti ricevono privilegi dal potere, diversamente si ricorre alla loro persecuzione ed eliminazione fisica. Chi lancia nuove idee è trattato alla stregua di chi lancia bombe, infatti, le nuove idee sono bombe.

Per far tacere individui scomodi, il potere ricorre anche al manicomio, la repressione è l’estrema ratio a cui si ricorre quando sono falliti tutti i tentativi di riassorbire il dissenso; l’atto di sottomissione è una costante biologica, nasce dalla necessità di definire il rapporto tra forte e debole, al quale è garantita in compenso l’esistenza fisica. Gli uomini vedono il dissenso come una minaccia alla loro sicurezza, temono la repressione, non vogliono sentirsi diversi, perciò aderiscono alla moda delle idee, al potere o a un partito, il potere non appartiene mai al popolo.

A parte la lingua, la religione rappresenta il 50% della cultura di massa, il restante 50% della cultura di massa è veicolato alle masse in forma religiosa; invece il comportamento critico e anticonformista è irreligioso, irriverente e dissacrate, procura le antipatie degli atri uomini e la persecuzione del potere. Il senso critico è la capacità di percepire con i propri sensi la realtà, senza le lenti deformanti della cultura di massa; il collettivo è alienante, il numero soffoca il pensiero libero e l’individuo si perde nella massa.

Spesso gli intellettuali si mettono al servizio di un mecenate protettore, così la domanda di protettori è divenuta una domanda sociale, la scuola è la fucina dell’uomo sociale e il mattatoio dell’individualità, i testi scolastici sono dogmatici e acritici, soprattutto nelle materie sociali. Le scienze sociali sono soggette al controllo pubblico più di quelle esatte, la società fa regredire l’uomo, ma lo rende sociale, cioè come gli altri; la società deve difendersi dai delinquenti, ma non deve distruggere gli individui migliori, comunque, oggi l’uomo non è pronto per una libertà illimitata.

L’umanesimo integrale è la negazione di Dio e del principio di autorità, chi ha fede crede a valori inventati da altri, un uomo fiducioso può essere dotto, però può essere creativo solo un ateo e un anticonformista. L’autogoverno assoluto è l’assenza di governo, si ha quando l’individuo governa liberamente se stesso, senza essere governato dagli altri; per essere attuabili, le istituzioni politiche non devono progredire più velocemente dell’uomo, purtroppo però, stato e la religione non favoriscono questa evoluzione, anzi remano contro.

Con l’uomo nuovo scompariranno religione, governi, principio di autorità, il progresso non sarò più dialettico ma lineare, gli uomini organizzeranno liberamente il lavoro e non lo sentiranno più come costrizione; sparirà il plus valore, la famiglia sarà salvaguardata, ci sarà più decentramento e l’uomo cesserà di essere pecora, prendendo il destino nelle sue mani. Oggi l’uomo è un po’ pecora con il potere e un po’ lupo con gli altri uomini, alcuni uomini hanno già freni inibitori, hanno scrupoli e non fanno agli altri ciò che non vogliono sia fatto a loro. Il governo non garantisce l’eguaglianza dei diritti, partorisce il privilegio, programma l’uomo; lo stato sfrutta gli uomini, il plagio è esercitato dallo stato e dalla religione.

Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

Bibliografia:

“Il metabolismo cristiano” di Nunzio Miccoli,

“La storia censurata” di Nunzio Miccoli,

“I fratelli siamesi – lo stato e la religione” di Nunzio Miccoli.

 

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BREVE STORIA DEGLI EBREI

 La storia degli ebrei sembra un romanzo d’avventura, con ombre e luci, essi, grazie alla loro religione, hanno attraversato 3.000 anni di storia e sono arrivati fino a noi, mentre altre nazioni antiche sono scomparse; sono state cancellate o assimilate a causa d’invasioni, guerre, persecuzioni, pulizia etnica, asservimento e genocidio. Questo fatto meravigliava anche la chiesa, erede di Roma e dell’ebraismo, che perciò lo giustificava asserendo che gli ebrei erano una testimonianza vivente dell’epopea di Cristo, contemporaneamente li condannava per aver provocato l’esecuzione di Cristo e alimentava l’odio verso gli ebrei.

Inizialmente ci fu subito conflitto tra cristianesimo ed ebraismo, perché il cristianesimo sembrava anche una riforma dell’ebraismo, perché anche gli ebrei facevano proselitismo e la chiesa non voleva; perché gli ebrei, con la loro dottrina, rintuzzavano le idee religiose, la concezione di Cristo, i dogmi della chiesa e la sua interpretazione del Vecchio Testamento, riuscendo anche a convincere dei cristiani.

Secondo la bibbia, Abramo, un emigrante che veniva dalla Caldea, chiamato da Dio padre di molte genti (Genesi cap. XII), rispettato anche da islamici e cristiani, sarebbe il capostipite di ebrei e arabi. Quando gli ebrei si muovevano, anche altri popoli si muovevano, poi hanno continuato a muoversi anche dopo e lo fanno anche adesso. A quei tempi la Palestina era un protettorato egiziano, l’Egitto vi aveva basi, truppe e piazzeforti; la Palestina era strategica perché era terreno di transito verso Siria, Mesopotamia e Persia.

Iscrizioni egizie del XIV secolo a.c. parlavano del popolo Habiru o stranieri o ebrei; gli ebrei, a causa della loro vicinanza, furono sempre di casa in Egitto, dal XV secolo a.c. al Tolomei greci d’Egitto (IV secolo a.c.), sotto i quali erano concentrati soprattutto ad Alessandria; nel XIII secolo a.c. Mosè li trasse dall’Egitto, dove erano stati ridotti in schiavitù e diede loro una legge e una religione, il suo erede Giosuè sottomise i popoli di Palestina e poi Davide, nel X secolo a.c., completò l’opera, unificando il paese e sconfiggendo i filistei della costa, eredi dei cretesi.

Nacque uno stato monarchico unitario che però durò poco, il Tempio di Gerusalemme, voluto da suo figlio Salomone, doveva sancire l’unità tra Israele al nord e Giuda a sud, ma non riuscì; alla sua morte il regno, a causa del fiscalismo di Gerusalemme, si spaccò in due stati rivali. In guerra gli ebrei facevano stragi di nemici, come facevano altri popoli e come facevano assiri e babilonesi.

Il regno di Israele al nord cessò nel 722 a.c., anno in cui l’Assiria prese la sua capitale Samaria,  deportando dal paese gli ebrei e facendone immigrare altre popolazioni fedeli; era polizia etnica e tecnica di governo seguita da un impero, fu così che si sviluppò la diaspora ebraica; inn esilio gli ebrei si conservavano perché conservavano la loro religione e le loro leggi, se le leggi del posto lo consentivano.

Il regno di Giuda a sud cadde più tardi, per opera dei babilonesi, che nel 568 presero Gerusdalemme e fecero un’altra deportazione che diede inizio alla cattività babilonese, però l’identità nazionale in questo caso si poté conservare meglio perché, mentre le tribù del nord si dispersero, a Babilonia nacque il Talmud babilonese, cioè la tradizione orale ebraica, poi riportata per iscritto. Quando si parla di deportazione, ci si riferisce a dirigenti politici e religiosi e ad artigiani, perché i contadini, per tutte le civiltà, contavano poco e perciò rimasero al loro posto, sia con gli assiri, che con i babilonesi; comunque, Giuda divenne tributaria di Babilonia.

Nel 538 a.c. l’avvento della Persia di Ciro, che sconfisse Babilonia, consentì il ritorno dei giudei da Babilonia, essi ricostruirono il tempio e fecero delle riforme religiose e civili; poi i giudei caddero  sotto i greci di Alessandro e dei Tolomei e tanti di loro si stabilirono ad Alessandria, dove ispirarono lo gnosticismo cristiano nascente. La Palestina e la Giudea erano contese tra seleucidi siriani e tolomei egiziani, entrambi eredi di Alessandro, quando prevalsero i seleucidi, purtroppo per gli ebrei, imposero l’ellenizzazione al paese.

Perciò il nazionalista ortodosso Giuda Maccabeo (II secolo a.c.) si ribellò, i maccabei ottennero l’indipendenza della Giudea e fondarono una dinastia, erano re e capi religiosi e non riconoscevano la separazione dei poteri; ci furono guerre civili e una fazione, cioè un partito, chiamò i romani, perciò nel 63 a.c. Pompeo arrivò e s’impossessò del paese. Sono le fazioni che, in tempo di guerre civili, chiamano in aiuto lo straniero che arriva, impone la pacificazione e poi non se ne va più, è accaduto tante volte nella storia e in tanti paesi.

Naturalmente ci furono rivolte anche contro Roma, represse nel 66 e nel 132 d.c., il che portò nel 70 d.c. alla distruzione di Gerusalemme e del tempio. Allora Tito, figlio di Vespasiano, li streminò, li disperse e li deportò, la cosa si ripeté nel 132 d.c.; a chi dice che solo le guerre moderne si accaniscono contro i civili, bisogna ricordare il sacco di Troia, Gerusalemme, Cartagine, Roma e Costantinopoli. A causa delle deportazioni dei romani, la diaspora continuò a svilupparsi, da allora gli ebrei arrivarono anche in India e in Europa.

Con la diaspora, nacquero la voglia di riscatto e l’attesa del Messia, proclamata da diversi profeti, che doveva restaurare il regno di Davide, riunire gli ebrei, concedere loro rinascita, salvezza e libertà. Gli ebrei colti svilupparono le idee moderne di libertà, si sparsero in tutto il mondo conosciuto e arrivarono in Europa, in Spagna e sul Reno; si fecero accettare da alcuni regnanti e nel 212 d.c a Roma Caracalla li equiparò nei diritti ai romani, però la loro sicurezza durò poco.

Nel 325 a Nicea l’imperatore Costantino fece un concordato con i dirigenti cristiani e fece il cristianesimo religione privilegiata dell’impero, nel 330, con l’Editto di Milano, fece dell’ebraismo da religione lecita a religione nefasta; il successore Teodosio I (morto nel 395) fece del cristianesimo l’unica religione dello stato. Così gli ebrei ripresero a emigrare anche da Roma e nei secoli successivi arrivarono in Germania, in Africa settentrionale e poi in Spagna tra gli arabi. Diventarono popolo colto, di cittadini, di filosofi e di mercanti.

Il feudalesimo li tagliò fuori dal possesso della terra, detenuta da nobili e vescovi, e furono costretti a darsi al commercio e al prestito a interesse, proibito dalla loro religione; ora la ricchezza degli ebrei eccitava anche gli odi dio classe. In precedenza, a causa della religione, erano stati accusati di deicidio, di profanare ostie, di avvelenare i pozzi e di bere il sangue dei bambini cristiani uccisi. Perciò gli ebrei subirono pogrom al tempo delle crociate (1096-1270), in Europa centrale e poi dal 1411 in Spagna, fino all’indipendenza del paese dai mori (1492); in Spagna subirono conversioni forzate, massacri ed espulsioni.

Nel 1478 in Spagna fu creata l’Inquisizione, che colpì pesantemente eretici ma anche gli ebrei, però qualche cosa di simile era esistita anche nei secoli precedenti; cioè da Costantino in poi, apostasia, eresia e bestemmia per i cristiani implicavano tortura e pena di morte. Dalla Spagna gli ebrei si spostarono in Olanda, Russia, Costantinopoli, Roma, Venezia, avevano imparato di dover essere sempre pronti a partire, meglio la diaspora che la persecuzione.

Poiché gli ebrei facevano partito, anche segreto, è così che sono nate le società segrete  sotto regimi autoritari, erano aiutati a inserirsi nei nuovi lidi dai confratelli di tutto il mondo; con la cooperazione formarono una moderna borghesia cittadina favorendo la nascita delle idee moderne. Poiché amavano vivere assieme, isolandosi come facevano altre comunità, il ghetto nacque come luogo di residenza scelto dagli stessi ebrei, a Roma, Venezia e altre città.

Il primo ghetto nacque Roma nel 1555, sotto Paolo IV, prima di quella data in Europa c’erano strade riservate a ebrei e ad altre comunità, da quella data l’istituzione divenne obbligatoria e poi agli ebrei fu imposto anche un distintivo; gli ebrei accettavano di buon grado la situazione, perché erano favorevoli alla separazione dai gentili, il ghetto favoriva i legami culturali, l’autoamministrazione, il senso della comunità e la purezza religiosa.

Purtroppo poi vi furono reclusi, privati anche di qualsiasi attività economica e ridotti alla fame, questa situazione durò fino alla rivoluzione francese e alla loro emancipazione avvenuta nell’ottocento; la rivoluzione americana e quella francese emanciparono gli ebrei, poi seguirono gli altri stati europei, il papa Pio IX fu l’ultimo a cedere nel 1870, con la perdita del suo regno e l’unità d’Italia, infatti, li aveva ancora rinchiusi nel ghetto.

Gli ebrei allora uscirono dai ghetti e si diedero agli affari e alla finanza, rifiutate dai nobili che però presero a proteggere la loro attività, li tassavano, li utilizzavano come prestanomi per i loro affari e autorizzavano i loro prestiti usurai. Comunque, la ricchezza e la potenza degli ebrei eccitavano le gelosie, perciò ci furono pogrom in Russia e in Francia scoppiò il caso del capitano ebreo Dreyfus, accusato ingiustamente di tradimento. I principi, quando erano al corto di denaro, per impossessarsi dei beni degli ebrei, dopo averli tassati pesantemente, alimentavano i pogrom e li privavano di tutte le loro ricchezze, però gli stati hanno espropriato anche altre minoranze o partiti soccombenti.

Intanto la fede nel messianismo non si spegneva, i monarchi tassavano gli ebrei ricchi, li bandivano e li richiamavano, dovevano proteggere gli affari degli ebrei fiscalmente rilevanti, accadeva ciò in Russia, Polonia, Spagna, Austria, Francia; prima di essere banditi, subivano pogrom ed espropri. I marrani, cioè gli ebrei spagnoli scacciati, si rifugiarono in Olanda, dove svilupparono finanza e taglio dei diamanti, e in Inghilterra sotto Cromwell.

Nel XVIII secolo le borse di Londra, Amsterdam e Rotterdam erano dominate ufficialmente da ebrei, in realtà, curavano anche gli interessi di chiesa e aristocrazia, che non volevano comparire negli affari; intanto in Russia continuavano i pogrom e dopo l’assassinio dello zar Alessandro II (1881) nel paese fu alimentato l’antisemitismo di stato, la miseria del popolo era attribuita agli ebrei e la polizia zarista organizzava le purghe.

Nel resto d’Europa gli ebrei progredivano, in Inghilterra Disraeli era un ebreo di origine veneziana, il barone Lionel Rothschild era ebreo; anche nel resto dell’Europa occidentale gli ebrei avanzavano, non solo in finanza.  I loro nomi erano Einstein, Luzzatti, Mendelssohn, Mahler, Proust, Rothschild, Strauss, Marx, Lassalle, Bernstein, Trotsky, Radek, Kamenev, Zinoviev. Alla vigilia della prima guerra mondiale, gli ebrei erano una forza e generavano invidie e risentimenti, alla fine della guerra, nelle trattative per le riparazioni che la Germania doveva pagare, gli stati erano assistiti da banchieri ebrei. Oggi però i banchieri sono anche cattolici, evangelici, cinesi, giapponesi e arabi.

Se in Russia nel 1880 c’erano i pogrom, in Francia il processo a Dreyfus si svolse nel 1885, questo capitano fu poi riabilitato, in questo clima, negli anni successivi, la polizia segreta russa fabbricò il falso dei “Protocolli dei savi di Sion”. Nel 1855 in Francia, Cobineau aveva scritto un saggio sull’ineguaglianza delle razze, una tesi condivisa anche da altri, da Nietzsche e Wagner. Secondo questa teoria la razza ariana era la migliore e perciò le spettava il dominio nel mondo; però la purezza di sangue ariano era minacciata dagli ebrei, secondo una vecchia tesa degli spagnoli che avevano espulso i marrani, questa tesi fu ripresa dai nazisti.

I Protocolli furono stampati in Russia nel 1905, come opera della polizia segreta russa, ma furono attribuiti a dirigenti ebrei riuniti al congresso ebraico di Basilea del 1897; i Protocolli contenevano un progetto ebraico di dominio del mondo. Il 7.4.1933 Hitler cacciò gli ebrei dagli impieghi pubblici, proibì i matrimoni misti, poi li espropriò senza indennizzi; come hanno fatto sempre i popoli vincitori, distrusse sinagoghe e case ebraiche, li espulse e, poiché gli alleati li rifiutavano, pianificò la loro eliminazione fisica.

Nel 1897 a Basilea lo scrittore e giornalista ebreo ungherese Teodoro  Herzl fondò il movimento sionista e pochi anni dopo fu costituito il Fondo Nazionale Ebraico per l’acquisto di terra in Palestina, al fondo contribuivano tutti gli ebrei, ma soprattutto quelli desiderosi di stanziarsi in Palestina. Nel 1910, il biochimico ebreo polacco Charm Weizmann, inventore della gomma sintetica, insegnava all’università di Manchester e aveva fede nel sionismo.

Se oggi esiste lo stato di Israele, lo si deve a lui, grazie ai suoi meriti, ottenne dal governo inglese l’autorizzazione alla creazione di uno stato ebraico in Palestina, che portò alla dichiarazione del 1917 del ministro degli esteri inglese Lord Balfour. Con questa dichiarazione la Gran Bretagna s’impegnava alla creazione in Palestina di una patria per il popolo ebraico; il governo inglese, già prima della fine della prima guerra mondiale, sapeva che la Palestina le sarebbe stata consegnata in mandato.

Finita la guerra, la Palestina che era stata colonia turca e non nazione indipendente, fu consegnata agli inglesi, nella regione risedevano prevalentemente arabi palestinesi, mentre a Gerusalemme c’era da molto tempo una prevalenza di ebrei e a Betlemme una prevalenza di cristiani; con la diaspora, gli ebrei non avevano mai abbandonato completamente Gerusalemme. Assieme all’ebreo Lord Rotschild, i dirigenti inglesi, come Lord Cecil, Lord Balfour e Looyd George, vedevano con simpatia la causa sionista e la sostenevano anche i principali giornali del paese, però erano contrari gli ebrei Claudio Montefiore, Lord Montagu.

Con la dichiarazione generica di Balfour sembrava che l’Inghilterra avesse promesso agli ebrei tutta la Palestina, ma i sionisti prudentemente non chiedevano tanto e perciò posero dei limiti alla promessa inglese, inoltre promisero che, se avessero creato un loro stato in Palestina, avrebbero salvaguardato i diritti civili e religiosi dei residenti. Ci fu una prima immigrazione ebraica e gli inglesi cercarono di fare andare d’accordo le due comunità ebraica e palestinese, ma nacquero gravi conflitti; la terra arida era stata comprata a caro prezzo e fu poi valorizzata e irrigata da contadini ebrei.

Nel 1933, con l’avvento di Hitler, cominciò l’ondata di profughi dalla Germania, gli arabi facevano attentati contro gli ebrei immigrati e, con la guerriglia, resistevano alla loro penetrazione; gli inglesi non volevano fare una repressione, volevano avere buoni rapporti con gli arabi e volevano placarli e perciò, per farlo, adottarono dei provvedimenti in contrasto con la dichiarazione Balfour, cioè restrinsero l’immigrazione ebraica e i suoi acquisti di terra.

Ma gli arabi non erano soddisfatti, nel 1939 il governo del primo ministro Chamberlain, accondiscendente, per amor della pace, alle annessioni di Hitler, presentò alla camera un libro bianco sulla Palestina che annullava la dichiarazione Balfour, con divieto di acquisto di terre e d’immigrazione da parte di altri ebrei; Churchill, che dopo alcuni anni avrebbe preso il suo posto, lo contrastava e promise a Weizmann che, finita la guerra, tutto si sarebbe sistemato per gli ebrei, in realtà, nel 1945 Churchill non era più capo del governo, andarono al potere i laburisti, i quali continuarono la politica del libro bianco.

Durante la seconda guerra mondiale, alcune navi che portavano profughi ebrei affondarono, altre furono respinte dagli inglesi, il 25.11.1940 una si autoaffondò, duecento persone avevano preferito il suicidio alla deportazione; gli ebrei cercavano disperatamente un rifugio e gli inglesi facevano questione di passaporti e di quote d’immigrazione. Durante la guerra, gli ebrei vissero anni di angoscia, se Rommel fosse arrivato in Palestina, gli arabi avrebbero fatto un altro olocausto; grandi interessi economici spingevano pragmaticamente gli inglesi a cercare di contentare gli arabi.

Eppure i figli di Weizmann combattevano per gli inglesi e, alla fine della guerra, gli ebrei fornirono una brigata per combattere a fianco degli alleati in Italia, invece i gruppi islamici facevano tifo per Hitler e in Bosnia si arruolarono nelle truppe tedesche. Per non urtare gli arabi, all’inizio del conflitto, in Palestina l’Inghilterra frappose ostacoli all’arruolamento di ebrei; nel maggio del 1945 finì la seconda guerra mondiale; perse le speranze in Churchill, che fu sostituito al governo dai laburisti, il congresso sionistico era dell’avviso che bisognasse combattere l’autorità inglese in Palestina e perciò si volse contro Weizmann che era considerato filo inglese, era stato l’uomo del sionismo protetto dall’Inghilterra, mentre ora il sionismo si volgeva contro l’Inghilterra.

Dal giugno del 1946 le organizzazioni terroristiche ebraiche Haganah e Irgun fecero saltare dei ponti e un albergo a Gerusalemme, facendo 100 vittime, tra arabi, inglesi ed ebrei, Weizmann era contrario al terrorismo ebraico; naturalmente, gli arabi non stavano a guardare, nel febbraio del 1948 anche loro fecero un attentato dinamitardo contro gli ebrei e gli scontri non cessavano. A causa di questo clima, nel maggio del 1948 gli inglesi abbandonarono la Palestina, rinunciando al mandato.

Probabilmente, senza il terrorismo ebraico, sarebbero rimasti e avrebbero continuato a vietare l’immigrazione di profughi reduci dell’olocausto, invece l’immigrazione poteva continuare. Gli inglesi erano convinti che le forze arabe coalizzate avrebbero spazzato via gli ebrei, alcune di esse erano comandate anche da inglesi; però le cose non andarono così e, dal 1948 al 1973, in diverse guerre Israele risultò vittoriosa, gli stati arabi coalizzati, invece di accettare la spartizione della Palestina decisa dall’Onu alla fine della seconda guerra mondiale, avrebbero voluto cancellarla dalla carta geografica e ributtare in mare gli ebrei, ma non riuscirono in questa impresa; perciò, dopo il 1973, hanno continuato a puntare sul terrorismo.

Con la vittoria militare del 1948, Israele acquistò un altro titolo valido per il possesso di quelle terre  da essa acquistate, infatti, dopo il 194%, con la vittoria militare, anche Russia, Francia, Polonia e Jugoslavia avevano acquistato terre; col tempo Israele, senza approfittare delle vittorie, restituì Sinai, Libano e Gaza; desiderava la pace, confini sicuri e la fine del terrorismo palestinese, invece continuavano terrorismo arabo, diretto contro civili, e rappresaglie ebraiche che non risparmiavano i civili.

Oggi Israele è uno stato e, come tutti gli stati, può avere un lato oscuro, si dice che tutti i servizi segreti sono nati per compiere atti illegali che la pubblica amministrazione non può compiere; tuttavia Israele è lo stato più democratico della regione, ospita un milione di arabi palestinesi con cittadinanza israeliana e l’arabo è la seconda lingua ufficiale del paese. Israele è ai vertici della ricerca scientifica ha reso il deserto un giardino, ha dimostrato che gli ebrei non sono solo finanzieri e speculatori, ma anche scienziati, contadini e soldati.

Gli arabi guadagnerebbero molto a collaborare con un vicino così prezioso; il mondo arabo ha adottato la bandiera dell’antisemitismo, che i cristiani hanno per ragioni religiose nel DNA, per servirsi di un nemico esterno e realizzare il panarabismo o califfato islamico; è il nuovo sogno imperialista in salsa araba. Le guerre con Israele hanno generato profughi, ma questi profughi esistono in altre parti del mondo, comunque, il numero dei palestinesi fuggiti dal territorio occupato da Israele non è superiore al numero di ebrei cacciati dal 1945 dai paesi islamici, mentre i cristiani fuggiti o scacciati dai paesi arabi sono molti di più.

Il 21/9/2011 ci sarà a New York la conferenza internazionale sul razzismo organizzata dalle Nazioni Unite, cioè Durban III; Canada, Israele, Usa, Italia, Repubblica Ceca, Olanda, Germania e Polonia hanno annunciato che non vi parteciperanno. Il ministro degli esteri Italiano, Franco Frattini, ha lamentato che la piattaforma di Durban si è trasformata in una tribuna contro Israele; la piattaforma iniziale fu quella di Durban del 2001, la seconda edizione avvenne a Ginevra nel 2009, ormai se ne conosco lo spirito e l’agenda.

Nel 2001 in Sudafrica intervennero Mugabe, Castro e Arafat, che maledicevano l’occidente colonialista e Israele razzista, fu eliminato ogni riferimento all’Olocausto e non si condannò l’antisemitismo, che dovrebbe essere un fenomeno razzista; il discorso di chiusura fu pronunciato da Fidel Castro, che conteneva gli slogan “Palestina Libera e morte agli ebrei”.

Nel 2011 a Durban III il presidente iraniano Ahmadinejad è atteso sul podio, Francia e Inghilterra, più per interessi economici che per convinzione, parteciperanno al forum; lo scopo della conferenza è demonizzare Israele. Parteciperanno alla conferenza gli stati organizzatori delle precedenti edizioni e 32 ong, che organizzeranno 4 giorni di protesta per accusare Israele di collusione con i regimi violenti; la bozza di Durban III, se non emendata, proclamerà i palestinesi vittime del razzismo israeliano. Le Ong sono spesso strumenti pagati di propaganda.

Gli ebrei sono stati profughi e vittime del razzismo e oggi sono accusati di essere razzisti e di aver creato i profughi palestinesi, in realtà, profughi di guerra e razzismo sono sempre esistiti, in tanti paesi, anche tra africani e arabi, perché gli uomini sono mossi da interessi e animati da odi e pregiudizi; l’odio rivolto contro Israele è razzismo, l’odio contro il colonialismo occidentale ignora il colonialismo passato arabo, turco e di tanti paesi e imperi decaduti.

Esiste però una differenza, l’occidente, grazie alle sue rivoluzioni culturali, allo sviluppo del libero pensiero e a certe istituzioni, ha sviluppato tolleranza per uomini, idee e animali; purtroppo, grazie a questa evoluzione, ha anche il senso di colpa verso altri popoli da esso dominati; invece gli arabi e gli islamici in genere non hanno questo senso di colpa, ma hanno il senso dell’onore, hanno rimosso e censurato ciò che di male è venuto da loro, sia ieri che oggi.

 Nunzio Miccoli -  www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

 Fonte:

Storia Illustrata - Volume XIII - pag.622-633 e pag. 810-819 - Volume XIV pag.68-77

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I PURITANI

I puritani vestivano modestamente e portavano i capelli corti, a causa di ciò, nei loro tempi, erano chiamati teste rotonde; rifiutavano il divertimento e cantavano solo i salmi, però non avevano pietà per i ladri e marchiavano sulla fronte gli adulteri. La regina d’Inghilterra Elisabetta I (morta nel 1603) era ostile alla setta che allora si diffondeva tra la borghesia commerciale e artigianale delle città. Elisabetta I ebbe contro i gesuiti, che complottarono contro di lei, e i puritani che erano i fondamentalisti cristiani e moralisti dell’epoca; in generale, contro il papismo e la Spagna, si raccolsero attorno a lei  pirati, protestanti e puritani.

I puritani costituivano l’ala estrema dello schieramento protestante, erano seguaci del rigorismo di Calvino, erano contro gerarchia ecclesiastica, sacramenti, culto esteriore e immagini religiose, non accettavano nemmeno la croce e la fede nuziale. Si facevano chiamare puritani perché volevano purificare la chiesa inglese da idolatria e papismo; il governo li guardava come potenziali ribelli e le gerarchie religiose li bollavano come eretici.

Al centro della costituzione di Calvino stava la bibbia, mentre la predica sostituiva la messa, egli era contro il clero della chiesa di Roma, Calvino sostenne il comune magistero sacerdotale di tutti i credenti; da Ginevra fece partire missionari in tutta Europa e il calvinismo si espanse in Ungheria, Scozia, Boemia, Transilvania, Paesi Bassi; fu adottato dagli ugonotti francesi e dai puritani inglesi, arrivò in America del Nord e in Africa del sud. Dalla Francia il calvinismo degli ugonotti approdò in Olanda, dove nel 1566 nacque una chiesa calvinista, poi, a causa delle repressioni spagnole, tanti calvinisti fuggirono dai Paesi Bassi e si rifugiarono in Inghilterra.

In Inghilterra Enrico VIII (morto nel 1547) non aveva ottenne il divorzio da Clemente VII e, per rappresaglia, si fece capo della chiesa d’Inghilterra, nominò vescovi ed espropriò i beni della chiesa; dagli anglicani così nati, della chiesa nazionale d’Inghilterra nacquero, per scissione, i puritani o calvinisti inglesi, da questi i quaccheri americani che, diversamente dai puritani, presero le difese degli schiavi negri.

In Inghilterra Enrico VIII procedette alla confisca delle terre ecclesiastiche e le vendette a cortigiani e borghesi, ne nacque, per conseguenza, una nuova aristocrazia fondiaria e piccoli proprietari indipendenti che, al tempo di Cromwell (morto nel 1658), ingrossarono le fila dei rivoluzionari puritani e divennero la setta protestante più fanatica, separata dagli anglicani e poi, quando furono repressi dagli Stuart scozzesi in Inghilterra, presero a colonizzare l’America.

Nel 1629 re Carlo I sciolse il parlamento, allora il popolo seguiva i predicatori puritani, ma poi nel 1640 fu costretto a riconvocarlo, nel 1642 fu la guerra civile, il puritano Oliviero Cromwell prese il comando delle forze parlamentari e contro il re si unirono puritani inglesi e presbiteriani scozzesi; nel 1644 i realisti furono sconfitti, i puritani erano fanatici inquisitori perciò nel 1649 Carlo I fu decapitato e poi l’esercito puritano, che non si dimostrava pacifista, invase l’Irlanda ribelle.

I puritani avevano giudicato assurda la pretesa di Enrico VIII di rivendicare la sua autorità sulla chiesa nazionale, però erano contro cattedrali, liturgia e abiti sontuosi dei vescovi; definivano questi costumi indici di paganesimo, seguivano molte convinzioni degli ebrei e del Vecchio Testamento. Si definivano santi e popolo eletto e prediligevano il vecchio testamento; il dittatore Oliviero Cromwell proveniva dalle loro fila e li sosteneva, perciò, sotto il governo dei puritani, sparirono teatri, balli pubblici, bische e case di piacere; le guardie controllavano che le taverne fossero chiuse, che i ragazzi non giocassero per strada e non facessero schiamazzi.

Cromwell, a capo delle truppe finanziate dal parlamento, difendeva la pena di morte e si pose a capo dei puritani contro gli anglicani, Carlo I e il cattolicesimo; Cromwell fece mettere a morte tanti sacerdoti, temeva un movimento antiprotestante pilotato dalla curia romana; ci fu una guerra civile tra parlamento e corona e nel 1649 Carlo I fu decapitato. L’Inghilterra fu trasformata in repubblica sotto la dittatura di Cromwell, il nuovo regime espropriò la chiesa e diede la caccia a gesuiti e sacerdoti cattolici.

Contro Carlo I, l’esercito era stato finanziato dal parlamento inglese e sostenuto dai puritani, nella camera alta vi erano lords ecclesiastici e aristocratici dalla parte del re; i presbiteriani, diffusi in Scozia e presenti in parlamento, imposero il loro regime ecclesiastico ad alcune chiese protestanti, erano contrari alla gerarchia episcopale e affidavano il governo della chiesa a un’assemblea di ecclesiastici e laici, seguivano Calvino; volevano il predominio del parlamento su chiesa e stato.

I presbiteriani ottennero la subordinazione di re e vescovi al parlamento, i puritani erano i presbiteriani inglesi, furono combattuti dai Tudor (1485-1603), che fecero entrare il protestantesimo in Inghilterra; poiché i puritani erano contro l’episcopalismo dell’alta chiesa, si posero contro gli Stuart, dal 1603 re di Inghilterra, trionfarono su di loro per merito di Cromwell. Giustiziato Carlo I, la camera dei comuni, a maggioranza puritana, sciolse la camera dei lords e proclamò la repubblica (1649), così nacque la dittatura militare di Cromwell, basata sulla fede calvinista.

Cromwell (1649-1660), preso il potere, si concentrò con le armi contro Scozia e Irlanda, che, assunta la bandiera degli Stuart scozzesi, reclamavano l’autonomia. Parlamento scozzese e Irlanda proclamarono erede Carlo II Stuart (1660-1685), figlio di Carlo I; perciò Cromwell fece una guerra di sterminio contro gli irlandesi e vendette schiavi degli irlandesi. Però il parlamento voleva sottrarsi all’eccessivo controllo dei puritani e perciò Cromwell lo sciolse; nel 1653 l’Inghilterra prevalse in guerra contro l’Olanda, nel 1658 Cromwell morì e gli successe Carlo II. Carlo I, Carlo II, e Giacomo I erano di dinastia Stuart scozzese

Il successore Giacomo II (morto nel 1701), figlio di Carlo I si scontrò con il parlamento, che non voleva il ritorno del cattolicesimo, allora nel 1688 il parlamento chiamò Guglielmo d’Orange (morto nel 1702) dei Paesi Bassi, marito di Maria II Stuart. Allora il parlamento inglese emise una dichiarazione dei diritti che stabiliva che l’arruolamento si poteva fare solo con il consenso del parlamento, che era possibile detenere armi, che le elezioni erano libere, che vigeva la libertà di parola, che le spese erano approvate dal parlamento, che esisteva la tolleranza religiosa, escludendone però i cattolici.

Tra i puritani, come tra gli ebrei, il sabato era dedicato al servizio divino, perciò in quel giorno vietavano lavori e commercio. Con la successiva restaurazione degli Stuart, poiché i puritani non erano più tollerati, preferirono emigrare in America e si stabilirono nel Massachusetts, dove fondarono una teocrazia; quando erano stati in minoranza, avevano reclamavano la tolleranza dal governo inglese; però, quando governavano loro, erano intolleranti verso le altre confessioni religiose, per le quali invocavano correzione, carcere o bando; chiedevano all’autorità civile, che loro controllavano come il braccio secolare della chiesa cattolica, di impedire la diffusione di opinioni perniciose.

In America i puritani fustigavano nelle piazze i servi o schiavi fuggiaschi, che erano bianchi o neri, come il governo inglese, usavano anche la gogna, in compenso, la loro colonia puritana del Massachusetts proibiva la crudeltà verso gli animali. I puritani, come gli ebrei, consideravano il fidanzamento vincolante come il matrimonio, perciò non si scandalizzavano se un bambino nasceva poco dopo il matrimonio.

Erano contro la gerarchia della chiesa cattolica, ma difendevano la gerarchia economica e perciò, dopo i nobili, riservavano l’appellativo di gentiluomo ai borghesi benestanti, mentre chiamavano signori la media borghesia e buoni uomini la piccola borghesia; negavano titoli a proletari e servi, vietavano agli artigiani di vestire come un gentiluomo, festeggiavano il sabato, ma erano indifferenti alle altre feste cristiane, le loro chiese erano spoglie.

I puritani che giunsero in America negli anni 1630-1660 esercitavano il traffico di droga e di schiavi; nel 1661 i puritani o calvinisti inglesi, per sfuggire alle persecuzioni di Carlo II, si diressero in America e si distinsero nel massacro dei pellirosse. Per i puritani inglesi, il lavoro era una virtù cristiana, la loro dottrina del lavoro e dei diritti naturali serviva a riabilitare il commercio disprezzato dall’ordine medioevale che prediligeva il latifondo; al riparo del papa e dei concili, i puritani interpretavano liberamente la Bibbia.

La chiesa inglese si spaccò in due, da una parte i puritani, che rifiutavano liturgie, gerarchie ed erano spietati con i peccatori, dall’altra parte gli anglicani, che erano dalla parte del re e più tolleranti con i peccatori. I puritani sostenevano il sacerdozio universale e condannavano l’idolatria della messa, prevedevano la pena di morte per tanti peccati; la chiesa alta anglicana era alleata con il re, quella bassa puritana con il parlamento.

Col tempo, le sette protestanti prosperano a spese della chiesa ufficiale anglicana voluta da Enrico VIII, tra queste sette vi erano puritani, presbiteriani, anabattisti e quaccheri; prima dell’Inghilterra, il centro dell’anticattolicesimo era stata l’Olanda, dove, con la sua libertà, era nata la fiera delle religioni e la borsa delle nuove idee politiche. Tra i coloni nordamericani c’erano battisti e puritani, cioè calvinisti del genere più rigoroso; i puritani furono perseguitati da Elisabetta I, Giacomo I Stuart e Carlo I Stuart, sicché dal 1620 cercarono scampo in America, dove volevano creare una Nuova Gerusalemme.

I puritani erano bigotti e sessuofobi, condannavano gioco, ballo, alcol e rapporti prematrimoniali, i pellegrini puritani fondarono lo stato del Massachusetts o Nuova Inghilterra, dove diedero vita a una teocrazia, consideravano la terra degli indiani “res nullius”, li depredavano e pagavano una taglia per ogni scalpo d’indiano. I puritani erano fanatici e vendicativi, praticavano la tortura, combattevano eretici, quaccheri, liberali contrari al servizio militare, adoratori del diavolo, papisti ed ebrei.

Dal 1641 i puritani, per l’ateismo, previdero la pena di morte, da loro le streghe erano considerate amanti del diavolo, le prime streghe furono impiccate nel Connecticut. Facevano ubriacare gli indiani e, in cambio di cianfrusaglie, compravano le loro terre; i nuovi coloni puritani concedevano ai borghesi immunità e privilegi, gli stessi dai quali erano fuggiti in Inghilterra. I selvaggi sopravvissuti erano pacificati cristianizzandoli, però i puritani non cessarono di massacrare gli indiani e di cacciare con i cani i negri fuggiti; i loro padri pellegrini predicavano la buona novella e aizzavano i coloni contro gli indiani e una tribù indiana contro l’altra.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it; numicco@tin.it

 Fonti:

“Storia Illustrata” Febbraio  1968 n.123,

“Il segreto più nascosto” di David Icke – Macro Edizioni,

“ La verità vi renderà liberi” di David Icke – Macro Edizioni,

“Il nostro nemico, lo stato” di Albert Jay Nock – Editore Liberilibri,

“Storia economica” di Amintore Fanfani – Utet Editore,

“La linea di sangue del santo Graal” di Laurence Gardner – Newton Editore,

“ La massoneria” di Bernard Fay – Edizioni Ar,

“ Gesù e Yahvè” di Harold Bloom - Rizzoli Editore,

“Storia criminale del cristianesimo – Vol. IX” di Karlheinz Deschner – Ariele Editore.

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ANTISEMITISMO E NEGAZIONISMO

 L’antisemitismo è stato coltivato per duemila anni dalla chiesa, che influenzava lo stato suo braccio secolare, perciò agli ebrei furono perseguitati, uccisi, fu loro impedito di possedere terra, di lavorare per lo stato e poi furono reclusi nei ghetti; quando ne uscirono, i più fortunati tra loro, si dedicarono al commercio, alle attività finanziarie ed alla cultura, quando si fecero ricchi, i principi, che li avevano sostenuti nelle loro attività finanziarie per tassarli meglio e per far amministrare i loro patrimoni, in corso di periodici pogrom, li espropriavano e facevano cassa.

Però queste cose sono accadute anche a comunità cristiane, divenute ricche e potenti, che contrastavano il passo al monopolio della chiesa, i cristiani si sono accoppati anche tra loro ed hanno fatto strage di minoranze religiose cristiane,  come gli albigesi. Le persecuzioni degli ebrei nei secoli hanno fatto milioni di morti, li costrinsero a fuggire da un paese all’altro, perché queste persecuzioni non avvennero contemporaneamente in tutti i paesi; è da ricordare che anche Maometto uccise, fece schiavi e cacciò gli ebrei dall’Arabia.

Gli europei hanno nel DNA l’antisemitismo della chiesa perciò, quando s’incontra un ebreo che viva di malaffare o di sporca finanza, i mezzi d’informazione, non dimenticano mai di ricordare che è ebreo,  se è cristiano si dimenticano la citazione. Insomma l’uomo può essere cattivo, ma se è ebreo,  è scontato che lo sia, è il risultato della propaganda bimillenario della chiesa.

Oggi gli ebrei sono 16 milioni, tra Israele e il resto del tutto il mondo, anche se sono sovrappesati economicamente per il loro numero, però il discorso vale anche per gli svizzeri; sono divenuti cosmopoliti con la diaspora, ma sono una piccola percentuale rispetto agli islamici ed ai cristiani, hanno subito l’ennesima persecuzione sotto il nazismo, con circa 6 milioni di morti, e qualcuno nega questo fatto o nega il numero dei morti o nega le camere a gas.

Eppure si fa presto a fare un conto, in Polonia esistevano tre milioni di ebrei e ne rimasero 30.000, in Germania erano 500.000 e ne rimasero 30.000, in Russia perì oltre un milione di ebrei; esistevano tanti ebrei in Ungheria, Balcani e Grecia e ne furono sterminati quasi un milione e mezzo; ad occhio si arriva subito a sei milioni, a tale riguardo, sono tante le testimonianze dei reduci dai campi di concentramento.

Le camere a gas erano mobili o erano delle grandi stanze per doccia camuffate, è evidente che chi nega questi fatti è antisemita ed odia gli ebrei, perciò vari stati europei si sono date delle  norme per combattere questo negazionismo; tuttavia io sostengo che le idee sbagliate, anche se dettate da animosità politica, economica o religiosa, vanno combattute e contrastata con gli argomenti e non rese reati, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che queste idee possono essere  vere perché lo stato e la religione non sono sempre portatori di verità.

Invece vanno colpiti con norme i comportamenti discriminatori e le persecuzioni di popoli, perciò,  invece di condannare il negazionismo dell’olocausto, sarebbe meglio proibire ai mezzi d’informazione di ricordare che sono ebrei alcuni di quelli che fanno malefatte, le quali sono compite anche da musulmani e da cristiani; il fatto è che anche i nostri intellettuali, educati dai gesuiti, hanno nel loro DNA il loro antisemitismo.

Alcuni di questi intellettuali affermano di avercela non con gli ebrei ma con Israele, eppure tra gli ebrei esistono, come negli altri paesi cosiddetti “democratici”,  credenti, atei, nazionalisti, socialisti; in Israele gli ebrei fanno con successo anche i soldati, gli agricoltori ed i ricercatori, i loro finanzieri sono in occidente e finanzieri esistono anche tra cristiani ed arabi.

Israele nacque nel 1948 per volontà dell’ONU, i paesi arabi non accettarono la sparizione della Palestina, che in precedenza non era stata uno stato indipendente, ma un territorio dominato da greci, romani, inglesi, arabi e ottomani, e preferirono fare più di una guerra contro Israele; persero queste guerre e questo fatto fece guadagnare ad Israele un altro titolo per rivendicare le terre che occupa, però alcune terre conquistate, sotto le pressioni internazionali, sono state restituite; la storia insegna che ciò non accade spesso dopo guerre vittoriose.

Prima del 1948 a Gerusalemme la maggior parte della popolazione era cristiana ed ebraica, a Betlemme la maggior parte della popolazione era cristiana, ma oggi è stata costretti ad abbandonare la città, la maggioranza della popolazione palestinese era arabo-palestinese; gli ebrei religiosi non avevano seguito tutti la diaspora e, nel corso di duemila anni, non avevano mai abbandonato completamente la loro terra.

Le guerre con gli arabi  fecero fuggire da Israele 800.000 palestinesi, un numero corrispondente agli ebrei cacciati dai paesi arabi fino ad oggi ed immigrati in Israele. Oggi Israele ha sette milioni di abitanti, tra cui un milione di arabi con cittadinanza israeliana, l’arabo è la seconda lingua ufficiale del paese; a causa dell’immigrazione da Europa, Russia, Etiopia e paesi arabi, il paese ha bisogno di case per alloggi e di terreno per l’industria e l’agricoltura, per una popolazione residente molto aumentata rispetto al 1948.

Israele è forte nella ricerca ed ha irrigato il deserto lo ha fatto rifiorire, anche destalinizzando l’acqua marina, è un piccolo stato all’interno del mondo arabo-islamico, rappresenta il 2 per mille della sua superficie e il 2 per cento della sua popolazione, infatti, il mondo arabo è scarsamente popolato; se Israele fosse accettato, come noi accettiamo all’interno dell’Italia San Marino, potrebbe essere di aiuto allo sviluppo dei paesi arabi, che hanno petrolio ma non la sua tecnologia.

Se la finanza araba, vaticana ed ebraica trovassero un accordo di pace definitiva, invece di guadagnare nella regione con armi, cooperazione e petrolio, visto cosa rendono i santuari cristiani, potrebbe fare grandi affari con il pellegrinaggio in Terrasanta; i capi dei terroristi arabi si potrebbero trasformare in albergatori, infatti, nelle colonie europee d’Africa, i capi dei ribelli diventarono  dirigenti di stati resisi indipendenti. Naturalmente, per questa strada, nascerebbe finalmente anche uno stato palestinese indipendente.

Se questo progetto non decolla, la ragione risiede nel fatto che l’élite mondialista di tutte le razze  ritiene di guadagnare di più con i traffici di cui si è parlato, inoltre, mantenendo dappertutto lo stato di tensione, si vendono più armi nel mondo; le malattie sono importanti per vendere farmaci che non guariscono ed i conflitti sono importanti per vendere armi che rendono la pace irraggiungibile.

Gli arabi ritengono anche che, mantenendo vivo il problema palestinese contro Israele, possono favorire la loro unità, il loro nazionalismo ed il loro espansionismo, aiutati dalla loro religione, è una vecchia strategia degli stati, alimentata dal nemico esterno; oggi i profughi palestinesi si sono riprodotti e moltiplicati, fino alla terza generazione, e non sono stati integrati dai paesi arabi che li ospitano, ricevono cospicui aiuti da ONU, paesi arabi, Europa e Usa ed i soliti furbi, lungo la filiere donatori-destinatari, si riempiono le tasche.

Gli ebrei, oltre ad avere idee politiche e religiose diverse, come gli altri popoli evoluti, non sono una razza pura; malgrado i divieti  della loro religione, di quella cristiana e degli antisemiti, anche loro si sono mischiati agli altri popoli; hanno i fondamentalisti, ma hanno anche ebrei che bevono vino e mangiano prosciutto, proibiti dalla loro religione, hanno il brutto e il bello di tutti i popoli, quindi, se si vuole, si può andare d’accordo anche con loro o con alcuni di loro.

Stando così le cose, è difficile anche capire cosa sia veramente un ebreo, gli ebrei, a causa della diaspora e della loro cultura personale, non hanno la stessa fede,  non hanno la stesa razza, non hanno la stessa lingua e non hanno gli stessi costumi; sembrano pertanto più un partito che una nazione, hanno loro associazioni e sono accusati di complotti; sulla scia dei nazionalismi europei dell’ottocento, si sono dato uno stato, quello di Israele, che ha norme liberali e garantisce libero pensiero, ma ospita anche integralisti religiosi.

Tuttavia senza persone che, per duemila anni, hanno difeso una cultura religiosa e conservato una lingua morta, poi certificate e favorite dallo stato di Israele, lingua e religione ebraica non sarebbero arrivate fino a noi; gli ebrei sopravvissuti sarebbero stati assimilati dagli altri popoli, la loro lingua e la loro religione sarebbe scomparse, com’è successo ad etruschi e ad altri popoli. E’ probabile che la loro resistenza di fronte alle cultura dominante sia stata proprio una conseguenze delle persecuzioni e dell’ingiustizia che essi avevano sentito.

Di fronte alla persecuzione, c’è chi si estingue, chi si fa assimilare e chi si arrocca, è successo anche ai pellirosse d’America; un’altra caratteristica dei dirigenti degli ebrei è che si sono messi al servizio dei dirigenti dei cristiani e degli arabi, dimenticandosi, quando non erano rivoluzionari, delle sorti del popolo comune; per il loro servizio chiedevano come compenso, oltre i privilegi, come fanno anche i cristiani, il diritto di conservare la loro religione e le loro usanze. Gli ebrei avevano strappato all’impero romano una loro giurisdizione autonoma, come oggi è rivendicata dagli islamici in Europa e in parte già ottenuta in Inghilterra; questo è uno degli strumenti che favorisce la dissoluzione di una civiltà, perché rende gli uomini disuguali davanti alla legge, per legge.

La religione islamica ha preso molto dall’ebraismo antico, anche se poi gli ebrei, in massima parte, si sono aperti alle idee moderne ed alla laicità; tra gli ebrei non esistono solo i discendenti delle dodici tribù d’Israele, perché si convertirono all’ebraismo anche etiopi e mongoli cazari del Volga, che immigrarono nell’Europa orientale e diedero vita alla cultura Yddish ed a quella degli ebrei ashenaziti orientali, diversi dai sefarditi cacciati dalla Spagna, dopo la riconquista spagnola. 

Prima di cristiani ed islamici, gli ebrei fecero del proselitismo, ma poi furono costretti a fermarsi da cristiani ed islamici. Gli ebrei sono stati accusati di avere ucciso Dio, di avvelenare le acque, di profanare le ostie, di diffondere le pestilenze, di sacrificare bambini e di berne il sangue, di rubare, di speculare, di fare gli usurai, di mentire; ma questi sono i difetti di tutti gli uomini o almeno di alcuni tra loro, vampiri ed usurai sono esistiti anche tra i cristiani.

Razzismo e antisemitismo si fondano su pregiudizi e generalizzazioni, gli uomini sono fondamentalmente uguali, nel senso che entro ogni gruppo umano esistono belli e brutti, onesti e disonesti, stupidi e intelligenti, sono le culture nazionali che rendono i popoli veramente diversi tra loro, queste sono date principalmente dalla lingua, dalla religione e dai costumi, nei paesi liberali soprattutto dalla lingua e dai costumi, perché vi ammettono anche libertà di religione e libertà di pensiero.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;      numicco@tin.it.

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COSE DI RELIGIONE

 

In India si racconta che, quando la sera un guru svolgeva le sue funzioni religiose, arrivava un gatto, ospite del santuario, che distraeva i fedeli;  così egli ordinò che, durante le funzioni serali, il gatto fosse legato. Dopo la morte del guru, durante le funzioni religiose serali, si continuò a legare il gatto e quando il gatto morì, portarono nel santuario un altro gatto, sempre debitamente legato durante queste funzioni. Secoli dopo, i discepoli di questi guru scrissero un saggio sul ruolo essenziale del gatto in ogni funzione religiosa della sera.

In Cina si racconta che un uomo cadde in un pozzo non recintato e chiese aiuto ad un  monaco buddista che passava, questo gli rispose: ”La tua disgrazia è il risultato delle tue cattive azioni, con la tua morte avrai la fortuna di chiudere un altro ciclo di reincarnazioni”, poi passò oltre senza aiutarlo. Passò un taoista fatalista che, alla richiesta d’aiuto, gli disse: ” Non ti lamentare, io credo nella libertà individuale ed è avvenuto che, per esercitare la tua libertà individuale, sei caduto nel pozzo ed ora devo morirci, consolati che tutti siamo destinati a morire”.

Passò un seguace di Confucio e l’uomo si sentì rincuorato perché Confucio insegnava ad aiutare il prossimo; il confuciano gli disse: ”Chiederò alle autorità di costruire un muretto di protezione intorno al pozzo, tu  poi anche morire, consapevole che la tua disgrazia non è stata vana”. Passò un  missionario cristiano che gli gettò una corda e disse allo sventurato; "Noi sappiamo che la gente cade nei pozzi, perciò ci portiamo sempre dietro una corda; guai se le autorità costruissero dei muretti di protezione, perché in questo caso non potremmo più salvare nessuno”

Degli ebrei integralisti si dice che rispettino a tal punto il riposo sabbatico che in quel giorno, invece di lavorare, preferirebbero veder affogare un asino, invece di tentare di salvarlo; si dice anche che in guerra, se aggrediti in giorno di sabato, non reagirebbero,  ma non è vero, perché aggrediti ieri da pagani e oggi da arabi, hanno reagito anche in giorno di sabato.

Dell’Islam è inutile parlare, perché si rischia di finire ammazzati; io avevo scritto che i romani avevano provocato nei circhi la morte di tanti leoni africani, che i colonizzatori europei avevano cacciato molti elefanti e che in Africa gli arabi, dopo aver catturato schiavi per conto loro e per conto di europei, avevano cacciato migliaia di elefanti. Era quanto aveva scritto una persona che era vissuta lungamente in Africa e conosceva le tradizioni delle sue genti; in tono intimidatorio, una persona mi ha scritto: ”Io sono un comunista falce e martello, attento a quello che scrivi perché questa  è istigazione all’odio razziale, punita dalla legge”.

Gli arabi hanno il senso dell'onore e perciò bisogna rispettarli, invece gli occidentali di cultura cristiana, forse per colpa della loro religione,  hanno il senso della colpa, i loro intellettuali ritengono che l'occidente sia responsabile di tutti i mali del mondo e perciò invitano sempre gli occidentali a fare ammenda.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it;

 Fonti:

“La bibbia di Rajneesh” di Bhagwan Sheree Rajneesh – Bompiani Editore,

“ Verità e menzogne della chiesa cattolica” di Pepe Rodriguez – Editori Riuniti.

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CROCIFISSO E CONCORDATO

 Il crocifisso non è un simbolo della repubblica, non esiste una norma della repubblica che impone a scuole e uffici pubblici il crocifisso, ma, al riguardo, esistono solo norme fasciste che dovrebbero essere decadute con la costituzione, se la corte costituzionale si pronunciasse; infatti, la corte suprema tedesca ha sancito che nessuno può essere costretto a studiare sotto la croce. Il crocifisso, collocato nelle aule scolastiche e nei tribunali, invia un messaggio sublimale che ricorda che esiste una legge morale superiore, al disopra della legge; è la stessa tesi dei fondamentalisti islamici che ritengono la Sharia al disopra della legge.

Il crocifisso tridimensionale è un simbolo medievale macabro della chiesa, invece la croce stilizzata a quattro raggi è un simbolo precristiano di tanti popoli, di cui si è appropriata la chiesa, ed oggi è difeso, protetto ed adottato anche dagli stati confessionali e fondamentalisti come l’Italia; mentre è  osteggiato dall’Islam e dall’induismo che ritengono di avere il monopolio della loro religione sulle loro terre. 

Negli anni settanta, con il centrosinistra, si ebbe divorzio e aborto, apparentemente, il concordato del 1984 eliminò la religione di stato, però da allora, il Vaticano ha aumentato le sue ingerenze nella vita politica e le sue entrate, anche da parte dello stato; dallo stato sono stati accantonati divorzio breve, la regolamentazione delle coppie di fatto, delle unioni gay, la legge sul testamento biologico, la ricerca sulle staminali, la fecondazione eterologa e la pillola del giorno dopo; in Europa il Vaticano è più influente del governo italiano e tenta anche di bloccare le leggi europee. La chiesa ha fatto fallire l’abrogazione della legge 40 sulla fecondazione assistita, tuttavia in Italia, la chiesa valdese ha riconosciuto le coppie gay, la ricerca sulle staminali e il testamento biologico; la notizia è importante per chi sente ancora il bisogno di avere una religione.

Il 19.2.2004, con l’approvazione di parlamentari di destra e di sinistra, fu approvata la legge 40 sulla procreazione assistita, che prevedeva il divieto di donazione di semi e di gameti, cioè la fecondazione eterologa in caso di sterilità; obbligava ad impiantare contemporaneamente tre embrioni, vietava la ricerca sulle cellule staminali embrionali e riconosceva la personalità giuridica all’embrione. La legge 40 era contro l’autodeterminazione e  diceva di voler difendere la salute della donna e di tutelare i diritti dell’embrione.

Immediatamente, per abrogare alcuni articoli troppo restrittivi della legge, fu fatta richiesta di referendum, perciò il cardinale Camillo Ruini, presidente della conferenza episcopale e controllore del parlamento per conto del Vaticano, s’impegnò nella campagna d’astensione al referendum. Per la fecondazione assistita, tante coppie italiane si recavano all’estero, la fecondazione assistita è liberamente praticata in Europa; ciò malgrado, Casini e la chiesa si sono mossi a favore dell’astensione e così l’abrogazione non è passata.

Le democrazie non avrebbero bisogno di concordato perché la democrazia garantisce la libertà religiosa, però la sinistra è sempre cedente verso la chiesa, come Togliatti, che accettò concordato, codice Rocco, leggi di polizia fasciste e l’insegnamento della religione;: ne è ammaliata ed invoca il dialogo con i cattolici, mentre la destra è naturalmente sempre al servizio della chiesa; a causa del concordato, il Vaticano ha bloccato anche indagini della polizia giudiziaria nei casi di pedofilia. La chiesa dovrebbe essere un’associazione privata come le altre, che si autofinanzi senza privilegi, però la realtà è diversa, è sempre assetata di ricchezza e di potere, tanti suoi esponenti interni lo sanno.

La classe politica si genuflette al Vaticano ed ogni giorno che passa la chiesa si prende un’altra fetta del potere economico e politico in Italia, una volta la chiesa cattolica era contrastata dai protestanti ma oggi, a spese dei fedeli, se  è riconciliata anche con Londra e guardia con invidia al rispetto dei sudditi di cui gode l’Islam. L’Italia è ancora uno stato confessionale, non sono sufficienti le elucubrazioni della costituzione per dimostrare il contrario, deve anche contrastare il fondamentalismo latente della chiesa cattolica che va oltre il confessionalismo.

Le norme di un stato veramente laico non possono coincidere con i precetti religiosi, i peccati non possono essere reati, nessuna religione è depositaria di una morale universale valida per tutti, si deve avere anche il diritto a scegliersi una fede ed a cambiare la fede; in passato questo diritto era negato dalla chiesa ed oggi è negato e punito dall’Islam. Il prete non deve essere protetto da uno scudo d’impunità, soggetto solo alla giurisdizione autonoma della chiesa, in tanti paesi la giustizia ordinaria non ha abdicato di fronte al giudizio dell’Islam o della chiesa, la quale, invece di riformarsi e adeguarsi ai tempi guarda sempre indietro e  parla di complotto anticlericale contro di essa.

Tuttavia i casi di pedofilia tra i preti sono minori di quelli d’omosessualità e i casi d’omosessualità sono minori di quelli d’adulterio, dei quali non si dice niente perché le donne sono maggiorenni e consenzienti, anche se i preti violano il giuramento di castità, inopinatamente imposto loro per risparmiare le spese e per non disperdere il patrimonio della chiesa.

Intanto nella società europea ed anche in Italia diminuiscono vocazioni, matrimoni e funerali religiosi,  mentre le chiese sono sempre meno frequentate; però le donne riconoscono istintivamente dove sta il potere e vanno ancora dietro ai preti, le femministe hanno messo all’angolo gli uomini, che oggi sono in crisi d’autorità, e questi uomini potrebbero rivolgersi all’Islam per riguadagnare il loro ruolo, poi le stesse donne, come succede alle femmine delle altre specie animali,  potrebbero passare all’Islam, alla ricerca di uomini con autorità.

Sarebbe la fine della nostra civiltà,  bisogna tenere presente però che i massimi dirigenti dello stato e  delle religioni non sono veri credenti,  la fede è un collante che favorisce la governabilità ed il consenso, quindi per loro anche l’Islam potrebbe essere una buona cosa; in fondo, le religioni con il tempo cambiano, a volte conservano solo il vecchio nome; io ritengo che i dirigenti della chiesa siano affascinati dall’islam; non esistono solo i catto-comunisti e gli islamo-comunisti.

Per il Vaticano, l’omosessualità è una forma disordine morale, perciò nel 2008 all’ONU, in accordo con i paesi islamici,  si è opposto per la depenalizzazione dell’omosessualità. In Italia i consultori, nati nel 1975, dopo l’introduzione della legge sull’aborto,  per assistere le donne intenzionate ad abortire, sono stati boicottati dalla chiesa. Il movimento per la vita cattolico non ha comprensione  nemmeno per le donne rimaste incinte dopo uno stupro, però in Africa la chiesa aiuta ad abortire le suore rimaste incinte a causa di stupri e le fornisce di anticoncezionali.

I consultori familiari fanno capo alle strutture sanitarie ed alle regioni e dovrebbero aiutare le donne intenzionate ad abortire, le donne vi ricevono informazione, assistenza e certificazione per l’interruzione della gravidanza; però nel meridione non sono decollati ed oggi anche la regione Lazio, con il movimento per la vita, che ha i suoi rappresentanti nel consultori, mette i bastoni tra le ruote al loro funzionamento.

Bisogna ricordare che in Italia fino al 1968, malgrado la costituzione, le donne e non gli uomini potevano finire in galere per adulterio, che il delitto d’onore, come quello dell’Islam, è stato eliminato nel 1982, che lo stupro fino al 1996 era solo oltraggio alla pubblica morale; sembrano tutte leggi fondamentaliste islamiche. La scuola potrebbe fare molto in questo campo, però serve di più ad omologare gli italiani ed a farli sentire figli della chiesa; è un fatto che l’Italia spende per l’istruzione meno degli altri grandi paesi d’Europa, le classi scolastiche sono numerose ed i precari sono allontanati invece che regolarizzati, però l’insegnamento dell’ora di religione permane

Nel 2011 ci saranno i festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia e vedranno il Vaticano che, grazie al sistema dei partiti,  si è ripresa tutta l’Italia, i partiti ascoltano la chiesa ma non i cittadini elettori, sanno che avranno sempre rappresentanti in parlamento e, per governare, chiedono sostegno alla chiesa. La Propaganda fide, sulle orme dei missionari gesuiti, che sono stati anche consulenti del papa,  docenti, ricercatori e nunzi, cioè ambasciatori vaticani, che reggono oggi radio vaticana,  amministra i soldi delle missioni e, con i soldi dei fedeli, serve  per aumentare l’influenza  e la penetrazione politica ed  economica della chiesa nel mondo, è per questo che Russia, Cina  e India sono ostili a questa penetrazione.

La corte suprema degli Usa, in un processo a carico di un prete imputato per pedofilia nell’Oregon, ha negato l’immunità diplomatica a papa Benedetto XVI; la legge Usa consente ai rappresentanti degli stati sovrani di non essere giudicati in tribunale, però la Corte d’Appello dell’Oregon ha ritenuto il prete solo un dipendente del Vaticano. Purtroppo la chiesa non è in grado di gestire l’emergenza abusi e la Congregazione della dottrina della fede, erede dell’Inquisizione e del Sant’Uffizio, che dovrebbe applicare le sanzioni contro i preti colpevoli di pedofilia, spesso ha girato la testa dall’altra parte;  però questi fatti fanno perdere altri fedeli alla chiesa, anche Hitler denunciò casi di pedofilia dei preti; questo ormai sembra, in barba alle leggi dello stato, un costume della chiesa, probabilmente ha origini molto antiche, visto che ne sono colpiti anche i bambini soli degli orfanotrofi..

Stanno per fare intese con lo stato anche testimoni di Geova, buddisti, mormoni, induisti, protestanti  e ortodossi; gli islamici, che rappresentano la seconda religione in Italia, sono ancora in attesa; queste intese sono riconoscimenti ma non mettono le religioni minori al pari del cattolicesimo, che rimane religione privilegiata perché in Italia le religioni non sono uguali. Con le intese, le confessioni minori hanno diritto però a compartecipare al gettito dell’8%° dell’Irpef,  però i Testimoni di Geova ed i protestanti  rinunceranno ai resti sull’8%°, mentre  i mormoni rifiutano ogni tipo di contribuzione.

Lo stato prevede per la chiesa anche uno sconto sulle tasse, su questa faccenda c’è stato anche uno scontro tra  Israele e la chiesa che non voleva pagare le tasse sui suoi immobili in Israele, dove pare che non paghi nemmeno le utenze, che l’Italia abbona alla città del Vaticano. In Italia i cattolici hanno insegnanti di religione, cappellani militari, assistenti spirituali negli ospedali, la polizia non può eccedere  nelle chiese, il segreto confessionale vale anche per le indagini giudiziarie. Questi fatti dimostrano che le religioni non sono uguali in Italia, le altre religioni non possono esibire i loro simboli negli uffici e nelle scuole, come il crocifisso, tutto ciò in violazione dell’articolo 3 della costituzione; lo stato ha anche rifiutato un’intesa con l’associazione degli atei, la quale però, assieme alle religioni, è riconosciuta da altri paesi laici ed avanzati.

Per i malati terminali, la corte suprema tedesca ha ammesso l’eutanasia passiva, cioè lo stacco della respirazione e dell’alimentazione forzate, però nel paese rimane vietata l’eutanasia attiva. Comunque, in barba agli orientamenti dei partiti, del governo e del parlamento, ossequiosi al Vaticano, in Italia i comuni di Torino, Empoli, Pisa, Firenze, Bologna e Padova hanno riconosciuto, con apposita anagrafe, le coppie di fatto e le coppie gay, che in tal modo potranno ottenere il relativo certificato anagrafico e godere di alcuni servizi comunali.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

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LE DIECI PIAGHE D’EGITTO

 

Dalle iscrizioni degli antichi egizi, apprendiamo che gli  Hyksos erano nomadi pastori che  provenivano dalla Siria e dalla Palestina, diversamente dagli egiziani, avevano cavalli e carri; questo popolo di razza prevalentemente asiatica e che comprendeva anche gli ebrei, dal 1650 a.c. circa invase l’Egitto e vi regnò con delle sue dinastie  per circa 150 anni. Gli ebrei, della stessa razza degli Hyksos, erano federati con loro, il che apparentemente permise a Giuseppe, figlio di Giacobbe, di diventare viceré d’Egitto.

Dopo la restaurazione delle dinastie egiziane autoctone, cioè con la XVIII dinastia, una parte degli ebrei rimase in Egitto, fu ridotta in schiavitù ed adibita al lavoro forzato nel delta orientale del Nilo, o terra di Gessen, dove costruì due città. Secondo la bibbia, Dio, per costringere il faraone a concedere loro la libertà di partire, procurò dieci piaghe all’Egitto; prima di arrivare in Palestina, gli ebrei, condotti da Mosè e Giosuè, restarono nel deserto del Sinai 40 anni, il che però è un numero simbolico, come gli altri citati dalla bibbia. Per quanto riguarda le date, queste non collimano con i fatti storici, gli estensori ebrei della bibbia hanno preso i fatti dai documenti e dalla tradizione, poi hanno adattato date e numeri; le date bibliche, anche se approssimative, si rilevano dai personaggi storici citati.

La religione ebraica nacque con Mosè, che fu il primo riformatore religioso d’Israele, anche se il monoteismo non era sconosciuto in Egitto e Medio Oriente, come oggi non è sconosciuto in India; in precedenza gli ebrei avevano adorato il serpente e il vitello d’oro, simile al Dio Api degli egizi; il sincretismo religioso è stato tipico di tutti i popoli, in ogni religione, sono poche le idee religiose originali. La stessa cosa va detta per gli Hyksos, che adoravano il dio Seth egizio e la dea Astarte siropalestinese.

Gli Hyksos comprendevano semiti, ebrei e cananei, inizialmente immigrarono in Egitto ed occuparono pacificamente la regione del delta, la loro capitale era la città di Avaris; quando la XIII dinastia egiziana s’indebolì, impiegarono 50 anni prima di riuscire a dominare sull’Egitto, poi s’impossessarono del paese e occuparono la capitale egizia Menfi, nel basso Egitto. Gli Hyksos regnarono in Egitto con la XV, la XVI e la XVII dinastia, poi furono scacciati; i faraoni egizi che regnarono successivamente tentarono di cancellarne le loro tracce sui monumenti.

Durante il loro regno, gli Hyksos conservarono struttura amministrativa, credenze religiose, canoni artisti e letterari, i re Hyksos si presentarono come faraoni; però gli Hyksos introdussero in Egitto come armi da guerra il cavallo e il carro, avevano  spada curva, elmi e corazze; a Sharuhen, in Palestina, avevano una roccaforte militare. Gli Hyksos ebbero rapporti commerciali con Egeo, Anatolia e Nubia, con la quale si allearono contro Tebe al sud che presero. Gli Hyksos fecero loro capitale Tebe assieme ad Avaris, avevano due re che si fecero anche guerra; però gli Hyksos non andarono mai oltre il Medio Egitto, non arrivarono in Nubia, Avaris fu loro capitale dal 1664 al 1569 a.c.

Il più autorevole storico egizio era un sacerdote del tempo dei tolomei (III - I secolo a.c.),  Manetone, autore di una cronaca mitica dei re egizi, dalle origini ad Alessandro Magno, che però c’è arrivata frammentaria e artefatta; ci parla di un’età dell’oro o dei faraoni semidei e di un’età dei faraoni uomini. Altre fonti storiche  egiziane sono le liste reali, il canone dei  re, la tavola di Karnak della XVIII dinastia, con 61 nomi di re, il papiro reale di Torino,  la Tavola di Abido e la tavola di Saqqara, scoperta a Menfi, tutte delle IXX dinastia di Ramses II. In Manetone il mito si fonde con la storia, dopo Ramses II non esiste più elenco egizio di sovrani, inoltre, negli elenchi mancano i re Hyksos della XV-XVI-XVII dinastia, cancellati dalle dinastie successive autoctone.

Manetone era un sacerdote della XXX dinastia che scrisse una storia dell’Egitto per i tolomei d’Egitto, la sua storia fu però rimaneggiata dai romani, altre inesattezze sono imputabili ai traduttori, vi si mischiano miti e storia; comunque, l’eccesso di rispetto verso Erodoto, fece trascurare Manetone agli storici successivi, al quale si deve la suddivisione dei re in dinastie; Champoillon fu il primo che si rese conto che la cronaca di Manetone era migliore di quella dei greci e  dei romani.

Manetone fu criticato dallo storico Giuseppe Flavio perché parlava di una storia egizia lunghissima, peraltro confermata da Erodoto, che sembrava iniziare apparentemente da prima della creazione, che allora si riteneva avvenuta intorno al 5500 a.c., invece secondo la bibbia nel 3761 a.c.. Probabilmente i critici di Manetone, cioè Flavio, Africano ed Eusebio, alterarono la durata dei regni per portare l’inizio dell’era dei faraoni intorno al 5500 a.c..

La fine della civiltà minoica e l’avvento di quella micenea è collegata all’eruzione del vulcano di Thera o Santorini (1628-1627 a.c.), da alcuni identificata con Atlantide, preceduta da un terremoto e da un  tsunami che colpì anche Creta ed il Basso Egitto, devastandone le coste; le ceneri vulcaniche ricaddero nel Mediterraneo orientale e la pietra pomice con il tsunami arrivò anche in Basso Egitto. L’eruzione mise in crisi l’impero minoico e dopo permise l’emergere della potenza regionale  micenea (1550-1200 a.c.).

Poiché, diversamente da Pompei, nessun cadavere o manufatto è stato trovato sotto la cenere vulcanica, l’eruzione fu preceduta dall’evacuazione della popolazione che perciò fu preavvertita da eventi tellurici; comunque, a causa delle ceneri in quota che schermavano i raggi solari, ne seguì un  inverno vulcanico e la carestia; al tempo del Medio Regno, ci furono mutamenti climatici anche nel Basso Egitto (Stele della tempesta di Ahmose I).

L’eruzione avvenne in tarda età del bronzo, presenti in Egitto gli Hyksos, la cenere vulcanica è stata rintracciata in una carota di ghiaccio della Groenlandia, che però pare riferirsi anche all’eruzione di un vulcano dell’Alaska; la prova di cambiamenti climatici avvenuta intorno al 1628 a.c. è stata anche individuata nella anormale crescita delle querce europee. L’analisi al radiocarbonio di legno, ossa e semi datano l’eruzione tra il 1627 e il 1600 a.c., quella sugli alberi è stata tratta dall’analisi degli alberi d’ulivo sepolti dalla lava.

L’eruzione provocò temporanei cambiamenti climatici e carestia nel mediterraneo orientale e in Egeo, con scarsi raccolti anche in Cina, gli anelli degli alberi fissano la data dell’eruzione al 1628 a.c. Un biologo italiano, Sirio Trevisanato, collega l’eruzione alle dieci piaghe d’Egitto del tempo di Mosè che però, per altri versi, forse era vissuto circa 400 anni dopo; la ricaduta delle ceneri vulcaniche sull’Egitto provocò disastri naturali, carestia e favorì l’occupazione straniera degli Hyksos; pare che le ceneri rimasero in sospensione per tanto tempo.

Dall’analisi al carbonio 14 pare che l’eruzione si verificò tra il 1628 e il 1627 a.c., anche lo studioso inglese Philip Graham, ha collegato l’eruzione alla dieci piaghe. Questa eruzione provocò fumo, lapilli, caduta di pomice, colorazione delle acque, fuga di rane e morte  di pesci; secondo Graham l’eruzione provocò tsunami e ritiro di acque  anche nel Mar Rosso; afferma che, in seguito a questi eventi, il faraone riformatore monoteista Amenofi IV, poi chiamatosi Akhenaton  (1375-1358) decise di adorare il dio unico solare Aton;  però il regno di questo faraone non coincide con l’eruzione del vulcano, con l’invasione Hyksos e con Mosè.

L’esatta datazione dell’eruzione dalle tracce lasciate su alberi e ghiaccio è influenzata dal fatto che Santorini prima subì un terremoto che provocò un tsunami, poi emise ceneri e dopo due anni si ebbe l’eruzione vera e propria; comunque, l’evento potrebbe aver provocato in Egitto danni come le dieci piaghe bibliche d’Egitto, nella sequenza degli eventi narrata dalla bibbia, salvo la morte dei primogeniti, che ha valore simbolico perché ricorda il sacrificio dei primogeniti in Canaan. Allora Mosè non era ancora nato però Hyksos ed ebrei federati risiedevano in Egitto.

I testi egiziani, relativamente all’evento,  parlano di disordini sociali, guerre intestine, carestia e acque avvelenate (papiro di Ipuwer), anche se questi eventi erano ricorrenti e periodici nell’antichità ed anche oggi; poiché le ceneri sospese nell’atmosfera  impedivano al sole di scaldare la terra, fu la carestia ed il faraone, secondo Sirio Trevisinato,  si decise a scacciare gli schiavi ebrei.

Però l’esodo avvenne sotto Mosè, da alcuni è collocato tra il 1250 e il 1200 a.c., comunque nel XIII secolo a.c., per altri, gli Hyksos furono  scacciati dal paese tra il 1550 e il 1525 a.c., secondo una terza ipotesi gli ebrei uscirono dall’Egitto dopo l’eruzione di Santorini o Thera  (1628 a.c.), secondo una quarta ipotesi gli ebrei emigrarono pacificamente in data incerta dal Delta verso la Palestina. Le date non sembrano coincidere, quelle più accurate sono quelle sull'eruzione

Il libro dell’Esodo ha come fonti  la fonte Javista, che risala al 1000 a.c., quella eloista,  che risale alla fine dell’VIII secolo a.c. e la quella sacerdotale che risale al V secolo a.c., però i racconti biblici hanno intento più teologico che storico, le cronologie e le datazioni degli eventi sono incerti, i numeri sono simbolici. La stele di Merenptah  (fine del XIII secolo a.c.) testimonia la presenza in Canaan del popolo nomade Ysrir, identificato con Israele.

Secondo la Bibbia, Giuseppe figlio di Giacobbe, venduto dai suoi fratelli, divenne viceré d’Egitto,  dove chiamò i suoi parenti che vi rimasero 400 anni, che corrisponde all’incirca il tempo trascorso dall’arrivo degli Hyksos in Egitto a Mosè; gli ebrei divennero schiavi, crebbero di numero e perciò il faraone ne ordinò l’uccisione dei neonati maschi; Mosè si salvò perché salvato dalle acque e adottato dalla figlia del faraone; con il fratello Aronne si mise a capo degli ebrei schiavi  e, con le piaghe inviate da Dio, costrinse il faraone a lasciarli partire.

Il faraone dell’oppressione e quello dell’esodo erano diversi, il faraone dell’esodo è diversamente identificato da Erodono, Flavio, Tacito, Diodoro Siculo ed Eusebio di Cesarea, relativamente ad un periodo che va dal XVI al  XIII secolo a.c.; Erodono e Flavio identificarono gli ebrei con gli Hyksos. Studiosi moderni ritengono Ramses II il faraone oppressore (XIII secolo a.c.) della IXX dinastia, che fece costruire sul delta due città con manodopera forzata.

Il faraone dell’esodo, antagonista di Mosè, sarebbe invece  Merenptah (1213-1203 a.c.), figlio di Ramses II, la sua stele parla del popolo Ysrir di Canaan. Gli Hyksos avevano invaso l’Egitto nel 1664 e nel 1525 furono cacciati dal faraone Ahmose I; quindi l’avvento di Giuseppe potrebbe combaciare, ma non combacia la cacciata degli ebrei sotto Mosè, evento successivo di secoli. Secondo arte e cinematografia,  il faraone dell’oppressione fu Seti I quella della fuga suo figlio Ramses II.

Allora esisteva transumanza pastorale tra Sinai e Delta del Nilo, tra Giudea ed Egitto, sotto Ramses II gruppi di Habiru o ebrei erano adibiti al lavoro coatto in Egitto ed edificarono le città di Pitom e Ramses sul delta,  Mosè sarebbe vissuto intorno al XIII secolo a.c.. L’Esodo parla di 600000 uomini emigrati, più donne e bambini, cifra eccessiva, però elef significa mila e clan, per cui, potrebbero essere stati solo 600 clan familiari, in tutto 50.000 persone.

Le piaghe erano costituite dalla trasmutazione dell’acqua in sangue, dall’invasione delle rane, delle zanzare, dei mosconi, dalla malattia del bestiame, dalle ulcere su animali e uomini, dalla grandine, dall’invasione delle cavallette, dalle tenebre durante il giorno, dalla morte dei primogeniti. Il papiro di Ipuwer o lamentazioni di Ipuwer parla di piaghe del genere, che determinarono   carestia e anarchia, fatte risalire all’eruzione di Thera (1628 a.c.), in età cioè antecedente all’evento biblico.

Secondo la bibbia, il faraone si pentì di aver fatto partire gli ebrei schiavi e partì al loro inseguimento, ma i suoi carri furono travolti dalle acque del Mar Rosso; all’epoca la tecnologia dei carri da guerra degli Hyksos scacciati era stata acquisita anche dai faraoni di stirpe egiziana. Una nube di fumo proteggeva gli ebrei in fuga dalla vista degli egiziani, il passaggio avvenne presso Suez o presso i laghi amari o attraverso un mare di giunco o  probabilmente a nord del delta e del Sinai, nei pressi del luogo dove  risiedevano gli ebrei. Mosè avrebbe potuto attraversare il Mar Rosso con la bassa di marea,  che faceva affiorare anche degli scogli, ma i carri furono sommersi dal ritorno dell’alta marea.

Tra gli italiani distintesi nello studio della storia egizia vi è Ippolito Rosellini, discepolo di Francis Champoillon (1790-1832), che decifrò i geroglifici della stele di Rosetta, poi l’ambasciatore di Toscana in Egitto, Drovetti, il capitano Caviglia che fece scavi intorno alla Sfinge e al colosso di Mammone; poi Giovanni Belzoni che aprì la tomba di Sethi I e la piramide di Kafra ad Abu Simbel, Ernesto Schiapparelli, direttore dal 1894 del museo egizio di Torino, che fece scavi a Giza, Elaiopoli, Tebe, valle dei Re e aprì la tomba di Nefertari I della IXX dinastia. Altri egittologi furono Giulio Farina  e Silvio Curto, che si dedicò al salvataggio di Abu Simbel.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 Fonti Internet:

- wikipedia.org,

- corriere.it,

- anticoegitto.net,

- egittologia.net.

 

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LE PERSECUZIONI DI CRISTIANI

 

Secondo una stima, pare che siano 40 milioni i cristiani uccisi nel XX secolo, a causa della loro fede; sono diversi i luoghi della terra in cui non si può aprire una chiesa, dove non si può assistere ad una funzione religiosa cristiana, dove non si può pregare Cristo e dove non si può stampare una bibbia. A causa di queste persecuzioni, il cristianesimo è in inarrestabile declino nel nordafrica e nel medio oriente, tuttavia, l’occidente cristiano e l’Onu non reagiscono a questa situazione e la stampa non informa.

Oggi nel mondo 250 milioni di cristiani sono perseguitati a causa della loro fede e 400 milioni subiscono restrizioni,  negli anni ‘80 sono stati uccisi 115 missionari cattolici, negli anni ’90 604, nel 2001 33. In Sudan, a causa delle islamizzazione forzata, fino ad oggi hanno trovato la morte due milioni di cristiani. Oggi il cristianesimo è la religione più perseguitata della terra, però la multinazionale Vaticano  deve difendere i suoi interessi economici nei paesi arabi, perciò non se ne lamenta eccessivamente; fu il congresso degli Stati Uniti che nel 1997 denunciò, clamorosamente, le persecuzioni in corso contro i cristiani. In Egitto e in Sudan sono migliaia le conversioni forzate di cristiani all’Islam, in Egitto i cristiani copti subiscono i maltrattamenti ed i nostri giornali e la nostra televisione non ne parlano.

La libertà di religione è un test importante per stabilire il grado di democrazie in un paese, infatti, se c’è libertà si più appartenere a qualsiasi fede, si può cambiare liberamente fede e si può essere anche atei. In Italia la democrazia è imperfetta anche perché privilegia la religione cattolica, in passato anche la chiesa è stata contro la libertà religiosa e contro l’apostasia, esattamente come  oggi i paesi arabi; nei paesi islamici, nemmeno gli increduli hanno diritto di esistere.

Diversamente che in nordafrica e in medioriente, in India e in Cina il cristianesimo è in grande sviluppo; comunque, come l’Islam, il Dalai Lama si dice favorevole a scoraggiare le conversioni al cristianesimo. Nel mondo islamico, come nella nostra chiesa medioevale, la conversione dall’Islam è considerata apostasia e merita la morte. La Cei e la caritas hanno inviato aiuti economici in Afghanistan, sebbene in quel paese non sia permesso celebrare una messa; invece gli arabi inviano gli aiuti solo a paesi, come l’Indonesia e il Sudan, dove si fa proselitismo a favore dell’Islam, e finanziano la costruzione di moschee in tutto il mondo, dimenticandosi dei loro poveri, i quali sono spesso soccorsi dall’Onu e dalle organizzazioni umanitarie occidentali.

A causa del potere economico e politico della chiesa, che ha sempre fatto politica, spesso anche in occidente sono stati perseguitati preti e chiuse o distrutte chiese; durante le rivoluzioni spagnola e messicana i sacerdoti subirono persecuzioni e uccisioni di massa, com’era accaduto in Francia con la rivoluzione del 1989 e in Russia con la rivoluzione del 1917. In passato gesuiti e altri ordini religiosi avevano collaborato con le loro missioni  con i colonialisti, attirandosi antipatie.

Fino all’avvento di Maometto (VII secolo), la chiesa cristiana era diffusa in tutto il bacino del mediterraneo, soprattutto in Africa settentrionale ed in medio oriente; Maometto  conquistò l’Arabia e fu influenzato dalla teologia ebraica e da quella dei  cristiani nestoriani che negavano l’identità di Cristo con Dio; perciò Maometto negò la divinità di Cristo e  il patto tra Dio ed il popolo ebraico.

Islam vuol dire sottomissione e sembra una religione adatta a regimi autoritari, però anche la chiesa medievale sosteneva lo stato autoritario. Come aveva fatto il cristianesimo, anche l’Islam invitò all’uccisione degli idolatri, mentre i popoli della scrittura sopravvissuti, in altre parole ebrei e cristiani, andavano obbligati a pagare uno speciale tributo per favorirne le conversioni.

Nel ’900 cadde l’impero ottomano e l’occidente, dopo aver prevalso sui popoli islamici, conquistò anche le libertà politiche. Oggi nei paesi arabi le caste al potere sono piene di privilegi,  mentre lo scontento delle loro plebi è aizzato contro Occidente e Israele; la questione palestinese è usata sapientemente come detonatore dalla politica e serve ai dirigenti islamici per una rivincita sull’occidente.

In Arabia Saudita l’islamismo fondamentalista Waabita, protetto e finanziato dalla monarchia saudita, è diventato ideologia ufficiale dello stato, mentre la sharia, o diritto islamico, è entrata nel diritto comune di diversi stati islamici. Il mondo islamico considera corrotto e decadente quello occidentale, però n’avverte la forza economica e militare, gli islamici presenti in Europa sono più di dieci milioni.

L’occidente fa spesso mea culpa ed è indulgente verso il mondo mussulmano, si dice a favore della multiculturalità, mentre nell’Islam i dhimmi d’altre religioni sono discriminali. In occidente la propensione alla resa è travestita da tolleranza, lo sviluppo della società secolarizzata e lo scetticismo verso tutte le religioni sono diffusi. In occidente l’Islam si serve delle leggi occidentali ma rifiuta il diritto degli arabi a convertirsi al cristianesimo; per gli islamici, l’apostasia merita la morte, perciò chi si converte deve cambiare città e nascondersi.

Per i sacerdoti cristiani martirizzati all’estero, non ci sono stati cortei nelle nostre strade, su questo tema vi è indifferenza dei media occidentali e del nostro mondo cattolico, ciò accade mentre i paesi cristiani sono divenuti una grande fonte di modernità e di tolleranza per i paesi in via di sviluppo. Sembra impossibile oggi chiedere ai paesi islamici reciprocità di trattamento religioso e tolleranza religiosa verso le minoranze.

La chiesa usa molto tatto con i paesi arabi, con i quali fa affari (armi, petrolio e cooperazione),  nei paesi arabi i modernisti sono perseguitati ed uccisi, la nostra televisione non è interessata alla sorte  dei cristiani delle terre islamiche e nessuno parla dei rifugiati cristiani, profughi di terre islamiche. In Siria sono stati chiusi la maggior parte dei monasteri della chiesa cristiano-siriaca, i rapimenti di ragazze cristiane da parte di mussulmani sono frequenti e restano impuniti; i cristiani sono indicati come tali sulle loro carte d’identità e soggetti ad ogni abuso.

In Egitto i cristiani copti fuggono dalle loro antiche terre e si stanno estinguendo come in Siria. All’inizio del XX secolo, in Turchia i cristiani erano il 32% della popolazione, mentre oggi, con la fine degli armeni e l’emigrazione dei greci di Anatolia, sono solo lo 0,6%; in Egitto i cristiani copti erano il 20% della popolazione oggi sono il 10%, in Siria erano il 40% ora sono il 7,8%, in Iran erano il 15% e oggi solo lo 0,5%, in Iraq sono passati dal 35% al 3,2%.

Sacerdoti cristiani e comuni cristiani sono stati assassinati e sono fuggiti dall’Algeria; all’inizio del secolo XX, Nazaret e Betlemme erano abitate in prevalenza da cristiani, mentre oggi da mussulmani, a Gerusalemme sono rimasti solo 11.000 cristiani. In Libano sono stati distrutte 375 chiese, 45 conventi e 17 sedi episcopali, il paese è stato occupato dalla Siria ed i nostri intellettuali di sinistra non hanno niente da dire perché la Siria non è Israele.

Il Libano forse è ancora a maggioranza cristiana, anche se sottoposto ad una progressiva islamizzazione, dei cristiani libanesi “desaperecidos” Radio Apostolica Italiana, cioè la Rai, per una forma di rispetto verso i paesi arabi legata all’interesse economico del Vaticano, non dice niente. Dal 1975 ad oggi, 600.000 cristiani sono fuggiti dal Libano, però la nostra stampa parla solo di profughi palestinesi.

Nei primi secoli dell’era volgare nordafrica e medio oriente erano cristiani, un secolo fa, i cristiani erano un quarto della popolazione mediorientale, oggi sono 14 milioni. Negli ultimi venti anni, due milioni di loro hanno lasciato il medio oriente per costruirsi una nuova vita in Europa, Australia e America; dalla Turchia la chiesa siriana si è quasi estinta, dopo aver pagato protezioni e dopo aver subito espropri forzati ed omicidi.

In Pakistan sono stati massacrati cristiani dentro le chiese, sono state stuprate cristiane;  per essere condannato a morte è sufficiente affermare che Maometto non è l’unico profeta o che Gesù è Dio, in Pakistan i cristiani non sono difesi dalle forze dell’ordine. In Iran, Iraq e Siria la vita di un cristiano vale poco e la sanzione per l’omicidio di un cristiano è molto inferiore a quella normale; in Nigeria è stata introdotta la sharia e nel biennio 2000-2001 sono stati uccisi migliaia di cristiani, altre migliaia sono fuggiti.

I cristiani hanno subito violenze e massacri in Indonesia, che è mussulmana, e Timor est, che è abitata in prevalenza da cristiani ma è occupata militarmente dall’Indonesia; a Timor la persecuzione ha causato 200.000 morti e 240.000 profughi, su una popolazione totale inferiore al milione d’abitanti; cifre impressionanti di fronti alle repressioni israeliane in Palestina, sempre nel cuore degli intellettuali.

Nelle Molucche l’Indonesia ha fatto strage di cristiani, altri li ha costretti a convertirsi all’Islam, altri sono fuggiti all’estero; gli indonesiani hanno anche fatto a pezzi i corpi di bambini cristiani ed hanno distrutto bibbie, hanno dato la caccia ai cristiani, protetti dalle loro truppe; contemporaneamente in Italia i pacifisti a senso unico ci hanno parlato solo delle stragi di Shabra, Shatila e Jenin, per mettere sul banco degli imputati solo Israele. La chiesa non ha avuto niente da dire.

In Indonesia, con l’islamizzazione forzata, assieme a chiese e conventi, sono state distrutte scuole e ospedali, che erano importanti per la popolazione civile; lì milioni di cristiani vivono come ostaggi dei mussulmani, sottomessi e spogliati, nel paese è vietata la conversione al cristianesimo ed il proselitismo cristiano è punito con la morte. A Tunisi, fino all’indipendenza del paese, la metà della popolazione era cattolica, dopo l’indipendenza, tanti cattolici furono espulsi e oggi sono solo un decimo della popolazione, mentre la maggior parte delle chiese è stata chiusa; in Tunisia non sono più concesse licenze per la costruzione di chiese e non è permessa l’attività missionaria dei cristiani.

In Tunisia le donne musulmane non possono sposare un cristiano, lì l’Islam è religione di stato, in Marocco l’Islam è religione di stato ed è combattuto il proselitismo cristiano e la conversione dall’Islam, è vietato anche acquistare letteratura cristiana. Bisogna ricordare che, fino a tempi recenti, anche la chiesa cattolica voleva il cattolicesimo come religione ufficiale dello stato. In Egitto i Cristiani sono oggi solo il 10% della popolazione, però esistono nel paese da 1.900 anni, ben prima dell’arrivo di Maometto e prima dell’arrivo del cristianesimo in Europa, fuggono dal paese a 10.000 l’anno, nel paese l’Islam è la religione di stato e la sharia è la fonte del diritto.

Nel 1981 in Egitto sono stati massacrati cristiani e incendiate chiese e negozi di cristiani, sotto gli occhi indifferenti della polizia; lo stato combatte i disordini solo per difendere l’industria del turismo e non per difendere i cristiani locali, i copti possono essere discriminati e trattati come cittadini di seconda categoria, soggetti ad umiliazioni, abusi e violenze; dall’occidente non c’è stata nessuna reazione.

In Egitto è obbligatorio studiare il corano a scuola, anche nelle scuole cattoliche, i cristiani hanno minori diritti davanti ai tribunali, non sono ammessi matrimoni misti, sono proibite le conversioni al cristianesimo ed è offerto denaro ai copti che si convertono all’Islam. In Egitto i fondamentalisti devastano villaggi, in prevalenza cristiani, impongono il pizzo, rapiscono ragazze cristiane, le stuprano e le fanno convertire all’Islam, con la connivenza delle autorità; chi indaga sulla loro sorte è malmenato dalla polizia, anche i poliziotti partecipano alle violenze contro i cristiani.

Pare che lo stupro di donne cristiane in tutta l’area islamica serva a favorire le conversioni all’Islam, questa pratica fu rimproverata dai nostri intellettuali e da Radio Apostolica Italiana  (Rai) ai serbi ortodossi nella loro lotta contro gli albanesi musulmani; i serbi, in passato,  l’avevano subita dai musulmani turchi che occupavano i balcani. In Egitto i cristiani sono in ostaggio dei musulmani ed il Vaticano evita di fare denunce, probabilmente per non andare contro i suoi interessi economici; ufficialmente afferma, per evitare altre ritorsioni ai cristiani del luogo.

L’Arabia Saudita e gli emirati arabi sono stati tribali, lì non mancano solo le vere elezioni, ma anche le elezioni finte, anche perché non esistono nemmeno finti parlamenti, lì i cristiani ufficialmente non esistono, come sembra che per il Vaticano gli atei non esistano in Italia, perciò sono ignorati e non sono censiti. In quei paesi però esistono lavoratori stranieri cristiani filippini, indiani, coreani, egiziani e del Bangladesh, che subiscono vessazioni nell’indifferenza del mondo.

In questi paesi la costituzione è il corano ed ai cristiani è vietata la preghiera, non esiste una chiesa cristiana in tutta l’Arabia e non è permesso costruirne, è punito proselitismo e conversione al cristianesimo, è proibito esibire il crocefisso, mentre lo stato finanzia all’estero la costruzione di moschee e di scuole coraniche. La pena di morte per le violenze sessuali non è applicata nei confronti dei mussulmani che violentano donne filippine; in Arabia Saudita vi è un regime di terrore e d’ingiustizia, ma il potere dei petrodollari ha finora garantito all’Arabia Saudita il silenzio dei paesi democratici.

La corte suprema sudanese ha stabilito che la crocifissione degli apostati è costituzionale, questo stato fa parte della commissione Onu per i diritti umani, ha due entità etniche, una mussulmana al nord e una cristiana ed animista a sud, i cristiani sono il 17% della popolazione.

Nel 1983 in Sudan fu introdotta la sharia, per reazione, nel sud nacquero formazioni militari indipendentiste, perciò il governo di Kartum bombardò villaggi, scuole, chiese e ospedali, ostacolando anche l’invio d’aiuti alle popolazioni affamate; intanto informazione e intellettuali condannavano solo bombardamenti americani e israeliani; in questa guerra, fino ad ora, le vittime sono state oltre 2.000.000.

L’occidente ha sentito di ergersi a difensore dell’enclave mussulmana del Kossovo, vittima dei serbi, però sulla tragedia del Sudan non ci sono state reazioni significative. In Sudan l’esercito, con i suoi bombardamenti, ha cagionato al sud carestie devastanti, ha razziato e deportato, rese schiave e sterminato popolazioni inermi, cristiane ed animiste; in Sudan e altrove, i proventi del petrolio non servono per soccorrere la popolazione affamata, ma per finanziare la guerra santa.

Invece di riconoscere l’autodeterminazione, in Sudan si pratica normalmente la pulizia etnica, mentre l’Onu rinuncia ad esercitare la propria azione di soccorso umanitario che, negli stessi frangenti, ha esercitato per il Kossovo. Alla commissione dei diritti umani dell’Onu hanno seduto campioni di libertà come il Sudan, Cuba, Libia e Vietnam; i paesi islamici dell’Onu, con le loro conferenze sul razzismo e sulle repressioni,  vogliono trascinare sul banco degli imputati solo Stati Uniti e Israele; perciò gli Usa hanno preso le distanze dalla politica falsamente umanitaria dell’ONU e dalle speculazioni della cooperazione Onu.

I francesi hanno tentato di ingraziarsi i paesi islamici e la Francia ha votato contro le sanzioni per il Sudan che ha ospitato anche Osama Bin Laden. Si calcola che le persone attualmente detenute come schiave nel Sudan del nord siano circa 200.000, razziate nei villaggi del sud; l’Organizzazione cristiana di solidarietà internazionale ha riscattato alcune migliaia di questi schiavi, perciò il Sudan ha ottenuto il ritiro a questa organizzazione del riconoscimento di membro consultivo dell’Onu, con l’astensione nel voto di Italia e Francia.

La guerra contro la popolazione civile sudanese è guerra di religione e genocidio, il petrolio non è stata la vera ragione, come si sostiene sempre, perché è stato scoperto solo in anni recenti, mentre la guerra dura da venti anni. L’Onu fornisce anche aiuti economici al governo sudanese, che li usa per favorire l’islamizzazione forzata, infatti, la popolazione, per ricevere gli aiuti, deve prima convertirsi all’Islam; in Sudan la chiusura di chiese, scuole e cimiteri cristiani è cosa normale, come normali torture, sparizioni e abiure forzate dal cristianesimo.

Sotto il Vietnam comunista, migliaia di cristiani sono stati imprigionati, uccisi o costretti ad emigrare, sono state sequestrate bibbie e libri di preghiere, è stato vietato il segno della croce, le preghiere e la croce sulle tombe; ci sono stati arresti, torture e sparizioni, soprattutto nei villaggi di cristiani poveri, hanno costretto  i cristiani a rinunciare alla loro fede. L’Onu ha versato al Vietnam 17,9 milioni di dollari per un programma di controllo delle nascite,  usati dal governo per sterilizzare, forzatamente, i montagnard cristiani.

Mentre nel mediterraneo islamico il cristianesimo si estingue, le autorità della Corea del nord sono allarmate per il dilagare del cristianesimo ed hanno eseguito numerose esecuzioni di cristiani; tra i tre milioni di vittime del regime sono tanti i cristiani, eppure l’Italia, paese semisovrano a controllo  Vaticano, è stato il primo paese del G7 a ristabilire i rapporti con la Corea del Nord, se ne deduce che non sembra preoccupata per la violazione dei diritti umani in quel paese.

Oggi in Cina, dove esiste una chiesa clandestina,  i cristiani sono 90 milioni e sono sotto l’incubo della repressione, d’arresti, di tortura e d’uccisioni; sono scomparsi tanti vescovi e preti, altri sacerdoti sono stati imprigionati, sono state distrutte chiese e chiusi seminari. Eppure in Cina le conversioni al cristianesimo continuano, oggi pare che in Cina il cristianesimo abbia una grande forza d’attrazione, forse perché più vicino agli emarginati.

I cristiani fedeli a Roma sono considerati traditori da Pechino, in Cina il regime svuota seminari e chiude conventi, per la fede in Cristo si può anche essere condannati a morte, eppure le campagne di stampa italiana si limitano solo o a condannare gli Usa per le pene capitali da essi comminate. Quando Maometto prese Medina, massacrò gli ebrei maschi residenti, mentre le donne e i bambini furono venduti come schiavi; l’Islam ha sparso sangue innocente da Maometto in poi, come aveva fatto la chiesa cattolica, la violenza è stata coltivata anche dalle religioni.

Chi è a favore della tolleranza religiosa deve condannare il fanatismo, la violenza e l’intolleranza della religione; il riconoscimento dei diritti umani è la condizione indispensabile per una pace autentica e duratura; in India l’abolizione delle caste è stata una concessione alla cultura dell’occidente  moderno e cristiano, purgato dal vecchio fanatismo religioso dall’illuminismo.

In India i fondamentalisti induisti si sono scatenati contro i cristiani, a causa delle numerose conversioni al cristianesimo degli intoccabili, che sono 300 milioni; questi vogliono riscattarsi e perciò paiono voler passare al cristianesimo, perciò colà i cristiani, impegnati in opere di carità a favore dei poveri, sono presi di mira, mentre le autorità cercano di ostacolare le conversioni al cristianesimo. Come nel cristianesimo originario, rinnegato dalla storia successiva della chiesa dominante, anche nell’India di oggi il cristianesimo guarda soprattutto agli emarginati.

L’indifferenza dell’occidente verso la sorte dei cristiani del mondo islamico può anche dipendere dal fatto che in Sudan, in Egitto, a Timor e negli altri paesi, essi sono più poveri ed emarginati, rispetto alla maggior parte della popolazione islamica che li ospita; in altre parole, i dirigenti benestanti dei paesi cristiani non s’identificano con loro e perciò li abbandonano allo loro sorte, mentre si sentono più vicini e con interessi comuni con i dirigenti islamici, con i quali fanno affari.

Da un altro punto di vista, si può sostenere che la cattiva coscienza di chi in America ha sterminato gli indiani e in Australia gli aborigeni, non se la sente di rimproverare lo sterminio dei cristiani da parte del governo del Sudan, è anche vero però che i nostri intellettuali parlano sempre delle stragi dei pellirosse e mai di quella dei cristiani e degli animisti del Sudan del Sud.

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

 Per chi vuole approfondire:

“ I nuovi perseguitati” di Antonio Socci – Piemme Editore.

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IL MESSIANISMO EBRAICO

Il messianismo non è solo ebraico, ma anche persiano e cristiano, i soter della religione  greca erano, come i messia,  salvatori, redentori, anche in senso traslato; nel senso che promettevano una forma di liberazione prima in  terra e poi, quando questa era resa difficile dalle potenze, in cielo; il cristianesimo ha avuto la stessa evoluzione, è il risultato del sincretismo giudaico-pagano.

Per gli ebrei, i messia erano rivoluzionari nazionalisti che lottavano contro la dominazione straniera e contro le sue tasse, a favore di uno stato israeliano indipendente; gli zeloti ebrei e il clan di Gesù erano armati; i messia o profeti come Abramo, Mosè, fino a Maometto, erano armati e puntavano alla emancipazione, al riscatto ed alla libertà per il loro popolo, ma avevano anche un progetto di dominio.

In Israele, salvatori, messia, patriarchi, profeti, re, sommi sacerdoti e riformatori religiosi erano tutti messia; il messianismo era anche collegato alla liberazione finale di Israele, dove le persone unte, cioè consacrate come messia, erano profumate spalmandole con olio di oliva, usato anche dai romani; questa cerimonia era riservata a sacerdoti, re, profeti, patriarchi giudici e messia.

Poiché al tempo di Cristo la carica dei sacerdoti era ereditaria, non bisognava procedere a nuova unzione degli stessi, però Sommo Sacerdote  e re dovevano sempre essere unti; i sacerdoti avevano unto  come messia, cioè inviati del Signore, anche il re di Persia Ciro, che aveva consentito loro il ritorno nella terra promessa (VI secolo a.c.), e poi i re greci seleucidi dominatori della Palestina.

I messia erano gli unti, perciò anche un re non ebreo poteva esserlo; Israele, sottomessa allo straniero, aspirava all’indipendenza ed alla redenzione politica, alla giustizia sociale,  per cambiare con una rivoluzione la struttura sociale;  perciò invocava un messia retto da saggezza, la diaspora e l’esilio, che ha colpito varie volte Israele, ha favorito la maturazione di queste aspettative.

L’idea messianica era associata ad un mondo senza guerra, cioè ad una specie di pax giudaica, al superamento della morte per mano di un messia o re o Cristo, unto prediletto del Signore, il quel giorno Israele sarebbe diventata giudice tra le nazioni; l’idea era nata dal sogno di riscatto, tutto ciò alimentò il sospetto, da parte degli antisemiti, che gli ebrei avessero il progetto di un dominio mondiale (Protocolli dei Savi di Sion).

In realtà, anche Roma decadente, sotto il tallone dei barbari germani, continuò per secoli ad inseguire un progetto di riscatto per far ridivenire Roma centro del mondo, l’ultimo utopista ad inseguire questo sogno fu Mussolini.  Secondo genesi, l’umanità all’inizio era vegetariana e pacifica, dopo il diluvio divenne violenta e cominciò a mangiare carne; con l’epoca messianica, vista utopisticamente, si sarebbe tornati alle origini, sconfiggendo la violenza, il lavoro alienante e schiavo e la morte.

Alla vigilia dell’era volgare, in vista della fine dei tempi o regno di Dio, si riteneva che il messia dovesse discendere dal re Davide, che era stato della tribù di Giuda; eppure Abramo, che era stato il primo messia, perché patrocinò il monoteismo, apparteneva alla tribù sacerdotale di Levi, che fu dispersa in  Egitto e poi, con Mosè e Giosuè, ritornò in Israele.

La tradizione rabbinica si fece forte con la distruzione romana del Tempio di Gerusalemme (76 d.c.), nel senso che la sinagoga ereditò l’autorità del tempio, però il Talmud era già nato nel VI secolo a.c. Con la distruzione del tempio, si attesero i segni che annunciassero l’avvento del messia liberatore, per il cui avvento il Talmud parla di un tempo di settemila anni, perciò lo si aspettava nel 481 e nel 531 a.c..

Però nel Talmud c’è anche la critica a quelli che illudono la gente, perché molti avevano annunciato il messia, ma questo poi non era venuto, contemporaneamente coltivava la speranza, promettendo che sarebbe venuto quando ci si fosse pentiti. Tra i cristiani gnostici e ariani dei primi secoli dell’era volgare, c’era chi affermava che il messia doveva venire, chi affermava che era venuto e chi affermava che doveva ritornare (parusia).

Per altri rabbini il messia sarebbe venuto in un tempo prefissato dal Signore ma sconosciuto ai profani, a prescindere comunque, dal comportamento degli uomini, cioè dai loro peccati; per altri rabbini Israele sarebbe stato redento solo se si fosse pentiti dei peccati; nella bibbia ebraica, nella bibbia cristiana  e nel talmud si può pescare di tutto.

Secondo la Legge ebraica, si può essere ebrei per nascita da madre ebrea, perché, come dicevano i romani, la madre è sempre certa, o per conversione, che prevedeva l’accettazione della Legge, un bagno rituale e per gli uomini la circoncisione; anche gli ebrei fecero delle conversioni, prima di essere placcati dai cristiani e ne fanno ancora adesso tra i russi immigrati.

Nei paesi dell’ex Unione Sovietica, il movimento Lubavitch, caratterizzato da una forte componente messianica, ha favorito le conversioni all’ebraismo, il suo  leader carismatico era Rabbi Menachem (1902-1994), ritenuto dai suoi seguaci il messia; però questa pretesa fu avversata dal tribunale rabbinico che doveva decidere sulle conversioni. Ci sono stati tanti presunti messia in Israele ed oggi è inesatto che tutti gli ebrei siano in attesa del messia.

Questo tribunale moderno, improntato all’ortodossia, ritiene che il messia debba ricostituire regno e il Tempio e debba imporre il rispetto delle pratiche ebraiche, cioè della Legge ebraica, non accetta un  messia che muoia prima di aver attuato la sua missione, com’è accaduto a Cristo; ciò malgrado, oggi in Israele un gruppo d’ebrei messianici riconosce Cristo come messia. Di fronte a tanti presunti messia inadempienti e umani, ma sempre ricordati, Cristo non è stato accettato dai più come messia,  al pari degli altri autodichiaratesi messia, perché, per mezzo di Paolo, pare che volesse derogare dalla legge ebraica, mentre lo stesso movimento Lubavitch ha difeso la Legge, cioè rispetto del sabato, prescrizioni alimentari e circoncisione.

Il Talmud racchiude la tradizione orale interpretativa ed applicativa della Torà o Legge o Pentateuco,  e riporta le discussioni tra accademici di Babilonia e Gerusalemme, perciò esiste un Talmud babilonese, del tempo della diaspora babilonese, ed uno di Gerusalemme; gli ebrei, sotto persiani, sotto greci e sotto romani,  non avevano mai abbandonato completamente Gerusalemme, nel 1948 questa città era abitata in prevalenza da ebrei, mentre Betlemme da cristiani, il resto della Palestina era a prevalenza islamica.

I maestri del Talmud  hanno identificato nella Torà 365 divieti, il che ha influenzato i codici non solo ebraici, ma anche cristiani ed un  certo modo di intendere la legislazione proibizionista, si dice che le false democrazie, come quella italiana, sono fatte di divieti.  Per alcuni integralisti rabbini, lo stato moderno d’Israele non è la realizzazione del disegno messianico,  perché è nato con un disegno nazionalista del sionismo, mentre avrebbe dovuta avverarsi alla fine dei giorni e solo per un  disegno divino. Questi ritengono che le leggi della Torà  sono valide per l’eternità, stessa concezione  ha l’Islam per la Sharia.

Maimonide difendeva anche la Torà orale o tradizione, come avviene oggi anche nell’Islam, affermava che chi fosse riuscito a ricostituire il regno d’Israele avrebbe dimostrato di essere il messia, per lui il messia era il difensore estremo della Legge, in pratica, un  integralista. Per Maimonide, con il regno di Dio, Israele avrebbe abitato in sicurezza la sua terra e tutte le nazioni avrebbero accettato la vera fede; la stessa promessa fa l’Islam, che è più vicino all’ebraismo che al cristianesimo.

Maimonide affermava che le parole dei profeti messianici non andavano prese alla lettera, non credeva che con il regno di Dio ci sarebbe stata la pace tra gli animali, come aveva detto Isaia;  Maimonide non fece nemmeno cenno ai miracoli del messia, credeva solo al suo successo terreno nel liberare Israele dall’asservimento. Maimonide includeva la fede nella venuta del messia tra i tredici principi della fede, credeva che il messia avrebbe restaurato il regno di Davide, avrebbe ricostruito il Tempo, riunito i dispersi d’Israele e ristabilito la Legge.

Rabbi Moshè Maimonide, detto Ramadam, nato a Cordova nel 1135 e morto come esule al Cairo nel 1204, dopo l’espulsione dalla Spagna, rappresenta la tradizione sefardita occidentale, mentre Rabbi Isserles Ramà  di Cracovia (1525-1572), rappresenta la tradizione ashkenazita orientale;  con il tempo, tentando di superare le differenze d’usi tra i due gruppi d’ebrei, nacque il codice definitivo unificato Shulcham Arukh.

Secondo Maimonide, il messia avrebbe svelato i segreti ancora sconosciuti della Torà e avrebbe portato la libertà ad Israele; poiché tanti calcolavano la data dell’avvento del Messia, Maimonide affermava che non bisognava farlo, ma bisognava aspettare con fiducia; affermava che, stabilita una data, se il messia non fosse venuto, si sarebbe demolita la fede; è proprio quello che accade a tanti cristiani dei primi secoli dell’era volgare  che aspettavano la parusia.

Oggi gli ebrei sono più un partito che una religione, perché tra loro esistono, atei, religiosi e laici, di destra, di sinistra e nazionalisti; a causa della diaspora da loro subita, gli ebrei furono costretti a divenire cosmopoliti. Comunque, oggi l’ebraismo religioso si divide in tre correnti: la tradizionalista ortodossa, i riformatori ed i conservatori, che sono a mezza strada, la stessa cosa è accaduta al mondo cattolico.

Maimonide affermò che, all’origine dei diversi movimenti messianici, vi erano le persecuzioni, nel 1165 anche gli sciiti yemeniti tentarono la conversione forzata degli ebrei, nella penisola araba gli ebrei erano stati in gran parte già eliminati da Maometto; poiché tanti, non solo in Europa,  volevano sradicare l’ebraismo con vari mezzi,  gli ebrei, per reazione, proiettavano le proprie ansie nei tempi escatologici, riponendo fede in un messia. Comunque, Maimonide invitava a seguire la Torà e non i falsi messia, riteneva che l’ignoranza era la causa di tutti i mali.

Invitava a resistere alle persecuzioni, era contro la numerologia che annunciava il messia e contro l’astrologia, difendeva il libero arbitrio, affermava che non si poteva prevedere la data della venuta del messia; riteneva che il messianismo aveva solo un valore terreno, affermava che il messia sarebbe venuto quando cristiani e  musulmani si fossero conteso il dominio del mondo; annunciò che il messia, in segno d’umiltà, sarebbe venuto a cavallo di un asino e poi sarebbe stato riconosciuto dalle sue imprese (Epistola allo Yemen).

Affermava che non era certo che il messia sarebbe comparso prima in Israele, la sua era sarebbe stata riconoscibile dalle sue realizzazioni; con la liberazione d’Israele, avrebbe portato  benessere e rispetto per la Torà. Per Maimonide, l’era messianica sarebbe stata solo un’era terrena di liberazione per Israele e non la fine dei tempi, non avrebbe prodotto un radicale mutamento dell’esistenza, allora Israele sarebbe vissuto in pace e le nazioni, grazie, all’ammaestramento del messia,  sarebbero tornate alla vera fede.

Anche l’Islam ha ereditato il concetto di ritorno alla vera fede, tanto è vero che afferma che Abramo, Maria e Gesù erano musulmani. Come annunciato da alcuni profeti, per Maimonide, Israele sarebbe divenuta una nazione di sacerdoti, non ci sarebbero stati più schiavi e sarebbe  mutato l’atteggiamento verso il lavoro, che non sarebbe stato più costrittivo; la terra sarebbe stata più prolifica. In Maimonide, gli elementi utopici ed apocalittici  del messianismo perdono importanza, mentre è messa in  rilievo la restaurazione d’Israele, com’è nella tradizione talmudica.

Maimonide non fece accenno ai miracoli del messia, non accennò alle sue sofferenze, affermava che il messia non avrebbe aggiunto niente alla Torà, ma avrebbe realizzato l’indipendenza nazionale e religiosa d’Israele, creando una società rinnovata. L’indipendenza religiosa significava  libertà  di professare la propria fede ebraica, però gli ebrei dovevano convertire gli altri; anche l’Islam ha questo concetto, che però non corrisponde alla libera competizione tra le religione o delle idee religiose, che non è auspicata nemmeno dal papa, che perciò si dice contro il relativismo.

Maimonide affermava che chi, durante l’era messianica, avesse seguito i precetti della Torà, sarebbe stato ricompensato, affermava che l’era messianica sarebbe avvenuta prima della resurrezione dei morti, cioè nei tempi storici ordinari; il messia avrebbe ricostituito Tempio e il regno di Davide e  da questi fatti si sarebbe riconosciuto che era il messia, in quell’epoca  sarebbe cessata la sottomissione allo straniero.

Maimonide non contiene tratti apocalittici o escatologici, per lui i tempi messianici sono un processo storico e terreno; come sarebbe accaduto nei califfati islamici, affermava che al regno del messia sarebbe succeduto suo figlio e poi suo nipote e il sarebbe durato migliaia d’anni, con pace e prosperità e con l’obbedienza degli altri paesi, una specie di pax giudaica; a queste idee s’ispirò il millenarismo cristiano.

Quando gli uomini sono umiliati e prostrati, sognano più fermamente il riscatto e un salvatore,  Maimonide credeva al messia, lo aspettava, ma non era rivoluzionario, perché affermava che sotto il messia sarebbero continuati ad esistere ricchi e poveri.  Anche il cristianesimo consolidato, diretto da vescovi ricchi, ben presto, abbandonò il progetto di riscatto terreno; nel  trecento e nel quattrocento,  i vescovi nordafricani si scontrarono con i cristiani donatisti, definiti eretici, i quali  volevano una riforma fondiaria, in pratica volevano togliere le terre ai vescovi latifondisti; i vescovi, incluso Agostino, per farli tornare ai loro ranghi, chiesero aiuto alle truppe dell’imperatore. 

Maimonide sosteneva che la Torà andava interpretata metaforicamente, affermava che il mondo a venire andava inteso solo in  senso spirituale; per Maimonide, il messianismo era la rivincita d’Israele. Distinse  il messianismo dalla resurrezione dei corpi, contenuta nella tradizione rabbinica,  ma d’origine persiana; affermava che tutti i precetti, anche la tradizione rabbinica della Torà orale, dovevano essere seguiti, ricordava che con il messianismo, la terra sarebbe stata ripiena della conoscenza di Dio; anche l’Islam contiene questa promessa.

Secondo un’idea dell’ebraismo tedesco della prima metà del 1900, l’ebraismo s’identifica con il messianismo, il che però rappresenta uno strappo verso la tradizione ortodossa che non contiene   più la relazione stretta, che ha procurato agli ebrei tante antipatie; in precedenza, l’annuncio del messia aveva animato le speranze degli uomini rinchiusi nei ghetti; l’idea messianica era simile a quella della rivoluzione, del riscatto e della  redenzione.

Però in quell’epoca, tra gli ebrei esistevano anche benestanti contrari, come Maimonide,  alla rivoluzione; l’epoca dei ghetti andò dalla seconda metà del 1500 fino al 700 inoltrato, cioè dalla cacciata degli ebrei dalla Spagna alla rivoluzione francese, però nel 1870 il papa teneva ancora gli ebrei romani nel ghetto.

Il  rabbino italiano Bonaiuto de Rossi (1511-1577) criticava le persone che facevano i calcoli per determinare la venuta del messia, mentre il rabbino contemporaneo Mordechai Dato (nato nel 1525), prevedeva che l’epoca messianica sarebbe iniziata nel 1575, per quell’epoca annunciava il ritorno delle tribù d’Israele, resurrezione e giudizio universale. De Rossi affermava che l’idea messianica non era fondamentale per gli ebrei, voleva la redenzione d’Israele e l’osservanza della Torà; come tanti cristiani, riteneva che scienza e filosofia potevano allontanare dal sacro.

Sempre in Italia, il medico ebraico Abramo Portaleone (1542-1612) si riaccostò alla  Torà,  ma era a favore della modernità scientifica, era modernista e voleva il rinnovamento dell’umanità; però affermava che l’età dell’oro d’ebrei e pagani apparteneva al mito e che il presente era meglio del passato. Condannò l’idea di peccato originale, come caduta da uno stato di perfezione, affermava che la redenzione sarebbe consistita solo nella restaurazione del regno d’Israele e nell’armonia con Dio, cioè poneva l’età dell’oro nel futuro.

Portaleone negava un certo tipo utopistico di messianismo, voleva solo la rivincita nazionale per gli ebrei e che Israele, già disarmata dai suoi nemici, ritrovasse l’uso delle armi, riteneva che il misticismo non implicasse il messianismo. L’intellettuale ebreo seicentesco più vicino ai cristiani, era il rabbino Leone Modena (1571-1648), che affermò che, poiché Gesù non aveva realizzato le aspettative ebraiche, gli ebrei continuavano ad aspettare un salvatore messia, anche alcuni cristiani dei primi secoli dovevano pensarla così.

Modena affermava che il peccato originale era nato con gli appetiti sessuali e che il salvatore avrebbe riportato tutti ad un comportamento più ascetico, il sesso è stata la croce d’ebrei, cristiani e Islam ma non dei pagani; Modena sosteneva che l’idea messianica non era fondamentale, affermava  che l’idea messianica non era solo degli ebrei, ma anche dell’Islam e dei cristiani.

Nel 1626 nacque a Smirne il rabbino ebreo Shabbetay Tzevy che nel 1666 si convertì all’Islam,   padre del sabbatianesimo, perciò considerato eretico dai rabbini, Shabbetay era a favore della trasgressione; in precedenza si era proclamato messia,  aveva proposto di abbandonare rituali e precetti. Poiché, a causa della sua dottrina, ne nacquero dei disordini tra ebrei,  il sultano gli fece scegliere tra la conversione all’Islam o la morte e perciò lui si convertì.

Fu chiamato eretico e traditore, probabilmente dissimulò e volle emulare il trasformismo cristiano, era per la libertà di coscienza e divenne un falso convertito, questa cosa si era già verificata in Spagna con gli ebrei marrani spagnoli. La  riserva mentale era stata anche dei gesuiti, impegnati nelle lotte contro i protestanti, quando questi erano vincitori;  Shabbetay affermava che il messia, per fare il bene, doveva discendere anche nel male.

Sempre in quel secolo, nel 1606 il prete cattolico John Ward, su incarico di papa Paolo V, era entrato in Inghilterra per uccidere la regina Elisabetta I, fu preso, gli fu chiesto se era sacerdote e se avesse attraversato il mare per arrivare in Inghilterra, sotto giuramento, rispose negativamente; un bell’esempio di spergiuro e di riserva mentale, era sicuro che il papa gli avrebbe dato l’assoluzione.

Nel 1648 dei pogrom cosacchi colpirono gli ebrei orientali che volevano la restaurazione messianica; come accade tra i partiti, per paura, per arrivismo e per opportunismo, tanti ebrei cambiarono bandiera, è accaduto  che anche un altro falso messia, cioè Jacob Frank,  si convertì al cristianesimo.

Tra le varie idee del Talmud, Shabbetay sostiene anche l’idea che a volte, per mettere in pratica la Torà, bisogna trasgredirla, ad esempio in periodo di guerra si può violare il riposo sabbatico e, per accompagnare una salma in un funerale, si può interrompere lo studio delle Torà; secondo Resh Laqish, una trasgressione può essere finalizzata anche ad un  precetto. Come si vede la polemica tra giudei di Gerusalemme e San Paolo sul rispetto puntiglioso della legge, non era condivisa da tutti gli ebrei.

Sulla base di quest’asserzione, sabbatiani e frankisti arrivarono ad approvare i comportamenti più trasgressivi, Shabbetay permetteva di mangiare cibi proibiti e Frank invitava a trasgredire alla legge; Frank  affermava che il messia sarebbe venuto solo dopo che il regno d’Israele si fosse convertito dall’eresia. Questo revisionismo culturale, raro nelle religioni monoteiste e integraliste, favorì tra gli europei lo sviluppo delle idee della riforma protestante e dell’illuminismo settecentesco,  perché faceva leva su una maggiore libertà di pensiero.

Per Shabbetay, il messia doveva liberare l’uomo dal peccato e dalla sofferenza; dopo la sua morte,   c’era chi credeva che era stato nascosto e chi ne aspettava il ritorno, mentre la sua setta turca continuava ad esistere; le stesse cose sono successe con il cristianesimo a proposito di Cristo e con lo sciitismo persiano, che ha creato la figura del Mahadi, una specie di messia nascosto dell’Islam che deve tornare; il regime dei mullah persiani lo ha annunciato anche nei nostri giorni. 

Nel 1800 nacque in Germania e in Ungheria il movimento riformatore ebraico, voleva abolire,  circoncisione e rispetto del sabato, voleva sovvertire la legge; probabilmente fu influenzato dal cristianesimo, che fu una riforma dell’ebraismo dovuta ad influssi pagani; nel movimento riformatore confluirono sabbatiani e frankisti, però dopo il 1815, il movimento decadde e rimasero gli ortodossi, come accade oggi nella curia romana.

L’ebreo austriaco Theodor Herzl, fondatore del sionismo, in un romanzo immaginava che nel 1928 la Palestina sarebbe stata condivisa tra arabi ed ebrei, cioè apparentemente non voleva la separazione;  questa seconda idea si delineò tra gli occidentali come conseguenza del conflitto tra ebrei ed arabi, all’inizio l’occidente aveva promesso agli ebrei solo un ricovero in Palestina; però gli arabi rifiutavano il ritorno d’Israele, cioè l’immigrazione degli ultimi ebrei.

Visto che si è parlato di messianismo e nazionalismo è opportuno anche un accenno all’ebreo   giornalista austriaco, Theodor Herzl; dopo il pogrom russo del 1882, tra gli ebrei crebbe il desiderio di una patria indipendente. Il fisico ebreo russo Leon Pinsker (1821-1891) sostenne che la fine delle persecuzioni poteva arrivare solo dalla nascita di uno stato ebraico, perciò il fondatore del sionismo,  Theodor Herzl (1860-1904), reclamava, con accordo internazionale, uno stato per gli ebrei; a causa di questo suo disegno, ebbe contro gli assimilazionisti della diaspora, contrari all’immigrazione in Palestina, e gli ortodossi che lo accusarono di voler anticipare forzatamente il piano di Dio per il ritorno.

Nel 1896 Herzl, dopo l’affare Dreyfus, pensò ad una terra rifugio come soluzione alle persecuzioni degli ebrei, perciò nel 1897 l’ingiustizia perpetrata al capitano ebreo Dreyfus in Francia, lo spinse a dare vita al movimento sionista per la creazione di uno stato ebraico; Theodor Herzl era l’ultimo profeta e messia d’Israele e, nella ricerca di un rifugio per gli ebrei, non pensava solo alla Palestina; per tutti i sionisti, il sionismo era il messia moderno.

Theodor Herzl chiese ai papi Leone XIII e Pio X un aiuto per far stabilire gli ebrei in Palestina, ma questi gli risposero che non potevano favorirlo perché gli ebrei non avevano riconosciuto Gesù, però lo avrebbero favorito se si fossero convertiti tutti. Herzl non era sensibile a questi argomenti perché era nazionalista, ma personalmente ateo; inizialmente egli era disposto ad accettare anche un patria diversa dalla Palestina, poi si convinse per la Palestina; forse per reazione al suo ateismo, nel 1901 il rabbino polacco Isaac Reines creò l’ala religiosa del movimento sionista.

All’inizio del ventesimo secolo, personalità inglesi volevano che gli ebrei fondassero un loro stato in Palestina, gli ebrei erano molto influenti e numerosi a New York ed erano sostenuti dal governo americano. Nella prima guerra mondiale, gli ebrei combatterono in entrambi i fronti, però dopo la guerra, in diversi paesi europei, fu adottato il numero chiuso per l’ammissione degli ebrei all’università e nelle scuole professionali, essi furono esclusi dalla burocrazia e diversi partiti si dichiararono antisemiti.

Il governo bolscevico proibì le organizzazioni e i luoghi di culto ebraici ed in Russia gli ebrei furono rimossi dalle posizioni di partito e di governo; alla fine della prima guerra mondiale, la comunità ebraica di Palestina arrivava a 90.000 persone, concentrata soprattutto a Gerusalemme. Dal 1881 al 1921 in Europa orientale c’erano stati centinaia di pogrom,  nel 1881 l’attentato allo zar Alessandro II aveva alimentato l’antisemitismo ed aveva favorito una forte emigrazione ebraica verso gli Stati Uniti, mentre altri ebrei si dirigevano in Palestina e in Argentina. Dal 1897 al 1948 ci furono cinque ondate migratorie verso Israele, la prima avvenne nel 1897 e la seconda nel 1905; nel 1902 gli ebrei crearono un fondo per l’acquisto dagli arabi di terre incolte in Palestina.

Nel 1917 l’ebreo inglese Chaim Weizmann, dopo la morte di Herzl, ottenne dal ministro degli esteri inglese, lord Arthur Balfour,  la dichiarazione Balfour, che prometteva un focolare nazionale ebraico in Palestina; con questa dichiarazione, Balfour, riconobbe la Palestina, cioè tutta la Palestina, come nazione del popolo ebreo; tra il 1922 e il 1924, diversi paesi occidentali adottarono misure restrittive contro l’immigrazione ebraica, perciò nel 1922 ci fu il consenso della Società delle Nazioni all’emigrazione degli ebrei in Palestina.

Nel 1925 Vladimir Jabotinski aveva fondato una corrente radicale dei sionisti, detta revisionista,  che aveva lo scopo  di creare uno stato ebraico indipendente, già  proposto da Herzl, con tutti i mezzi; a tale fine nel 1935 usava anche mezzi terroristici e creò le organizzazioni paramilitari o milizie di Haganà e Irgum. Per far cessare i conflitti tra ebrei e palestinesi, lo stesso anno gli inglesi proposero la spartizione della Palestina; i sionisti  includevano i nazionalisti divisi tra ortodossi, seguaci di Herzl e seguaci di Jabotinski.

Tra il 1936 e il 1939  anche gli arabi fecero attentati contro gli inglesi e contro gli insediamenti ebraici,  contemporaneamente si diffuse il terrorismo dell’Irgum, contro arabi e inglesi. All’inizio della seconda guerra mondiale, gli ebrei di Palestina erano arrivati a mezzo milione e  risiedevano prevalentemente nelle città o nelle cooperative agricole; gli inglesi, timorosi delle reazioni arabe, cercarono di usare il loro potere di potenza mandataria nella regione, per bloccare l’ulteriore immigrazione ebraica in Palestina.

In Palestina i rapporti tra inglesi e immigrati ebrei divennero subito tesi, nel 1939 la Gran Bretagna cercò di limitare l’immigrazione ebraica, ostacolando anche lo sbarco dalle navi, cercò anche di scoraggiare l’acquisto di terre da parte degli ebrei. Nel corso del secondo conflitto, Churchill promise che, a guerra conclusa, la Gran Bretagna avrebbe rispettato l’impegno di Balfour, in cambio gli ebrei, per combattere contro il nazi-fascismo, misero a disposizione una brigata ebraica; mentre gli arabi, ostili all’immigrazione ebraica, misero a disposizione truppe a favore del nazismo, soprattutto in Bosnia.

Le formazioni paramilitari ebraiche, come l’Haganà e l’Irgum, si scontrarono con gli inglesi e nel 1946 l’Irgum, sotto la direzione di Begin, fece saltare in aria il quartiere generale britannico a Gerusalemme; nel 1940 gli atti terroristici dell’Haganà  erano diretti soprattutto contro la polizia costiera inglese, che voleva impedire gli sbarchi dei profughi.  Finita la seconda guerra, il ministro degli esteri inglese, Ernest Bevin, dimenticando le promesse di Balfour e di Churchill, cercò di contenere l’immigrazione ebraica in Palestina, alla quale però era favorevole il presidente americano Truman; nel 1947 un piroscafo con 4.500 profughi ebrei, salvatisi dai lager nazisti, fu fatto ritornare indietro dagli inglesi fino ad Amburgo.

Nel 1947 l’ONU ammise la creazione di uno stato ebraico e la spartizione della Palestina, l’URSS sosteneva il progetto; alla vigilia della proclamazione dello stato d’Israele, avvenuta nel 1948, agenti del Mossad israeliano fecero saltare in aria, nel porto italiano di Barletta, una nave carica d’armi, dirette ai paesi arabi, che si apprestavano a muovere guerra contro Israele.

Nel 1948, a causa dei disordini e della guerra imminente tra arabi ed ebrei, la Gran Bretagna si ritirò dalla Palestina,  lo stesso anno l’ONU proclamò la nascita dello stato ebraico d’Israele, separato da Cisgiordania e Gaza, assegnate agli arabi palestinesi. Da allora, gli israeliani combatterono   vittoriosamente sei guerre contro gli arabi e poi dovettero subire il loro terrorismo contro di loro.

Persa la guerra, gli arabi palestinesi ebbero purtroppo solo l’amministrazione autonoma di una parte della Palestina, cioè di Giudea e Samaria, dette anche Cisgiordania, assieme a Gaza, invece di un loro stato indipendente, mentre nel 1948 rinacque veramente Israele. Due stati separati, amici e con frontiere sicure, non si sono potuti fare perché gli arabi palestinesi puntavano a ributtare a mare gli ebrei ed a distruggere il neonato stato d’Israele; poi, dopo in ciclo d’inutili guerre, sono ripiegati nel terrorismo contro Israele. Gli aiuti della cooperazione sono serviti, non a riavvicinare le parti, ma a speculare da parte di occidentali e palestinesi.

Come i cristiani, gli ebrei, che nel mondo sono solo 14 milioni, e perciò, razionalmente, non dovrebbero essere di peso sulla terra, non sono riconducibili ad solo un credo religioso o ad una sola religione; tra il 1700 e il 1800 furono aperti i ghetti e ottennero i diritti civili, furono emancipati e si definirono una nazione senza terra, la diaspora li aveva fatti cosmopoliti.

Il Talmud era nato  nel VI secolo a.c. e la religione era diventata l’identità e la bandiera di un popolo disperso che era servita a tenerlo unito e ad impedirne l’assimilazione, come era accaduto a tanti popoli sconfitti;  gli ebrei si sono serviti della religione per favorire, con un’apposita legge, il ritorno degli ebrei in Israele; ne sono arrivati anche dalla Russia, dall’Abissinia e dai paesi arabi. Dalla dimensione religiosa a quella politica, gli ebrei maturarono non solo idee nazionaliste, ma anche libertarie, mentre  l’identità nazionale è stata favorita dalla rinascita della lingua ebraica che ha svolto un ruolo unificante, com’era accaduto prima in Francia, poi in Italia e oggi dovrebbe accadere in Cina. Comunque, in Israele la seconda lingua ufficiale è l’arabo e vi risiedono un milione d’arabi palestinesi con cittadinanza israeliana.

Prima della nascita d’Israele, le sinagoghe, come accade nei club, avevano consentito un momento di ritrovo tra ebrei;  oggi in Israele gli ebrei appartengono a tutte le classi sociali ed hanno imparato a fare gli agricoltori e i soldati; dopo il 1948 ci fu la fuga degli ebrei sefarditi dai paesi arabi, in un numero pari ai palestinesi fuggiti da Israele.

Questa nuova diaspora ha determinato, praticamente, la scomparsa dell’ebraismo sefardita d’origine spagnola, mentre la fuga dai paesi ex comunisti degli ebrei orientali diretti in Israele ha contribuito a ridurre la cultura ebreo ashkenazita orientale; perciò Israele, con un sua lingua, ha cercato una ridefinizione culturale e religiosa, mentre una piccola minoranza di tradizionalisti guarda ancora al messianismo.

La possibilità d’altri olocausti ebraici non è cessata, ma Israele oggi si sa difendere, ha maturato anche l’idea di rispetto verso le altre religioni e di separazione tra stato e religione, che non è tipica delle tre regioni monoteiste. Dallo stato ebraico oggi sono considerati ebrei anche quelli che non desiderano trasferirsi in Israele, come avviene anche per gli italiani all’estero che hanno doppia nazionalità; comunque, la dimensione della religione è ancora utile per l’unità del paese, ciò avviene anche per i cristiani non osservanti in alcuni paesi cattolici.

L’ebraismo ha prodotto tante idee, secondo lo chassidismo, sviluppatosi a Praga, il messia verrà quando non ci sarà più bisogno di lui, un suo esponente, Juri Langher (1894-1943), ha detto che il messia arriverà all’ultimo giorno, quando l’opera messianica sarà già compiuta. Per gli ebrei tradizionalisti e per l’Islam, Dio è più immanente che per i comuni cristiani, Kafka ebbe rapporti molto intensi con lo chassidismo praghese. Lo chassidismo dava più importanza alla preghiera e all’etica che alla Legge ebraica.

L’ebreo Walter Benjamin  (XX secolo), ha considerato il tempo come una dimensione, il pensiero scorre subito su Einstein, ha visto il messianismo come ritorno ad un regno di giustizia e ad una  redenzione rivoluzionaria; Benjamin credeva al materialismo storico di Marx, credeva che la venuta del messia non determinava la fine della storia, affermava che il messia liberatore doveva arrivare. Anche Marx, in una visione messianica, voleva una società senza classi, affermava che la classe operaia ci avrebbe donato la redenzione con la rivoluzione; così l’idea del riscatto continuava ed il messianismo teologico si era messo al servizio del materialismo storico, cioè del messianismo politico.

Per l’ebreo Gershom Scholem, il messianismo ha creato una vita provvisoria ed un’aspettativa,  dà troppo spazio alla concezione apocalittica, che è una teoria della catastrofe, perciò, in una visione politica del divenire,  distingue il messianismo apocalittico dal messianismo razionalista. Emmanuel Levinas e Jaques Derida,  sancendo la crisi del messianismo apocalittico, guardano ad un messianismo politico; per Levinas  il messianismo implica un miglioramento della condizione umana ed il compimento delle promesse politiche e sociali.

Levinas afferma che il messia rappresenta la  rottura  e lo svelamento delle contraddizioni della politica, ha lo scopo di superare l’ingiustizia sociale; comunque, crede che il messianismo preveda sempre un rapporto con Dio. Per Levinas, Israele non vuole essere salvato da un  messia, per lui Israele corrisponde all’umanità intera e tutte le persone possono essere dei messia.

Afferma che la storia è transitorietà e diffida anche del messianismo politico, afferma che tutti i nazionalismi sono messianici e tutte le nazioni sono elette, non solo Israele, i cristiani avevano sempre rimproverato agli ebrei di sentirsi una nazione eletta o prediletta da Dio. Jacques Derida vuole una prospettiva di pace per la Terra Santa, all’interno di una vera democrazia, afferma che la religione ed il nazionalismo minacciano la pace; purtroppo la vera democrazia, cioè il governo del popolo o la sovranità del popolo, e da raggiungere in tutto il mondo.

Il messianismo, da Abramo in poi, è stato sempre nazionalista e rivoluzionario, ispira l’idea del cambiamento più dell’idea di progresso, rappresenta rottura e rinnovamento; mentre il misticismo sembra rivolto all’immutabile e all’interiore, il messianismo è tenuto all’interno di una cornice terrena, si confronta con dogmatismo, rivoluzione e tradizione; infatti, tanti profeti messia erano anche dei riformatori religiosi.

 

Bibliografia consigliata: "Il Messianismo ebraico" di I. Bahbout, D. Gentili e T. Tagliacozzo - Editore Giuntina

Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it    numicco@tin.it

 

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LE BATTAGLIE LAICHE DELL’ITALIA CHE FU

 Durante la prima repubblica, con un forte partito cattolico ed un  forte partito comunista, furono approvate importanti leggi civili, come divorzio e aborto, irrealizzate in era monarchica e fascista; la storia precedente d’Italia era stata dominata dal conflitto tra laici e clericali, tra guelfi e ghibellini.

De Gasperi riuscì a sbarrare il passo alle pretese di Pio XII,  del cardinale Giuseppe Siri, presidente della CEI,   dei comitati civici e dell’Azione Cattolica di Luigi Gedda;  oggi però i vescovi ed in Vaticano, senza incontrare argini, riescono ad imporre i loro precetti ai partiti italiani.

Negli anni cinquanta si fece sentire il partito radicale di Mario Pannunzio, nel 1956 iniziò la destalinizzazione da parte di Nikita Krushov e fu eletto presidente Jhon Kennedy, nel 1958  fu fatto papa Giovanni XXIII, che iniziò il Concilio riformatore Vaticano II, nel 1963 Marco Pannella successe alla guida dei radicali.

Nel 1962 il Concilio Vaticano II si aprì alla tolleranza, al pluralismo ed  alla società secolarizzata, nel 1963 divenne papa  Paolo VI e maturarono le sconfitte clericali sul divorzio e sull’aborto e la riforma del diritto di famiglia; nel periodo 1960-1965 nacquero i preti cattolici del dissenso, come l’abate Giovanni Franzoni e  l’abate fiorentino Ernesto Balducci, che era contro l’unità politica dei cattolici e voleva il dialogo con la sinistra.

Pannella portò temi nuovi al partito radicale, cioè diritti civili, femminismo, contestazione al sistema carcerario, antimilitarismo e  non violenza;  nel 1965 i radicali spinsero per la battaglia del divorzio, che divenne legge nel 1970, confermata con un referendum nel 1974. Nel 1964 e nel 1966, per merito dei socialisti di Tristano Codignola, sul problema del finanziamento alla scuola privata, reclamato dalla chiesa, cadde il governo; nel 1967 il ministro Mariotti diede l’autorizzazione a vendere le pillole anticoncezionali, erano tutte battaglie vinte contro la chiesa.

Negli anni sessanta e settanta il partito radicale divenne il protagonista laico della politica, sostenne il movimento di liberazione della donna, impose la legalizzazione dell’aborto e propose di abolire il concordato; si avvicinò ai socialisti, tenendo in scacco comunisti e democristiani; nel 1974 le frange clericali erano guidate da Amintore Fanfani. Tra gli anni sessanta e settanta, fu approvato lo statuto dei lavoratori, l’obiezione di coscienza, il divorzio, l’aborto, il voto ai diciottenni e il nuovo diritto di famiglia; però la violenza terroristica ed eversiva infiammava l’Italia.

Nel 1976 divenne segretario del PSI Bettino Craxi, che prese le distanze dai comunisti  e dal compromesso storico di Berlinguer, voleva rafforzare l’esecutivo e creare un’alternativa ai democristiani laica e socialista; i comunisti accusavano i socialisti di aver rotto il fronte popolare, intanto trattavano sottobanco con la DC, spalleggiati dai repubblicani.

Nel 1979 Pannella abbandonò la battaglia per i diritti civili, a favore della lotta contro la fame nel mondo ed a favore delle minoranze etniche come i tibetani, fece scioperi della fame e della sete, alimentò il culto della sua personalità, perciò il gruppo dirigente del suo partito si disperse; intanto nella DC il centrismo degasperiano era logorato a vantaggio delle istanze vaticane.

Con il pontificato di Giovanni Palo II (eletto nel 1978) la chiesa sfidò la società secolarizzata e cercò di tornare al passato, cancellando quanto era stato fatto di buono dal Concilio Vaticano II; nel 1978 il partito comunista di Enrico Berlinguer concesse il sostegno esterno al governo Andreotti. Con  il compromesso storico, Berlinguer voleva continuare la politica d’avvicinamento di Palmiro Togliatti al mondo cattolico. Da quel momento, la politica italiana abbandonò le istanze di libertà e laicità, il partito comunista non considerava prioritaria la lotta per i diritti civili, era attento all’elettorato cattolico ed alle gerarchie ecclesiastiche e non inseguiva l’alternativa alla DC.

Nel 1978 Aldo Moro fu ucciso dalla brigate rosse, nel 1981 ci fu lo scandalo della P2 di Licio Gelli, nel 1989 cadde il muto di Berlino;  il repubblicano Ugo la Malfa, a capo del partito repubblicano,  era preoccupato di difendere i rapporti con la chiesa, fu prima a favore del centrosinistra e poi, negli anni settanta, fece da ponte tra mondo cattolico e mondo comunista, perciò anche Craxi abbandonò l’azione laica, rinnovando nel 1984 i patti lateranensi. Craxi, con il segretario di stato vaticano Agostino Casaroli, diede vita al nuovo concordato, che eliminò la religione cattolica come religione di Stato e l’insegnamento obbligatorio della religione nelle scuole, in compenso, concesse alla chiesa una compartecipazione all’Irpef.

Analizziamo meglio le varie tappe del tour italiano della laicità. Nel 1970 fu varata la legge sul divorzio, dall’unità, malgrado l’Italia fosse liberale e anticlericale, la chiesa aveva conservato il monopolio nello scioglimento del matrimonio; i democristiani avevano fatto passare la legge a condizione che fosse diventato operativa il referendum abrogativo previsto dall’art. 75 dalla costituzione. Pensavano di poterla abrogare, nel 1974 si tenne il referendum, per la prima volta i cittadini potevano esprimersi liberamente al di fuori dei partiti, però i partiti laici temevano di veder turbati i rapporti con la chiesa.

Il partito comunista tentò di evitare la prova,  il referendum  rischiava di guastare i buoni rapporti con la DC, perciò Berlinguer combatteva le provocazioni degli anticlericali;  i socialisti divorzisti erano animati da Loris Fortuna, i liberali da Antonio Baslini e i radicali da Mauro Mellini; Loris Fortuna aveva anche proposto, senza successo, l’inapplicabilità del risultato del referendum alle  minoranze.

Il progetto di divorzio di Fortuna-Baslini serviva a adeguare la situazione di fatto a quella legale nei matrimoni rotti; fino allora, i tribunali ecclesiastici avevano pronunciato sentenze di nullità riservate a pochi privilegiati che potevano pagare, dichiaravano nulli matrimoni che erano i realtà matrimoni falliti, quindi rientranti nella casistica del divorzio civile.

Come contromisura, la chiesa cercò di rendere più spedita e meno costosa la sua procedura d’annullamento della sacra rota; comunque, anche con il divorzio, la legge riconosceva gli effetti civili al matrimonio religioso, nei primi decenni dell’unità non era stato così. Enrico Berlinguer tentò di evitare il voto del referendum però, secondo i sondaggi, gli italiani erano a favore del divorzio.

Per i democristiani, Amintore Fanfani decise di cavalcare la battaglia e perse, la lega italiana per il divorzio era diretta da Loris Fortuna, Antonio Baslini, Mauro Mellini e Marco Pannella; i radicali accettavano la sfida ed i clericali, guidati da Amintore Fanfani, ignorando i sondaggi, si sentivano sicuri di vincere. La legge rimediava alla crisi della famiglia, tutelava donne e figli e anticipava la riforma del diritto di famiglia; a cause della sua posizione a favore del divorzio, l’abate Giovanni Franzoni fu sospeso a divinis dall’ordine benedettino, però gli giunse la solidarietà di 207 sacerdoti.

Nel 1970 il movimento di liberazione della donna aveva chiesto l’aborto anche per le donne nubili, prima costrette a pratiche clandestine, animatrice della campagna era la radicale Adele Faccio; il relativo progetto di legge fu presentato nel 1971 dal socialista Loris Fortuna; papa Paolo VI  riteneva la vita sacra fin dal concepimento e riteneva l’aborto un omicidio, si poneva a difesa anche del nascituro, mentre la legge difendeva solo l’autodeterminazione della donna.

Nel febbraio del 1971 la corte costituzionale aveva dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 533 del codice penale che condannava la propaganda degli anticoncezionali. Nella battaglia per il referendum, il Vaticano scese in campo, sostenendo l’indissolubilità del matrimonio e attaccando la libertà d’opinione; per i comunisti, il referendum era d’intralcio al dialogo con il mondo cattolico, non volevano mettere in minoranza il partito dei cattolici, sostenevano che il confronto politico non doveva essere tra laici e cattolici.

Però per Giuseppe Saragat difendere il divorzio significava difendere la laicità e la sovranità dello stato; nel comizio di chiusura della campagna elettorale erano presenti tutti i maggiori rappresentanti delle forze politiche divorziste, però mancava Enrico Berlinguer. Il repubblicano Ugo La Malfa disse che, senza la vittoria divorzista, l’Italia sarebbe rimasta l’Italia della controriforma e del sillabo, il liberale Giovanni Malagodi invocava la separazione tra stato e chiesa.

Nel 1974 s’intensificarono le azioni terroristiche, però l’abrogazione del divorzio fallì, il No ebbe il 60% dei voti, oggi avrebbe l’80%, perché gli italiani sono ancora più maturi; molti elettori cattolici, esprimendosi in libertà,  avevano tradito il  loro partito. A piazza Navona, radicali e socialisti allestirono il palco per le celebrazioni, Ugo La Malfa disse che la vittoria aveva dimostrato che il popolo italiano era più maturo dei suoi dirigenti politici; sul palco dominava la scritta: “No al compromesso storico”.

Alla manifestazione mancavano i dirigenti comunisti e Berlinguer disse che era contrario al trionfalismo, però il comunista Umberto Terracina sottolineò il valore della vittoria del NO; anche l’abate Giovanni Franzoni prese la parola  favore del divorzio; poi il corteo, con l’imbarazzo dei comunisti,  raggiunse via delle Botteghe Oscure, sede del partito comunista, e Porta Pia.

Il referendum aveva confermato la maturità civile degli italiani, l’Italia sembrava un paese moderno, contro il divorzio si erano mossi neofascisti e democristiani; visto il risultato, il democristiano Carlo Donat Cattin definì un errore il referendum voluto da Fanfani ed Aldo Moro sostenne e che i valori cristiani andavano difesi al di fuori delle leggi; anche se la chiesa pareva sconfitta, Paolo VI affermò che la legge di Dio non era cambiata, in realtà era stata la legislazione della chiesa trionfante del medioevo ad imporre l’indissolubilità del matrimonio.

In polemica con la gerarchia ecclesiastica, un movimento dei cattolici per il NO era contrario all’abrogazione della legge, invece gli integralisti cattolici contrari al divorzio erano stati diretti  da Amintore Fanfani; Berlinguer temeva nuovi ostacoli al dialogo con i cattolici, cercò di ridimensionare la portata del successo e marcò le distanze dai laici. I comunisti avevano cercato di scongiurare il referendum, nel partito comunista, l’ala laica era diretta da Amendola e quella filo cattolica da Bertlinguer: dopo la vittoria del fronte divorzista,  per placare i comunisti, il socialista Francesco De Martino ed il repubblicano Ugo La Malfa rilanciarono il dialogo con la chiesa.

Mentre i radicali desideravano un’alternativa laica alla DC ed erano contrari al compromesso storico, i comunisti consideravano lo scontro referendario solo una parentesi da archiviare; comunque, prima del voto referendario, i radicali prepararono un pacchetto di otto referendum, per abrogare concordato, reati d’opinione, reato d’aborto,  ecc. Pier Paolo Pasolini reclamava il voto ai diciottenni e l’obiezione di coscienza, i radicali volevano abrogare  le leggi fasciste, erano per l’ambiente e contro il nucleare.

Poiché il dilagare del terrorismo condizionava la vita nazionale e paralizzava la politica, dopo il referendum, si spense la speranza di rinnovamento e le idee laiche furono coltivate solo da una minoranza d’intellettuali. Il referendum indebolì la democrazia cristiana, Pasolini affermò che la vittoria del No era anche una sconfitta di Berlinguer e  del partito comunista che non era stato nemmeno sicuro dell’esito della votazione. Il 26.1.1975 furono arrestati Adele Faccio, Emma Bonino ed il segretario radicale Gianfranco Spadaccia, responsabile di un centro fiorentino per gli aborti clandestini, allora trecento militanti radicali si autodenunciarono per procurato aborto.

Nei primi mesi del 1975 i radicali chiesero il referendum abrogativo degli articoli del codice penale che punivano l’aborto, poi vennero  progetti di legge a favore dell’aborto da parte dei partiti laici. Malgrado la mobilitazione di radicali, socialisti e femministe, DC e destra erano contro la legalizzazione dell’aborto e il PCI era a favore dell’insabbiamento della legge presentata; per il PCI, l’onorevole Nilde Jotti si disse contraria ad una totale liberalizzazione dell’aborto.

Aldo Moro ed Enrico Berlinguer erano impegnati sul terreno del compromesso storico, mentre le forze laiche erano per i diritti civili e contro consociativismo tra DC  e PCI o compromesso storico; Pasolini era a favore degli otto referendum dei radicali ma contrario all’aborto, da lui considerato un omicidio. Nel maggio del 1978 fu votata la legge 194 per la legalizzazione dell’aborto, i radicali si opposero perché la consideravano troppo restrittiva, l’aborto era consentito entro 90 giorni dal concepimento e successivamente in caso di pericolo di vita per la madre, inoltre andava praticato solo in strutture pubbliche, furono previsi i consultori.

Questa legge era avversata da integralisti cattolici e dai radicali; una volta approvata, furono avanzate due richieste di referendum abrogative, la  prima dei radicali, che volevano allargarne la portata e dare maggiore libertà alla donna, la seconda era dei clericali e mirava a restringerne la portata; nel maggio del 1981 ci fu il voto che sancì, a grande maggioranza, il gradimento degli italiani per la legge, cioè i No prevalsero nettamente nei due referendum.

Nel 1989 cadde il muro di Berlino ed il comunismo internazionale e finì la guerra fredda, nel 1990 Achille Occhetto cambiò nome al partito comunista, dando vita al partito democratico di sinistra;  nel 1992  PSI e DC furono eliminati dalla magistratura inquirente di mani pulite, accadeva ciò, mentre nel quadro internazionale il comunismo pareva sconfitto dagli eventi storici. Nel 1992, per contrastare il passo al partito democratico, erede del PCI,  scese in campo Silvio Berlusconi,  in quell’anno la lega nord divenne anche il primo partito del nord;  nel 1994 il polo della libertà di Berlusconi ottenne la maggioranza relativa in parlamento.

Il partito di Forza Italia raccoglieva socialisti, liberali, laici, cattolici e l’anticlericale della prima ora Marcello Pera; malgrado ciò, il nuovo partito si pose subito come cripto-clericale, cioè ossequioso verso la chiesa, desideroso solo di sbarrare il passo ai post comunisti o democratici di sinistra;  vista la scomparsa della DC, Vaticano, vescovi ed il cardinale Silvio Oddi, referente dell’Opus Dei, diedero il loro sostegno a Berlusconi.

Gli atti di governo di Berlusconi seguivano pedissequamente i desideri del Vaticano, nel 2000 il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, per bocca di Rocco Buttiglione, mise un veto ad un accordo tra radicali e centrodestra; nell’autunno del 2005 il governo  finanziò la tutela dei beni culturali religiosi, poi esonerò gli enti ecclesiastici dal pagamento dell’ICI.

Sandro Bondi e Berlusconi sollecitarono il sostegno elettorale della chiesa, sostenendo che la sinistra voleva eliminare la religione dalle scuole, il crocifisso dalle aule, l’8°% Irpef ed il Concordato, ricordarono anche che la destra era a favore solo del matrimonio tra un uomo e una donna. Berlusconi diede vita ad una forma di clericalismo non fondato sulle parrocchie, mentre la chiesa, con la scusa della salvaguardia dei valori religiosi, pensava anche a trarre vantaggi politici ed economici dalla vicinanza con il governo.

Nella prima repubblica il partito comunista aveva sostenuto controvoglia le battaglie per i diritti civili, nella seconda i post-comunisti, profittando del repulisti di mani pulite a carico di democristiani e socialisti,  progettarono di inglobare nel loro partito settori del mondo cattolico, perciò misero ancora in sordina le istanze laiche; anche se anche i cattolici  di sinistra rivendicavano autonomia dalle gerarchie cattoliche e la laicità dello stato, in parlamento ormai la voce dei laici si era fatta molto fioca.

La sinistra, per sedurre  la chiesa ed averne la benevolenza, si faceva rappresentare da Romano Prodi, Paola Binetti, fiduciaria di Ruini, e Francesco Rutelli, ponendo i suoi stessi dirigenti in seconda linea. In precedenza la DC aveva svolto un ruolo di mediatore con la chiesa, prendendo le distanze dall’ortodossia cattolica, non mancarono nemmeno leader democristiani indipendenti dall’episcopato, invece i partiti della seconda repubblica e Berlusconi si contendevamo i favori delle gerarchie ecclesiastiche a colpi di concessioni alla chiesa.

Dopo tangentopoli, scomparvero praticamente le forze laiche e democratiche, la distruzione dei radicali e del riformismo socialista era stata la salvezza e una via d’uscita per la crisi dei comunisti italiani. Nel primo quinquennio della seconda repubblica, l’intera classe dirigente laica si disperse e non ci furono più iniziative a difesa dei diritti di libertà, invece negli anni sessanta i radicali erano stati la punta di diamante dei diritti civili.

Nel 1989  anche Marco Pannella aveva deciso lo scioglimento del partito radicale, per creare un partito trasnazionale  e traspartito che doveva dipendere solo da lui, così la classe dirigente del partito radicale si disperse ed i pannelliani non riuscirono più a portare in porto nessun progetto laico o a vincere altri referendum. Pannella perse la guida del mondo laico, fece scioperi della fame e della sete, lottò per l’abolizione della pena di morte nel mondo, per difendere i tibetani ed altre minoranze del terzo mondo.

Sviluppò anche temi come la procreazione assistita, eutanasia, testamento biologico e libera ricerca scientifica, però il deficit di politica laica era ormai evidente in parlamento. Con la crisi dei partiti, negli anni novanta l’episcopato, rappresentato da Camillo Ruini, puntò ad intervento diretto nella politica. Nel 1954 era nata Comunione e Liberazione, fondata da Don Luigi Giussani, negli anni novanta, suoi referenti divennero Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni.

Nel 1991 Camillo Ruini diventò  presidente della CEI e ritenne che la chiesa non doveva più rivolgersi solo ai cattolici, ma doveva impegnarsi per allineare la legislazione civile ai precetti dalla chiesa. Ruini riteneva che esisteva una laicità sana, conforme al pensiero della chiesa, ed una laicità  nemica della chiesta, chiamata laicismo, ispirata da ateismo, illuminismo, liberalismo, anticlericalismo e relativismo; il comunismo e il socialismo non erano nominati perché erano scomparsi dalla scena italiana.

In questa strategia, Ruini, ignorando la maturità raggiunta dal paese, ottenne successo con Berlusconi e con il centrosinistra, ormai tante forze politiche ritenevano che non si potessero più vincere le elezioni e governare il. paese senza l’appoggio della chiesa; perciò la chiesa ebbe buon gioco a sbarrare la strada ai provvedimenti laici come il divorzio breve, la procreazione assistita, la ricerca sulle staminali, la regolamentazione delle coppie di fatto e libertà della ricerca, soprattutto genetica. Il cardinale Camillo Ruini desiderava trasferire i precetti clericali nelle istituzioni civili, negava l’autodeterminazione della persona; secondo Benedetto XVI, già prefetto per la congregazione della fede o ex Sant’Uffizio, la civiltà occidentale poteva essere fortificata solo con la riscoperta delle sue radici cristiane.

La deriva clericale o sanfedista, ossequiosa, per opportunismo di potere, verso le gerarchie ecclesiastiche, stava portando alla restaurazione del potere pontificio in Italia, purtroppo accolse tra le sue file anche trasfughi laici, ex femministe e perfino il senatore Marcello Pera, che era stato anticlericale; finita la DC,  i leader di Comunione e Liberazione si presentavano come braccio politico della chiesa e minacciavano di fondare un nuovo partito cattolico, poi però, obbedendo ai vescovi, decisero di sostenere Berlusconi, i vescovi avevano anche ripreso a dare indirizzo in materia di voto.

Così il senatore Marcello Pera divenne interlocutore privilegiato di Benedetto XVI, mentre Giuliano Ferrara, l’ateo devoto, si mise ai piedi della chiesa; anche radicali come Gaetano Quagliariello, già anticlericale,  si erano volti verso la chiesa; Quagliariello divenne assistente di Pera. Eugenia Roccella, ex femminista, ex abortista ed ex radicale, si avvicinò alla chiesa, perciò si espresse contro aborto, coppie di fatto, eutanasia, pillola del giorno dopo e  divenne parlamentare del popolo della libertà. Da allora, tanti laici sono divenuti clericali d’assalto.

In materia di sanità, a presidio degli interessi della chiesa, stavano Roberto Farmigoni a Milano  e Gianni Alemanno, Storace, Rosy Bindi e Livia Turco  a Roma; in questo quadro, anche i post comunisti cercarono l’appoggio d’esponenti d’emanazione episcopale, come Paola Binetti, deputato della sinistra, numerario dell’Opus Dei, fiduciaria di Ruini e rappresentante dell’ala più conservatrice della chiesa.

Il partito democratico non s’impegnò per bloccare il progetto di testamento biologico del centrodestra, che peggiorava la legislazione e riduceva la libertà, mentre Piero Fassino, post comunista educato ai gesuiti, definiva laicista il laico Ignazio Marino; secondo altri parlamentari  del partito democratico, Marino voleva spostare l’asse del partito, con la sua laicità era monotematico.

Il quotidiano dei vescovi, l’Avvenire, affermava che Marino era a capo del partito dell’eutanasia ed era a favore del testamento biologico. A destra, mentre Gianfranco Fini era difensore dalla laicità dello stato, contro i dogmi religiosi ed a favore degli omosessuali, Gianni Alemanno si diceva difensore della vita.

Nel 1950, quando fu fatto il preambolo alla convenzione europea suoi diritti dell’uomo, si parlò di tradizioni comuni senza accennare a Dio e al cristianesimo; però nel 2003 Giovanni Paolo II propose di inserire le radici cristiane nella costituzione europea, la proposta fu bocciata in sede europea, ma tre anni dopo il papa, senza successo, tornò alla carica; nell’europarlamento, il berlusconiano Antonio Tajani sostenne la proposta; però in Europa i valori della chiesa cattolica non sono condivisi, vi esistono più religioni  e l’Europa rispetta la libertà di religione.

Nella maggior parte delle costituzioni europee, sono assenti i riferimenti ai valori religiosi, eccettuata Germania, Irlanda e Grecia, nemmeno nella nostra costituzione ce n’è traccia, ma c’è l’art. 7 che pone la chiesa in posizione privilegiata; alla costituente fu respinta una proposta di  preambolo che diceva: “In nome di Dio, il popolo italiano si dà la presente costituzione”.

La dichiarazione d’indipendenza americana del 1776 accennava al creatore, la costituzione federale degli USA del 1787 non faceva cenno ai valori religiosi e la carta dei diritti del 1789 sanciva solo la libertà di coscienza e di culto. I clericali cattolici vogliono omologare tutti e ignorano il contributo di altri alla cultura europea, cioè di greci, ebrei, pagani, illuministi; inoltre, le culture si sono contaminate tra loro ed il cristianesimo è il risultato di questa contaminazione.

Il 19.2.2004, con l’approvazione di parlamentari di destra e di sinistra, fu approvata la legge 40 sulla procreazione assistita, che prevedeva il divieto di donazione di semi e gameti, cioè la fecondazione eterologa in caso di sterilità, obbligava ad impiantare contemporaneamente tre embrioni, vietava la ricerca sulle cellule staminali embrionali e riconosceva la personalità giuridica all’embrione. La legge 40 era contro l’autodeterminazione e  diceva di voler difendere la salute della donna e di tutelare i diritti dell’embrione.

Immediatamente, per abrogare alcuni articoli troppo restrittivi della legge, fu fatta richiesta di referendum,  e perciò il cardinale Camillo Ruini s’impegnò nella campagna d’astensione al referendum. Per la fecondazione assistita, tante coppie italiane si recavano all’estero, la fecondazione assistita è liberamente praticata in Europa; ciò malgrado, Pirferdianndo Casini e la chiesa si sono mossi a favore dell’astensione e così l’abrogazione non è passata.

In passato la chiesa non aveva sostenuto che l’embrione era una persona umana, affermava che  l’anima entrava nel corpo solo dopo mesi dal concepimento, d’altra parte, oggi sappiamo che il sistema nervoso appare dopo 14 giorni dal concepimento. Mentre in America, per curare malattie genetiche, si finanzia la ricerca sulle cellule staminali embrionali, nel luglio del 2007 il governo ha finanziato la ricerca sanitaria, escludendo i progetti che prevedono l’utilizzo di cellule staminali embrionali umane.

Il fronte sanfedista sostiene l’equivalenza tra procreazione assistita ed eugenetica, perché mirerebbe ad eliminare i deboli, l’Avvenire, confondendo la prevenzione delle malattie con l’eugenetica, afferma che l’uso dell’embrione a fini terapeutici porta alla manipolazione genetica; però la legge 40 proibisce la diagnosi preimpianto a finalità eugenetiche, perciò non si possono scegliere embrioni sani per l’impianto al posto di quelli malati 

Contro la manipolazione genetica hanno firmato un appello  Eugenia Roccella,  Francesco Rutelli, Giuliano Amato, Piero Fassino, Livia Turco, Miriam Mafai; l’abrogazione degli articoli contestati non avrebbe eliminato il divieto di pratiche selettive a fini eugenetici, non si è voluto tener conto che la diagnosi pre-impianto sarebbe servita ad evitare l’interruzione di una gravidanza a causa di un feto malformato.

La legge 40 vieta anche la banca del seme, esistente in Usa, per avere un seme migliore, magari di un premio Nobel, con la carta di Nizza, l’Unione Europea ha vietato le pratiche eugenetiche; perciò, attualmente non esiste la possibilità di una eugenetica migliorativa; inoltre, la scienza non è ancora in grado di cambiare un gene e con la genetica interagiscono l’educazione, l’ambiente e l’alimentazione. Oggi la ricerca sui geni ha solo fini diagnostici e di prevenzione dalle malattie,  non ha il fine di trasformare le caratteristiche genetiche, la diagnosi preimpianto preverrebbe le malformazioni oggi evitabili solo con l’aborto.

Il referendum voleva permettere la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali per ragioni terapeutiche, favorire la procreazione medicalmente assistita, abolire la norma che conferiva personalità giuridica all’embrione e permettere la fecondazione eterologa. Per una legislazione proibizionista, il cardinale Ruini raccolse attorno a se  destra, centro e sinistra, facendo leva sull’astensionismo, era sostenuto da vari movimenti cristiani, da Casini, Dino Boffo, Savino Pezzotta, Francesco Rutelli, Ferdinando Adornato, Antonio Baldassarre, Giuliano Ferrara, Marcello Pera, Alfredo Biondi, Stefania Prestigiacomo, Antonio Martino e  Margherita Boniver.

Malgrado le pressioni della conferenza episcopale, Forza Italia e Alleanza Nazionale concessero la libertà di voto, perciò Gianfranco Fini votò per l’abrogazione; la sinistra si mosse con prudenza ed il successo del fronte proibizionista fu dovuto a laici che si allinearono ai clericali. Il voto del 12-13 giugno 2005 per l’abrogazione referendaria di alcuni articoli della legge 40 sulla procreazione assistita vide la sconfitta di Pannella e la vittoria di Ruini; fortunatamente, nel 2009, alcuni articoli della legge 40 sono stati dichiarati  parzialmente anticostituzionali dalla corte costituzionale. La corte costituzionale ha abolito il limite dei tre embrioni da impiantare e con la sentenza i medici non sono più costretti ad utilizzare i tre embrioni immediatamente.

 

A causa delle resistenze dei clericali, L’Italia è l’unico paese occidentale a non aver regolamentato per legge la convivenza o coppie di fatto o PACS, Ruini affermò che una legge del genere minacciava i valori della famiglia, Marcello Pera definì laicismo questa tutela dell’omosessualità; malgrado il pdl si professi liberale, Gianni Alemanno attaccò i registri comunali delle unioni di fatto, perché contrari a principi religiosi, il progetto fu anche attaccato da Berlusconi, Calderoli, Bondi e Frattini, a sinistra si opposero Rutelli e Castagnetti.

Nel 2006 con il governo Prodi, da parte di Barbara Pollastrini e Rosy Bindi, si ripresentò un progetto analogo, denominato DICO, la chiesa si disse contraria anche a questo  progetto di legge, si espressero contro Clemente Mastella e la Binetti, Mastella ricevette le congratulazioni da papa Benedetto XVI. Nel 2008 era al governo il centrodestra  e da Gianfranco Rotondi e Renato Brunetta fu ripresentato un progetto analogo, perciò furono attaccati dal direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, che voleva tutelare la sacralità della famiglia.

In Italia le coppie di fatto sono molte e gli italiani in maggioranza sono a favore del loro riconoscimento come unioni civili, la regolamentazione dovrebbe riguardare anche gli effetti patrimoniali, i conviventi non sono tutti omosessuali dello stesso sesso; in Francia una legge simile esiste dal 1999, in Spagna Zapatero ne ha fatta una nel 2005, nei paesi scandinavi i gay conviventi sono riconosciuti e possono adottare anche bambini. L’articolo 29 della costituzione non dice che i coniugi devono essere di sesso diverso, quindi l’ufficiale di stato civile che rifiutasse di celebrare un matrimonio civile omosessuale potrebbe essere accusato d’omissione d’atti d’ufficio; una tutela della convivenza esiste  anche nell’articolo 2 della costituzione che tutela forme sociali e solidarietà.

Nel 2004 l’europarlamento bocciava Rocco Buttiglione, ministro del governo Berlusconi,  a commissario per le libertà civili, perché aveva definito un peccato l’omosessualità; Buttiglione era vicino al pontefice e perciò Berlusconi, che ama definirsi liberale,  criticò la decisione europea. Nel 2005 il pontefice vietò l’accesso dei sacerdoti gay al sacerdozio e il catechismo fu integrato definendo l’omosessualità un disordine sessuale, come prostituzione, adulterio e incesto.

La chiesa è piena di omosessuali e adulteri, che vi sono molto più numerosi dei declamati pedofili, eppure quando all’Onu il presidente francese Sarkozy propose la depenalizzazione dell’omosessualità, Vaticano e paesi islamici si opposero; nel 2006 il parlamento europeo approvò una risoluzione contro l’omofobia  ed i rappresentanti di Forza Italia, Lega, UDC e Margherita si opposero; allora il radicale Capezzone non era ancora passata sul carro di Berlusconi e sosteneva le battaglie dei gay, assieme ad Arcigay e Arcilesbica.

Nel 2007 il cardinale Ruini definì la legge 194 del 1978, che legalizzava l’aborto, una legge cattiva che autorizzava l’uccisione di un essere umano innocente, Ferrara presentò una lista antiaborista  e Bottiglione, Casini e Comunione e Liberazione  sostennero le ragioni del Vaticano; il governo di centrodestra s’impegnò a presentare presso le Nazioni Unite una proposta di moratoria sull’aborto, però per Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, gli aborti legali o illegali ci sarebbero sempre stati. Comunque, da parte degli antiaboristi, non si volle tener conto del fatto che la legge 194 aveva fatto diminuire il numero degli aborti.

Nel 2005 il cardinale Trujillo  propose di non concedere l’eucaristia ai politici favorevoli a divorzio, coppie di fatto, eutanasia  e aborto; anche negli Usa gli evangelici lottano contro l’aborto e le cliniche che lo praticano. Casini ha proposto i ridurre la portata della legge 194, tanti clericali affermano che l’aborto, sopprimendo feti difettati, è eutanasia; in questa battaglia, l’ex radicale Eugenia Roccella divenne portavoce di Camillo Ruini.

La chiesa si pronunciò anche contro la pillola del giorno dopo o RU486, per interrompere la gravidanza, già in uso nei paesi occidentali e approvata dall’Agenzia europea dei medicinali; nel 2002 una prima sperimentazione della pillola fu bloccata dal ministro della sanità Girolamo Sirchia; l’Osservatore Romano parlava ancora d’omicidio, Sacconi, Ferrara, Roccella e Gasparri erano contro, il cardinale Bagnasco, nuovo presidente della CEI, invitava i medici all’obiezione di coscienza.

Intanto le italiane che desideravano interrompere la gravidanza con questa pillola si recavano in canton Ticino, tra le donne trattate nel cantone, una su tre era italiana. Per i clericali, la pillola minimizzava i sensi di colpa e, secondo Ferrara, sopprimeva il dolore dell’aborto; continuava l’offensiva della chiesa per minimizzare la legge 194. Nel 1997 il ministro della sanità Rosy Bindi vietò le sperimentazioni su clonazione umana e animale, anni dopo il ministro verde Pecoraro Scanio tagliò i fondi per la ricerca sugli OGM; Gianni Alemanno, Franco Marini, Fausto Bertinotti e Walter Veltroni si pronunciarono contro la ricerca biotecnologica e  gli OGM, però le motivazioni dei clericali erano diverse da quelle dei laici contrari agli OGM, questi ultimi li considerano dannosi alla salute.

La chiesa è sempre stata contro il progresso scientifico, contro Galileo, Darwin,  anticoncezionali, preservativi, ha fatto danni al progresso ed alla ricerca scientifica. Il progresso scientifico era avanzato di pari passo con la laicizzazione; oggi la chiesa governa l’Italia e fa danni alla ricerca scientifica italiana, la chiesa teme che la mappatura del genoma umano apra la strada alla clonazione anche se a fini terapeutici, perciò i clericali hanno preso di mira la ricerca genetica, le biotecnologie e  gli studi sulle cellule embrionali; contro questa posizione, gli scienziati respingono le interdizioni morali sulle cellule staminali.

In Usa gli evangelici sono contrari all’insegnamento dell’evoluzione, ritengono che la vita sia un atto unico del creatore, i cattolici hanno adottato in parte l’idea, parlando di disegno intelligente del creatore, che avrebbe fatto evolvere la vita in più atti, perciò hanno conciliato Darwin con i creazionisti; alcuni sostengono che gli alieni hanno svolto questo ruolo al posto di Dio. Gli  integralisti cattolici hanno accusato la scienza di corrompere la civiltà e la considerano il primo nemico della religione; l’ingegneria biogenetica, intervenendo sui caratteri ereditari, metterebbe in discussione l’evoluzione naturale dell’uomo, la chiesa non tiene conta che possa procurare vantaggi alla salute.

L’associazione Luca Coscioni si è mossa contro gli accanimenti terapeutici, a favore della fecondazione assistita, della ricerca su staminali, dell’aborto, del testamento biologico e d’eutanasia; contro il dogma della sacralità della vita, sostiene la libertà umana e l’autodeterminazione, sostiene la libertà della ricerca; afferma il diritto individuale di decidere della fine della propria vita. Secondo l’articolo 32 della costituzione, nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge, però l’ultima postilla è una limitazione di libertà e può imporre vaccini obbligatori.

E’ assurdo mantenere a forza le funzioni biologiche, l’uomo desidera anche una morte dignitosa, mentre la medicina si sforza di mantenere artificialmente in vita pompando aria nei polmoni, con alimentazione, idratazione e svuotamento intestinale artificiali. Però Marcello Pera,  Gaetano Quagliariello, Paola Binetti, Rosy Bindi e Antonio Socci condannarono questa tesi, dicendosi contrari a legalizzare l’eutanasia; il partito della chiesa vuole  imporre le sue credenze e la sua morale a tutti.

Il 9.2.2009 la Corte costituzionale autorizzò la fine dell’alimentazione forzata per Eluana Englaro, in coma irreversibile, e mantenuta in vita artificialmente, Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi, Alfredo Mantovano, Camillo Ruini, Maurizio Gasparri, Pierferdinando Casini, Rocco Bottiglione, Paola Binetti e Giuliano Ferrara parlarono d’omicidio; Roberto Formigoni affermò che Eluana era stata mandata a morte contro la sua volontà, per i clericali, il diritto di morire non poteva spettare alle persone o ai suoi rappresentanti o genitori.

Maurizio Sacconi ed Eugenia Roccella, supini al Vaticano, per bloccare l’esecuzione della sentenza,  proposero un decreto legge, il presidente Giorgio Napoletano si oppose, sostenuto da Marco Pannella, Massimo D’Alema, dal radicale Benedetto Della Vedova, da Emma Bonino e da Gianfranco Fini; per la chiesa, sospendere l’alimentazione forzata significava uccidere, per i laici significava rispettare la volontà dell’individuo, però quando la persona malata come Eluana non è in grado di decidere, i titolati sono i suoi rappresentanti legali o i suoi genitori.

Per la chiesa, l’eliminazione di un disabile, fatta sospendendo l’alimentazione forzata, era un’esecuzione. Sull’onda del caso Eluana Englaro, il 26.3.2009 il senato approvò un disegno di legge sul testamento biologico o dichiarazione anticipata di trattamento, che conteneva il divieto d’eutanasia, di sospendere l’alimentazione forzata e le terapie mediche, peggiorando la legislazione precedente, perché cancellava la volontà del paziente o dei suoi rappresentanti e, praticamente,  rendeva inutile il biotestamento. Ignazio Marino e Stefano Rodotà parlarono d’attentato ai diritti di libertà garantiti dalla  costituzione, il progetto di legge approvato dal senato non era una dichiarazione di volontà, com’è nella logica dei testamenti biologici, ma il suo esatto contrario, mirava  solo a preservare la vita in stato vegetativo permanente.

Nei paesi occidentali le norme sul fine vita sono ispirate al rispetto della volontà individuale, in Italia al rispetto della volontà delle autorità ecclesiastiche; per la chiesa, idratazione e  nutrizione non sono una forma di terapia su cui si possa decidere liberamente, perché sospendendole si decide per la morte, cioè per l’eutanasia, inoltre afferma che, se la dichiarazione anticipata di trattamento fosse vincolante, il medico non sarebbe più libero e dovrebbe rinunciare all’obiezione di coscienza; la chiesa afferma che la vita è sacra ed ha origine divina.

Questa è la posizione di chiesa e di larga parte della classe politica però, secondo i sondaggi,  tre italiani su quattro desiderano un testamento biologico libero e, in caso di coma irreversibile, il diritto ad interrompere cure e nutrizione forzata. Per Ignazio Marino e Massimo D’Alema l’alimentazione forzata é un trattamento medico e pertanto cade sotto la volontà del paziente che ha diritto a sospenderli, secondo l’art. 32 della costituzione.

Per Umberto Veronese la legge approvata dal senato è  antidemocratica e contraria ai tempi, perché il mondo va in direzione opposta, perciò si è pronunciato a difesa dell’eutanasia; ha affermato che, di fronte allo stato vegetativo,  cioè quando il cervello è morto ma gli altri organi continuano a funzionale,  l’accanimento terapeutico  deve  cessare. Oggi però lo stato italiano confessionale sembra ignorare le istanze di una società moderna e secolarizzata, adottando leggi proibizioniste clericali, contrarie al sentimento comune della larga maggioranza della popolazione.

Nel 2005 la CEI si pronunciò per una laicità positiva, contro laicismo o anticlericalismo, per i vescovi, la chiesa doveva avere anche un ruolo pubblico; perciò quando nell’agosto del 2009 una sentenza del TAR del Lazio, in materia d’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, diede attuazione ai principi costituzionali di laicità dello stato e  d’eguaglianza dei cittadini,  monsignor Diego Coletti insorse contro la sentenza definendola illuminista e laicista, ribadendo che l’insegnamento della religione era una componente essenziale della cultura e dell’istruzione italiana.

Nel 2007 Navarro Valls condannò il laicismo e affermò che la politica non poteva essere separata dalla religione, la chiesa pretendeva solo per se la libertà religiosa e d’insegnamento, affermando  che i veri diritti fondamentali erano i diritti naturali che risalivano a Dio.

I vescovi, seguendo l’insegnamento dei gesuiti, condannavano pluralismo e relativismo ed affermavano che la chiesa aveva diritto di dettare le leggi alle istituzioni pubbliche; la rivista dei gesuiti, Civiltà Cattolica, aveva già affermato che la chiesa trascende lo stato e non è separata da esso. La chiesa non vuole uno stato diverso da come lei lo intende, i veri liberali sono considerati da essa dei nemici, chiede ai credenti, anche politici, di difendere e applicare tutti precetti della chiesa; afferma che la pretesa laica di separare la sfera civile da quella religiosa è un retaggio illuministico, perché  lo stato e l’individuo non possono intervenire nelle scelte che riguardano la vita.

Purtroppo oggi la laicità è contestata anche da tanti politici che, a parole, si definiscono laici e liberali, Marcello Pera si dice laico e condanna il laicismo, per Gianni Baget Bozzo, Berlusconi è il più genuino interprete del concetto di laicità di derivazione cattolica; Berlusconi è vicino al Vaticano e vuole la collaborazione tra chiesa e stato, mentre a sinistra esiste anche una componente laicista. La fondazione Magna Carta, neoclericale, critica secolarismo, umanesimo, modernità e demone laico e mette sotto accusa scienza, individualismo, liberalismo e laicismo.

Ferdinando Adornato ha scritto a Camillo Ruini che esiste differenza tra laicità dello stato e laicismo, Livia Turco a detto che non accetta che la laicità serva a ridurre il peso della chiesa, per Giuliano Ferrara  la religione deve essere la nostra bandiera, marcando la differenza tra laicità e laicismo. I gesuiti sono stati i  primi a distinguere tra laicità e laicismo ed hanno affermato che lo stato deve essere contro l’ateismo, deve difendere la religione cattolica e deve essere il braccio secolare della chiesa; Benedetto XVI ha affermato che i diritti vengono da Dio e precedono qualunque legge dello stato, è la stessa tesi dell’Islam.

Il laico  dubita e manca delle certezze e dei dogmi della religione, cioè delle verità ufficiali della fede, è animato dal dubbio e dalla ricerca; per Gaetano Salvemini, la chiesa può condannare al fuoco eterno nell’altra vita, ma non può condannare con leggi in questa vita che fanno divenire i peccati dei reati, per lui il laicismo è la laicizzazione delle istituzioni pubbliche, purgate dall’influenza millenaria della chiesa.

Durante la seconda repubblica sono state varate leggi in contrasto con i sentimenti della maggioranza degli italiani, il parlamento si è genuflesso davanti al Vaticano, Giovanni Paolo II ha abrogato il Concilio Vaticano II e il cardinale Camillo Ruini ha attuato una strategia vincente per la conquista dell’arco politico; la classe politica desidera ricevere legittimazione e sostegno dalla chiesa, Berlusconi chiede sempre l’approvazione ecclesiastica, ha fatto approvare provvedimenti di legge clericali, su temi etici ed economici, si è abbigliato di retorica clericale.

A sinistra si è installata la corrente catto-comunista, guidata da Paola Binettti, tesa a favorire le posizioni del Vaticano nelle leggi italiane; oggi il sistema politico italiano è diventato il quadro ideale per raccogliere le istanze clericali, nonostante non corrispondano al sentimento della maggioranza degli italiani, così n’è avvilita la laicità, l’indipendenza e la sovranità dello stato.

Fonte:

“Contro i clericali” di Massimo Teodori – Longanesi Editore

 

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it   numicco@tin.it

 

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IL CROCIFISSO


Nel 314 Costantino abolì la pena della crocifissione e sua madre Elena favorì il culto della croce; il simbolo della croce era esistito anche prima, però nel medioevo divenne un simbolo macabro tridimensionale, che esponeva il corpo di un condannato alla tortura. Un simbolo inquietante e non di pace, come ha asserito erroneamente il nostro Consiglio di Stato, perché accompagnò al rogo ebrei, streghe ed eretici e precedette gli eserciti cristiani in guerra. Mentre la croce stilizzata è simbolo precristiano e forse rappresenta la vita e i quattro punti cardinali, il crocefisso tridimensionale, con Cristo torturato, è divenuto un simbolo del cattolicesimo romano, inconsueto anche nel mondo ortodosso.

Dopo l’unità d’Italia, il crocefisso fu rimosso dalle scuole, però sotto il fascismo, con il concordato e con la riforma del ministro della pubblica istruzione Gentile, fu ricollocato nelle scuole; con Gentile, l’insegnamento religioso divenne obbligatorio ed il cattolicesimo tornò religione di Stato, anzi, lo studio della religione divenne il fondamento ed il coronamento dell’insegnamento scolastico. Con uno Stato del genere, per forza i crocifissi furono rimessi nelle scuole e negli uffici pubblici; dopo la rivoluzione laica risorgimnentale, il fascismo si era sposato con il cattolicesimo.

Con la caduta del fascismo, la costituzione repubblicana pareva introdurre un quadro normativo diverso, perché garantiva l’eguaglianza, la libertà di pensiero e di religione, con gli articoli 3, 8, 19 e 21; in realtà rimase in vigore il codice Rocco. Con sentenze successive, fu estesa  alle altre confessioni la norma che puniva il vilipendio della sola religione cattolica e poi nel 2006 il reato fu abolito; la norma che puniva la bestemmia  alla religione di Stato, prima fu estesa alle altre religioni e poi fu abrogata. Il vilipendio della religione fu poi abolito in Italia, però l’Islam lo prevede nei suoi paesi ed ebraismo e  cattolicesimo integralisti ne sostengono ancora l’introduzione.

Il nostro Stato soffre di questo strabismo, dice d’essere laico ma ha norme che negano questo assunto e perciò rimane sostanzialmente confessionale, soprattutto perché ha introdotto l’articolo 7 nella costituzione, il quale recepisce il concordato con la chiesa; l’Italia  non è un paese sovrano perché è controllato dal Vaticano. Per la sua sudditanza verso la Chiesa, non riesce ad uscire da queste contraddizioni e non vuole aggiornare norme anticostituzionali, un processo  che lo allineerebbe agli stati laici.

Il 18 novembre 2005 il giudice Luigi Tosti fu condannato dal tribunale dell’Aquila a sette mesi di carcere, con la condizionale, perché si era rifiutato di tenere udienze in aule ove era presente il simbolo religioso del crocefisso; in subordine, aveva chiesto che, a fianco di questo simbolo religioso fossero collocati i simboli d’altre religioni. L’1/2/2006 la sezione disciplinare del Csm lo sospese dalle funzioni e dallo stipendio, come si vede la magistratura, quando non fa politica per un partito, è generalmente subordinata allo stato, però esistono magistrati coraggiosi come Tosti.

Il giudice Tosti si richiamava alla Costituzione repubblicana del 27 dicembre 1947, che stabilisce che tutti i cittadini «sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione» (art. 3). Di questa vicenda, la Rai, cioè Radio Apostolica Italiana, con singolare censura, non ha voluto fornirci notizie adeguate, le varie fasi del processo sono in corso, il giudice Tosti è intenzionato ad andare avanti fino alla corte dei diritti europea; recentemente una finlandese residente in Italia, richiamandosi al principio di laicità dello stato, si è appellata all’Europa per la rimozione dei crocifissi nelle scuole e le è stata data ragione, perciò ne sono nate le proteste dei cattolici e politici integralisti italiani, che considerano il crocifisso anche simbolo dello stato e di una cultura nazionale, in realtà, la repubblica  ha i suoi propri simboli.

L’Europa, che è uno dei dogmi  italiani, sferza sempre i governi italiani ma, come la sinistra italiana, è prudente con  il Vaticano, c’è da scommettere perciò che l’azione di Tosti non avrà successo nemmeno in Europa. In Italia, lo scrittore Luigi Cascioli ha presentato denuncia contro la chiesa cattolica, per abuso di credulità popolare, Cascioli sostiene che Cristo non è un personaggio storico; c’è da scommettere  che non avrà soddisfazione dai giudici “indipendenti” della repubblica confessionale e pontificia italiana.

Una circolare del ministro fascista Rocco, che risale al 1926, e da allora mai abrogata da nessuno dei successivi governi, come Concordato, codice Rocco, legge di polizia e legge sulla stampa, tutte d’era fascista, stabilisce che i crocifissi, che fanno parte anche dell’arredamento scolastico, devono essere visibili anche nelle aule giudiziarie italiane. Dopo la liberazione, a  costituzione democratica vigente, la polizia, obbedendo ad un  disegno della chiesa, perseguitò Testimoni di Geova ed Evangelici.

Nel 1984, il Presidente del Consiglio, Bettino Craxi, rinnovò il concordato con il Vaticano, il cattolicesimo non fu più definito religione di Stato, ma l’insegnamento della religione nelle scuole non fu soppresso, le leggi fasciste suddette e quelle che prevedono la collocazione del crocifisso, non furono abrogate, inoltre le altre religioni, in violazione dell’articolo 3 della costituzione, non furono messe sullo stesso piano di quella cattolica, che rimase religione privilegiata, anche se erano ammesse altre religioni.

Nel 2003 il cardinale francese Tauran affermò singolarmente che l’Italia aveva una separazione tra Chiesa e Stato “coordinata”, mentre in altri paesi dell’Europa del nord esisteva una  vera separazione che  prevedeva che le confessioni religiose dipendevano dal diritto privato e non da quello pubblico (Codice Rocco e Costituzione fanno parte del diritto pubblico, il quale regola i rapporti tra Stato e cittadini).

Il problema del crocifisso è già stato risolto in nord Europa, dove non è esibito nelle scuole e negli edifici pubblici; questo simbolo a volte  urta non credenti ed appartenenti ad altre confessioni, è lesivo della neutralità dello Stato ed è in contrasto con la conclamata laicità dello Stato. Il crocifisso rappresenta l’identità religiosa di persone e di un culto e non dello Stato, il quale ha i suoi propri simboli.

Ciò malgrado, nel 1988 il Consiglio di Stato si era occupato della questione, in quella circostanza affermò di ritenere ancora in vigore le disposizioni sull'esposizione dei crocifissi, contenute nei regi decreti fascisti risalenti agli anni '20; contemporaneamente e contraddittoriamente però, la laicità dello Stato fu riconosciuta dalla Corte Costituzionale, come principio supremo dell'ordinamento italiano (sentenza n. 203 del 1989).

Malgrado Radio Apostolica Italiana (cioè la RAI) non ce lo ricordi, il 16 maggio 1995 in Baviera ci fu una dichiarazione d’incostituzionalità all'esposizione obbligatoria di croci o crocefissi nelle aule delle scuole pubbliche elementari. Questa strada fu seguita anche dalla nostra Corte di Cassazione, con la pronuncia dell’1 marzo 2000, n. 439, che mandò assolto uno scrutatore, rifiutatosi di prestare il suo ufficio nel seggio presso il quale era stato nominato – un'aula scolastica – presso la quale era presente un crocifisso.

La recente vicenda, relativa all'ordinanza di rimozione del crocifisso da un'aula scolastica del comune di Ofena (Tribunale dell'Aquila, 23 ottobre 2003), su ricorso di Adel Smith ed  i ripetuti ricorsi alla magistratura da parte degli appartenenti all’Uaar, hanno reso il quadro giurisdizionale molto confuso; alcuni, come la lega, difendono il crocifisso non per bigottismo, ma per difendere un’identità nazionale contro l’Islam montante. La Costituzione italiana, le convenzioni internazionali ed europee sui diritti umani e gli orientamenti della corte europea sui diritti umani,  paiono orientate in maniera difforme alla pronuncia del Consiglio di Stato italiano del 1988.

Giurisprudenza e politica sono influenzate dalla Chiesa e dal proprio orientamento ideologico; bisogna tener conto che anche la magistratura è ideologizzata e fa politica, perciò le sue sentenze spesso sono il risultato d’opportunità politica più che d’equità o di rispetto verso i principi fondamentali del diritto; per questo motivo, in Italia sono ancora viventi tante leggi ordinarie anticostituzionali, mai abrogate.

La questione dei simboli religiosi riguarda la libertà di coscienza e la neutralità dello Stato e denota uno scontro sotterraneo oggi esistente in Italia, non recepito dai partiti,  tra religioni e civiltà laica, questo scontro si è presentato periodicamente in Spagna, Francia, Italia, Germania ed Austria; lo Stato, se è super partes e per la par condicio, si può trarre fuori da queste contraddizioni solo con la sua neutralità e non certamente schierandosi, con le sue leggi e sentenze, con la Chiesa.

Il Consiglio di Stato, con una sentenza, ha respinto il ricorso di una cittadina finlandese, Soile Lauti, che chiedeva la rimozione del crocifisso dalla scuola media frequentata dai suoi figli, ad Abano Terme (Padova). Secondo il Consiglio di Stato, il crocefisso doveva restare nelle aule scolastiche perché era un simbolo idoneo ad esprimere anche i valori civili di uno stato laico; per il Consiglio di Stato, il crocifisso poteva svolgere una funzione altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni. Evidentemente, i suoi giudici non conoscono la storia della Chiesa e com’è stato usato il crocifisso in guerra e dall’Inquisizione.

Soile Lauti aveva già fatto ricorso al Tar del Veneto che, prima di darle torto, aveva sollevato una questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale. I giudici della Consulta, nel dicembre del 2004, avevano dichiarato inammissibile la questione (e quindi non erano entrati nel merito), perché l'affissione del crocifisso nelle scuole non era prevista da una legge, bensì da due regolamenti del 1924 e del 1927 sugli arredi scolastici, sui quali il giudice costituzionale non poteva sindacare. Questa pareva una pronuncia rispettosa del punto di vista della chiesa, più politica e cavillosa che giuridica e costituzionale, la corte costituzionale ha emesso sentenze discutibili altre volte, dichiarando costituzionali anche norme incostituzionali e del resto, anche i costituzionalisti hanno inserito nella costituzione l’articolo 7, che è anticostituzionale.

Adel Smith nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1960, da padre italiano e madre egiziana, ricevette il battesimo cristiano e poi si convertì all’Islam; ha scritto una serie di libri contro il cristianesimo ed ha fondato l’associazione, “l'Unione Musulmani d'Italia”. Nel maggio del 2002 fondò anche un partito musulmano e definì la Chiesa Cattolica una  “associazione a delinquere”, provocando un’indagine del procuratore Papalia a suo carico, per offesa alla religione. Nel gennaio del 2001 invitò il papa ad abbandonare la sua religione idolatrico-politeistica ed a farsi musulmano; nel maggio dello stesso anno attaccò il pittore Giovanni da Modena, reo di aver rappresentato, in un suo affresco del 1415, presso la Chiesa di S. Petronio a Bologna, raffigurante il Giudizio Universale, il profeta Maometto all’inferno.

Le religioni monoteiste sono pretenziose e mirano al monopolio religioso ed al rispetto della loro fede, perciò nacque il reato di vilipendio; da ricordare che in Danimarca l’Islam è insorto contro una raffigurazione satirica di Maometto con una bomba in testa. Nella lettera inviata all’Arcivescovo di Bologna, Smith chiese che l’offesa del dipinto di Bologna fosse cancellata e che si chiedesse ufficialmente scusa, da parte della Chiesa, a tutti i musulmani; chiese anche di passare la calce sull’affresco, ma nemmeno questa richiesta fu raccolta.

Il 7 novembre 2001 Adel Smith fu invitato da Bruno Vespa alla trasmissione Porta a Porta, dove definì il crocefisso presente nei luoghi pubblici: “Un cadavere in miniatura appeso a due legnetti". Da presidente dell’Unione musulmani d’Italia, Adel Smith, portò scompiglio anche nella cittadina abruzzese di Ofena, dove si era trasferito con la famiglia nel settembre dello stesso anno; dopo pochi giorni dal suo arrivo, chiese la rimozione del crocefisso dall’aula della scuola materna frequentata da uno dei suoi due figli.

Nel febbraio del 2002 il sindaco Anna Rita Coletti si limitò a far spostare il crocifisso nel corridoio della scuola, però Smith non si contentò e diffidò i Ministeri della Pubblica Istruzione, della Giustizia e dell'Interno affinché fosse rimosso il crocifisso anche dalla scuola in cui era iscritto un altro suo figlio, oppure che questo fosse affiancato da un simbolo islamico. Smith decise di portare lui stesso in aula un quadro con il nome di Allah e con la Sura 112 del Corano, che recita: "Allah è unico, è l'assoluto, non ha generato, non è stato generato e nessuno è uguale a Lui" (è una polemica con la trinità e con la figura di Cristo).

Alla rimozione del quadro da parte delle maestre, Smith rispose, qualche giorno dopo, mandando a scuola i figli con la medesima Sura cucita sul grembiule;  poi si giunse alla sentenza del tribunale dell’Aquila che, accogliendo il ricorso presentato dallo steso Smith, impose la rimozione del crocefisso dalle aule della scuola di Ofena; integralisti cattolici e lega nord insorsero.

Notate il comportamento discriminante del tribunale verso il giudice Tosti da parte dei suoi colleghi, al quale, forse perché giudice, non fu data la stessa soddisfazione; quando si parla di magistratura bisogna usare solo l’articolo indeterminativo, mentre Di Pietro usa solo quello determinativo, come se i giudici fossero tutti uguali.

Queste contraddizioni stanno esplodendo a causa del multiculturalismo dei residenti in Italia e della pratica confessionalità dello Stato italiano; la ragione, il senso del diritto e il buon senso suggeriscono che l’apparato dello Stato non può essere cattolico, se gli italiani sono di diverse religioni o sono senza religione;  vista la situazione, ci sono però illusi che affermano che l’Italia è uno stato sovrano, laico e di diritto.

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it   numicco@tin.it

 

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LA LEGGE SACRA

 La Lex romana era sacra perché il legislatore era l’imperatore che aveva natura divina, la legge è stata ritenuta sacra dagli ebrei e chiamata Torah, perché suoi depositari erano i sommi sacerdoti, mediatori tra Dio e gli uomini, ed era detenuta nel Tempio di Gerusalemme, è ritenuta sacra dall’islam ed è chiamata Sharia, include Corano e tradizione; per l’Islam, l’originale del Corano è in cielo, è il dogma di questa religione, di per se, diversamente dal cattolicesimo, povera di dogmi  ma ricca di certezze che sono quasi la stessa cosa.

I popoli sono governati dalla forza di costrizione dello stato e dalle sue leggi che sono generate ininterrottamente, sono convenzionali, arbitrarie e cambiate spesso, sempre con il fine di non fare un favore al popolo, mentre il popolo accetta spontaneamente, invece che subirle, solo poche leggi naturali e consuetudinarie; la forza dello stato è stata necessaria  per imporre queste leggi, perché le leggi positive, in barba all’articolo 3 della costituzione, non sono sentite e sono spesso discriminatorie o di favore.

Il papa, rappresentante di Cristo e di Dio in terra, grazie a dogmi,  decreti e risoluzioni dei concili approvati dal papa, dava sacralità alle leggi ed ai regolamenti della chiesa; l’imprimatur del papa serviva a dare efficacia non solo ai libri, ma anche ai concili, perché alcuni concili si fecero contro il papa, diretti da vescovi ribelli spalleggiati da principi. Il papa, reso forte dai libri sacri o legge sacra, poteva spingere soprattutto con la forza l’evangelizzazione o conversione, come ha fatto l’Islam,  lo scopo era combattere libero pensiero religioso e pluralismo religioso, i sudditi dovevano essere convertiti volenti o nolenti, perché cosi voleva Dio; la Jihad islamica ha avuto le stesse caratteristiche.

Il potere civile è stato generalmente alleato con la religione, però, per ragione di primato, è stato anche in conflitto con la essa, generalmente l’ha protetta perché sedotto dalla sua capacità di suggestione e dalla sua capacità di ammorbidire le resistenze del popolo; perciò si è alleato con la religione e, nel medioevo e nell’Islam, è arrivato a certificare che la legge era sacra; grazie a questa strategia, poteva usare la forza per combattere i nemici esterni al paese, invece che contro i renitenti fiscali del suo popolo.

Scopo dello stato, infatti, è, in tempo di guerra, rubare ai nemici terra e tributi e, in tempo di pace, espropriare terra ed imporre tributi ai suoi sudditi, lo stato non ha mai veramente riconosciuto che la proprietà della terra e la proprietà in generale è un diritto assoluto ed inviolabile nemmeno ai suoi sudditi; generalmente i sudditi espropriati erano membri soccombenti di clan e partiti rivali di quello al potere.

L’Italia, malgrado la revisione del concordato del 1984, è ancora uno stato confessionale, è stata capace di inserire il concordato con la chiesa nella costituzione, rendendola contraddittoria, ed ha posto la chiesa cattolica in posizione privilegiata, ha fatto diventare dei peccati reati ma, tuttavia, non ha avuto il coraggio di definire sacra la sua legge.

Anche se lo stato pretende di imporre che esistono solo le cose che lui riconosce, forse per controllarle, da un punto di vista naturale, non sono le omologazioni ed i riconoscimenti che garantiscono l’esistenza; infatti, le persone, le imprese e gli stati non esistono solo perché hanno riconoscimenti o perché sono registrati;  praticamente però, è risaputo che noi abbiamo divieti e non abbiamo libertà o diritti, al di fuori di quelli riconosciuti dallo stato, i diritti naturali sono stati abrogati; tuttavia, per ampliare il nostro spazio di libertà, possiamo riceve dallo stato favori, licenze, concessioni e autorizzazioni.

Quando si sollecitano allo stato riconoscimenti, prebende o titoli, si rafforza lo stato e gli si conferisce potere su di noi; tuttavia, razionalmente,  lo stato non può sancire quando siamo svegli e quando dormiamo, quando nasciamo, conviviamo, moriamo, copuliamo o esistiamo, perché questi eventi sono veri di per se e non per riconoscimento statale. Con l’aiuto della religione, lo stato vuole governare la nostra  vita, ci vuole in balia dello stato, ci vuole obbedienti, non pensanti e lobotomizzati, non vuole lo sviluppo dell’individuo e del suo senso critico, non lo vuole indipendente e libero. Oggi i partiti statalisti di sinistra sono i maggiori paladini dello stato, anche in ciò hanno tradito Carlo Marx.

Quando le coppie omosessuali chiedono una forma di riconoscimento statale e una registrazione comunale, vogliono essere omologate, desiderano uscire dalla clandestinità, però così fanno un favore allo stato, che viene ancora una volta esaltato, perché con i riconoscimenti, con medaglie e decorazioni, è esaltato; inoltre, per gli omosessuali, già esistono strumenti giuridici che consentono la coabitazione e la tutela d’interessi patrimoniali comuni.

Nunzio Miccoli   www.viruslibertartio.it    numicco@tin.it

 

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COME E’ NATO IL MITO DI CRISTO

 Non esistono religioni tipicamente originali e tutte hanno preso le mosse da altre religioni e da altri miti; gli ebrei presero da egiziani, babilonese e persiani, gli arabi dagli ebrei, i cristiani da ebrei e da pagani. Quando, a causa di processi politici, cambia la religione, il popolo non sa rinunciare a concetti ai quali ha sempre creduto e perciò le nuove autorità religiose non fanno altro che metabolizzare quelle idee, certificandole e omologandole con dei concili, anche per dirimere controversie ideologiche e conflitti di potere, è così che sono nati i dogmi.

La storia soprannaturale di Cristo è stata presa da quella di Horus, Mitra, Crishna e Budda, i loro riti sono stati adottati dai cristiani; invece la storia umana di Cristo fu mutuata dalla figura di Giovanni di Gamala, gli apostoli erano i suoi fratelli, figli di Giuda di Gamala, era una famiglia di rivoluzionari antiromani. La prima comunità cristiana palestinese era in realtà costituita da monaci ebrei  esseni, che in realtà non erano cristiani, il cristianesimo cattolico arrivò in